Vai al contenuto
  • Chi sta leggendo   0 utenti

    Nessun utente registrato visualizza questa pagina.

Sandro Bonera

Por una cabeza - Capitolo 4/Fine

Post raccomandati

I giorni che seguirono li ricordo come vissuti in una sorta di trance, ma nella mente avevo ben chiari tutti i passi da compiere per raggiungere l'obiettivo primario: la mia salvezza. Al mattino mi presentavo puntuale al lavoro, raccontai a Lino che ero caduto dalla bici, avevo battuto la gamba e zoppicavo un poco per quel motivo. Cercai di tranquillizzarlo, per la corsa di domenica nessun problema, era il cavallo che doveva trottare, non io. Il problema adesso stava nel trovare i soldi per puntare Lily Marlen. Per sicurezza avrei dovuto rastrellare almeno 1500 euro. Credevo che i bookmaker avrebbero quotato Lily intorno al 10 contro 1. Mi detti da fare. Incredibile come uno si sforzi per tenersi stretta la sua vita di merda. Vendetti due quadri a cui ero molto legato, ricordi di un passato ormai lontano; le questioni affettive erano un lusso che non potevo più permettermi. Convinsi Lino a prestarmi 300 euro. Non si fidava, però alla fine aprì il portafoglio: sapeva che non avevo un soldo, che tutto se n'era andato in quei giorni disgraziati di cui lui aveva visto il culmine. Non provavo vergogna né rimorso a raccontare balle, però, incredibilmente, mi tenni alla larga dalla roba. Non ne sentivo il bisogno, concentrato com'ero nell'assurdo progetto di salvarmi la pelle. E qui, in qualche modo, stava tutto il buono della faccenda: in sintesi, avevo ripreso contatto con la mia voglia di vivere. Telefonai a mia sorella, ha 5 anni più di me e mi vede ancora come il bimbo piccolo che aveva accudito dopo la morte della mamma. Non ci sentivamo da diversi mesi. Lei abitava a Bologna, dove sarei comunque dovuto andare per incastrare un altro pezzo del puzzle. Sapevo che Irene non nuotava nell'oro, tutt'altro. Si era separata dal marito l'anno precedente, viveva sola con due figli piccoli. Però aveva un lavoro fisso, nella segreteria dell'università. Fu una telefonata lunga e difficile, "perché non sei mai venuto a trovarmi? Sai in che situazione mi trovo, neppure al funerale del papà sei venuto, con la scusa di quel lavoro assurdo che fai". La commossi, "sai che ti ho sempre voluto bene", ed era pure vero, "sono in una situazione assurda, non posso spiegarti ma ho bisogno di tutto quello che puoi darmi". Alla fine s'impegnò per 800 euro. L'indomani, dopo il lavoro, partii per Bologna. Per prima cosa mi precipitai all'ippodromo, dove avevo appuntamento con Bernardo, un tipo che conoscevo dai tempi in cui lavoravo da Pistelli. Ufficialmente Bernardo commerciava integratori, sottobanco vendeva farmaci proibiti. Comprai due fiale di beta alassine, un composto che ritardava la formazione di acido lattico nella muscolatura. Avrei dato a Lily Marlen lo sprint necessario per quei 200 metri finali che lei soffriva tanto e che non le avevano ancora permesso di vincere una corsa. Mi liberai alla svelta di mia sorella, lasciandola con dubbi pesanti "quanto sei agitato, non è che hai ricominciato con quella robaccia?"

