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Walter D.

Utilità delle agenzie letterarie

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1 minuto fa, Marco ML ha detto:

@NayaN Se io gli stessi libri li pubblico FREE mandandoli direttamente agli editori dopo il rifiuto delle agenzie, mi sembra logico che qualcosa non quadri. Non so più in che lingua scriverlo.

Quadra tutto, secondo me, e non c'è nessun controsenso. I criteri di selezione delle piccole CE sono molto diversi (e dalle maglie molto più larghe) rispetto a quelli della grande editoria, a cui si rivolgono le agenzie letterarie, almeno quelle più famose. 

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2 ore fa, Mathiel ha detto:

Buongiorno a tutti, personalmente non ho dubbi circa la serietà e l'utilità del lavoro delle agenzie letterarie (o almeno, di alcune). Il problema è che non ne ho trovata finora quasi nessuna disposta a prendere semplicemente in considerazione del materiale in versi.

 

Il fatto è che le agenzie non saprebbero proprio a chi proporre tale materiale, visto che le case editrici disposte a pubblicare poesia si contano sulle dita di una mano monca.

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25 minuti fa, Marco ML ha detto:

@NayaN Se io gli stessi libri li pubblico FREE mandandoli direttamente agli editori dopo il rifiuto delle agenzie, mi sembra logico che qualcosa non quadri. Non so più in che lingua scriverlo.

Dipende di quale Editore parliamo. Alcuni Editori Free non fanno  alcun tipo di selezione, o ne fanno una scialba. Il tuo ragionamento non sta molto in piedi.

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@Niko  davvero alcuni editori free non fanno o quasi selezione? Non sarebbe una mossa kamikaze? 

Mi demoralizza pensare che potrei aver scritto una schifezza,e ciononostante esser pubblicata.

Sarebbe far torto a chi ancora spende soldi per comprare libri!

E come possiamo valutare realisticamente ciò che scriviamo, se c'è chi è disposto a buttare robaccia sul mercato anche tra gli editori non a pagamento? 

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Mi rifiuto di credere che gli editori free, per quanto piccoli, non facciano una selezione minima, perché vorrebbe dire che molti di noi qui, se non tutti, hanno pubblicato roba potenzialmente scadente. Mettetela come volete, però io preferisco pensare per il bene comune che le agenzie vadano sul sicuro con autori affermati e che i grandi editori si comportino di conseguenza e che quindi, se non ci arriviamo passando per un agente, non è colpa nostra.:noo:

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Forse non è questa la sede adatta visto che qui si deve parlare di agenzie, ma sul fatto che molti piccoli editori non facciano un'accurata selezione perché sopravvivono grazie alle copie vendute agli autori, ai parenti degli autori e agli amici degli autori, è un dato certo e incontrovertibile. Purtroppo, aggiungo io...

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@NayaN Tu parli di pubblicazioni a pagamento che come saprai, per noi, non è neppure editoria.

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Adesso, Marco ML ha detto:

@NayaN Tu parli di pubblicazioni a pagamento che come saprai, per noi, non è neppure editoria.

No, io parlo di pubblicazioni free. 

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19 ore fa, Marco ML ha detto:

Salve a tutti, gentilissimi colleghi. Vorrei esprimere un parere sulla funzione delle agenzie: non servono a nulla.

In quanto tuo parere personale hai tutto il diritto di esprimerlo.

Oggettivamente, però, quello che hai scritto è semplicemente falso.

 

19 ore fa, Marco ML ha detto:

tuttavia la realtà è ben diversa, ossia che con la questione delle schede di valutazione a pagamento hanno creato un business che si affianca all'editoria a pagamento

Da questo passaggio capisco a cosa ti riferisci e ritengo che tu abbia "parzialmente" ragione.

