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Giorgio Caroli

Cosa fate prima dell'invio di un testo a un agente?

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Buongiorno a tutti. 

La domanda contenuta nel titolo non è peregrina, credo. Cosa fate 'prima' di contattare un agente/editore?

Editing del testo? Letture valutative professionali? Analisi di mercato potenziale su campione di lettori (profilati e rappresentativi di cluster di potenziali acquirenti)? Niente di tutto questo?

Lo chiedo perchè sono nel mondo della stampa e della tv da più di vent'anni e non ho mai riscontrato tante difficolta a 'farmi prendere in considerazione' da un agente come in questo settore. Ho letto tutti i flame relativi alle agenzie di più alto profilo e non ho trovato alcuno 'scrittore' che abbia raccontato di essere riuscito ad avere un rapporto proficuo con un agente, nemmeno limitatamente a un approccio di analisi di prodotto editoriale. E sì che stiamo parlando di rapporti 'commerciali', tipologia deal win-to-win, quindi di legittimo interesse per intermediari che dovrebbero muoversi soltanto con dinamiche di questo tipo.

Da ciò, il mio dubbio: è mai possibile che tra tutte le persone che mandano testi agli agenti non ci sia qualcuno che 'funziona'? Gli esordienti sono tutti così babbei da non rendersi conto del reale valore del proprio scritto (io non credo)? Gli agenti sono così tanto ricchi e oberati da non fare scouting di prodotto? 

Per cui, torno alla domanda: prima del contatto con l'agenzia, come lavorate il vostro testo?

Attendo vostre considerazioni, vorrei capire.

Grazie

GC

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2 ore fa, Giorgio Caroli ha detto:

Da ciò, il mio dubbio: è mai possibile che tra tutte le persone che mandano testi agli agenti non ci sia qualcuno che 'funziona'? Gli esordienti sono tutti così babbei da non rendersi conto del reale valore del proprio scritto (io non credo)? Gli agenti sono così tanto ricchi e oberati da non fare scouting di prodotto? 

 

La seconda che hai detto. Il 95% di chi spedisce non riesce ad autovalutarsi. Le agenzie a loro volta, una gran parte, non fanno scouting ma approfittano di questa situazione per spillare soldi a chi non ha quella capacità autocritica. Da qui richieste di editing, schede di valutazione e anche di rappresentanza a pagamento. Le uniche agenzie serie sono solo quelle che ti fanno pagare una tassa di lettura, sui 100-150€, necessaria a scremare la gigantesca mole di testi che ricevono. In questo forum c'è una grossa distorsione riguardo a questo comportamento, si ritiene che neanche quella tassa si debba pagare adducendo che nel mercato anglosassone non esiste. Ma il punto è che l'Italia non è l'America...

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Non sono così convinta che la tassa di lettura faccia sì che ci sia una giusta scrematura. A mio parere, scoraggia solo chi ha scarse possibilità economiche e per cui cento e passa euro sono una cifra importante, o da non sprecare a cuor leggero per essere forse letti di sfuggita. Al contrario, c'è pieno di gente boriosa e senza talento con il portafoglio pieno. E allora? Questo metodo premia solo chi ha possibilità di investire sul suo sogno, non chi ha più capacità. 

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@Artemisia Winter la tassa di lettura dovrebbe stimolare le tua capacità di autocritica, se pensi di aver scritto qualcosa di valido potresti anche pensare di investirci su, se invece hai "devianze" narcisistiche è giusto che tu paghi per il tempo che altri perderanno a leggere i tuoi "capolavori"

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29 minuti fa, Cannonball ha detto:

@Artemisia Winter la tassa di lettura dovrebbe stimolare le tua capacità di autocritica, se pensi di aver scritto qualcosa di valido potresti anche pensare di investirci su, se invece hai "devianze" narcisistiche è giusto che tu paghi per il tempo che altri perderanno a leggere i tuoi "capolavori"

Però devi anche ammettere che se hai uno stipendio tale che una spesa di 200 euro con comporti un fastidio, lo spirito di autocritica non è più necessario.

