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Mephid

Scrivere "di genere" e non essere preso sul serio

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"Ogni genere letterario ha un suo specifico immaginario; a me interessano pochissimo gli immaginari del giallo e del fantasy. Mentre, tanto per fare degli esempi, l’immaginario teologico e cosmologico mi interessa moltissimo, l’immaginario funebre e macabro idem (ma non l’horror). Quanto al perché, mi pare evidente: la fine del mondo e il morire sono cose che toccano tutti; i delitti e i draghi no."

 

Giulio Mozzi.

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Tutto vero, però secondo i più recenti studi del professor Von Buchmann, insigne accademico dell'Università di Tubinga, esisterebbero in realtà due soli generi letterari:

- i Bei Libri (Gut Literatur);

- i Brutti Libri (Ciofek Literatur).

 

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2 ore fa, GiD ha detto:

Io non ricordo, ad esempio, di aver mai visto la Troisi in tv.

La Troisi forse no, ma Camilleri, Lucarelli e Carrisi – tanto per fare tre nomi – non è che stiano mai troppo lontani dal piccolo schermo...

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Concordo pienamente con l'esposizione di@GiD o con la reazione di @Marcello perché non credo sia una "baggianata" affermare che i romanzi di genere non sono accettati al Neri Pozza, che i vincitori del Calvino o dello Strega molto difficilmente sono romanzi di genere o come li definisco io, di intrattenimento. Neppure mi sembra di sparare affermazioni a caso, @Niko , se mi sento un tantino emarginato mentre leggo le indicazioni delle varie agenzie letterarie blasonate o le preferenze di letture delle piccole case editrici. Poi, sostanzialmente, mi sono limitato a constatare ciò che è sotto gli occhi di tutti: la narrativa mainstream impegnata viene etichettata dagli addetti come di serie A e quella di intrattenimento di serie B. Io mi accontenterei di essere capoclassifica della seconda, in ogni caso. E questa  tendenza mi sembra sia valida come indicazione generale solo per gli autori italiani. Gli autori stranieri di genere, quelli che vendono molto, sono infatti pubblicati da quelle due o tre CE che non disdegnano i prodotti commerciali già collaudati sui mercati esteri.

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Ospite
On 31/8/2017 at 13:47, Mephid ha detto:

Ma il punto è che Wayern, per questo libro non ha vinto ne il Pulitzer, ne il Nobel, perché? Perché parla di un elfo?

 

Il libro, per avere successo, dovrebbe essere rivolto a degli elfi che possano comprenderne le difficoltà… :D

Tralasciando le battute, veicolo a volte di verità, riprendo alcune affermazioni.

 

On 1/9/2017 at 19:28, Mephid ha detto:

Io ho paura che l'ambientazione vada a determinare il genere del romanzo, e di conseguenza copra il messaggio.

 

On 1/9/2017 at 13:15, GiD ha detto:

Se invece il tuo problema è che l'ambientazione copra il messaggio, allora dovresti fermarti un attimo e chiederti se l'ambientazione è quella giusta. In generale, se lo scrittore sa fare il suo lavoro, il messaggio viene da sé. L'ambientazione contribuisce anzi a farlo emergere.

 

Sono d'accordo con @GiD (y) (almeno su quanto riportato xD).

L'ambientazione deve essere una cornice, sempre funzionale al messaggio, non può essere un "corpo estraneo". Anch'io ho inventato delle "città di fantasie", ma le storie ben si sposavano con quel tipo di ambientazione. Ad esempio, alcuni autori esordienti decidono di inscenare le loro storie in posti che non conoscono, commettendo errori grossolani, e di conseguenza il messaggio viene oscurato. Non si può immaginare l'ambientazione divisa dal messaggio.

 

On 1/9/2017 at 19:28, Mephid ha detto:

Nei libri, più che in tante altre cose, i generi sono marchi pesanti.

 

Ad esempio però, un omicidio non fa di un libro per forza un giallo, come I.T. può non essere solo un personaggio fantastico.