Il problema del tuo ragionamento è che prendi come parametro solo le agenzie piccole o medio piccole (che spesso offrono un servizio di lettura o editing a pagamento) e tra queste solo quelle che non sono interessate a far soldi con la rappresentanza (elemento accessorio, quasi uno specchietto per allodole) ma solo con la vendita di servizi editoriali.
Insomma, se dell'insieme A che chiamo "Agenzie Letterarie" vado a delimitare un sottoinsieme B che chiamo "Agenzie Letterarie piccole o medio piccole che nel migliore dei casi hanno contatti con CE piccole e medio piccole a cui l'autore può arrivare anche da solo" e in questo insieme B vado a delimitare ulteriormente un sottoinsieme C che chiamo "Quelle agenzie dell'insieme B il cui business consiste di fatto solo nella vendita di servizi editoriali accessori agli aspiranti scrittori; la dicitura 'agenzia di rappresentanza' non indica il reale campo di lavoro e profitto dell'agenzia stessa, ma è un modo per attirare autori alle prime armi", ecco, dati tutti questi "Se", allora per quanto riguarda il sottoinsieme C non ho problemi a darti ragione: non servono a nulla. O almeno, non servono a nulla come "agenzie" (potrebbero vendere dei servizi di editing straordinari, per quanto ne so).

 

Ora, partiamo dal presupposto che il nostro scopo è di farci "leggere" da una grande CE (la pubblicazione viene dopo; prima bisogna farsi leggere): le Agenzie Letterarie sono spesso fondamentali per arrivare a questo, ovvero, come ribadisco, farsi leggere dalle grandi CE. Non sono l'unico canale possibile, certo (puoi riuscire a farti leggere vincendo un grande concorso letterario ad esempio, oppure, se sei davvero fortunato, con un invio spontaneo), ma sono il canale migliore. Il più veloce, il più certificato, il più statisticamente rilevante.
Spesso sento dire che i grandi Agenti non prendono nomi poco noti. Non è vero. Ne prendono pochi, perché il 99% di quello che gli arriva non lo ritengono all'altezza del loro standard qualitativo (o di commerciabilità. questo è un altro discorso ancora). Di quei pochi che prendono, poi, non tutti arrivano a una pubblicazione (perché l'Agente riesci a far sì che tu venga "letto", non pubblicato).

 

Riguardo poi al tuo:

19 ore fa, Marco ML ha detto:

Allora tanto vale far da sé che si fa per tre e a tal proposito vi faccio presente che il primo libro da me pubblicato  è stato rifiutato da due agenzie, ma accettato da un editore al quale l'ho inviato io direttamente (ovviamente non un EAP)

questa esperienza è assolutamente nella norma. Se ho un romanzo sì dignitoso ma qualitativamente o commercialmente "debole" per uscire con una delle 10 più grandi CE d'Italia e invio questo romanzo alle 10 Agenzie più grandi d'Italia, che lavorano esclusivamente con quelle 10 CE, cosa c'è di strano che mi si rifiuti la rappresentanza? E cosa c'è di strano che quello stesso romanzo (che non era "appetibile" per le 10 big ma era comunque dignitoso) possa interessare ad altre 50 CE piccole o medio piccole, alle quali posso serenamente arrivare da me e senza Agenzie?
Lo stesso ragionamento può essere replicato "a scalare" i vari gradini della filiera, andando sempre più a ritroso in quanto a standard qualitativi e professionali.
Potrei aver scritto un romanzo davvero brutto ed essermelo visto rifiutare anche dalla Agenzie più piccole, ma potrei aver comunque trovato un editore nona  pagamento di quelli che neanche leggono il romanzo ma guardano al numero di contatti e interazioni su Fb (del tipo: pubblico qualunque cosa, tanto se vende 100 copie ad amici e parenti rientro nelle spese e vado in attivo. replico la cosa centinaia di volte in un anno e ne faccio un lavoro, o un secondo lavoro).

Insomma: le Agenzie servono eccome se si vuole arrivare in lettura alle big.

Modificato da Bango Skank
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1 ora fa, L'antipatico ha detto:

 

Il fatto è che le agenzie non saprebbero proprio a chi proporre tale materiale, visto che le case editrici disposte a pubblicare poesia si contano sulle dita di una mano monca.

Io sono riuscita a pubblicare la mia silloge con Scatole Parlanti del Gruppo Editoriale Alter Ego (la trovi fra le CE free del forum) mandando direttamente a loro senza nessun agente. La CE  non chiede alcun pagamento, nemmeno sotto forma di acquisto di copie del libro.

