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qeimada

Lo spirito e l'isola

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Ecco il mio frammento, parte del primo capitolo.

 

[...]

Far parlare i morti.

Nel suo letto, Ernest Christian Reiche non riusciva a prendere sonno e continuava a sudare e a rigirarsi sopra le lenzuola di lino bianco. La straordinaria afa notturna lo stava facendo boccheggiare dopo che un’impietosa canicola l’aveva oppresso per tutto il giorno. Si erano già avute estati torride nel Maryland ma quella le batteva tutte. Aveva la sensazione di trovarsi nell’intrico sgocciolante di una foresta del Sud America piuttosto che in una decorosa casetta a due piani di Chestertown, operosa cittadina fluviale situata a est di Baltimora. A poche decine di passi dalla sua casa, l’acqua del fiume Chester scivolava lenta verso la baia ma sembrava che gran parte della sua acqua fosse evaporata, tanta era l’umidità che impregnava l’aria di quella notte insonne.

La finestra della stanza da letto padronale era spalancata ma nemmeno un alito di vento dava sollievo al corpo madido di sudore del signor Reiche. Water Street non avrebbe potuto essere più silenziosa di così e solo l’acufene di cui aveva cominciato a soffrire qualche anno addietro, gli riempiva la testa di un incessante fruscio. Durante il giorno non ne era quasi affatto infastidito ma di notte, nel completo silenzio, se si concentrava sui suoi pensieri, era tutta un’altra storia.

Di dormire non se ne parla proprio, continuava a pensare l’uomo.

Ma non bastava il caldo a tenerlo sveglio, nossignore. La moglie Martha, la mite e grassoccia Martha – che giaceva alla sua sinistra, come sempre a quell’ora da ormai trent’anni – quella notte si era addormentata sdraiata sulla schiena e russava, tanto da sembrare di stare nella sua segheria e di ascoltare il monotono rumore provocato da una pialla su una tavola di abete. Ma almeno lei dormiva. Come riuscisse a farlo, nonostante tutto quel caldo, restava però un mistero. Alla sua destra, sul comodino di quercia rossa che l’uomo aveva costruito con le proprie abili mani tanti anni addietro, erano appoggiati un bicchiere e una brocca di ceramica, entrambi vuoti. Aveva già bevuto tutta l’acqua un paio d’ore prima.

Far parlare i morti.

Reiche si chiese da quale buio recesso della mente fosse scaturita quella frase tetra e strampalata al tempo stesso.

 

Aveva sfogliato il Maryland Gazette e letto quel trafiletto il mattino precedente, sorseggiando il suo caffè, quasi di sfuggita, con distaccata noia, a tratti addirittura disgustato e non ci aveva più pensato per il resto del giorno. Eppure, qualche parola di quell’astrusa storia si era infilata – subdola – in chissà quale meandro della sua testa, come la limatura del legno che gli era finita nelle orecchie, tutti i giorni, nei tanti anni di lavoro giù in falegnameria. Talvolta qualche truciolo rispuntava senza preavviso e nei momenti più impensabili. Rinveniva la segatura anche nella minestra serale, caduta giù dal naso o dalle orecchie, quando il groviglio dei peli non poteva più contrastare la forza di gravità.

Non riusciva a togliersi dalla testa un nome: Josephine.

Anzi no, “Madame” Josephine.

«Donna di Baltimora afferma: è possibile parlare con i morti!» era il titolo dell’articolo.

[...]

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@qeimada Ho sistemato il link in cima al frammento. La prossima volta ricorda di inserirlo tu stesso lì e non in un commento separato. :) 

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Grassetto: parole che ho aggiunto

Barrato: parole che ho tagliato

Sottolineato: normalmente, due parole fra le quali ho inserito, modificato o eliminato un segno di punteggiatura. Altrimenti si riferisce al mio commento.

 

Nel suo letto, Ernest Christian Reiche non riusciva a prendere sonno; continuava a sudare e a rigirarsi sopra le lenzuola di lino bianco. [...] Si erano già avute estati torride nel Maryland, ma quella le batteva tutte.

 

Dovresti rivedere la punteggiatura e non limitarti all'uso di virgole e punti. Periodi troppo lunghi e senza pause o con pause ripetitive affaticano la lettura. Ho modificato anche i paragrafi successivi.

 

Aveva la sensazione di trovarsi nell’intrico sgocciolante di una foresta del Sud America piuttosto che in una decorosa casetta a due piani di Chestertown, operosa cittadina fluviale situata a est di Baltimora. A poche decine di passi dalla sua casa, l’acqua del fiume Chester scivolava lenta verso la baia; ma sembrava, però, che gran parte della sua acqua fosse evaporata, tanta era l’umidità che impregnava l’aria di quella notte insonne.