L'autore una volta stabilito un pubblico di riferimento (tu per chi scrivi?) deve rendere le sue storie "reali", in modo tale che qualcuno possa riconoscersi o almeno reputarle "vicine". Se un personaggio è poco credibile, lo sarà anche la storia. Frankenstein e Dracula, nella loro diversità, sono "umanizzati", interagiscono con il nostro mondo e questo ce li fa sentire "vicini". Il discorso naturalmente è molto più complesso e ogni autore deve ricercare la propria "voce interiore", che gli permetta poi di raggiungere i lettori.

Sui concorsi, tipo Calvino e Neri Pozza, è evidente che qualcuno ha già scelto per noi il pubblico al quale rivolgere quei testi, lo stesso si può dire per alcune preferenze editoriali. Il Torneo “Io scrittore” però è diverso, in un’edizione ha trionfato anche un fantasy, forse, il fatto di avere il supporto anche di una giuria popolare (partecipanti, lettori oltre a editor ecc.) porta a soluzioni diverse. Anch’io, comunque, preferisco scrivere per il “popolo” (il termine “commerciale” definisce anche le persone che lo usano :S) anziché per una certa “aristocrazia” (certi soloni :rebrilla:).

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13 ore fa, Rewind ha detto:

la fine del mondo e il morire sono cose che toccano tutti; i delitti e i draghi no.

Credo che il "difetto" insito in questo tipo di affermazioni sia la mancanza di capacità di astrazione.

Il delitto è un delitto, punto. Non può essere metafora dell'imprevisto o delle conseguenze inattese di qualcosa, no, è solo un delitto.

Il drago è solo un drago, punto. Non può essere metafora della difficoltà o di una malattia invalidante e apparentemente insormontabile (se non fisicamente, quantomeno psicologicamente), no, è solo un drago.

 

È come dire che la celebre frase "combattere i propri demoni" non tocca tutti perchè non tutti siamo esorcisti.

Se manca la capacità di cogliere il messaggio insito nelle cose, è inevitabile che solo le cose realistiche o comuni possono essere comprese, prima ancora che apprezzate.

 

Che poi, intendiamoci, anche la narrativa di genere può essere "impegnata".

Se non sono "impegnati" Il Piccolo Principe, La Storia Infinita, 1984 e La fattoria degli animali, solo per citare degli esempi arcinoti, non so cosa lo sia.

 

Personalmente, se voglio narrativa "impegnata" sulla mafia, leggo la biografia di Falcone e Borsellino, se voglio narrativa "impegnata" sull'olocausto, vado sul Diario di Anna Frank e le numerose autobiografie dei sopravvissuti.

Se il mainstream vuole colpirmi su queste tematiche dovrà ingegnarsi parecchio per distogliermi dalle biografie, dai saggi e dai libri di storia, dovrà raccontarmi qualcosa di inedito, di particolare, farmi fare una riflessione nuova, qualcosa che non troverò nei libri di storia e nella vita vissuta di persone reali.

Se il libro riesce a fare questo, allora ok, lo trovo interessante, altrimenti è solo la versione romanzata e liberamente ispirata di "Shindler's List" e "Il Padrino".

 

Nei tempi antichi andava terribilmente di moda l'allegoria, ora sembra essere qualcosa da rifuggire come la peste.

Si è persa la capacità di capirla, di conseguenza se non parliamo di cancro anziché di tubercolosi, come per magia, non si capisce la tematica (in questo caso il dramma della malattia) o appare in qualche modo distante.

Certo, ci sono cose che ai giorni nostri vanno spiegate: leggendo i Promessi Sposi, quasi nessun lettore odierno può capire perchè Lucia si facesse tanti problemi per aver stretto il braccio a Renzo in un momento di spavento, abituati come siamo noi oggi al contatto fisico anche solo per salutare uno sconosciuto, ignoriamo che la classica stretta di mano non si usasse un tempo e che qualsiasi contatto fosse considerato confidenza.

Ma a parte casi particolari, che presupongono alcune conoscenze storiche e antropologiche, il resto mi sembra solo mancanza di fantasia o elasticità mentale.