Con questo non sto dicendo che la tassa di lettura non sia una buona soluzione. Indubbiamente porterebbe a una scrematura degli invii agli agenti. Di contro, come tante altre cose a questo mondo, non sarebbe equa.

 

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11 ore fa, Giorgio Caroli ha detto:

Gli esordienti sono tutti così babbei da non rendersi conto del reale valore del proprio scritto (io non credo)?

 

Credilo. Credilo pure.

A prescindere dal discorso Agenzie Letterarie, la capacità di autovalutazione degli aspiranti scrittori è un problema cardine del mondo editoriale. Puoi fartene facilmente un'idea spulciando le varie piattaforme virtuali dedicate alla scrittura, i blog personali o i romanzi auto-pubblicati. La quantità di persone che mira alla pubblicazione pur non avendo minimamente le potenzialità per farlo (e parlo di semplice grammatica e sintassi, eh) è impressionante.
Questo in generale mi porta a provare almeno un minimo di comprensione per chi, nelle case editrici e nelle agenzie, si occupa della prima fase di scrematura dei manoscritti. Non oso immaginare cosa gli tocchi leggere ogni giorno. E' fisiologico, poi, che si inneschi un meccanismo di critica aprioristica nei confronti degli illustri sconosciuti, anche se di contro è assurdo accettare manoscritti dagli esordienti se non si è disposti a dargli un minimo di fiducia.
E' un po' come quando sugli annunci di lavoro si cerano apprendisti con esperienza, ecco.

Per tornare alla tua domanda, ovvero come preparare un invio a un editor/agente, non credo ci siano regole magiche.
Letture professionali, editing, correzione di bozze... sono tutte cose che hanno un valore incredibilmente relativo. La narrativa non è matematica, purtroppo, per cui è difficile trovare criteri del tutto oggettivi a cui appellarsi, soprattutto quando ci si allontana dalla semplice correzione del testo e ci si avvicina alla valutazione del valore della storia.
Certo, ci sono agenzie che offrono servizi editoriali specifici, ma c'è sempre da considerare il valore delle loro prestazioni come non assoluto. Dipende tutto dal professionista a cui ti rivolgi. In ogni casa editrice, per dire, ci sono professionisti che hanno rifiutato manoscritti che poi si sono rivelati successi clamorosi. Senza considerare poi il fatto che far valutare il tuo testo da un editor professionista potrà dare a te maggior sicurezza sul tuo lavoro ma non ti aiuterà a farti leggere più facilmente dall'editore a cui ti proporrai sempre come l'aspirante num.1284658328279.

Quindi no, in generale non ci sono passaggi obbligati da fare prima di proporsi, almeno credo io.
Quello che è davvero importante è a chi ci si propone.
Se ci si propone a un editore è indispensabile capire se il tuo romanzo può rientrare nella sua linea editoriale o anche se non ne abbia pubblicato ultimamente uno troppo simile a quello che vorresti proporre tu.
Se invece ci si propone a un'agenzia la cosa fondamentale è capire con quali editori questa collabori, perché in molti si riempiono la bocca di nomi altisonanti e poi sulle loro pagine web non hanno nemmeno una lista degli autori rappresentati. Vendere fumo è molto facile, purtroppo, per cui bisogna star attenti a non comprarne.

