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Daniele Carretta

La Casa Editrice che vorrei...

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Salve a tutti Sognatori!

Vorrei proporre a tutti un questito: come dev'essere la casa editrice ideale.

Ora, ci tengo a sottolineare che non voglio essere né ironico, né provocatorio. La mia domanda nasce da un'idea tanto banale che mi viene il dubbio che tutti quanti, almeno una volta, ci abbiamo pensato... Quante volte capita di lamentarsi di questo o quell'aspetto di una CE. Questi pubblicano a pagamento e sono da evitare, questi hanno tempi biblici di risposta, quegli altri pubblicano con qualità di stampa imbarazzente... e così via. Riempite pure i puntini come meglio credete.

A volte capita che si legga di gente che critica i grandi editori perché son troppo elitari e puntano subito su nomi di successo sicuro o dalla facile vendita, di contro i piccoli hanno spesso magari distribuzioni minime o magari scarse attività promozionali.

Quindi, a livello teorico, la Casa Editrice Ideale, come dovrebbe essere? Quali sono secondo voi le sue caratteristiche fondamentali?

E non voglio fermarmi qui! Provando anche a metterci nei panni di questo ipotetico editore ideale, ciò che proponiamo sarebbe fattibile in termini concreti?

Sarebbe facile dire: voglio un editore con una distribuzione internazionale illimitata, con copertura mediatica a 360°, senza costi, con contratti miliardari e chi più ne ha più ne metta...

Ma questa CE come potrebbe proporsi? Con concorsi? Con premi?

Dovrebbe nascere già legata ad un genere o scegliere in funzione degli autori che aggiunge alla propria scuderia?

È un mucchio di carne al fuoco, lo so... però può essere un esercizio interessante.

E poi chissà, magari potremmo dare l'ispirazione a qualcuno.

 

Un saluto a tutti!

Keep Dreaming

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1) Free

2) disponibile al confronto

3) disponibile a fornire supporto pubblicitario all'autore

4) leale e onesta

5) spacializzata e non generica

6) Capace di diffondere l'opera nelle librerie e on line

7) E' indifferente la selezione. Se deve avvenire attraverso concorsi, basta che siano improntati su una valutazione oggettiva da parte di persone competenti. (per intenderci lontana dai modelli di concorsi del tipo "Ioscrittore")

8) emergente e che abbia voglia di intraprendere un percorso di crescita con l'autore/gli autori su cui ha deciso di puntare

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Ospite Andrea.Dee

1. Free

2. Distribuita a livello nazionale, poi che ci siano librerie o meno che si tengono in casa il tuo libro poco importa. Basta che uno possa dire "Vai in una Feltrinelli e compratelo"

3. Che effettui un editing vero.

4. Che partecipi alle fiere e comunque faccia qualcosa. Una casa editrice che non fa niente anche se non ti fa pagare è una tipografia con l'aggiunta che ti edita e stampa.

5. Distribuita anche online e con rifornimento tempestivo.

 

A parte l'editing a cui ho dovuto partecipare, tutte queste cose le ho trovate nella mia attuale casa editrice che non è già più microeditoria. Infatti non so neanche se provare a spedire il terzo libro a una big, alla fine mi sono trovato bene e io non scrivo opere immortali.

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1. Free

2. Distribuzione nazionale e online

3. Che effettui editing e non una semplice correzione bozze

4. Che produca un buon prodotto in termini di immagine di copertina e qualità della carta

5. Che partecipi a fiere

6. Che aiuti l'autore nella promozione tramite organizzazione di eventi e contatti con blog o testate giornalistiche

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On 09/02/2017 at 08:43, Giuseppe Milisenda ha detto:

6) Capace di diffondere l'opera nelle librerie e on line

 

22 ore fa, Andrea.Dee ha detto:

Basta che uno possa dire "Vai in una Feltrinelli e compratelo"

D'accordo su tutto, discorso diverso per le librerie, comprese quelle di catena, perché quasi sempre non dipende dalla CE ma dalle librerie che prendono solo prodotti "sicuri" e/o da CE molto conosciute. Poi ci sono i commessi delle grandi catene che, non essendo troppo gratificati, spesso non trovano/cercano il prodotto chiesto dal cliente...

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Proporrei un nuovo argomento. Anzi lo faccio subito.

A noi "scrittori" potrebbe interessare molto sapere: 

"Quale sarebbe lo scrittore esordiente o emergente preferito dagli editori e dalle agenzie editoriali?"

(Genere preferito e modo di scrivere, disponibilità a pubblicizzarsi e a fare presentazioni, a partecipare a fiere, manifestazioni e concorsi, rapporti con l'editor...)

