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sioux

[MI 100-7] Il cimitero dei libri che verranno ricordati

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commento

In un certo senso è mash-up, però ufficialmente: Traccia di mezzogiorno (MI18) - "La biblioteca"

 

 

 

Da tempo sognavo di essere bibliotecaria.

Ero giunta alla conclusione che custodire i libri, esserne guardiana e nutrice, fosse importante quanto dare forma al flusso della mia anima su carta. Sebbene non fossi mai riuscita a tramutare in parola scritta i desideri e le afflizioni che mi soffocavano, mi sarei presa cura delle anime che erano riuscite a emergere dall’inchiostro, attraverso uno specchio chiamato pagina.

È lo stesso percorso emotivo seguito dalla persona sterile che adotta: lasciarsi guidare dalla responsabilità e veicolare il proprio affetto verso una creatura non tua. L’amore arriva presto, anche la felicità non si fa attendere, eppure sopravvive sempre una qualche forma di rimpianto. Relegato in un cantuccio tenebroso, lasciato a consumarsi nell’inedia e nell’odio, quel rimpianto troverà il modo, di tanto in tanto, di tornare a martellare come un picchio la corteccia dei sentimenti.

Tuttavia, non c’era altro da fare che soffocare, per quanto possibile, il senso di inadeguatezza e dare tutta me stessa a quella particolare adozione. Il destino, da quel punto di vista, mi aveva ampiamente ripagata della sterilità di talento: la biblioteca a cui ero stata assegnata era straordinaria. Straordinaria per il silenzio e la pace da cui era circondata, incastonata tra balze e dirupi di splendide cime innevate; straordinaria per la sua immensità e completezza. Non avevo mai visto così tanti volumi ammassati in un unico luogo.

Se l’esterno ricordava la facciata ordinata di un grande castello rinascimentale o le principesche tenute di caccia negli shire della campagna inglese, l’interno era molto più angosciante e tentacolare. Si presentava come un labirinto di corridoi, scaffali e pulpiti per leggii, organizzato su diversi piani di stanze esagonali con soffitto a cupola, collegate tra loro da tunnel, pedane e scalinate a spirale: una città di carta che odorava di inchiostro, polvere e magia. Una Notre Dame di libri di cui mi innamorai a prima vista, intuendo che sarebbe stato quel luogo a proteggermi e prendersi cura di me molto più di quanto io non avrei potuto e saputo fare con lui. Era un luogo che sembrava vecchio quanto la scrittura, eppure i libri che conteneva davano l’impressione di essere appena usciti dalla pressa della stampa.

In un primo momento mi sedetti alla scrivania centrale, adiacente all’ingresso maiolicato, e studiai attentamente la pianta dell’edificio e il catalogo delle opere.

Venni quindi a sapere che la biblioteca era costituita da centoventi sale disposte lungo sette piani. Ciascuna sala schierava almeno settanta scaffali che contenevano una media di ottocento volumi ciascuno. Stando a quanto sosteneva l’introduzione del catalogo, poiché anche corridoi e tunnel erano disseminati da enormi impalcature che raccoglievano libri e il sotterraneo dava accesso a una trentina di magazzini deposito che scavavano le viscere della montagna, la collezione della biblioteca vantava non meno di cinquanta milioni di testi.

Per dare un senso a quell’enormità, dal momento che male mi adattavo al linguaggio grafico della planimetria e che il lavoro del bibliotecario induce spesso a lunghe forbici temporali di noia assoluta, mi divertii a battezzare i piani e a suddividerli in zone particolari legate a luoghi e paesaggi terrestri: nacquero così, considerando anche i sotterranei, Hibernia, Anglia, Gallia, Yspania, Acaia, Aegyptus, Fons Adae e Leones.

Ben presto, però, la mia attenzione fu catturata dalle sorprese che nascondeva il catalogo. Avevo subito notato che l’indice non distribuiva il materiale secondo i fondi di acquisizione o le categorie narrative, ma funzionava più come il registro di un archivio storico cittadino: l’introduzione, infatti, precisava come i volumi fossero ordinati cronologicamente in base alla data di stesura dell’opera. Da essa derivava anche la chiave numerica indispensabile per individuare la posizione dei libri.