Credo di esserti stato decisamente inutile...
Alla prossima! :D 

 

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Il 22/5/2017 alle 11:55, Giorgio Caroli ha detto:

Cosa fate 'prima' di contattare un agente/editore?

gesto_preghiera.jpg

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Scrivo per hobby (quando scrivo) e non mi sono ancora cimentato nell'impresa di pubblicare, ma leggo da un po' quel che si dice nel forum a proposito dell'argomento. Non ho la minima competenza in materia di editoria, ma cerco di farmene comunque un'idea dando regolarmente un'occhiata alle tante testimonianze di aspiranti scrittori qui raccolte. Date le dimensioni della comunità, confido nel fatto che per "forza d'inerzia" essa finisca col darmi uno "spaccato" affidabile dell'andazzo.
In un certo senso, vengo "da un altro mondo", quello dell'industria, dove gli obiettivi devono essere perseguiti & conseguiti, per cui resto spesso un po' spiazzato dalla palese incompatibilità tra scopi e mezzi che sembra stare dappertutto nel "mercato" di questa forma di, diciamo, "intrattenimento". Com'è possibile? Cioè... voglio dire, se dopo, poniamo, cinque anni non ho raggiunto un obiettivo "minimo" in quello che sto facendo, dovrebbero scattare spontaneamente dei meccanismi di salvaguardia: o cambio obiettivo o mi chiedo seriamente se ho capito come funzionano le cose. Voglio precisare che opero una netta distinzione tra lo scrivere per realizzare una propria intima ambizione e lo scrivere per diventare scrittore. Non è detto infatti che le due cose vadano insieme. Si può ben scrivere per il proprio piacere personale, diciamo, cioè per contemplare (e compiacersi) della forma compiuta di un pensiero o di un sentimento, oppure scrivere per vivere di scrittura. Le due cose possono esistere contemporaneamente, ma, se vuoi darti un obiettivo realistico, non possono mischiarsi.
Fin dall'inizio, l'ambizione di questo sito (penso per precisa scelta della fondatrice), è stata proprio quella di "fare sistema", vale a dire di opporre alla miope logica della domanda, un'offerta organizzata e combattiva. Lo ha fatto e lo fa con intelligenza, censendo e recensendo i comportamenti degli operatori, permettendo agli autori di confrontarsi con altri autori, ma alla fine... mi sembra di leggere sempre le stesse cose.
Per istinto, quando il livello di "lamentela" resta costante, sono portato a sospettare che ad essere inadeguate non siano le risposte, ma le domande.

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13 ore fa, unacasanellospazio ha detto:

Però devi anche ammettere che se hai uno stipendio tale che una spesa di 200 euro con comporti un fastidio, lo spirito di autocritica non è più necessario.

Con questo non sto dicendo che la tassa di lettura non sia una buona soluzione. Indubbiamente porterebbe a una scrematura degli invii agli agenti. Di contro, come tante altre cose a questo mondo, non sarebbe equa.

 

Se 200€ sono una cifra di rilievo è assolutamente tassativo che alla fine del romanzo uno si chieda "ho scritto qualcosa che vale?". Il tuo ragionamento si può ribaltare, se uno guadagna poco e niente e non ha questa capacità autocritica allora sarebbe il caso che scriva per diletto o che autopubblichi ma che non spedisca nulla ad agenzie e CE. L'autopubblicazione in teoria dovrebbe portare alla fine dell'EAP, staremo a vedere :...:

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13 ore fa, GiD ha detto:

A prescindere dal discorso Agenzie Letterarie, la capacità di autovalutazione degli aspiranti scrittori è un problema cardine del mondo editoriale. Puoi fartene facilmente un'idea spulciando le varie piattaforme virtuali dedicate alla scrittura, i blog personali o i romanzi auto-pubblicati. La quantità di persone che mira alla pubblicazione pur non avendo minimamente le potenzialità per farlo (e parlo di semplice grammatica e sintassi, eh) è impressionante.
Questo in generale mi porta a provare almeno un minimo di comprensione per chi, nelle case editrici e nelle agenzie, si occupa della prima fase di scrematura dei manoscritti. Non oso immaginare cosa gli tocchi leggere ogni giorno.

