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Ospite Andrea.Dee

Troncamento di nomi di persona.

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Ospite Andrea.Dee

Ho già letto qualcosa, anche la treccani. Eppure non sono soddisfatto. Come si troncano i nomi di persona?

 

Ad esempio:

Francesco, diverrà "Frà", oppure "Fra' "?

 

Frà mi sembra possa riferirsi a fratello o frate, non a Francesco.

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 Veramente è il contrario: è fra' Cristoforo, non frà Cristoforo (per lo stesso motivo per cui si scrive un po' e non un pò).

 

Per l'abbreviazione dei nomi di persona, essendo che sono nomi propri a loro volta, credo che si possa essere più liberi. 

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Da un punto di vista strettamente grammaticale, il troncamento non va segnalato con l'apostrofo se non in casi specifici (po', mo' e verbi imperativi).
Per dire, Fra Cristoforo va scritto senza apostrofo.

Anche nel caso dei nomi propri, quindi, si dovrebbe poter scrivere semplicemente "Fra", senza né accento né apostrofo.
io, comunque, se dovessi segnalare il troncamento, userei l'apostrofo anziché l'accento. Credo dia maggiormente l'idea della parola lasciata in sospeso.
 

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Ospite Andrea.Dee

Guardate, io ho letto che il nome si tronca così: "Fabio" -> "Fà"

Poi immagino che qualcuno arriverà a dirmi che dipenda anche dall'inflessione utilizzata.

 

Per sicurezza ho utilizzato i nomi interi e li ho tolti in alcuni dialoghi.

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Credo che, sia per regole grammaticali che per opportunità, si usi l'apostrofo e non l'accento. Meglio sarebbe usare nulla, ma quando ciò può dare adito a dubbi interpretativi allora si deve ricorrere a qualche artificio esplicativo (in questo senso credo sia da intendere il "Fà")
Prescindendo dal fatto che non chiamerei mai "Fa" un Fabio, con accento o apostrofo che sia, perchè potrebbe sembrare un imperativo o indicativo di fare, se in terza persona, o imperativo in seconda, se ambientato in circostanze più moderne potrebbe starci meglio un "Fab" o "Fapo", che però striderebbe in storie ambientate in un passato neppure troppo remoto. Il mio nome, per esempio, lo vedrei storpiato in "Ste", senza accenti ("Stefi" se donna), perchè non darebbe origine a malintesi un eventuale troncamento, e scrivere "Stè", anzi "Sté" o peggio "Ste'", mi farebbe venire la pelle d'oca.

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Rispondo a distanza di anni perché in questi giorni ho dovuto informarmi per bene su questa cosa per lavoro, e penso sia utile condividere.

Tra Treccani, il forum delle Cruscate e ricerca sui libri di grammatica, sono giunto a queste conclusioni:

  1. Va inserito l'apostrofo quando la parola è monosillabica (so' per sono, Fa' per Fabio, fa' per faccio, eccetera). Questo perché le parole monosillabiche non ricadono nella regola generale delle parole tronche.
  2. Va inserito l'accento quando la parola è polisillabica (Antò o Tonì per Antonio, Rosà per Rosario, andà per andare, eccetera). Peraltro è obbligatorio secondo una regola grammaticale sul troncamento, in questo caso.

Si tende ad escludere il raddoppiamento in caso di dubbio (andà' per andare, per esempio).

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3 ore fa, Niko ha scritto:

Va inserito l'apostrofo quando la parola è monosillabica (so' per sono, Fa' per Fabio, fa' per faccio, eccetera). Questo perché le parole monosillabiche non ricadono nella nella regola generale delle parole tronche.

Vale anche quando la parola è monosillabica, ma è tratta dalla fine del nome? In questo caso l'apostrofo andrebbe davanti?

Faccio un esempio:

Jenna -> 'Na

 

Grazie :D

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1 ora fa, Miss Ribston ha scritto:

Vale anche quando la parola è monosillabica, ma è tratta dalla fine del nome? In questo caso l'apostrofo andrebbe davanti?

