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Daleko

"L'hai letto? Grazie!": da quando è così?

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Ho una riflessione da fare, mi piacerebbe sapere la vostra opinione in merito.

 

Una volta la figura dello scrittore era ammirata, disdegnata, osservata da lontano come non appartenente alla società. Era un artista: che lo si apprezzasse o meno era rispettato in quanto tale.

Oggi ho l'impressione che il rapporto tra scrittore e lettore si sia capovolto: non è più lo scrittore a fornire un servizio al lettore, ma è il lettore a fare un favore allo scrittore, leggendo le sue opere. Questo vale per tutti: gli esordienti devono quasi pregare il potenziale pubblico per una possibilità (in un modo tragicamente simile a quello dell'animatore da villaggio); gli scrittori famosi vengono visti come persone che dovrebbero "ringraziare" il pubblico pagante perché, ovviamente, sono i lettori a pagar loro le bollette; addirittura i grandi del passato, studiati a scuola, fanno sbuffare grandi e piccini al suono di: "Ma non poteva fare un altro mestiere?!" (per non sfociare in espressioni ben più volgari).

 

Eppure questa visione del mondo viene applicata solo a chi scrive. Nessuno si lamenta delle showgirl (Belen guadagna 15.000€ l'ora per ogni apparizione pubblica!), nessuno si lamenta delle comparsate (pagate) in discoteca dei "vip" da reality show, nessuno si lamenta degli youtuber o di quelli che guadagnano con i "mi piace" su Instagram (la media è di 1€ a "mi piace"), e c'è da dire che lì non c'è alcuna fatica, alcun sacrificio a giustificare un alto stipendio e che anzi, un "mattone" fantasy di settecento pagine alla cifra di otto euro, da dividere fra CE, agente, libreria e autore non sono niente. Però lì chi si lamenta, chi ironizza, chi esige di essere "ringraziato" (ma perché?) si trova sempre; e guai!, se da quel mattone fantasy da 700 pagine esce fuori una serie tv, un film o qualsivoglia opera derivata che permetta allo scrittore di dedicarsi alla scrittura a tempo pieno (perché no, gli scrittori non possono mantenersi con i "grazie" dei lettori). Perché? Cos'è successo nel mondo che m'è sfuggito?

 

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Si può dire tutto, ma che dietro un canale youtube non ci sia fatica mi sembra un pelino esagerato. Anche in Italia, dove youtube è un reparto psichiatrico, anche il più trash dei canali richiede da parte dello youtuber ore e ore di ricerca, scrittura, registrazione, montaggio e via dicendo. Per il resto, la letteratura italiana è mediocre a stare largi. Quindi è normale che i lettori ne stiano alla larga.

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Per sintetizzare, credo sia semplice legge di mercato. Nel mondo della scrittura, e della narrativa in particolare, l'offerta supera abbondantemente la domanda. Detta in soldoni, c'è troppa gente che scrive. Se di colpo domani metà degli aspiranti scrittori attaccasse la penna al chiodo, le grandi case editrici probabilmente non se ne accorgerebbero, né se ne accorgerebbero i lettori.
Forse, a seconda di quale metà smettesse di scrivere, sarebbe pure un mondo migliore.

 

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@JPK Dike scusami, dimenticavo di averli inseriti nell'esempio: con "nessuna fatica" mi riferivo ai personaggi pubblici provenienti da reality show o diventati famosi per "colpi di fortuna". 

 

@GiD pensi davvero che oltre i dieci/quindici big conosciuti ai più, la gente non legga altro? È un'immagine decisamente triste... 

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@Daleko Ci son sempre stati. Se sei abbastanza attraente e abbastanza sciolto con la lingua, è normale fare un buon successo. Lo facevano prima dell'invenzione della TV (i cari e vecchi dandy), figuriamoci nella nostra società. Però per come la vedo io non c'è nulla di male. Mai visto Jersey Shore? xD Che risate. Insomma è trash...