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35 minuti fa, Marco ML ha detto:

. Mettetela come volete, però io preferisco pensare per il bene comune che le agenzie vadano sul sicuro con autori affermati e che i grandi editori si comportino di conseguenza e che quindi, se non ci arriviamo passando per un agente, non è colpa nostra.:noo:

Niente di più sbagliato.
Gli Agenti cercano ancora esordienti, le grandi CE cercano sempre nuove voci.
Io credo che se alle grandi non ci arrivi, è perché non meriti di arrivarci.
Questo terribile luogo comune che la "colpa sia del sistema" pesa come un macigno sulla schiena del popolo degli "aspiranti scrittori", ed è la causa principale del fatto che il 99,9999% degli aspiranti rimarrà (giustamente) tale (laddove per aspirante definisco anche chi ha diverse pubblicazioni con piccole CE ma non arriva e non arriverà mai alle grandi).
Bisogna mettersi in testa che se le grandi non ti vogliono, è perché non sei capace. E se non sei capace è perché non sarai mai capace (leggi: non hai il talento necessario) o perché potresti forse essere capace, ma non hai ancora tecnica, stile e quant'altro (leggi: devi impegnarti molto, molto di più e seguire i consigli dei professionisti del settore).

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@Bango Skank Bellissima analisi, però forse ti è sfuggito un passaggio dove ho scritto che non servono a nulla a quelli come noi, perché ho come l'impressione che siano orientati verso autori già conosciuti o che garantiscono vendite.

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Adesso, Marco ML ha detto:

@Bango Skank Bellissima analisi, però forse ti è sfuggito un passaggio dove ho scritto che non servono a nulla a quelli come noi, perché ho come l'impressione che siano orientati verso autori già conosciuti o che garantiscono vendite.

No, ti assicuro. Ma basta guardare anche qui sul forum... ci sono fior di professionisti del settore (mi riferisco ad Agenti) che prendono esordienti o autori poco conosciuti. Ne prendono pochissimi all'anno, ma li prendono.

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@Bango Skank Sicuramente non sono quelli di cui ho parlato negli appositi post. Quando ho risposto alle loro email sbattendogli in faccia la verità, la loro risposta è stata pregna dell'indignazione tipica di chi è stato colto con le mani nella marmellata. Piccole soddisfazioni che migliorano la giornata.

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28 minuti fa, Bango Skank ha detto:

E se non sei capace è perché non sarai mai capace (leggi: non hai il talento necessario) o perché potresti forse essere capace, ma non hai ancora tecnica, stile e quant'altro (leggi: devi impegnarti molto, molto di più e seguire i consigli dei professionisti del settore)

 

Su questo aspetto, comincerei dall'ABC: leggere! Leggere e ancora leggere!

Domandina impertinente: se vi sono, in Italia, decine, forse centinaia di migliaia di aspiranti scrittori di ogni ordine e grado (e sappiamo che vi sono), di cui una percentuale non indifferente purtroppo arriva a pubblicare costi quello che costi, mettendo insieme minuscole realtà editoriali, EAP e autopubblicazione dotata di ISBN (quindi rientrante nelle statistiche sulle pubblicazioni), come è possibile che il mercato editoriale italiano sia alla canna del gas? Come è possibile che a leggere (tanto) siano sempre i soliti quattro gatti (i lettori "forti"), e che solo il 14% delle famiglie italiane dichiari di possedere almeno un centinaio di libri (esclusi i libri di testo scolastici), che sono un'inezia? Se la massa dannata di aspiranti a non si sa che cosa si degnasse di leggere la quota minima di libri che sarebbe necessaria anche solo a ipotizzare di poter scrivere qualcosa che sia degno di essere letto, tutte le librerie d'Italia non dovrebbero essere prese d'assalto? Ecco, mi sono sfogato! 

 

:esplosione:

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28 minuti fa, Marco ML ha detto:

@Bango Skank Sicuramente non sono quelli di cui ho parlato negli appositi post. Quando ho risposto alle loro email sbattendogli in faccia la verità, la loro risposta è stata pregna dell'indignazione tipica di chi è stato colto con le mani nella marmellata. Piccole soddisfazioni che migliorano la giornata.


