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Dundr

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LEGGENDE POPOLARI

 

(Ci tengo a precisare che il racconto ha una forte ispirazione lovecraftiana.)

 

Conosce la leggenda di Vurvan, viandante? No? Bene, allora vedrò di delucidarvi in merito ad essa. Nessuno conosce la sua vera identità, nessuno sa cosa egli cerchi dal mondo o da dove venga. In effetti, nessuno è certo della sua reale esistenza. Si raccontano storie, tante storie, che differiscono l’una dall’altra ogni angolo del mondo, da ogni regno, villaggio, cittadina e continente.
Da ogni tempo, sin dall’avvento dei primi uomini si narra di Vurvan l’Errante, cavaliere misterioso e cupo che viaggia tra i mondi, tra il passato e il futuro, da città in città senza mai fermarsi. Chi dice di averlo visto viene deriso e beffato, poiché i fatti che accompagnano l’arrivo di Vurvan in qualche luogo hanno sempre dell’inspiegabile. Ma partiamo con ordine.
Si dice che Vurvan, così chiamato dai popoli, sia un cavaliere completamente vestito di nero. Si dice indossi un cappuccio che nasconda il suo volto e mostri solamente le sue labbra ritorte in una smorfia divertita, contornate da una leggera barba. I testimoni dicono che indossi una pesante armatura di fattura sconosciuta, dalle sfumature nere e tetre come se fosse stata arsa assieme al suo possessore. Alcuni dicono che Vurvan confessò loro il materiale di cui era composto il suo equipaggiamento: numerose ossa fuse tra loro, ossa di pietra di grandi aberrazioni innominabili e sovrani malvagi, scaglie di draghi neri e viverne della cupidigia. Tutte quelle ossa erano state forgiate dal sangue e dal fuoco di demoni innominabili dimenticati dal tempo, del futuro e del passato e del presente.
Per alcuni questa versione è troppo fantasiosa e dettata dalla paura verso il cavaliere, visto in notti di tempesta e senza luna da sembrare un’ombra nera di giustizia e supplizio eterno. Altri invece danno credito a queste dicerie, aggiungendo che assieme all’armatura nera dell’incappucciato Vurvan, egli porti con sé due reliquie di un mondo perduto e senza tempo, lontano e dimenticato dalla memoria di ogni uomo. La prima reliquia è una spada bastarda, enorme ed intarsiata di materiali a noi uomini sconosciuti. La lama è corrosa e rancida e si dice si chiami Reinheit, pulsante della materia viva delle prede abissali che il cavaliere Vurvan affronta con essa; è incisa di parole e simboli indecifrabili che narrano le gesta d’una antica e perduta razza d’uomini a cui Vurvan appartiene. L’altra reliquia è una leggenda a sé stante. Si racconta infatti che Vurvan l’Errante porti con sé la maledizione tra le maledizioni, la sciagura più grande di ogni tempo e sopra ogni immaginazione. Colei che viene chiamata Malva la Strega Nera. Malva è, secondo le leggende, una figlia del demonio caprino nero che visse anni orsono in un continente ormai inabissato.
Si dice che ella era talmente potente quanto bella che venne imprigionata per il bene dell’umanità in una torre ai confini di tutti i mondi, tra la cenere e il buio dell’abisso, in mezzo al freddo ed al gelo, tra ghiacci e vulcani dove nessuno aveva mai messo piede. Sempre secondo la leggenda, la strega Malva accettò la sua condanna e per lunghi, interminabili anni si abbandonò a sé stessa. Ma proprio quando stette per cedere e suicidarsi, Vurvan l’Errante aprì la porta della sua cella, dopo aver scalato la torre ed affrontato cenere, buio, abisso, freddo e gelo, ghiacci e vulcani, guardiani innominabili, creature potenti e disgustose per eoni interi di esistenza.
Vurvan liberò Malva e questa si legò a lui indissolubilmente. Da questo momento in poi, le leggende narrano che Vurvan e Malva portino scompiglio tra le genti di ogni dove, scatenando miasmi di morte e creature terribili alle corti di ogni sovrano. Alcuni però sono di tutt’altro avviso: Vurvan l’Errante e Malva la Strega Nera compaiono soltanto dopo che demoni e bestie innominabili attaccano il mondo. I due tetri individui giungono per salvare il popolo e ricacciare nell’abisso le bestie da esso venute.
Si narra che nel regno di Urpan sotto le foci del fiume Jaev, nella città di Hassaria, Vurvan venne per ucciderne il sovrano, Banorm, che impazzì trasformandosi in un mostro nero dai lunghi tentacoli pelosi, zanne aguzze e occhi vitrei iniettati di sangue. Si canta a Lavaran il giorno in cui Vurvan e la maga Malva attaccarono e distrussero il cimitero della vicina città di Ruperne, dove i morti si erano risvegliati ed avevano preso il posto dei vivi. Ancora si dice sui monti Falla che Vurvan e Malva uccisero bambini innocenti per evocare un’enorme demone verde da un mondo che nessuno osa immaginare. A Portonuovo viene tramandata la diceria secondo quale, nelle notti buie quando le nuvole oscurano la luna, Vurvan l’Errante si levi a cavallo del suo nero destriero per uccidere donne e bambini e mangiare i loro cadaveri. Tutte dicerie discordanti che variano da continente a continente, da città in città, da luogo in luogo. Sta il fatto, gentile viandante, che Vurvan l’Errante forse l’ho visto anch’io.
