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@pausafluente

Kim

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Non era pensabile che potesse andar via. Non era possibile, ma lo aveva fatto. E lui non era presente. Era fuori per lavoro. 

Stramaledetto lavoro! Glielo avevano comunicato solo dopo il rientro. Non lo aveva stretto nell'ultimo abbraccio. Non aveva guardato per l'ultima volta i suoi occhi ormai stanchi. E questo non riusciva a passargli. Sapeva già che non gli sarebbe mai passato.

Lo rivede, ora, fiero e muscoloso in cima a una montagnola, pronto alla battaglia del nuovo gioco. Ripensa a quando doveva chiamarlo più volte prima che levasse il muso da un cespuglio sospetto e si riavvicinasse. Ma nessuna lacrima, nessun dolore. Pensieri confusi. Tiene le mani inchiodate al volante e guida piano proseguendo per le vie meccanicamente.

Sinistra, dritto, ancora sinistra, il curvone a destra, stop. L'incrocio, si ferma, lascia passare un'auto ignorando la precedenza. Ne sta arrivando un'altra, più lenta, titubante, l'aspetta paziente. Nessun'altro, via, in fondo a sinistra, dritto, alt. Semaforo rosso, non ha fretta. Verde, via, sempre dritto... 

Continua a guidare, calmo, senza accorgersi però della forza disperata con cui stringe il volante, finché il dolore alle mani non lo desta. Molla la presa e finalmente la tanto sospirata esplosione arriva. Inevitabile, pungente, dritta, dallo stomaco alla bocca, con tutta la potenza assordante, rabbiosa e piena d'ansia di quando lo perdeva di vista. 
"KIIIIIIIIIIIIIM!", graffia la gola con violenza. 
La nebbia provocata dalle lacrime intrappolate lo costringe a chiudere gli occhi. Li strizza tanto da provare l'orribile sensazione di averli inghiottiti. Due rivoli gli sfregiano il viso oleando la stretta al collo.

Giunto a destinazione, parcheggia accuratamente. Retromarcia, prima, ancora indietro, prima. Non per timore di una multa, in quel vicolo e a quell'ora. Lo sterzo è insolitamente duro, pesantissimo. Ancora retromarcia. 

Così può andar bene. Si convince.

Spegne il motore. Lascia trascorrere qualche altro interminabile secondo con le mani aggrappate al volante. Kim non mancherà certo all'appuntamento. Sarà lì ad attenderlo e questo fatto gli trafigge il petto.

Al buio percorre un sentiero ch'è stato tutto loro. I piedi vedono, i sensi ricordano. Sa che è vicino. Nel cielo nero si staglia imponente la figura del vecchio noce, di un nero più scuro. La luna timida gli permette adesso di intravedere la sagoma di un rigonfiamento del terreno. Procede per alcuni passi e si ferma ai piedi del tumulo. Alcune pietre, affiancate una all'altra, vi sono state poste sopra a mo' di lastra sepolcrale. Lo immagina in un'immobilità innaturale, che non gli s'addice. Non può credere che tutto questo sia reale. Non è la terra a gelare il suo corpo, è lui a riscaldarla. Non riesce a dare un senso a quell'impietoso strato che li separa. Un impulso improvviso lo spinge a disseppellirlo con l'illusione che possa ricominciare a respirare. Afferra e sposta due, tre, quattro pietre. Il cuore galoppa dentro il petto.

Non c'è tempo! S'affanna, ma quando le dita penetrano appena il suolo, il tocco morbido e freddo della terra lo fa rinsavire. Le sfila subito e resta sospeso a osservarsi le mani. Poi, con calma, rimette tutto al suo posto, esattamente com'era. 

Quanta cura ha avuto papà a sistemarti qui. Si rimette in piedi e osserva la tetra campagna intorno. La presenza di Kim lo rassicura, trasforma le tenebre in un luogo discreto e taciturno.

Adesso stai correndo, lo so! Posso vederti!
Ti sei fermato! 
Cos'hai visto? Cosa stai puntando?
Sguardo attento, intelligente. Coda all'insù.
Cosa!? Mi hai visto?
No, non sto piangendo!
Non so come piangere, io!
Kim! Vieni qua!


Finge di non sentire, come sempre. Ma non lo richiamerà, non stavolta.

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@@pausafluente Il commento non è valido per la pubblicazione di un brano poiché poco approfondito.

Ti consiglio di seguire lo schema proposto nel regolamento per prendere familiarità con il giusto modus operandi, per poi trovarne uno tutto tuo. Oppure di osservare i commenti degli utenti più "anziani" o dello Staff.

 

Chiudo; quando avrai un commento valido, contatta pure uno membro dello Staff, che provvederà a riaprirlo :) 

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@@pausafluente

Ti lascio le mie considerazioni.

