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Claudia87

Una scintilla di vita

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Il primo ricordo che ho della mia vita, appartiene ad un Natale di molti anni fa.

Era una mattina luminosa, per quanto lo consentiva il tiepido sole invernale, e dalle finestre lievemente appannate potevo scorgere lo scintillio della neve fresca.

Dalla grossa stufa economica si levava un delizioso profumino di arrosto, accompagnato dallo scoppiettio allegro dei ceppi di abete secco.

Il mio fratellino era totalmente assorbito dai suoi nuovi giocattoli, dei soldatini di piombo dipinti a mano, mentre mio padre si godeva la scena dalla sua vecchia poltrona.

Mia madre, infagottata nel suo grembiule da cuoca, correva su e giù per la cucina, brandendo mestoli e padelle, quasi stesse partendo per una crociata culinaria.

Tutto in quella casa trasmetteva calore: dai decori natalizi color oro, ai cuscini con le renne ricamati a mano. Tutto profumava di festa.

Adoravo l'odore di abete appena tagliato, avvicinavo sempre il mio nasino ai rami vicini, cercando di assorbirlo con tutta me stessa.

 

Quello non fu l'unico bel Natale che passammo io e la mia famiglia, ce ne furono molti altri. Il tempo passava inesorabile, ma ancora tutto si ripeteva nella tradizione, ed io vivevo tranquilla, senza che i piccoli cambiamenti che gli anni portavano con se mi preoccupassero. Mio fratello maggiore compiuti 19 anni, decise di trasferirsi in un altra città per frequentare l'università, anche se tornava a casa il fine settimana ed era presente a tutte le feste.

Anche quando si innamorò di Sara e gli chiese di sposarlo, nonostante avesse creato una nuova famiglia, veniva spesso a casa, ed ogni Natale ci ritrovavamo insieme.

 

Poi un giorno, come la vita è solita fare, tutto cambiò.

Lo sentivo nel vento freddo e furioso che sbatteva contro le finestre, un funesto presentimento, nero come il nulla.

Mia madre ci lasciò pochi giorni prima del 25 Dicembre.

Non ci sarebbero stati pranzi festosi quell'anno, nessuna battaglia contro il soffritto. Non avremmo più udito la sua voce allegra gridare “Tutti a tavola!”, nessun fuoco sarebbe stato acceso nel camino. Mio padre, quel Natale, rimase seduto sulla sua poltrona fissando il vuoto, avvolto in una coperta che la mamma aveva cucito per lui.

Dopo poco tempo, il suo vecchio corpo non riuscì più a contenere la tristezza, e se ne volò via, insieme alla neve invernale.

 

Io, che sono solo una fragile sfera di vetro, quest'anno il Natale lo passerò chiusa nel mio scatolone in soffitta. Non sarò appesa al mio amato abete profumato, non vedrò la mia famiglia serena riunita insieme. Sono sola, con la mia anima e i miei ricordi.

Crudele, non credete? Sono stata creata in una bottega di Murano, e altro non ero, che una semplice pallina dipinta a mano. Sono diventata parte della tradizione della mia famiglia, che mi scelse durante un viaggio a Venezia. Sono stata spettatrice silenziosa di momenti condivisi molto preziosi, e per quello, una scintilla di vita mi ha donato un'anima.

Prima non potevo provare nulla, ero un oggetto, niente più che un decoro in balia dei gatti di casa. Adesso invece posso gioire, ridere e purtroppo, anche soffrire.

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@Claudia87  mi piace questa tua capacità nella prosa di mantenere uno sguardo aperto e poetico; passando alla prosa si rischia di perderlo o di inibirlo. Noto che nei tuoi scritti permane un gusto per il meraviglioso e lo stupore.

Questo frammento (che a me sembra autoconclusivo, è la parte di qualcos'altro?) inizia con un ritratto famigliare che si presenta come un diario di ricordi reso in maniera così candida da sembrare autobiografico.

