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Mephid

Scrivere "di genere" e non essere preso sul serio

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@heightbox Beh la parola che state cercando è Nerd. Quelli che amano sia i grandi classici, ma sanno a memoria il Silmarillion. Grazie a loro nel mondo la letteratura di genere ha superato da tempo, come diffusione e incassi, i classici e gli impegnati. 

 

Che poi impegnati. E' tutta una manfrina per darsi un tono da parte di chi li legge. Non è che Tolstoj un giorno s'è svegliato e ha detto "oggi scrivo libri impegnati"... lui scriveva e venivano fuori così. Non c'era premeditazione dietro. Stesso discorso vale per i classici italiani. Sono così per natura, non per scelta. 

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@heightbox come dicevo sopra (anche se nessuno se ne è accorto:asd:) non c'è nulla di male nell'intrattenimento, io stesso, che sono appassionato di letteratura (tra pochi giorni inizierò a frequentare i corsi di lettere moderne all'università), possiedo parecchi volumi di fantasy. Ma è naturale che la letteratura impegnata, che voglia dare un messaggio sociale, politico, morale, o che voglia cercare una qualche verità, abbia maggiore valore, sia molto più istruttivo e porti ad una crescita personale maggiore che i libri che invece di istruire mirano solo ad intrattenere.

In particolare, più che i libri impegnati nel sociale o in politica io apprezzo quelli che cercano verità sull'esistenza, perché riguardano noi tutti allo stesso modo, ma qui è questione di gusti.

Ad ogni modo, la distinzione qui è tra intrattenimento e impegno, mentre il topic parla di letteratura di genere, non d'intrattenimento. Tornando all'argomento del topic, quindi, ribadisco che anche la letteratura di genere può essere impegnata e contenere messaggi e verità, ancora meglio veicolati dagli strumenti del genere in questione.

Mie personali osservazioni, buona giornata!

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@heightbox certo, non te li hanno trasmessi probabilmente perché non era nell'intenzione dell'autore, o al massimo perché tu non eri mentalmente predisposto ad accoglierli. Dico che un romanzo di genere può contenere dei messaggi, se l'autore vuole inserirli, non che tutti i romanzi di genere ne contengono.

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@heightbox vale a dire che la letteratura di genere non è meno valida del mainstream, assolutamente; piuttosto la letteratura d'intrattenimento è meno valida di quella impegnata, sempre senza nulla togliere all'intrattenimento, che è sacrosanto ma da solo non basta.

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15 minuti fa, Alberto E. Long ha detto:

@heightbox vale a dire che la letteratura di genere non è meno valida del mainstream, assolutamente; piuttosto la letteratura d'intrattenimento è meno valida di quella impegnata, sempre senza nulla togliere all'intrattenimento, che è sacrosanto ma da solo non basta.

Ma, Alberto, la narrativa di genere (preferisco chiamarla narrativa piuttosto che letteratura) è in gran parte, per non dire integralmente, narrativa di intrattenimento.  Sembra invece che tu abbia tre distinte "sezioni": la letteratura tout-court, la narrativa di genere e da ultimo quella di intrattenimento.  

Solo che io fra la seconda e la terza non trovo differenze: un giallo, un fantasy, un rosa... sono destinati a trattenere, non a veicolare messaggi esistenziali. Questo a prescindere dal fatto che siano scritti divinamente o in maniera pietosa.