 

https://tinyurl.com/mej9ds6

 

(Quote)

ALLA redazione del New Yorker non sanno più ridere. Dover scegliere la battuta migliore fra le 5mila suggerite ogni settimana dai lettori provoca nausea da umorismo fra i redattori incaricati. Per dar loro una mano la Microsoft ha inventato un software capace - o almeno così pretende - di selezionare le boutade più frizzanti... Da dieci anni ormai, ogni settimana, il New Yorker pubblica una vignetta senza commento. Sta ai lettori proporre alla rivista la loro battuta, con le migliori tre che vengono pubblicate nel numero successivo. E se per i redattori il compito di selezionare fra migliaia di frizzi spesso ripetitivi viene considerato punitivo, per gli studiosi di intelligenza artificiale poter disporre di un database così ampio rappresenta un'occasione d'oro... La durata media di un redattore incaricato di selezionare le battute al New Yorker infatti è stata finora di due anni, poi hanno chiesto tutti di poter cambiare mansione o posto di lavoro.

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@Cannonball Allora stiamo a vedere che chi non ha denaro da spendere deve ritirarsi di buon grado e stare zitto, o non pretendere di pubblicare. Non ho parole. 

A me l'hanno dimostrato i fatti che ciò che scrivo è degno di essere pubblicato, nonostante non abbia possibilità di spendere e investire sull'incerto, se non sul nulla. 

Pagare gli agenti non mi è servito, né lo farò, ma i risultati sono arrivati lo stesso. O anche della scrittura dobbiamo farne una scena di lotta e di classe? 

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@Artemisia Winter no, non ho detto questo, si ritiri chi non è in grado di autovalutarsi, in questo senso se uno mette in conto di spendere un paio di migliaio di euro scrivendo 3-4 libri senza ottenere nulla penso possa iniziare a pensare che questo non è il suo mestiere. Se non ha neanche duemila euro da spendere in 5 anni immagino venga da situazioni difficli dove la lettura è l'ultimo dei pensieri, a meno che non sia un genio vero reputo arduo che l'ambiente familiare gli abbia instillato una passione sfrenata per questo settore...

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@Cannonball  beato te. Probabilmente non hai problemi economici... perché per chi ha famiglia e relative spese duemila euro, anche se diluiti, sono tanti eccome. Comunque per me non è un metodo meritocratico, per te in invece è equo. A ognuno il suo ;)

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Ok, vedo che la discussione ferve, bene, bene... oggi ho parlato con un agente. Ok, lo ammetto, ho barato e ho fatto una 'finta intervista'. In realtà la pubblicherò. Praticamente, è emerso che siamo 'ostaggi del sistema'. troppa gente scrive, le case editrici ne hanno piene le scatole di esoridienti web-pompati e quindi non se li filano, salvo rari casi. Quindi, gli agenti non ci investono. Semplice legge di mercato, del tutto uguale a quella che vedo applicato ogni giorno nel mio mondo, giornali e tv. Tutti si lamentano che non vendono copie e che l'audience cala, ma ogni volta in cui proponi qualcosa di nuovo ti dicono 'eh, ma è nuovo, non si vende mica'... insomma, anzichè fare giornali e televisioni migliori, riduciamo i costi e ci trinceriamo dietro agli evergreen, tipo "Montalbano" (11 milioni di telespettatori su Rai 1) o Gramellini, dalla Stampa al Corriere... 

Zero investimento, zero crescita, zero sviluppo e zero prospettive.

Viva l'Italia!

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@Giorgio Caroli

1 ora fa, Giorgio Caroli ha detto:

Viva l'Italia!


