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Sira

La casa di vento

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Il giorno intona le ultime note
che fievoli risuonano

nel buio che avanza.

 

Un lampione si accende

sulla casa di vento

e il manto,

lacerato dalle stelle,

cala lento.

 

Non c'è voce

che squarci il silenzio

che gelido ti avvolge

 

e lentamente

sei ingoiato dalla notte

da un’ennesima, lunga,

interminabile notte.


 

 

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C'è una forte contrapposizione fra le coppie luce/rumore e buio/silenzio che mi impone di riflettere. Sono amante della notte, proprio con il suo buio e il suo silenzio, con le sue ombre e i suoi rumori inintelligibili, che ci fanno paura, ma che sono dentro di noi e sono porte che danno sui nostri abissi, ma anche sul nostro infinito. Bisogna conoscere, affrontare (e il più possibile evitare) gli abissi per giungere al cospetto dell'infinito. Non dico "conoscerlo", naturalmente, ché ciò è impossibile.

Nella luce e nel rumore quelle porte non sono visibili e i suoni che ci conducono a loro sono coperti dal frastuono della vita.

Ecco che quegli "squarci di silenzio", quella "ennesima, lunga, interminabile notte", con quelle accezioni così negative, mi colpiscono, mi impongono uno sforzo di empatia.

Persino le stelle "lacerano" il manto della notte e calano lente, con un'inesorabilità (che è nei fatti) ma che non è "la mia" lentezza, non è il passaporto per perdersi in un'apparente immobilità che il giorno preclude e che solo la notte concede.

E il "mio" silenzio non è gelido, va da sé. Ma, non fraintendere, non è nemmeno "caldo" (nel senso di accogliente): è semplicemente neutro: è assenza di stimolo esterno. Assenza che impone e alimenta l'ascolto di noi stessi, l'affinamento dei sensi.

Nella tua visione, opposta alla mia, invece, i rumori del giorno sono "note": suoni addirittura accordati.

Decisamente non ci siamo (non poeticamente, stai tranquilla!), ma dal punto di vista delle emozioni scatenanti.

Eppure comprendo. Non condivido, ma conprendo. Ecco lo sforzo d'empatia premiato, ecco l'angoscia che mi assale. Merito del tuo stile squisitamente essenziale, delle tue immagini quasi perfette, che sembrano un vestito tagliato su misura per me, lettore. Anche quando è un vestito che non inddsserei mai e poi mai.

Solo su una cosa ci possiamo incontrare ed essere d'accordo: sul significato della "casa di vento" (se effettivamente ne ho compreso il significato che hai voluto dargli).

"La casa di vento" è l'"io", secondo me (bellissima immagine, che non ha bisogno di alcun commento: ecco un'altra cosa - come nella tua precedente poesia che ho comentato - che va solo assaporata, "sentita", fatta propria dal lettore, saltando ogni razionalità e andando dritto all'anima).

 

Ecco: ti ho fatto, sostanzialmente, un commento per... "contrapposizione". Operazione che non so quanto efficace, ma scommentto che ti mancava! ;)

A rileggerti!

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@Sira Non so perché ma leggere la tua poesia e il suo titolo mi ha riportato alla mente Cime tempestose. Lo so... non ho nessuna giustificazione per questo, ma forse sono stata trascinata dal vago "casa del vento" e da quel senso di inquietudine portato dalla notte che ti ingoia, ti intrappola con i suoi segreti, che mi ha riportata in quell'atmosfera... Indipendentemente dalle mie associazioni di idee fuori luogo, è davvero una bella poesia, coinvolgente.

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11 ore fa, queffe ha detto:

La casa di vento" è l'"io", secondo me (bellissima immagine, che non ha bisogno di alcun commento: ecco un'altra cosa - come nella tua precedente poesia che ho

commentato - che va solo assaporata, "sentita", fatta propria dal lettore, saltando ogni razionalità e andando dritto all'anima).

 

@queffe

 

Ciao Luca, la tua interpretazione è bellissima, ma la scena che ho cercato di rappresentare è quella di una triste realtà e non del nostro mondo interiore.

Ti dico come è nata questa poesia.

Lungo la strada che percorrevo giornalmente per andare a lavorare c'erano diversi semafori e, come credo succeda in ogni città, ogni volta che scattava il rosso iniziava la vendita di accendini, fazzoletti, alberelli profumati e compagnia bella.

Tra i venditori c'era un uomo, abbastanza anziano, dal quale compravo sempre qualcosa perché era gentile e mai invadente.

Una sera tornando a casa lo vidi sotto un ponte vicino al semaforo e capii, per via del materasso e delle coperte, che lì ci dormiva.

 

Quindi la "mia" casa altri non è che la sua casa, le cui pareti sono fatte di solo vento. Non ha luce, se non quella di un lampione e non ha un soffitto, se non un manto nero

lacerato dalle stelle.

