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Cannonball

I libri hanno tutti lo stesso prezzo

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Nelle discussioni sui prodotti culturali spesso si dice che quello che si vende massicciamente sia di scarsa qualità. E' falso o quantomeno solo parzialmente vero, dovete infatti considerare il fattore prezzo. In tutti gli altri ambiti la roba di qualità cosa sempre più di quella di scarsa qualità, case, auto, prodotti gastronomici, abbigliamento. Ci sono case di 100mq. che si vendono per 100€ a mq. e altre che si vendono a 1000.

Non è così per l'industria culturale. Se non ci credete aprite i link sotto

 

https://www.ibs.it/guerra-pace-libro-lev-tolstoj/e/9788811686200

 

12,66€ per 1463 pagine

 

https://www.ibs.it/libro-delle-barzellette-su-pierino-libro-vari/e/9788864014593

 

6,79€ per 128 pagine

 

Nell'industria culturale potremmo dire che vale questo assioma, non tutto ciò che si vende massicciamente è di qualità ma tutto ciò che è di qualità si vende. E perché si vende? Perchè costa tanto quanto la ciofeca

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Ospite masterofnumbers

@Cannonball Guarda dovrei chiedere agli editori se si avvalgono di qualche formula particolare per calcolare il prezzo di vendita, e di quali variabili fanno uso. Per il mio libretto da bagno hanno imposto un prezzo di copertina di ben 12,00 euro per 140 pagine circa.

Io li ho ringraziati via mail per la "valutazione" così generosa, aggiungendo anche che io mi sarei accontentato solo di coprire il costo medio di produzione. Del resto il mio obiettivo era solo di far conoscere il libro in giro, ovviamente. 

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@Cannonball tendenzialmente è come dici tu, anche se il mercato ancora piccolo del digitale, che abbatte i costi di stampa e distribuzione, sta cambiando un po' le carte in tavola (anche se molti editori continuano con la politica dei prezzi "calmierati")

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Ospite Andrea.Dee

Un piccolo editore deve rientrare nelle spese, penso. Anche se, poi vedi una nuova edizione di Trainspotting a 18 euro, quando prima ne costava 9, dopo l'uscita del film. In ogni caso è isteria legata all'euro in più. Non è che se compri un romanzo di 12 euro anzichè 10 diventi povero.

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Ospite masterofnumbers
23 ore fa, Nativi Digitali Edizioni ha detto:

@Cannonball tendenzialmente è come dici tu, anche se il mercato ancora piccolo del digitale, che abbatte i costi di stampa e distribuzione, sta cambiando un po' le carte in tavola (anche se molti editori continuano con la politica dei prezzi "calmierati")

 

Io sono un lettore vecchio stampo che schifa il digitale... viva la carta stampata ihihi! Poi mi piace arricchire la mia personalissima bibliotechina con tutti i volumi che leggo:P

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On 23/5/2017 at 14:29, Cannonball ha detto:

 In tutti gli altri ambiti la roba di qualità cosa sempre più di quella di scarsa qualità, case, auto, prodotti gastronomici, abbigliamento. Ci sono case di 100mq. che si vendono per 100€ a mq. e altre che si vendono a 1000.

Non è così per l'industria culturale. Se non ci credete aprite i link sotto

 

https://www.ibs.it/guerra-pace-libro-lev-tolstoj/e/9788811686200

 

12,66€ per 1463 pagine

 

https://www.ibs.it/libro-delle-barzellette-su-pierino-libro-vari/e/9788864014593

 

6,79€ per 128 pagine

 

Nell'industria culturale potremmo dire che vale questo assioma, non tutto ciò che si vende massicciamente è di qualità ma tutto ciò che è di qualità si vende. E perché si vende? Perchè costa tanto quanto la ciofeca

 