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@heightbox  Va bene, ognuno si migliori la vita come può e vuole. "Memorie dal sottosuolo" è il libro di Dostoevskij di più agevole lettura, essendo scritto in forma di monologo colorito (e non presentando dunque la solita sfilza di nomi russi da memorizzare). "La morte di Ivan Il'ic" di Tolstoj è brevissimo e scorrevole e si legge in mezza giornata. Lo stesso "La morte a Venezia", pur essendo denso, può essere annoverato tra i racconti lunghi più che tra i romanzi. "Lolita" è molto brillante e strapieno di umorismo, si divora. "Gli indifferenti" è molto meno insormontabile di quanto sembri a prima vista. "I turbamenti del giovane Torless" è stupendo e richiede tempi abbastanza brevi di lettura. Gli altri sono un po' più impegnativi, è vero, sia nel contenuto che nella mole. 
Comunque, non è mia intenzione lottare contro i mulini a vento. Mi è stata fatta una richiesta ed io ho risposto proponendo quel che per me è oro. Se poi la sfida intellettuale non interessa, verrà ignorata. Io però, lo sforzo di leggere libri di genere per capire la differenza l'ho fatto. Il contrario non avviene quasi mai, più comodo bollare noi amanti della letteratura "alta" come snob e pesanti. Senza contare che noi quei libri non li leggiamo solo perché sono nei programmi scolastici/universitari, o per darci un tono, ma perché ci troviamo un autentico divertimento, unito a un grande significato che può cambiare la nostra vita.
Se la personalità di qualcuno è più stimolata da un certo tipo di libri e film, e magari lui trova la sua filosofia di vita in un fumetto o in un videogame, mi sta benissimo. E sebbene io sia d'accordo con chi chiama alcuni fenomeni paraletteratura (e sono stati scritti volumi sul perché), non mi metto a sparare a zero su tutto e tutti. Vivere una vita serena e appassionata e lasciarla vivere è più importante. Ma gradirei (e dico in generale, non mi sto lamentando di nessuno di voi) di non essere bollata io stessa come una secchiona senza fantasia. Non è vero che non c'è ricchezza e complessità in quello che chiamate mainstream e non mi interessa se qualche autorucolo o ghostwriter da quattro soldi, o anche qualche professore barboso, ne hanno rovinato il nome agli occhi di alcuni.

@Stellina_90 Un altro autore che ti consiglio è Italo Calvino. Mi ha divertito molto il suo "Se una notte d'inverno un viaggiatore...", che ha una cornice narrativa in cui un uomo e una donna non trovano che libri con un difetto di stampa che li rende leggibili solo a metà, essendo poi costretti a cominciare un'altra metà di libro. Si incontrano e incontrano altri personaggi nella loro ricerca delle parti mancanti. La maggior parte del romanzo, però, consiste nel contenuto effettivo di questi libri incompleti. Calvino affronta perciò, in chiave caricaturale, tutti i maggiori generi romanzeschi scimmiottandone stile e stereotipi. Mi ha fatto molto ridere.

Di Italo Calvino sono molto scorrevoli poi "Le città invisibili", con delle riflessioni finali davvero belle. Poi le sue famose "Lezioni americane" danno ottimi consigli di scrittura.

"Il barone rampante" è forse il più bel romanzo della sua trilogia degli antenati e sconfina un po' nel fantastico. 

 

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@Marcello no, non ho tre sezioni, son solo due. La letteratura impegnata (che può essere mainstream o di genere indistintamente, cambiano solo gli strumenti ma si mantiene il fine di dire qualcosa) e la narrativa di intrattenimento. È vero che la narrativa di genere è in gran parte di intrattenimento, ma integralmente no: il primo esempio che mi viene in mente è quello che ho già fatto sopra, Kafka sulla spiaggia di Murakami: è un fantasy, ha vinto il World fantasy award, ma ti assicuro che contiene un messaggio davvero profondo.

Io non sto denigrando la narrativa di intrattenimento, sia chiaro, ripeto che la leggo io stesso, ma mi sembra innegabile che un libro che porti ad una crescita interiore sia più importante di un libro che diverte soltanto.

Io vedo la lettura come un momento non solo di svago e di stacco dalla realtà di tutti i giorni, ma anche di crescita appunto. Ho letto libri che mi hanno insegnato come si vive la vita, dico sul serio, e non posso non ritenerli più importanti di quelli che invece mi hanno concesso solo qualche ora di svago.

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Adesso, Alberto E. Long ha detto:

@Marcello rettifico: ho letto libri che mi hanno insegnato come io avevo intenzione di vivere la mia vita. Non pretendo certo di possedere verità universali.

:aka: Allora dipenderà da questo, probabilmente.

A me non è mai capitato, che ricordi. E sono convinto di averne letti molti più di te, non fosse altro per ragioni anagrafiche :)

Ho letto libri importanti per la mia formazione, ma che mi insegnassero come vivere no.  Ma forse diciamo le stesse cose con parole diverse.

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@Anna Magic esattamente, anche a me certi autori hanno cambiato la vita. Nella fattispecie Leopardi e Montale, mentre di Calvino condivido poco certe idee. Ad ogni modo, chi sia sia, indipendente dallo stile, dal genere (che in realtà dovrebbe essere romanzo/poesia/teatro) e dal sottogenere, certi libri ti cambiano la vita.

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@Marcello sicuramente ne hai letti una valanga in più di me, non solo per ragioni anagrafiche ma anche perché io sono terribilmente lento:asd:.