La mia visione della notte e del giorno, perciò, non è opposta alla tua, anzi... ma quella di Augusto (è così che lui si chiama) credo di si, proprio perché se il giorno riesce a non pensare e a sopravvivere, la notte è costretto a tirare le somme.

 

Grazie mille per essere passato e per avermi dedicato il tuo tempo.:rosa:

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Ciao sira, ormai ti commento spesso e spero che non ti dispiaccia:D

 

:umh: questa poesia è difficile, molto particolare. Faccio fatica ad inquadrare che "cos'è" ma c'è un incomprensibile lato oscuro.

 

On 28/6/2017 at 23:54, Sira ha detto:

Un lampione si accende

sulla casa di vento

e il manto,

lacerato dalle stelle,

cala lento.

Questo è il verso che mi ha colpito di più, un mini quadro che descrive il lento scorrere della notte.

 

Buon fine di settimana.

Un caro saluto. Flo

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@BiancaB

Ciao Bianca.

L'associazione non è assurda...

sicuramente è "colpa" del vento. :P

Sono  contenta che ti sia piaciuta.

Grazie 

 

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La poesia è molto bella. La metrica è buona. 

Cita
On 28/6/2017 at 23:54, Sira ha detto:

 

 

e lentamente

sei ingoiato dalla notte

da un’ennesima, lunga,

interminabile notte.


 

 

 

In questa ultima strofa fossi stato io non avrei ripetuto due volte notte, quindi avrei scritto : 

e lentamente

sei ingoiato da un'ennesima, lunga,

interminabile notte.

 

Sicuramente avrai avuto i tuoi buoni motivi e li rispetto. 

 

Mi piace molto la figura del lampione che si accende nella notte, la prendo come una cosa che accende un po' di speranza nella notte. La cosa che non ho capito è la casa del vento.

 

On 28/6/2017 at 23:54, Sira ha detto:

 

Il giorno intona le ultime note
che fievoli risuonano

nel buio che avanza.

 


 

 

Questa è la strofa che preferisco, chiara e semplice, con il giorno che intona le sue ultime note e lascia spazio al buio e mi sembra ottima per iniziare questa poesia.

 

La poesia mi fa pensare alla paura per la notte, dove anche la luce viene inghiottita naturalmente e senza opporsi e dove l'unica speranza di salvezza da questo buio e da questo silenzio è quell'unico lampione che si accende

 

Complimenti per la poesia, in due giorni ho avuto modo di leggerne altre delle tue e devo dire che alcune mi piacciono molto. (y)

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Un lampione si accende

sulla casa di vento

e il manto,

lacerato dalle stelle,

cala lento.

 

mi piace molto questo intrico di parole,l'immagine che manda è quella di una casa in riva al mare battuta da un vento ''stellare''

che proviene dalle profondità dello spazio,e che non porta pace ma lovecraftianamente inquietudine.

Un'allegoria della solitudine,scandita da i ritmi naturali giorno-notte,ma anche da quelli artificiali ovvero l'accendersi di un lampione.

Però il manto è lacerato dalle stelle o dalla luce del lampione?

Io uso un termine per definire la luce artificiale:coltelli di luce.

Coltelli che tagliano il buio.

Non la luce quieta e sommessa di una candela,o quella accogliente di un focolare.

 

Non c'è voce

che squarci il silenzio

che gelido ti avvolge

 

Ripeto questa poesia ha un non so che di lovecraftiano,da dove proviene il silenzio,dall'interno della casa o dagli spazi esterni,dal manto stellare squarciato?

 

e lentamente

sei ingoiato dalla notte

da un’ennesima, lunga,

interminabile notte.

 

Perchè è bella questa poesia?

Perchè EVOCA senza nominare.

Che cosa?

L'insonnia,l'inquietudine,che è il contenitore di quel silenzio.

Il dormiente non ode il silenzio,solo chi è sveglio lo sente.

Inquietante,ma non orrifico.

C'è un senso di incombente attesa,del nulla.

E' questo inquietante?

Nella solitudine il silenzio è gelido,ma da dove viene questo freddo?

Sempre dal manto stellare squarciato?

 

Comunque concordo bella poesia,le rime poi aiutano a darle un senso musicale.

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@Sira Bellissima poesia, delicata e commovente, alla luce della spiegazione che hai fornito a Queffe: una poesia di solidarietà, di premura per chi sfortunatamente non ha una casa. Non mi dilungo ad analizzarla, ti basti sapere che mi piace molto.

Unica cosa: hai mai pensato di cambiare il titolo in maniera che si comprenda un po' meglio il significato? Qualcosa del tipo "Ad Augusto", o "Ad Augusto, venditore ambulante", butto lì. So che così può suonare molto meno poetico di "La casa del vento", ma in poesia ho trovato spesso titoli del genere, e per poesie bellissime, così come è bellissima la tua. Oppure potresti aggiungere nel corpo della poesia anche una sola parola che faccia un fugace ma chiaro riferimento alla vita da venditore ambulante.

