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flammiere

Il cacciatore-Capitolo primo-prologo

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Buongiorno a tutti! Quando scrivo ho il timore si essere ovvio, banale, infantile. La domanda che mi assilla è: vorreste mai sapere come continua la mia storia? Grazie in anticipo a chi vorrà aiutarmi a migliorare!

 

IL CACCIATORE

CAPITOLO PRIMO

PARTE PRIMA

 

Alte foreste di pini neri circondavano l’Avamposto.

Nel grigiore dell’alba autunnale un sottile filo di fumo si innalzava a fatica dai fuochi accesi nelle guardiole dietro le palizzate, unico segno di vita dentro le mura. Fra le erbe alte piccole volute di vapore ristagnavano fra le felci, ricamate dal sole nascente in rapidi merletti. In quell’ora dove i confini fra notte e giorno, fra il mondo dei vivi e quello dei morti si assottigliano, era pericoloso percorrere le strade del mondo.

Nonostante ciò, una figura ammantata scivolava fra le ultime pozze di buio destreggiandosi senza sforzo apparente fra i pini dalle lunghe ombre. I movimenti rapidi, come di animale braccato, ne avevano mascherato a lungo l’avanzata. Un lontano stormire di foglie, un movimento di cespugli avevano però messo in allarme i guerrieri della fortezza, abituati ad avere a che fare con i misteri dei boschi. Seguendo quella traccia sottile avevano pensato ad un daino o qualche altro animale così giovane e sventato da muoversi durante la notte ma ora, avvicinandosi al forte, il viaggiatore camminava ormai allo scoperto nell’ampia area tenuta libera dal sottobosco.

La sentinella ne seguiva il movimento, la lunga freccia munita di barbigli incoccata all’arco. Sul volto teso si leggeva chiaro il sospetto. Lo straniero aveva scelto il momento migliore per avvicinare chi veglia: la fine del terzo turno di guardia, quando le palpebre di chi ha passato la notte cercando minacce nel buio cedono al sonno; ma avrebbe trovato qualcuno sveglio ad attenderlo. Fra quelle mura c’era il fior fiore delle truppe del Governatore, inviate ai confini occidentali per contenere le minacce delle Terre Selvagge.

L’uomo, se tale era, si avvicinava ormai a grandi passi lungo il sentiero tortuoso rivelando all’occhio dell’arciere altri dettagli inquietanti. Ogni suo movimento sembrava sottolineato da un dissonante rumore metallico che si accompagnava ad un leggero zoppicare, come di animale ferito. La spalla sinistra era deformemente alta rispetto alla destra e, nella fredda ora che precede l’alba, il suo fiato non produceva alcuna condensa davanti al buco nero del cappuccio. Nel vedere ciò la mano che tratteneva la cocca della freccia ebbe un fremito mentre il cuore si stringeva in petto al giovane arroccato dietro alla feritoia. Un irragionevole timore gli scorreva come acqua gelata lungo il collo, strizzandogli le viscere.

Inaspettatamente, l’occhio allenato dell’arciere scorse un movimento alle spalle dello straniero. Il lieve movimento d’una macchia di noccioli, ma sufficiente ad attirarne l’attenzione. Un brillio nel buio e il giovane presagì, con l’istinto più che con la ragione, una triste fine per l’incappucciato. Le fronde, a pochi passi di distanza da quest’ultimo, esplosero mentre una sagoma enorme si gettava, fischiando e sibilando, verso il collo indifeso dell’ignaro viaggiatore. Fiamme azzurre brillavano in fondo alle nari di un immenso animale alle movenze di rettile che, schiantando rami e turbinando foglie, si precipitava sulla preda. Istintivamente, il giovane scagliò la freccia e, nello stesso istante, capì che non sarebbe mai arrivata in tempo per salvare l’uomo, ancora ignaro del pericolo. La bestia era oramai prossima all’ultimo balzo, le mascelle spalancate, il sentore di morte che la precedeva.

