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Aporema Edizioni

Quanti libri dovrebbe stampare in un anno una piccola casa editrice?

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La domanda non è rivolta solo ai colleghi editori, alle agenzie letterarie o, più in generale, a tutti gli operatori editoriali, tipo @Spartako  o @Quartadicopertina... Mi piacerebbe che a dire la loro fossero anche gli autori che si rivolgono alle piccole CE, gli editor, i librai o quelli che nella vita hanno fatto tutte e tre le cose (ogni riferimento a @Marcello è puramente volontario:)).
Noi quest'anno, come primo di attività, ci eravamo proposti l'obiettivo di una decina di libri, che stiamo raggiungendo già ora e che quindi contiamo di superare entro dicembre. Il fatto è che, per raggiungerlo e superarlo, ci siamo auto imposti ritmi di lavoro che difficilmente saremo in grado di mantenere in futuro. Stiamo parlando di libri in formato cartaceo, che quindi, oltre a un editing lungo e accurato, con successiva correzione di bozze, richiedono tutta una serie di operazioni tipografiche, che non sempre filano lisce al primo colpo. E tralascio, per carità di patria, gli impegni con fisco e burocrazia, che ci portano via quasi la metà del tempo a disposizione.
Tutto ciò, premesso, quali sono secondo voi gli obiettivi minimi e quelli massimi di pubblicazione per una piccola casa editrice?

Modificato da Aporema Edizioni
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Secondo me almeno un paio di libri al mese sarebbe l'deale, ma sono ritmi difficili da mantenere. Sarebbe opportuno riuscirci fino ad avere un congruo numero di titoli in catalogo poi si può anche ridurre un po', a meno che le cose non vadano così bene da permettersi qualche collaboratore in più...

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E' una domanda a cui è troppo difficile dare una risposta, ci sono innumerevoli fattori che incidono sul numero di titoli pubblicabili all'anno. A meno di non avere molti collaboratori (e la maggior parte dei piccoli editori nemmeno ne ha), più libri si pubblicano, minore sarà la cura negli stessi. Sono sempre stato convinto che sia meglio pochi ma buoni che molti poco curati. Un editing curato in modo molto approfondito, con vari invii reciproci del testo tra editor e autore, può richiedere anche un paio di mesi, e a questi vanno aggiunti i tempi per una perfetta correzione di bozze e l'impaginazione professionale in InDesign.

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7 ore fa, Quartadicopertina ha detto:

Sono sempre stato convinto che sia meglio pochi ma buoni che molti poco curati.

Non ne capisco niente di come si gestisce una casa editrice, ma sono d'accordo con@Quartadicopertina quando dice:

 

7 ore fa, Quartadicopertina ha detto:

Un editing curato in modo molto approfondito, con vari invii reciproci del testo tra editor e autore, può richiedere anche un paio di mesi, e a questi vanno aggiunti i tempi per una perfetta correzione di bozze e l'impaginazione professionale in InDesign.

Credo che potrebbero volerci anche più di due mesi, se il manoscritto richiede un editing molto approfondito. Poi credo che dipenda anche dall'affiatamento che c'è tra l'editor e l'autore. Un po' come quando si balla in coppia: se la donna non segue il tempo del suo compagno, lo blocca.

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@alexa71 hai perfettamente ragione, un buon editing può dirsi tale non solo quando il professionista è competente, ma anche quando questi e l'autore si trovano in piena sintonia. Altrimenti si rischia solo di scontrarsi continuamente e di cominciare un circolo vizioso negativo dal quale è difficile uscire: se si inacidiscono i rapporti, un libro probabilmente non vedrà mai la luce o non sarà mai un ottimo libro. Per quanto riguarda il discorso precedente, nella maggior parte delle case editrici un testo che richiede troppo editing viene in ogni caso scartato: purtroppo i guadagni sono bassissimi, il tempo sempre poco e l'editing una fase delicatissima. Libri che hanno qualche potenzialità ma su cui ci sia da lavorare moltissimo vengono, ahimè, cestinati da molte CE.