Il finale scompone il significato che suggerisci nella prima parte, svelando la natura del soggetto. Lo stacco è forte, ma l'effetto stupisce, quindi direi che funziona. Mi chiedo se sarebbe stato utile disseminare qualche dettaglio nella prima parte che, una volta svelato chi è la protagonista, avrebbe acquisito senso. Questo legherebbe di più i due momenti rendendo la comprensione del testo nel lettore, più elaborata.

Sei riuscita a caricare di umanità un oggetto inanimato. Delizioso.

Alla prossima.

 

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@Claudia87 ormai ti sei lanciata nella prosa e non ti fermi più :D 

 

Quando leggo un tuo scritto il primo pensiero è "ma come fa?" ed è riferito alla continua originalità di ciò che scrivi. 

Questo frammento vivie di tre momenti distinti. Una prima parte, in cui si respira la gioia dei momenti trascorsi in famiglia. Nella seconda invece il lettore viene catapultato nella tristezza della tragedia familiare. 

L'ultima parte infine è quella che lascia a bocca aperta, e chi se l'aspettava che a parlare fosse una sfera di vetro? Ci si sente completamente spiazzati nel ritrovarsi dentro uno scatolone a prendere polvere in soffitta.

Il tutto scritto in maniera molto scorrevole e senza particolari errori se non piccolissime imperfezioni.

Complimenti davvero...e alla prossima sorpresa :) 

 

 

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@Anglares Grazie mille dei complimenti, e noto con piacere che si denota l'impronta che deriva dalla poesia :) E' un frammento, pare auto conclusivo, ma è l'inizio della storia della pallina di natale. Ovviamente non rimane tutta la vita in soffitta ;) Grazie ancora!! a rileggerci

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@wivern Grazie mille!! Sono contenta ti sia piaciuto!! Se hai voglia o tempo aiutami a vedere le imperfezioni tecniche da curare, come sai sono in fase di addestramento!

Forse ha ragione Anglares a dire che dovevo disseminare qualche indicazione qua e la per mettere almeno il dubbio. Così è proprio a sorpresa totale. 

Per quanto riguarda la fantasia, quella ne ho in abbondanza, non manca mai. 

@Anglares  Un pochino autobiografica lo è, alla fine si parla di quello che conosciamo. Io ho davvero delle palline di Natale che sono state tramandate da nonni a nipoti, per cui hanno molti anni, quasi 60. Quando le tiro fuori ogni anno, è come se tornassero in vita anche loro e sono convinta che abbiano a modo loro un'anima, semplicemente per tutte le emozioni che hanno condiviso con noi negli anni. 

Sono un inguaribile sognatrice lo so. :)

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@Claudia87 Anche mia madre colleziona palle da neve, ne abbiamo la casa piena xD .

Concordo con Anglares sul fatto che avresti potuto disseminare qualche indizio qua e la. Lo stacco finale è un po' troppo repentino e l'effetto che mi ha fatto l'ultima parte, per quanto emozionante, è stato quello di un cosiddetto "spiegone". Se sceglierai di rimettere mano sul testo (ma magari non è tua intenzione) per renderlo un racconto più che un frammento (cosa che meriterebbe di essere fatta visto che l'idea è ottima e la scrittura è molto evocativa) mi concentrerei su questo, cercando di arrivare al finale in maniera più graduale, accompagnando per mano il lettore fino al colpo di scena finale.

A parte questo (che resta comunque un mero consiglio), il frammento mi è piaciuto: originale, delicato e scritto molto bene. 

 

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@giuf @Andrea28 Grazie ad entrambi.

Andrea si potrei distenderlo e disseminare qualche indizio in più e renderlo un racconto breve. :) Visto che sarà inserito in una rivista letteraria con cui collaboro e mi hanno chiesto o due frammenti da 3500 o un testo lungo da 7, 8000 caratteri , posso allungarlo. E' per il numero di Natale :) Grazie ancora!

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Buongiorno @Claudia87 !

 

Ho letto il tuo frammento e devo dire che, alla fine, mi ha quasi commosso.

 

Ciò che ho apprezzato di più è stato scoprire che quell' "io narratore" fosse una sfera natalizia, anziché una figlia... o, meglio: prima mi son immediatamente chiesto «perché un decoro natalizio ha definito quelle persone "suo padre" e "sua madre"?», però subito dopo ho realizzato che la scintilla di vita l'ha ricevuta da loro, non dal vetraio di Murano che l'ha creata. Meraviglioso!

