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Ospite Andrea.Dee

I vostri limiti

Post raccomandati

 

On 28/5/2017 at 17:28, gecosulmuro ha detto:

MA quanto ne so, non c'è relazione tra l'averne frequentato uno e il riuscire a pubblicare. 


Non c'è correlazione nemmeno tra l'aver preso una Laurea e trovare un lavoro. Ciò non significa che prendere una Laurea sia inutile. :asd:

 

I miei limiti sono il tempo e la fretta. 
Lavoro a tempo pieno, perciò non ho molto tempo per scrivere. Mi piace dirmi che anche molti grandi scrittori del passato, prima di diventare grandi, lavoravano e "rubavano" tempo tra una pratica e l'altra. 
La fretta è un problema che ho nella vita (perché sono sempre in ritardo). Vado a mille all'ora, e vorrei fare tutto e subito. Mi concedo poco tempo. E così anche nella stesura di un romanzo: va a finire che a un tratto sono così curioso di sapere come si concluderà il libro e quale effetto potrà avere che mi ritrovo a bramare la sua fine... è inquietante. Ha a che fare con l'inconscio timore dei lasciare dei vuoti incompiuti, quando sarà il momento di andarsene. 

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@matrai, come puoi constatare, al di là della mera osservazione del fatto "editoriale", in molti punti difendo a spada tratta – sia pure con una logica tutta mia – la necessità di una preparazione formale. Non serve a trovare lavoro. Serve a far bene le cose.

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Difficile esporre con obiettività i nostri limiti. Naturalmente ne ho e riesco a esserne più o meno  consapevole: faccio miei quelli delle recensioni più severe.

Tra i quali, meno male (sarebbe da suicidio immediato, vista l'età e la formazione), non figurano le carenze linguistiche.

Colgo l'occasione, spero non sia OT, non  per chiedere se qualcuno ritiene di averne (comprensibile la reticenza), ma quali metodiche conosce/suggerisce per migliorare la situazione. O meglio: credete possibile  porre rimedio a un impianto espressivo difettoso, magari a causa di remote insufficienze  scolastiche?

Mi capita infatti di valutare aspiranti autori e recensire esordienti: le bestialità sintattiche  e persino grammaticali  sono frequenti.   Non fa meraviglia,  ricorderete il recente appello dei 600 docenti univrersitari. Tuttavia,  mescolate a ricercatezze espressive, brani di prosa poetica e simili, producono davvero un effetto straniante:S.

Modificato da sefora
errore
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Ospite Mirtillasmile
19 minuti fa, sefora ha detto:

credete possibile  porre rimedio a un impianto espressivo difettoso, magari a causa di remote insufficienze  scolastiche?

l'unica strada percorribile è lo studio. Riprendere in mano in vecchi manuali e cercare di colmare le lacune. Esercitarsi nella lingua italiana, come si faceva alle elementari e alle medie.

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19 minuti fa, sefora ha detto:

ma quali metodiche conosce/suggerisce per migliorare la situazione. O meglio: credete possibile  porre rimedio a un impianto espressivo difettoso, magari a causa di remote insufficienze  scolastiche?

Non lo so. In astratto, ritengo possibile superare qualsiasi limite, così come, in astratto, sono certo di essere (e che sempre sarò) limitato in qualche modo. La sola strada che conosco è il duro lavoro. Smontare, trovare il problema, rimontare e... ricominciare da capo.

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1 ora fa, sefora ha detto:

credete possibile  porre rimedio a un impianto espressivo difettoso, magari a causa di remote insufficienze  scolastiche?

Mi capita infatti di valutare aspiranti autori e recensire esordienti: le bestialità sintattiche  e persino grammaticali  sono frequenti.  

 

Credo sia molto importante a questo proposito distinguere tra grammatica e sintassi, perché sono problematiche molto diverse. Personalmente credo sia più facile correggere la prima che la seconda.
Un errore grammaticale lo commetti perché magari non conosci una specifica regola. Una volta appresa la regola, una volta che ti viene fatto notare l'errore, il problema non dovrebbe porsi nuovamente. Una rispolverata alle regole grammaticali di base e agli errori più comuni può aiutare molto.
Tutt'altro discorso per la sintassi. Le regole sintattiche non vanno semplicemente conosciute, vanno assimilate. Ovviamente un errore può capitare a tutti (a me a volte scappano costrutti tipicamente dialettali, per dire) ma se hai una sintassi zoppicante significa che non hai la competenza linguistica per metterti a scrivere un romanzo. E serve a poco aprire il libro di italiano al capitolo "Sintassi". Piuttosto sarebbe più utile aprire altri libri, altri romanzi, e mettersi a leggere il più possibile.

