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Bango Skank

Confronto di opinioni sulla metodologia operativa delle agenzie

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@Bango Skank Qualcuna (ma concordo poche) dovrebbe averceli i contatti con le big. Certo non ha molto senso farsi rappresentare per le piccole e precludenti le big. Talvolta non si pensa molto al fatto che una volta sotto contratto perdi ogni autonomia.

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7 minuti fa, Lemmy Caution ha detto:

@Bango Skank Qualcuna (ma concordo poche) dovrebbe averceli i contatti con le big. Certo non ha molto senso farsi rappresentare per le piccole e precludenti le big. Talvolta non si pensa molto al fatto che una volta sotto contratto perdi ogni autonomia.

 

Sarebbe sempre buona norma fasi un giro sui vari siti. Un'agenzia che opera da tempo avrà la lista degli autori rappresentati (o dei romanzi pubblicati tramite la rappresentanza); da qui è facile capire che tipo di "target" ha.
Poi ci sono le agenzie neonate: qui è opportuno vedere i curricula di chi ci lavora. Se sono persone del settore (ex dipendenti di grandi CE ad esempio) è quasi certo che lavoreranno con le big; se invece sono neolaureati con tanta voglia di fare, non è detto che non riescano, ma sicuramente non hanno contatti diretti.
C'è poi da dire che per molti autori esordienti è comunque gratificante trovare un agente che li rappresenti, quindi non si guarda troppo alle CE: si spera di pubblicare e basta. :)

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6 minuti fa, Lemmy Caution ha detto:

@Bango Skank Vero.... Per quello che mi . riguarda vorrei alzare un po' l'asticella.


Ti consiglio di farti una lista partendo da quelle presenti qui sul forum e poi andare sui siti, segnando quelle che ti interessano e vedendo che modalità di invio hanno (utilissimo anche leggersi le opinioni degli utenti).
L'idea che mi sono fatto io è che chi mette a disposizione una mail a cui inviare un'occhiata la da a tutto. Se sono interessati ti contattano.

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17 ore fa, Lemmy Caution ha detto:

Certo non ha molto senso farsi rappresentare per le piccole e precludenti le big. Talvolta non si pensa molto al fatto che una volta sotto contratto perdi ogni autonomia.

A me andrebbe bene farmi rappresentare anche con CE medio-piccole (purché valide, ovviamente): mi risparmierebbe un sacco di tempo e di sforzi, e soprattutto di dubbi, e comunque sapere che qualcuno crede nel mio libro mi ddarebbe forza e sicurezza. Credo poi che precludermi la possibilità di contattare autonomamente una CE grossa non sarebbe una grossa perdita, considerato che farsi prendere in considerazione senza agente è pressoché impossibile.

(Tra l'altro ho anche il dubbio che esordire con una big possa essere così desiderabile, a parte l'innegabile soddisfazione per l'ego. Quello che ho sentito dire spesso su questa situazione è che nei fatti tu esordiente della CE big sei l'ultima ruota del carro su cui investire in promozione: e certo magari tu ti sbatti un sacco ma se vendi che so 500 copie con una CE piccola è un successo, lo stesso numero con una grossa è un fiasco).

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2 ore fa, Lemmy Caution ha detto:

@franka mi permetto di dire che nelle piccole difficilmente, ma molto difficilmente investiranno su di te, contano sul tuo sforzo. Stop...

Sì, sì, certo. Volevo solo dire che anche nelle grandi CE se sei l'ultimo arrivato  non investono su di te (o almeno ho sentito fare più volte questa considerazione) e però devi vendere molto di più per non essere considerato un insuccesso.

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6 ore fa, franka ha detto:

Sì, sì, certo. Volevo solo dire che anche nelle grandi CE se sei l'ultimo arrivato  non investono su di te (o almeno ho sentito fare più volte questa considerazione) e però devi vendere molto di più per non essere considerato un insuccesso.

 

Non è banale come spunto di discussione.
In effetti se uno scrittore ha la fortuna di esordire con la Mondadori ma "in sordina", ovvero senza che la CE faccia la minima pubblicità al testo e che parta con una tiratura minima (che però ignoro quale sia nel caso di una CE big, così come ignoro in quante librerie italiane il testo sarebbe fisicamente presente), ci sono buone probabilità che l'esordiente non venda moltissimo.
E se 2mila copie vendute con una CE piccola sono un "piccolo caso editoriale" e ti possono - forse - far notare da una big (nel senso che magari qualcuno disposto a leggersi sinossi e incipit del prossimo romanzo lo trovi), le stesse 2mila copie vendute come esordio con una big potrebbero significare un flop e, di conseguenza, bruciarti con tutte le big per il futuro.
insomma, esordire con una grande CE senza avere già un tuo pubblico è un rischio. Dipende molto da come si muove la CE stessa, ma questi sono aspetti tecnici che ignoro completamente. 

Modificato da Bango Skank

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Mi spiace che questa conversazione si sia arenata e vorrei tentare di riavviarla. Il titolo generico poteva essere l’occasione per separare il grano dal loglio. Essenziale, perché chi meglio di un agente può tenere per mano un esordiente nel lungo e arduo cammino per emergere e realizzare i propri sogni?

Ne ero convinto anch’io fino a poco fa. Non ho cambiato idea. Immagino un vero agente come una guida per addentrarci nella selva oscura dell’editoria, l’aiuto per evitare passi falsi.