Guarda, io ho visto che sei intervenuto sui topic di agenzie come Meucci e Ceccacci (la cui professionalità non credo sia in discussione). Mi auguro che non sia  a loro che hai mandato una mail "sbattendogli in faccia la verità", perché avrebbe poco senso.
Credo che ci si debba armare di umiltà, se si vuole "sfondare".
Ti racconto una storia. Magari di questa storia non te ne potrà fregare niente, ma te la racconto uguale. Anni fa iniziai a scrivere racconti. Mi dicevano che ero bravo, qualcuno addirittura che "scrivevo da dio". Naturalmente a dirlo non erano dei professionisti, ma occasionali lettori dei blog (erano i tempi di Splinder, una vita fa). Misi assieme una raccolta e la mandai a una grande Agenzia Letteraria, pagando per una valutazione che, ne ero convinto, sarebbe stata entusiastica.
Quando arrivò la risposta ci rimasi male: mi distrussero. Mi fecero a pezzi. Era tutto sbagliato, in quei racconti. Tutto. Ma io non me ne rendevo conto, e pensai che non capissero un accidente, pensai di aver buttato i miei soldi e maturai la convinzione di essere un genio incompreso.
Continuai a scrivere racconti, fino a che capitai in questo forum e grazie ai consigli di chi ne sapeva più di me iniziai a capire che il mio approccio da "punkabbestia bohemiene" (per cui un autore era un "autore vero" solo se nenache rileggeva ciò che aveva scritto - altro che editing... neanche rileggevo per eliminare i refusi - e se ambientava ogni sua stronzata tra il Maine e la California senza esserci mai stato) era un approccio da vero imbecille. Forse un minimo di talento e di fantasia li avevo pure, ma li usavo male. Soprattutto, ero di una presunzione "colpevole".
A distanza di anni, ripensando a quella stroncatura della grande Agenzia, posso serenamente dire che avevano ragione da vendere. Quella raccolta era improponibile a una grande Agenzia, e anzi, io sarei stato anche più feroce, nel giudicarla, di quanto furono loro.

Questa consapevolezza è figlia di un bagno di umiltà, è figlia di un approccio diverso dal "voi che mi rifiutate non capite il mio genio".
L'approccio giusto è: "se voi mi rifiutate, c'è qualcosa che posso fare per migliorarmi?" Probabilmente sì. vediamo di capire cosa. Vediamo di capire se ne vale la pena, se ne sono in grado, se ho tempo, voglia, energie per farlo (e non c'è niente di male a non volerlo fare... ci mancherebbe. Posso sempre scrivere quel famoso romanzo dignitoso di cui sopra e "accontentarmi" di pubblicarlo con una piccola CE e venderne 200 copie, piuttosto che spenderci altri mesi sopra senza nessuna garanzia di sfondare; per molti è questo il modo migliore  e meno stressante di coltivare  l'hobby meraviglioso che è la scrittura).
Personalmente posso dirti che da quando ho cambiato approccio e modo di ragionare, da quando sono particolarmente "ricettivo" verso i consigli (o quelle che capisco essere le "esigenze") dei professionisti del settore, la mia scrittura è migliorata. Sono anche riuscito a firmare con un'Agente "big", nonostante mi abbia detto chiaro e tondo che è assai difficile riuscire a trovarmi una collocazione presso una grande CE. Ci proverà, però. Non ci riuscirà? Poco male. Non penserò che è colpa delle grandi CE che non rischiano su nomi pochi noti ecc ecc... cercherò di capire perché i miei testi non vanno bene e, con i consigli della mia Agente, proverò a scrivere qualcosa che vada bene. Non riuscirò ugualmente a farmi pubblicare da una big? Allora vorrà dire che il problema sono io. Allora vorrà dire che, semplicemente, non ho il talento necessario per pubblicare con una big. Ma la "colpa" sarà mia, e mia soltanto. Così come il merito, semmai dovessi riuscirci, sarà mio, e mio soltanto.
 
 

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46 minuti fa, Marco ML ha detto:

Sicuramente non sono quelli di cui ho parlato negli appositi post.


Ecco, il problema secondo me è anche questo. Forse ti sei fiondato con troppa impulsività sulle prime agenzie che hai trovato o che ti hanno fatto buona impressione, per poi ritrovarti insoddisfatto del risultato. Per questo ti consiglio di non cedere alla tentazione di far di tutta l'erba un fascio. Sarebbe peccato, un domani, non tentare la strada delle agenzie per pubblicare un tuo nuovo romanzo con un grande/medio editore.