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@GiD Vero però inutile studiare grammatica e sintassi se poi non si scrive.Credo un crosso trucco stia nello scrivere talmente tanto da imprimere le regole grammaticali e semantiche nella memoria prodecurale. Così da applicarle inconsapevolmente. Se ogni volta che scrivi, devi anche stare a pensare e richiamare a mente tutte le regole e regoline della lingua italiana, allora è finita.

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11 minuti fa, JPK Dike ha detto:

Credo un grosso trucco stia nello scrivere nel leggere talmente tanto da imprimere le regole grammaticali e semantiche nella memoria. Così da applicarle inconsapevolmente.

Leggere, leggere tanto. Prima.

E poi scrivere, scrivere un sacco. Dopo. E nel frattempo leggere.

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@sefora molto interessante la questione che poni. Io credo che il modo in cui scriviamo riveli molte informazioni sul nostro atteggiamento psichico. I "problemi" non sono sempre tecnici. Quelli sono facilmente superabili con un lavoro costante (come giustamente dicono @gecosulmuro@GiD )

Mi sono resa conto che il mio atteggiamento quando scrivo prosa  (scrivo soprattutto poesie e quello è un altro pianeta) rispecchia quello relazionale: tendo a ripetere molto spesso le stesse parole, sono un po' approssimativa e incline a esibire degli errori. Tutto questo rispecchia un mio atteggiamento psichico: Io tendo, quando parlo con gli altri, a ripetere più volte la stessa cosa per paura di non essere compresa; inoltre non mi mostro mai al meglio per una sorta di infantile caparbietà nel desiderare di essere accettata per ciò che sono.

 

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Bene, mi auguro che la discussione proceda. Intanto...

 

4 ore fa, gecosulmuro ha detto:

La sola strada che conosco è il duro lavoro.

 

4 ore fa, Mirtillasmile ha detto:

Riprendere in mano in vecchi manuali e cercare di colmare le lacune

Si otteranno risultati apprezzabili, così fuori tempo?

2 ore fa, GiD ha detto:

Un errore grammaticale lo commetti perché magari non conosci una specifica regola (...)Tutt'altro discorso per la sintassi. Le regole sintattiche non vanno semplicemente conosciute, vanno assimilate

Tendo a concordare... E voi?

2 ore fa, JPK Dike ha detto:

inutile studiare grammatica e sintassi se poi non si scrive (...)scrivere talmente tanto da imprimere le regole grammaticali e semantiche nella memoria prodecurale. Così da applicarle inconsapevolmente.

Almeno si parlerà bene!  Dubito che funzioni,  comunque, bisogna prima impararle...

2 ore fa, Niko ha detto:

Leggere, leggere tanto. Prima.

E poi scrivere, scrivere un sacco. Dopo. E nel frattempo leggere.

Certamente. Però: leggere quel che si vuole/capita, o fare delle scelte "mirate"?

2 ore fa, Sinoe ha detto:

credo che il modo in cui scriviamo riveli molte informazioni sul nostro atteggiamento psichico.

Sono d'accordo.

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@sefora

Leggere per svago e diletto non vuol dire leggere cose brutte.

Si può legger quel che capita, ma anche libri "mirati" di un genere in particolare, o autore, o a tema.

Basta che si legga. Grandi classici, libri commerciali appena sfornati, altro. Variare, soprattutto.

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@Niko Pienamente d'accordo: leggere, leggere, leggere. Mah, una cosa è leggere per arricchire la propria sensibilità e il proprio patrimonio linguistico (sapere chi è un fedifrago, p.e.), altro è leggere in funzione di una scrittura da mettere a punto. La base è la stessa ma cambiano le finalità. L'acquisizione di un buon ritmo narrativo è prodotto da tutti i notturni e diurni di Chopin ascoltati centinaia di volte ma anche dal respiro della propria voce, dalle porzioni sintattiche che diventano sequenze musicali, dalle scelte lessicali intonate e dominate da una nota linguistica principale, dalla disposizione grafica del testo sulla pagina che a sua volta rimanda a una architettura costruttiva armoniosa. In tal senso non basta leggere, ma occorre entrare dentro il testo per analizzarne le molecole costitutive. Calvino non scrive come J.B.Ballard ma entrambi gli autori hanno una "voce" unica, un modo di far suonare la parola scritta che li rende Scrittori, cioè capaci di riversare sulla pagina una particolare visione del mondo letterariamente nutrita e profondamente innovativa. 