Ciò che non avevo considerato era che la biblioteca contenesse opere molto antiche: se già mi ero sorpresa di trovare la "Peregrinatio Aetheriae" o le commedie plautine, rimasi di stucco nel leggere tra le prime pagine del catalogo dei geroglifici accompagnati da una traduzione che recitava “Le avventure di Sinuhe”.

Non era tutto.

Sfogliando con maggiore insistenza quel tomo di qualche migliaio di pagine, mi imbattei in un numero non indifferente di errori grossolani: a prestar fede al registro, la biblioteca possedeva un’edizione della Divina Commedia composta nel 1189 o una de “Le mille e una notte” risalente all’Egira di Maometto.

Il fatto che Dante risultasse coetaneo di Riccardo Cuor di Leone o del Saladino, però, cozzava con i miei pur limitati ricordi storici da liceo. Decisi di andare a fondo del mistero avventurandomi al secondo piano, che avevo intitolato Gallia, fino allo scaffale C dell’area soprannominata “Pineta temperata”. Trovai abbastanza in fretta il volume prescelto, sintomo che il sistema di catalogazione era comunque efficace.

Non appena sfiorai il dorso rilegato in pelle, fui assalita da altri dubbi: mi ero aspettata un palinsesto pergamenaceo, ma dal momento che era esistito Gutenberg, convenni che la data di stesura segnalata dall’introduzione del catalogo si riferiva solo al contenuto di un libro. Sul colophon non erano presenti date di pubblicazione, né il nome della casa editrice che si era occupata della stampa: campeggiava soltanto il titolo “Comedia” e il numero 1189, ma le pagine erano così recenti e in buono stato che avrebbero fatto sussultare un dentista. Sfogliai il libro per pochi secondi perché i grafemi di quell’alfabeto mi erano incomprensibili: era scritto in arabo.

Attraversai la sala e scesi le scale in fretta e furia; di nuovo davanti all’ingresso, afferrai con impeto il tomo del catalogo che pareva divertirsi alle mie spalle. Questa volta decisi di partire dal fondo.

Più ancora dei titoli delle opere, ciò che mi interessava erano le date, perché iniziavo a sospettare che in quello strano luogo fatto di parole e segni, fossero i numeri a celare la verità.

I numeri delle pagine finali, riferiti ai libri dell’ultimo piano, la zona che avevo definito Finis Africae, erano davvero sorprendenti: non sembravano più date ma quasi coordinate bancarie.

Rimasi ancora diverse ore in contemplazione di quello che paradossalmente consideravo il volume più strano della biblioteca, prima di decidermi a un altro tour del labirinto.

Mentre salivo gli scalini che mi avrebbero condotto verso Aegyptus, notai da una feritoia che il sole stava tramontando: il mio turno era terminato, ma non sarei tornata a casa quella sera. Né le sere a venire.

C’era molto da fare, troppo da scoprire, ancora più da leggere.

Mi fermai davanti ai primi scaffali del piano. Le chiavi numeriche rivelavano le presunte datazioni dei libri: era la serie che partiva da 4001. Ne sfogliai una decina; come tutti gli altri testi, la copertina e le prime pagine non contenevano altro che il titolo e una di quelle enigmatiche cifre. Non c’era luogo, autore e mi venne da pensare che persino la lingua fosse trattabile.

Alcuni dei titoli erano troppo altisonanti: “Vera cronistoria di Gesù Cristo”, “Così finirà l’universo”, “Telomerasi e alchimia dell’immortalità”. Cercavo qualcosa di più semplice e delicato, qualcosa che riflettesse ciò che volevo dire al mondo e che desideravo in cambio da esso.

Poi lo trovai.

Era un librettino di nemmeno duecento pagine, col titolo in lettere grandi e dorate che recitava “Una stella cometa”. Lo lessi tutto d’un fiato: era la storia di un giovane di un lontano futuro che trascorreva la vita nell’ombra, tranne per un giorno in cui brillava come una stella cometa, anche se ci riusciva con l’inganno.

