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Ospite Rica

Il ginnasta

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Ospite Rica

                                                                                                                                                    A mio padre

Spoiler

babbo_all.jpg

Il ginnasta

 

Per coltivare il suo sogno aveva buttato tutti i cassetti. 

Non pensò mai di custodirlo per riesumarlo, un giorno chissà quando… Per questo conquistò la naia nel Gruppo Sportivo Vigili del Fuoco, avrebbe potuto guadagnare in allenamento anche quell’anno che considerava perso a fare il militare. Pochi mesi di corso per entrare, poi il passaggio a istruttore di Educazione Fisica. Dalle sei alle otto allenava i giovani, dalle nove all’una rimaneva in palestra in compagnia dei suoi sforzi, del fiato condensato in una nuvola d’aria calda davanti alle labbra e dello scricchiolio degli attrezzi sotto il peso dei volteggi e degli slanci.

A terra, pozzanghere di sudore.

Un ginnasta apprezzato. Minuto, con un corpo potente e solido, era un fascio di muscoli modellati dalla fatica della perseveranza. Volava sul cavallo con maniglie e trasformava i solidi legni delle parallele in giunchi elastici. Perdevano durezza nelle sue mani, apparivano morbidi e flessibili.

Ma Sergio era più portato per le prove in slancio. Favorito, forse, dalla bassa statura e da un allenamento che, nel tempo, aveva condensato la forza nelle spalle e nelle braccia. La sbarra gli piaceva, era incredibile vedere le oscillazioni del ferro sotto il peso dei suoi esercizi, ma il suo attrezzo erano gli anelli. Nulla lo emozionava come quando, guardandoli dal basso, calibrava mentalmente la forza da mettere nello slancio per afferrarli. Quel salto finiva nella presa che avviava il suo volare. Lo affascinava librarsi senza peso nelle acrobazie, ma lo ammaliava rimanere immobile e fermo su sostegni inesistenti. Gli altri attrezzi poggiavano a terra, gli anelli rappresentavano una sfida diversa: erano quanto di più incerto e inconsistente potesse trovarsi nelle mani di un ginnasta. Bisognava immobilizzarli e opporsi al loro oscillare. Senza esitazioni o tentennamenti.

 

Maria si innamorò di lui. Sei il mio campione, gli ripeteva sempre. Era bella Maria. Un seno che incuteva timore, gambe lunghe, punto vita sottile e un figlio in grembo che non sapeva di avere. Era andato a trovarla quel pomeriggio. Seduto, vicino alla finestra, rimase chino sugli scampoli di pelle appoggiati alle ginocchia.

– Che fai? – chiese lei.

– Cucio i paracalli – disse senza alzare lo sguardo.

– Posso aiutarti se vuoi. 

– No. Me li devo cucire addosso da solo. La giusta aderenza è fondamentale per la presa.

Ci mise un po’, ma li terminò con grande soddisfazione. Dopo gli allenamenti li riponeva sempre con cura e non li prestava mai a nessuno.

 

Quando fu convocato il Campionato Nazionale Juniores Ginnastica Artistica, Sergio fu invitato alle selezioni. Il Comando festeggiò la sua partenza per Roma e lo incitò alla vittoria in nome dell’Intero corpo dei Vigili del Fuoco.

Due giorni, sabato e domenica.

Nel primo, gli esercizi obbligatori imposti dalla Federazione, uguali per tutti i concorrenti; nel secondo, le composizioni libere con i gradi di difficoltà che ognuno avrebbe inserito nella propria prova. Maria lavò e stirò accuratamente le divise, Sergio preparò la borsa in modo che sulle canottiere e sui pantaloni non rimanessero grinze. Sistemò anche le scarpine di pelle nella custodia: sembravano due animaletti raggrinziti così strette su loro stesse dagli elastici. In ognuna aveva messo un paracallo, doveva sempre sapere dove fossero.

Lei lo accompagnò all’autobus il giovedì. Lo salutò con un bacio e una collanina con un cuoricino.

– Non perderla, ti porterà fortuna – si raccomandò mentre gliela metteva al collo.

La Federazione mandò qualcuno a prenderlo in stazione e assicurò vitto e alloggio per i giorni interessati.

 

Quando entrò nell’enorme Palazzetto dello Sport, rimase stordito dai rumori acuiti da un’acustica potente. Le luci lo accecarono con evidente fastidio e la vastità dello spazio lo fece sentire smarrito: non aveva mai visto uno luogo così grande adibito a palestra.