Secondo me non è vero che necessariamente nell'editoria tutto ciò che è di qualità si vende, anche se costa quanto la ciofeca. Dove il mercato è saturo e la molta offerta si contende la poca domanda, la qualità secondo me non è affatto determinante. Persino in settori più hard, se la qualità della merce non è misurabile oggettivamente -ad esempio le prestazione energetiche di un edificio, o il costo delle materie prime o delle lavorazioni di un pezzo di arredo - il prezzo non corrisponde necessariamente alla qualità: tipicamente nell'abbigliamento spesso paghi il marchio, l'immagine, l'hype -vedi il famoso caso Moncler. Lo stesso identico capo fatto in Cina lo puoi trovare rivenduto da un marchio di bassa fascia a 30 euro o da un marchio alto a 150.

Le considerazioni che fai sui prezzi, confrontando Guerra e Pacce con Pierino, sono comuni credo a tutta l'industria culturale/dell'intrattenimento: l'ultimo CD di Gabbani (per dire) costa sicuramente più di molti capolavori della storia della musica, alla prima visione del film dei Minions paghi più che alla rassegna di Kieslowski, ma pure più che a quella di Bud Spencer e Terence Hill se ci fosse.

Poi per l'editoria c'è la questione dei diritti: quando i diritti d'autore sono scaduti i libri si possono vendere a prezzo bassissimo, perciò i classici si trovano in giro anche a prezzi stracciati e la differenza sul prezzo la può fare la qualità editoriale e tipografica, la traduzione nuova, la curatela...

 

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Buongiorno a tutti.

C'è qualcosa che non quadra affatto in questa discussione. In primo luogo ci sarebbero da differenziare vari ambiti: livello di potenza commerciale dell'editore, contemporaneità dell'opera, percentuali che ricadono sul prezzo di copertina.

Calcolare il prezzo di Guerra e Pace è, secondo me, fuorviante. Parliamo, invece, di qualcosa di più concreto a tutti noi: un nuovo titolo in uscita presso un piccolo-medio editore. Ed ecco la spiegazione: si va a percentuali.

Parliamo di un romanzo in brossura di 100 pagine: il costo di stampa varia dal 10 al 20% del prezzo di copertina, il diritto d'autore di solito sta al 10%, il distributore chiede dal 45 al 60% sulle copie vendute tramite esso, in più l'IVA al 4%. Se un editore vende una copia del libro in questione con un costo di stampa al 15%, diritto autore al 10%, IVA al 4% tramite una libreria del circuito Mondadori (mettiamo) con una trattenuta al distributore-libreria al 55%... Cosa rimane? Il 16%, poco più del guadagno dell'autore stesso. Senza contare altre tasse necessarie per l'attività.

Ovviamente il 16% ipotetico di €20,00 è maggiore di quello di €10,00, ma diventa decisamente più difficile vendere il volume stesso.

Mettiamo una vendita in fiera: è d'obbligo offrire uno sconto forte sul prezzo di copertina, di solito dal 15 al 25%, e quindi si riesce un attimo a risparmiare sul distributore, ma ci sono le spese vive di stand, viaggio e vitto-alloggio dell'editore per partecipare alla fiera.

 

On 23/5/2017 at 16:23, masterofnumbers ha detto:

Per il mio libretto da bagno hanno imposto un prezzo di copertina di ben 12,00 euro per 140 pagine circa.

Io li ho ringraziati via mail per la "valutazione" così generosa, aggiungendo anche che io mi sarei accontentato solo di coprire il costo medio di produzione. Del resto il mio obiettivo era solo di far conoscere il libro in giro, ovviamente. 

masterofnumbers, non conosco il suo editore, ma, se è un editore serio e professionale, lei deve aggiungere comunque al prezzo di copertina il valore in percentuale delle settimane di investimento che hanno portato il suo libretto da bagno alla pubblicazione. Tenendo conto che un marchio editoriale deve persino sostenersi con le vendite dei prodotti su cui in primo luogo ha investito.

 

Spero di aver dato uno spaccato più realistico possibile della situazione per permettere riflessioni maggiormente attente.