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Ospite Andrea.Dee

@Spartako personalmente quando sono dovuto andare a ordinare delle copie in una Feltrinelli, mi hanno trovato e ordinato. E so che Libro co ha delle mie copie. Che poi esistano le librerie disoneste lo so, una mi disse addirittura che la mia casa editrice non c'era a catalogo.

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@Fraudolente il genere dipende in larga misura dalle richieste del mercato, il fantasy ad esempio è in forte calo, ma avrà sempre una sua nicchia. Per quanto ne so, al momento (da qualche anno) vanno molto le storie "vere" possibilmente legate alla denuncia sociale, meglio se si tratta di storie di donne. Tuttavia come detto per il fantasy, ogni genere ha sempre una sua nicchia, per cui troverò sempre nuovi libri gialli/thriller/spionaggio etc... 

Chiaramente occorre avere per le mani un buon prodotto, per ME un libro per definirsi buono deve avere poesia.

Un libro raccontato con poesia può anche avere un ritmo lento o peccare di suspense... non ha importanza. L'importante è che  ti lasci un buon sapore in bocca e l'idea di aver letto qualcosa di bello.

Infine credo che ogni CE ami avere a che fare con un esordiente in grado di fare parte del lavoro con loro o da solo: parlo della promozione, della capacità di arrivare a quante più persone possibili, di creare interazioni non solo sui social ma anche per le varie piazze. Ad esempio un editore che si sente dire da un esordiente: ho contattato la libreria di ciccio-pasticcio a Milano, si dice contenta di ospitarci per un evento, potrei portare là almeno venti amici, mi fornite fascette, locandine e qualcuno che venga a presentarmi? Beh quale editore non sarebbe contento? 

Ecco ci vogliono autori PROATTIVI.
 

 

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3 ore fa, fiamma ha detto:

Ad esempio un editore che si sente dire da un esordiente: ho contattato la libreria di ciccio-pasticcio a Milano, si dice contenta di ospitarci per un evento, potrei portare là almeno venti amici, mi fornite fascette, locandine e qualcuno che venga a presentarmi? Beh quale editore non sarebbe contento? 

 

In linea teorica sì, ma non è sempre scontato, purtroppo. Nella mia esperienza (parlo di editori free quindi con tutto l'interesse a vendere i libri che pubblicano) ti dico che è molto difficile che un editore venga personalmente a presentarti (a meno che non sei della zona dello stesso). E fino a qui lo capisco: se un piccolo editore dovesse seguire tutti i suoi autori in giro per l'Italia nel giro di poco si trasformerebbe in un uccello migratore, con la differenza che al posto delle ali avrebbe un motore che per essere costantemente alimentato avrebbe bisogno di parecchio denaro. Personalmente non mi sono mai state fornite nemmeno fascette o locandine, ma confesso di non averle nemmeno chieste. Con l'ultimo editore mi è passata la voglia e a un certo punto ho smesso di fare presentazioni: solo per avere a disposizione i libri per l'evento diventava ogni volta un'agonia. In un caso sono dovuto andare a recuperarli personalmente in una libreria di fiducia (dove avevo presentato poco prima e sapevo che ne erano avanzati), chiedere se potevano 'prestarmeli' (ossia lasciarmeli in conto vendita) e portarmeli direttamente nel caffè letterario dove presentavo.

 

On 1/9/2017 at 15:39, Daniele Carretta ha detto:

Quindi, a livello teorico, la Casa Editrice Ideale, come dovrebbe essere?

Dovrebbe credere al 1000% nei libri che pubblica

 

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@Lapidus caspita mi spiace! Però tieni presente che la proattività serve soprattutt per l'autore, per farsi conoscere e non dipendere da editori più o meno "pigri".

Conosco autori che hanno fatto la presentazione nella biblioteca della loro città e si sono fatti presentare dal responsabile bibliotecario. Ne è venuto fuori un bel pomeriggio.

Quello che voglio dire è che l'editore può anche credere al 1000% in ciò che pubblica (e ci mancherebbe) ma la coperta è comunque sempre corta e se l'autore si dimostra proattivo il vantaggio è reciproco.

Poi per carità... il compito principe di un editore è di rendere disponibili i libri il prima possibile! Su questo non si discute...

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2 ore fa, fiamma ha detto:

Conosco autori che hanno fatto la presentazione nella biblioteca della loro città e si sono fatti presentare dal responsabile bibliotecario. Ne è venuto fuori un bel pomeriggio.