Fermo restando che a ognuno piacciono generi diversi e quindi se a uno non piacciono proprio i gialli, gli horror o i fantasy, pazienza.

Ma di certo avere la capacità di andare oltre il delitto, i draghi e i demoni, aiuta.

Parecchio.

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On 31/8/2017 at 18:55, Marcello ha detto:

Con questo si ritorna alla madre di tutte le domande: qual è lo scopo della letteratura?

 

Lo scopo della letteratura?  O, per intenderci, perché leggiamo? Per svago o per accrescere il nostro bagaglio culturale?

Ho una visione molto soggettiva.

Come la maggior parte degli scrittori (sì, perché, mettetela come volete, anche se non famoso sono comunque uno scrittore!), sono un lettore accanito. Prediligo i romanzi storici, ma spazio un po' in tutti i generi. Non c'è una regola. Vado da un pesantissimo e interessante saggio filosofico, di storia o di politica a un leggerissimo romanzo rosa, dal giallo al libro di avventure, dai classici antichi alle ultime novità in libreria, dal libro di un esordiente a quello di un autore famoso.

Se mi annoio, e lo capisco dopo poche pagine, mollo tutto e passo ad altro.

Allora, per tornare alla madre di tutte le domande di @Marcello, noto accompagnatore e guida di commissari olandesi oggi in gita a Gradara, perché leggo?

Leggo perché mi piace leggere e leggo ciò che mi piace e che soddisfa la mia sete di leggere.

Quindi, molto egoisticamente, definirei quale scopo della letteratura, quello di soddisfare i miei gusti e le mie esigenze di lettore.

Poi, è evidente che gusti ed esigenze cambiano da persona a persona...

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34 minuti fa, Fraudolente ha detto:

noto accompagnatore e guida di commissari olandesi oggi in gita a Gradara

:asd:... dove spero vivamente d'incontrarti!

Fine OT.

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Mah. Per me il problema non è "di essere presi sul serio", ma "di essere letti da qualcuno".

Problema drammatico, perché quasi tutti i libri sono ignorati.

Un libro preso sul serio è un libro comprato.

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2 ore fa, camparino ha detto:

Mah. Per me il problema non è "di essere presi sul serio", ma...

...ma di essere presi, nel senso di acquistati e letti. Per essere letti è indispensabile scrivere libri che piacciano ai lettori e poi, ancor più difficile, farsi conoscere. E questo, purtroppo non dipende dal genere impegnato o ricreativo, ma da capacità, competenza, conoscenze e fortuna. Non necessariamente nell'ordine.

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@Stellina_90

Premesso che non possiamo sapere cosa intendesse Mozzi al 100% - visto che non ha approfondito la risposta e visto anche che è un persona abbastanza... Complessa? - penso che non si riferisse alla superiorità di un genere rispetto a un altro, quanto al modo in cui certe informazioni e temi possono essere tramessi.

Di fatti si parla di immaginario, non di qualità.

 

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3 ore fa, Fraudolente ha detto:

E questo, purtroppo non dipende dal genere impegnato o ricreativo, ma da capacità, competenza, conoscenze e fortuna. Non necessariamente nell'ordine.

Eh già.

La gente ama citare Twilight al proposito, ma in realtà di esempi ce ne sono altri.

Perché Game of Thrones è considerato solo ora, dopo tanti anni?

Perché proprio Harry Potter e non altri fantasy di simile ispirazione? (il tema dell'accademia di magia non è inedito, per dire).

Perché Eragon e non Shannara? (che io sappia Shannara non ha un film al cinema, per dire).

Perché la serie delle sfumature di grigio e non i millemila erotici analoghi che esistono al mondo? non mi risulta che gli Harmoni abbiano mai fatto titoloni sui giornali, sebbene probabilmente vendano 10 volte tanto.

 

Ecco, alcune cose sono difficili da capire.

Ci sono libri scritti ottimamente e con tematiche profonde, eppure non arrivano al boom mediatico di altri.

Certamente non sará Il commissario Montalbano l'unico giallo scritto bene, eppure non ce ne sono molti che arrivano ad avere serie tv e larga considerazione, di piú famoso di lui c'è solo Sherlock Holmes.