 

Senza contare che hai perfettamente reso l'ambientazione: nel leggerlo, riuscivo ad immaginarmi perfettamente la scena: brava! :)

 

Quindi rinnovo i complimenti vivissimi per trama e personaggi, in quanto a grammatica e sintassi devo solo fare un paio di pulci (nulla di grave, son due semplici refusi):

Cita

(...) senza che i piccoli cambiamenti che gli anni portavano con mi preoccupassero. Mio fratello maggiore, compiuti 19 anni, decise di trasferirsi in un altra città per frequentare l'università,

(ossia: il "se" va accentato, e serve una virgola dopo "maggiore" per l'inciso)

 

Sui contenuti: nulla da eccepire! Anche in questo caso, a fare proprio i pidocchiosi, segnalo che questo passaggio non è stato reso al massimo della perfezione (pur rimanendo intuibile e molto bello):

Cita

Anche quando si innamorò di Sara e gli chiese di sposarlo, nonostante avesse creato una nuova famiglia, veniva spesso a casa, (...)

(ossia: "le chiese di sposarlo", perché è il fratello che lo chiede a Sara, inoltre dalla richiesta di matrimonio all' "avesse creato una nuova famiglia" c'è un "buco temporale"...

 

Insomma, per finire... continua così, non vedo l'ora di leggere altre tue opere! 

 

 

 

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@ettore70 Grazie Ettore, hai proprio ragione, i pezzetti da te segnalati, in fase di revisione postuma, li ho sistemati, specialmente il pezzo del salto temporale, ho cercato di limarlo e renderlo più consecutivo.

Mi fa molto piacere che ti abbia emozionato.

Esatto il succo del racconto è che la vita l'ha assorbita dalla famiglia, non da chi l'ha creata.  

Una sorta di fotografia inversa.

Molte volte mi fermavo da piccola ad immaginare dialoghi tra le mie palline di Natale, che sono in casa nostra da 3 generazioni. Scrostate, alcune con qualche crepa, ma sicuramente molto più vive di quelle nuove. La mia personale, è una violinista di vetro, con un lungo vestito dipinto di rosa e capelli bianchi  di cotone filato. Fu comprata quando nacqui.

A presto! :)

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Il primo ricordo che ho della mia vita, appartiene ad un Natale di molti anni fa.

- Toglierei quella - d - 

 

Dalla grossa stufa economica si levava un delizioso profumino di arrosto, accompagnato dallo scoppiettio allegro dei ceppi di abete secco.

- Il termine - economica - mi toglie poesia. Delizioso profumino mi suona troppo dolce, sceglierei tra - delizioso profumo -  o solo - profumino - 

 

Il mio fratellino era totalmente assorbito dai suoi nuovi giocattoli, dei soldatini di piombo dipinti a mano, mentre mio padre si godeva la scena dalla sua vecchia poltrona.

Mia madre, infagottata nel suo grembiule da cuoca, correva su e giù per la cucina, brandendo mestoli e padelle, quasi stesse partendo per una crociata culinaria.

- Perché non c'è il fratello maggiore in questa descrizione?

 

Tutto in quella casa trasmetteva calore: dai decori natalizi color oro, ai cuscini con le renne ricamati a mano. Tutto profumava di festa.

- Per quanto lontani, i - Tutto - suonano come una ripetizione.

 

Quello non fu l'unico bel Natale che passammo io e la mia famiglia, ce ne furono molti altri. Il tempo passava inesorabile...

- Ripetizione del verbo anche se in due periodi diversi.

 

... ma ancora tutto si ripeteva nella tradizione, ed io vivevo tranquilla...

- Questo - tutto - è molto generico, potrebbe essere eliminato sostituendolo con qualcos'altro. 

 

 

senza che i piccoli cambiamenti che gli anni portavano con se mi preoccupassero.

- Attenta ai due - che - e il se va accentato.

 

Mio fratello maggiore compiuti 19 anni, decise di trasferirsi in un altra città per frequentare l'università... 

