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Lo scrittore incolore

[MI 100-7] Il tempo degli uomini col casco nero

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commento

 

prompt di mezzanotte

 

Sono nel futuro e un attimo fa ero ad aiutare mia mamma a mettere a posto la camera.
La mia pancia dice che sono passati sette mesi, ma la mia testa ne vorrebbe almeno altri cento, prima dell’arrivo del nascituro. 
Non sono pronta a diventare mamma.
O meglio non lo ero, prima di inciampare su una stampella nella cabina armadio e finire lunga distesa fra due giacconi impolverati. 
Ora ho problemi più seri ai quali pensare. 
Sono finita per chissà quale magia in un luogo che fatico a riconoscere.
Dovrebbe essere sempre Roma, da quel poco che riesco a intendere, ma potrei anche sbagliarmi.
Mancano il traffico feroce delle auto e l’orda eterogenea di turisti, ma soprattutto il rumore.
Tutto è silenzio nelle strade. 
Le poche persone che camminano sui marciapiedi, hanno la testa coperta da caschi simili a quelli degli astronauti. Solo che questi sono fatti interamente di una sostanza vetrosa nera e non permettono di scorgere il volto.
Guardando in alto resto a bocca aperta. 
Il traffico e le auto non ci sono perché le persone di questo tempo vengono spostate da una parte e dall’altra grazie a dei droni monoposto, grandi il doppio dei nostri: hanno sotto di loro un grosso anello metallico, che passa in un’imbragatura sulla schiena e il gioco è fatto.
Nonostante sia tutto affascinante e futuristico, decido di spostarmi dalla stradina laterale in cui sono finita e incamminarmi alla ricerca di qualcuno che mi dica come tornare a casa.
Nemmeno il tempo di fare dieci passi e mi imbatto in un uomo con il casco nero, seduto su una panchina.  
«Scusi» inizio a dire, ma prima che io possa aggiungere qualsiasi altra parola, una mano mi tappa la bocca e vengo trascinata via con la forza. 
Il mio aggressore mi lascia andare solo dopo aver raggiunto un vicolo in ombra: finalmente posso voltarmi e capire a chi possa interessare la mia persona in questo mondo bizzarro. 
«Che cosa vuoi da me?» chiedo, con la voce resa stridula dal grande spavento. 
Davanti a me c’è un uomo sulla trentina, senza casco protettivo. Ha i capelli rasati ai lati e un ciuffo tinto di azzurro che gli ricade sulla fronte.
La sua espressione facciale trasuda una fortissima agitazione, ma per il resto pare innocuo.
«Voglio salvarti, ma forse una pazza non si merita il rischio enorme che ho appena corso.»
«Amico, non so chi tu sia, ma io sono tutto fuorché pazza. Non so come sono finita in questo posto e sono incinta di sette mesi. Voglio solo tornare a casa.»
Mi viene da piangere. Sto metabolizzando pian piano la portata degli eventi in cui mi sono cacciata e il bisogno di tornare alla normalità si fa sempre più impellente, a ogni minuto che passa.
«È proprio questo il punto» dice lui, con gli occhi ancora sgranati.
«Che voglio tornare a casa?»
L’uomo si porta la mano destra sulla faccia.
«Ma no! Che sei incinta! Nessuna donna con un briciolo di sale in zucca si sognerebbe mai di avvicinare un progressista con un bambino in grembo. Lo vedi che ho ragione a darti della pazza?»
La mia sopportazione è oltre ogni limite.
«Io vengo da un altro tempo! Da un altro pianeta forse! Non so nulla di progressisti e tutto il resto! Ora, o mi spieghi cosa vuoi da me, oppure mi lasci in pace.»
Il mio assalitore finalmente si placa e assume un’espressione più pacata.
«Ok, ti credo. Ma non urlare, perché altrimenti ci sono addosso in un attimo e puoi scordarti di avere un bambino in grembo.»
Le sue parole mi distruggono: cosa vuole questa gente da una persona che ancora deve nascere?
«Io faccio parte della resistenza. Siamo in pochi ormai a rifuggire la follia che si è impossessata dell’umanità, come puoi vedere.»
«Quale follia?»
«Aboliscono la procreazione. Hanno trovato il modo di avvicinarsi a quella che è praticamente un’immortalità e non vogliono nuove nascite. Inquinerebbero quello che secondo loro è lo sviluppo perfetto che hanno raggiunto.»
«Ma è assurdo. Cosa diavolo ci fanno in quella boccia?»
«Non lo so. È un mondo a parte, in cui si calano in non so quale elucubrazione. Un computer? Non lo sappiamo con certezza.»
«Ma come si può essere così bestie da uccidere dei bambini?»
«Oh, ma vanno oltre, credimi. Guarda lì.»
L’uomo mi indica un punto dall’altra parte della strada che mi era sfuggito e trasecolo.
Due uomini-boccia se ne stanno seduti a un tavolino di legno, con uno striscione bianco che vi ricade davanti: per un momento mi era sembrato che non ci fosse niente di strano, tanto il logo è simile a uno di mia conoscenza, ma poi arriva la tremenda presa di coscienza. La scritta recita “Kill the Children” e ci sono persino degli opuscoli per i passanti.
Vorrei piangere, ma non ho nemmeno il tempo di elaborare a fondo.
Il ragazzo dai capelli azzurri sbianca in volto e fugge di gran carriera.
Mi volto e mi ritrovo davanti a un uomo dal casco vetroso.
Dei passi strascicati alle mie spalle mi fanno intuire che dietro di me ce n'è un altro.
Vorrei scappare anche io, ma le gambe sono di pasta frolla.
Quello davanti mi infila una mano tra le gambe e l’altro mi cala una boccia nera sulla testa.
Per un attimo sento un dolore fortissimo all’altezza della pancia, poi il nulla.
Non so più chi sono.
Davanti a me un numero esagerato di display mi mostra scene che non capisco.
Solo una mi rimane impressa per qualche istante: c'è una donna che chiama il mio vecchio nome in una cabina armadio e piange. Dio come piange.
Poi perdo qualsiasi interesse.