Adesso sono solo molto più prudente. Ho scoperto che anche il mare delle agenzie è diventato insidioso, almeno tanto quanto quello delle CE, dove gli EAP e quelli a doppio binario nuotano affamati.

Come ci sono arrivato?

Semplice, ho tentato di interagire con diciassette agenzie. L’esperienza mi ha spinto a fare i conti della serva e ora penso di capire dove si sia spostato l’interesse di una buona parte di loro.

Ditemi se sbaglio. Vi racconto tutto, così mi tolgo un sassolino dalla scarpa, faccio un omaggio ai veri professionisti e metto in guardia dagli altri, tutto senza far nomi, tanto non è difficile indovinare.

Nel gennaio scorso, contando su un minimo di considerazione quale autore già pubblicato, ho deciso di interpellare alcune agenzie letterarie.

Ho fatto la mia ricerca e ne ho selezionate alcune. Non mi sono permesso di disturbarle invano: ho tenuto conto del genere trattato. Le ho ordinate in base alla notorietà e al loro portafoglio di autori e editori. Per valutarle meglio mi sono costruito anche un indicatore quantitativo. In mancanza di dati sulle vendite, ho preso come base il numero di recensioni su amazon dei loro autori. Sono convinto di non essere troppo lontano dalla realtà perché il rapporto recensioni/vendite è quasi una costante.

Seguendo l’ordine della mia lista, ho scritto loro a blocchi di due o tre alla volta, partendo ovviamente dalla cima.

Mi sono presentato, ho spiegato cosa avevo scritto e pubblicato, quanto avevo venduto e i riscontri dei lettori. Ho indirizzato personalmente la mail a un titolare e ho chiesto come avrebbero desiderato procedere. Non ho osato chiedere una lettura, volevo solo capire. Tutto il necessario per ottenere una cortese risposta, almeno nel mondo in cui vivo io.

Man mano passava il tempo senza grandi riscontri, abbassavo i criteri. Dopo due mesi sono arrivato a diciassette invii.

Conscio di aver preso contatto con persone molto occupate, ma convinto della loro educazione, ho continuato la mia paziente attesa.

Sono passati sei mesi e mi hanno risposto solo in cinque.

Il risultato è quasi paradossale.

L’agenzia in testa alla mia lista mi ha chiamato subito. Abbiamo parlato al telefono e mi hanno chiesto il mio ultimo romanzo. Non hanno preteso né denaro né esclusiva per la lettura. Esattamente un mese dopo, come promesso, ho ricevuto il responso. Hanno criteri molto stretti e non mi hanno scelto. Li rispetto e li capisco, vivono davvero di royalties e i loro autori devono fare scintille. La loro professionalità non ha smentito la loro reputazione, e nemmeno l’indicatore quantitativo.

Oltre a questo raggio di luce, anche le due titolari di un’altra agenzia hanno letto il mio libro. Sono state rapide, cortesi, gratuite e in più interessate a rappresentarmi. Purtroppo erano dal lato opposto della mia lista, così non sono riuscito ancora a prendere una decisione.

E qui, la lista delle agenzie serie e educate è finita.

Altre due agenzie hanno risposto, tentando di vendermi i servizi di lettura. Ho riconosciuto subito lo stridio delle zanne. Tempo fa ho avuto un’interazione con il re degli animali a doppio binario. Ne ho anche parlato nel forum e non l’ho dimenticato.

La quinta agenzia invece mi ha detto che leggeva qualcosa solo con la certezza che non lo facesse nessun altro. Scelta loro che non commento.

E le altre dodici agenzie?

Il resto è silenzio.

Ho fatto fatica a capire un comportamento del genere e a rassegnarmi alla realtà. Come potevano non mostrare il minimo interesse per qualcuno che molto probabilmente non scrive ciofeche? In fondo ero un potenziale “cliente”. Impensabile nel mio modo di lavorare: ai clienti che mi chiedono ragguagli ho sempre risposto il più presto possibile. Anche a costo di dire “mi dispiace, ma non ho tempo per lei”. L’educazione lo suggerirebbe.

Ho iniziato a intuire le ragioni di questo disinteresse domandandomi cui prodest?

Forse non mi consideravano un cliente, almeno non un cliente per quello che sta davvero loro a cuore.

Arriviamo così ai miei conticini.

Per prima cosa ho calcolato quanto potrebbe guadagnare un’agenzia impegnata nella vera attività di rappresentanza.

Immaginiamo che ogni loro autore abbia un portafoglio di almeno dieci libri di successo, che ogni libro venda in media diecimila copie annue e che l’editore paghi davvero le royalties per tutte e non ne dimentichi per strada. Con una commissione del 10% sulle royalties e una ventina di autori produttivi, potrebbero arrivare a circa duecentomila euro lordi annui.

Funziona, giustifica lo sforzo per seguire gli autori, quello enorme per cercarne di nuovi e quello infinitamente più grande di piazzare le loro opere. Quando l’acquirente è una grande azienda, vendere è difficile, faticoso e oneroso. Le CE big non fanno eccezione. Quante agenzie hanno un portafoglio del genere? Non penso molte.