D’improvviso lo straniero si girò, facendo perno sul piede avanzato e allargando, con una rapida mossa, il mantello con la mano sinistra. Quando il mantello ricadde dietro la spalla dell’incappucciato, una buona spanna di un falcione dalla lama larga spuntava dal petto del mostro che già si contorceva negli spasmi dell’agonia. La spada nelle mani dell’uomo brillava di una fioca luce azzurra mentre il sangue vischioso del rettile vi scorreva sopra, gocciolando copiosamente a terra.

In quell’istante, la freccia lo colpì alla spalla, trapassandone il mantello da parte a parte.

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Ciao, ti lascio qualche impressione.

 

Ho trovato il pezzo troppo "carico": in certuni passaggi vi è una sovrabbondanza di aggettivi, avverbi e similitudini che – a mio parere, s'intende – appesantisce il testo e finisce a volte per renderne ambiguo il significato.  Inoltre la complessità di alcune frasi mette a serio rischio la sintassi.

Qualche esempio di ciò che intendo:

 

Fra le erbe alte piccole volute di vapore ristagnavano fra le felci, ricamate dal sole nascente in rapidi merletti.

Fra le erbe/fra le felci... sono necessari entrambi i complementi? "Ricamate" si riferisce alle "piccole volute di vapore" (come credo) o alle "felci", come lascerebbe piuttosto intendere la costruzione della frase?  Io la riscriverei così (sempre che abbia indovinato a quale sostantivo accordare "ricamate"):

Ricamate dal sole nascente in rapidi merletti, piccole volute di vapore ristagnavano tra le felci.  (meglio "tra" di "fra" per evitare l'effetto f/f)

 

Un lontano stormire di foglie, un movimento di cespugli avevano però messo in allarme i guerrieri della fortezza, abituati ad avere a che fare con i misteri dei boschi.

tra lo stormire di foglie e il movimento di cespugli non è che esista tutta questa differenza: elimina uno dei due e la frase guadagnerà in scorrevolezza

 

Seguendo quella traccia sottile avevano pensato ad un daino o qualche altro animale così giovane e sventato da muoversi durante la notte ma ora, avvicinandosi al forte, il viaggiatore camminava ormai allo scoperto nell’ampia area tenuta libera dal sottobosco.

Questo è un esempio di come la sintassi possa uscire malridotta da una frase troppo articolata: il soggetto (sottinteso) di "avevano pensato" sono i guerrieri della fortezza, ma – ahimè – grammaticalmente lo sono anche di "avvicinandosi", perché quando si usa un modo infinito del verbo occorre che il soggetto della principale sia lo stesso della subordinata.  In questa frase purtroppo il gerundio non può essere usato.

 

L’uomo, se tale era, si avvicinava ormai a grandi passi lungo il sentiero tortuoso rivelando all’occhio dell’arciere altri dettagli inquietanti. Ogni suo movimento sembrava sottolineato da un dissonante rumore metallico che si accompagnava ad un leggero zoppicare, come di animale ferito. La spalla sinistra era deformemente alta rispetto alla destra e, nella fredda ora che precede l’alba, il suo fiato non produceva alcuna condensa davanti al buco nero del cappuccio. Nel vedere ciò la mano che tratteneva la cocca della freccia ebbe un fremito mentre il cuore si stringeva in petto al giovane arroccato dietro alla feritoia. Un irragionevole timore gli scorreva come acqua gelata lungo il collo, strizzandogli le viscere.