- attenzione alla rima involontaria

 

... anche se tornava a casa il fine settimana ed era presente a tutte le feste. Anche quando si innamorò di Sara...

- Ripetizione.

 

... ed ogni Natale ci ritrovavamo insieme.

 

Poi un giorno, come la vita è solita fare, tutto cambiò.

- Non sa di poesia.

 

 

Lo Nel vento freddo e furioso che sbatteva contro le finestre sentivo, nero come il nulla, un funesto presentimento, .

- Mi sono permesso di invertire e cancellare quel - Lo - .

 

Dopo poco tempo, il suo vecchio corpo non riuscì più a contenere la tristezza, e se ne volò via, insieme alla neve invernale.

- La neve invernale non vola, si scioglie; a volare in cielo, invece, è il papà.

 

Io, che sono solo una fragile sfera di vetro, quest'anno il Natale lo passerò chiusa nel mio scatolone in soffitta. Non sarò appesa al mio amato abete profumato, non vedrò la mia famiglia serena riunita insieme

- Se la mia famiglia è riunita già sta insieme. 

 

Sono stata spettatrice silenziosa di momenti condivisi molto preziosi, e per quello, una scintilla di vita mi ha donato un'anima.

- Eliminerei.

 

Prima non potevo provare nulla, ero un oggetto, niente più che un decoro in balia dei gatti di casa. Adesso invece posso gioire, ridere e purtroppo, anche soffrire.

- in balia dei gatti... perchè i gatti non dovrebbero aggiungere altra poesia in questa casa?

 

Claudia, ciao, intanto brava e non pensare che lo schema, freddo, provenga da un maestro. E' solo il mio modo di ordinare quello che ho da dire.

Il racconto lo metterei nel genere della fiaba contemporanea e per me funziona molto. Se dovessi pensare solo a un racconto troverei troppo dolce tutto. 

Il colpo di scena finale è efficace, ma credo che se svelassi già dall'inizio il tutto, il racconto non perderebbe forza e questo è un gran merito.

Metterei in bocca anche una frase al papà, come hai fatto con la mamma. 

Poi, racconterei meglio la morte del papà; mi sembra frettolosa, raccontata con poco.

 

Spero di esserti stato di aiuto e dove credi che non bisogna mettere mano, come io ti ho indicato, non farlo. Devi credere in quello che scrivi, magari rifletti solamente.

Scrivi ancora, ti aspetto.

 

 

 

 

 

Alle 5/12/2017 at 15:43, Claudia87 ha detto:

 

 

 

 

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Ho trovato questo mini racconto molto originale, ma purtroppo mi accodo al ragazzo che citava : lo spiegone finale. 

Sono convinta che rimettendoci mano tu possa migliorarlo ulteriormente, magari anche allungandolo un po'. 

 

Sono comunque rimasta piacevolmente colpita dall'effetto sorpresa, grazie per aver condiviso! 

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Alle 18/12/2017 at 15:50, GiuliaShumaniTutanka ha detto:

Ho trovato questo mini racconto molto originale, ma purtroppo mi accodo al ragazzo che citava : lo spiegone finale. 

Sono convinta che rimettendoci mano tu possa migliorarlo ulteriormente, magari anche allungandolo un po'. 

 

Sono comunque rimasta piacevolmente colpita dall'effetto sorpresa, grazie per aver condiviso! 

Grazie mille, sì questo spiegone finale ha diviso i pareri, a me personalmente non dispiaxe, ma concordo sul diminuirlo e sul mettere qualche indizio nel corpo del racconto per renderlo meno spiegato. Grazie dei complimenti :)

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Alle 17/12/2017 at 09:09, sergio mari ha detto:

Il primo ricordo che ho della mia vita, appartiene ad un Natale di molti anni fa.

- Toglierei quella - d - 

 

Dalla grossa stufa economica si levava un delizioso profumino di arrosto, accompagnato dallo scoppiettio allegro dei ceppi di abete secco.