Il romanzo, dalla prosa limpida e poetica, terminava chiedendosi se fosse valsa la pena di quel gesto immorale.

Ci pensai un istante, quindi presi una penna che tenevo sempre con me e aprii il libro sulla prima pagina bianca dopo la copertina: scrissi in stampatello, a chiare lettere, il mio nome.

 

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14 ore fa, sioux ha detto:

n un primo momento mi sedetti alla scrivania centrale, adiacente all’ingresso maiolicato, e studiai attentamente la pianta dell’edificio e il catalogo delle opere.

Sono rimasta molto incuriosita perché non riesco a capire da dove salta fuori la pianta dell'edificio. Mi spiego meglio, fai tutta una serie di descrizioni del luogo e poi lei si siede alla scrivania a studiare la pianta ma non riesco a capire come fa. Quando lei entra, da nessun dettaglio si capisce che ha in mano una pianta e vorrei capire dov'è, forse ce n'è una appesa al muro tipo quelle quando vai al museo. 

 

14 ore fa, sioux ha detto:

È lo stesso percorso emotivo seguito dalla persona sterile che adotta: lasciarsi guidare dalla responsabilità e veicolare il proprio affetto verso una creatura non tua. L’amore arriva presto, anche la felicità non si fa attendere, eppure sopravvive sempre una qualche forma di rimpianto. Relegato in un cantuccio tenebroso, lasciato a consumarsi nell’inedia e nell’odio, quel rimpianto troverà il modo, di tanto in tanto, di tornare a martellare come un picchio la corteccia dei sentimenti.

Dimenticavo (l'avevo letto stanotte ma ero stanca per commentarti) di dirti che questo passaggio mi aveva molto colpito, per la profondità del pensiero. 

 

14 ore fa, sioux ha detto:

la zona che avevo definito Finis Africae, erano davvero sorprendenti: non sembravano più date ma quasi coordinate bancarie.

Dan Brown si è impossessato per caso di te? :asd:

 

14 ore fa, sioux ha detto:

Ci pensai un istante, quindi presi una penna che tenevo sempre con me e aprii il libro sulla prima pagina bianca dopo la copertina: scrissi in stampatello, a chiare lettere, il mio nome.

Il finale molto, molto accattivante. La firma è un segno di passaggio? Ho la netta sensazione che c'è un legame tra la bibliotecaria e il giovane protagonista del libro. Splendido mash - up :) 

 

Che dire @sioux, mi hai lasciato così :aka: Bello, ma bello, sia per com'è scritto (da te non mi aspetterei di meno) che per il contenuto. Mi è piaciuto così tanto che sono passata, nonostante il poco tempo e la molla da leggere, per farti un commento al volo. Anche se in fin dei conti molto statico, nel senso che è tutto incentrato sulle descrizioni della biblioteca (si nota la tua passione per la storia) sei stato bravo a catturare la  mia attenzione e curiosità. Complimenti dal cuore. 

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Grazie @Emy  per il passaggio e l'apprezzamento :)

 

Sulla mappa hai ragione, nel senso che nella prima stesura c'era un passaggio dove diceva che la trovava, ma poi come spesso capita sono stato costretto a tagliarlo. Ho pensato comunque che in luoghi pubblici ci sono sempre le piantine dell'edificio e così ho sacrificato il passaggio.

 

1 ora fa, Emy ha detto:

Dan Brown si è impossessato per caso di te? :asd:

 

No in realtà è Eco  :P

 

 

La firma in realtà è il passaggio decisivo (anche se mi sarebbe piaciuto ampliarlo, ma non c'era + tempo), perchè siccome nessun libro ha il nome dell'autore, firmandolo uno "se ne impossessa", diventa l'autore

Spoiler

E questo crea in effetti un paradosso temporale, cioè il prompt di mezzogiorno  :asd:

 

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17 ore fa, sioux ha detto:

da liceo

del liceo o di liceale mi sembrano migliori

 

18 ore fa, sioux ha detto:

ma le pagine erano così recenti e in buono stato che avrebbero fatto sussultare un dentista.

perché un dentista? :grat: 

A parte queste due stupidaggini non ho notato altro: il racconto è scritto molto bene e con grande proprietà di linguaggio.  