Non so quindi fino a che punto conta essere bravi scrittori e dove invece ci voglia semplicemente la fortuna di piacere al pubblico per qualche inesplicabile ragione.

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15 minuti fa, Stellina_90 ha detto:

Non so quindi fino a che punto conta essere bravi scrittori e dove invece ci voglia semplicemente la fortuna di piacere al pubblico per qualche inesplicabile ragione.

Si fanno la stessa domanda modelle, attori, avvocati, commercialisti, idraulici...

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@Stellina_90 ASOIAF era famoso nel mondo ben prima della serie HBO. E lo stesso Shannara era un cult ben prima di Paolini. Poi ci sono serie che crescono negli anni, come quella di Martin, e serie che si perdono un po', come Shannara. Ma non puoi misurare il successo di un libro dagli adattamenti televisivi o cinematografici.

 

Dune ad esempio, pietra miliare del fantasy epico moderno (da Star Wars ad appunto ASOIAF), ha al suo attivo ben tre film, quello di Lynch e due targati Sy-Fy (canale televisivo). Eppure come successo, e come divulgazione, in Italia, è rimasto in un angolino.

 

Shannara ha una pessima serie prodotta da MTV.

 

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51 minuti fa, JPK Dike ha detto:

Ma non puoi misurare il successo di un libro dagli adattamenti televisivi o cinematografici.

In effetti è un mio pregiudizio sciocco, ma che mi rende bene l'idea di quanto è "famosa" una cosa.

Probabilmente è che non ho chiaro in che modo si misuri il successo in ambito letterario e mi baso sulla traide TV-Giornale-Cinema che funziona bene per un sacco di altri ambiti.

 

54 minuti fa, JPK Dike ha detto:

Dune ad esempio, pietra miliare del fantasy epico moderno (da Star Wars ad appunto ASOIAF), ha al suo attivo ben tre film, quello di Lynch e due targati Sy-Fy (canale televisivo). Eppure come successo, e come divulgazione, in Italia, è rimasto in un angolino.

Questa rientra nella categoria delle "inspiegabili" a pieno diritto. È considerata una delle più particolareggiate ambientazioni del panorama fantasy, eppure non ne sento mai parlare.

 

55 minuti fa, JPK Dike ha detto:

ASOIAF era famoso nel mondo ben prima della serie HBO

Ma famoso in che modo? fra gli appassionati?

Ora lo conoscono persino i miei amici che non leggono libri praticamente mai e qualcuno ha iniziato a leggerli solo grazie alla serie.

Quello è il genere di "successo" che intendo io.

Quando lo conosce anche chi non tocca libri dai tempi della scuola dell'obbligo.

E per Harry Potter, Twilight e lo stesso Signore degli Anelli, è indubbiamente così: tutti li conoscono, anche solo per sentito dire, perché se ne è parlato talmente tanto che non puoi averne ignorato la notizia nemmeno andando a vivere nei boschi.

E quanti conoscevano il Signore degli Anelli prima degli adattamenti cinematografici di Peter Jackson? io no, per esempio, perché nella mia regione non c'era la cultura del fantasy, quando ero adolescente.

Ora hanno addirittura riaperto il castello di Milazzo, che era chiuso da 30 anni, per un festival fantasy (Dragon Fest).

Ora che vivo in Spagna.

Mi bolle il sangue tutte le volte che ci penso. Se solo ci fosse stato Amazon a quei tempi...

 

1 ora fa, camparino ha detto:

Si fanno la stessa domanda modelle, attori, avvocati, commercialisti, idraulici...

E immagino che ancora non si sia capito quale sia l'algoritmo o la congiunzione astrale misteriosa che lo determina.

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@Stellina_90 Ok, devi dividere sempre tra Italia e resto del mondo. In Italia un libro non sarà mai considerato un grande successo, non arriverà mai alle masse, se non passando dal cinema. O dalla televisione. Fatto uno.