I sei attrezzi obbligatori si srotolavano uno dietro l’altro. Il grande tappeto blu per il corpo libero rincorreva quello grigio per il volteggio, la sbarra luccicante riverberava l’illuminazione intensa, le parallele aspettavano composte, uno staggio accanto all’altro; il cavallo con maniglie giaceva nel suo involucro di pelle e gli anelli… Gli anelli erano immobili e sospesi.

Guardò la giuria, il cartellone e le palette con i punteggi, poi si sedette nell’angolo assegnatogli. Mise il borsone a terra e la collanina di Maria nella tasca della tuta.

 

Il sabato passò senza grandi difficoltà agonistiche, ma dovette controllare l’emozione per via di alcuni errori e un'incomprensione di giudizio. Sbagliò il perno al cavallo con maniglie, 0,2 di penalizzazione, ma il mulinello e gli altri movimenti furono perfetti. Un dietro front con i piedi leggermente aperti gli costò un altro 0.2 alle parallele, ma ottenne il massimo al volteggio, al corpo libero e agli anelli. Con la prova alla sbarra, invece, ci fu un divario insanabile tra i punteggi assegnati da due giudici: 9,80 contro 7,00. La giuria obbligò Sergio a ripetere l’esercizio, lui lo concluse con 9,90.

Aveva superato brillantemente le prove obbligatorie, ma la selezione vera ci sarebbe stata l’indomani, con le sequenze personali a decidere il grado di difficoltà degli esercizi. Lui non pensava che a quelle.

 

La domenica non si accorse dei rumori, delle luci e della vastità dello spazio. Andò diretto al suo angolo. Posò il borsone e toccò la catenina di Maria. 

In testa la sequenza degli anelli. 

Prese le scarpine di pelle, non fece caso che all’interno non c’erano più i paracalli. Volteggio: 10. 

In testa la sequenza degli anelli. 

Corpo libero: 10. 

In testa la sequenza degli anelli. 

La chiamata del suo numero agonistico lo invitava alle sbarre. I paracalli. Dov’erano? Granvolta di petto e di dorso, infilate, avvitamenti e granvolta su un braccio solo: 10. Dolore alle mani. 

In testa la sequenza degli anelli. 

Parallele, ritmo, rapidità, esplosione degli arti superiori, mai i piedi a terra: 10. Dolore forte alle mani. 

In testa la sequenza degli anelli.

Tornò a sedersi. Svuotò il borsone ma non trovò i paracalli, doveva averli lasciati da qualche parte il giorno prima.

 

Il numero ventidue agli anelli, si sentì nitidamente dall’altoparlante.

Raggiunse la postazione. Chiese il magnesio. Lo strofinò nei palmi delle mani. La pietra si polverizzò leggera intorno a lui che, con un colpo di tosse, spazzò via la nuvola che lo avvolgeva. Regolò il respiro, controllò la postura, calibrò la forza da imprimere. Saltò e afferrò gli anelli. 

In testa la sequenza, nelle mani nessun dolore.

Si sollevava con la leggerezza dell’aria, senza sforzi. Nessun attrito lo fermava. Aveva unito le posizioni dinamiche a quelle statiche, perché il livello di difficoltà aumentava, e lui voleva dare il massimo. Volteggiava elegante e terminava immobile: slancio-rondine; slancio-rondine inversa; salto avanti- squadra. La perfezione fatta forma: tendini che affioravano e muscoli che fuoriuscivano. Anatomia michelangiolesca immobilizzata. Solo le vene pulsavano in superficie. Nei secondi che mantenne la croce pensò che dalla sua canottiera attillata si potesse vedere il cuore battere. Non per lo sforzo, per l’emozione.

L’uscita con avvitamento fu perfetta. 

I piedi paralleli affondarono sul tappeto senza che lui dovesse recuperare l’equilibrio. Spinse sulle gambe, indurì le spalle, spostò lentamente il baricentro verso l’alto. Riconquistata la posizione verticale, evidenziò più che mai la sua lordosi nel classico saluto: petto in fuori, braccia aperte lateralmente, saluto a destra, a sinistra, ai giudici.

Un’ovazione scoppiò fragorosa, lui neanche la sentì. La giuria si espresse:10. Fu allora che gli tremarono le gambe.

 

Ora doveva chiamare Maria. Doveva dirle che non era più solo il suo campione, era il Campione d’Italia.

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@Rica @Rica

On 6/6/2017 at 16:01, Rica ha detto:

Non pensò mai di custodirlo per riesumarlo, un giorno chissà quando…

La frase di apertura mi piace, ma la seconda dovrebbe a mio avviso supportarla meglio, tipo: non volle correre il rischio di custodirlo per anni nel proprio cuore per riesumarlo un giorno, chissà quando.

