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Ariengie

Anche se ho paura - Capitolo 2

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Katheryn

<<Hope there’s someone

Who’ll set my heart free

Nice to hold when I’m tired

There’s a ghost on the horizon

When I go to bed

How can I fall asleep at night?

How will I rest my head?>>

Hope there’s someone – Antony and The Johnsons

 

Oggi c'è l'assegnazione dei ruoli. Sono emozionata: presto avrò un personaggio da interpretare, emozioni da sentire. Potrò essere una persona diversa, anche solo per poche ora al giorno, ma potrò esserlo.

L'insegnante stabilisce le coppie, il mio nuovo collega si chiama Luke, è carino. Sembra un bambolotto nella sua polo beige ben stirata e con quell’acconciatura perfetta.

<<Ascoltate ragazzi: io non vi conosco, ma immagino che voi conosciate me. Se la mia reputazione mi precede, sono sicura che sappiate che sono esigente. Molto esigente.

Nel mio corso non sono ammessi fannulloni, non sono ammessi i "non sono capace" e i "questo ruolo non è adatto a me". Voi sarete chiunque io decida che voi dobbiate essere.

Oggi partiamo con calma, ogni coppia dovrà interpretare una diversa tipologia di relazione. Non mi interessa se siete dei verginelli o dei playboy. Non mi interessa se siete fidanzati o single.

Ciò che mi interessa è che voi mi facciate vedere qualcosa di voi, della vostra anima. Siamo pronti?>>

Cazzo. Ero già terrorizzata dopo le prime parole della mia insegnante, ma adesso sono letteralmente pietrificata.

Le relazioni non sono esattamente il mio forte e, se è per questo, neanche il far vedere la mia anima è qualcosa in cui sono particolarmente brava.

Tutti attorno a me sorridono o ridacchiano, in fin dei conti a ventiquattro anni si dovrebbe essere dei conoscitori esperti delle relazioni di coppia. Evidentemente sono io l'unica eccezione. Di nuovo.

Annie, coordinatrice del corso, nonché nostra insegnante, si avvicina ad ogni coppia assegnando loro una parte da interpretare. Non riesco a sentire cosa dice ad ognuno e non posso far altro che aspettare il mio turno, sperando di non andare nel panico.

<<Eccoci qui...>> Abbassa gli occhi sul registro che tiene in mano, scorrendo con l’indice la breve lista di nomi. <<Luke Grimes e, vediamo, eccola qui: Katheryn Lane. Oggi voglio che voi mi mostriate la rabbia e la paura>>.

Fa per andarsene, ma la fermo:

<<Mi scusi, ma che significa?>>

Si volta nella mia direzione e con fare scocciato abbassa gli occhiali fino alla punta del naso, squadrandomi da capo a piedi.

<<Se ha bisogno di sapere che significa mostrarmi un'emozione, forse questo non è il posto adatto a lei, signorina Lane>> e, così dicendo, mi liquida con un cenno della mano. 

~

<<Katheryn, smettila! Non ti sopporto più, maledizione, cresci! Sei solo una bambina viziata.>>

Luke mi urla in faccia e devo dire che interpreta il suo ruolo alla perfezione. Ha le vene del collo ingrossate, il viso arrossato e lo sguardo pieno d'odio.

E pensare che all'inizio lo trovavo un dolce bambolotto... Ed è proprio questo pensiero a farmi sprofondare nel buio dei miei ricordi.

Respiro sempre più affannosamente, il brusio delle voci attorno a me diventa sempre più ovattato...sempre più irraggiungibile, mentre la stanza comincia a girare.

 

16 mesi prima...

 

Nella cittadina di Homestead regna sempre la quiete, solo una casa all'angolo della 15esima strada è conosciuta come l'abitazione delle urla.

Nessuno conosce la donna che, quasi ogni giorno, emette grida strazianti, capaci di fendere anche il cuore più gelido. Nessuno ha mai visto il suo viso e nessuna ha mai udito la sua voce serena, libera dalle corde del terrore.

Anche oggi Thomas è furioso, cammina avanti e indietro nella stanza, come un leone in gabbia, e Katheryn potrebbe giurare di vedere del fumo uscire dalle sue narici.

È buffo come ogni volta si concentri sui pensieri più disparati; oggi sostituisce l'immagine del suo predatore con quella di un personaggio dei cartoni animati, ieri canticchiava tra sè la canzoncina della sua prima recita, ma ogni giorno è sempre meno capace di trovare qualcosa a cui agganciarsi al di fuori della realtà, la sua realtà.

Dicono che quando la realtà diventa troppo tormentata, troppo difficile da sopportare, le persone si chiudano in sé stesse, rintanandosi in un mondo da loro appositamente creato, privo di inganni e punizioni, libero da sfide da superare, doveri da assolvere, aspettative da realizzare. Ed è questo che, ogni giorno, Katheryn si ostina a fare.

Il suo dovere principale? Non far arrabbiare Thomas. L'aspettativa fondamentale? Che non faccia arrabbiare Thomas.

Katheryn è seduta a gambe incociate sul letto disfatto, si contorce le dita e, con gli occhi bassi, aspetta di vedere la belva feroce scattare. Non è una novità, anche oggi ha chiesto a Thomas di poter uscire, desidera così tanto iscriversi ad un corso di teatro, ma per lui il solo pensiero che altri uomini possano guardare e desiderare ciò che è suo gli fa perdere la ragione.

E pensare che Katheryn credeva fosse amore... C'era stato un momento, molto tempo prima, in cui era sicura di averlo trovato, l'amore; avrebbe coronato tutti i suoi sogni: una carriera appagante, un amore vero e una casa accogliente. Non c'è voluto molto prima che andasse tutto in frantumi, sogno dopo sogno.

<<Sei una puttana! Che bisogno hai di uscire di casa quando qui hai me?!>> Katheryn non risponde, tiene gli occhi bassi e la bocca chiusa, sa bene che - in questo momento - qualunque cosa dicesse sarebbe quella sbagliata.

Ma, anche questa volta, Thomas non è dello stesso avviso. Si scaglia contro di lei: la belva è finalmente libera. Di nuovo, mentre una Katheryn sdraiata supina rimane schiacciata dal peso di quello che, un tempo, credeva il suo vero amore, l'unica cosa a cui riesce a pensare è che avrà nuovi lividi da coprire.

 

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