 

Nel resto del mondo, un prodotto artistico può diventare virale ben prima del cinema o della televisione. Prima che Martin approdasse in HBO, le comunità on-line di lettori non solo esistevano, ma erano in pieno fermento. E questo è continuato per anni e anni. Anche in Italia.

 

Autori come Sanderson, Rothfuss, Mull...qua non sono nessuno. A casa loro sono famosi, al top del successo, e in crescita. Come dimostra il prossimo film in uscita di "Name Of The Wind".

 

Quindi sì, devi dividere. Italia, fuori Italia. Se si parla di casa nostra, il tuo discorso non fa una piega. Prima di arriva al cinema, poi si diventa famosi. Se si prende in considerazione invece il mondo (o comunque il mondo occidentale), quasi tutti quelli che hai citato erano super famosi e di successo ben prima di televisione e cinema.

 

E sì, scrivere fantasy e fantascienza da noi è come prtire con l'handicap. Ma non perché siamo s...nzi noi, solo perché non abbiamo una nostra propria cultura verso questi generi. Noi avevamo Moravia, gli Inglesi avevano Tolkien. Noi avevamo Pasolini, gli americani avevano Gene Wolfe. E così via. E' un fatto culturale, ed è normale che in Italia sia dia più peso a quella chiamata Literary Fiction, che non alla Genre fiction.

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@JPK Dike grazie per l'articolata spiegazione, in effetti non so nulla di come funzioni il "successo" fuori dall'Italia.

48 minuti fa, JPK Dike ha detto:

Noi avevamo Moravia, gli Inglesi avevano Tolkien. Noi avevamo Pasolini, gli americani avevano Gene Wolfe. E così via.

Il problema è che il nostro "fantasy" è di epoche troppo remote per essere considerato, parliamo di epica cavalleresca, è scritta in un italiano incomprensibile ai più.

Leggere "L'Orlando furioso" in quell'italiano arcaico è pesante persino per me che amo quel genere di cose, infatto l'ho accantonato, per il momento.

Basile l'ho letto, ma con il cervello sanguinante, ok che il napoletano e il siciliano si somigliano, ma con quelle desuete costruzioni verbali seicentesche...non so come ci sono arrivata in fondo.

Magari esistono delle "traduzioni" - chiamiamole così -  in italiano corrente, ma che tristezza dover leggere poemi medievali riscritti perché non c'è materiale recente.

53 minuti fa, JPK Dike ha detto:

non abbiamo una nostra propria cultura verso questi generi

Più che non averla affatto, la abbiamo del tutto accantonata.

Tolkien scrisse il Signore degli Anelli e il Silmarillion in un certo modo proprio perché voleva emulare quell'epica che non era presente nella sua cultura, almeno così scrisse nelle sue lettere, non sono parole mie.

 

Nota curiosa su quest ultimo punto: avevo inziato a leggere i Canti di Ossian ma li ho lasciati dopo poco per il solito discorso sulla pesantezza del linguaggio.

Mi ero pure ripromessa di leggere l'Iliade e l'Odissea, ma visti i precedenti con l'Orlando Furioso e i Canti di Ossian la vedo dura. De La Divina Commedia sono riuscita a leggere per intero solo l'Inferno. Di Purgatorio e Paradiso conosco spezzoni.

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@Stellina_90 Personalmente le risate fatte con l'Orlando Furioso non si battono. Se vuoi un po' di fantascienza/fantasy all'italiana, c'è il dialogo di un Folletto e di uno Gnomo di Leopardi. Dà un significato davvero unico alla post-apocalisse, che non siamo mai portati considerare.

 

 

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Adesso, JPK Dike ha detto:

Personalmente le risate fatte con l'Orlando Furioso non si battono. Se vuoi un po' di fantascienza/fantasy all'italiana, c'è il dialogo di un Folletto e di uno Gnomo di Leopardi. Dà un significato davvero unico alla post-apocalisse, che non siamo mai portati considerare.

