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Ospite Andrea.Dee

I vostri limiti

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Ospite Andrea.Dee

Sono partito scrivendo a caso. Sono geometra, a scuola non studiavo e non ho fatto corsi. Semplicemente in passato avevo letto e scritto qualcosa, e mi sono dato ai romanzi. Evidentemente le trame piacciono, riesco a farmi pubblicare. Poi ci sarà anche qualcosa nella mia scrittura che fila dritto, ma vabbè.

Il problema è che comincio a vedere i miei limiti, a distanza di qualche anno e dopo aver affinato le mie capacità. Non saprei bene come migliorare. Per le trame basta vivere (ti fai un viaggio, incontri una donna, prendi spunto e ci inventi sopra), per la scrittura la vedo più difficile. Mi piacerebbe partecipare a corsi, ma oltre all'esborso economico sono dell'idea che la maggior parte dei corsi in circolazioni siano delle prese in giro o concepiti per gli aspiranti e allora no grazie, non ho bisogno di farmi spiegare come ci si presenta a un editore.

 

Ditemi un po' voi cosa pensate del vostro modo di scrivere. Se c'è qualche consiglio, ancora meglio.

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Mi piacerebbe scrivere meglio e, per inciso, mi piacerebbe anche scrivere di più, ma, alla fine, penso di essere arrivato da un pezzo ai miei limiti. Diciamo che cerco di andare avanti imparando dagli errori piuttosto che applicando dei "comandamenti". La mia idea è che la scrittura, probabilmente, è qualcosa di così personale da rendere impossibile insegnarla davvero. Dei corsi sento sempre parlar male. Non saprei. A quanto ne so, non c'è relazione tra l'averne frequentato uno e il riuscire a pubblicare. Come mi accade in altri casi, però, la mancanza di una preparazione formale, quale che sia, mi crea difficoltà nel condividere una "sistemazione" dei concetti con altre persone. Mi impedisce, cioè, di parlare "veramente" di scrittura. Alla fine, non riesco a intendermi davvero con altri "cultori" dell'arte e questo è un cruccio.
Al di là di tutto, ritengo però che i limiti siano fatti per essere superati e che non ci sia obiettivo che non possa almeno essere perseguito. Perciò, anche se l'evidenza mi dice il contrario, continuo a cercare il miglioramento.

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@gecosulmuro La preparazione formale esisterebbe anche, solo che in Italia non la conosce nessuno. Quindi nessuno la può insegnare. Regole, regoline, trucchi e paletti di stile. Esistono e andrebbero imparati. Solo che da noi si insegna "scrittura creativa" e tutto va a farsi benedire.

 

Prendi lo "show don't tell"...non siamo nemmeno stati boni a tradurlo correttamente. La traduzione esatta sarebbe "Fai passare l'idea, senza nominarla" e non "descrivi tutto come se non ci fosse un domani". In una parola: perifrasi.

 

Piccolo esempi da un film che ho amato:

 

-Questo atterraggio si preannuncia interessnate

-Definisci interessante

-Aiuto aiuto moriremo tutti.

 

Nessuno l'ha detto esplicitamente, ma il rischio di sfracellarsi al suolo risulta evidente. L'avevo già nominata da altre parti, ma quando vado sui termini tecnici per qualche ragione non risponde nessuno. Come la capacità di usare l'anisocronia...quando leggo un libro italiano il rapporto di tempo reale:tempo della storia è sempre 1:1. Oppure ci sono salti temporali e di spazio. E' un modo di scrivere veramente fastidioso.

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Piccola precisazione. Qualcuno ce l'ha e certe regole le conosce. Solo che non ha nessuna intenzione di insegnarle. Il mercato è quello che è, a chi vende non conviene creare dei potenziali concorrenti.

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@gecosulmuro 

Le lezioni sono utilissime, per uno scrittore in erba. Che non sia spocchioso e presuntuoso, ovvio, altrimenti risultano solo fastidiose.

 

Le lezioni di scrittura creativa, se fatte bene, sono una manna per chi voglia approfondire la tecnica e crearsi uno stile. Servono per acquisire consapevolezza, per cominciare a scrivere con cognizione di causa e per superare i propri limiti.

 

Secondo me le lezioni di scritttura dovrebbero analizzare la cosa a tuttotondo, a partire dall'approccio alla scrittura (cavolo, quanto è importante...) e a tutti gli strumenti necessari.