Qui tra attributi, avverbi e complementi vari si arriva alla fine in apnea.  Non si potrebbe eliminare qualcosa, per rendere il tutto più scorrevole? 

all'occhio dell'arciere>gli unici due personaggi in scena sono l'uomo che avanza e la guardia, dunque i dettagli sono rivelati per forza all'occhio dell'arciere.

sembrava sottolineato da un rumore>perché "sembrava"? La guardia o sente il rumore o non lo sente>era sottolineato

deformemente alta>qui l'avverbio uccide il lettore>se dici che la spalla sinistra è più alta della destra mi basta per capire che il tipo ha qualche problema fisico

il suo fiato non produceva alcuna condensa davanti al buco nero del cappuccio>è proprio necessario spiegare da dove esce la condensa?

la mano che tratteneva la cocca della freccia ebbe un fremito mentre il cuore si stringeva in petto al giovane arroccato dietro alla feritoia>il cuore che si stringe in petto è un'immagine super abusata, quindi la toglierei.  Ed è proprio necessario spiegare dov'è posizionata la guardia?

Tutti questi dettagli – tutti assieme – finiscono per togliere gusto alla lettura perché le frasi tendono a contorcersi e ad avvitarsi su se stesse a danno della scorrevolezza del testo.

 

Inaspettatamente, l’occhio allenato dell’arciere scorse un movimento alle spalle dello straniero. Il lieve movimento d’una macchia di noccioli, ma sufficiente ad attirarne l’attenzione.

Ripetizione a parte, "lieve" non può stare così lontano da "ma sufficiente".  Il movimento di una macchia di noccioli, lieve ma sufficiente...

 

In quell’istante, la freccia lo colpì alla spalla, trapassandone il mantello da parte a parte.

Qui ci sono due cose che non vanno.  

"Trapassare" significa "passare da parte a parte", quindi sarebbe come dire "pianse, versando lacrime". 

Il "ne" qui proprio non ci può stare: ha funzione pronominale e significa "di quello", quindi sarebbe come dire che il mantello è una parte della spalla.

Scriverei dunque: In quell'istante la freccia lo colpì alla spalla, trapassando il mantello.

 

Ho voluto lasciarti la mia impressione, della quale terrai il conto che credi.  

Capisco che l'intento è quello di arricchire la narrazione con dettagli che vorrebbero impreziosirla.  Quando però sono troppi hanno il potere di fare incespicare il lettore e di distrarlo.  È bello sapere che la freccia è lunga e munita di barbigli, ma mi serve? In quel momento io lettore desidero soltanto sapere se l'arciere la scoccherà o no.  Stai descrivendo una scena d'azione – che fra l'altro sembra essere l'incipit di un romanzo – e non ti puoi permettere tutte queste digressioni: ci saranno altri momenti in cui descrivere l'armamento delle guardie o lo stormire delle foglie.

 

Ciao, buon proseguimento.

 

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@Marcello ti ringrazio moltissimo per lo sforzo e il tempo che hai voluto dedicarmi! Concordo su buona parte di ciò che mi hai -giustamente- corretto.

Nello specifico :

22 ore fa, Marcello ha detto:

Ricamate dal sole nascente in rapidi merletti, piccole volute di vapore ristagnavano tra le felci.  (meglio "tra" di "fra" per evitare l'effetto f/f)

Hai inteso perfettamente, e non sono stato chiaro!

22 ore fa, Marcello ha detto:

all'occhio dell'arciere>gli unici due personaggi in scena sono l'uomo che avanza e la guardia, dunque i dettagli sono rivelati per forza all'occhio dell'arciere.

Concordo appieno.

22 ore fa, Marcello ha detto:

sembrava sottolineato da un rumore>perché "sembrava"? La guardia o sente il rumore o non lo sente>era sottolineato

Volevo rendere l'idea si una sensazione indefinita, di un rumore strano oltre lo sferragliare tipico delle armi. Successivamente dirò che il personaggio è vincolato da pesanti catene che ne circondano il corpo.

 

22 ore fa, Marcello ha detto:

il suo fiato non produceva alcuna condensa davanti al buco nero del cappuccio>è proprio necessario spiegare da dove esce la condensa?

la mano che tratteneva la cocca della freccia ebbe un fremito mentre il cuore si stringeva in petto al giovane arroccato dietro alla feritoia>il cuore che si stringe in petto è un'immagine super abusata, quindi la toglierei.  Ed è proprio necessario spiegare dov'è posizionata la guardia?