- Il termine - economica - mi toglie poesia. Delizioso profumino mi suona troppo dolce, sceglierei tra - delizioso profumo -  o solo - profumino - 

 

Il mio fratellino era totalmente assorbito dai suoi nuovi giocattoli, dei soldatini di piombo dipinti a mano, mentre mio padre si godeva la scena dalla sua vecchia poltrona.

Mia madre, infagottata nel suo grembiule da cuoca, correva su e giù per la cucina, brandendo mestoli e padelle, quasi stesse partendo per una crociata culinaria.

- Perché non c'è il fratello maggiore in questa descrizione?

 

Tutto in quella casa trasmetteva calore: dai decori natalizi color oro, ai cuscini con le renne ricamati a mano. Tutto profumava di festa.

- Per quanto lontani, i - Tutto - suonano come una ripetizione.

 

Quello non fu l'unico bel Natale che passammo io e la mia famiglia, ce ne furono molti altri. Il tempo passava inesorabile...

- Ripetizione del verbo anche se in due periodi diversi.

 

... ma ancora tutto si ripeteva nella tradizione, ed io vivevo tranquilla...

- Questo - tutto - è molto generico, potrebbe essere eliminato sostituendolo con qualcos'altro. 

 

 

senza che i piccoli cambiamenti che gli anni portavano con se mi preoccupassero.

- Attenta ai due - che - e il se va accentato.

 

Mio fratello maggiore compiuti 19 anni, decise di trasferirsi in un altra città per frequentare l'università... 

- attenzione alla rima involontaria

 

... anche se tornava a casa il fine settimana ed era presente a tutte le feste. Anche quando si innamorò di Sara...

- Ripetizione.

 

... ed ogni Natale ci ritrovavamo insieme.

 

Poi un giorno, come la vita è solita fare, tutto cambiò.

- Non sa di poesia.

 

 

Lo Nel vento freddo e furioso che sbatteva contro le finestre sentivo, nero come il nulla, un funesto presentimento, .

- Mi sono permesso di invertire e cancellare quel - Lo - .

 

Dopo poco tempo, il suo vecchio corpo non riuscì più a contenere la tristezza, e se ne volò via, insieme alla neve invernale.

- La neve invernale non vola, si scioglie; a volare in cielo, invece, è il papà.

 

Io, che sono solo una fragile sfera di vetro, quest'anno il Natale lo passerò chiusa nel mio scatolone in soffitta. Non sarò appesa al mio amato abete profumato, non vedrò la mia famiglia serena riunita insieme

- Se la mia famiglia è riunita già sta insieme. 

 

Sono stata spettatrice silenziosa di momenti condivisi molto preziosi, e per quello, una scintilla di vita mi ha donato un'anima.

- Eliminerei.

 

Prima non potevo provare nulla, ero un oggetto, niente più che un decoro in balia dei gatti di casa. Adesso invece posso gioire, ridere e purtroppo, anche soffrire.

- in balia dei gatti... perchè i gatti non dovrebbero aggiungere altra poesia in questa casa?

 

Claudia, ciao, intanto brava e non pensare che lo schema, freddo, provenga da un maestro. E' solo il mio modo di ordinare quello che ho da dire.

Il racconto lo metterei nel genere della fiaba contemporanea e per me funziona molto. Se dovessi pensare solo a un racconto troverei troppo dolce tutto. 

Il colpo di scena finale è efficace, ma credo che se svelassi già dall'inizio il tutto, il racconto non perderebbe forza e questo è un gran merito.

Metterei in bocca anche una frase al papà, come hai fatto con la mamma. 

Poi, racconterei meglio la morte del papà; mi sembra frettolosa, raccontata con poco.

 

Spero di esserti stato di aiuto e dove credi che non bisogna mettere mano, come io ti ho indicato, non farlo. Devi credere in quello che scrivi, magari rifletti solamente.

Scrivi ancora, ti aspetto.

 

 

 

 

 

 

 

 

Sergio grazie dei suggerimenti, qualcuno lo addotteró sicuramente. Hai ragione sul fatto che rifletto poco, verissimo, dovrei far decantare meglio un racconto e poi limarlo e limarlo. A rileggerci

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Buondì :)@Claudia87 sono in ritardo per commentare questo frammento?