Ad ogni modo, quando dico che Leopardi mi ha insegnato come volevo vivere, non dico che è stato importante per la mia formazione, dico che proprio mi ha cambiato la vita. Una cosa che osservo spesso è che molti lettori leggono certi autori e li apprezzano molto, ma non li ascoltano davvero, non sono davvero disposti a vivere ricordando ogni singolo giorno le verità che quell'autore ha voluto esprimere. A me è capitato per caso, perché prima leggevo soltanto fantasy, e mi ha cambiato la vita, lo ripeto.

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Sostanzialmente cara@Anna Magic ciò che non è passato nei miei interventi è che a mio avviso ognuno è libero di leggere, o meglio cercare tra le righe di un romanzo, ciò che più gli aggrada. Sostanzialmente non ho preclusioni di genere sebbene il mio modo di vedere la lettura sia esclusivamente limitato al piacere di trascorrere una manciata di minuti spensierati nei momenti liberi. Non cerco nulla, non necessito di arricchimenti, non mi interessano dilemmi o problematiche su cui arrovellarmi. Per lo stesso motivo non amo i film impegnati, i temi che trattano di malattie varie e i drammi famigliari. L'importante è riuscire a trovare ciò che si cerca in un libro.  

 

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@heightbox Contento tu, contenti tutti. Cercavo solo di evitare che si mettessero tutte le cose sullo stesso piano a livello complessivo, perché ci sono anche dei parametri di valutazione obiettivi, se non oggettivi. Poi è chiaro che personalmente ognuno si regola come gli pare. Le letture devono seguire soprattutto il corso delle nostre preferenze spontanee, per essere feconde a livello soggettivo. Secondo me la cosa migliore sarebbe non ragionare a compartimenti stagni, non avere pregiudizi e passare disinvoltamente da un tipo di libro all'altro, a seconda di cosa ci ispira e appassiona al momento. Io sono più sistematica nel leggere quasi solo capolavori consacrati, ma lo faccio per ragioni di studio. 

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@Anna Magic Ma che siano capolavori consacrati lo dici te. Lo sono per te. I generi letterari sono tutti sullo stesso piano. Sono invece le capacità e la tecnica degli autori a differenziare le opere, e renderle più o meno di valore.

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9 ore fa, heightbox ha detto:

In fondo appartengo al gruppo di amanti di commedie leggere, film di azione e horror, è vero sono decerebrato e unicellulare ma un film muto del 1800 in bianco e nero sulle miniere di sale non riuscirei proprio a vederlo.

La corazzata Potemkin eccetera!

(Ogni allusione ai mattoni letterari non è puramente casuale)

 

 

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3 ore fa, heightbox ha detto:

Non cerco nulla, non necessito di arricchimenti, non mi interessano dilemmi o problematiche su cui arrovellarmi. Per lo stesso motivo non amo i film impegnati, i temi che trattano di malattie varie e i drammi famigliari

 

Perdonami se mi permetto di dirti che hai una percezione un po' sbagliata di ciò che è in realtà un libro impegnato. E lo so perché è la stessa che avevo io prima. Certo, ci son libri impegnati che trattano di malattie gravi, drammi familiari, violenza sulle donne e via discorrendo, e a molti possono interessare per motivi di esperienza personale o di solidarietà. Ma la letteratura impegnata non è solo questo. La letteratura impegnata è anche quella che ti mostra che cosa tu, uomo, sei. E che tu abbia avuto esperienze di malattie gravi e drammi familiari o meno, queste opere parlano di te, ti mostrano verità di cui tu forse non ti eri mai accorto: come può non interessarti? Come puoi voler continuare a rimanere all'oscuro di certe riflessioni? Probabilmente ce ne sono una discreta quantità di questi autori, ma quelli che mi sento di consigliarti maggiormente (se non altro perché sono i miei preferiti e quelli che conosco meglio) sono Giacomo Leopardi, Eugenio Montale e Luigi Pirandello.

 

Detto questo, probabilmente tu rimarrai della tua idea e non darai retta ai miei consigli, ma io ci tenevo a darti la mia opinione apertamente, anche perché riconosco nelle tue parole lo stesso modo di pensare che avevo io appena un anno fa.:)

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1 ora fa, Alberto E. Long ha detto:

E che tu abbia avuto esperienze di malattie gravi e drammi familiari o meno, queste opere parlano di te, ti mostrano verità di cui tu forse non ti eri mai accorto: come può non interessarti? Come puoi voler continuare a rimanere all'oscuro di certe riflessioni? Probabilmente ce ne sono una discreta quantità di questi autori, ma quelli che mi sento di consigliarti maggiormente (se non altro perché sono i miei preferiti e quelli che conosco meglio) sono Giacomo Leopardi, Eugenio Montale e Luigi Pirandello.