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@JPK Dike no, a dire il vero non ho idea di che roba sia, è un male? xD

Ma certo, non dico che ci sia qualcosa di male nel guadagnare tanto in questo modo; non dico nemmeno che ci sia qualcosa di male nel guadagnare poco con la scrittura. La mia riflessione/lamentela/punto interrogativo era riguardo il modo di porsi del lettore medio verso lo scrittore, come se nel leggere una sua opera gli stesse facendo "un favore". Insomma, credo si possa inquadrare nell'ottica più ampia de "ma davvero devo pagarti per questo lavoro artistico? Il mio negozio ti dà visibilità!".

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@Daleko Sì è un problema che riguarda tutta l'arte. La sola arma che abbiamo è scrivere abbastanza bene da tenere incollato il lettore, e fargli desiderare di leggere ancora :) Non c'è altre soluzioni. Nemmeno pubblicare col marchio di una big serve a molto. Magari fa tirare su qualche spicciolo, ma alla fine sempre nel nulla cosmico ritorni.

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@Daleko Non è un Incubo. Sposto.

 

Per quanto mi riguarda, fortunatamente non ho mai incontrato nessuno che la pensasse così. C'è chi però si è lamentato sui possibili guadagni degli scrittori (di successo), dicendo che loro non fanno nulla a parte stare seduti davanti a uno schermo a scrivere, rispetto a chi ad esempio si spacca la schiena per lavorare nei campi. Oppure chi mi ha detto, sempre a proposito di questo, che scrivere è facilissimo. Quando ho domandato "visto che è così facile, perché non lo fai anche tu?" è calato il silenzio totale.

 

Ci sono e ci saranno sempre persone che, non svolgendo l'attività in prima persona, avranno di che lamentarsi o pretendere meriti, come nel caso del tuo esempio del "grazie perché ho acquistato e letto il tuo libro". Questa cosa non riguarda soltanto il mondo della scrittura, ma in generale i media; tu stesso hai fatto l'esempio di Youtube e di Instagram, senza tener conto di quanto lavoro in realtà ci sia dietro, quanta gente fallisca e quanti bassi in realtà sono i guadagni. C'è anche da dire, però, che in quei casi non è direttamente il consumatore a spendere per quel contenuto, ma sono i servizi a pagarli, mentre nel caso dei libri il lettore spende dei soldi per acquistarli e quindi potrebbe presupporre di aver fatto un favore all'autore (anche se in realtà è lui che usufruisce del prodotto finale).

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@Black concordo appieno con ció che scrivi.

 

Purtroppo abbiamo l'abitudine di giudicare senza conoscere.

 

Ogni lavoro ha la sua difficoltà in sè, dallo spazzino allo scrittore.

Chi scrive passa ore e ore a farlo, si rovina gli occhi e la schiena a quella sedia.

Ci mette impegno, fa ricerche e a volte si fa venire l'emicrania.

Lo spazzino allo stesso modo da fatica, il suo è un lavoro prettamente fisico, solleva pesi e fa fatica.

Qual'è differenza c'è tra loro? 

Nessuna.

Qual'è l'uguaglianza che li unisce?

Fatica, sudore, buona volontà.

 

In conclusione:

Chi non conosce si permette di giudicare, senza voler nemmeno sforzarsi di mettersi nei panni dell'altro.

 

Purtroppo il mondo è pieno di ingiustizie e questa è una delle realtá in cui viviamo.

Amara e ingiusta prospettiva.

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@Black Fortunatamente ho conoscenti e amici ,che in parte sono all'interno del mondo delle vendite (Chi nel teatro, chi nei videogiochi) e nessuno di loro si permetterebbe mai di fare un commento del genere verso la categoria di "creativi". L'erba del vicino è sempre più verde, si dice... avendo un giardino, il novanta percento o più dei creativi non vedrà mai soddisfatta appieno la propria passione, e rimarra riconosciuto solo da una ristretta cerchia di amici.

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On 1/6/2017 at 20:08, Daleko ha detto:

 

@GiD pensi davvero che oltre i dieci/quindici big conosciuti ai più, la gente non legga altro? È un'immagine decisamente triste... 