 

Leggere e scrivere, d'accordo. Ma il difficile e rileggersi in chiave migliorativa, eliminando i rumori di fondo, le sovrapposizioni, le contaminazioni, anche lessicali, che sporcano e pregiudicano uno stile, il nostro, in perenne fase di messa a punto e di crescita. Quindi, leggere, scrivere, rileggere e confrontarsi concretamente con chi intende e vive la scrittura diversamente da noi. È fondamentale.

 

Un saluto.  

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1 ora fa, sefora ha detto:

Si otteranno risultati apprezzabili, così fuori tempo?

Non so cosa intendi per "fuori tempo". Io vado per i sessanta e continuo a studiare. Non ho più la capacità di "assorbimento" di una volta, ci metto un po' di più a mandare a mente, ma "arrivo" prima a capire dove va a "parare" la faccenda. Probabilmente, vantaggi e svantaggi si bilanciano. Una mia carissima parente, dopo aver cresciuto quattro maschi, si è rimessa a studiare a cinquant'anni, si è laureata in psicologia ed ha avviato un'attività professionale. Ho insegnato un po' di informatica a un settantenne che non aveva mai usato un computer. Ora redige le sue relazioni, come perito, in Word.

Modificato da gecosulmuro
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7 minuti fa, gecosulmuro ha detto:

Non so cosa intendi per "fuori tempo". Io vado per i sessanta e continuo a studiare.

Li ho superati da un po': idem, nè mi lamento dei risultati. Si difetta, come dici, in qualcosa, ma si è avvantaggiati in altre.

Tuttavia  penso che valga fino a un certo punto per la  padronanza linguistica.  Se sono mancati i "fondamenti" che andrebbero acquisiti con naturalezza durante l'infanzia e l'adolescenza, si noteranno almeno  le "tracce" del volenteroso recupero.

Navigo a vela da molti anni, capisco al volo se un timoniere, pur abile, ha iniziato  a sette anni o a quaranta.

Naturalmente non mancano le eccezioni ( e va considerato il declino linguistico generale): conosco gente malparlante/scrivente che ha frequentato il classico e bravi autodididatti.

 

 

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Il mio limite è essere ancora troppo presa a fare la splendida invece che pensare solo alla dannata storia. Non riesco ancora, cioè, a liberarmi di me stessa...

Quando non avrò più paura di non risultare "fi.ga", sarò un pezzo avanti.

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I miei limiti... be', innanzitutto la lentezza nello scrivere. Ho terminato ora un romanzo la cui idea originaria è addirittura del 2007. Dieci anni mi sembrano un po' eccessivi. Poi l'impossibilità, per me, di scrivere qualcosa di totalmente estraneo al mio vissuto. Non amo l'autobiografismo, ma devo almeno padroneggiare tempi, personaggi e ambientazioni. Non avrei la forza di iniziare lunghe ricerche al fine di ambientare una storia, che ne so, nel '700.

Ultimo: le storie d'amore e le scene di sesso. Se anche riuscissi a scriverle, non ne sarei mai soddisfatto, finendo per cestinare tutto più e più volte senza pietà.

Altro, non so. Ho scritto il mio romanzo esattamente come volevo che fosse, correggendolo miliardi di volte, e ora ne sono soddisfatto. Questo non significa che io non abbia difetti o limiti, significa che da qui in avanti devono essere i lettori e i critici a farmi capire cosa posso migliorare. I difetti di cui mi sono accorto da solo sono stati corretti o sono comunqe in via di correzione.

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Io quando tento di scrivere bene sono un po’ come l’uomo di latta del mago di Oz, sembra che mi abbiano strappato via il cuore e sia in grado di avere e dare emozioni.

Forse è colpa del fatto che ho iniziato a scrivere come giornalista e solo dopo mi è presa la “smania” di raccontare storie.

In cambio, riesco a scrivere coinvolgendo di più quando vado a gomito, rilasciando nel romanzo tutte le mie emozioni e i miei pensieri, ma in quel modo diventa un testo ricco di gomitate al lettore e un po’ “tipico” di un certo tipo di esordienti.