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2 ore fa, Adiaphora Edizioni ha detto:

Senza contare altre tasse necessarie per l'attività.

Concordo in pieno con tutto il discorso, aggiungendo i costi di gestione della CE: ufficio, magazzino, collaboratori ecc.

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11 ore fa, Adiaphora Edizioni ha detto:

 

Parliamo di un romanzo in brossura di 100 pagine: il costo di stampa varia dal 10 al 20% del prezzo di copertina, il diritto d'autore di solito sta al 10%, il distributore chiede dal 45 al 60% sulle copie vendute tramite esso, in più l'IVA al 4%. Se un editore vende una copia del libro in questione con un costo di stampa al 15%, diritto autore al 10%, IVA al 4% tramite una libreria del circuito Mondadori (mettiamo) con una trattenuta al distributore-libreria al 55%... Cosa rimane? 

@Adiaphora Edizioni  Tutto maledettamente vero e difficoltoso. Mi permetto pero' di puntualizzare, che non avete menzionato il fatto che un autore, vi vende, "almeno" 30/100 libri, e in questa fase, si evitano parecchi ostacoli: uno su tutti ,quello della onerosa  distribuzione. Quindi mettendoci alla calcolatrice, avete sempre un buon punto di partenza, (forse è questo il motivo, per cui ci sono migliaia di CE in Italia). Questo non significa che quello che dite non è vero, ma semplicemente che l'inizio, è sempre a vantaggio, il proseguimento del percorso dopo si complica, proprio per le motivazioni da voi CE rammentate. 

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Ospite masterofnumbers
12 ore fa, Adiaphora Edizioni ha detto:

masterofnumbers, non conosco il suo editore, ma, se è un editore serio e professionale.

 

Di serio e professionale costui non ha proprio nulla... stiamo parlando del peggior EAP in circolazione, che tutti conoscono:asd:

Comunque era decisamente overpriced (15€), dovuto anche al formato stabilito da loro appunto solo per "fare la cresta" con le copie da affibbiare a me. 

Poi per loro sfortuna prima di firmare il contratto ho scoperto WD e il thread ove si parla delle loro malefatte... e ciaone a tutti:lol:

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2 ore fa, delon ha detto:

un autore, vi vende, "almeno" 30/100 libri, e in questa fase,

Sarebbe vero ma, almeno con noi, l'autore che ha propri canali di vendita si prende diritti d'autore più adeguata percentuale e senza anticipare un soldo...

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@Spartako Onori a voi e alla vostra serietà. Spero di non sbagliare quando penso, che se l'autore vende 100 copie con i propri canali, malgrado i suoi compensi, la CE ci copra le spese. 

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2 ore fa, delon ha detto:

@Spartako Onori a voi e alla vostra serietà. Spero di non sbagliare quando penso, che se l'autore vende 100 copie con i propri canali, malgrado i suoi compensi, la CE ci copra le spese. 

Il problema è che in queste discussioni si pensa sempre (quasi) solo alle spese di stampa e "redazione" del singolo libro. Ma su ogni singolo libro la CE deve caricare anche le spese generali:l'affitto dell'ufficio e/o del magazzino, le spese di spedizione, le tasse, l'inps, i collaboratori, le spese di promozione (Fiere, presentazioni, ecc.) ed altre che ora non mi vengono in mente.

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7 ore fa, masterofnumbers ha detto:

Di serio e professionale costui non ha proprio nulla... stiamo parlando del peggior EAP in circolazione, che tutti conoscono:asd:

Comunque era decisamente overpriced (15€), dovuto anche al formato stabilito da loro appunto solo per "fare la cresta" con le copie da affibbiare a me. 

Poi per loro sfortuna prima di firmare il contratto ho scoperto WD e il thread ove si parla delle loro malefatte... e ciaone a tutti:lol:

@masterofnumbers, mi dispiace davvero per la sua esperienza. Effettivamente, €15,00 per un 140 pagine brossurato è un po' sopra la media, ma in un primo momento lei aveva scritto €12,00 e questo è un prezzo nella media.