Lo stile stesso e la costruzione architettonica della biblioteca creano un clima di grande aspettativa, solo che... non ho capito lo svolgimento e: il finale è misterioso.  Ho provato le stesse emozioni di quando vidi in prima visione al cinema "Odissea 2001 nello spazio": scenografia fantastica e musica meravigliosa, ma non ho capito il messaggio finale.  La datazione sbagliata, le coordinate bancarie... immagino che abbiano a che fare con il salto temporale (solo perché hai annunciato di aver fatto un mesh-up) ma non sono riuscito a dar loro un senso nemmeno a una seconda rilettura.  

Mi spiace, temo di aver letto troppo in questi ultimi giorni: forse necessito di un periodo di decontaminazione :aka:

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@Marcello

 

18 minuti fa, Marcello ha detto:

perché un dentista? :grat:

 

Mah perchè avevano le pagine bianchissime, come una dentatura perfetta xD

 

Beh, se mi paragoni a Odissea nello spazio però mi lusinghi in realtà xD  Scherzi a parte, io se vuoi posso spiegarti tutti magari anche in MP,  anche se so che non ti piacciono tanto gli spiegoni post-lettura: perchè in effetti significa che non sono riuscito a spiegarmi bene, ed era un po' il mio timore :(  L'idea mi è venuta tardi e forse avrei avuto bisogno di più tempo per spiegare meglio.

Un indizio comunque è che le coordinate bancarie sono solo una metafora per dire che i numeri assegnati ai libri delle ultime pagine del catalogo hanno molte cifre. E i libri sono catalogati in ordine cronologico in base a quando vengono scritti...

Per tutto il resto (c'è mastercard xD) dimmi tu se vuoi conoscere la mia spiegazione, ma comunque la colpa è mia che dovevo fare meglio ed essere meno ermetico :)

 

 

 

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21 minuti fa, sioux ha detto:

Beh, se mi paragoni a Odissea nello spazio però mi lusinghi in realtà

Ero sincero: il racconto è scritto davvero bene e i ritmi lenti non dispiacciono, vista l'ambientazione.

 

22 minuti fa, sioux ha detto:

se vuoi posso spiegarti tutti magari anche in MP,  anche se so che non ti piacciono tanto gli spiegoni post-lettura: perchè in effetti significa che non sono riuscito a spiegarmi bene, ed era un po' il mio timore

è vero che non amo troppo le spiegazioni a posteriori: sei sempre molto attento ;).  Qui però faccio volentieri un'eccezione, perché sono incuriosito e non infastidito.  Mandami pure un mp se e quando vuoi.

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On 22/5/2017 at 23:55, sioux ha detto:

Da tempo sognavo di essere bibliotecaria.

Ero giunta alla conclusione che custodire i libri, esserne guardiana e nutrice, fosse importante quanto dare forma al flusso della mia anima su carta. Sebbene non fossi mai riuscita a tramutare in parola scritta i desideri e le afflizioni che mi soffocavano, mi sarei presa cura delle anime che erano riuscite a emergere dall’inchiostro, attraverso uno specchio chiamato pagina.

È lo stesso percorso emotivo seguito dalla persona sterile che adotta: lasciarsi guidare dalla responsabilità e veicolare il proprio affetto verso una creatura non tua. L’amore arriva presto, anche la felicità non si fa attendere, eppure sopravvive sempre una qualche forma di rimpianto. Relegato in un cantuccio tenebroso, lasciato a consumarsi nell’inedia e nell’odio, quel rimpianto troverà il modo, di tanto in tanto, di tornare a martellare come un picchio la corteccia dei sentimenti.

Bella e originale l'interpretazione del ruolo del bibliotecario.

 

On 22/5/2017 at 23:55, sioux ha detto:

ma le pagine erano così recenti e in buono stato che avrebbero fatto sussultare un dentista

e il dentista che c'entra? O_O

 

Il racconto e bellissimo per come riesci a immergere il lettore nell'atmosfera affascinante di quest'enorme biblioteca. Ti confesso però di non essere riuscito a comprendere alcuni passaggi.