Era notte fonda e me ne stavo seduto nella mia piccola ed umile dimora. Appena due stanze grandi abbastanza per poter far vivere dignitosamente il sottoscritto, mia moglie e le mie due piccole figlie, Berta e Norta. Bene, dicevo, me ne stavo tranquillo davanti al fuoco, seduto sulla mia sedia a dondolo quando ad un tratto sentii provenire dall’esterno urla strazianti, così acute da farmi sanguinare le orecchie. Andai a controllare mia moglie e le mie figlie che erano spaventate e piangenti, e dissi loro di chiudersi in casa e non aprire per nessuna ragione, quindi mi allontanai da loro e uscii di casa, sigillando la porta con tutte le mandate del chiavistello. Avevo paura, tremavo e manco sapevo a cosa andavo incontro, ma dovevo accertarmi cosa stesse spaventando me e la mia famiglia. Feci qualche passo nella foresta che sin da bambino avevo sempre esplorato e che in quel momento mi parve nient’altro che una visione depravata e disturbante, cui non riconoscevo strade, alberi e anfratti.
Un grande terrore mi assalì e provai a tornare indietro, ma non vidi altro che alberi neri ed inquietanti che si alzavano minacciosi contro di me. La mia casa sembrava sparita, così come i canti notturni dei rapaci.
Non udivo niente, se non l’urlo straziante che sentivo correre verso di me ad una velocità che mi raggelò il sangue. Mi acquattai terrorizzato, sperando di confondermi con la terra e con le foglie ma così non fu. Dagli alberi saltò fuori questa orribile cosa che ancora oggi non so come descrivere, se non dire che ella era orribile e riluttante, simile ad un grande rospo peloso con zampe di gallina, pelle di serpente, muso di capra e corna di cervo. Urlò di nuovo e fui costretto a tenermi le orecchie, ormai zampillanti di sangue. E’ colpa di quella notte di vent’anni fa se il mio udito adesso è guasto e ci sento poco e niente. Comunque, stavo dicendo, la bestia urlò straziantemente con una voce femminile, ben lontana dalle sue sembianze mostruose. Cercò di uccidermi. Mi afferrò, mi strattonò e mi lanciò via in mezzo all’erba e quando fu sopra di me, temetti il peggio. Ero pronto a morire e piansi, piansi straziatamene come non avevo mai fatto prima. Lo confesso senza vergogna, me la feci tutta nei calzoni. Un vecchio come me non aveva mai visto un orrore simile e mai avrebbe desiderato vederlo, messere. Accadde che a quel punto quando la belva mi fu sopra pronta ad azzannarmi, ci fu un impatto così violento che credetti che un ariete od un fulmine avessero colpito in pieno l’obbrobrio vivente scagliandolo metri e metri lontano da me, nel buio della notte. Allora tirai un sospiro di sollievo, vedendomi scampato alla morte e cercai di sondare il buio coi miei occhi stanchi e confusi. Ora le dico che la mia vista adesso è compromessa, stancata da troppi anni di vita, ma quella notte oscura ci vedevo benissimo. Vuole sapere che cosa vidi, gentile viandante? Vidi un cavaliere dall’armatura nera come pece, vidi il suo cappuccio sventolare nel vento di quella pazza notte e coprirgli mezzo volto, lasciandogli scoperto solamente il mento barbuto. Impugnava una spada enorme che a tratti brillava, su cui erano incisi strani simboli e parole che non compresi. Con quella spada aveva infilzato l’orrenda creatura, proprio come noi comuni umani infilziamo il coltello nel burro caldo. Non riuscii a dire niente e mi paralizzai, non credendo ai miei occhi. Poi lui si girò verso di me, sorrise beffardamente e vidi i suoi denti bianchi. Non vidi i suoi occhi perché erano coperti dal cappuccio nero e consunto, ma udii le sue parole. Mi disse:
«Quando la notte è buia e strane nuvole coprono la luna, chiudi la porta di casa e tappati le orecchie. Non guardare le finestre, non ascoltare nient’altro oltre al tuo respiro e soprattutto non aprire la porta a chi bussa, per niente al mondo.» la sua voce era calma e vigorosa, come quella di un giovane guerriero. Gli chiesi il perché, tremando come una foglia. Lui mi rispose:
«Perché quando la notte è buia e strane nuvole coprono la luna, le porte dell’Innominabile si aprono e sul mondo giungono le bestie senza nome, le perversioni degli uomini, i peccati fatti carne e insozzano il mondo con la loro mondezza.» a questo punto lui rise amaramente, osservando il cielo. Le nuvole stavano abbandonando la luna e gli alberi mutavano intorno a me. Vorticavano macabramente, sembrando riprendere le loro posizioni originali. Ora riconoscevo i sentieri, i viottoli. Mi voltai e vidi casa mia, posta dove l’avevo edificata con fatica negli anni della giovinezza. Ancora egli rise al mio stupore e mi disse:

«Ricorda, vecchio. Quando la notte è buia e strane nuvole coprono la luna, le porte dell’Innominabile si aprono sul mondo. Quindi non guardare le finestre, serrale se puoi. Tappati le orecchie e non aprire a chi bussa alla tua porta, perché quando la notte è buia e strane nuvole coprono la luna, Vurvan l’Errante e Malva la Strega Nera sono a caccia per sigillare l’Innominabile.» Mi sorrise ancora e poi svanì nel vento come se non fosse mai stato presente, assieme alla creatura che mi aveva attaccato. Poi mi girai verso casa e vidi la porta spalancarsi, ne uscì una donna bellissima e lugubre, che cantò alla luce della rinnovata luna e poi scomparve. Prima di dissuadersi nel buio come aveva fatto il cavaliere, ella mi disse:
«Tua moglie e le tue figlie riposano beate e nulla ricorderanno di questa notte, al loro risveglio. Vai a dormire con loro e ricorda, quando la notte è buia e strane nuvole coprono la luna, le porte dell’Innominabile si aprono sul mondo.»

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On 12/9/2017 at 18:06, Dundr ha detto:

Conosce la leggenda di Vurvan, viandante? No? Bene, allora vedrò di delucidarvi in merito ad essa.

Conoscete - delucidarvi oppure conosce-delucidarla 

O usi il voi (meglio visto il tipo di racconto) o il lei. 

 

Cita

Nessuno conosce la sua vera identità, nessuno sa cosa egli cerchi dal mondo o da dove venga

cosa cerchi nel mondo

 

Cita

In effetti, nessuno è certo della sua reale esistenza.