Poi ho calcolato quanto potrebbero produrre migliaia di persone come noi, con il cassetto pieno di sogni e ansiosi di lasciarsi ammaliare dal canto delle sirene. Ne convinco duecento a pagarmi cinquecento euro per una scheda e arrivo già a metà dei ricavi di un buon agente. Ne convinco qualcuno in più, propino loro altri servizi correlati e raddoppio la posta.

Non sono tanti duecento. Uno per giorno lavorativo, anche con lunghe ferie. Da quello che leggo nel forum, forse duecento sono meno delle richieste che i più furbi ricevono ogni mese. Inventano anche meccanismi contorti per filtrare le richieste. Così vendono servizi di lettura celere.

Le agenzie vere hanno bisogno di talenti per vivere. Qualcuno invece ci vuol far credere che le opere promettenti arrivano solo nei primi minuti dopo mezzanotte o il diciassette dei mesi pari alle tredici. Oppure che scrive bene solo chi paga il servizio celere, la lettura premium o la scheda vip. Ci crediamo?

@Daniele125 ha ragione. Non esiste nessuna mole di lavoro che non sia padroneggiabile con metodo e competenza. Fossero anche duecento richieste al dì, per eliminare le ciofeche non ci vuol molto. Leggere a fondo i manoscritti promettenti e scegliere i migliori è un altro discorso, ma anche qui si può procedere con filtri successivi per investire tempo solo nelle opere migliori. Lo stesso vale anche per il cestino degli inediti delle CE “big”, ma questo è un altro discorso.

Non ditemi che quando siamo in libreria e leggiamo la quarta e un estratto non capiamo se l’opera merita l’acquisto. Quanto ci mettiamo? Se le agenzie non riescono a fare in modo efficiente quello che fanno tutti i lettori, stiamo proprio male.

La verità è che chi vuole davvero trovare i cavalli di razza deve cercare attivamente, spulciare tutti gli inediti ricevuti e soprattutto leggere gratis, cercando di arrivare per primo a un nuovo talento. Per fortuna ci sono quelli che lo fanno e sanno anche cos’è l’educazione, perché tentano di rispondere a tutti. Tanto di cappello a @JaV, a cui auguro il successo.

Gli altri? Alla faccia dell’esclusiva per leggere. Alla faccia dei conteggi alla rovescia e del primo del mese. Trucchetti per camuffare il vero obiettivo. Lo stesso degli EAP.

Per carità, ora non pensate che non trovi giusto pagare per un servizio. Il lavoro degli altri è sacro, più del proprio. Nessuno nasce scrittore, men che meno io, che ho sempre fatto tutt’altro. Una critica spassionata e un’opinione professionale sono vitali. Ne sono ancora più convinto ora che non sono più alle prime armi. Per il mio primo romanzo ho richiesto cinque schede di valutazione. Pur accecato dalla passione per la mia prima opera, intuivo di non poter essere obiettivo e di non avere la minima esperienza. Avevo bisogno d’aiuto e non mi vergogno ad ammetterlo. Non conoscevo ancora questo forum e ho cercato degli editor di narrativa su Linkedin. Ho pagato l’editing per tutti e tre i miei romanzi prima di pubblicarli. Con un editor indipendente, non editing pretestuosi proposti da un’agenzia. Non ho rimpianto un centesimo. Le schede mi hanno dato un contributo prezioso e l’editing è imprescindibile.

Non esito a investire per imparare a lavorare sulle mie opere, ma un’agenzia letteraria non la pagherò mai e poi mai per leggerne una e dirmi alla fine se mi prendono o no. Proprio come per la stampa: andrei da un tipografo e non da un EAP.

Volete una lettura obiettiva, una scheda sincera? Vi interessano delle linee guida per progredire?

Rivolgetevi a un editor o a qualcuno che vi offre un servizio indipendente, ma non a chi millanta un possibile contratto di rappresentanza. Forse una scheda l’avrei pagata anche a un’agenzia. Ha tutte le competenze per farla bene, purché la proponga come servizio, senza trucchi e illusioni. Sono convinto che i miei due esempi positivi facciano proprio così nell’offrire i servizi di valutazione.

In quanto alle altre, silenziose e insidiose, stiamone lontani. Nel migliore dei casi sono a doppio binario, ma tenderei a pensare che campino più come AAP.

 

All’inizio parlavo di passi falsi. Un contratto di esclusiva con le persone sbagliate significa rimanere arenato. Che sia con un EAP o con una AAP, la vostra opera rimane incagliata, lontano dai lettori, magari per anni. Avrete perso anche la possibilità di imparare e migliorare. Ciò che di peggio può succedere a uno scrittore.

Difendiamoci!

Abbiamo messo alla berlina gli EAP. Giustissimo, ma quando appioppiamo la giusta etichetta alle Agenzie A Pagamento?

Meritano la propria sigla e soprattutto il proprio indice.

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@L.K.Brass. Grazie mille per la tua testimonianza, l'ho trovata molto utile nonché piacevole da leggere.

 

Sarebbe contrario al regolamento se pubblicassi la lista di agenzie alle quali ti sei rivolto? (Sempre se avessi voglia e intenzione di farlo, ovviamente).

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1 ora fa, Redman ha detto:

Sarebbe contrario al regolamento se pubblicassi la lista di agenzie alle quali ti sei rivolto? (Sempre se avessi voglia e intenzione di farlo, ovviamente

Immagino di sì, ma sono tutte presenti nel forum. Quello che proprio mi piacerebbe, è arrivare a catalogarle con altre esperienze, non solo la mia. Proprio come gli EAP. 