Strumenti reali, non aria fritta.

Spiegare cosa sono gli infodump e come evitarli, cosa c'è di buono nell'ormai abusato show don't tell, cosa sono e come usare i cliffhanger e via di questo passo.

 

Sottolineo anche che per quanto le lezioni di scrittura siano utili, è l'autore alla fine a fare da padrone, quindi il destinataraio. Se non "sgobba" lui cercando di migliorare, investendo tempo e risorse creative, si riduce tutto a lezioni interessanti, ma inutili.

 

@Andrea.Dee

"Come ci si presenta a un editore" non è lezione di scrittura, ma una guida, al massimo, per chi ha già scritto e vuole presentare il lavoro :asd:

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26 minuti fa, Andrea.Dee ha detto:

@Niko tu hai seguito dei corsi?

Non strutturati, no.

Ma ho seguito un po' di seminari qua e là (soprattutto all'Università), di scrittori e sceneggiatori che parlavano proprio di queste cose qui.

Un seminario cui ho partecipato, per esempio, si intitolava "Come non scrivere un racconto". Seminario di 2 ore e mezza, quindi non stiamo parlando di chissà cosa, però dava le basi e spunti per molti studi in autonomia. Un altro era incentrato su sceneggiatura e dialoghi, e mi è stato molto utile per tanti motivi.

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1 ora fa, JPK Dike ha detto:

Come la capacità di usare l'anisocronia...quando leggo un libro italiano il rapporto di tempo reale:tempo della storia è sempre 1:1. Oppure ci sono salti temporali e di spazio. E' un modo di scrivere veramente fastidioso.

 

Ecco, questo mi sfugge: intendi dire di quando si parla di interi anni in un paio di frasi?

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@swetty Quello è un caso estremo. La suddivisione tra il sommario, la scena e l'analisi. Rispettivamente quando il tempo della storia è maggiore al tempo del discorso, quando i due tempi sono uguali, e quando il tempo della storia è minore a quello del discorso. 

 

Del sommario l'esperta è ad esempio la Rowling. E penso alla sua capacità di farci sentire il passaggio di giorni, settimane e interi mesi in un capitolo. Appunto creando un sommario degli avvenimenti principali e spruzzando qua e là qualche battuta per ancorarci alla storia. La scena è principalmente il dialogo. Mentre l'analisi è il dettaglio. Il rallentare il tempo per poter descrivere qualcosa precisamente. Umberto Eco ne era innamorato dell'analisi.

 

E dico intrecciare questi tre elementi per non staccare mai il discorso. Per evitare ad ogni costo salti temporali. Ad esempio io scrivo avventure. E nelle avventure ci sono viaggi e passano anche diversi mesi dall'inizio della storia. Se i miei personaggi devono viaggiare da A a B e nel mezzo non succede nulla di particolare, uso il sommario per descrivere velocemente (una pagina, una pagina e mezza) il tragitto. Magari dandoci di descrizioni sul tempo, sulla natura o sui pensieri. Qualche battuta, racconto una storia ci metto una piccola analessi, descrivo velocemente il tempo, il clima, se c'è la luna, come è stato il viaggio. Qualcosa. Per dare l'idea di passaggio temporale, ed evitare l'effetto delorian o teletrasporto. Poi magari mi fermo, faccio uno zoom su un particolare, o uso mezza paginetta di dialogo, e poi ripasso al sommario. Almeno alla fine del capitolo il lettore ha il senso del tempo che è passato. Poi è chiaro che deve essere rapido e veloce.

 

 

 

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Chi dà consigli ha sempre torto, perciò il mio è questo: due modi possibili per migliorare la scrittura sono: 1) leggere autori sempre nuovi, non adagiarsi per abitudine soltanto su quelli preferiti; 2) confrontarsi con gli altri, e ad esempio questo è un buon posto per farlo.

Sui corsi non ho esperienza, certamente ce ne saranno di buoni e di farlocchi.