 

 

 

Calvino non scrisse opere che si possono annoverare nel Fantastico?( in tutti i sensi)

Modificato da Rewind

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@Rewind Ecco non ci avevo pensato. Sì, comunque si ritorna sempre a quel tipo di letteratura italiana, che per un motivo o un altro non siamo più capaci di produrre e inadatta all'odierna cultura dell'intrattenimento.

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2 ore fa, Stellina_90 ha detto:

Il problema è che il nostro "fantasy" è di epoche troppo remote

 

1 ora fa, Rewind ha detto:

Calvino non scrisse opere che si possono annoverare nel Fantastico?( in tutti i sensi)

 

Le duecento "Fiabe italiane" raccolte e riscritte da Calvino sono un grande fantasy remoto/moderno, la mitologia popolare di un paio di millenni riscritta nell'italiano del XX secolo.

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47 minuti fa, massimopud ha detto:

Le duecento "Fiabe italiane" raccolte e riscritte da Calvino sono un grande fantasy remoto/moderno, la mitologia popolare di un paio di millenni riscritta nell'italiano del XX secolo.

Personalmente, conoscevo solo quelle di Collodi e, più recentemente, le raccolte di novelle di Pitrè.

 

Il problema è che si tratta di letture poco note o, peggio, studiate a scuola (e sappiamo fin troppo bene quanto la scuola riesca a far odiare la lettura).

2 ore fa, JPK Dike ha detto:

Sì, comunque si ritorna sempre a quel tipo di letteratura italiana, che per un motivo o un altro non siamo più capaci di produrre

Eh, c'è anche da contare questo.

2 ore fa, JPK Dike ha detto:

inadatta all'odierna cultura dell'intrattenimento

Non necessariamente, ma per alcune è così.

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@Marcello riconfermo tutto quello che ho detto anche se destinato a non piacere a molti, ma ripensandoci non avrebbe dovuto preoccuparmi il sembrare snob. Dopotutto in parte lo sono, e se mi ci chiamaste fareste bene e mi ci farei una sana risata.
Riguardo allo scimmiottamento, so bene che i generi esistevano già molto prima di essere così minuziosamente definiti come oggi, però intendevo ipoteticamente risalire alla notte dei tempi in cui qualcuno deve aver pur dovuto cominciare da qualche parte. In ogni caso, il mio non era un esempio granché valido, accetto la critica.

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@Stellina_90 Personalmente, nei libri tendo spesso a preferire quello che tu chiami "mainstream" (per me ormai - nonostante l'apparenza - è mainstream la letteratura di genere quando è prevedibile, ma fa nulla). Ma non per questo intendevo togliere legittimità alle ambientazioni fantastiche ecc. Se un libro è bellissimo, si fa apprezzare anche da chi normalmente non ama il suo genere. Però non condivido il tuo modo di liquidare i libri di ambientazione contemporanea e quotidiana. 
Tirare in ballo roba alla "Un medico in famiglia" è completamente fuori luogo. Sei più immediatamente attratta da un immaginario vivace che ti porti in mondi lontani e mi sta benissimo. Ma equiparare un ottimo romanzo realista a una fiction per rincoglioniti significa non averne forse mai letto o capito uno. E dire che allora tanto vale leggersi una biografia/autobiografia/saggio di qualche personaggio straordinario, significa non rendersi conto che anche quelle sono rielaborazioni letterarie. Ogni volta che si prende qualcosa di implicito che è nella mente o che si sperimenta col corpo e lo si traduce in parole scritte si sta creando un'opera di finzione per quanto fondata su dei fatti. C'è sempre un certo grado di selezione e rielaborazione. Se quella rielaborazione della realtà quotidiana è legittima, lo è anche quella romanzesca, più indiretta. Anzi, c'è un gran merito a rimaneggiare in chiave simbolica e immaginaria ciò in cui molta gente, come fai tu, vede solo qualcosa di piatto e irrilevante. E grandi autori hanno ricavato bellezza, anche stilistica, dalle sottigliezze che si possono notare anche nell'esperienza anche più semplice. Facile lasciarsi attrarre solo dalle vite straordinarie dei personaggi che citi, meno scontato è meditare in modo originale su vite comuni e anonime. Leggi altro se preferisci, ma non generalizziamo per favore. 