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@L.K.Brass Io non ho nessuna esperienza di agenzie.

Forse perché la prima domanda che mi viene in mente è "Perché farsi selezionare due volte?"

Se volessi una valutazione poi sono d'accordo che è meglio un editor indipendente.

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@L.K.Brass Magari perché si tratta di autori affermati che non vogliono sbattersi sui contratti e avere le migliori occasioni del mercato.

Il che, credo, è quello che fanno le agenzie che contano.

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1 minuto fa, camparino ha detto:

avere le migliori occasioni del mercato

@camparino Desiderio più che legittimo, solo questo giustificherebbe il ricorso a un agente. I contratti alla fin fine sono semplici, la messa in pratica invece è un'altra cosa. Proprio qui serve di nuovo l'agente. Nessuno è obbligato a prenderlo se si trova bene con "la prima selezione". Chi invece vuol fare il passo, si trova confrontato a una realtà poco chiara. In molti casi ritengo che gli interessi si siano spostati in un'altra direzione, come è successo con la proliferazione degli EAP. Quello che cercavo di dimostrare facendo loro i conti in tasca. Con questo non vuol dire che abbia rinunciato alla "seconda selezione", sempre che riesca a entrare in contatto con un agente "free" che mi faccia "avere le migliori occasioni del mercato". :)

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Ospite
4 ore fa, L.K.Brass ha detto:

Qualcuno invece ci vuol far credere che le opere promettenti arrivano solo nei primi minuti dopo mezzanotte o il diciassette dei mesi pari alle tredici. Oppure che scrive bene solo chi paga il servizio celere, la lettura premium o la scheda vip. Ci crediamo?

 

:asd:

Questo lo penso anch'io, infatti, nei post prececenti scrivevo:

 

Cita

Lo scouting deve rientrare nella "metodologia" di lavoro di un agente. Quindi gli invii devono essere aperti.

Il problema sono tutti questi servizi accessori: scheda di lettura, editing, che ti vengono proposti a "prescindere". Il punto "nuovo" è: se rifiuti, diventi un autore che non vuole "investire". Invece, la questione è totalmente diversa... Il "rischio d'impresa" non va addebitato all'autore.

 

Personalmente, l'idea di avere un agente mi stuzzica ancora. Confidare, ad esempio, su qualcuno che cura i tuoi interessi (soprattutto perchè da questi dipendono anche i suoi) e avere un editing free (perchè questo dovrebbe essere parte del suo investimento di rappresentanza. Naturalmente diamo per scontato che il testo abbia già superato dei criteri di selezione) capace di darti quella marcia in più con gli editori, non dovrebbe essere un aspetto da sottovalutare. Un agente dovrebbe spendersi anche nella promozione per aumentare i guadagni.

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@L.K.Brass Ma stiamo parlando di autori da 50000 copie a botta, appunto anglosassoni. Che possono aspirare alle migliori condizioni di mercato.

Che se ne fa un agente serio di uno come me? Che nel mercato ci entra a mala pena.

Chiaro che vuole vendermi qualcosa, mica comprarmi.

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1 ora fa, Nuwanda ha detto:

 

:asd:

Questo lo penso anch'io, infatti, nei post prececenti scrivevo:

 

 

Personalmente, l'idea di avere un agente mi stuzzica ancora. Confidare, ad esempio, su qualcuno che cura i tuoi interessi (soprattutto perchè da questi dipendono anche i suoi) e avere un editing free (perchè questo dovrebbe essere parte del suo investimento di rappresentanza. Naturalmente diamo per scontato che il testo abbia già superato dei criteri di selezione) capace di darti quella marcia in più con gli editori, non dovrebbe essere un aspetto da sottovalutare. Un agente dovrebbe spendersi anche nella promozione per aumentare i guadagni.

@Nuwanda Sacrosanta ogni singola parola. Non posso dire nulla di più, solo sperare di trovare l'unicorno. Non pretendo nemmeno l'editing free, mi basta il resto.

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1 ora fa, camparino ha detto:

Ma stiamo parlando di autori da 50000 copie a botta, appunto anglosassoni. Che possono aspirare alle migliori condizioni di mercato.

@camparino Facciamo le debite proporzioni. Meno copie, meno agenti, ma sempre agenti devono restare, non AAP. 

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Ho cercato di leggere con attenzione l’interessante dibattito.

 

Un grazie particolare a L.K.Brass, che ha fornito una testimonianza viva e preziosa. Molto tecnica, molto lucida. Capisco, da imprenditore, i suoi conteggi e le sue considerazioni. Sì, in effetti me ne accorgo quando ricevo dei CV di persone che vogliono entrare nella mia attività: mi bastano meno di 2 minuti per farmi un’idea di chi mi scrive. Non un’idea sulla persona, giammai, ma un’idea compiuta sul fatto che possa andare bene o no dentro il mio studio, beh, quella sì.