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Venendo da un "mestiere" fortemente vocato all'analisi, quando ho cominciato a scrivere racconti ho seguito le mie abitudini professionali e mi sono subito preoccupato di definire una lista di criteri per regolare il rapporto tra tempo del discorso (che, nei termini in cui l'avevo concepito, senza saper niente di anisocronia, avevo definito "tempo di lettura") e tempo reale, stabilendo, ad esempio, in quali casi occorresse regolarsi secondo quello che oggi so essere il "sommario", quando occorresse farlo secondo la "scena" e quando secondo l'"analisi".
L'ho fatto perché, d'istinto, sono subito andato alla ricerca di strutture della scrittura che fossero suscettibili di essere classificate senza sovrapposizioni e che, al tempo stesso, ne dessero conto in modo esaustivo. In tutto questo, il "tempo di lettura" mi è sembrato un buon punto di partenza, perché è facile da stabilire e privo di ambiguità. Ho scoperto solo "dopo" che esisteva già una sistemazione della teoria in proposito e che avrei potuto condurre fin da subito le mie riflessioni grazie a un "terreno" già pronto.
Oggi, so di seguire per istinto delle "regole di narrazione" senza sapere che le seguo e so anche di non applicarne altre che non conosco e non raggiungo con l'intuito. Questo è un limite. Anche se credo che ognuno di noi, attraverso l'osservazione, la lettura e le esperienze della vita, sviluppi una propria personale capacità di "elaborazione" che gli permette di raccontare una storia in modo efficace, trovo che una preparazione formale, tuttavia, sia comunque indispensabile per condividere con gli altri idee mature sulla scrittura, non solo istintive. Questa mancanza di una comune "grammatica" della drammaturgia è il limite più grosso con cui mi scontro.

Modificato da gecosulmuro
Editing: costruzione del periodo
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@JPK Dike, il problema è che le famigerate linee guida dicono di eliminare proprio quei passaggi. Ci vuole tempo e dedizione per imparare a scrivere fuori sync, altrimenti diventano solo noia, e non credo ci sia lo spazio in un normale corso, per cui ti dicono di non farlo e basta. In più oggi viene propagandata la scrittura cinematografica, temo per ovvie ragioni commerciali. Metti tutto insieme e anche chi non fa corsi, ma ha da confrontarsi con gli altri, finisce per assimilare le stesse regole.

 

Però se ne può discutere e l'abbiamo spesso fatto anche qui (c'è una discussione da qualche parte su un argomento simile), è un peccato se pensi che non puoi discuterne.

 

@gecosulmuro, io non sapevo un sacco di cose prima di iscrivermi qui. Per dire, lo show don't tell mi era assolutamente sconosciuto. In realtà una grammatica condivisa c'è, bisognerebbe, come dici tu, farla uscire in modo formale.

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@Andrea.Dee ti dirò, peccando di presunzione, personalmente sono abbastanza soddisfatto del mio modo di scrivere, se mi fermo all'aspetto tecnico. Tutt'altro discorso, invece, per quanto riguarda la gestione della storia. Ho due romanzi lasciati in sospeso per questa mia difficoltà di tracciare una trama che mi soddisfi, proprio perchè voglio che la storia sia all'altezza del mio modo di scrivere. Il mio limite quindi è questo.
Per sbloccarmi, mi sono buttato in un progetto per ragazzi, che dal punto di vista della trama ti impone, come scrittore, un intreccio semplice, senza troppe linee narrative. Così facendo, forzandomi a scrivere una trama"semplice", ho terminato pochi giorni fa il mio primo romanzo e ho acquisito un discreta sicurezza nel portare avanti un progetto più lungo dei semplici racconti scritti fino a ora.
Spero di riuscire a riversare questa sicurezza negli altri miei romanzi ancora da scrivere, ma questo è tutto da vedere :D

Nel tuo caso, l'unico consiglio che mi sento di darti è di capire cosa, nello specifico, non ti convince della tua scrittura. Non puoi migliorare se non focalizzi cosa non va bene.
I vari corsi che si trovano in giro, anche quelli più seri, sono per lo più rivolti a chi si approccia per la prima volta alla scrittura. Se tu hai già scritto e perfino pubblicato do per scontato che non ti serva qualcuno che ti spieghi lo Show-Don't-Tell o l'infodump.
Leggere, e leggere molto, è un consiglio scontato ma sempre buono.
Rileggendo come scrivevo a 15 anni e come scrivo adesso, trovo che la differenza non sia solo nella mia naturale maturazione ma anche nei libri che letto nel frattempo. Ciò che leggiamo influenza tantissimo il nostro stile, inutile negarlo. Letture mirate possono portare enormi miglioramenti, ma bisogna sempre capire cosa si vuole migliorare.