Non sempre gli editori gradiscono le presentazioni in biblioteca. Di solito il responsabile bibliotecario, ovvero il direttore, ti chiede un paio di libri da dare in prestito. Così va a finire che non si vende un bel nulla. In biblioteca i libri non si comprano... e l'editore, alla fine, si lamenta.

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Ci sono biblioteche con sale molto belle dove vengono allestiti anche dei corsi e sono ambienti ad hoc anche per queste occasioni. l'autore vendette credimi....

Ad ogni modo è un'idea come un'altra, il punto è che l'autore deve essere proattivo indipendentemente dalla CE con cui pubblica.

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21 ore fa, Fraudolente ha detto:

Proporrei un nuovo argomento. Anzi lo faccio subito.

A noi "scrittori" potrebbe interessare molto sapere: 

"Quale sarebbe lo scrittore esordiente o emergente preferito dagli editori e dalle agenzie editoriali?"

(Genere preferito e modo di scrivere, disponibilità a pubblicizzarsi e a fare presentazioni, a partecipare a fiere, manifestazioni e concorsi, rapporti con l'editor...)

 

Secondo me questo argomento parte da un presupposto sbagliato.

Mi spiego: un conto è ipotizzare su come vorremmo fosse l'editoria, cioé su cosa cerchiamo/ci aspettiamo di trovare quando abbiamo a che fare con un editore; ben diverso è il discorso inverso, almeno proprio perché siamo "scittori".

Anche se sapessi chi è lo scrittore ideale (che secondo me è semplicemente quello che vende, punto. Motivo per cui gli esordienti fanno tanta fatica) io non scrivo in funzione di quello che gli altri si aspettano da me. Scrivo ciò che è nelle mie corde, ciò che mi ispira, ciò che mi appassiona. Scrivo le storie che ho dentro e che vogliono che io le lasci libere.

Anzi, le volte in cui cerco di forzare la mia storia per condurla dove "penso" sarebbe meglio farla andare, se questo è in contrasto con come "sento" quella stessa storia, finisco sempre per arenarmi. Nel senso: se uno è un autore comico non può convertirsi all'horror solo perché è più spendibile. È contro il senso stesso di ciò che siamo.

Proprio perché non siamo professionisti, per noi esordienti scirvere non è un lavoro. È un sogno ed una passione e sono due cose che non possono essere costrette su binari. Se perdessimo questo perderemmo l'unica cosa (forse) che può darci la possibilità di farci notare e cambiare le carte in tavola.

Non so se mi sono spiegato bene...

 

Per il resto comunq

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Mi è partito il messaggio prima di finire... :waaa:

 

In ogni caso volevo aggiungere (per finire di rispondere a @Fraudolente ) logicamente immagino che maggiore sia la disponibilità dell'autore a partecipare ad eventi/manifestazioni e maggiormente egli sia attivo su social ecc... sia solo che ben accetto da parte di un editore. E per quanto riguarda il genere, in italia abbiamo il grossissimo difetto di considerare tutto quello che è narrativa di genere come se fosse di serie B, quindi la narrativa generale credo che si piazzi un gradino sopra le altre... ma anche qui dipende dall'editore. Se da una parte uno preferisce il rosa, un altro preferirà il giallo, l'horror o il fantasy... quindi di nuovo non credo che sia un argomento produttivo, almeno per noi.

 

Sulla CE, invece, io vorrei aggiungere come la partecipazione dell'editore sia assolutamente indispensabile.

Per esperienza personale, essere pubblicati e poi abbandonati è peggio che rimanere nel purgatorio degli inediti.

In sostanza anche l'editore deve decisamente essere attivo se no è un "print on demand"

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11 minuti fa, Daniele Carretta ha detto:

Proprio perché non siamo professionisti, per noi esordienti scirvere non è un lavoro. È un sogno ed una passione e sono due cose che non possono essere costrette su binari. Se perdessimo questo perderemmo l'unica cosa (forse) che può darci la possibilità di farci notare e cambiare le carte in tavola.

Non so se mi sono spiegato bene...

 

Benissimo! Tutto vero. Ma...

Quindi potremmo affermare che trasformare il sogno e la passione in un lavoro vero e proprio è un pensiero che non ci è mai passato per la testa?

Io ho iniziato per sbaglio, dopo una ricerca genealogica. Mi sono accorto che la storia che avevo scoperto avrebbe potuto essere raccontata. Non ho fatto prima indagini di mercato, ma ho semplicemente scritto quello che mi andava di scrivere.

Non funziona così il mercato editoriale. Se vuoi fare lo scrittore, non per diletto ma per lavoro, devi sapere quali sono le richieste degli ipotetici acquirenti dei tuoi libri. Se vuoi avere qualche speranza di emergere... Altrimenti, ma non c'è nulla di male, rimarrai soltanto uno che scrive solo per passione.  A parte rare eccezioni.