Per scegliere meglio ricordati di controllare a chi stai mandando il tuo lavoro. Controlla che esperienze ha avuto (spesso chi si propone come agente ha lavorato prima nelle grandi case editrici e proprio per questo ha dei contatti diretti) e quali autori ha rappresentato negli ultimi anni (se sul sito non trovi alcuna indicazione, scappa a gambe levate). Personalmente, poi, scanserei chi chiede un pagamento per la sola valutazione in vista di rappresentanza.

Tutto questo però fallo prima di inviare, piuttosto che lamentarti dopo.
In bocca al lupo per il romanzo che hai già pubblicato e per quelli a venire!
 

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@GiD Grazie, ma non posso e non voglio spendere 500-600 euro in media per tre agenzie. Mi rivolgerò, come ho fatto anche adesso assieme a quelle a pagamento per la scheda, solamente alle total free.

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@Bango Skank Di Meucci e Ceccacci ho criticato il sistema assurdo del "se arrivi in tempo bene, altrimenti ti attacchi al tram". Non faccio più le ore piccole per loro, ho una dignità. Nello specifico, con la Meucci non ho mai avuto a che fare, con la Ceccacci, che guarda caso offre anche schede a pagamento se non si rientra tra i primi a titolo gratuito, ho espresso le mie perplessità sulla fumosità del modus operandi. Vuoi sapere qual è? Paghi la scheda, ma un eventuale parere è svincolato da eventuali contratti. Può piacere e può arrivare la proposta di rappresentanza, però non sai quando... aspetti loro? Al contrario, nonostante piaccia, non sono del tutto convinti e non si fanno avanti. Insomma, meglio lasciar stare.

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Sulle agenzie in sostanza concordo con gli interventi in linea con quanto riassumo alla svelta.

-Essere rappresentati da una di peso è (quasi) indispensabile per arrivare a un grosso editore. Se quelle gratuite ben quotate ci rifiutano, è (quasi) certo che il nostro testo non ha le carte in regola o per difettosità oggettiva o perché, pur dignitoso,  disadatto a essere proposto da quell'agenzia (sua linea, editori di riferimento ecc.)

-Per avere le idee chiare, il mio consiglio è di pagare  un editor importante -che non faccia rappresentanza!- per ottenere  "tutta la verità" sulla nostra scrittura. Potendoselo permettere, sarebbe poi ottima cosa, per migliorarla,  averne uno a disposizione (meno in vista, per via dei costi, comunque  esperto: informarsi sui trascorsi!)

-Se invece siamo tentati dall'eventuale rappresentanza dopo una valutazione a pagamento, otterremo una scheda (forse) ben fatta e utile, ma molto  difficilmente un agente e dei contratti.

-Se l'agenzia legge gratis il testo, però propone un editing a pagamento propedeutico alla rappresentanza, meglio lasciar perdere

-È "normale" venire rifiutati dalle agenzie di qualche importanza e trovare poi da soli  piccoli editori (filiera "a scendere"). A meno che non si desideri una sorta di stampatore per procurarsi copie scontate da regalare/vendere in proprio, verificare prima del contratto che facciano un editing accettabile e curino la grafica.

 

Trovo divertente questa domanda retorica. Ad avere davanti i lavori certi aspiranti/ esordienti autori viene davvero il sospetto che non abbiano letto neppure i testi scolastici:aka:. Tuttavia le statistiche lasciano ampio spazio all'immaginazione.

Così a braccio, rammento che il totale dei  lettori italiani è intorno al 49%, il che fa all'incirca 25 milioni. Con quel modestissimo 14%  di lettori forti otteniamo quasi tre milioni... E gli scrittori, pur esuberanti, sono... quanti? Si pubblicano ogni anno 60 mila titoli circa: diciamo 3/400 mila? In teoria potrebbero frequentare assiduamente  le librerie e queste apparire semivuote (tanto da chiudere):asd:.

1 ora fa, L'antipatico ha detto:

Se la massa dannata di aspiranti a non si sa che cosa si degnasse di leggere la quota minima di libri che sarebbe necessaria anche solo a ipotizzare di poter scrivere qualcosa che sia degno di essere letto, tutte le librerie d'Italia non dovrebbero essere prese d'assalto?