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@swetty Guarda senza il sommario non sarei mai riuscito a mettere su questa storia che sto scrivendo. Il mettere in contrasto sopravvivenza e elementi post-apocalisse e vita quotidiana è la cosa più bella. Soprattutto nel due ho imparato un po' meglio e ho potuto rispondere a domande del tipo: cosa mangiano? come vivono? Dove dormono? Come si lavano? Giocano? Se sì come e perché. Quali piccole manie e abitudini hanno coltivato? e via dicendo. E ho scopertk due fantastiche cose. La prima è che rispondere a queste domande approfondisce il mondo e fa prendere u attimo di pausa dalla trama. La seconda, incredibile, è che spesso e volentieri queste divagazioni si intrecciano con la trama, la sviluppano e la fanno avanzare.  

 

Poi è evidente se il sommario rimane puro esercizio retorico diventa inutile.

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Ospite Mirtillasmile

@Andrea.Dee hai posto un  quesito molto interessante.

Cosa penso del mio modo di scrivere?

A livello di piacere personale penso sia fantastico perché mi diverte tantissimo ma ovviamente i miei lavori sono tutti nell'hard disc.

In ambito commerciale-letterale non lo so. Ho partecipato al Calvino proprio per avere un quadro generale e capire quali sono i miei limiti.

 

Io sono una sostenitrice di tutti i professionisti che ruotano intorno ad un manoscritto, se uno punta alla pubblicazione. Penso sia ridicolo sostenere che i lavori che escono dalle nostre menti e che si concretizzano tramite le dita siano perfetti o imperfetti. Esempio quello che noi consideriamo un punto di forza, in realtà a livello commerciale può essere un limite e viceversa. 

I corsi fatti da professionisti possono solo essere d'aiuto. 

Io ad esempio leggo tutti gli articoli riguardati il mondo della scrittura  a 360° anche se sono argomenti che conosco bene o penso di conoscere bene. Ogni scrittore o editor o operatore ci mette sempre qualcosa di personale quindi lo stesso argomento si arricchisce di sfumature nuove che vanno ad arricchire l'argomento stesso rendendolo sempre fresco e nuovo.

22 ore fa, Andrea.Dee ha detto:

non ho bisogno di farmi spiegare come ci si presenta a un editore.

Su questo non sono s'accordo perché penso che se una persona, in tutti gli ambiti della vita, si considera arrivato smette di crescere e ristagna nelle proprie convinzioni. (Non è una critica, opinione  opinabile :)). 

13 ore fa, JPK Dike ha detto:

E dico intrecciare questi tre elementi per non staccare mai il discorso. Per evitare ad ogni costo salti temporali.

Non sono d'accordo perché dipende anzitutto dal genere. Se la storia occupa un arco di tempo lungo, ossia tutta la vita del protagonista, direi che è quasi d'obbligo inserire nella trama dei salti temporali, o ci ritroviamo un libro di 10000 pagine.

Tu citi la Rowling ma le storia di Harry durano un anno esatto, 11 mesi per la precisione, da luglio a giugno che si chiude la storia e nell'avventura tutta la storia può durare un paio d'ore. Quindi il salto temporale non ha senso. 

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@Mirtillasmile Ma sono casi limite. Certe storie le scrive gente come Ken Follet...lui è lui e se lo può permettere. E comunque anche quando salta temporalmente anche di anni, puoi stare certa che lui gli anni saltati li ha scritti da qualche parte, anche se poi non li ha inseriti.  Però nel capitolo successivo, e probabilmente in tutto il resto del libro, qualche cosa su ciò che è successo nelle parti non narrate ce lo lascia sempre sapere. Qualcosa traspare sempre.

 

In Harry Potter passano intere settimane nel giro di qualche riga. Puoi stare sicura che un italiano non si sarebbe nemmeno preso la briga di descrivere quelle due o tre cose. Varebbe lasciato lo spazietto bianco tattico, e via. Una delle poche volte che salta è nel 7 quando sono nella casa dei Black, prima del ministero. E la narrazione ne risente parecchio, è infatti la parte peggiore di tutto il libro. Ma poi quando vagano nel nulla per mesi il sommario delle cose te lo fa sempre.

 

Mi sembra evidente che non è una regola assoluta. Però abbastanza basilare. Prima di saltare qua e là, credo sarebbe bene riuscire a non staccare mai il discorso. In definitiva se si è disposti a saltare giorni o settimane o mesi con uno spazio bianco, tipo balzello, ci si può anche sforzare e riempire lo spazio bianco con tipo 5 o 6 righe di qualcosa, no?