 

Io invece per cercare queste cose leggo Stephen King. Che è insuperabile a trasmissione dello spirito umano.

 

A me sembra che ci sia parecchio snobbismo in molte cose che ho letto. La letteratura, impegnata o no, è prima di tutto intrattenimento.

 

Per essere più chiari, se Boccaccio e Ariosto non avessero prima di tutto scritto qualcosa di divertente, col cavolo che ce ne ricorderemmo adesso.

 

Persino il nostro più grande capolavoro, la Divina Commedia, nasce come letteratura di genere. Non fantasy, come molti vorrebbero, ma uno dei generi più in voga all'epoca di Dante, il viaggio nell'al di là, probabile erede del miraj arabo e sicuro erede di tonnellate di robe di intrattenimento della letteratura provenzale.

 

E i Promessi Sposi sono dichiaratamente un romanzo storico.

 

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@JPK Dike Non lo dico io, lo dicono i più geniali studiosi di letteratura e miriadi di appassionati. La grandezza è questione di complessità, di profondità, di unicità, di padronanza e molto altro. Comunque io parlavo del valore di singoli libri, non di un filone in particolare. La discussione è lunga e non pretendo che tu abbia letto tutti i miei interventi. Ma ho detto più e più volte in questo forum che l'unica cosa che conta è la qualità intrinseca di un libro, indipendentemente dal genere che più facilmente gli si può attribuire. I libri scritti male e pieni di stereotipi sono paraletteratura da leggere mentre si prende un'insolazione al mare, i libri scritti bene e che aggiungono qualcosa ai parametri consolidati e ormai prevedibili di un qualsiasi genere, sono letteratura degna di essere letta, riletta e studiata. Talvolta, persino questi ultimi non sono particolarmente impegnati, ma meritano comunque un alto giudizio per via della loro bellezza e straordinarietà anche solo formale.
Io mi sono spiegata e rispiegata e comunque non sono nessuno. Sono solo una delle tante persone che hanno dedicato oltre un decennio allo studio della letteratura sotto tante angolazioni offerte da varie discipline. Smetterò perciò di dire la mia, non devo convincere nessuno. Se ad uno interessa studiare il nostro canone letterario può andarsi ad approfondire i motivi per cui fior fiore di critici e filologi hanno individuato delle caratteristiche straordinarie in certi libri invece che altri. Se invece uno pensa che tutte le più raffinate tecniche sviluppate al fine di comprendere l'arte letteraria non siano che un cumulo di sciocchezze basate sulla soggettività più arbitraria, lo lascio alle sue convinzioni. Non sarò io a instillargli l'ammirazione e il rispetto per le più alte conquiste della cultura occidentale e non solo.

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@swetty ti assicuro che non c'è snobbismo nelle mie parole. Come ho detto nei commenti sopra, anche nei romanzi di genere si può trovare umanità e profondità di pensiero, perciò benissimo se tu trovi in King queste cose. Ma che tutta la letteratura sia nata per intrattenere è un'osservazione rischiosa e dipende anche da cosa si intende per "intrattenimento". D'altronde anche un'opera che insegna intrattiene, e poi c'è il delectando docere. Ma se prendiamo il secondo Leopardi (sì, son fissato), quello della conversione dal Bello al Vero, trovi forse intrattenimento? Ma forse anche, d'altra parte il profumo della ginestra, cioè la poesia, ha anche funzione consolatrice, ma io credo che il fine principale delle poesie di Leopardi sia quello di indagare ed insegnare delle verità sull'uomo. Questo è solo un esempio, poi a questo fine si può scrivere poesia, drammi teatrali, saggi, racconti, romanzi mainstream, romanzi di genere e chi più ne ha più ne metta, tutti questi strumenti hanno assolutamente la medesima valenza, se il loro fine è lo stesso. Ma io rimango dell'opinione che un libro che mi insegna a crescere dentro, nell'animo, sarà sempre migliore di uno che mi diverte solo. Ma ripeto, non c'è snobbismo nelle mie parole. Io sono aperto al dialogo e rispetto appieno le opinioni di tutti, ma ovviamente se chiamato in causa esporrò le mie.