 

On 6/6/2017 at 16:01, Rica ha detto:

Per questo conquistò la naia nel Gruppo Sportivo Vigili del Fuoco

Quel "conquistò" non mi convince, anche perchè ho dovuto rileggere per capire cosa intendevi.

 

On 6/6/2017 at 16:01, Rica ha detto:

Dalle sei alle otto allenava i giovani, dalle nove all’una rimaneva in palestra in compagnia dei suoi sforzi, del fiato condensato in una nuvola d’aria calda davanti alle labbra e dello scricchiolio degli attrezzi sotto il peso dei volteggi e degli slanci.

A me lo avresti tagliato di sicuro :asd:

 

On 6/6/2017 at 16:01, Rica ha detto:

Nulla lo emozionava come quando, guardandoli dal basso, calibrava mentalmente la forza da mettere nello slancio per afferrarli. Quel salto finiva nella presa che avviava il suo volare. Lo affascinava librarsi senza peso nelle acrobazie, ma lo ammaliava rimanere immobile e fermo su sostegni inesistenti.

Presi uno per uno ci potrebbero anche stare, ma leggendo il passaggio per intero rendono Sergio un po' troppo emotivo. Un maschiaccio come te non si dovrebbe emozionare così tanto :asd:

 

On 6/6/2017 at 16:01, Rica ha detto:

Un seno che incuteva timore

Questa la mettiamo insieme a quel Vestita di nudi brividi di La mia Bolivia esiste cap2. Wow. :love3: Frasi che entrano nella storia dell'immaginario maschile e non se ne vanno davvero più.

 

Tutto il resto non è solo impeccabile. E' magistrale e coinvolgente. L'uso che hai fatto degli indici di valutazione, la padronanza dei termini specifici (qui conoscevi bene la materia, ora dovrai mantenerti all'altezza anche su territori sconosciuti), il modo in cui hai gestito gli accapo e i numeri nell'ultima prova. Tutto perfetto. Brava.

Per un momento alla fine, non so perchè, ho confuso il nome di Maria con Adriana. :D

Alla prossima. Però se continui a fare progressi, chi ti commenta più? (y)

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Ospite Rica
3 ore fa, Roberto Ballardini ha detto:

La frase di apertura mi piace, ma la seconda dovrebbe a mio avviso supportarla meglio, tipo: non volle correre il rischio di custodirlo per anni nel proprio cuore per riesumarlo un giorno, chissà quando.

 

Noooo! Troppe parole! ;) 

3 ore fa, Roberto Ballardini ha detto:

Quel "conquistò" non mi convince, anche perchè ho dovuto rileggere per capire cosa intendevi.

Questo non ha mai convinto nessuno. Ma ha un senso. Entrare nei Vigili del Fuoco era una conquista, non era una chiamata come quella dell'Esercito. Bisognava faticare per entrare. Entrare nel Corpo Sportivo era ancor più difficile. Però, preferisco che tu, lettore, torni indietro e rileggi, perché io non sono disposta a modificarlo. Magari tu, lettore, rileggendomi entri più nelle corde, se non ti stufi prima e mi abbandoni! ;) 

 

3 ore fa, Roberto Ballardini ha detto:

Presi uno per uno ci potrebbero anche stare, ma leggendo il passaggio per intero rendono Sergio un po' troppo emotivo.

La sua passione lo emozionava. Sentire che cresceva come atleta. Che termini useresti, Robi?

 

3 ore fa, Roberto Ballardini ha detto:

Questa la mettiamo insieme a quel Vestita di nudi brividi di La mia Bolivia esiste cap2. Wow. :love3: Frasi che entrano nella storia dell'immaginario maschile e non se ne vanno davvero più.

:P @camparino e @Macleo non me l'hanno perdonato. Dicono che nessun seno incute alcun timore agli uomini!

 

3 ore fa, Roberto Ballardini ha detto:

Per un momento alla fine, non so perchè, ho confuso il nome di Maria con Adriana

xD

 

3 ore fa, Roberto Ballardini ha detto:

chi ti commenta più?

Tu! ;)

 

Grazie Robi del passaggio, del commento, degli apprezzamenti e delle note.

A presto.

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@Rica 

7 minuti fa, Rica ha detto:

Noooo! Troppe parole! ;)

Sono belle, le parole! Maniaci della sinteticità. Grunt!

 

9 minuti fa, Rica ha detto:

Però, preferisco che tu, lettore, torni indietro e rileggi, perché io non sono disposta a modificarlo. Magari tu, lettore, rileggendomi entri più nelle corde, se non ti stufi prima e mi abbandoni!

magari tu, scrittore (ops, scrittrice) invece di modificare, potresti sgobbare di più e spiegare meglio.xD

 

11 minuti fa, Rica ha detto:

La sua passione lo emozionava. Sentire che cresceva come atleta. Che termini useresti, Robi?