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On 25/7/2017 at 15:15, Quartadicopertina ha detto:

Un editing curato in modo molto approfondito, con vari invii reciproci del testo tra editor e autore, può richiedere anche un paio di mesi

I responsabili di una casa editrice medio grande, durante un corso specifico organizzato da loro, ci hanno detto che di mesi ce ne vogliono circa nove: più o meno lo stesso tempo che si impiega a mettere al mondo un cucciolo d'uomo! Noi, nella nostra pur breve esperienza, abbiamo constatato che ne occorrono almeno quattro o cinque, per un romanzo di media lunghezza e già discretamente scritto in partenza.
Siamo invece d'accordo con@Quartadicopertina , quando scrive che

On 25/7/2017 at 23:18, Quartadicopertina ha detto:

nella maggior parte delle case editrici un testo che richiede troppo editing viene in ogni caso scartato

Noi, in casi del genere, se intravediamo comunque una qualche potenzialità, consigliamo agli autori di rivolgersi a un editor professionista o a un'agenzia letteraria.
Per quanto riguarda poi l'intervento di @Spartako

On 25/7/2017 at 14:06, Spartako ha detto:

un paio di libri al mese sarebbe l'deale, ma sono ritmi difficili da mantenere

Anche qui non possiamo che concordare.

 


 

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Dipende dalla struttura di un editore, dai suoi obiettivi e dai metodi distributivi. Come giustamente detto, la pubblicazione di un libro richiede vari mesi di lavoro.
Noi all'inizio ci eravamo posti l'obiettivo di pubblicare un libro ogni 3 settimane e quindi circa 15-18 all'anno, e ci siamo in effetti riusciti grazie alla generale "brevità" dei libri in questione e alla distribuzione solo in digitale. Ma ci siamo resi conto che era preferibile per tutti allungare un po' i tempi, ora viaggiamo intorno alle 8-10 uscite all'anno. Penso che un piccolo editore potrebbe concentrarsi anche solo su 3-4 volumi, se si costruisce col tempo un pubblico "fedele" e va incontro a  un mercato specifico.

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Nel 2010 il piccolo (e bravo) editore del mio primo libro  si proponeva di sfornarne  una dozzina l'anno (cartaceo e digitale), ritmo che non è riuscito a reggere.  Ha preso una  "pausa" credo di 18 mesi  e attualmente non supera i quattro/cinque:(

A mia esperienza,  un buon editing non troppo pesante di un testo di media lunghezza richiede un paio di mesi. I numero dei titoli dipende -è un'ovvietà- in primis da quello degli addetti ai lavori;)!

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Ospite
On 25/7/2017 at 10:56, Aporema Edizioni ha detto:

Tutto ciò, premesso, quali sono secondo voi gli obiettivi minimi e quelli massimi di pubblicazione per una piccola casa editrice?

 

Qualcuno ha già risposto, secondo me, però il punto di vista proposto in questa domanda non è corretto. Non comprendo un obiettivo che si basa sulla "quantità" dei libri da portare in pubblicazione, se così fosse, mettiamo in commercio tutti i libri che arrivano in redazione e poi vediamo come va a finire. Il punto è: superare il numero di vendite per un singolo libro, prefissato come aspettativa da una piccola CE. Inutile pubblicare 10 libri in un anno e venderne poi poche copie cercando di pareggiare il bilancio. Occore, da quei pochi titoli sui quali si punta, ottenere il massimo profitto. Quindi, invece della quantità, bisogna sviluppare il settore delle vendità, solo così una CE può crescere ;-)

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4 ore fa, Nuwanda ha detto:

Non comprendo un obiettivo che si basa sulla "quantità" dei libri da portare in pubblicazione,

Purtroppo conta anche la quantità, ovviamente se la qualità è molto buona. A una Fiera, ad esempio, passano persone di tutti i tipi con tanti gusti e preferenze diverse, più ne riesci a soddisfare più libri vendi.

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Ospite

Attenzione, non confondiamo il fatto di aver un catalogo con l'obiettivo di avere una quantità di libri da pubblicare. Un buon libro può essere sottoposto più volte a una fiera, diversamente tante scelte dovute a fare quantità, possono allonare il lettore, il quale può non essere più in grado di distinguere un buon prodotto da uno scadente.

Perchè puntare sempre sulle "novità" e non far conoscere davvero i libri che si è scelto di pubblicare?

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@Nuwanda Ovviamente, infatti avevo sottolineato: che il catalogo deve essere tutto di buona qualità.

Le novità sono importanti perché il distributore, Feltrinelli, Mondadori ecc. sono molto attenti alle novità e per alcuni mesi le "lavorano" meglio dei titoli già usciti. Quindi il lavoro deve essere su entrambi i fronti: novità e promozione del catalogo esistente.

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Ospite
14 ore fa, Spartako ha detto:

Le novità sono importanti perché il distributore, Feltrinelli, Mondadori ecc. sono molto attenti alle novità e per alcuni mesi le "lavorano" meglio dei titoli già usciti.

 

Questa frase non mi convince...