 

Alle 4/10/2017 at 19:43, Claudia87 ha detto:

mentre mio padre si godeva la scena dalla sua vecchia poltrona.

Che vuol dire? la scena del fratellino?

 

Alle 4/10/2017 at 19:43, Claudia87 ha detto:

cercando di assorbirlo con tutta me stessa.

Non mi piace il termine "assorbirlo"

 

Alle 4/10/2017 at 19:43, Claudia87 ha detto:

senza che i piccoli cambiamenti che gli anni portavano con se mi preoccupassero.

Ripeti che. Ti consiglierei:

senza che i piccoli cambiamenti, portavano gli anni con se mi preoccupassero.

 

Alle 4/10/2017 at 19:43, Claudia87 ha detto:

un funesto presentimento, nero come il nulla

Bellissimo.

 

Conclusione: Claudia che dirti? Complimenti. Scrivi benisssimo e trasmetti tanto. Questo frammento mi è piaciuto moltissimo, La prima parte è dolcissima, rilassante e colma di calore invece l'ultima parte è nostalgica, tanto da farmi piangere.

 

Buona giornata:sss:

Floriana

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Ciao, mi piace l'idea di base e tutto è scritto bene. "Bello" il finale, con la pallina in soffitta. (nel senso di tristemente bello).

 

Personalmente credo che sarebbe più efficace se evitassi di scrivere "Mia madre", "mio padre", "mio Fratello", sono termini un po' forti, per una pallina. Ok affezionarsi alla famiglia che ti mette sull'albero, ma così mi pare un po' troppo. Quando arriva la rivelazione, la trovo un po' indigesta per via di quei termini che hai usato per descrivere i familiari. Personalmente chiamerei i personaggi: "Mamma Anna" (nome a caso), "Papà Piero" (altro nome a caso), e chiamerei anche il fratello per nome. Così ci sarebbe più ambiguità: a prima vista, è la figlia della famiglia che parla, ma quando si capisce che trattasi di pallina, la cosa avrebbe comunque senso.

 

Per il resto, secondo me ti sei soffermata un po' troppo sui luoghi comuni: la descrizione del Natale che fai nella prima parte mi pare la più classica e generica possibile. Ci vorrebbe qualcosa che rendesse il tutto più personale. Qualche caratteristica peculiare della famiglia aiuterebbe moltissimo a sentirla più vera, più viva, e non una semplice rappresentazione del "Natale ideale". Da pubblicità, per intenderci.

 

Il padre non lo avrei ammazzato. Avrei scritto che padre e figlio hanno tentato di continuare le tradizioni, ma senza la mamma a fare da collante la cosa non funzionava. Avrei descritto uno o due  Natali svogliati fatti dai due, li avrei fatti metter su le palline e mangiare assieme, ma senza molto da dirsi. E poi avrei detto che il figlio ha semplicemente deciso di passare il Natale da qualche altra parte, con qualcun altro, e il papà, solo, ha evitato di preparare l'albero o di festeggiare.

 

Secondo me sarebbe stato ancora più triste.

 

(comunque tutto scritto bene, eh! :) )

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@gmela Sì mela, hai perfettamente ragione :) Ti dico così, perchè quando ho scritto questo racconto non avevo ancora iniziato la mia formazione. Adesso che sto seguendo un corso di scrittura, rileggendo mi rendo conto che tutto quello che dici è corretto. I personaggi mancano di caratterizzazione personale, e il tuo finale è decisamente migliore. Grazie per le tue annotazioni, spero in futuro di continuare a migliorarmi. A rileggerci :)

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Il primo frammento che leggo e mi ritrovo bambina ad ammirare l'albero di natale che faceva mia madre, nel calore familiare e nei profumi della tradizione che riempivano narici e cuori. Grazie @Claudia87 per questo tuffo nel passato e complimenti.

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Leggendo, in un primo momento ero convinta che fosse una persona colei che narrava, per poi scoprire che era un oggetto, una pallina di vetro. Bella, mi è piaciuto pareva viva.

hai dato una vita, una realtà ad un oggetto ...

 

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