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Comunque trovo triste che un argomento così interessante abbia scatenato scontri fin troppo accesi tra i componenti di questo forum, anche tra alcuni di cui ho molta stima. Questa dovrebbe essere un'occasione di dialogo tra chi cerca nei libri una crescita interiore e chi invece cerca semplicemente svago. Io ho spiegato serenamente e apertamente perché ritengo che i libri "impegnati" siano più importanti, e cioè perché ho assaggiato come alcuni di questi libri possano cambiare la vita di chi li legge, perciò mi fa molto dispiacere che nelle parole mie e di altri che sono della mia stessa opinione in molti abbiano trovato snobbismo. Mi piacerebbe invece sapere i motivi per cui voi respingente l'idea di leggere libri per crescita interiore, sarebbe molto più stimolante.

Buona serata a tutti.

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@Alberto E. Long Mi aggrego a quanto hai detto. Delectando docere e Miscere utile dulci sono massime tramandateci dagli antichi. Si può anche ignorarle, ma riuscire a unire i due estremi in un'opera altrettanto bella che significativa rappresenta la vetta massima a cui i più grandi letterati hanno aspirato.
Personalmente, sorrido se mi si accusa di essere snob solo perché lo studio mi ha portato a riconoscere la validità di quanto espresso da menti inarrivabili. Se sottomettere la propria soggettività al giudizio di chi ci è superiore per studi, esperienza, logica e intuito è essere presuntuosi e saccenti, allora lo sono.
Chiudo con una frase di Franco Battiato: "Preferisco sentirmi un cretino di fronte a un genio, che un genio di fronte a un cretino."

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@Alberto E. Long Ma non ci piove che un libro insegni e faccia crescere dentro. Solo che libri differenti portano crescita differente. Per te è stato Leopardi. Per me sono stati Verga, Moravia e l'Ariosto. Però anche Tolkien, Lewis, Asimov, Márquez e anche gente come Weber e Hobbes. E via dicendo. Lo dico a te, come a @Anna Magic Non siete i soli ad aver letto certa letteratura e ad averla trovata spettacolare e istruttiva. Stiamo solamente cercando di dire che il messaggio veicolato non cambia valore a seconda del genere dentro cui sta.

 

Qui siamo ancora alla lettera di Madame de Stäel agli italiani. Nessuno mette in dubbio i grandi classici della letteratura, e gli autori che hanno segnato i loro tempi, però come scrittori dobbiamo guardare avanti. Se vi sentite di riscoprire certi generi antichi, come scrittori lo potete fare nei vostri lavori, così come lettori potete continuare a leggere e apprezzare il classico.

 

Ma non ci sono piedistallo nell'arte, così come non esiste arte alta e arte bassa. Esistono invece correnti artistiche (che è ciò di cui state parlando voi) che nascono e muoiono incessantemente. Alcune sono vive, altre sono morte. Oggi la pop art ha contagiato ogni cosa, e dobbiamo adattarci. Mi potete dire "non ci piace". Benissimo. Ma non "il romanticismo russo e italiano erano vera letteratura", che è quello che traspare dalle risposte. Il paragone non ha il minimo senso. Quello era il 1850, oggi siamo nel 2017. E' come paragonare il telefono a manovella, con l'iphone. Sfido chiunque a dire che i primi telefoni, intarsiati magari legno di pino e oro, non erano super stilosi ma... ma... ed è un ma grosso come una casa.

 

 

 

 

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@JPK Dike Diciamo la stessa cosa, anche se sembro condannata al fraintendimento. Se pensassi che non possa più nascere niente di buono dopo quello che c'è stato già, non starei qui a scrivere, a leggervi e a discutere. Se credessi che non si possa innovare, dovrei anche rifiutare tutti i libri del passato perché a loro volta hanno creato nuovi canoni per la loro epoca.
Ho parlato di classici, ma mi starebbe benissimo ritrovare la stessa grandezza in autori attuali. Però è risaputo che è difficile valutare correttamente un'opera nel momento stesso della sua uscita. Numerosi critici d'arte e letteratura si sono astenuti dal farlo (eccetto che per qualche articolo giornalistico a caldo) nel momento dell'esposizione/pubblicazione di un nuovo lavoro. Hanno lasciato che l'influsso delle mode e dell'attualità si facesse sentire meno fortemente, prima di giudicare se un libro/quadro ecc. avesse in sé qualcosa di valido in modo duraturo. In merito ricordo le bellissime parole di Gillo Dorfles in una prefazione al suo famoso saggio "Ultime tendenze nell'arte d'oggi". 
Lo dico per l'ennesima volta: non sono una passatista chiusa ai nuovi generi e libri, cerco solo la qualità e la profondità ovunque si trovino. Per il divertimento spensierato, invece, non mi rivolgo ai libri ma a film leggeri da guardare con la più beata passività. Semplice scelta personale.