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14 ore fa, lapidus ha detto:

è molto difficile che un editore venga personalmente a presentarti

Sarebbe anche quasi inutile che venisse l'editore stesso. è più interessante un relatore che abbia un "certo peso", che sia "consono" al libro. Diverso il discorso dell'appoggio logistico dell'editore di cui non capisco proprio la latitanza...

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11 ore fa, Fraudolente ha detto:

Non sempre gli editori gradiscono le presentazioni in biblioteca. Di solito il responsabile bibliotecario, ovvero il direttore, ti chiede un paio di libri da dare in prestito. Così va a finire che non si vende un bel nulla. In biblioteca i libri non si comprano...

Direi che, come sempre, non si può generalizzare... chi ha detto che in biblioteca non si vende, forse dipende dai libri, un saggio probabilmente sì. Per mia esperienza nelle biblioteche l'abbiamo sempre venduta.

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2 ore fa, Spartako ha detto:

Sarebbe anche quasi inutile che venisse l'editore stesso

Quando si fanno le presentazioni, soprattutto le prime, la maggior parte del pubblico è composta da parenti e amici. Se non c'è di mezzo una libreria ma, ad esempio, siamo in un caffè letterario o in una biblioteca, l'editore, se presente all'evento,  può tranquillamente vendere, e senza alcun imbarazzo. L'autore, invece...

Se poi l'editore latita e lo scrittore ad alcuni regala, gli altri regolarmente finiscono per rimanerci male: come, lui sì e noi no?

Insomma: lo scrittore scrive, presenta e firma, mentre l'editore e/o il libraio vendono. 

Non abbandonate da solo l'autore... e a ognuno il suo mestiere.

 

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Ospite Andrea.Dee
59 minuti fa, Fraudolente ha detto:

Quando si fanno le presentazioni, soprattutto le prime, la maggior parte del pubblico è composta da parenti e amici. Se non c'è di mezzo una libreria ma, ad esempio, siamo in un caffè letterario o in una biblioteca, l'editore, se presente all'evento,  può tranquillamente vendere, e senza alcun imbarazzo. L'autore, invece...

Se poi l'editore latita e lo scrittore ad alcuni regala, gli altri regolarmente finiscono per rimanerci male: come, lui sì e noi no?

Insomma: lo scrittore scrive, presenta e firma, mentre l'editore e/o il libraio vendono. 

Non abbandonate da solo l'autore... e a ognuno il suo mestiere.

 

Ecco, appunto. Ci sono autori che non fanno niente ma anche autori che cercando di farsi in quattro dal vivo però vendono al solito giro che gli ha comprato anche il libro precedente, più qualche nuovo adepto. Io ho svolto un reading con musicisti che suonano davvero (non l'accompagnamento con la chitarra) e un attore che recitava. Ho venduto a chi mi conosceva. E anche le altre copie arrivate dalla CE sono andate via nei giorni successivi a chi mi conosceva. Per mia fortuna la mia CE vedo che lavora tra fiere, librerie che hanno il mio titolo e Amazon che viene rifornita, ma se dipendesse da me tra dieci anni ho i soliti trenta fan più trenta nuovi.

Il problema della piccola editoria è che ti stampa e poi pensa "buono, il mio lavoro l'ho fatto, adesso lavora tu", però questo è quasi un tacito accordo. Quando uno pubblica il primo libro sembra che debba cascare il mondo quando in realtà c'è semplicemente un piccolo editore che da qualche parte in Italia ha cento tue copie in magazzino.

Modificato da Andrea.Dee

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1 ora fa, Fraudolente ha detto:

Non abbandonate da solo l'autore... e a ognuno il suo mestiere.

Ah, appunto, a ciascuno il suo mestiere... secondo te l'editore dovrebbe vendere personalmente i libri? Non farei mai vendere materialmente i libri al mio editore.

In questi casi bisogna prevedere una terza persona che se ne occupa che in alcuni casi può essere (se si hanno già rapporti) qualcuno della stessa biblioteca.

57 minuti fa, Andrea.Dee ha detto:

Il problema della piccola editoria è che ti stampa e poi pensa "buono, il mio lavoro l'ho fatto, adesso lavora tu",

Ma con chi avete avuto a che fare? Lavoriamo solo per far guadagnere i tipografi?

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4 minuti fa, Spartako ha detto:
2 ore fa, Fraudolente ha detto:

Non abbandonate da solo l'autore... e a ognuno il suo mestiere.