Io credo che sia una questione di punto di partenza, oltre che di percezioni soggettive. Estremizzo una mia idea:
Chi tende ad amare di più le storie avventurose e fantastiche, trae nutrimento per la propria vita quotidiana appassionandosi a esempi che escono dall'ordinario, a metafore mirabolanti. Qualsiasi messaggio gli passa meglio se viene espresso in forma estremamente immaginativa e ludica. Del resto, da sempre l'uomo ha usato miti, fiabe e loro derivazioni più complesse per toccare in modo efficace e memorabile il cuore degli uomini. Sicuramente, i migliori autori che appartengono a questa categoria, hanno dei grandissimi meriti per quanto riguarda la fantasia. Escono dalle restrizioni mentali della nostra realtà creandone un'altra con l'inventiva. 
Chi preferisce le storie di ambientazione più essenziale e contemporanea, al contrario, vede lo straordinario nella semplicità. Le sue riflessioni e anche il suo divertimento sono più stimolate se a contatto con una realtà più vicina a quella che ha profondamente vissuto e osservato in prima persona. Riesce a fantasticare per ore e a interrogarsi sui massimi sistemi anche solo con una descrizione ben riuscita di uno scambio di sguardi. Non si annoia perché trova il suo godimento intellettuale nella profondità intimista e nello spostamento di punto di vista su ciò che così familiare in fondo non è. Si sorprende di fronte a ciò che dava per scontato.
Uno degli autori italiani che preferisco è Italo Calvino, perché è passato disinvoltamente dall'una all'altra di queste attitudini. E lo ha fatto evitando la pesantezza e gli stereotipi.



 

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P.S.: Genere o non genere, la percezione di un libro dipende tantissimo da cosa ci vede e ci trova il lettore. Uno si annoia con l'attualità perché non riesce a vederci altro o non gli va di proiettarlo su ciò che è familiare, preferisce evadere. Un altro si annoia con storie del fantastico, perché gli sembrano troppo infantili, arcaiche e letterali nel proiettare in mondi e personaggi (per lui) pacchiani e ridicoli la complessità della vita. Salvo eccezioni, difficilmente due così si intendono, perché all'uno sfugge il potenziale di bellezza visto nell'altro e viceversa. Si rischia sempre di dare reciproci giudizi superficiali. Ma forse il discrimine sta solo nella qualità e nel significato non scontato che le opere più originali possono avere, a qualunque genere siano affini. 
 

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Io penso, come hanno detto già altri, che la letteratura di genere venga bistrattata (da CE, giurie letterarie e compagnia bella, precisiamo, perché invece ha grande successo di pubblico) semplicemente perché la maggior parte delle opere di genere sono o scadenti o di intrattenimento. Non che nel fare intrattenimento ci sia qualcosa si male, assolutamente (la mia stessa libreria conta numerosi fantasy), ma personalmente mi sembra naturale che un'opera che oltre e più che divertire dice qualcosa di profondamente vero o dà un messaggio umanamente importante abbia maggiore valore di una che invece mira solo a intrattenere.

Ora, questo è solo un dato generale e in linea di massima, perché poi esistono opere di genere che di messaggi ne hanno e anche urgentissimi e profondissimi, e tali opere non hanno nulla da invidiare al cosiddetto mainstream, o ai classici della letteratura (un esempio è il Kafka sulla spiaggia di Murakami, che, pur essendo ambientato nel nostro mondo, può essere considerato un fantasy per i molti elementi di fantasia).

Io ritengo che letteratura di genere e in particolare fantasy da un lato, e mainstream dall'altro, possano entrambi esprimere magnifici messaggi, ma in modi diversi. Il fantasy, grazie agli elementi di immaginazione, può contenere immagini che fungono da potenti metafore e allegorie per situazioni profondamente umane e vere, ma deve esserci l'intenzione di usare questi espedienti da parte dell'autore. Il mainstream, parimenti, con la sua vicinanza alla quotidianità, può raccontare verità profonde aderendo all'infinito delle "piccole cose" pascoliane, ma ancora una volta deve essere nelle intenzioni dell'autore.