Tutti questi dettagli – tutti assieme – finiscono per togliere gusto alla lettura perché le frasi tendono a contorcersi e ad avvitarsi su se stesse a danno della scorrevolezza del testo.

A rileggerlo ora, concordo appieno.

 

Ho citato solamente gli elementi che mi hanno maggiormente colpito, ma ti ringrazio nuovamente in toto per tutti gli altri. È difficile vedere i difetti di ciò che si ama ma ora mi rendo conto che la scorrevolezza della lettura ha risentito di una scrittura troppo ampollosa. Anche io avevo dei dubbi su questo pezzo e per questo mi sono deciso a pubblicarlo, spero di poterlo raffinare e di star andando nella direzione giusta!

Grazie ancora e mandi

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11 minuti fa, flammiere ha detto:

È difficile vedere i difetti di ciò che si ama

È proprio quello il motivo per cui tutti ci affanniamo a postare in Officina: senza il parere di chi ci legge in maniera spassionata è quasi impossibile progredire :)

Sono felice di esserti stato utile ;)

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Ciao, spero di poter essere utile :)

 

On 12/8/2017 at 17:44, flammiere ha detto:

Fra le erbe alte piccole volute di vapore ristagnavano fra le felci, ricamate dal sole nascente in rapidi merletti.

 

Questa parte credo sia confusionaria con il soggetto della frase, ti consiglio una forma del tipo "Fra le erbe alte, piccole volute di vapore ricamate dal sole nascente in rapidi merletti, ristagnavano tra le felci", o, meglio ancora, se ho intuito ció che intendi: "Fra le erbe alte, ricamate dal sole nascente in rapidi merletti, piccole volute di vapore ristagnavano fra le felci".
In questo modo, metti il soggetto in fondo, facendolo apparire chiaramente (e inequivocabilmente).
A me piace questa forma col soggetto in fondo, perché trovo che metta la curiositá di scoprire cosa si stra descrivendo e permette di immaginare gli elementi descrittivi poco per volta.

On 12/8/2017 at 17:44, flammiere ha detto:

Un lontano stormire di foglie, un movimento di cespugli

Lo "stormire" non indica solo il suono, ma anche il movimento, quindi non è necessario aggiungere dettagli, se il tuo intento era separare il suono dal movimento, magari perché, come penso di intuire, nelle tue intenzioni volevi che i guerrieri notassero prima quello che il movimento, che giunge solo dopo, ti consiglio "un fruscìo" o "un frusciare" di foglie. In questo modo non sei costretto a eliminare il movimento (fa sempre male dover tagliare il testo, lo so per esperienza, ecco perché sono brava a inventare espedienti per non doverlo fare XD).

On 12/8/2017 at 17:44, flammiere ha detto:

La sentinella ne seguiva il movimento, la lunga freccia munita di barbigli incoccata all’arco. Sul volto teso si leggeva chiaro il sospetto. Lo straniero aveva scelto il momento migliore per avvicinare chi veglia: la fine del terzo turno di guardia, quando le palpebre di chi ha passato la notte cercando minacce nel buio cedono al sonno; ma avrebbe trovato qualcuno sveglio ad attenderlo. Fra quelle mura c’era il fior fiore delle truppe del Governatore, inviate ai confini occidentali per contenere le minacce delle Terre Selvagge.

L’uomo, se tale era, si avvicinava ormai a grandi passi lungo il sentiero tortuoso rivelando all’occhio dell’arciere altri dettagli inquietanti. Ogni suo movimento sembrava sottolineato da un dissonante rumore metallico che si accompagnava ad un leggero zoppicare, come di animale ferito. La spalla sinistra era deformemente alta rispetto alla destra e, nella fredda ora che precede l’alba, il suo fiato non produceva alcuna condensa davanti al buco nero del cappuccio. Nel vedere ciò la mano che tratteneva la cocca della freccia ebbe un fremito mentre il cuore si stringeva in petto al giovane arroccato dietro alla feritoia. Un irragionevole timore gli scorreva come acqua gelata lungo il collo, strizzandogli le viscere.