 

4 ore fa, delon ha detto:

@Spartako Onori a voi e alla vostra serietà. Spero di non sbagliare quando penso, che se l'autore vende 100 copie con i propri canali, malgrado i suoi compensi, la CE ci copra le spese. 

@delon 30/100 copie solo vendute solo dall'autore? Con quale modalità, di preciso? Cosa intende per "propri canali"?

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1 minuto fa, Adiaphora Edizioni ha detto:

 

 

@delon 30/100 copie solo vendute solo dall'autore? Con quale modalità, di preciso? Cosa intende per "propri canali"?

@Adiaphora Edizioni  Come consuetudine l'editore, consegna 50 copie all'autore (lasciamo perdere se in c/deposito o altre formule). L'autore si impegna a venderle, e di solito sono amici, parenti, amici di amici ecc.

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Adesso, delon ha detto:

@Adiaphora Edizioni  Come consuetudine l'editore, consegna 50 copie all'autore (lasciamo perdere se in c/deposito o altre formule). L'autore si impegna a venderle, e di solito sono amici, parenti, amici di amici ecc.

No, aspetti. Chi avrebbe decretato la "consuetudine" secondo la quale un editore darebbe in deposito 50 copie (50?!) a un autore?

Nel nostro contratto standard garantiamo massimo tre copie gratuite e uno sconto riservato all'autore del 40% sul prezzo di copertina.

Inoltre, come farebbe l'autore a vendere un oggetto non artigianale senza far risalire la vendita a una partiva IVA?

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@Adiaphora Edizioni Mi scusi, tenga presente che non parlo per assoluto ma per la mia (forse poca) esperienza. 50 era una cifra d'esempio. Però su una ventina di proposte, ho notato che molti fanno così, altri diversamente ma con lo stesso principio. Per quanto riguarda la parte fiscale, sui privati non le so dire come, ma se non erro fino ai 5.000 euro non si deve aprire nessuna partita iva ma fare una semplice dichiarazione a nuovo quadro sul 730. La mia prima CE da 50 romanzi in c/deposito all'autore, il quale si impegna a venderli, tanto per dirne una.

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1 ora fa, delon ha detto:

Ora mi vine in mente, quadro D ma solo per i diritti d'autore. Quindi "no" partita iva fino a 5,000 Euro

Beh in effetti nessuna consuetudine. I nostri autori prendono in conto deposito a seconda del loro fabbisogno (soprattutto presentazioni nel loro territorio).@Adiaphora EdizioniInvece fiscalmente non vedo il problema come dice @delon sotto un certo reddito non c'è problema e poi l'iva è assolta dall'editore, in più per la vendita di libri non c'è nemmeno bisogno di ricevuta fiscale e/o scontrino.

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4 ore fa, Spartako ha detto:

Il problema è che in queste discussioni si pensa sempre (quasi) solo alle spese di stampa e "redazione" del singolo libro. Ma su ogni singolo libro la CE deve caricare anche le spese generali:l'affitto dell'ufficio e/o del magazzino, le spese di spedizione, le tasse, l'inps, i collaboratori, le spese di promozione (Fiere, presentazioni, ecc.) ed altre che ora non mi vengono in mente.

 

@Spartako  ha pienamente ragione, e inoltre va ricordato che oltre a quanto detto da Spartaco l'editore ci dovrebbe pure vivere con la vendita delle copie (dato che formalmente - che poi lo si faccia per hobby o meno - una CE è un'azienda e un'azienda deve coprire tutte le proprie spese e poi produrre uno stipendio per i suoi titolari, altrimenti si lavora per gli altri...).