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Ospite Dolcenera

I miei punti deboli:

 

- sono lentissima a scrivere: una pagina, duemila ore;

- se non scrivo da molto tempo (e sono una persona incostante) ho grosse difficoltà a scrivere qualcosa che non sembri un temino delle superiori;

- collegato al punto precedente: le mie idee sono spesso buone nella mia testa, meno sulla carta!

- tendo alla retorica e al sentimentalismo, odio entrambi da lettrice quindi cerco di evitarli quando scrivo eppure mi sfuggono spesso. Per fortuna mi pare di migliorare in riscrittura e "uccidere i miei cari";

- sono prolissa: anche in questo miglioro in riscrittura, ma non quanto vorrei.

 

Cosa faccio per migliorarmi? Lascio il testo da parte, mi dedico ad altro, lo rileggo tempo dopo e provo a concentrarmi sulle singole frasi. Si capisce quello che ho scritto? Le parole sono troppo generiche? Esiste un modo per dire la stessa cosa in modo più puntuale e concreto? Ho già detto questa cosa? Ho già usato questo termine? Posso girare la frase in un altro modo per evitare la ripetizione?

Qeusta frase serve a mandare avanti la storia?

Questa frase è necessaria?

Questo aggettivo è necessario?

Questo avverbio è necessario?

Questo "che" è necessario?

Questa storia è necessaria?

 

Ciao, sono 10 anni che scrivo e riscrivo lo stesso romanzo.

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@Dolcenera Credo che il trucco per uscire da una cosa tipo "10 anni che scrivo e riscrivo lo stesso romanzo" sia eliminare il secondo punto dei tuoi limiti. Credo, quindi, che bisogna essere costanti.

Okay, forse per scrivere non sempre è vera: non tutti possono darsi degli "orari di scrittura" e piantarli in ogni giorno della propria vita e, anche se potessero, non tutti riesco a scrivere semplicemente schiacciando un interruttore nella propria testa. Spesso ci vuole l'animo giusto per scrivere qualcosa.

Ma secondo me, diventare costanti per la revisione di un romanzo è possibile e va fatto.

Sono d'accordo con te sul fatto che bisogna lasciare il testo da parte per molto tempo e va ripreso solo quando la storia la scordiamo (in parte). Magari però, mentre aspettiamo che il nostro libro ci esca dalle vene, facciamolo leggere ad altri che possano vedere errori e incongruenze che noi non vediamo più (e forse mai vedremo). Credo che la prima revisione va fatta dall'autore, la seconda a qualche lettore amico (o qui, perché no?), poi di nuovo l'autore, poi di nuovo i lettori. Tre o quattro scambi del genere (non per forza con gli stessi lettori) basteranno per revisionare completamente il romanzo.

 

Anche perché alla perfezione non si arriverà mai. Per quante volte ci possiamo mettere le mani, per quante volte tentiamo di rendere migliore il nostro scritto, ci sarà sempre qualcuno che può distorcere il naso davanti a un paragrafo, magari lo stesso paragrafo che a qualcun altro ha stupito.

 

Non possiamo piacere a tutti, contemporaneamente. :)

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Bella e utile questa discussione. I limiti... quante volte ho pensato ai miei limiti. Ne ho troppi o forse sono solo troppo critico con me stesso.

Primo limite è forse quello opposto a molti, io ho troppe idee, nella mia testa ho già le idee per 2 racconti brevi, 1 medio e 2 romanzi. Non riesco a stargli dietro e così scrivo in fretta perchè voglio finire e la fretta non va bene.

Altro limite è che io amo scrivere ma ODIO revisionare. Una volta che la storia è finita e ho "aggiustato il testo" non vorrei più saperne e invece controlla controlla, e trovi l'errore lì, il refuso là, lì era meglio andare a capo, etc. È snervante. Lo so, lo so è necessario, ma sono le volte in cui vorrei vare un po' di soldini per affidarmi ad un editor.

Terzo limite, sono troppo istintivo. Scrivo di getto perchè voglio fissare l'idea e spesso perdo la forma, cosa poi che mi costringe a revisionare :)

Corsi di scrittura non ne ho mai fatti, ma non lo escludo nel futuro, qualcosa si può sempre imparare, ma credo fortemente una cosa. La scrittura è un qualcosa che devi avere dentro, devi sentirla e nessuno ma proprio nessuno può insegnartela. Possono insegnarti le regole, la sintassi, rinfrescare la grammatica, ma per il resto sono profondamente convinto che scrivere in un certo modo sia uno stile, il tuo stile. Bello o brutto che sia, ma è tuo!