S questi dettagli, mi fa piacere vederli, trovo tediose le parti in cui si descrive tutto in un colpo come sono fatte le cose, come fosse un elenco: specificare qualcosina fin da ora non mi dispiace. Il dettaglio della freccia potrebbe risultare noioso in un lungo catalogo di equipaggiamento, ma probabilmente sono solo traumatizzata dalle logoranti descrizioni di Tolkien ne Il Silmarillion (mamma mia!), di certo, il fatto che la freccia abbia dei barbigli ci suggerisce che in questa foresta ci sono cose pericolose, probabilmente corazzate o con una cotenna non indifferente (altrimenti non ci si sprecherebbe a fabbricare quel tipo di punta di freccia).
Il dettaglio della feritoia potrebbe sembrare irrilevante, ma considerando che non sappiamo come è fatta la fortezza, ci fornisce un indizio: non è una semplice palizzata con cammino di ronda, c'è un muro vero e proprio che richiede delle feritorie, quindi è, probabilmente, in muratura o pietra. È vero che sia la palizzata che il muro vengono indicati all'inizio, ma dopo tutta questa lettura chi se lo ricorderebbe piú? repetita juvant (senza esagerare, ovvio).

On 12/8/2017 at 17:44, flammiere ha detto:

Quando il mantello ricadde dietro la spalla dell’incappucciato, una buona spanna di un falcione dalla lama larga spuntava dal petto del mostro che già si contorceva negli spasmi dell’agonia. La spada nelle mani dell’uomo brillava di una fioca luce azzurra mentre il sangue vischioso del rettile vi scorreva sopra, gocciolando copiosamente a terra.

In quell’istante, la freccia lo colpì alla spalla, trapassandone il mantello da parte a parte.

Sono confusa dal fatto che nomini un falcione e poi una spada, ricordavo che il falcione fosse un'arma ad asta, a meno che tu non intenda il falcione detto falchion, una spada derivata da un'arma celtica simile a un coltellaccio, che col tempo divenne una sorta di sciabola a lama larga.
A questo punto, immagino tu intenda la seconda, ma te lo chiedo per sicurezza.

 

Sull'uso del verbo "trapassare", capisco che il tuo intento era di specificare ulteriormente l'appartenenza del mantello alla figura incappucciata, ma come fa notare @Marcello, non è quello il modo di usarlo, ma è un errore che capita a molti, l'ho fatto anche io, ricordatene per le volte successive :)

 

Personalmente, ti consiglierei piú virgole, ma siccome io sono una maniaca di questo segno di punteggiatura, ti consiglio anche di non prendermi troppo sul serio su questo punto :P

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@flammiere

Mandi.

A mio parere in questo prologo, pur essendo breve, hai messo troppe cose.

Vuoi sapere se il lettore avrà la curiosità di voler continuare la lettura, sapere come andrà a finire la storia.

Dovresti creare, anche spartanemente, un'atmosfera, un ambiente, una vita "vissuta".

 

On 12/8/2017 at 18:44, flammiere ha detto:

Alte foreste di pini neri circondavano l’Avamposto.

Nel grigiore dell’alba autunnale un sottile filo di fumo si innalzava a fatica dai fuochi accesi nelle guardiole dietro le palizzate, unico segno di vita dentro le mura.

Il grigiore dell'alba autunnale è una cosa ovvia e già sentita. Perchè poi il fumo dei fuochi si innalzava a fatica?

Sono come dei pesi, secondo me. Io scriverei così, ti faccio solo un esempio per non annoiare, una mia idea personale, quasi una didascalia:  Era un'alba d'autunno. Dall'Avamposto si innalzavano sottili fili di fumo, unico segno di vita in mezzo alla foresta di pini neri.