Quindi, perché con gli autori e i loro libri non può essere la stessa cosa? Forse un po’ più di tempo viene richiesto…d’altra parte il libro è un prodotto un po’ più complesso di un CV o un portfolio, per quanto corredato da sinossi. Quindi la scrematura è fattibile e senza che venga fatta nei primi 5 minuti del mese. Anche a me quel sistema piace poco. Premia la velocità di click sulla tastiera, non la bravura. E se io sono perennemente fuori per lavoro, come faccio a cliccare al momento giusto? E se ho la febbre alta? E se devo stare dietro ai miei figli? Queste possono essere motivazioni penalizzanti e no, non mi pare giusto. Sono altri i criteri di scelta. Secondo me ciò viene fatto per stringere le reti attorno a qualcuno, ma soprattutto per tenere un ordine mensile dei report da dare, così da evitare di andare in confusione. Io penso che sia un metodo efficace per le agenzie piccole, con poco personale, quindi che a me come autore potrebbero non dare un’impressione di solidità…

Mi piace invece il discorso fatto da varie agenzie di proporre la valutazione dei romanzi for-free e se uno vuole la scheda di valutazione la paga a parte. Certo, c’è sempre la possibilità che si tratti di uno specchio per le allodole, magari se vuoi essere rappresentato ti “costringono” poi a un editing o a una valutazione a pagamento… Comunque, finché non si ottiene un primo responso non lo si può sapere.

 

Io personalmente non ho esperienza con le agenzie, non ne ho avuto bisogno per pubblicare, per ora. Ma attualmente mi interessa approfondire, perché ho necessità di un agente che mi aiuti a crescere, a migliorarmi, nonché a rappresentarmi, a consigliarmi concorsi letterari, a propormi per eventi…cose che da solo, col mio lavoro, non riesco a pensare. In teoria anche le CE per cui si pubblica dovrebbero pensarci, io però ho visto pochi risultati finora.

Un’ultima considerazione: sfogliando i cataloghi degli autori rappresentati da varie agenzie e i relativi libri, mi sono accorto che tanti sotto agente non pubblicano a livelli più alti del sottoscritto, anche se io vengo dalla semplice e naif esperienza di un “me, myself and I” che scrive tutto solo dietro al suo pc e manda le letterine alle varie CE come se le stesse mandando a Babbo Natale… Allora mi chiedo: vale davvero la pena essere rappresentati da un agente? Che senso ha pagare la rappresentanza, se poi non si accede al grande mercato editoriale? Perché se è vero che nemmeno con le grandi CE si vende molto, figuriamoci con le piccole etichette…  Non so, chiedo a voi: ne vale davvero la pena? Cosa ne pensate?

 

Non è che la cosa più utile sia stare “sul mercato” per anni, capire gli orientamenti delle varie CE, farsi vedere, farsi conoscere, partecipare a fiere, aprire blog…? Come succede poi (almeno per la mia esperienza personale) in altri campi professionali: puoi essere bravo finché vuoi, avere titoli, lauree, ecc…ma quello che conta è se sei in mezzo alla gente, se qualcuno ti vede, se sei sempre lì…Se te ne stai dietro alla scrivania e non ti muovi, anche se sei bravo difficilmente qualcuno ti noterà.

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13 ore fa, Lorenzo Calanchini ha detto:

ne vale davvero la pena? Cosa ne pensate?

Non è che la cosa più utile sia stare “sul mercato” per anni, capire gli orientamenti delle varie CE, farsi vedere, farsi conoscere, partecipare a fiere, aprire blog…?

 

Parlo per me: non ho mai pubblicato, e penso di avere delle aspettative realistiche (cioè so che perlopiù si vende poco ecc.) ; ad ogni modo per quanto mi riguarda, varrebbe la pena avere un agente e infatti prima che alle CE sto proponendo il mio manoscritto ad un tot di agenzie. Infatti le cose che ho citato dal tuo post, capire gli orientamenti delle CE, farsi vedere, farsi conoscere ecc., insomma essere attivi nella cruciale fase post-scrittura della vita di un libro, e avere un agente, non le vedo come due strade che si escludono l'un l'altra, anzi, penso che il secondo ti aiuti appunto a fare la prima in modo più efficace. Sicuramente se uno è in gamba anche in quello, se si sa muovere bene, e ha tempo e risorse da dedicarci, può tranquillamente fare a meno di un agente. Per me, che non sono molto portata nel propormi, nelle pubbliche relazioni, nell'autopromozione (e se una cosa non la sai fare bene, non ti è congegnale, non ti piace, ci sprechi molto tempo e ottieni meno risultati di chi ama e sa farla) sarebbe molto importante avere un alleato che crede nel mio lavoro e ha interesse alla sua buona riuscita, e ha una conoscenza del mondo editoriale, con il quale unire gli sforzi. Poi oh se le agenzie a cui mi sono rivolta non mi considerano, sono pronta ad andare avanti da sola, ho già pronta la lista delle CE a cui inviare, ma spero che vada diversamente.

 

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1 ora fa, franka ha detto:

Per me, che non sono molto portata nel propormi

 

Infatti, hai colto anche il "problema" per cui mi sto interrogando anche io...ma soprattutto è un fatto di tempo: lavoro dalle 8 alle 13 ore al giorno, come posso pensare di farmi pubblicità da solo? E quando ho "tempo libero" di norma sto con la mia famiglia...si dirà: "questioni di scelte". Ovvio. Ma ci sono priorità che non metto in discussione, almeno per me. Quindi penso anche io che mi serva un agente. 