La cosa della Divina Commedia, per esempio. Mi pare di aver capito che la bibliotecaria prende il tomo pensando che sia l'opera di Dante e invece è Mille e una notte? (Visto che è scritto in arabo, l'ho interpretata così).

Ma non ho capito cosa implichi questo scambio di tomi.

E poi il finale. Trova questo libretto. E lo firma... e perché? 

 

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Passo di fretta, forse dovrei rileggere: non mi è chiaro il finale. Coinvolgente la "missione" del bibliotecario, la biblioteca mi ricorda parecchio Eco, ben reso il "mistero" della curiosa catalogazione.

Scrittura gradevole e corretta, però sono allergica alle rime verbali e ce sono diverse, compreso un  "veicolare" riferito all'affetto che stride un po' rispetto al taglio introspettivo del pezzo. Buona prova :)

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Il racconto è scritto divinamente e tiene il lettore agganciato fino all'ultima parola. Bella l'idea di diventare l'autore di un libro apponendo la firma. Questa sorta di adozione, come un genitore con un bambino orfano, è un paragone che ho molto apprezzato. In effetti qualche passaggio è parecchio ermetico, ma alle volte sono io che non capisco in maniera immediata, così torno indietro e rileggo.

Con ammirazione

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Ciao Sioux, mi piace come scrivi, ma questo giò lo sai.

Il racconto è piacevole. A differenza mia, che sono stupidamente uscito fuori tema, tu ne sei rimasto fortemente ancorato. Forse troppo.

Voglio dire che il racconto è totalmente incentrato sulla biblioteca, sulla sua descrizione e sui volumi contemplati dalla protagonista. Avrei preferito leggere qualcosa anche sui desideri e le afflizioni che riguardano la stessa protagonista, visto che ne hai fatto cenno all'inizio. Da le pagine sono delgli specchi, come afferma la bibliotecaia, mi aspettavo un racconto incentrato più sull'introspezione che i libri possono procurare a chi li legge, o in questo caso a chi li costudisce.

Anche sul finale l'occasione è stata scartata dando al lettore solo una sensazioni di appropriazione di un volume attraverso una firma, a discapito di un contenuto. Un finale che tra l'altro mi era sfuggito e che ho compreso a fondo solo dopo aver letto il tuo commento.

Insomma, la sensazione finale che ho avuto è quella di essere rimasto fuori dalla biblioteca (nonostante l'ottima descrizione che ne hai fatto), ma soprattutto fuori dai libri che ne contiene, nonostante i titoli elencati.

A mio parere resta comunque una buona prova, anche se... vedi sopra :)

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@sioux , effettivamente qualche misterioso mistero permane dopo la lettura e uno avrebbe voglia che i suoi dubbi fossero sciolti, ma invece non dirmi niente, non voglio sapere nulla. Mi rovineresti l'atmosfera,  e con qualunque spiegazione mi riporteresti troppo bruscamente nel mondo della logica, mentre sto benissimo dove sto adesso, in questa biblioteca incastonata tra balze e dirupi di splendide cime innevate.

Questo racconto è molto bello anche per il loop che alla fine, con l'adozione libraria effettiva, riporta a quella immaginata inizialmente.

Credo di star andando molto forte, con questo commento particolarmente intelligente: lusinghiero successo di critica e di pubblico, quindi, bravo sioux. Perché i libri antichi sono anche misteriosi, non fosse altro che un esemplare non è mai eguale a un altro, mentre quelli del futuro sono ancora più criptici. Ma lo sai che scrivi come Eco, non te l'ha mai detto nessuno?

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Ambientazione stupenda, adorabile il riferimento a Il nome della rosa, ma non ci ho capito moltissimo. Forse ti servivano 2, 3, 100, 300, 600 pagine in più. Facciamo 800 e non parliamone più.

 

Mi sembra strano che la protagonista dica:

 

On 5/22/2017 at 23:55, sioux ha detto:

Il fatto che Dante risultasse coetaneo di Riccardo Cuor di Leone o del Saladino, però, cozzava con i miei pur limitati ricordi storici da liceo.

vista la cultura che ha sfoderato per tutto il resto del brano. Insomma, io mi aspetto che sia una classicista, anche autodidatta ma tale per cui una data sbagliata su Dante le balza all'occhio come un errore di grammatica nella parola "scenza".