So che il tuo intento è di lasciare spazio alla libera interpretazione e all'essenzialità, ma all'inizio io avevo capito che la notte a te dava sconforto, in virtù di motivazioni tue personali, io che la notte la amo così tanto. E allora, spero che mi perdonerai, non mi aveva detto granché (sempre perché ritengo più importante il contenuto che lo stile, che invece nel tuo caso è impeccabile). Invece poi, alla luce della tua spiegazione, l'ho enormemente rivalutata. Insomma, pensaci, secondo me risulterebbe più commovente già alla prima lettura se tu lasciassi intuire dal testo a chi questa poesia sia dedicata. Un saluto, a rileggerci!:)

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1 ora fa, Alberto E. Long ha detto:

Oppure potresti aggiungere nel corpo della poesia anche una sola parola che faccia un fugace ma chiaro riferimento alla vita da venditore ambulante.

@Sira Sono d'accordo con @Alberto E. Long . Un titolo diverso che richiamasse Augusto diventerebbe un aiuto importante per il lettore e renderebbe maggiore giustizia all'intensità della tua ispirazione.

 

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Ciao @Mattia9751

perdonami per il ritardo con il quale ti rispondo, ma ero certa di averlo già fatto.

 

On ‎14‎/‎07‎/‎2017 at 10:49, Mattia9751 ha detto:

e lentamente

sei ingoiato dalla notte

da un’ennesima, lunga,

interminabile notte.

In questa ultima strofa fossi stato io non avrei ripetuto due volte notte, quindi avrei scritto : 

e lentamente

sei ingoiato da un'ennesima, lunga,

interminabile notte.

 

Sicuramente avrai avuto i tuoi buoni motivi e li rispetto. 


 

 

 La ripetizione ha lo scopo di evidenziare la diversità tra la notte e la "sua" notte.

 

On ‎14‎/‎07‎/‎2017 at 10:49, Mattia9751 ha detto:

La poesia mi fa pensare alla paura per la notte, dove anche la luce viene inghiottita naturalmente e senza opporsi e dove l'unica speranza di salvezza da questo buio e da questo silenzio è quell'unico lampione che si accende

 Bella interpretazione.

Grazie infinite del passaggio.:rosa:

 

@Ginseng

Che bel commento...graditissimo, grazie!

Mi piace il tuo commentare Marzulliano: si faccia una domanda, si dia una risposta.

Scherzo, eh...:P

Alla prossima

13 ore fa, Ginseng ha detto:

Perchè è bella questa poesia?

Perchè EVOCA senza nominare.

Che cosa?

L'insonnia,l'inquietudine,che è il contenitore di quel silenzio.

Il dormiente non ode il silenzio,solo chi è sveglio lo sente.

Inquietante,ma non orrifico.

C'è un senso di incombente attesa,del nulla.

E' questo inquietante?

Nella solitudine il silenzio è gelido,ma da dove viene questo freddo?

Sempre dal manto stellare squarciato?

 

@Alberto E. Long @BiancaB

Ma buonasera!

Mi avete convinto.:asd: Il titolo effettivamente è troppo generico e non aiuta a interpretare

i versi nel modo giusto. Sono contenta quando si usano più chiavi di lettura,

ma se si coglie l'emozione che ho provato scrivendola, lo sono maggiormente.

E allora, che cambio titolo sia!

Si, ma quale? :grat:

Grazie davvero:rosa:

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Che bel commento...graditissimo, grazie!

Mi piace il tuo commentare Marzulliano: si faccia una domanda, si dia una risposta.

 

Data l'ora...o si diventa Marzullo o Maurizio Costanzo,scegli tu...:P

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24 minuti fa, Sira ha detto:

E allora, che cambio titolo sia!

Si, ma quale? :grat:

Suppongo sia una domanda retorica a cui ti proponi di rispondere da sola, ma ti rispondo lo stesso, a scanso di equivoci: quale lo devi decidere tu. Utile la mia risposta, vero?:asd:

Insomma, io ti ho detto i primi titoli che mi son venuti in mente, solo per farti capire cosa intendevo, ma non mi permetterei di suggerirti un titolo definitivo. Inoltre ribadisco che una valida alternativa potrebbe essere inserire non nel titolo ma nel testo un'immagine che riporti alla vita di un ambulante; sempre solo a titolo d'esempio, basterebbe inserire da qualche parte un "logoro materasso sulla terra nuda" (non mi viene in mente nulla di meglio ora, ma insomma, sarebbe necessaria un'immagine più potente, che evochi maggiore miseria, come tutta la poesia del resto fa). Lo ripeto perché non son sicuro di quale sia la migliore delle due opzioni: cambiare il titolo o inserire un'immagine del genere?

Spero di esserti stato utile in qualche maniera. Pensaci e fammi (facci, giusto,@BiancaB ?) sapere cosa decidi. Buona notte!:D

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