Non mi porrei molti problemi su tempi, passaggi, incipit o altro se il tuo testo è buono, hai sviluppato delle idee, hai scritto quello che volevi scrivere, allora sei riuscito nel tuo intento.

@Renato Bruno  D'accordissimo nel leggere è la base. Ma secondo me molti poi tendono a copiare quello che leggono, mi riferisco allo stile. Il trucco sarebbe capire, assimilare e appplicare ma senza copiare.

@butch @Dolcenera  Certo 10 anni sono davvero tanti, qui davvero varrebbe la pena affidarsi a un editor anche in corso d'opera, sia per essere spronati che per la validità del testo. Tanto gli amici ho bello e capito che non ti diranno mai " fa schifo", cosa che sarebbe invece molto utile così aggiusti il testo e rompi l'amicizia. :)  Oppure i vostri tempi sono questi, tutti abbiamo i nostri tempi, è come lo stile. Se alla fine il risultato vi soddisfa!

Che la scrittura sia con voi!

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Forse il mio primo grande limite è aver voluto ridurre la scrittura ad un hobby, anche se si tratta dell'attività che mi da più soddisfazione di qualsiasi altra. Ridotta ad un hobby proprio per paura che anch'essa si sarebbe rovinata e banalizzata, come tutte le altre attività, se mescolata alla routine. Ho scelto di frequentare una facoltà universitaria scientifica, che mi assorbe una quantità di tempo esagerata. Anche la mia preparazione liceale è scientifica. Sono amante di entrambi i "poli", sia scientifico che artistico e mi rendo conto che forse non mi basterebbe una vita per approfondire su entrambi i fronti, nonostante già ci dedicassi molto tempo, sia con i miei studi che con il dilettarmi e cercare di approfondire da autodidatta la letteratura, il cinema e la musica. Vista la scelta di procedere quasi pari passo sia con la scienza che con le arti, anche se in maniera differente, mi sento incompleto in entrambe, nella mia incapacità di scegliere una delle due. Non riesco ad essere limpido nella forma, devo migliorare molto sintatticamente, sono farraginoso a tratti . Non sempre sono sicuro della forma da adottare per convertire in periodi fruibili da ipotetici lettori i miei pensieri. Non ho mai seguito corsi ma mi piacerebbe seguire dei corsi di sceneggiatura, proprio per cercare di capire, o almeno trarre qualche spunto utile per riuscire a convertire in materia visibile i pensieri, anche quelli più difficilmente razionalizzabili.  

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@nemesis74 Ci sono correnti di pensiero differenti.  Ad esempio per me scrivere è né più né meno un processo standardizzato. Niente emozioni, niente sentimenti, niente gioia di scrivere. Tutto è meccanico, tutto è regolate da regole ferree che devono essere seguite. Inoltre a differenza tua amo alla follia revisionare il testo, e ooservare come tutto va al suo posto. Essere l'editor di me stesso è la cosa migliore. Non riesco a capire questa filosofia dell'evitare di editare il proprio testo...e allora a scrivere quando imparate?

 

 

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@JPK Dike  Ciao. Sì hai ragione, modi di pensiero diversi. Ma il dialogo è costruttivo proprio per questo.

Considero lo scrivere una forma d'arte e come tale una cosa creativa, non un processo industriale standardizzato. Giusto seguire le regole, se queste non ingabbiano la creatività. Tra le due cose, saper scrivere perfettamente senza un errore, editing perfetto ma magari poche idee, preferisco il contrario. Ma è una scelta. Succede lo stesso per i musicisti, anche tra i grandi spesso compongono musica, testi ma poi gli arrangiamenti spesso li fanno fare ad altri chiamati apposta. Altri se li fanno da soli. Scelta.

Hai ragione che dovremmo imparare a saper scrivere meglio, ma non ho mai detto di voler evitare l'editing, dico solo che è una parte snervante per me. Infatti l'ho messo come limite. Ti invidio di saper essere l'editor di te stesso. Forse con il tempo diverrò più abile, almeno lo spero.