 

Ecco da qui in poi non ho capito molto. Anche perchè non rendi noti i processi mentali della protagonista e quindi sembra di vedere tutto attraverso degli occhili scuri, che in biblioteca bloccano non poco la vista.

 

Ben scritto, forse solo qualche frase un po' troppo lunga.

Scusa per il commento lampo ma sono molto indietro con le letture.

 

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Il racconto è piacevole, la scelta dell'ambientazione azzeccata, ben scritto e strutturato, eppure mi ha lasciato "freddo"; è il secondo racconto di questo MI che, seppur ben fatto, non mi riesce a coinvolgere. Cosa strana perché c'è atmosfera, mistero.

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@sioux

On 22/5/2017 at 23:55, sioux ha detto:

che avrebbero fatto sussultare un dentista.

Non capisco quest'immagine.

 

Il testo è scritto molto bene. La descrizione iniziale della biblioteca, nonostante lunga e accurata, mi ha tenuta dentro con difficoltà per i troppi dettagli, e mi ha lasciato comunque con la domanda: ma come è di fatto questa biblioteca?

Inoltre, c'è uno scarto narrativo, a mio avviso, tra questa parte e la successiva: crea molte aspettative che non trovano riscontro nello sviluppo del plot.

Il finale non l'ho capito e rimango con molti dubbi.

La qualità della scrittura è ineccepibile.

A presto, Sioux. :)

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Io l’ho capita così: tutti i libri presenti passati e futuri sono già stati scritti da Qualcuno; gli autori non fanno che appropriarsene se hanno la fortuna (e la bravura? O il destino? Questo punto andrebbe chiarito meglio) di accedere alla misteriosa biblioteca.

Ad esempio, la Divina Commedia risulta scritta dal nostro Qualcuno nel 1189, Dante la firma e se ne appropria all’inizio del XIV secolo.

Inizialmente sorge un dubbio: il patto è come un assegno postdatato? Dante firma nel 1189 e riscuote nel 1320? Però allora il vero Dante sarebbe vissuto un secolo prima di quello che abbiamo sempre conosciuto? Allora meglio la seconda ipotesi: Dante trova nel 1320 il libro già scritto un secolo prima, lo firma e ne diventa l’autore.

E analogamente la protagonista firma un libro scritto da Qualcuno nel lontano futuro (dopo il 4001?) che la renderà celebre nel presente o nell’immediato futuro (niente male come avanguardia letteraria, due millenni in anticipo sui tempi!).

 

Il tutto si potrebbe intendere sia letteralmente, come racconto fantastico, sia per metafora, nel senso che ogni libro non può prescindere dagli altri libri già scritti, e quindi in un certo senso è già stato scritto, e questo vale anche per i libri futuri, già prefigurati da quelli precedenti.

Estremizzando il concetto, Borges arrivava a dire che l’intera letteratura non è che un unico sterminato libro, a cui ogni autore aggiunge un capitolo.

L’idea è buona (sempre ammesso che sia quella giusta); secondo me poteva essere sviluppata meglio tagliando qualcosa della prima parte, che ha descrizioni un po’ troppo prolungate per un racconto di 8000 caratteri.

Il rischio di un racconto di questo tipo è di beccarsi l’accusa di freddezza o cerebralità, o quantomeno di staticità. Il rimedio più semplice forse sta nell’introdurre qualche elemento dinamico, ad esempio un altro personaggio che funga da antagonista (potrebbe ostacolare la bibliotecaria, magari fino a cercare di farla fuori, o, perché no?, facendola fuori per davvero, la gloria si paga), oppure da interlocutore, per poter inserire parti dialogate tra quelle descrittive, alleggerendo e variando la narrazione.

 

Il racconto è apprezzabile, rimescolandolo un po’ può diventare ottimo. Ciao, o meglio, augh!

 


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Ciao, grazie per il commento approfondito, in effetti è praticamente così che l'avevo pensato (y)

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