Non è, comunque, solo l'Italia.
Se noti anche l'industria del cinema, per fare un esempio, investe molto meno su progetti nuovi e molto più su remake e simili, che in teoria garantiscono una base di spettatori maggiore.
Questo solo per dire che la legge del mercato vale ovunque, com'è giusto che sia. Vogliamo pur sempre vendere libri, per quanto ci piaccia parlare di "fare cultura".
Il sistema purtroppo non aiuta, è vero, perché sono sicuro che a qualsiasi agente letterario convenga più fornire servizi a pagamento a 100 autori che non verranno mai pubblicati piuttosto che prendere la percentuale sulle vendite del romanzo di un autore esordiente.
E anche all'editore, probabilmente, conviene più acquistare i diritti di opere straniere piuttosto che spendere risorse per lo scouting.
Il rischio è di perdersi per strada un capolavoro, ma c'è di positivo che comunque non ce ne accorgeremo.    

In fondo, da aspirante scrittore, si può solo sperare in un po' di fortuna nel proporre il progetto giusto alla persona giusta al momento giusto.
 

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@Artemisia Winter e non ci sono solo i soldi, se uno scrive per hobby sono fatti suoi, se uno scrive per arrivare sul mercato farebbe bene a curare la propria capacità autocritica tanto quanto la sua scrittura perché altrimenti sta solo perdendo tempo che potrebbe occupare in maniera migliore

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@GiD Attenzione a una cosa, però: vero che l'industria cinematografica investe meno di qualche anno fa sul nuovo a livello di prodotto da sala, ma anche vero che la stessa industria ha preferito spostare l'attenzione sul mercato delle serie, perchè molto più profittevole. La scalabilità e la replicabilità di prodotto sono un assoluto, altrimenti Camilleri, per restare nella letteratura, non avrebbe fatto la propria fortuna con Montalbano. Alla fine, alla base del suo successo ci sono il personaggio e l'ambientazione e il linguaggio, tutti elementi replicati identici in ogni libro. Quindi: affezione al protagonista e ambientazione suggestiva. Niente di diverso da quello che fecero Agatha Christie o Arthur Conan Doyle o ancora JK Rowlings. 

Ma il discorso sarebbe lungo e suggerisco di fermarlo qui, per non andare OT.

Quello che mi chiedo è perchè non c'è una via privilegiata per quelli che 'fanno autocritica' e che, soprattutto, compiono una serie di azioni mirate a evitare di presentare un prodotto poco vendibile o non adatto alla CE contattata. E' l'unico settore merceologico, questo, che non prevede un canale preferenziale per il B2B, neanche nel comparto degli intermediari commerciali. E questo è inaccettabile. 

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1 ora fa, Giorgio Caroli ha detto:

@GiD Quelli che mi chiedo è perchè non c'è una via privilegiata per quelli che 'fanno autocritica' e che, soprattutto, compiono una serie di azioni mirate a evitare di presentare un prodotto poco vendibile o non adatto alla CE contattata.

 

Semplicemente perché non c'è modo di distinguere a priori uno bravo da un incapace. Non c'è un esame o un patentino che può qualificarti come scrittore. Volendo creare la ''via privilegiata'' di cui parli, secondo quali criteri l'editore dovrebbe dare accesso a questa via a un esordiente piuttosto che a un altro?

Tutti siamo convinti di fare autocritica e tutti siamo convinti che il nostro romanzo abbia ottime potenzialità commerciali. Nessuno, editore o agente che sia, ha modo di filtrare gli aspiranti scrittori senza mettersi lì a rovistare fra i manoscritti.

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2 ore fa, Giorgio Caroli ha detto:

Quello che mi chiedo è perchè non c'è una via privilegiata per quelli che 'fanno autocritica' e che, soprattutto, compiono una serie di azioni mirate a evitare di presentare un prodotto poco vendibile o non adatto alla CE contattata.