Certo è un problema trovare "quello giusto." E' poi evidente che sapendo di avere un agente alle spalle, dedicherei molto più tempo anche io ai libri e all'universo che sta loro intorno, a costo di mettere da parte qualche ora del solito lavoro, visto che posso scegliere come organizzarmi, entro certi limiti. 

 

Comunque vada, franka, ti mando un grande "in bocca al lupo" per la tua avventura editoriale.

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15 ore fa, Lorenzo Calanchini ha detto:

perché ho necessità di un agente che mi aiuti a crescere, a migliorarmi, nonché a rappresentarmi, a consigliarmi concorsi letterari, a propormi per eventi…cose che da solo, col mio lavoro, non riesco a pensare

Grazie @Lorenzo Calanchini è esattamente quello che mi aspetto da un un agente vero, oltre al piazzarmi presso un editore che sia capace di portarmi a un pubblico più ampio di quello che raggiungo da solo.

Dopo aver trovato l'editore, non immagino nemmeno di rinchiudermi in una torre d'avorio a scrivere felice e contento. Promuovere le proprie opere sarà sempre uno sforzo molto grande, per quanto valido sia l'editore. Proprio qui vedevo molto utile l'esperienza e il supporto dell'agente letterario. Non sempre l'indipendente riesce a fare le scelte migliori.

@franka l'ha spiegato molto bene (grazie anche a lei):

1 ora fa, franka ha detto:

non le vedo come due strade che si escludono l'un l'altra, anzi, penso che il secondo ti aiuti appunto a fare la prima in modo più efficace

 

L'esigenza di ricorrere ai servizi di un'agenzia mi sembra inequivocabile, ma come raggiungerle? Come selezionarle?

Una delle due che ha fiutato il sangue e ha cercato di vendermi la "scheda VIP" offre anche l'inoltro gratuito al primo del mese :P. Inutile dire che l'ho provato, più per dimostrare che non mi avrebbe mai risposto. Ne ero certo perché al telefono, quando gli ho detto anche di aver già una editor, ho quasi visto i simbolini degli euro sparirgli dagli occhi. Non avevo torto perché sono passati sei mesi e non si è più sentito. Un'agenzia del genere non merita di essere trattata e considerata come quelle serie.

 

Il malandazzo e il disinteresse per valutare gli inediti in modo efficiente e professionale è dovuto alla nuova lucrosa linea d'attività offerta da noi stessi. 

Mettiamo in guardia tutti così come è stato fatto per gli editori a pagamento. Classifichiamo le agenzie!

Tagliando la seconda fonte di sostentamento, inizierebbero a comportarsi meglio. Da vere agenzie letterarie. 

 

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5 ore fa, L.K.Brass ha detto:

 

Tagliando la seconda fonte di sostentamento, inizierebbero a comportarsi meglio. Da vere agenzie letterarie. 

 

Io sono d'accordo. Però non ha affatto torto chi, qualche anno fa su questo stesso topic, metteva in luce che è proprio il mercato editoriale italiano che scoraggia l'agenzia dal fare veramente l'agenzia: se anche pesca l'asso di briscola, l'autore emergente del momento, quante copie potrà vendere? Dipende anche dal genere letterario, in alcuni casi 10.000 copie sono pure molte, ma mettiamo che ne vengano vendute 20.000...guadagno scarso...

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5 minuti fa, Lorenzo Calanchini ha detto:

Io sono d'accordo. Però non ha affatto torto chi, qualche anno fa su questo stesso topic, metteva in luce che è proprio il mercato editoriale italiano che scoraggia l'agenzia dal fare veramente l'agenzia: se anche pesca l'asso di briscola, l'autore emergente del momento, quante copie potrà vendere? Dipende anche dal genere letterario, in alcuni casi 10.000 copie sono pure molte, ma mettiamo che ne vengano vendute 20.000...guadagno scarso...

Leggiamo dappertutto che il mercato editoriale italiano è in crisi. Facciamo finta che sia vero. Diciamoci pure che gli italiani leggono meno degli americani, che sono solo 60 milioni mentre gli americani sono 325 milioni. Inventiamo altre scuse. Le agenzie americane sono anche molte di più e fanno tutte il mestiere d'agente e non i furbetti. Vedo le dimensioni del mercato italiano come una questione di proporzioni, invece è diventata una faccenda di malcostume.

Mettiamo all'indice il comportamento da furbetti, così con un po' di fortuna ci ritroviamo di nuovo con agenzie che fanno il mestiere di rappresentanza e non con AAP. Non avverrà subito, ma da qualche parte bisogna partire per far pulizia.

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8 ore fa, L.K.Brass ha detto:

Leggiamo dappertutto che il mercato editoriale italiano è in crisi. Facciamo finta che sia vero. Diciamoci pure che gli italiani leggono meno degli americani, che sono solo 60 milioni mentre gli americani sono 325 milioni. Inventiamo altre scuse. Le agenzie americane sono anche molte di più e fanno tutte il mestiere d'agente e non i furbetti. Vedo le dimensioni del mercato italiano come una questione di proporzioni, invece è diventata una faccenda di malcostume.

Mettiamo all'indice il comportamento da furbetti, così con un po' di fortuna ci ritroviamo di nuovo con agenzie che fanno il mestiere di rappresentanza e non con AAP. Non avverrà subito, ma da qualche parte bisogna partire per far pulizia.