La domenica mattina trovai il tempo per fare il giro delle agenzie di scommesse cittadine. Piazzando 100 euro di qua, 200 da un'altra parte, puntai in tutto 900 euro alla quota fissa di 13 a 1, totale 11.700, perfetto. Gli scommettitori non credevano in Lily, tanto meno in me. Come dar loro torto? Il pomeriggio, verso le 16, entrai di soppiatto nel box di Lily e le feci l'iniezione di beta alassine. Alle 16.20, insieme a Lino, cominciammo a vestirla. In silenzio stringemmo il sottopancia, controllai con attenzione la briglia e le guide, le infilai i tappi nelle orecchie. Era tranquilla. Dopo 10 minuti la facemmo uscire dal box, Lino portò il sulky e i numeri di gara. La corsa della mia vita, per la mia vita, era in programma alle 16,40.  Eravamo pronti. Dall'altoparlante una voce annunciò: cavalli in pista, cavalli in pista. Presi in mano le guide e il frustino, e ruotando le gambe sopra la stanga mi sistemai sul rotabile. Lino mi guardò:
- si va?
- sì, andiamo
Con Lino al fianco, Lily, a testa bassa, si avviò al passo verso l'ingresso della pista.
Entrai e la misi alla rovescia, cioè in senso contrario a quello di corsa, per gli usuali 5 minuti di riscaldamento. Dall'imboccatura e giù per le guide mi arrivava nelle mani tutta la forza e la voglia di correre della cavalla. Anche senza il richiamo del freno, che non avevo ancora agganciato, la testa di Lily si era rialzata, con un gesto di esuberante vanità. In quel momento avvertii un'onda di lucidità invadere tutto il mio corpo, dalle dita dei piedi alla punta dei capelli. Tutti i miei dubbi, le mie domande sul senso delle cose parevano avere trovato una risposta, o non avevano bisogno di una risposta. Il fruscio delle ruote sulla sabbia, il ritmico tunf tunf degli zoccoli che martellavano la pista, il gesto vanitoso di Lily.  Era la mia vita, e mi piaceva. Non dovevo, non potevo perderla proprio adesso. Lo starter ci chiamò alla partenza, Lino aspettava vicino alla macchina, ci affiancò, agganciò il freno.
- come ti sembra?
- bellissima, sembra che abbia una gran voglia di andare, mi pare che tiri più del solito.
- e allora cerca di tenerla tranquilla in partenza, se la senti troppo ardente. Non farle vedere il frustino fino in retta d'arrivo. In bocca al lupo.
Misi Lily al suo posto dietro l'ala dell'autostart, la macchina accelerò gradualmente fino al punto di stacco. In cento metri dal via superammo facilmente i due cavalli che partivano all'interno e Lily sfilò al comando. Cercai subito di rallentare, per impostare un ritmo adeguato alle nostre possibilità. Appena finita la prima curva si presentò veloce su di noi il numero 6, un grande cavallo nero che sembrava uscito da un affresco rinascimentale. In una frazione di secondo dovevo decidere la tattica: lo tengo e rischio di arrivare al finale con poche energie o lo faccio passare per giocarmi tutte le carte allo sprint? Ripresi in mano Lily e feci sfilare in testa il cavallo all'esterno. Lui tenne un bel ritmo, nessuno degli altri sembrava farsi avanti minaccioso. Sull'ultima curva ormai era chiaro che la vittoria ce la saremo giocata noi due. Aspettai l'ingresso della retta d'arrivo per spostare sul cavallo di testa. Nello stesso momento tirai la cordicella alle cui estremità erano fissati i tappi nelle orecchie di Lily: lei d'improvviso sentì l'urlo del mio richiamo, il rumore della corsa, le grida del pubblico. Sapeva di dover dare l'ultimo sforzo. Quando vide lo spazio Lily affiancò il cavallo alla sua sinistra, eravamo indietro ancora due metri. A 100 metri dal palo stavamo sempre lì, senza andare né avanti né indietro. Presi le guide nella mano sinistra e con la destra detti a Lily la prima frustata. Lei, piena di rabbia, tirò indietro le orecchie e abbassò la testa nello slancio. Ai 50 eravamo completamente alla pari, io continuavo a mulinare la frusta sulla povera Lily. Piangevo. Questi colpi sono tutti per me, Lily, tutti per me, perdonami bella mia. Passammo primi sul palo d'arrivo, per una testa. Por una cabeza, come cantava Carlos Gardel.
Pochi metri dopo il traguardo non sentii più nelle mani l'imboccatura. Come pioggia, gocce di liquido caldo mi schizzarono il viso. La cavalla si fermò, tremava, scossa da un brivido. Scesi dal sulky e mi piazzai davanti a lei: dalle narici di Lily getti di sangue sibilanti, misti all'aria, bagnavano la casacca con i colori di scuderia. Poi si inginocchiò, davanti a me, il suo boia, e rotolò su un fianco, morta. Quando Lino, trafelato, ci raggiunse, stavo vomitando sulla sabbia della pista.
- Cristo, non la volevi perdere questa corsa di merda, che dici Gianni? Le ho contate tutte, sai? Dieci ne hai date, e cattive. Le hai schiantato il cuore.
- zitto Lino, zitto per favore.
Nelle orecchie sentivo risuonare, taglienti come il suo coltello, le parole di Ismail: "peggio di una bestia, sono un vero essere umano. E tu, pensa, sei peggio di me"

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Che dire. È un racconto davvero bello. L'unica cosa, ci ho messo un po' a capire che la corsa era vinta. Povera Lily, ora mi chiudo in me stessa a compiangere la sua morte ;(

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

@Sasa866 Grazie Sasa per l'apprezzamento e i suggerimenti dei quali farò tesoro. Circa i musulmani e il sangue, so soltanto che la macellazione (come per gli ebrei) deve avvenire per dissanguamento. Quindi il tuo rilievo è mooolto plausibile. Nel caso, però, Gianni è un animale vivo ;). Due parole sul racconto: non ho volutamente dato enfasi alla vittoria ma solo poche parole "Passammo primi sul palo d'arrivo, per una testa" che comunque ritenevo chiare. È una vittoria quella di Gianni? Certo ha salvato la pelle, ma riuscirà a riprendersi la vita? Un'ultima cosa, ma forse l'avrai capito: non mi pare di essere dotato di quel particolare tipo di fantasia che definirei visionaria, e cerco di scrivere cose su argomenti che conosco particolarmente bene. Ho lavorato nel mondo dei trottatori da corsa per una quindicina d'anni, la storia che hai letto potrebbe essere vera. Ora cercherò qualcosa di tuo. Un caro saluto Sandro

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

@Sandro Bonera Ciao.

