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Ospite

Un primo, un quarto e quinto posto, ormai a quasi cinque anni dalla prima edizione cartacea e a due da quella in ebook, sono sempre una bella soddisfazione.

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Ospite

Per chi volesse vedere com'è oggi il sito archeologico di Castelseprio visto dall'alto, ecco un breve ma emozionante video.
Purtroppo non è visibile la parte a valle, a pochi metri dal fiume Olona, che oggi è sotto la tutela del FAI. 
In questo caso vi consiglio una visita al sito.

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Ospite

Per chi volesse farsi un'idea, ecco l'incipit del romanzo:
 

Sibrium, domenica 3 ottobre 476 d.C.

 

In piedi sul punto più alto del torrione principale, immobile come una statua, le mani serrate dietro la schiena, Marco Terenzio osservava dritto davanti a sé il disco rosso del sole scendere dietro le cime degli alberi, che gettavano la loro lunga ombra sulle povere case sparpagliate davanti all’ingresso principale del castrum, pochi passi oltre il fossato.

Se ne stava lì da solo in silenzio ormai da quasi un'ora, tutto immerso nei suoi pensieri. Teneva le gambe divaricate e i piedi ben piantati sul pavimento di legno di quella poderosa costruzione di pietra a pianta semicircolare. Gli venne a un tratto voglia di batterlo con la suola dei calzari: quercia robusta, lo stesso materiale usato per fabbricare il massiccio portone incastonato tra le mura, proprio sotto di lui. L'ufficiale romano sporse di poco il capo dalla balaustra per ammirarne la solidità.

L'autunno era cominciato da due settimane ma i primi freddi tardavano ad arrivare. Marco avvertiva una sorta di lieve tiepida brezza spirare da sud, come se tutti gli incendi, figli naturali della precedente tremenda estate di devastazioni, ancora non si fossero spenti e continuassero a diffondere il loro mortale calore a miglia e miglia di distanza.

Ancora fuoco, ancora sangue, ancora guerre. E quei rozzi tuguri lì sotto? Chi mai sarebbe stato in grado di difenderli, se fossero stati attaccati? Perché Gaio un giorno aveva concesso il permesso di costruirli?

Forse offesa da quei pensieri, la porta della più vicina tra quelle abitazioni si aprì di colpo, lasciando uscire una ragazza, vestita solo di una corta tunica di lana grezza, stretta in vita da una cintura di corda: era ciò che il padre preferiva vederle addosso, convinto che la rendesse meno attraente agli occhi dei soldati della guarnigione. Una pia illusione: invece di celare le splendide forme della fanciulla, quell'abito finiva con l'esaltarle.

Fuori dall'uscio, a destra, al riparo di un tetto di paglia piuttosto sporgente, c'erano alcune fascine di rami, accatastate ben bene contro la parete: la giovane si chinò per prenderne una e per poco la lunga treccia di capelli neri che le correva lungo la schiena non vi rimase impigliata.

Prima di rientrare, ebbe la sensazione di essere osservata e gettò un fugace sguardo alla sommità della torre: l’ufficiale romano la salutò con piccolo cenno della testa, senza abbandonare la sua marziale postura serrando più forte le mani dietro la schiena. Con il braccio rimasto libero dall’impiccio della fascina la ragazza ricambiò il saluto, accompagnandolo con un sorriso. Poi rientrò in casa e richiuse la porta alle proprie spalle, sprangandola.

Questa volta fu il rumore degli zoccoli di un cavallo lanciato al galoppo a interrompere il corso delle sue riflessioni: giungeva dall'ampio sentiero in terra battuta, lungo poco più di un miglio, che collegava la fortezza al vicus. Si accostò al parapetto che si affacciava in quella direzione, ma a causa della luce ormai fioca e della distanza, non fu subito in grado di distinguere le fattezze del cavaliere. Ci riuscì invece la sentinella di guardia alla torre meridionale.

«È Unter!» gridò forte. «È già tornato. Comandante, è tornato Unter!»

«L’ho visto, l'ho visto! Adesso lo riconosco anch’io.»

Marco Terenzio si sporse verso il lato interno della torre e impartì l’ordine alle due guardie che stavano dietro il portone: «Aprite» gridò, «e non appena sarà entrato richiudete in fretta!»

Poi sollevò la botola al centro della piattaforma, raccolse il mantello scarlatto che aveva appoggiato sul pavimento e si precipitò giù lungo la scala di legno. Quando arrivò al piano terra e uscì all’aperto, Unter era già smontato dalla sella e gli stava andando incontro a passo veloce.