 

Purtroppo, non è questione di fare finta. La realtà è che i numeri sono impietosi. Siamo autori tutti e due e penso che lo sappiamo, che ne siamo consapevoli. E' chiaro che occorre fare qualcosa in merito, ma il problema delle proporzioni è duplice: c'è sia l'aspetto che tu stesso richiami, ma ce n'è anche un altro, che è comune a quasi tutte le professioni liberali/artistiche qui da noi: siamo in troppi. Io lo vedo parimenti nel mondo dell'architettura, dove opero tutti i giorni: poche commesse, pochi committenti e con scarsissimo portafoglio; e un surplus di tecnici da fare spavento. Per l'editoria è la stessa cosa. Non solo decine e decine di minuscole agenzie, ma anche migliaia di c.e. (leggevo un paio di anni fa il numero...è sbalorditivo!), spesso con pochissimi testi all'attivo. E non sono tutte EAP, anzi moltissime non lo sono. I lettori sono spesso gli scrittori stessi - e viceversa. Un mercato chiuso. Aggiungiamoci la crisi. Mi rendo conto che tra le autopubblicazioni in digitale e le biblioteche, le librerie vengono schiacciate. Io stesso, pur amando visceralmente i libri, faccio grandissimo uso delle biblioteche, perché il budget per gli acquisti (e lo spazio in casa...) è ahimé assai limitato e spesso rivolto alle esigenze dei figli, non alle mie. 

Qui non si tratta di piangerci addosso, perché è sicuramente necessario fare qualcosa, provarci; ma occorre tanto realismo. Se non ci rendiamo conto che facendo tutti per sé, nel proprio piccolo orticello, convinti delle proprie convinzioni, facciamo poco e male, allora siamo finiti. E noi autori, cosa possiamo fare? Anche in questo caso, la mia risposta è sempre basata sul realismo. Non possiamo fare una cooperativa di autori, ma almeno se ci presentassimo solo quando abbiamo in mano qualcosa di decente, scritto in lingua italiana sufficientemente corretta...ecco, scremeremo bene il mercato. Teniamo conto che le CE e le AA sono intasate di manoscritti inqualificabili; che tanti nostri colleghi partono dal presupposto che loro hanno scritto il "capolavoro" dell'anno (ma che dico? Del secolo!) e che in tal modo si presentano. Ecco, in mezzo a questi atteggiamenti, si nuota in un mare magno assai insidioso. A noi autori il compito di lavorare con umiltà e pazienza, cercando di isolare chi tiene comportamenti arroganti e saccenti e chi butta lì tre righe e pensa di aver già fatto il suo mirabile chef d'oeuvre.

Quindi, ok mettere alla berlina AA e CE poco serie, ma io dico iniziamo a impegnarci noi stessi, tutti, in maniera irreprensibile.

Sono sempre stato convinto che la dedizione e la serietà paghino. Alla lunga, forse, ma pagano.

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3 ore fa, Lorenzo Calanchini ha detto:

Qui non si tratta di piangerci addosso, perché è sicuramente necessario fare qualcosa, provarci; ma occorre tanto realismo.

...

se ci presentassimo solo quando abbiamo in mano qualcosa di decente, scritto in lingua italiana sufficientemente corretta...ecco, scremeremo bene il mercato.

Hai ragione e - scusami davvero - torto nel contempo.

Ovvio che dobbiamo mirare alla qualità, con lucidità - non facile quando riguarda le righe che abbiamo "vissuto" nello scrivere -  senso critico e modestia prima di mostrare la nostra opera o peggio ancora auto pubblicarla. Mi sono perfino spinto a dire che l'editing - di un professionista indipendente e magari certificato - dovrebbe essere obbligatorio prima di autopubblicare. Questa regola la rispetto e non mi passerebbe in testa di fare altrimenti.

Ci sono in giro veramente ciofeche immonde e non oso pensare cosa possono ricevere le agenzie e le CE. Però, proprio per la loro natura di ciofeche immonde si riconoscono subito, dedicando al massimo trenta secondi (già un minuto è troppo per il primo passo del processo di scrematura), anche sorseggiando un caffé e prendendola comoda. Come agente o editore ne potrei scremare centoventi in un'ora.

Abbiamo già parlato del metodo e della professionalità. Chi non filtra con metodo, non lo fa perché non lo vuole fare. CE big in primis, che buttano nel cestino tutti gli inediti, anche quelli che pubblicheranno un anno dopo :P.

In quanto alla crisi del mercato italiano, potrei anche darti ragione: l'orgoglio del mio sangue mi farebbe dire che siamo veramente più produttivi anche come scrittori, ma la ragione e l'esperienza del mercato americano mi fanno dire di no.

ne parlo perché l'ho toccato con mano. Ho promosso la versione tradotta in inglese del mio primo romanzo e sono entrato in contatto direttamente o indirettamente con altri autori, dall'aspirante al selfie o al pubblicato.

Non hai idea di quanti writers ansiosi ci siano anche sul mercato americano. Incredibile!

Non producono meno o meglio di noi. Ci sono opere talmente orrende che io stesso, da straniero, riesco a scremarle in trenta secondi. Ci sono migliaia di agenti letterari. Non vendono letture millantando una rappresentanza.