Eliminerei: hai già detto che è una leggenda in apertura e qui ti ripeti. 

 

Cita

Si raccontano storie, tante storie, che differiscono l’una dall’altra ogni angolo del mondo, da ogni regno, villaggio, cittadina e continente.

manca qualcosa tra dall'altra ogni angolo

 

Cita

Da ogni tempo, sin dall’avvento dei primi uomini si narra di Vurvan l’Errante, cavaliere misterioso e cupo che viaggia tra i mondi, tra il passato e il futuro, da città in città senza mai fermarsi.

 

Cita

Chi dice di averlo visto viene deriso e beffato, poiché i fatti che accompagnano l’arrivo di Vurvan in qualche luogo hanno sempre dell’inspiegabile. Ma partiamo con ordine.

Perché mai dovrebbe essere deriso e beffato? 

Ma andiamo con ordine.

 

Cita

Si dice che Vurvan, così chiamato dai popoli, sia un cavaliere completamente vestito di nero.

 

Cita

Si dice indossi un cappuccio che nasconda nasconde il suo volto e mostrimostra solamente le sue labbra ritorte in una smorfia divertita, contornate da una leggera barba.

Solo le labbra sono contornate dalla barba?

Rivedrei tutto il periodo.

 

Cita

Alcuni dicono che Vurvan confessò loro il materiale di cui era composto il suo equipaggiamento:

meglio rivelò o confidò 

 

Cita

dimenticati dal tempo, del futuro e del passato e del presente.

cioè?

 

Cita

Altri invece danno credito a queste dicerie, aggiungendo che assieme all’armatura nera dell’incappucciato Vurvan, egli porti  porta con sé due reliquie di un mondo perduto e senza tempo, lontano e dimenticato dalla memoria di ogni uomo.

scritto così non è Vurvan a portare le reliquie ma una terza persona.

 

Cita

La prima reliquia è una spada bastarda, enorme ed intarsiata di materiali a noi uomini sconosciuti. La lama è corrosa e rancida e si dice si chiami Reinheit, pulsante della materia viva delle prede abissali che il cavaliere Vurvan affronta con essa; è incisa di parole e simboli indecifrabili che narrano le gesta d’una antica e perduta razza d’uomini a cui Vurvan appartiene. 

Una lama corrosa non è efficiente...

rancida non è adatto a una lama

 

Cita

L’altra reliquia è una leggenda a sé stante.

O è una reliquia o è una leggenda.

 

Cita

Si dice che ella era talmente potente quanto bella

tanto potente quanto

 

Cita

Ma proprio quando stette  stava per cedere e suicidarsi, Vurvan l’Errante aprì la porta della sua cella, dopo aver scalato la torre ed affrontato cenere, buio, abisso, freddo e gelo, ghiacci e vulcani, guardiani innominabili, creature potenti e disgustose per eoni interi di esistenza.

fatico a credere che Vurvan affronti abisso, ghiacchi e vulcani all'interno della torre...

 

Cita

Si narra che nel regno di Urpan sotto   alle foci del fiume Jaev, nella città di Hassaria, Vurvan venne  andò per ucciderne il sovrano, Banorm, che  impazzì era impazzito trasformandosi in un mostro nero dai lunghi tentacoli pelosi, zanne aguzze e occhi vitrei iniettati di sangue.

 

 

Cita

 A Portonuovo viene tramandata la diceria secondo quale (secondo la quale oppure secondo cui), nelle notti buie quando le nuvole oscurano la luna, Vurvan l’Errante si levi  si leva (meglio giunge)a cavallo del suo nero destriero per uccidere donne e bambini e mangiare i loro cadaveri.

 

Cita

Tutte dicerie discordanti che variano da continente a continente, da città in città, da luogo in luogo.

da città a città, da luogo a luogo.

Cita

Sta il fatto, gentile viandante, che Vurvan l’Errante forse l’ho visto anch’io.