 

 

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57 minuti fa, sefora ha detto:

Trovo divertente questa domanda retorica. Ad avere davanti i lavori certi aspiranti/ esordienti autori viene davvero il sospetto che non abbiano letto neppure i testi scolastici:aka:. Tuttavia le statistiche lasciano ampio spazio all'immaginazione.

Così a braccio, rammento che il totale dei  lettori italiani è intorno al 49%, il che fa all'incirca 25 milioni. Con quel modestissimo 14%  di lettori forti otteniamo quasi tre milioni... E gli scrittori, pur esuberanti, sono... quanti? Si pubblicano ogni anno 60 mila titoli circa: diciamo 3/400 mila? In teoria potrebbero frequentare assiduamente  le librerie e queste apparire semivuote (tanto da chiudere):asd:.

 

In realtà, non è esatto dire che il 14% della popolazione sia composto di lettori forti. La soglia di accesso posta a cento volumi è bassissima. Qualunque libreria Ikea singola ne contiene da 120 a 150 (a meno che non si tratti dell'Enciclopedia Treccani), e saremmo già oltre la soglia. Se tu entrassi in una casa con una singola libreria Billy piena di libri, e basta, penseresti di essere capitata nell'abitazione di grandi lettori? Io non credo. Il numero dei veri lettori forti è certamente di molto inferiore a quel 14%, probabilmente intorno al 2-3%. E tutti gli aspiranti scrittori dovrebbero farne parte (salvo, forse, i diciottenni che hanno scritto una storia fantasy al solo scopo di fare colpo sulle ragazze). Va anche considerato che esistono, fortunatamente, tantissimi lettori forti senza aspirazioni editoriali, che abbassano ancora la media dei libri letti da quelli che invece sognano di avere il loro nome in copertina. Fino a un anno fa, io appartenevo a questa categoria.

È vero che esistono anche le biblioteche, ma non prendiamoci in giro: chiunque ami tanto la lettura da frequentare le biblioteche vorrà senza alcun dubbio possedere un gran numero di libri. Anch'io faccio uso della biblioteca della città in cui vivo, per testi che mi è necessario leggere ma che non considero sufficientemente preziosi per me da volerci investire denaro. Eppure, le mie librerie esplodono letteralmente di volumi, perché lo spazio non basta mai.

Non c'è modo di girarci attorno: una nazione di scrittori dovrebbe necessariamente essere una nazione di lettori. L'Italia è certamente la prima e altrettanto certamente non la seconda (soprattutto da Roma in giù, perché il differenziale tra nord e sud è abissale, ma questo è un altro discorso).

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Io trovo estremamente triste il fatto che vi sia gente tanto fiduciosa nei confronti delle agenzie da arrivare a spendere 800 € per una scheda. Avete capito bene, c'è un'agenzia di primo livello che chiede questa mostruosità e si dichiara estremamente selettiva. Se quelle da 200€ a scheda già sbattono la porta in faccia, figuriamoci quest'altra... :rofl:

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Problema. Il lettore medio, cioè quello con cui parliamo ogni santo giorno se va bene legge sei o sette libri all'anno. Noi dovremmo aspirare a rientrare in questa microscopia quota. Molto difficile se non si tratta di amici, parenti o followers. Problema. Agenzie serie chiedono dai 350 ai 700 euro per compilare una scheda di lettura. Scheda che se si è sfortunati, e non è così insolito, è composta da due pagine iniziali di riassunto per dimostrare che l'hanno letto. A seguire ne troveremo un paio di commenti generici assolutamente inutili, superficiali e soggettivi. In conclusione una paginetta per giustificare la spesa e il cortese rifiuto dell'agenzia. Veramente credete che una parere di un emerito sconosciuto, perché non si ha neppure la certezza che sia farina del sacco del blasonato agente, valga la cifra che state per pagare? Problema. Usufruire dei servizi di un'agenzia ormai è diventato forse più difficile del trovare una CE free disposta a pubblicarci. Soluzioni?

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@heightbox Quoto al 100%. Pensa che un'osannata agenzia si è tradita, cioè colui con cui ho trattato, che credevo fosse la persona preposta, mi ha scritto testuali parole: " Il collaboratore che ha redatto la sua scheda nulla decide dell'interessamento dell'agenzia."