Modificato da Lo scrittore incolore

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@Lo scrittore incolore

L'ambientazione distopica mi piace molto. Però, non so se per la fretta o cos'altro, mi pare che l'impianto narrativo non scorra benissimo, perdonami.

Innanzitutto lei si ritrova nel futuro. Perché?

Manca totalmente il suo disorientamento iniziale, ma questo, giustamente, in un racconto breve come quelli del MI ci può stare.

Il ribelle crede subito alla storia della viaggiatrice temporale, nessuna sorpresa. Per quanto siamo in un mondo futuribile e fantascientifico, magari poteva starci bene un iniziale scetticismo.

E infine ottima l'idea dell'umanità totalmente "fulminata" in nome dell'immortalità, però non ho capito benissimo la cosa dello striscione kill the children.

Lo fanno tipo attività sportiva? Lo fanno perché hanno ricevuto l'ordine dall'entità superiore che li comanda tramite il casco?

Quindi, l'ambientazione è sicuramente valida e interessante, ma penso ci sarebbe bisogno di una revisione.

A rileggersi!

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@Lo scrittore incolore sai quanto adoro la tua follia ma a volte mi chiedo davvero da dove ti vengono certe idee. Questo racconto breve mi è piaciuto sì, ma c'è qualcosa che mi aveva fatto storcere il naso all'inizio: la ragione per cui lei si trova nel futuro. Non nascondo che avevo pensato che c'entrasse il fatto che fosse incinta. Mi spiego meglio: la sensazione generale è che lei non vuole questo bambino e se ne vuole sbarazzare, e come se la sua mente, per convincerla del contrario, elaborasse uno stratagemma. E da lì il viaggio nel "futuro" in cui i bambini invece di essere protetti vengono uccisi (ho apprezzato il gioco di parole legate al nome dell'organizzazione umanitaria Save the children). Ma poi ho pensato a questa frase e finalmente ho capito

On 22/5/2017 at 23:09, Lo scrittore incolore ha detto:

O meglio non lo ero, prima di inciampare su una stampella nella cabina armadio e finire lunga distesa fra due giacconi impolverati. 

Ha sbattuto la testa e tutto è un sogno oppure è in coma e quella che piange è sua madre e la mente le proietta il ricordo della cabina armadio? E questi uomini con il casco, ho pensato che lei collega il casco a un ricordo della vita di prima e che invece questi individui sono dei robot (è un'associazione, forse sbagliata). 