La trama del racconto mi ha colpito poco perché non aggiunge molto al mio immaginario da lettore. La perdita di un animale è un lutto per il padrone alla stregua di un parente caro, se non maggiore. Nelle tue parole il senso di dolore è sì presente ma non nella misura che mi sarei aspettato. 

Quello che si percepisce maggiormente, e devo riconoscertelo, è il senso di disagio e di inadeguatezza del protagonista. Il concetto del "la mia vita non è più la stessa" arriva bene al lettore, però la trama è debole. Questa vicenda non basta per descrivere il legame tra i due. Avresti potuto inserire qualche aneddoto in modo da mettere più in risalto quello che ora il protagonista non ha più. 

 

Da apprezzare il fatto che i gesti del protagonista, mossi dal dolore, paiano come gesti superflui ( così mi è parso), inutili, come se ci si perdesse in azioni che hanno ormai poca importanza. 

 

Lo stile non è male. Non si fatica a procedere. Refusi non ne ho trovati, ma non sono bravo a scovare questo genere di cose perché ne faccio tanti anche io. 

In conclusione ti ripeto quello già accennato. 

Se fosse un esercizio di stile, a parte qualche modifica che avrei apportato per gusti personali, credo possa andare. 

Se invece fosse un racconto vero e proprio ti direi che per i miei gusti manca di spessore e concretezza.

 

A rileggerti. 

 

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On 7/9/2017 at 12:37, @pausafluente ha detto:

finché il dolore alle mani non lo desta

Aggiungerei "almeno" davanti alla frase.

 

On 7/9/2017 at 12:37, @pausafluente ha detto:

E questo non riusciva a passargli.

Funzionerebbe di più "Non riusciva a perdonarselo".

 

On 7/9/2017 at 12:37, @pausafluente ha detto:

pronto alla battaglia del nuovo gioco

Cambierei con "pronto a gettarsi in un nuovo gioco", o magari una nuova avventura.

 

Difficile commentare un racconto che, da quel che intuisco, ha molto di autobiografico. Mi sono piaciuti gli stacchi fra i momenti puramente meccanici, con una punteggiatura molto frequente che dà l'idea di atti fatti in sequenza senza pensare, e quelli più intimi in cui il protagonista subisce l'assalto dell'angoscia. Diventa chiaro però solo alla fine che il viaggio in macchina è verso il luogo di sepoltura (all'inizio pensavo che Kim fosse solo scappato, ed il protagonista lo stesse cercando), bisognerebbe trovare il modo di farlo capire prima mantenendo comunque l'aura minimale del racconto. Il minimalismo del racconto è un po' a corrente alternata, non saprei dirti esattamente in che modo ma sarebbe bello dargli uno stile più unitario (evitare di menzionare tumulo e lastra sepolcrale ad esempio, lasciando intuire al lettore cosa sono senza dichiararlo espressamente)  Efficace il modo in cui delinei la difficoltà ad esternare i sentimenti del protagonista, una delle cose più empatiche del racconto.

 

Spero di essere stato utile :-)

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Si "sente" qualcosa, il testo "buca" la pagina e "arriva" (a me, perlomeno, è arrivato), ma è immerso in una scrittura, e in una narrazione, un po' disattente. Non dappertutto – altrimenti non sarebbe possibile alcuna qualità – ma, a tratti, la scrittura si "adagia".

Da qualche parte, ho detto che il dizionario dello scrittore è più piccolo, non più grande. Volevo (e voglio) significare che alla narrativa si addicono il linguaggio schietto, la semplicità. Ad esempio, "... E lui non era presente..." può essere reso efficacemente da "... E lui non c'era..." senza perdere un grammo di precisione.

In molti punti del testo, vi sono scelte lessicali come questa: non "sbagliate", ma "pigre": "... Glielo avevano comunicato..." invece che "... detto...". Si tratta di modi del dire che si accompagnano spesso a metafore gratuite: "... pronto alla battaglia del nuovo gioco..."? Questo lo attribuisco senz'altro alla fretta.

La scrittura è dieci per cento ispirazione, dieci per cento buone gambe (la precocità dell'abitudine al libro è importantissima) e, direi, ottanta per cento duro lavoro. Qui manca, appunto, il lavoro.

Modificato da gecosulmuro

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@Stefano Ficagna Ho volutamente svelato alla fine la meta del viaggio. Mentre, sui termini tumulo e lastra sepolcrale ti do ragione.

@gecosulmuro Contento che il testo ti sia arrivato, per me vale 10 già solo questo, ma concordo con te sul "lavoro" mancato.

 

Come dicevo, questo racconto nasce da una poesia, peraltro scritta di getto anch'essa... che vita frenetica! Ne avevo fatto anche una versione in seconda persona singolare presente, ma niente di che. Mi piacerebbe dedicare più tempo all'esercizio di scrittura.

 

Grazie a entrambi.

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