Faccio un esempio:

Jenna -> 'Na

Bella domanda, non ne ero sicuro, prima.

In questo caso si tratta di aferesi, cioè soppressione di una vocale o di una sillaba all’inizio di parola.

Per esempio, verno per inverno, guardo per sguardo. Si trovano però più che altro in testi di una certa età :asd: come quelli di Dante.

 

Per aferesi di nomi propri, secondo la grammatica non va inserito l'apostrofo. Per esempio Tonio per Antonio, Cola per Nicola, Trice per Beatrice ( :asd: ) eccetera.

Ergo Na, per Jenna, si proprio così: Na.

Si mette l'apostrofo solo quando mancano vocali nella sillaba vittima di aferesi ('l sole luccica, 'n riva al mare).

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19 minuti fa, Niko ha scritto:

Si mette l'apostrofo solo quando mancano vocali nella sillaba vittima di aferesi ('l sole luccica, 'n riva al mare).

'sti cazzi  (anche nella forma univerbata 'sticazzi)   :sorrisoidiota: 

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'ngiorno.

Un fa' ir bastardo eh, co' 'sta storia  

(Fa' lo vedrei più come un FAI che come un FACCIO) ma forse ho capito male io. 

Cazzate mia.

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1 ora fa, Niko ha scritto:

Si trovano però più che altro in testi di una certa età :asd: come quelli di Dante.

 

Nì :)

In Siciliano (idioma neolatino come l'Italiano) l'aferesi della vocale iniziale si fa tuttora in una marea di parole e si segna con un simbolo che differisce dall'apostrofo, però, siccome questo non si trova sulla tastiera italiana, allora si ricorre all'apostrofo per somiglianza. Io proporrei di aggiungere alle tastiere il segno dell'aferesi: in quelle siciliane c'è :)

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43 minuti fa, *Antares* ha scritto:

non ho capito, tu hai una tastiera diversa dalla nostra?

E qual è questo simbolo? 

 

Non l'ho mai comprata, ma esiste. Ce l'hanno quattro gatti, certo. Si può (o forse si poteva) installare su alcuni smartphone. Il simbolo dell'aferesi è una specie di apostrofo incurvato, come lo spirito delle vocali greche. La tastiera siciliana è come quella italiana, a cui sono aggiunti alcuni foni non presenti in Italiano. C'è anche l'aferesi :)

 

 

10 minuti fa, Niko ha scritto:

Anche in napoletano se ne fa largo uso.

 

Sì, infatti, a maggior ragione. Una cosa che mi stupisce è che l'Italiano importa un sacco di roba (stavo per dire "robaccia"… :bandiera:) dall'idioma angloamericano e mai, mai, mai e poi mai da idiomi vicini, anzi sovrapposti, nemmeno mezza virgola. Nemmeno un segno minuscolo come l'aferesi. La parola "dialetti" che usi è stata riempita, secondo me a torto, di accezioni spregiative, e forse è proprio questo il motivo che impedisce l'"importazione". In più, il Napoletano non deriva dall'Italiano: il Napoletano è italiano. Ma temo che io stia andando troppo OT…

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56 minuti fa, dyskolos ha scritto:

Una cosa che mi stupisce è che l'Italiano importa un sacco di roba (stavo per dire "robaccia"… :bandiera:) dall'idioma angloamericano e mai, mai, mai e poi mai da idiomi vicini, anzi sovrapposti, nemmeno mezza virgola. Nemmeno un segno minuscolo come l'aferesi.

In realtà l'italiano ha sempre attinto da altre lingue, soprattutto da idiomi vicini. Mi riferisco soprattutto ai francesismi, preponderanti fino all'800. Se non ricordo male, a tutt'oggi i francesismi superano le parole importate dall'inglese, che solo a partire dal 900 hanno cominciato a entrare nel nostro lessico.

C'è poi un'altra differenza. Prima le parole venivano adattate alla nostra morfologia, oggi vengono prese così come sono e sono quindi molto più "individuabili" alle nostre orecchie.