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@JPK Dike

6 minuti fa, JPK Dike ha detto:

@Alberto E. Long Ma non ci piove che un libro insegni e faccia crescere dentro. Solo che libri differenti portano crescita differente. Per te è stato Leopardi. Per me sono stati Verga, Moravia e l'Ariosto. Però anche Tolkien, Lewis, Asimov, Márquez e anche gente come Weber e Hobbes. E via dicendo. Lo dico a te, come a @Anna Magic Non siete i soli ad aver letto certa letteratura e ad averla trovata spettacolare e istruttiva. Stiamo solamente cercando di dire che il messaggio veicolato non cambia valore a seconda del genere dentro cui sta.

Guarda che io ho detto precisamente queste stesse cose.:)

Io ho parlato di Leopardi perché la mia vita l'ha cambiata lui, ma ho ribadito più volte che qualsiasi libro di genere può avere la stessa importanza dei classici ed esprimere messaggi profondi, se ciò è nell'intenzione dell'autore: questo è scritto a chiare lettere nei miei precedenti interventi. Non ho mai detto che solo i classici sono degni, ho detto che la crescita interiore vale più del divertimento, e ho detto che qualsiasi libro di qualsiasi genere può portare ad una crescita interiore, se l'autore lo vuole.:)

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@Andrea28 Non cambia di mezza virgola. Il problema non è il resto del mondo, il problema è l'Italia, dove noi pubblichiamo. Nel resto del mondo fantasy e fantascienza sono apprezzati e anche idolatrati senza problemi. Mi sembrava chiaro dalla conversazione.

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Da quanto ho potuto leggere di questo corposissimo thread, mi pare che si addebiti troppo al "pregiudizio" (dei cosiddetti intellettuali che fanno tendenza?) italico verso i gener letterarii (fantasy, sci-fi, noir, ecc.) la "sfortuna" editoriale e commerciale del genere stesso. Io non lo credo. Per il semplice fatto che è finita l'era dell'intellettuale che snobba i generi,e parimenti è finita l'epoca della letteratura cosiddetta impegnata. Questo poteva andare negli anni Cinquanta e Sessanta, ha retto un po' anche negli anni Settanta, ma poi c'è stato uno sdoganamento collettivo dei generi. Pensiamo solo, tanto per fare un esempio scontato, alla recente fortuna di Philip K. Dick, autore decenni fa confinato nella collana "Urania", con relativi scorciamenti dei suoi libri come "Urania" faceva, e oggi acclamato come maestro e pubblicato un po' dappertutto. Insomma, sarò in controtendenza ma, per farla breve, a me pare che letteratura di genere se ne pubblichi tantissima in Italia, anzi oggi siamo in presenza d'una sua sovrapproduzione. Poi, un'altra cosa che a me pare importante da rilevare, è la manipolazione che le CE fanno sulla letteratura di genere. Ossia, la strumentalizzazione e la "falsificazione" da parte delle CE di tale letteratura ai fini smaccatamente commerciali, di mercato. Insomma, tanto per vendere le CE, si inventano a sfare eredi o nipotini di Camilleri, o di King, o della Rowlings.

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@don Durito Nessun dubbio in merito. I nostri editori hanno dovuto cedere all'evidenza che con questo tipo di letteratura si fanno i soldi veri. E quindi hanno invaso le librerie con ogni saga trovata. 

 

Il problema qua è il come lo hanno fatto. Trattando questi lettori come mezzi scemi, rifilandoci impietose versioni italiane a costi astronomici. 

 

La Fanucci è una di queste. Ha rovinato con improbabili traduzioni autori al top come Sanderson. O anche la Newton Compton, che ha letteralmente trasfigurato The Martian. C'è approssimazione e mediocrità. 

 

Fortuna esistono anche CE che fanno della qualità il loro marchio di fabbrica, anche e soprattutto in questi generi. Come Mondadori e Sperling Kupfer.

 

Quindi se da una parte stiamo andando avanti, e anche parecchio bene, dall'altra continuiamo a sfornare un disastro dopo l'altro.

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