Magari cercherei di usarne qualcuno di meno, fare in modo che l'emozione si senta ma rimanga più riservata, mi spiego? Comunque, anche così per me lettore, non è un problema insormontabile. :)

 

13 minuti fa, Rica ha detto:

Dicono che nessun seno incute alcun timore agli uomini!

Hanno ragione! Ma è uno splendido modo di dire che accende la fantasia :love3: Io credo che anche loro, come me, non chiedano di meglio che essere spaventati, in questo senso. :asd:

 

15 minuti fa, Rica ha detto:

Tu! ;)

Ci proverò. Ciao Fede.:)

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Ospite Rica
5 minuti fa, Roberto Ballardini ha detto:

Sono belle, le parole! Maniaci della sinteticità. Grunt!

No. Sai che mi piacciono anche i periodi lunghi, ben strutturati, senza troppi incisi però.

Ma alcune cose vanno dette con la velocità di un soffio. A volte contravvenendo anche le regole di punteggiatura. 

 

7 minuti fa, Roberto Ballardini ha detto:

magari tu, scrittore (ops, scrittrice) invece di modificare, potresti sgobbare di più e spiegare meglio.xD

xD

 

7 minuti fa, Roberto Ballardini ha detto:

Magari cercherei di usarne qualcuno di meno, fare in modo che l'emozione si senta ma rimanga più riservata, mi spiego? Comunque, anche così per me lettore, non è un problema insormontabile. :)

Prendo in considerazione. Però, tu, lettore, mi piaci come lettore! :P

 

8 minuti fa, Roberto Ballardini ha detto:
24 minuti fa, Rica ha detto:

Tu! ;)

Ci proverò. Ciao Fede

 

Ciao Caro. Ci vediamo "di là"! 

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@Rica

5 minuti fa, Rica ha detto:

Ma alcune cose vanno dette con la velocità di un soffio. A volte contravvenendo anche le regole di punteggiatura. 

Bella questa, davvero. Ne farò tesoro (y)

 

6 minuti fa, Rica ha detto:

Però, tu, lettore, mi piaci come lettore! 

Felice di piacerti :)

 

7 minuti fa, Rica ha detto:

Ciao Caro. Ci vediamo "di là"! 

Non ricominciare coi sottintesi. io li adoro, ma poi la gente pensa male, eh :asd:

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On 6/6/2017 at 16:01, Rica ha detto:

Quando fu convocato il Campionato Nazionale Juniores Ginnastica Artistica, Sergio fu invitato alle selezioni

Eviterei i due "fu" così ravvicinati

 

On 6/6/2017 at 16:01, Rica ha detto:

dai rumori acuiti da un’acustica potente

Acuiti - Acustica... Anche qui eviterei.

 

On 6/6/2017 at 16:01, Rica ha detto:

Nulla lo emozionava come quando, guardandoli dal basso, calibrava mentalmente la forza da mettere nello slancio per afferrarli

Ricordo che Yuri Chechi veniva sollevato dall'allenatore per afferrare gli anelli, non saltava da solo (ma forse questo valeva solo per certe competizioni)

 

Il racconto è bello, su un argomento inusuale, ma ormai non mi meraviglia il tuo spaziare.

Il finale, con i paracalli portafortuna spariti ma rivelati come non necessari, mi è piaciuto, perché ci si aspettava ben altro e riesce quindi a sorprendere.

Una sorpresa al contrario.

Mi ha ricordato inoltre gli scarpini da calcio di Jimmy Grimble nell'omonimo bel film.

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Bellissimo, mi è piaciuto tutto e molto il finale. anche io mi aspettavo una tragedia e invece ... Brava!

Sei così brava a raccontare che io il protagonista l'ho visto volteggiare e ho visto anche i giudici alzare la palette. Pensa che ho perfino tossito per colpa della tua nuvola di magnesio. :-) 

Sul tuo modo di scrivere non ho nulla da dire se non complimenti, ma c'è una cosa che stride un po' secondo me: 

On ‎06‎/‎06‎/‎2017 at 16:01, Rica ha detto:

Lo salutò con un bacio e una collanina con un cuoricino

non possiamo dire "lo salutò con un bacio e una collanina con un piccolo cuore"?

:-)

Ciao @Rica

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Ospite Rica
On 27/9/2017 at 23:22, MarcoPioggia ha detto:

Eviterei i due "fu" così ravvicinati

- Sì. Magari in una futura revisione farò attenzione.