Ah, appunto, a ciascuno il suo mestiere... secondo te l'editore dovrebbe vendere personalmente i libri? Non farei mai vendere materialmente i libri al mio editore

Beh, l'autore scrive, ma non fa l'imprenditore. Non dico che vorrei che il mio editore si occupasse di persona di vendere i miei libri...  Però trovo imbarazzante chiedere soldi a parenti e amici alle presentazioni. Capisco, tuttavia, che passare attraverso una libreria comporti un costo aggiuntivo rilevante per una piccola CE.

Sto parlando della mia esperienza. Preferisco le presentazioni in libreria.

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9 minuti fa, Fraudolente ha detto:

Però trovo imbarazzante chiedere soldi a parenti e amici alle presentazioni

Infatti non ho detto che lo deve fare l'autore: va prevista (da parte dell'editore se l'ha organizzata lui) una terza persona.

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46 minuti fa, Spartako ha detto:

Infatti non ho detto che lo deve fare l'autore: va prevista (da parte dell'editore se l'ha organizzata lui) una terza persona

(y)

Rileggendo @Spartako, dal suo esordio nel forum a oggi, mi sono reso conto che, magari talvolta in tono un po' burbero, scrive cose giuste. 

Insomma, lo sto rivalutando. Anche gli scribacchini di poco conto come me, infatti, valutano gli editori... Scusate l'OT.

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Lo so, dico una banalità, però è quello che vorrei io da una casa editrice. Comunione d'intenti e chiarezza da subito.

Se il mio libro viene scelto e io  mi ritengo soddisfatta dalla pubblicazione non a pagamento e da una discreta diffusione, se faccio presente che non sono un animale da presentazioni e "mi accontento" unicamente del lavoro della ce, con tutti i limiti che comporta il non darmi da fare in prima persona, poi non posso lamentarmi se ho venduto 100 invece di 1000. Tutto qui. Forse quello che da fastidio a molti è il sapere che il darsi da fare in prima persona da parte degli autori è condizione non auspicabile ma perentoria di varie ce.

Ma se si chiarisce tutto prima non vedo dove sia il problema (oltre a vendere pochino). Rispetto.

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Ospite masterofnumbers

Secondo me ragazzi siete sempre un po' troppo pretenziosi. Rigorosamente "free" e dare tanti servizi. Eco vi riderebbe in faccia :asd:

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La casa editrice che vorrei. Non sono mai stato un amante dei social, non ho un blog, non appartengo a circoli culturali o gruppi vari. Sono già praticamente fregato. Non conosco giornalisti, blogger o personaggi che potrebbero affiancarmi in una presentazione. Ho un mio lavoro, scrivo per diletto e non ho neppure il sabato disponibile per gironzolare e fare presentazioni. Scrivo gialli e trarre spunti e argomentazioni di spessore da utilizzare nelle presentazioni lo trovo molto difficile. La CE che vorrei? Una che, ricevendo tutta la mia disponibilità a livello di tempo e immagine, mi supportasse aggiungendo di suo tutto quello che a me manca. Contatti, una piccola base di lettori fidelizzati, e in special modo credibilità. Credo che sarebbe molto utile partecipare per un esordiente con una presentazione a margine dei saloni, farsi "sponsorizzare" da un autore già semi-noto, mettersi in gioco concorrendo nei premi vari del genere trattato, e perché no, condividere il rischio di impresa con 200 copie affidate all'autore a un prezzo molto conveniente da lasciare in conto vendita in una trentina di librerie amiche della CE nella zona. Resta il fatto che sono convinto che il connubio esordiente-piccola CE produca alla fine un risultato che non vada oltre la gratifica personale.

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On lunedì 4 settembre 2017 at 09:42, Daniele Carretta ha detto:

 

Per esperienza personale, essere pubblicati e poi abbandonati è peggio che rimanere nel purgatorio degli inediti.

 

Per esperienza personale preferirei avere una casa editrice che mi abbandoni piuttosto che una addirittura che mi ostacoli! Ho ricevuto la documentazione di una persona che aveva prenotato una copia del libro alla Feltrinelli e l'hanno chiamato per restituirgli l'anticipo che aveva versato essendo trascorso ormai tanto tempo!

Mi sta venendo voglia di scrivere un libro sulla mia esperienza personale...

Allucinante... non ho parole.

E la cosa peggiore è che nel purgatorio degli inediti avevo ricevuto tante proposte... io ora mi trovo nel purgatorio degli già editi, che è peggio!

In questo momento la mia risposta all'autore di questa discussione è: "La casa editrice che vorrei è una qualsiasi che non sia la mia!"

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