 

1 ora fa, delon ha detto:

Mi scusi, tenga presente che non parlo per assoluto ma per la mia (forse poca) esperienza. 50 era una cifra d'esempio. Però su una ventina di proposte, ho notato che molti fanno così, altri diversamente ma con lo stesso principio. Per quanto riguarda la parte fiscale, sui privati non le so dire come, ma se non erro fino ai 5.000 euro non si deve aprire nessuna partita iva ma fare una semplice dichiarazione a nuovo quadro sul 730. La mia prima CE da 50 romanzi in c/deposito all'autore, il quale si impegna a venderli, tanto per dirne una.

@delon Fino ai 5.000 € annui (in realtà sono 7.500 €, ma per i 2.500 restanti se incassati ci si paga poi la Gestione Separata INPS) si può emettere ricevuta di prestazione occasionale con la sola ritenuta d'acconto del 20% senza avere Partita Iva, ma solo appunto per singole prestazioni occasionali. LA vendita di prodotti in serie (come sono infatti i libri) in Italia secondo la legge è SEMPRE attività di impresa, e quindi necessita di Partita Iva e iscrizione in camera di commercio (con tutto ciò che ne consegue, soprattutto i quasi 4000 € annui dei minimali INPS). Questo sistema di cui lei parla, di dare in mano all'autore le copie facendosi pagare poi quelle vendute successivamente è una prassi che non mi è mai molto piaciuta, e sono anni che lavoro in editoria. Non vedo perché un autore non possa comprare subito le copie, dato che ha uno sconto del 40%, per poi venderle con il sistema che vuole (senza approfondire, vedere il punto di prima): altrimenti un editore, con tutta la fatica che ha fatto, rischia pure di non vedere più quei soldi sudati... 

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2 minuti fa, Spartako ha detto:

Beh in effetti nessuna consuetudine. I nostri autori prendono in conto deposito a seconda del loro fabbisogno (soprattutto presentazioni nel loro territorio).@Adiaphora EdizioniInvece fiscalmente non vedo il problema come dice @delon sotto un certo reddito non c'è problema e poi l'iva è assolta dall'editore, in più per la vendita di libri non c'è nemmeno bisogno di ricevuta fiscale e/o scontrino.

In realtà lo scontrino o la ricevuta sono obbligatori per qualsiasi prodotto, altrimenti si sta facendo nero che è illegale. L'IVA è un discorso a parte, la assolve l'editore solo perché non ricade su distributore e libreria (se ci sono), ma l'acquirente finale privato la paga eccome (visto che è il prezzo di copertina è al lordo IVA).

 

Il fatto è che non si può proprio fare vendita di prodotti in serie senza essere impresa, per cui solo l'editore potrebbe venderli se guardiamo alla normativa. Nel caso delle presentazioni e del conto vendita ho sempre visto le CE fare conto deposito momentaneo con la libreria ospitante, bypassando l'autore a livello fiscale.

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2 minuti fa, Quartadicopertina ha detto:

Non vedo perché un autore non possa comprare subito le copie, dato che ha uno sconto del 40%,

Su questo punto non sono molto d'accordo perché l'autore quelle copie potrebbe anche non riuscire a venderle e non mi sembra giusto che il rischio di impresa se lo accolli lui.

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@Spartako Io no ho parlato di alcun obbligo di acquisto da parte dell'autore, altrimenti finiamo nel settore dell'editoria a pagamento che non ho mai considerato di buon'occhio. Parlo di accordi presi con ciascun autore di volta in volta in base alle necessità: è ovvio che se un autore ha 15 amici e parenti che vogliono acquistare il suo libro farà prima a comprarle scontate dall'editore con il 40%, piuttosto che mandarli in libreria e pagarle a prezzo pieno. 

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Quindi se ho capito bene: tramite un conto deposito e prendendo solo i diritti d'autore, l'autore può vendere. Deve poi dichiarare sul quadro D della dichiarazione dei redditi. Non deve guadagnare altro, ma solo i diritti d'autore. 

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2 minuti fa, Quartadicopertina ha detto:

In realtà lo scontrino o la ricevuta sono obbligatori per qualsiasi prodotto, altrimenti si sta facendo nero che è illegale. L'IVA è un discorso a parte

No, in effetti il libro è esente da scontrino fiscale proprio perché l'IVA è assolta all'origine.