 

Acuiti - Acustica... Anche qui eviterei.

- Mmm, qui non so. Ci penso.

 

Ricordo che Yuri Chechi veniva sollevato dall'allenatore per afferrare gli anelli, non saltava da solo (ma forse questo valeva solo per certe competizioni)

- Ricordo che quando tutti noi abbiamo conosciuto Yuri Chechi come ginnasta, analista tra l'altro, mi padre diceva: ma come fa a muoversi? È troppo, lui è troppo grande e troppo muscoloso... Non riusciva a capire come riuscisse a fare.. tutto quello che faceva...

 

Il racconto è bello, su un argomento inusuale, ma ormai non mi meraviglia il tuo spaziare.

- È dedicato a mio padre. La foto sopra, nello spoiler... È lui.

Il finale, con i paracalli portafortuna spariti ma rivelati come non necessari, mi è piaciuto, perché ci si aspettava ben altro e riesce quindi a sorprendere.

- Era una boa del Mezzogiorno di fuoco. Un oggetto che spariva.

 

Una sorpresa al contrario.

Mi ha ricordato inoltre gli scarpini da calcio di Jimmy Grimble nell'omonimo bel film.

;) 

 

Grazie del passaggio, sempre gradito, e del tuo tempo. 

Alla prossima.

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Ospite Rica
On 15/10/2017 at 22:32, paolati ha detto:

Bellissimo, mi è piaciuto tutto e molto il finale. anche io mi aspettavo una tragedia e invece ... Brava!

Sei così brava a raccontare che io il protagonista l'ho visto volteggiare e ho visto anche i giudici alzare la palette. Pensa che ho perfino tossito per colpa della tua nuvola di magnesio. :-) 

- Mi scuso.. ;) 

 

On 15/10/2017 at 22:32, paolati ha detto:

Sul tuo modo di scrivere non ho nulla da dire se non complimenti, ma c'è una cosa che stride un po' secondo me: 

non possiamo dire "lo salutò con un bacio e una collanina con un piccolo cuore"?

- Certo. Ma cuoricino mi sembrava più intimo, più personale ed emotivo.

:-)

Ciao @Rica

 

Se dovessi dare un colore al racconto, direi Azzurro! ;) 

Grazie del tuo tempo.

Ai prossimi colori.

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Va bene, allora teniamo cuoricino e cambiamo collanina in collana :)

Azzurro sarebbe perfetto. Anzi, se mai completerò i miei colori, l'azzurro non lo userò proprio e lo terrò solo per te ;)

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@Rica

 

Beh, mi pare che questo proprio mi era sfuggito!

 

Bellissimo: il finale mi ha commosso davvero!

 

Mi hai riportato anche a me lì, dentro uno stadio di attrezzistica... ma sopratutto, credo tu abbia scritto uno splendido omaggio a tuo padre!

 

Davvero, davvero un bel racconto, emozionante e scritto alla perfezione!

 

Ciao e grazie!

 

 

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14 minuti fa, Rica ha detto:

sai che non pensavo potessero esseri commentati i brani di un ospite?

Io commento tutto!

xD

 

14 minuti fa, Rica ha detto:

Vai a riparare le sedie, corri! <3

Ormai, avranno fatto una brutta fine...

:rosa:

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Bel racconto @Rica, ti faccio i complimenti per come hai descritto gli esercizi, ti sarai documentata parecchio, complimenti anche per l'impegno. Bello l'incipit e bella questa frase:

Il 6/6/2017 alle 16:01, Ospite Rica ha detto:

La perfezione fatta forma: tendini che affioravano e muscoli che fuoriuscivano. 

Leggiadro il tuo atleta come la tua scrittura: niente magnesio, il tutto scivola e scende dall'inizio alla fine. Come si dice? La fatica c'è ma non si vede. 

Ciao :)

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@Lauram grazie per aver letto questo vecchio racconto. :) 

 

Non mi sono documentata molto, ho parlato con mio padre prima di scrivere. Come vedi, il brano è dedicato a lui. :) 

Me lo ricordo tra sbarre e volteggi. Io e i miei fratelli ci siamo cresciuti in palestra. 

 

Contenta ti sia piaciuto. :flower:

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Ospite

Un bellissimo racconto e un grande omaggio al campione, se hai parlato di tuo padre.
Mi è davvero molto piaciuto, nella sua sensibile semplicità, sia nello svolgimento che per la lingua utilizzata per la storia. Hai persino reso il carattere, di quest'uomo, con poche parole e qualche gesto. E tenendo conto della brevità del testo è un doppio merito.
 

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