 

La descrizione di Chestertown è superflua, serve soltanto a imboccare informazioni al lettore. Anche la descrizione della casa è eccessiva.

"di quella notte insonne" suona ridondante: sappiamo che è tutta la notte che prova a dormire, non serve ripeterlo.

 

La finestra della stanza da letto padronale era spalancata ma nemmeno un alito di vento dava sollievo al corpo madido di sudore del signor Reiche. Water Street non avrebbe potuto essere più silenziosa di così e solo l’acufene di cui aveva cominciato a soffrire qualche anno addietro gli riempiva la testa di un incessante fruscio. Durante il giorno non ne era poco quasi affatto infastidito ma di notte, nel completo silenzio, se si concentrava sui suoi pensieri, era tutta un’altra storia.

 

"corpo madido di sudore" anche qui, è una ripetizione inutile. Sembra quasi il secondo periodo ("nel suo letto...") riformulato in maniera diversa.

Perché di notte è infastidito soltanto quando si concentrava sui suoi pensieri? Non dovrebbe esserlo sempre, dato che c'è silenzio? Anzi, concentrarsi sui pensieri poteva alleviarlo. Troppe virgole, in ogni caso; se proprio vuoi metterlo inseriscilo come periodo successivo (quindi separandolo con un punto) a "era tutta un'altra storia": "Soprattutto quando si concentrava sui suoi pensieri" o qualcosa del genere.

 

Di dormire non se ne parla proprio, continuava a pensare l’uomo.

Ma non bastava il caldo a tenerlo sveglio, nossignore. La moglie Martha, la mite e grassoccia Martha – che giaceva alla sua sinistra, come sempre a quell’ora da ormai trent’anni – quella notte si era addormentata sdraiata sulla schiena e; russava tanto da sembrare di stare nella sua segheria e di ascoltare il monotono rumore provocato da una pialla su una tavola di abete. Ma almeno lei dormiva. Come riuscisse a farlo, nonostante tutto quel caldo, restava però un mistero. Alla sua destra, sul comodino di quercia rossa che l’uomo aveva costruito con le proprie abili mani tanti anni addietro, erano appoggiati un bicchiere e una brocca di ceramica, entrambi vuoti.

 

Non occorre specificare "l'uomo", la nostra attenzione è già su di lui.

"nossignore" è una caduta di stile, perché il resto del testo è molto pulito; in quel momento il narratore assume un tono eccessivamente colloquiale che non viene usato né prima né dopo. Meglio evitarlo del tutto.

"quella notte" sappiamo già che è notte; inoltre hai usato "quella" poco prima. Meglio tagliare.

"però" usi già "ma" nel periodo precedente.

"con le proprie abili mani" superfluo.

 

Aveva sfogliato il Maryland Gazette e letto quel trafiletto il mattino precedente, sorseggiando il suo caffè quasi di sfuggita, con distaccata noia, a tratti addirittura disgustato; non ci aveva più pensato per il resto del giorno. Eppure, qualche parola di quell’astrusa storia si era infilata – subdola – in chissà quale meandro della sua testa, come la limatura del legno che gli era finita nelle orecchie, tutti i giorni, nei tanti anni di lavoro giù in falegnameria. Talvolta qualche truciolo rispuntava senza preavviso e nei momenti più impensabili. Rinveniva la segatura anche nella minestra serale; caduta gli cadeva giù dal naso o dalle orecchie quando il groviglio dei di peli non poteva più contrastare la forza di gravità.

 

"che gli era finita nelle orecchie, tutti i giorni, nei tanti anni di lavoro giù in falegnameria" questa frase mi suona strana. Eliminerei qualcosa: "che gli era finita nelle orecchie, tutti i giorni, nei tanti anni di lavoro giù in falegnameria" oppure "che gli era finita finiva nelle orecchie tutti i giorni, nei tanti anni di lavoro giù in falegnameria".

Costruita in questo modo, sembra che sia la ministra serale a cadergli dal naso o dalle orecchie. Ho modificato la frase per farla risultare più comprensibile.

 

Trattandosi di un frammento non posso giudicare in maniera specifica la trama o lo sviluppo dei personaggi. Ci sono diverse cose da raffinare, fra cui l'uso della punteggiatura. Lo stile è pulito; alcune frasi sono chiari esempi di inforigurgito ma quest'ultimo non si manifesta mai in maniera eccessiva.

L'idea pare interessante e mi piacerebbe conoscerne lo sviluppo. :) 

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@Black ti ringrazio per le tue note. Sono nella fase di affinamento, prima di un eventuale editing e sicuamente il mio uso della punteggiatura va migliorato, ma ho accettato con piacere i tuoi rilievi.

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