Ho letto tutto il racconto e mi è piaciuto.

Ci sono il personaggio, l'ambientazione e la storia. Hanno una loro caratteristica. Insomma c'è personalità.

Con un paio di personaggi in più (ovviamente un donna), qualche flash back, un po' di dialogo ne verrebbe fuori un bel noir.

Fa un po' dejà vu, ma è inutile andare a cercare cose strane. Quando quelle che ci sono funzionano.

Per me è ok.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

mi ha ricordato il film non si uccidono così neanche i cavalli con Jane Fonda. Il racconto è molto bello. il conflitto è dato dal premere troppo sull'acceleratore della vita e il tema è la cavalla istinto. Avrei però disegnato un po' meglio il protagonista di modo che si capisse che stava facendo i conti con la sua forza istintuale che era così potente da portarlo alla rovina. un saluto

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
17 ore fa, Sandro Bonera ha detto:

@Sasa866 Grazie Sasa per l'apprezzamento e i suggerimenti dei quali farò tesoro. Circa i musulmani e il sangue, so soltanto che la macellazione (come per gli ebrei) deve avvenire per dissanguamento. Quindi il tuo rilievo è mooolto plausibile. Nel caso, però, Gianni è un animale vivo ;). Due parole sul racconto: non ho volutamente dato enfasi alla vittoria ma solo poche parole "Passammo primi sul palo d'arrivo, per una testa" che comunque ritenevo chiare. È una vittoria quella di Gianni? Certo ha salvato la pelle, ma riuscirà a riprendersi la vita? Un'ultima cosa, ma forse l'avrai capito: non mi pare di essere dotato di quel particolare tipo di fantasia che definirei visionaria, e cerco di scrivere cose su argomenti che conosco particolarmente bene. Ho lavorato nel mondo dei trottatori da corsa per una quindicina d'anni, la storia che hai letto potrebbe essere vera. Ora cercherò qualcosa di tuo. Un caro saluto Sandro

Sì, immaginavo che conosci bene quel mondo. E mi piace, attraverso i tuoi racconti traspare la tua passione. Comunque sì, i musulmani non mangiano sangue, va contro la loro religione. Ma diciamo che forse "il cattivo" della storia non è granché praticante ;)

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

@camparino grazie per la lettura e i suggerimenti. Non sei il primo che rileva il già visto (un amico ha trovato tutta la fase iniziale addirittura "scontata"), mi farebbe piacere che tu approfondissi il concetto, se ne hai voglia. Grazie ancora, un saluto, Sandro

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

@aleinad  Grazie anche a te Aleinad per le sensazioni. Hai percepito una cifra del racconto a cui non avevo pensato. Via via che cercavo di disegnare i tratti del protagonista mi veniva in mente uno che sta perdendo i pezzi e il rispetto di se stesso. Tra le possibili conseguenze, magari impreviste, "un delitto", che era poi il primo titolo che mi era venuto in mente per il racconto. Saluti, Sandro

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

@Sandro Bonera Ciao Sandro.

Personaggi e tema sono un classico del noir. Protagonista tormentato (alcolista o drogato, fa lo stesso). Cattivo cattivo (con manifestazioni aberranti. Ottimo). Amico, padre, datore di lavoro (fa lo stesso) partecipativo. Ambiente che si presta a suggestioni.

Il detective si sveglia sempre con il mal di testa e cupi pensieri.

Non devi avere paura degli stereotipi. "In stereotipo veritas" (cito il Camparino). Quando si deroga dal classico, si sbaglia sempre (è come nei vestiti). 

Il "già visto" si guarda sempre con piacere. Come un vecchio amico.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

@camparino Grande. In 4 righe hai sciorinato una serie di perle che avrebbe impegnato un corso di scrittura creativa per mesi...butto a caso, mai frequentato cose del genere. Mi piacerebbe conoscerti di persona, davvero. Seduti al bar davanti a due camparini (oltre te), e solo per cominciare. Ciao e grazie, Sandro

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Cavolo @Sandro Bonera fa-vo-lo-so.

Bellissimo, emozionante, impeccabile, veloce, carico di ogni ben di Dio. Mi inchino e non aggiungo altro se non: bravissimo, non hai assolutamente bisogno dell'incoraggiamento di nessuno. Tu sai quello che fai. Punto.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Crea un account o accedi per lasciare un commento

Devi essere un utente per inserire un commento.

Crea un account

Iscriviti per un nuovo account nella nostra community. È facile!

Registra un nuovo account

Accedi

Sei già registrato? Accedi qui.

Accedi Ora

×