Sposterei poi il punto di osservazione sull'arciere. Sarebbe meglio un balestriere, poi ti dirò il perchè.

Il soldato di guardia deve osservare l'esterno della fortezza naturalmente, ma per passare il tempo, da che mondo è mondo, si guarda anche intorno. Descriverei qualche scabro particolare di vita e osservazione: la sentinella è rimasta a fare il turno di notte, è stanca, vede le prime luci dell'alba colorare la pietra della guardiola intorno a lui, gli spalti, le pareti interne ed esterne della fortezza, sempre in pietra presumo, ma potrebbero essere anche di legno. Piccoli particolari per rappresentare l'ambiente intorno, i suoi pensieri, far sentire che appartiene a una comunità distinta...

Quando vede lo straniero incocca la freccia e rimane a lungo puntandola. Ecco: quest'azione comporta una tensione e una forza particolari, che non possono essere sostenute a lungo, a scapito della precisione di tiro. Sembra un cecchino che stia puntando la preda e l'arco è un'arma che va usata rapidamente, spesso in sequenza. Sarebbe più consona una balestra a mio avviso, che consente, una volta incoccata la freccia, di seguire con calma gli spostamenti del bersaglio, senza dover stare in tensione. E consente anche di colpire a una distanza maggiore, circa 450 metri...

Poi, chiaramente, la storia deve evolversi nel suo intreccio e nelle sue descrizioni.

Ci metterei un sottile mistero e inquietudine fin dall'inizio, fin dagli sguardi e dai pensieri della sentinella, dalle ombre della notte ancora presenti sulle mura della fortezza... Una sorta di preparazione, di preludio. E non descriverei troppo il mostro che assale lo sconosciuto viaggiatore, lascerei intuire qualcosa da ombre e rumori ovattati, improvvisi silenzi nella foresta circostante... spesso le cose che non si vedono chiaramente, ma che si sanno esistere, incombere, fanno più paura...

 

 

 

 

 

 

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@Stellina_90 ti ringrazio moltissimo per la tua opinione e concordo su quasi tutti i punti! Come anche @Marcello aveva sottolineato, il testo che ho scritto é diventato eccessivamente pomposo e rende la lettura pesante. Grazie ai suoi consigli ho iniziato a snellirlo cercando di essere più incisivo. Su felci e cespugli sono già intervenuto senza rimpianti anche se ho scelto lo stormire di foglie come effetto. Anche la feritoia é stata vittima della revisione (cassata :asd: ) in favore di una descrizione più dettagliata del forte in un altro momento...

9 ore fa, Stellina_90 ha detto:

falcione

parlo proprio della spada a lama larga, che alla fine della sua storia ha iniziato a perdere l'iniziale linea curva. L'idea é di una lama leggermente a mezzaluna, dalla lama larga e piatta, ben più adatta per il taglio che per il colpo di punta. I miei complimenti @Stellina_90 per le conoscenze in fatto di armi medievali (y)

sul trapasso del mantello un mea culpa, invece, é d'obbligo!

Per quanto riguarda la punteggiatura, invece, non ci ho fatto caso ma rileggerò con attenzione! Ti ringrazio invece per i preziosi spunti e la pazienza,spero di migliorare con il prossimo brano ;)

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@Unius che piacere! Innanzitutto grazie per essere passato e avermi lasciato la tua impressione. Ti scriverò una risposta discorsiva come il tuo commento. Innanzitutto, mi piace moltissimo la tua idea sull'incipit, credo renda la scena molto più definita rispetto al mio. Per quanto riguarda il punto di vista, sono un po' restio a spostarlo sull'arciere perché vorrei farlo morire di li a breve :asd: ciononostante mi convinco sempre di più che una revisione radicale del brano sia necessaria. L'ho scritto di getto, é il mio primissimo tentativo e adesso che ci rifletto sento che manca di metodo. Mi spiego, la scena andrebbe presentata con una sequenza logica od un punto di vista, non cambiando disordinatamente angolatura come ho fatto io. Per quanto riguarda il mistero, hai capito benissimo, ci ho provato ma non ci sono riuscito. Cado ancora in cliché banali, ma mi metterò d'impegno! Grazie ancora una volta per il fondamentale aiuto e, ancora una volta,

mandi!