La cessione dei libri, così come quella dei giornali, dei periodici, dei supporti integrativi, rientra infatti tra quelle non soggette a obbligo di certificazione previste dall’articolo 2 lettera e) del Dpr n. 696 del 1996.

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@delon I diritti d'autore possono solo essere corrisposti dalla casa editrice all'autore sulla base del contratto di edizione tra loro stipulato. E' sempre e solo l'editore a vendere le copie del libro in quanto per svolgere attività di vendita in Italia è necessario essere inquadrati come azienda (un privato non può purtroppo farlo, ecco perché gli autori Self hanno comunemente problemi a vendere i loro libri e, a meno di non farlo in nero, lo fanno attraverso aziende come Amazon Self, StreetLib o altre.

Poi è  ovvio che tra amici e parenti un autore può anche vendere lui direttamente le copie, ma secondo la normativa anche in questo caso dovrebbe essere l'editore a emettere le ricevute relative alle copie vendute e poi l'anno dopo pagare i diritti maturati all'autore (attenzione che di norma se un autore le compra con lo sconto a lui riservato, su quelle copie poi non incasserà i diritti d'autore).

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@Spartako e allora come farebbe un editore a dimostrare allo Stato il numero di copie vendute? Anche perché sul registro tirature per il calcolo dell'IVA da versare si devono indicare le copie vendute mensilmente di ciascun titolo in catalogo, per cui è ovvio che sia necessario avere prova delle avvenute vendite. Non ho mai visto una sola libreria non fare gli scontrini ai clienti, e nelle fiere tanti editori non rilasciano le ricevute solo perché purtroppo vendono a nero...

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@Quartadicopertina  Qui la correggo io, dal momento che sono edicolante, cartoleria e piccola libreria. Le confermo quanto detto dal signor Spartako, l'iva è assolta.

E per quanto riguarda la vendita degli autori, figurerebbe come "prestazione occasionale". Ma non insisto

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@delon A questo punto non posso che consigliarle di parlare con un commercialista o con un'impiegato dell'Agenzia delle Entrate per chiarire ogni suo dubbio.

 

Per quanto concerne l'IVA monofase, come saprà esistono due metodi per il calcolo della base imponibile: il primo, detto "sistema delle copie vendute", si basa sul prezzo di vendita (di copertina alla fine) dei volumi moltiplicato per il numero dei venduti (come indicato sul registro delle tirature dell'editore). Proprio per questo motivo un editore è comunque tenuto a provare il numero dei libri venduti, altrimenti potrebbe dichiarare quello che gli pare. Senza considerare che l'IVA è solo una minima parte degli adempimenti, ci sono anche la tassazione, l'inps, ecc...

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Diversa questione se parliamo del secondo sistema, quello della "forfetizzazione della resa", che appunto non richiede l'emissione di scontrino (ma si parla sempre e solo relativamente alle copie che passano attraverso un distributore o che vengono consegnate in conto vendita alle librerie, in quanto comunque documentate e verificabili. Le copie cedute all'autore o direttamente dal sito dell'editore o alle fiere dovrebbero comunque essere fatturate mediante fattura commerciale o ricevuta riportante importo e data.

 

Riporto, per quanto concerne la modalità precedente (copie realmente vendute), uno stralcio della normativa:

 

"Gli editori che applicano il sistema della resa "effettiva" devono emettere fattura (con corrispettivo al lordo dell'imposta) entro 15 giorni dalla ricezione della comunicazione dell'avvenuta vendita dei beni. E' possibile l'emissione di un'unica fattura per tutte le cessioni fatte in un mese solare fra le stesse parti. La fattura, comunque, non può contenere addebito d'Iva, ma deve indicare il prezzo di vendita al pubblico comprensivo dell'imposta. Il documento emesso deve essere annotato sull'apposito registro, con distinta indicazione dell'importo imponibile e della relativa imposta."

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