Non è quello che ho detto.
Semplicemente ho sottolineato come (secondo me, ovvio) la situazione di cui tu ti lamenti dipenda dalla sovrabbondanza di scrittori sul mercato (senza poi considerare anche quelli che aspirano a entrarci, nel marcato).
Poi, in generale, io non trovo affatto svilente il fatto di ringraziare il lettore/cliente. Ringraziare il cliente per aver scelto te e non altri, per aver dato a te la sua fiducia, è una buona abitudine in qualsiasi settore, dalla ristorazione ai servizi.
Se spendi i tuoi soldi e (ancora più importante) il tuo tempo per leggere una mia storia... be', io ti ringrazio. Ma ti ringrazio davvero, non per semplice educazione.
E' per questo che scrivo, perché gli altri mi leggano, non perché mi "rispettino" in quanto scrittore.
 

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@GiD no, aspetta, hai franteso. Non intendevo dire che sia svilente il ringraziare, ma il pretendere un ringraziamento da parte del lettore, come se fosse un favore che fa allo scrittore. Tu non mi stai facendo un favore, tu stai scegliendo la mia opera perché qualcosa in essa ti ispira. Io posso ringraziarti per la fiducia che mi accordi, non per il tornaconto monetario che ne deriva. 

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Ospite Andrea.Dee

Lo scrittore famoso è tutt'ora posto su di un pedistallo e orde di lettori acquistano il suo libro sentendosi qualcuno perché hanno comprato l'ultimo romanzo dello scrittore bravo. Poi ci sono tutti gli altri, per finire con gli esordienti che sono mal visti e verso cui c'è una grande ignoranza. Perché c'è differenza tra chi appesta il mondo e chi passa attraverso dei filtri e propone un qualcosa già giudicato decente prima della pubblicazione. Il lettore va lasciato perdere. Il lettore si compra il romanzo figo o il romanzo dell'amico. Se scrivi lo fai per te stesso (ANCHE se pubblichi) e poi quando pubblichi ti spacchi la schiena per cercare di raggiungere qualche risultato. Il resto mi sembrano masturbazioni mentali.

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@Andrea.Dee è ovvio che chi scrive, lo fa per se stesso. Citando Andrea Pazienza: "Non ho mai pensato al soldo, mentre disegnavo, casomai subito prima, o subito dopo, mai durante. Voglio dire che alla fine ho sempre fatto quel che ho voluto, senza badare acche' 'ste cose si potessero poi rivendere di su o di giù".

Sì, sono volutamente masturbazioni mentali. Se si volesse parlare solo di argomenti utili e schematici, probabilmente basterebbero due pagine A4.

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On 9/6/2017 at 22:53, Andrea.Dee ha detto:

Lo scrittore famoso è tutt'ora posto su di un pedistallo e orde di lettori acquistano il suo libro sentendosi qualcuno perché hanno comprato l'ultimo romanzo dello scrittore bravo. Poi ci sono tutti gli altri, per finire con gli esordienti che sono mal visti e verso cui c'è una grande ignoranza. Perché c'è differenza tra chi appesta il mondo e chi passa attraverso dei filtri e propone un qualcosa già giudicato decente prima della pubblicazione. Il lettore va lasciato perdere. Il lettore si compra il romanzo figo o il romanzo dell'amico. Se scrivi lo fai per te stesso (ANCHE se pubblichi) e poi quando pubblichi ti spacchi la schiena per cercare di raggiungere qualche risultato. Il resto mi sembrano masturbazioni mentali.

 

On 9/6/2017 at 23:03, Daleko ha detto:

@Andrea.Dee è ovvio che chi scrive, lo fa per se stesso. Citando Andrea Pazienza: "Non ho mai pensato al soldo, mentre disegnavo, casomai subito prima, o subito dopo, mai durante. Voglio dire che alla fine ho sempre fatto quel che ho voluto, senza badare acche' 'ste cose si potessero poi rivendere di su o di giù".

Sì, sono volutamente masturbazioni mentali. Se si volesse parlare solo di argomenti utili e schematici, probabilmente basterebbero due pagine A4.

Volevo dire la mia, ma avete già detto tutto.

Comunque, dal momento che seguo dei disegnatori, loro per primi dicono che in Italia in particolare c'è questa ssurda idea del "ti pago in visibilitá", "il tuo lavoro è facile, devi solo disegnare" (wtf? per me chiunque riesca a disegnare in prospettiva è Michelangelo, altro che storie), "ah ma il tuo è un lavoro?" che fa il paio con "ma di lavoro vero cosa fai?".

E molti disegnatori, infatti, lavorano all'estero o per clienti esteri.

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