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Allora partiamo dal un piccolo presupposto che io non sono nessuno per dire cosa sia giusto o cosa sia sbagliato, quindi questa è la mia modesta opinione da lettore fantasy, ma sopratutto da lettore di High fantasy.

Il pezzo a mio modo di vedere è ben scritto, la storia è fluente ed è chiaro ogni cosa, però abbondi troppo nelle descrizioni, dopo un po' diventanto stucchevoli e ridondanti (E fidati, ne so qualcosa, se fosse per me sarebbe tutta una descrizione.) Quindi il mio consiglio è di rivedere le descrizioni, per renderle più snelle.

Cita

Nonostante ciò, una figura ammantata scivolava fra le ultime pozze di buio destreggiandosi senza sforzo apparente fra i pini dalle lunghe ombre. I movimenti rapidi, come di animale braccato
 

-Qui per esempio hai descritto già che si muove senza sforzo, ma se si muove senza sforzo, non può essere anche braccato, nel senso se io sono braccato, di certo non riesco a essere lucido, quindi sbaglio di più e sono meno rapido.
 

Cita

L’uomo, se tale era, si avvicinava ormai a grandi passi lungo il sentiero tortuoso rivelando all’occhio dell’arciere altri dettagli inquietanti. Ogni suo movimento sembrava sottolineato da un dissonante rumore metallico che si accompagnava ad un leggero zoppicare, come di animale ferito. La spalla sinistra era deformemente alta rispetto alla destra e, nella fredda ora che precede l’alba, il suo fiato non produceva alcuna condensa davanti al buco nero del cappuccio. Nel vedere ciò la mano che tratteneva la cocca della freccia ebbe un fremito mentre il cuore si stringeva in petto al giovane arroccato dietro alla feritoia. Un irragionevole timore gli scorreva come acqua gelata lungo il collo, strizzandogli le viscere.

-Qui invece secondo me sei stato lettarlmente sublime, la descrizione è lettalmente perfetta, tanto da farmi immergere fino al midollo nel timore dell'arciere.

 

Quindi secondo me devi rivedere sopratutto alcune descrizioni, che secondo me e sottolineo secondo me sono ridondanti, spero di poter leggere il seguito.

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@light soul ti ringrazio moltissimo perché i tuoi complimenti mi spingono a non mollare! Ti assicuro che concordo con te, infatti questo prologo è attualmente in revisione. Il fatto è che l'ho pubblicato dopo molte incertezze, riletture e correzioni: ora lo vedo come un prodotto da rifinire. Mi farebbe davvero piacere se volessi leggere il resto: ho pubblicato ancora due parti (il cacciatore-capitolo primo-parte prima e parte seconda). Mano a mano che vado avanti mi accorgo di cambiare stile, ed è proprio per questo che sarei felicissimo se potessi dirmi se vado nella direzione giusta oppure no!

Comunque sia, grazie ancora per la carica motivazionale e per i (sempre graditi) consigli :asd:

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Devo concordare con @light soul! Non sono un grande esperto di forma dato che sto cercando anche io di imparare e di migliorarmi, però noto che il testo scorre molto bene. C'è la giusta dose d'azione, di suspance, e il carico di descrizioni è ponderato. Personalmente, dato che amo agghindare i testi con molte descrizioni, certe volte risultando persino prolisso, il tuo modus operandi lo apprezzo molto. Andrò sicuramente a leggere il seguito!

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@Dundr ti ringrazio per la fiducia! Questo delle descrizioni é un tasto delicato. Ti dico solo che il primo dialogo si trova nella quarta parte xD i ringrazio in anticipo se vorrai dirmi se sto andando nella direzione giusta o meno con il mio testo ed il mio stile! Grazie ancora e mandi!