 

https://en.wikipedia.org/wiki/The_Beatles%27_Decca_audition

 

Secondo me è anche l'enorme quantità di roba che arriva ad averci parte della colpa. Se uno legge 187 va***te di fila come fa a capire che la 188° può vendere almeno 10mila copie? Forse dovrebbero prendersi una pausa, ne leggono un tot e poi si fermano per due settimane per ricaricare le batterie, quindi ricominciano. Ovviamente sempre considerando che una buona parte può essere scartata già dai primi due capitoli, la sinossi è utile a cassare il romanzo solo se uno la scrive piatta e con errori marchiani, o se vi si intravede una trama ripetuta un milione di volte con delle incongruenze evidenti già in quelle poche righe

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Personalmente prima di inviare il testo mi accerto che il lavoro sia completamente "pulito", il che vuol dire che c'è un primo editing "leggero" fatto da me, poi un editing un po' più pesante fatto da altri, per finire correzione di bozze.
Dei due lavori che ho presentato fino a ora a qualche agenzia, per il primo sono stato ricontattato a brevissimo da un'agenzia abbastanza nota (che però mi ha chiesto un lavoro sul testo che non sono sicurissimo funzioni, e quindi sono 8 mesi che sono incerto sul da farsi)
per il secondo sono stato ricontattato entusiasticamente da un'agenzia non molto conosciuta che vorrebbe rappresentarmi "normalmente"; ricontattato entusisaticamente da una piccola agenzia che vorrebbe sì rappresentarmi ma che vorrebbe da me 416 euro per farmi la correzione di bozze di quei 4 refusi che ci sono nel testo (hanno specificato loro che al testo non serve editing); scartato da un'agenzia molto attiva qui sul Wd (la Lorem, non so quanto conosciuta), inviato l'incipit alla Meucci che non ha mai risposto (il che equivale a un No, perché se un'agenzia è interessata si fa sentire appena ha finito la lettura).
Credo che ricontatterò a breve la piccola agenzia e mi farò rappresentare.

Più genericamente:

On 22/5/2017 at 11:55, Giorgio Caroli ha detto:

Analisi di mercato potenziale su campione di lettori (profilati e rappresentativi di cluster di potenziali acquirenti)?

direi che è un lavoro che si può fare se si ha intenzione di presentare il prodotto al Direttore Editoriale di una CE il cui target sia esattamente quello che interessa. Ammesso di avere un canale diretto col DE (leggi: essere sicuri che legga la mail di presentazione con questi dati perché sa chi sei).

 

On 22/5/2017 at 11:55, Giorgio Caroli ha detto:

Gli esordienti sono tutti così babbei da non rendersi conto del reale valore del proprio scritto (io non credo)?

  Qui quoto GiD. Buona parte del materiale che arriva ad agenti e CE è di qualità talmente bassa da essere imbarazzante. Basta partecipare un anno a Io Scrittore per rendersi conto di quello che ti arriva in lettura.

 

On 22/5/2017 at 11:55, Giorgio Caroli ha detto:

Per cui, torno alla domanda: prima del contatto con l'agenzia, come lavorate il vostro testo?

Il consiglio che ti posso dare è: fallo leggere da qualcuno che abbia un minimo di dimestichezza con l'ambiente editoriale (considerando il lavoro che fai non dovrebbe essere difficile) e che ti dica se ci sono "problemi" grandi che tu non vedi. Chiaro che deve essere una persona in grado di dirti in modo franco se il testo ha dei problemi o no, e deve essere capace a farlo. 
Il passo successivo è una pulizia del testo da errori, refusi ecc. Non che sia "fondamentale", ma un testo pulito è sicuramente più facile da leggere per chi dovrà valutarlo. E poi lasci l'idea di non essere "sciatto", che non è poco.

 

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@Bango Skank Ciao, ti ringrazio per le tue opinioni e ti dico subito che le condivido.