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Ospite

La tecnologia oggi, grazie ai droni, ci permette di vedere dall'alto, e allo stesso tempo da vicino, i luoghi in cui viviamo oggi, o in cui vissero un tempo i nostri antenati: vent'anni fa sarebbe stato necessario un elicottero, un secolo fa l'aeroplano, due secoli fa il pallone aerostatico, tre secoli fa... be', avremmo dovuto trasformaci in qualche forma di vita volatile :).
Ho già postato questo brevissimo ma affascinante video nella pagina dedicata a "Il segreto di Sibrium", che, pur non essendo il seguito di questo romanzo, per buona parte è ambientato negli stessi luoghi. Lo  posto anche qui, insieme con la cartina che ho inserito all'interno del romanzo, che, ovviamente, non produce lo stesso fascino delle immagini aeree.
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Se spesso riteniamo che la situazione politica in Italia sia complessa, pensiamo un po' a come andavano le cose nel 476 d.C, subito dopo la deposizione di Romolo Augusto, figlio di Oreste.

Ecco la sintesi che il senatore Publio Emilio Varrone (personaggio immaginario) fa ad Odoacre (personaggio storico) nel secondo capitolo della seconda parte di "SIBRIUM": 

 

«Dunque, ricapitolando, la situazione è questa: oggi tu sei magister militum e hai il comando dell'esercito in Italia, cosa che in pratica avevi già anche prima; però non puoi dire di essere a tutti gli effetti anche padrone dell'Italia, perché ti manca il titolo di patrizio, giusto? Nel frattempo hai deposto un imperatore fanciullo, Romolo Augusto, che tuttavia per il suo collega d'Oriente era già a tutti gli effetti un usurpatore, visto che suo padre Oreste, a sentire i Bizantini, non aveva alcun diritto di metterlo sul trono. Poi tu hai spedito le insegne imperiali a Costantinopoli, dove le hanno diligentemente prese in custodia, guardandosi bene però dal recapitarle in Dalmazia, a Giulio Nepote, il quale, sempre secondo i Bizantini, sarebbe a tutti gli effetti il legittimo detentore dello scettro di Occidente...»

Il vecchio senatore non riuscì a nascondere un sorrisetto sarcastico e, grattandosi i radi capelli bianchi, riprese il discorso con la stessa studiata calma di prima.

«Quindi allo stato attuale abbiamo in Oriente un imperatore, Zenone, il quale, sventato il complotto contro di lui, siede in modo legittimo sul suo trono. E fin qui, nulla da eccepire... Poi però abbiamo un altro legittimo imperatore d'Occidente, Giulio Nepote, che se ne sta fuori dall'Italia; ma che è privo delle sue legittime insegne, visto che i Bizantini preferiscono tenersele a casa loro. Infine ci sei tu, Odoacre, che comandi l'esercito in Italia e che quindi in pratica detieni il potere; ma che in teoria non potresti comandare sui civili, perché non hai alcun titolo per farlo. Dimentico nulla?»

«Sì» rispose seccato il re.

«Cosa? »

«La questione delle terre.»

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Un tremisse aureo con l'effige di Giulio Nepote

 

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Ospite

L'antefatto di "Sibrium", le cui vicende cominciano ai primi di ottobre del 476 d.C., è costituito dall'uccisione del generale barbaro Flavio Oreste, avvenuta un mese prima a Placentia.
Oreste, non potendo aspirare al ruolo di imperatore, proprio perché di stirpe non romana, aveva messo sul trono il proprio figlio, Romolo Augusto, che grazie alla nobile madre poteva vantare nobili antenati. Ma è giusto considerare questo imberbe ragazzino l'ultimo imperatore romano d'occidente? O non era piuttosto da considerarsi un usurpatore, visto che in Dalmazia un imperatore ufficiale esisteva ancora ed era Giulio Nepote? Sull'argomento vi consiglio di leggere questo interessante articolo, dal sito "Storia Romana e Bizantina".

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Dal romanzo fu tratta una mini sceneggiatura, oggetto di un laboratorio teatrale durato per tutto l'anno scolastico e poi messa in scena dagli alunni delle scuole primarie di Castelseprio, proprio all'interno del Parco Archeologico. Un ricordo che ci è sembrato giusto lasciare a chi in futuro visiterà queste pagine.

 

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