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2 ore fa, JPK Dike ha detto:

Puoi stare sicura che un italiano non si sarebbe nemmeno preso la briga di descrivere quelle due o tre cose. Varebbe lasciato lo spazietto bianco tattico, e via. Una delle poche volte che salta è nel 7 quando sono nella casa dei Black, prima del ministero. E la narrazione ne risente parecchio, è infatti la parte peggiore di tutto il libro. Ma poi quando vagano nel nulla per mesi il sommario delle cose te lo fa sempre.

Questi sono pareri soggettivi, per me per esempio il 7 libro è il peggiore di tutti, proprio perché ci sono parti noiosissime che era inutile descrivere. Meglio lo spazio tattico :) 

2 ore fa, JPK Dike ha detto:

Prima di saltare qua e là, credo sarebbe bene riuscire a non staccare mai il discorso. In definitiva se si è disposti a saltare giorni o settimane o mesi con uno spazio bianco, tipo balzello, ci si può anche sforzare e riempire lo spazio bianco con tipo 5 o 6 righe di qualcosa, no?

Se sono righe utili alla storia, sì. Se sono tanto per riempire, assolutamente no.

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@Niko Sì hai ragione sono anche pareri soggettivi. E sì è evidente che devono comunque portare avanti la storia e aggiungere qualcosa o introdurre quelcosa. infatti ho detto se è pura retorica tanto vale saltare. Però i dettagli utili sono ovunque, bisogna sforzarsi di trovarli.

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Ospite Mirtillasmile
3 ore fa, JPK Dike ha detto:

Prima di saltare qua e là,

Se uno scrittore salta qua  e là non è uno scrittore. Il salto temporale è un'altra cosa che, ripeto, dipende dal genere e dalla trama.

Per esempio sto leggendo Fai bei sogni di Gramellini, che è la sua autobiografia, ci sono i salti temporali perché Massimo racconta le tappe salienti del suo percorso di guarigione. La storia dura trent'anni, non avrebbe senso ed è del tutto inutile al fine della narrazione, scrivere giorno per giorno anche racchiudendo tutto i due righe.

Un altro esempio è la Solitudine dei Numeri Primi, anche in quel caso ciò che conta è lo sviluppo psicologico del personaggio, la sua catarsi. Se questa catarsi si è compiuta in un giorno o i cento anni non importa.

 

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@Mirtillasmile Ripeto mi citi casi limite. Il primo caso poi non è fiction, e anche il secondo ci rientra a stento. Te ne cito uno io che si svolge per un bel tempo lungo, ma fila dritto e senza interruzioni come un nastro di Moebius. Cent'anni di solitudine. E per i nerd c'è Il silmarillion. Tolkien del sommario ha fatto una scienza. Tu dici che alle volte si deve saltare perché non c'è nulla. Io dico che chi lo fa è un po' miope. C'è sempre qualcosa da raccontare, bisogna solo avere cura di trovarli.

 

 

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E mi sono scordato. Ne sono un sostenitore leggendo due autori italiani. Perché altrimenti sembra che legga solo roba non italiana. La misteriosa fiamma della regina Loana di Eco, e La Vita Interiore di Moravia. In entrambi, in maniera opposta, il tempo che passa è un flusso continuo. Eppure nel secondo ci sono salti temporali per tutta la vita della protagonista, che però sono collegati logicamente.

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Be', @JPK Dike, adesso però non estremizziamo dall'altra parte. Se il personaggio non fa niente di saliente durante il liceo se non diplomarsi, posso raccontare dell'appendicite in seconda media e poi passare direttamente alla maturità senza metterci due righe del tipo "il liceo passò senza intoppi". Certo, è un po' un caso limite che uno non abbia fatto nulla di saliente al liceo, però in quel caso chiudo con l'appendicite e apro il capitolo successivo (o anche solo la scena successiva) con lui che va all'esame.

 

Per dire, un caso in cui avviene così è Cronache Marziane, che inizia con una serie di episodi isolati.

 

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@swetty Certo certo. E infatti l'ho già detto a Niko. Questa che sostengo non è una regola assoluta. La ritengo una base di partenza. Diciamo per me è buona usanza scrivere tutto. Poi chissà, in fase di editing potrei anche decidere di fare un balzello :) però comunque la parte saltata la scrivo. Perché la storia è bene averla tutta.