Nonostante le domande, ho trovato il racconto piacevole e ben condotto. Non so ancora se farà parte della mia sestina, però mi è piaciuto. Bravo, Inc

 

 

 

 

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@Lo scrittore incolore , intorno all'idea del Kill the children il racconto gira abbastanza bene, ma ho trovato i dialoghi un po' forzati e non molto credibili. 

 

On 22/5/2017 at 23:09, Lo scrittore incolore ha detto:

«Io faccio parte della resistenza. Siamo in pochi ormai a rifuggire la follia che si è impossessata dell’umanità, come puoi vedere.»
«Quale follia?»
«Aboliscono la procreazione. Hanno trovato il modo di avvicinarsi a quella che è praticamente un’immortalità e non vogliono nuove nascite. Inquinerebbero quello che secondo loro è lo sviluppo perfetto che hanno raggiunto.»
«Ma è assurdo. Cosa diavolo ci fanno in quella boccia?»
«Non lo so. È un mondo a parte, in cui si calano in non so quale elucubrazione. Un computer? Non lo sappiamo con certezza.»

 

Il finale chiarisce, ma lascia ancora qualche interrogativo senza risposta.

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ciao @Lo scrittore incolore

Insomma, la previsione di un futuro orribile pare abbia convinto la gran parte degli scrittori del WD.

Tu poi, con questa idea di uccidere i nascituri per salvaguardare l'immortalità raggiunta, li hai battuti tutti!

Questo per dirti che l'idea è molto buona, ma anch'io ho qualche dubbio su l'impianto narrativo.

L'incipit è poco chiaro. Lei cade in un armadio e si ritrova nel futuro?

E anche il finale. Il modo troppo semplice in cui la fanno abortire. Le scene che è obbligata a qualdare sul display. Una donna la chiama dall'armadio.

Non so, speravo in un finale che mi chiarisse molte cose, ma invece no.

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Ospite Rica

@Lo scrittore incolore ciao!

Il testo è bello. L'idea originale. Non mi disturba il fatto di non sapere perché lei si trovi nel futuro, potrebbe non servirmi se mi riempi il suo presente della consapevolezza di esserci, perché immagino che una si accorga di aver varcato una porta temporale, diciamo così.

Trovo lo svolgimento della storia un po' fiacco, anche se scritto bene. Qualche appunto sulle virgole, che rivedrei.

L'idea di far morire i nascituri è eccellente, l'immortalità ha bisogno di limitare le presenze. Ti sei ispirato a Erode? ;)

A presto. Sempre un piacere leggerti. :)

Ps. Io l'avrei intitolato "Kill the children"

Modificato da Rica

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On 22/5/2017 at 23:09, Lo scrittore incolore ha detto:

grazie a dei droni monoposto, grandi il doppio dei nostri: hanno sotto di loro un grosso anello metallico, che passa in un’imbragatura sulla schiena e il gioco è fatto

Li ho visti su facebook, con la didascalia: "Ecco come viaggiavano gli Elohim" cioè quei simpatici alieni che avrebbero permesso l'evoluzione dell'uomo etc. etc. etc.

 

Racconto di quelli belli tuoi, solo che stavolta mi mancano dei particolari, mi sembra tutto frettoloso. Il limite caratteri? Il tempo a disposizione? Non lo so, ma credo non farai fatica a migliorarlo.

Sempre scritto bene e con ottimo ritmo, punti di forza totali.

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Ciao a tutti! @simone volponi ha colto nel segno: volevo partecipare e ho scritto questo racconto sul cellulare durante un compleanno, quindi il tempo e l'attenzione non sono stati massimali :) lo riprenderò in seguito e gli darò il giusto peso e la giusta dimensione ;)

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L'idea è buona; il mondo distopico e la sua condotta di vita ben mostrate. Come hanno già fatto notare gli altri, è la costruzione che va migliorata, lavorando sui dettagli, rendendo più credibile il testo.

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@Lo scrittore incolore

Un bel macello, insomma!

Niente Ink, qui non mi hai preso più di tanto. Anche tu sei umano e soffri un po' di stanchezza al settimo racconto consecutivo.. :)

 

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