Si tende a non adattare più perché l'atteggiamento di condanna rispetto ai forestierismi è morto col fascismo.

1 ora fa, dyskolos ha scritto:

La parola "dialetti" che usi è stata riempita, secondo me a torto, di accezioni spregiative, e forse è proprio questo il motivo che impedisce l'"importazione". In più, il Napoletano non deriva dall'Italiano: il Napoletano è italiano.

Non volevo dare un'accezione dispregiativa ai dialetti, lungi da me :)

Tutti i dialetti sono italiano, o meglio varianti di quelli che noi chiamiamo oggi italiano.

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6 minuti fa, Niko ha scritto:

Non volevo dare un'accezione dispregiativa ai dialetti, lungi da me :)

Tutti i dialetti sono italiano, o meglio varianti di quelli che noi chiamiamo oggi italiano.

 

Su questo sono perfettamente d'accordo :)

Per il resto, volevo solo proporre l'introduzione dell'aferesi nella tastiera italiana. Ci sono comunque anche processi mentali da tenere in considerazione, ma, come disse utente del WD, "che non si dica che sono un invasore di discussioni…" :)

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1 minuto fa, dyskolos ha scritto:

, "che non si dica che sono un invasore di discussioni…

oh, giammai! :sorrisoidiota: 

13 minuti fa, Niko ha scritto:

Tutti i dialetti sono italiano, o meglio varianti di quelli che noi chiamiamo oggi italiano.

Tutti meno uno: il sardo, che per la Linguistica è una lingua (vai, era quarant'anni che volevo fare questo sfoggio di cultura: vedi dunque che i miei studi universitari non sono stati inutili, se oggi mi permettono di portare il mio dotto contributo a questa discussione :evvai:). 

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9 ore fa, Marcello ha scritto:

Tutti meno uno: il sardo, che per la Linguistica è una lingua (vai, era quarant'anni che volevo fare questo sfoggio di cultura: vedi dunque che i miei studi universitari non sono stati inutili, se oggi mi permettono di portare il mio dotto contributo a questa discussione :evvai:

 

Ahahah :rotol:

Adesso la Linguistica, il mio principale oggetto di studio volenteroso e indegno, considera lingue (madri) anche altre quattro lingue italiche. Però il confine tra lingua e dialetto rimane "periglioso" e tuttavia qualcosa in merito si può dire. :)

 

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Ospite
14 ore fa, dyskolos ha scritto:

mai, mai, mai e poi mai da idiomi vicini, anzi sovrapposti, nemmeno mezza virgola.

mi consenta, signor Dyskolos, di dissentire: l'italiano è pieno di parole derivate dagli idiomi regionali, dialetti e affini. Così subito mi viene in mente "ciao" che mi pare derivi dal veneto, o veneziano. Ma anche la "sòla" che viene dal romanesco ed è repertoriata da tutti i dizionari italiani, direi. Credo che l'elenco sarebbe lunghissimo, prendendo il tempo di rifletterci.

(e secondo me il segno dell'aferesi è superfluo, poiché ormai da tanto è acquisito che l'aferesi non necessita di segno grafico, che è sottinteso, mi pare.)

Scusate l'intrusione, non lo faccio più! :ciaociao:

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5 minuti fa, Befana Profana ha scritto:

mi consenta, signor Dyskolos, di dissentire: l'italiano è pieno di parole derivate dagli idiomi regionali, dialetti e affini. Così subito mi viene in mente "ciao" che mi pare derivi dal veneto, o veneziano. Ma anche la "sòla" che viene dal romanesco ed è repertoriata da tutti i dizionari italiani, direi. Credo che l'elenco sarebbe lunghissimo, prendendo il tempo di rifletterci.