 

Per quanto riguarda il mio caso, prendo l'ultima parte del tuo discorso:

 

4 ore fa, Bango Skank ha detto:

Il consiglio che ti posso dare è: fallo leggere da qualcuno che abbia un minimo di dimestichezza con l'ambiente editoriale (considerando il lavoro che fai non dovrebbe essere difficile) e che ti dica se ci sono "problemi" grandi che tu non vedi. Chiaro che deve essere una persona in grado di dirti in modo franco se il testo ha dei problemi o no, e deve essere capace a farlo. 
Il passo successivo è una pulizia del testo da errori, refusi ecc. Non che sia "fondamentale", ma un testo pulito è sicuramente più facile da leggere per chi dovrà valutarlo. E poi lasci l'idea di non essere "sciatto", che non è poco.

 

 

Ho fatto due editing professionali e fatto leggere il libro a una quindicina di 'lettori professionisti' di cinema e tv e tutti mi hanno dato parere unanime: la storia c'è e il tema trattato è attuale e vendibile mainstream. A questo puoi aggiungerci una scrittura professionale sotto ogni aspetto e una cura spasmodica per i dettagli (sono un pignolo maledetto, figurati se mando in giro un testo con i refusi o altre dilettanterie con la mia firma).

 

Soltanto dopo tutto questo lavoro ho pensato di mandare in valutazione il libro, non prima. Il problema quindi è: siccome io non conosco nessuno, come faccio a dire ad agente o CE "ehi, guarda che io ho fatto tutto questo PRIMA di chiamarti, quindi ti sto mandando una cosa pronta, leggila e dimmi se per te è in o out?", se non riesco a fargli leggere la f....ta mail in cui lo scrivo o se loro non mi credono perchè "tanto dicono tutti così"??? Scusate lo sfogo ma è frustrante, e poi oggi è stata una giornata maledetta!

 

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11 minuti fa, Giorgio Caroli ha detto:

Soltanto dopo tutto questo lavoro ho pensato di mandare in valutazione il libro, non prima. Il problema quindi è: siccome io non conosco nessuno, come faccio a dire ad agente o CE "ehi, guarda che io ho fatto tutto questo PRIMA di chiamarti, quindi ti sto mandando una cosa pronta, leggila e dimmi se per te è in o out?", se non riesco a fargli leggere la f....ta mail in cui lo scrivo o se loro non mi credono perchè "tanto dicono tutti così"??? Scusate lo sfogo ma è frustrante, e poi oggi è stata una giornata maledetta!


Non c'è bisogno di dirlo: il professionista lo capisce da solo. Anche perché a dire di presentare un testo corretto "son buoni tutti", ma il presentarlo in modo professionale è tutt'altra cosa dal dirlo.
Per quanto riguarda la frustrazione, credo sia un passaggio obbligato per più o meno tutti gli "aspiranti", almeno inizialmente.
Poi credo ci sia da fare i debiti distinguo: un conto sono le CE medie e grandi, dove senza agenti o determinati agganci ritengo sia molto, molto difficile farsi leggere. E qui se puoi riuscire ad avere agganci diretti con costoro lo sai solo tu (se puoi chiedendo un favore, chiedilo).
Altro conto sono le agenzie. Per la mia - seppur piccola - esperienza, credo che leggano e che, se interessate, rispondano (alcune rispondono a prescindere).
Altro conto ancora sono le piccole o medio piccole CE, alle quali un prodotto professionale e valido può arrivare senza alcun problema. C'è da dire che pubblicare con costoro equivale a non avere visibilità e distribuzione: se vendi 200 copie hai fatto bingo.
Detto questo, il problema si sposta sul piano personale, sul piano delle tue aspettative. Un ventenne alla sua prima esperienza potrebbe e dovrebbe essere contento di pubblicare con una piccola CE, un professionista nell'ambito giornalistico probabilmente no.
Se hai un testo che ritieni valido dovresti cercare di proporti a un'agenzia (o a una CE medio grande avendo un contatto utile) vendendo te stesso, oltre che il tuo testo. Sei un giornalista, il che vuol dire che hai un seguito di lettori ai quali puoi rivolgerti per pubblicizzare i tuoi prodotti editoriali (presumo tu abbia un blog e che comunque conosca il mondo della comunicazione in rete assai bene); fallo presente. A volte questo può contare tanto quanto la validità del prodotto. Chiedi in giro alle persone del tuo ambiente e fatti dare i contatti diretti di ogni agente che puoi e mandagli una mail presentando prima te stesso che il prodotto.
Se il prodotto poi è valido (e non ho motivo di dubitarne) qualcuno che ti si prenda in carico lo troverai di certo.
Male che va avrai il materiale per un buon articolo sul mondo dell'editoria e degli aspiranti scrittori...