 

Insomma, i due tipi di letteratura possono vantare elementi, strumenti ed espedienti differenti, ma l'unica cosa che può davvero determinare quale libro sia valido è l'autore.

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On 24/9/2017 at 03:40, Anna Magic ha detto:

Ma equiparare un ottimo romanzo realista a una fiction per rincoglioniti significa non averne forse mai letto o capito uno.

Li ho letti, ma non mi piacciono. Non mi danno nulla, non so perché.

On 24/9/2017 at 03:40, Anna Magic ha detto:

E dire che allora tanto vale leggersi una biografia/autobiografia/saggio di qualche personaggio straordinario, significa non rendersi conto che anche quelle sono rielaborazioni letterarie.

Ma sono reali. Lo straordinario dell'ordinarietà per me è quello. Ciò che di straordinario riescono a fare persone normali come noi. Non è che Ghandi avesse i superpoteri, ma aveva forza di volontà, era una persona con tutte le carattieristiche che abbiamo noi, poteva ammalarsi di raffreddore come chiunque, la straordinarietà era nelle sue azioni, non nella sua persona.

On 24/9/2017 at 03:40, Anna Magic ha detto:

Facile lasciarsi attrarre solo dalle vite straordinarie dei personaggi che citi, meno scontato è meditare in modo originale su vite comuni e anonime.

Nessuna vita comune e anonima che valga la pena essere narrata è piatta e vuota come la roba che si vede in certi romanzi, peró.

Ho vicini di casa 10 volte più interessanti di certi personaggi letterari che ho incontrato nel "mainstream", molte storie sembrano davvero poco più che sequenze di situazioni di tutti i giorni, senza nulla di davvero significativo che lasci un'impronta. O sono volutamente dilosofeggianti e circonvoluti per darsi un tono e alla fine ti sembra d'aver letto una "supercazzola".

Magari io ho beccato i "mainstream" mediocri, che ti assicuro essere davvero la trasposizione letteraria di "Un medico in famiglia", non saprei, non lo escludo a priori.

Il giorno che ne troverò uno buono potrei ricredermi, se hai titoli da consigliarmi meglio, così non faccio tentativi a vuoto rafforzando la mia idea negativa e, lo riconosco, abbastanza prevenuta.

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@Stellina_90 Degli ottimi libri di ambientazione né fantastica né fantascientifica ecc. che ho amato sono:
"La morte di Ivan Il'ic" di Tolstoj
"Memorie dal sottosuolo" di Dostoevskij
"Gli indifferenti" di Moravia
"I turbamenti del giovane Torless" di Musil
"La morte a Venezia" di Mann
"Il lupo della steppa" di Hesse (con qualche elemento inverosimile, specie nella seconda parte, ma tutto sommato realista)
"Lolita" di Nabokov
"Menzogna e sortilegio" di Elsa Morante
"La nausea" di Sartre
"Uno, nessuno e centomila" di Pirandello


 

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@Anna Magic tutta robetta leggera, da leggere sotto l'ombrellone, per esempio. E qui torna prepotente il titolo del topic: scrivere di genere e non essere preso sul serio. Perché è così. Mentre il lettore medio, quello che legge per passare un'oretta, per prendere sonno, perché viaggia in treno o aspetta in ospedale viene attirato dai bestseller di genere ( che sia rosa, giallo, fantasy o young ) gli appassionati di letteratura che macinano libri su libri sono attratti dal mainstream o dai classici impegnati. Esiste un solco, una barriera insormontabile tra le due realtà. Io ho provato a leggere ad esempio la sinossi di "Memorie dal sottosuolo" sopracitato spinto dalla curiosità. Ho smesso alla seconda riga. In fondo appartengo al gruppo di amanti di commedie leggere, film di azione e horror, è vero sono decerebrato e unicellulare ma un film muto del 1800 in bianco e nero sulle miniere di sale non riuscirei proprio a vederlo. Nella letteratura coesistono due mondi ben distinti e dialogare tra loro è sempre molto, molto arduo.

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