Strano, ma per qualche strana ragione gli agenti - almeno di primo acchito - non rappresentano una trappola per gli aspiranti scrittori. Non ho scavato a fondo, perché trattandosi di una traduzione non ho nemmeno provato a cercare un agente o un editore. Forse il loro ruolo è consolidato e magari regolato dalla legge, come per gli agenti immobiliari. Se un agente immobiliare ti dicesse "ok, ti metto in vendita la casa, ma prima te la dipingo, ti rifaccio i pavimenti, te la arredo di nuovo e tu mi paghi in anticipo" cosa gli risponderesti? 

La catena alimentare basata sugli aspiranti scrittori esiste anche sul mercato americano. L'ho scampata dalle AAP (non so se ci sono) e dagli EAP americani (ci sono, ci sono...), ma sono stato letteralmente aggredito da venditori di sistemi di promozione e pubblicità per libri. Per fortuna sapevo già come funzionano certi meccanismi e sono riuscito subito a sentire la puzza.

In quanto al rapporto numerico sui diversi mercati fra vendite, agenzie, editori e libri, per me è proprio solo questione di proporzioni.

Fatta eccezione per il ruolo delle AAP, con cui ho il dente particolarmente avvelenato.

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20 ore fa, Lorenzo Calanchini ha detto:

Infatti, hai colto anche il "problema" per cui mi sto interrogando anche io...ma soprattutto è un fatto di tempo: lavoro dalle 8 alle 13 ore al giorno, come posso pensare di farmi pubblicità da solo? ..

 

Comunque vada, franka, ti mando un grande "in bocca al lupo" per la tua avventura editoriale.

Grazie, ricambio gli auguri... E sì, appunto in fondo è un problema di tempo: già basta a malapena per scrivere, se uno vuole metterci la cura e la passione necessarie. Comunque quello che mi è chiaro è che non mi affiderei a un'agenzia che mettesse come precondizione per la rappresentanza un editing a pagamento: se ricevessi solo proposte di questo tipo piuttosto passerei al propormi da sola alle CE.

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3 ore fa, franka ha detto:

non mi affiderei a un'agenzia che mettesse come precondizione per la rappresentanza un editing a pagamento: se ricevessi solo proposte di questo tipo piuttosto passerei al propormi da sola alle CE

Bravissima, ora non ci resta che farlo capire a tutti!

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4 ore fa, franka ha detto:

Grazie, ricambio gli auguri... E sì, appunto in fondo è un problema di tempo: già basta a malapena per scrivere, se uno vuole metterci la cura e la passione necessarie. Comunque quello che mi è chiaro è che non mi affiderei a un'agenzia che mettesse come precondizione per la rappresentanza un editing a pagamento: se ricevessi solo proposte di questo tipo piuttosto passerei al propormi da sola alle CE.

 

Io ho fatto così e per ora devo dire ho pubblicato quasi tutto ciò che ho scritto, senza sborsare 1 euro, visto che sono contro l'EAP. Quindi è fattibile. Però...c'è un però. Dipende sempre dalle persone con cui vieni in contatto. Se conosci persone, ma le conosci non per sentito dire (loro devono sapere chi sei) allora qualcuno ti legge. Se no è dura. Brutto da dire, ma è così. Non approfondisco qui, andrei OT, ma purtroppo la realtà ci mette spesso alle corde.

 

Quanto ai post sopra, che reputo interessanti: non conosco la realtà americana, anche se più volte sono stato tentato di assumere un traduttore madrelingua con esperienza in scrittura per aprire un'avventura estera...oppure di farmi tradurre tutto da un professionista qua e poi mandarlo altrove per un doveroso editing; tuttavia il panorama italiano non mi piace molto, non perché sia esterofilo, anzi, ma perché ahimé lo conosco anche sotto altri aspetti e sono tentato di dire che il mondo professionale qui è molto, molto duro. Ho contatti con professionisti che lavorano all'estero, in vari campi (ma ho avuto contatti di un certo tipo anche con l'editoria GB...) e nessuno invidia la situazione italiana: chi la conosce (soprattutto chi qui è nato e vissuto, poi se n'è andato) mediamente se ne tiene alla larga. Questo qualcosa vorrà dire. 

Da noi, per riprendere una battuta che ho letto qui sopra, può capitare che "l'agente immobiliare ti ridipinga la casa prima della vendita". No, ovviamente è una battuta anche la mia, non arriviamo a questi estremi, certo è che però se ci si pensa bene di norma se devi acquistare o vendere una casa devi sottoporti a vari balzelli e costi preliminari, imposti anche dalle normative vigenti (certificazioni energetiche, rettifiche catastali, certificazioni agibilità...) che spesso potresti fare tu provvedendo con qualche tecnico privato, ma di norma le agenzie ti offrono un pacchetto completo. :-) Quindi come si può notare è un mal comune a vari settori...! Talvolta diventa anche un'opportunità, perché no, ti può fare risparmiare tempo e ti toglie qualche pensiero. Dipende sempre dalla serietà delle persone che hai davanti. E dal fine. Se io fossi a conoscenza di un'agenzia che a fronte di un investimento di 300-400 euro poi desse concrete speranze di rappresentanza (non obblighi, intendiamoci, ma speranze: nel senso che non butti via direttamente tutti gli inediti) credo ci farei una riflessione. 

Stando però le cose così come stanno, ritengo che tentare la sorte con le CE direttamente sia forse il male minore. Un terno al lotto, anche in questo caso, ma almeno si salta un passaggio intermedio. 

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