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18 ore fa, Bango Skank ha detto:

Niente di più sbagliato.
Gli Agenti cercano ancora esordienti, le grandi CE cercano sempre nuove voci.
Io credo che se alle grandi non ci arrivi, è perché non meriti di arrivarci.
Questo terribile luogo comune che la "colpa sia del sistema" pesa come un macigno sulla schiena del popolo degli "aspiranti scrittori", ed è la causa principale del fatto che il 99,9999% degli aspiranti rimarrà (giustamente) tale (laddove per aspirante definisco anche chi ha diverse pubblicazioni con piccole CE ma non arriva e non arriverà mai alle grandi).
Bisogna mettersi in testa che se le grandi non ti vogliono, è perché non sei capace. E se non sei capace è perché non sarai mai capace (leggi: non hai il talento necessario) o perché potresti forse essere capace, ma non hai ancora tecnica, stile e quant'altro (leggi: devi impegnarti molto, molto di più e seguire i consigli dei professionisti del settore).

 

Mi sembra un ragionamento un po' troppo generalista. Innanzitutto, cosa intendi per "meritare di arrivare alle grandi ce"? Le case editrici, tutte, sono imprese, e come tali devono guadagnare. Fatico molto a credere che fra i manoscritti spediti -anche tanto per- alle grosse ce non vi siano testi validi. Vista invece la qualità dei volumi che intasano le librerie, anche con un nome importante sopra, sono più portato a credere che in fase di valutazione la qualità sia surclassata dalla commerciabilità di un testo. Vi sono ottimi romanzi usciti con grossi editori che sono stati scritti da persone capaci, certo, ma molti di più sono i vari youtuber, cuochi,  banali sfumature di vari colori, e via dicendo. L'essere "meritevole" o meno di pubblicazione da parte di una grande ce dipende - giustamente, eh! - da quanto pensano di poter vendere. Ora, dando sempre per scontato che i gioielli in mezzo al ferro vecchio sono veramente pochi, secondo il tuo ragionamento svariati mostri della letteratura (che hanno ricevuto rifiuti anche per anni!) non sarebbero stati degni di uscire con un nome importante sulla copertina. Poi però, quando hanno sfondato anche partendo da piccole ce, hanno venduto anche gli sms scritti alla madre dove chiedevano la parmigiana per cena, e i manoscritti più volte rifiutati sono divenuti icastici nella storia della letteratura. Concordo sull'idea che di persone così ve ne siano pochissime, certo (e io dubito fortemente di far parte della magica schiera degli eletti) ma, in estrema sintesi essere rifiutato da una grossa ce vuol dire una sola cosa: non pensavano di vendere bene il tuo libro. Poi puoi fare schifo e aver riempito di orrori grammaticali ogni pagina, ma potresti anche aver scritto qualcosa di veramente valido e, ahinoi, non commercializzabile. O proprio non ti hanno letto, oppure hai incontrato un lettore che non amava particolarmente le prime tre pagine senza sapere che dopo c'era la bellezza incarnata (o incartata. Viva le freddure). Almeno, io la penso così. 

 

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Sono rimasta colpita dall'affermazione che avvalersi dell'aiuto di una valida agenzia letteraria sia praticamente l'unico modo per essere letti da una grande casa editrice (l'alternativa è avere tanta fortuna); lo ha detto più di qualcuno. Mi chiedo: è davvero così? Ho sempre pensato che fosse nell'interesse di una casa editrice quantomeno sfogliare un manoscritto, leggerne rapidamente le prime pagine. L'idea che nemmeno sia preso in considerazione è agghiacciante.

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@F.N Eccellente! Vogliamo parlare dei libri scritti da ghost writers per criminali e psudo dive? Quella è letteratura? No, è roba che si vende e vengono a dire a noi che non abbiamo il talento necessario per fregiarci del loro logo! Se avessero un minimo di onestà intellettuale, i giganti dell'editoria e le agenzie lo confermerebbero, però preferiscono farci credere che la loro selezione è seria. A questo punto, preferisco organizzare una presentazione che farmi spillare altro denaro da questi imbonitori dalla critica facile e inconsistente.

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