Proprio uno di questi distributori, che lavora con le piccole CE, aveva professato un dogma: "i libri non vanno fatti girare, vanno venduti".

Con tutte queste "difficoltà", non le sembra che tante "novità" rischiano solo di "ingolfare" ulteriormente il mercato. Bisognerebbe effettivamente prima "vendere" (e anche bene) prima di buttarsi in "nuove avventure". Continuare a stampare, può aumentare solo i debiti, se le strategie di vendite non funzionano.

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Domanda a cui non è facile rispondere, perché dipende in primo luogo da quanto piccola è la casa editrice.

Direi comunque tra un minimo di dieci e un massimo di venti-venticinque, il tutto rapportato alle dimensioni di cui sopra.  

Una decina di novità all'anno sono necessarie per mostrare la vitalità dell'editore: chi consulta periodicamente il catalogo online, o lo esamina di persona in una fiera o in altri luoghi deputati, già al primo impatto visivo deve avere la percezione che l'editore è attivo e dà continuità ai progetti editoriali in corso e – magari – ne ha intrapresi di nuovi rispetto all'ultima visita.  Credo che nulla sia più deleterio per una piccola casa editrice che mostrare a una fiera (o a chi la segue online) lo stesso identico stand di sei o addirittura dodici mesi prima.  Chi passa ha la percezione immediata di un immobilismo che non depone certo a favore dell'editore.

La quantità massima è molto più aleatoria perché dipende da troppi fattori, che nel caso di una piccola realtà diventano determinanti.

Presentare cinquanta novità equivarrebbe a confessare di operare scelte approssimative e di non prestare ai testi nemmeno il minimo sindacale di attenzione.  Venti o venticinque novità potrebbero essere un numero congruo se l'editore potesse vantare qualche collaboratore, anche part-time o freelance. In caso contrario meglio abbassare l'asticella e portarla a dieci-quindici.

Tradotto in soldoni, e adattato all'effettiva struttura della casa editrice, il discorso si riduce a: un catalogo vivo, nella continuità, e un'attenzione e una cura per il prodotto che devono sempre stare ben oltre la soglia minima. 

 

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20 minuti fa, Nuwanda ha detto:

. Bisognerebbe effettivamente prima "vendere" (e anche bene) prima di buttarsi in "nuove avventure". Continuare a stampare, può aumentare solo i debiti, se le strategie di vendite non funzionano.

In realtà succede esattamente il contrario @Nuwanda.

Qualche anno fa un "pezzo grosso" di una big di cui non farò il nome (mi limito a dire che ha sede a Segrate), mi confessava che l'editore in questione stampava il più possibile al solo scopo di ripianare le perdite dell'esercizio precedente, cosa che gli riusciva di solito verso fine estate.

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Ospite

@Marcello

conosco questo modus operandi e non lo condivido, infatti, scrivevo che può funzionare se ci sono dei guadagni, contrariamente si chiude.

Sconsiglio tale pratica per una piccola CE (in questo topic ci si rivolge principalmente a loro). Continuare a stampare in attesa di pareggiare i conti, mi pare un azzardo ingiustificato. 

Sembra quasi ci sia più attenzione alla "quantità" (cosa molto strana, almeno che non sono gli autori a coprire le spese) invece di puntare sulle vendite.

Modificato da Nuwanda

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3 ore fa, Nuwanda ha detto:

Proprio uno di questi distributori, che lavora con le piccole CE, aveva professato un dogma: "i libri non vanno fatti girare, vanno venduti".

Ma non c'è dubbio che il mercato editoriale è "drogato", i problemi sono tantissimi ma una piccola/media CE da sola non può certo pensare di risolverli da sola. Deve quindi adeguarsi (se vuole lavorare, sopravvivere e magari crescere)

 

3 ore fa, Marcello ha detto:

Tradotto in soldoni, e adattato all'effettiva struttura della casa editrice, il discorso si riduce a: un catalogo vivo, nella continuità, e un'attenzione e una cura per il prodotto che devono sempre stare ben oltre la soglia minima. 

Per il resto non posso che sottoscrivere quanto detto da Marcello

 

2 ore fa, Nuwanda ha detto:

Sembra quasi ci sia più attenzione alla "quantità" (cosa molto strana, almeno che non sono gli autori a coprire le spese) invece di puntare sulle vendite.

Non capisco, una cosa non esclude l'altra: un minimo di quantità per i motivi detti da Marcello (e perchè distributore, Mondadori e co. lavorano bene le novità) e "puntare sulle vendite".