 

Certo, signora Befana Profana. :)

So benissimo che l'italiano è pieno di venetismi, sicilianismi, toscanismi, ecc… Ma io non parlavo di quello, poiché quelli non vengono da fuori, ma da dentro. Il Veneto, il Siciliano, il Napoletano, il Sardo sono lingue italiane, sono Italiano; e l'italiano regionale sardo non è il Sardo, come l'italiano regionale siciliano non è il Siciliano, ecc… Tempo fa (forse c'è ancora) una persona inserì un messaggio nella sezione tipo "Domande e risposte" della Treccani, perché voleva una sorta di autorizzazione a usare la parola monnezza in un romanzo. I treccaniani hanno risposto che è assolutamente giusto farlo e aggiungevano mondezzamunnizza (in siciliano) tra le soluzioni papabili, poiché la lingua e la cultura italiana è la somma della cultura siciliana, calabrese, laziale, lombarda, veneta ecc… Il patrimonio linguistico italiano comprende parole napoletane, emiliane, venete, modenesi, ecc… Io la penso così, per quel che conta. :)

Comunque io mi riferivo a espressioni che vengono da fuori, non da dentro. Quando sentirò un italiano di Bolzano o di Venezia o ecc… dire non "trendy" o "cool" o "fashion", ma una parola napoletana (vale anche il viceversa, ovviamente), allora ti darò ragione :) Cambia il processo mentale. Solo questo volevo dire. :)

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17 minuti fa, Befana Profana ha scritto:

secondo me il segno dell'aferesi è superfluo, poiché ormai da tanto è acquisito che l'aferesi non necessita di segno grafico, che è sottinteso, mi pare

Quoto, ho trovato la stessa informazione ovunque nel web; di contro, non sono riuscita a trovare da nessuna parte degli articoli che indicassero qual è esattamente il segno di interpunzione utilizzato per l'aferesi (non compare nemmeno su Wikipedia o Treccani) :lol:

 

In ogni caso, se ho capito bene di quale segno di interpunzione si tratta – non ne sono sicura, non avendo potuto trovare riscontri –, c'è la scorciatoia di tastiera per inserirlo (option + 3), quando non è il software specifico a sostituirlo in automatico, dopo la digitazione dell'apostrofo.

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30 minuti fa, Befana Profana ha scritto:

e secondo me il segno dell'aferesi è superfluo, poiché ormai da tanto è acquisito che l'aferesi non necessita di segno grafico, che è sottinteso, mi pare

 

In Italiano standard è così, ma in altre lingue italiane no. Basta aprire un dizionario siculo o Italiano-siculo per vederlo. Ma chiedo scusa visto che si parlava di lingua standard. Sono andato OT, in altre parole… :)

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Ospite
6 minuti fa, dyskolos ha scritto:

 

Comunque io mi riferivo a espressioni che vengono da fuori, non da dentro. Quando sentirò un italiano di Bolzano o di Venezia o ecc… dire non "trendy" o "cool" o "fashion", ma una parola napoletana (vale anche il viceversa, ovviamente), allora ti darò ragione :) Cambia il processo mentale. Solo questo volevo dire. :)

Allora sinceramente non capisco proprio perché a me sembra che questo già succeda ampiamente. Lombardi emiliani e tutti gli altri usano correntemente espressioni napoletane o romane. Mortacci tua, per dirne una. A schifìo. Te possino. Sticazzi! Minchia! (Per lo più poco raffinate, lo riconosco) così come i pirla, testina e forse anche i giargiana milanesi di usano ben oltre i confini lombardi. Ancor più con lo sviluppo dei social. Per esempio, il romanesco è la lingua ufficiale del Twitter italiano più dell’italiano stesso. 
(o allora non parliamo con gli stessi italiani :love: )

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3 minuti fa, Befana Profana ha scritto:

o allora non parliamo con gli stessi italiani :love:

 

Ho riassunto molto la questione, perché mi sento un pesce fuor d'acqua in questo thread, nel senso che ho spostato troppo la discussione, nella quale si parlava di troncamento e aferesi. Non volevo invadere la discussione con concetti di linguistica miei e, di conseguenza, non generali o generalizzabili, e soprattutto opinabili in quanto non sono la Bibbia :)

Comunque sono d'accordo su quello che hai scritto, eh :)

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