E poi... anche gli editor devono lavorare no? :)

Buona scrittura

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@nemesis74 Beh io parlo del metodo. Del come si scrive, dello stile. Il cosa scrivere dovrebbe essere l'unica cosa lasciata alla fantasia. Credo serva una mente analitica per mettere ordine nel caos che è l'immaginazione. Non è forse il lavoro di uno scrittore dare ordine al caos? Più di una volta mi son trovato a consultare manuali di linguistica, spinto dalla necesittà di modificare il significante, solitamente accorciandolo, mantenendo fisso il significato della frase.

Molte cose di cui parlo sul forum cadono spesso nel vuoto, solitamente scartate e etichettate come inutili. La linguistica è una di queste. Però credo esistano elementi molto più importanti di grammatica, sintassi o anche dell'"arte" di scrivere. Che in definitiva non ho mai capito cosa sia.

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@JPK Dike  Mi hai dato diversi elementi su cui riflettere. Quindi non tutto cade nel vuoto.

Provo a risponderti nelle mie possibilità.

23 ore fa, JPK Dike ha detto:

Non è forse il lavoro di uno scrittore dare ordine al caos?

Bè io direi che deve creare il caos e poi riordinarlo, anche se caos mi piace poco :)

23 ore fa, JPK Dike ha detto:

Però credo esistano elementi molto più importanti di grammatica, sintassi o anche dell'"arte" di scrivere

Perfettamente d'accordo. L'arte dello scrivere? Per me riuscire a creare, valutare, armonizzare la propria fantasia, fare tesoro delle esperienze, osservare la vita e poi riportare il tutto su carta nella migliore forma possibile, in modo che tutti possano leggerla in modo semplice e fluido, cioè senza che sia pesante.

Sulla linguistica voglio approfondire.

Alla prossima

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On 31/7/2017 at 20:35, Pietro97 ha detto:

Vista la scelta di procedere quasi pari passo sia con la scienza che con le arti, anche se in maniera differente, mi sento incompleto in entrambe

Non devi.  Hai vent'anni (se il nick rispetta la data di nascita), come potresti essere completo?  Più cose impari, più te ne ritroverai nel corso della vita; fidati.

On 31/7/2017 at 20:35, Pietro97 ha detto:

Non riesco ad essere limpido nella forma, devo migliorare molto sintatticamente, sono farraginoso a tratti . Non sempre sono sicuro della forma da adottare per convertire in periodi fruibili da ipotetici lettori i miei pensieri.

Questo invece è un problema sul quale devi lavorare con impegno.  

Per esempio:  Non sempre sono sicuro della forma da adottare per convertire in periodi fruibili da ipotetici lettori i miei pensieri.  

Qui devi spostare il complemento oggetto, se vuoi che la frase sia scorrevole e immediatamente comprensibile: 

Non sempre sono sicuro della forma da adottare per convertire i miei pensieri in periodi fruibili da ipotetici lettori.

 

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On 31/7/2017 at 19:26, nemesis74 ha detto:

Scrivo di getto perchè voglio fissare l'idea e spesso perdo la forma, cosa poi che mi costringe a revisionare

Questo va bene, a mio avviso.  

Revisionare è necessario e occorre farlo molte volte.  

Ti suggerisco il mio metodo, che può ovviare in parte sia al secondo che al terzo limite.  Continua a scrivere di getto (non l'intero romanzo, soltanto la pagina del giorno); poi spegni il PC.  Quando lo riaccendi – anche se sono passate soltanto poche ore – fai una prima revisione dell'ultima pagina che hai scritto: elimina le ripetizioni e i refusi, controlla la sintassi e cerca i vocaboli più idonei a esprimere i concetti e le emozioni che vuoi trasmettere.  Se qualcosa non ti soddisfa, pazienza: non perderci altro tempo.  Alla fine di ogni capitolo, o anche ogni due o tre (dipende dalla lunghezza), fai una seconda revisione: approfondita questa volta, come se fosse già la stesura finale.  Procedi con questo metodo e quando giungerai in fondo alla prima stesura, ti ritroverai già fatta una prima revisione accurata.  Ora sei pronto per cominciare a revisionare :), ma il lavoro sarà più facile.  Il metodo ti permette di tenere sempre sott'occhio la trama e rende più improbabile il verificarsi dei famigerati "buchi narrativi" (quelli che, se scoperti troppo tardi, ti costringono a riscrivere mezzo romanzo), perché avrai sempre sott'occhio i tuoi personaggi e ricorderai con precisione come li hai fatti muovere e interagire tra loro.

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