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2 ore fa, Nuwanda ha detto:

Sconsiglio tale pratica per una piccola CE

Io mi sono ricollegato alla tua citazione, che parlava di Feltrinelli e Mondadori.  È fuori di dubbio che una simile strategia non può riguardare la piccola editoria.

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Ospite
5 ore fa, Marcello ha detto:

Io mi sono ricollegato alla tua citazione, che parlava di Feltrinelli e Mondadori.  È fuori di dubbio che una simile strategia non può riguardare la piccola editoria.

 

Ma io citavo a mia volta @Spartako...

Comunque, l'obiettivo della "quantità" è un affare che decide in primis l'editore.

 

7 ore fa, Spartako ha detto:

 (e perchè distributore, Mondadori e co. lavorano bene le novità)

.

Il distributore deve smerciare dei libri per conto della CE, strano si mettano a guardare/leggere la merce. Penso che dovrebbero lavorare tutti i libri allo stesso modo.

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2 ore fa, Nuwanda ha detto:

Il distributore deve smerciare dei libri per conto della CE, strano si mettano a guardare/leggere la merce.

I distributori si fanno inviare le schede di presentazione delle novità proprio perché le "lavorano" in modo diverso (presentandole, inviandole alle librerie ecc.) e le libreria pure, quando ricevono le novità pensano ai clienti a cui potrebbero interessare, se sono particolarmente interessanti le espongono invece che metterle di costa ecc. Quando non sono più novità fanno "solo" rifornimento... e tutto questo non dipende dalla CE.

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On 2/8/2017 at 12:44, Marcello ha detto:

Direi comunque tra un minimo di dieci e un massimo di venti-venticinque, il tutto rapportato alle dimensioni di cui sopra.

Ciao, @Marcello . Vista la tua triplice esperienza nel settore, attendevamo con ansia il tuo parere; ma abbiamo avuto pazienza, perché ti sapevamo impegnato in presentazioni lungo lo Stivale (y). Facciamo tesoro di tutte le tue osservazioni, non solo di quella sopra citata, che in pratica coincide più o meno con quanto ci eravamo prefissi in partenza. Sappiamo che per superare quota 10 o 12 libri sarà indispensabile ricorrere a collaboratori esterni; ma sappiamo pure che, al momento, purtroppo non ce li possiamo permettere.
A questo punto, però, ci sorge una nuova domanda, da rivolgere a tutti quanti sono intervenuti nella discussione e a coloro che vorranno arricchirla.
Cosa ne pensate di una piccola CE che, per arricchire il proprio catalogo, ricorra anche all'aiuto di qualche agenzia letteraria, che gli fornisca in pratica dei prodotti già quasi pronti? Oppure credete che le agenzie letterarie snobbino per principio i piccoli editori?

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2 ore fa, Aporema Edizioni ha detto:

Oppure credete che le agenzie letterarie snobbino per principio i piccoli editori?

Ho questo timore in realtà, ma quello delle agenzie letterarie è il settore che conosco meno dell'editoria per cui in questo caso le mie sono solo supposizioni.  

Il ragionamento nasce dal fatto che un'agenzia si prefigge di ricavare i propri introiti dagli autori, sotto forma di percentuale sui loro anticipi, o comunque sui loro guadagni.  Se però il piccolo editore per definizione non può garantire anticipi, il guadagno verrebbe da una percentuale sulle royalties che sappiamo bene per esperienza quanto siano esigue in genere.  Dunque immagino che le agenzie non abbiano alcun interesse a rivolgersi alla piccola editoria.

Solo supposizioni, ripeto: tenetene il conto che credete :)

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La domanda è vecchia, ma voglio rispondere anch'io, anch'io, anch'io! :D

Secondo me, una casa editrice non dovrebbe mai pubblicare più di un libro al mese. Per me sei libri l'anno sarebbero l'ideale, uno ogni due mesi. Io da autore non pubblicherei mai con una casa editrice che pubblica più di un libro al mese, perché mi sentirei trascurato. Ecco. 

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Ovviamente è una questione di soldi che entrano (o potrebbero entrare), conti da pagare e qualità del lavoro in uscita. Ma ci sono case editrici che pubblicano decine di titoli l'anno, perché tanto tutti gli autori ordinano quelle quaranta copie.

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1 ora fa, Ngannafoddi ha scritto:

Per me sei libri l'anno sarebbero l'ideale,

Ancora meglio se ne pubblica uno solo, il tuo. :asd:

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2 ore fa, Marcello ha scritto:

Ancora meglio se ne pubblica uno solo, il tuo.

Ah no :nono:. Se pubblicano il mio, allora non devono pubblicare nessun altro libro per almeno vent'anni! :indicare: 

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