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Guarda, io non posso dirti se stai andando bene nella direzione che hai intrapreso. Devi saperlo tu. L'opera è tua, tuoi sono i pensieri e tuo è il mondo che stai creando. Sarai tu a decretare se la strada che stai seguendo è quella giusta. Saluti, e che possa nascere una bella amicizia e una storia degna di nota:super:

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@flammiere Sei abile nel descrivere gli scenari, ma credo tu abbia esagerato troppo per il prologo. vado per punti:

Trama, L'incipt non è male, anzi il colpo di scena finale che fa del salvatore un possibile omicida è stata una buona idea, lascia il lettore in cerca degli eventi futuri: il viandante crederà di essere sotto attacco? Cercherà vendetta? È stato ferito gravemente?

Sei riuscito a riportarmi alla mente un vecchissimo film di fantascienza dove un terrestre finisce per essere costretto a collaborare con un alieno suo nemico. E se sei riuscito a far emergere un ricordo, sei già a metà dell'opera.

La trama non è per il momento ne banale ne originale ma in ogni caso interessante e ben costruita, anche se per un prologo troppo dettaggliata, dovresti snellirla leggermente, non di molto, appena un poco per rendere più veloce gli eventi, perché per il resto a parer mio sei davvero bravo nelle descrizioni.

I personaggi non sono ancora delineati quindi è difficile dire qualcosa di loro per il momento.

Riguardo il contenuto, sei riuscito a riempirlo di istantanee ben descrittee con le tue descrizioni, e devo dire sono stato immerso velocemente (seppur il racconto risulti lento per i punti citati sopra) nell'ambientazione dei protagonisti, nell'aggirarsi furtivo, nel pormi i dubbi su chi potevo avere di fornte, e se avevo fatto bene a cercare di salvarlo, viste le sue abilità...e come vedi sto già parlando in prima persona come fossi il protagonista.

Cita

Nonostante ciò, una figura ammantata scivolava fra le ultime pozze di buio

Unico appunto ...Suona malissimo questa parte:asd:  rivedrei la frase per evitare la ripetizione con le ombrei dei pini:

zone di buio, parte oscura del sottobosco, macchie di oscurità, tra le ultime tenebre.

Riguardo forma e sintassi da parte mia null'altro da eccepire.

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@darktianos ti ringrazio molto per il tuo parere, con il quale concordo su diversi punti. Francamente, questo è stato il primo pezzo che ho pubblicato e trovo necessiti di una importante revisione nel senso da te indicato. Più snello, più misterioso, più oscuro. In realtà, andando avanti nella stesura, ho cercato di correggere questo errori iniziali. Se vorrai dedicarmi ancora qualche minuto, troverai le parti successive del capitolo in questa sezione che (ahimè) non hanno ricevuto l'estero commento di questo prologo. In ogni caso, grazie ancora per le tue preziose indicazioni e buona serata!

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Io adoro le ambientazioni boschive ed i romanzi storici, quindi tutto ciò che include castelli, spadoni ed archi mi manda ai matti.

 

Come già detto da altri, sei stato sicuramente bravissimo in molte parti della descrizione del luogo e dell'ambiente, sei riuscito a farmi calare praticamente fin da subito nell'ambientazione, a farmi percepire la luce scarsa, i cespugli che si muovono e lo stato d'animo dell'arciere.
Devo tuttavia unirmi a quanti ti fanno notare l'eccessiva pesantezza di alcuni punti: neanche a me i due "fra" messi così vicini sono piaciuti tantissimo, e, per esempio eviterei di cominciare quella frase con "Nonostante ciò", che tira un po' indietro il ritmo della narrazione, che invece è generalmente molto scorrevole e rapido.

Dal punto di vista della tecnica narrativa però, ti ripeto, mi hai già agganciato, sei riuscito a stimolare la mia curiosità, quindi, per rispondere alla tua domanda, vorrei davvero sapere come continua la tua storia!

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