 

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21 minuti fa, Giorgio Caroli ha detto:

Il problema quindi è: siccome io non conosco nessuno, come faccio a dire ad agente o CE "ehi, guarda che io ho fatto tutto questo PRIMA di chiamarti, quindi ti sto mandando una cosa pronta, leggila e dimmi se per te è in o out?", se non riesco a fargli leggere la f....ta mail in cui lo scrivo

Magari sarò ingenuo... Ma sono convinto che gli agenti leggono quello che scrivi nel corpo della mail e anche il romanzo stesso. Se non tutto, almeno in parte. Che poi non rispondano è un altro paio di maniche.

In ogni caso, se temi che non lo facciano, leggo qui sul forum che ci sono agenzie molto importanti che dietro pagamento di una tassa di lettura valutano il tuo testo e se lo ritengono opportuno ti offrono la rappresentanza. Alla fine potrebbe essere un investimento tanto quanto quello che hai fatto per gli editing professionali.

E se tutto dovesse andare storto... Spera che almeno i tuoi lettori professionisti conoscano qualcuno a cui poter mostrare il tuo lavoro...

 

 

 

 

 

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Una discussione veramente interessante. Sapete una cosa? Credo che di là di sintassi, grammatica, eccetera (ovviamente si lascino fuori i casi umani "stile provini per il grande fratello"), dicevamo, che di là di tutto questo: manchino le storie. Le storie, dove sono? Prendo in mano tantissimi libri, scritti in modo ineccepibile, ma la storia? Certo, molti funzionano, ma quando vai nelle librerie non mi si deve negare che scaffali su scaffali sono coperti da libri - vomitati a centinaia - di negozio in negozio, e volete farmi credere che saranno venduti? Naaaaa ... non ci credo. Ci saranno sicuramente convenzioni e contributi che garantiscono all'editoria più blasonata di stampare carta su carta, i cui ritorni economici si basano - solo relativamente - sul prodotto in sé. Sono OT? mmmmh ... non credo, solo in apparenza, e mi riallaccio agli agenti ...

 

... il mercato è saturo? ma saturo di cosa? Di incompetenza? naaaaa, o meglio NIIIII - non è proprio così, quello che manca, manca in nome di una modernità che sta portando una noia tale, che anche nella povertà, riesce a instaurarsi un'accettazione degradata. Manca il vissuto. Manca il ribelle. Le menti sono zombizzate, la mercificazione dell'individuo ha resettato il fervore e la rabbia. Non c'è rabbia. Ci sono lamentele, è diverso. Anche furiose, ma sempre lamentele rimangono...

 

... se ci fossero storie, nessuno si stancherebbe a leggerle, anche se scritte male. Il potenziale è quello che manca. E questo potenziale manca perché siamo entrati in loop e l'editoria (e tutto ciò che vende e fa numero) vende il nulla, è ciò crea emuli del nulla. Poco importa con quale grado di professionalità. 

 

Non sono d'accordo poi sulla distinzione di scrivere "per hobby" e "scrivere perché tu possa vendere". Non sto dicendo che queste categorie non esistano. Sto dicendo che queste ghettizzazioni sono ciò che sta snaturando il processo espressivo. Si sta andando verso un autodistruzione ...

 

... speriamo nel sovvertimento del paradigma, invece di genuflettersi ad allacciargli le scarpe.

 

 

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