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Ospite Mirtillasmile

@swetty esatto. Nei miei esempi criticati intendevo dire  proprio questo: che, per me, non sempre scrivere tutto è bene, anzi, alle volte si rischia solo di annoiare il lettore e quei due romanzi, sopra citati, che presentano vistosi salti temporali, per me, sono più scorrevoli e gradevoli senza informazioni ripetitive che vanno a ridire quanto è triste un bambino senza la mamma, o infelice la persona traumatizzata. 

Inoltre tu @JPK Dike sei stato il primo a citare il show don'tell

22 ore fa, JPK Dike ha detto:

Prendi lo "show don't tell"...non siamo nemmeno stati boni a tradurlo correttamente. La traduzione esatta sarebbe "Fai passare l'idea, senza nominarla" e non "descrivi tutto come se non ci fosse un domani". 

Ecco appunto... fai passare l'idea. 

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@Mirtillasmile Be' spero dai, anche un bambino traumatizzato farà qualcosa di interessante nella vita oltre il piangersi a dosso. Questo voglio dire. Ci deve pur essere qualcosa che vale la pena di essere detto, oltre il tema principale.

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Dico la mia sui salti temporali e i sommari, anche se stiamo andando decisamente OT e forse sarebbe meglio aprire una discussione dedicata.
@JPK Dike il problema di fondo, almeno stando ai tuoi interventi, è che tu non consideri il salto temporale una tecnica o un espediente narrativo ma semplicemente un errore. Secondo me questa è una visione molto limitata della narrativa.
Poi possiamo parlare per ore (non in questa discussione, magari) del perché preferisci il sommario ai salti temporali, ma se parti dal presupposto che il salto temporale sia sbagliato a prescindere non ha nemmeno senso stare qui a discuterne. 

In generale poi, parlando di narrativa, la parola d'ordine è "dipende": dipende dal genere, dipende dalla storia, dipende dal tono, dipende dallo stile... dipende.

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@GiD Diciamo che lo considero un errore, e un limite :), come lo è la voce narrante come lo è l'uso smodato di punti esclamativi, punti di sospensione e del che. Sono scorciatoie. Che possono essere usate, ma che dovrebbero, se possibile, essere evitate il più a lungo possibile.

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Non ho fatto corsi, non ho seguito seminari, ma ho letto tanto, e quello che so l'ho imparato dai libri che ho amato. Sono piena di limiti. Me ne rendo conto ogni volta che rileggo qualcosa pensando che devo migliorarlo e mi sento disarmata davanti a quella catena di parole.

Scrivo istintivamente, descrivendo le immagini che si rincorrono nella mia testa e cercando nei lavori altrui dei metodi per farlo, però credo che un corso fatto bene mi darebbe degli strumenti nuovi, insieme alla capacità di scegliere come usarli.

Oltre alla lettura e ai corsi, al lavoro sulle cose che avete già prodotto, voi che soluzioni avete?

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Ospite Mirtillasmile

@mimela il confronto sul WD. Io, frequentando il forum,  ho imparato e continuo ad imparare tantissimo perché ognuno di noi nel suo piccolo può essere di aiuto e supporto agli altri.

Leggo anche riviste specifiche e articoli di settore perché come ho scritto sopra lo stesso argomento presentato da diverse persone assume sempre sfaccettature nuove. 

 

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On 28/5/2017 at 12:10, Andrea.Dee ha detto:

Ditemi un po' voi cosa pensate del vostro modo di scrivere. Se c'è qualche consiglio, ancora meglio.

Io penso che il mio modo di scrivere negli ultimi dieci anni si sia raffinato. Ovviamente non so se si sia raffinato abbastanza per poter scrivere a livello professionale, so solo che quello che scrivevo un tempo mi sembra più grezzo di quello che produco adesso. 

Non ho frequentato scuole di scrittura creativa, e ho smesso abbastanza presto di leggere libri sullo stile. Parlando di questo argomento, l'unica cosa che funziona (per me) è leggere tanto e analizzare attentamente il modo di costruire le frasi di quelli bravi. Meglio se non tradotti (purtroppo, perché amo tantissimo gli americani, che a volte provo a leggere in originale).

Parlando di me, penso che dovrei fare uno sforzo in più nella costruzione della storia e della trama. Gente che scrive in maniera pulita ce n'è un po' in giro ormai. Persone che riescono a inventare una storia interessante, di meno. Ma quelli che coniugano entrambe le doti, mi sa che sono pochini...

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