Sta di fatto

Cita

Era notte fonda e me ne stavo seduto nella mia piccola ed umile dimora

inutile: descrivi alla riga successiva la composizione della casa.

Cita

Appena due stanze grandi abbastanza per poter far vivere dignitosamente il sottoscritto, mia moglie e le mie due piccole figlie, Berta e Norta.

per vivere dignitosamente con mia moglie e le mie due figliolette.

A meno che tu non intenda figlie di statura inferiore al normale.

 

Cita

 Andai a controllare mia moglie e le mie figlie che erano spaventate e piangenti, e dissi loro di chiudersi in casa e non aprire per nessuna ragione, quindi mi allontanai da loro (inutille) e uscii di casa, sigillando la porta con tutte le mandate del chiavistello.

Il chiavistello non ha mandate ed è usato per chiudersi dentro. Inoltre non potrà mai sigillare una porta.

 

Cita

che in quel momento mi parve nient’altro che una visione depravata e disturbante, in cui non riconoscevo strade, alberi e anfratti.

 

Cita

Non udivo niente, se non l’urlo straziante che sentivo correre verso di me ad una velocità che mi raggelò il sangue.

l'urlo non corre

 

Cita

Dagli alberi saltò fuori questa  una orribile (dirai che è orribile alla prossima riga...) cosa che ancora oggi non so come descrivere, se non dire dicendo che ella era orribile e riluttante, simile ad un grande rospo peloso con zampe di gallina, pelle di serpente, muso di capra e corna di cervo.

 

Cita

Urlò di nuovo e fui costretto a tenermi le orecchie, ormai zampillanti di sangue.

 

Cita

 Comunque, stavo dicendo, la bestia urlò straziantemente con una voce femminile, ben lontana dalle sue sembianze mostruose.

straziantemente non si può proprio leggere, è terribile quasi quanto l'urlo ;) 

 

Cita

Ero pronto a morire e piansi, piansi straziatamene come non avevo mai fatto prima.

ti piace proprio...

Cita

Un vecchio come me non aveva mai visto un orrore simile e mai avrebbe desiderato vederlo, messere.

se all'epoca aveva due figlie piccole, tanto vecchio non doveva essere...

Cita

Accadde che a quel punto quando la belva mi fu sopra pronta ad azzannarmi, due punti ci fu un impatto così violento che credetti che un ariete od un fulmine avessero colpito in pieno l’obbrobrio vivente scagliandolo metri e metri lontano da me, nel buio della notte.

 

Cita

Ora le dico che l(inutile) La mia vista adesso è compromessa, stancata da troppi anni di vita, ma quella notte oscura ci vedevo benissimo.

 

Cita

Con quella spada aveva infilzato l’orrenda creatura, proprio come noi comuni umani infilziamo il coltello nel burro caldo.

Il coltello caldo nel burro ti sembrava troppo banale?

Se vuoi usare modi di dire, usali senza cambiarli ;) 

 

Cita

 i peccati fatti carne e insozzano il mondo con la loro mondezza.»

Usare mondezza con il significato di spazzatura è un regionalismo inadatto al registro che stai provando a usare. 

 

Cita

 Prima di dissuadersi nel buio come aveva fatto il cavaliere, ella mi disse:

intendevi scrivere dissolversi?

 

 

Un racconto come questo si gioca tutto sulla capacità di suscitare l'emozione e il brivido in chi legge. L'attenta costruzione dei periodi, l'uso di un registro linguistico adatto e la scelta di termini efficaci sono le uniche armi a disposizione dell'autore per raggiungere il suo scopo. 

Purtroppo il racconto è carente sotto tutti e tre gli aspetti e il risultato è una lettura che procede a scatti e uno scarso coinvolgimento emotivo; in assenza poi di un'idea originale o di una trama complessa (che non sarebbero indispensabili se il racconto fosse stato curato a dovere) a fine lettura rimane un senso di insoddisfazione.

 

Ti ho lasciato alcuni spunti per rivedere il racconto, su cui , a mio parere, hai ancora molto da lavorare.

 

Alla prossima. 

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