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simone volponi

[MI 100-4] Il maniaco colpisce, Roma si caga sotto, la supplente spara

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commento

 

Traccia mezzogiorno

 

«Ci voleva proprio una gita fuori città, Remo. Così possiamo stare tranquilli, per una volta.»

Laura Rizzoli era appena uscita dalla doccia, e si asciugava la cascata di capelli scuri. Il suo corpo snello e dalla carnagione olivastra, brillava nudo sotto la luce bianca delle lampade a parete che illuminavano la piccola baita. I piccoli piedi si mossero leggeri sul tappeto per raggiungere Remo che, steso sul divano, le fissava incantato il pube dal pelo sottile che danzava nel movimento dei fianchi.

«Eh sì, ci voleva proprio» disse lui, «per fortuna sono riuscito a rubare la chiave della baita ai miei, così possiamo stare soli soletti. Spero solo che non se ne accorgano fino al mio rientro.»

«Mh, ragazzo cattivo!»

Laura piovve tra le braccia di Remo, e le loro bocche si incastrarono con passione. Il ragazzo aveva già i pantaloni gonfi.

«Non sai che pena dover far finta di nulla quando siamo a scuola» disse lei specchiando gli occhi come perle scure in quelli marroni di Remo. «Fingere che tu sia un semplice allievo e io soltanto la tua supplente, evitare i tuoi sguardi…»

«Lo so, dovrei smetterla di lanciarti certe occhiate. Ma sono solo uno studente ammaliato dalla sua bellissima insegnante, i miei ormoni sono giustificati!»

Risero e si baciarono. Laura si corrucciò per un attimo.

«Supplente, non insegnante. Prima o poi dovrò lasciare il posto.»

«Ma continueremo a vederci lo stesso.»

Fecero l’amore sul divano. Era la terza volta per loro. La prima era stata un veloce amplesso nel bagno della scuola, dopo l’ora di uscita, quando Laura colse la verginità adolescenziale di Remo.

 

«Certo, pensare che a Roma gira questo Segatore, e che non riescono ancora a catturarlo… c’è da aver paura.»

Laura commentava l’articolo del Messaggero, mentre sorseggiava il vino in attesa della cena. C’era una nuova vittima del killer soprannominato “il Segatore”, una donna uccisa nella sua cucina e tagliata a pezzi. Il numero degli omicidi saliva, e la polizia ancora non aveva cavato un ragno dal buco.

“Siamo terrorizzati anche noi, come tutti i cittadini” aveva dichiarato il commissario Banzi.

Remo le rispose dalla cucina: «Già, pensare che esistono certi maniaci mette i brividi. Molla il giornale, dai, godiamoci il nostro momento.»

Cenarono leggeri, con un occhio di riguardo alla linea impeccabile di Laura. Finito a tavola, si spostarono davanti alla finestra a guardare il paesaggio, Remo che cingeva da dietro la sua bellissima supplente. I quindici anni che li separavano erano annullati in quel momento di intima convivenza. Fuori, la neve scendeva lenta, leggera, attecchiva poco sull’erba verde che circondava la baita, e gli alberi sullo sfondo, fitti e scuri, sembravano lì per metterli al riparo da qualsiasi occhio indiscreto e da ogni possibilità di scandalo.

«Magari potrei approfittare delle nostre scappatelle qui per fare esercizio con la carabina» disse Laura, che lontana dagli impegni scolastici praticava il tiro a segno sportivo.

«Sì, potremmo disegnare dei bersagli sugli alberi. Per te qualsiasi cosa» disse Remo.

Lei lo baciò, poi si mosse felina verso il bagno, lasciandolo momentaneamente solo con il suo desiderio. Poco dopo, il rumore dell’acqua divenne un sottofondo che creava un’attesa eccitante.

Uno scatto metallico distolse Remo dai suoi pensieri. Ne sentì un altro, proveniente dalla porta d’ingresso. Remo si accigliò nel sentire alcuni scricchiolii sparsi all’interno della stanza; forse era il parquet, ma potevano provenire anche dalle pareti in legno. Sospirò con fastidio pensando ai topi. Era un po’ che la baita non veniva usata, di certo i topi ne avevano approfittato, e adesso doveva dargli la caccia per non far spaventare Laura e rovinare così il loro week end.

 

La schiuma si gonfiava fuoriuscendo dalla spugna stretta tra le mani, per poi scivolare in basso sotto la spinta liscia dell’acqua calda. Laura strofinò con leggerezza la pelle delle cosce e del sedere tondo, lasciò che la schiuma le coprisse i piccoli seni e piegò la testa all’indietro sotto lo scroscio della doccia.

L’occhio che la scrutava attraverso il buco della serratura batteva le palpebre con nervosismo. Stava lì dietro la porta da diversi minuti a godersi lo spettacolo, assorbito dalla sensualità di Laura che si muoveva sinuosa tra i vapori e gli schizzi, e che ora offriva una visuale della schiena perfetta, con l’acqua che convergeva tra le natiche formando una piccola cascata.

Laura mise l’accappatoio rosa e diede una rapida controllata nello specchio al proprio volto esotico, frutto del genoma indiano ereditato dalla madre. Sorrise pensando a Remo che l’attendeva.

Uscì dal bagno e trovò le luci spente e un silenzio inaspettato.

«Remo?»

Nessuna risposta. Laura camminò lenta verso il tavolo al centro della stanza, l’unica illuminazione era quella flebile che penetrava attraverso i vetri delle finestre.

«Remo, sei in camera?»

La camera da letto era a destra, e Laura si diresse da quella parte scrutando la penombra.

«Va bene creare l’atmosfera, ma potevi accendere qualche candela almeno.»

Raggiunse la porta della camera e aprì. Fu investita da qualcosa che crollava in pezzi, come se avesse urtato delle scatole incolonnate con scarso equilibrio. Le sfuggì un grido di sorpresa, che divenne urlo di terrore quando si chinò a raccogliere da terra uno di quegli strani oggetti e si trovò tra le mani la testa di Remo.

Mentre urlava, sentì tra le dita i capelli ricci del ragazzo, e l’umido appiccicaticcio del sangue. Senza capire bene cosa faceva, mollò di scatto la testa e raccolse altri pezzi dall’ombra: una mano, le braccia, le caviglie, i piedi. C’ era tutto Remo sparso sul parquet.

Laura annaspò all’indietro, si voltò e corse verso l’uscita. Picchiò duro contro il tavolo, rimbalzò tra le sedie, finì contro la porta d’ingresso, le mani tremanti sulla maniglia.

Non si apriva. Spinse per forzarla, ma la porta era chiusa a doppia mandata. Tentò allora di aprire una delle finestre per poter scivolare fuori, ma anche quella risultò bloccata. Lo erano tutte, chiuse, serrate, non si sollevavano.

Fuori la neve era aumentata d’intensità, la barriera di alberi ora sembrava il muro di una prigione.

La mano inguantata avanzò verso di lei e l’afferrò per l’accappatoio. Laura si divincolò e l’accappatoio si aprì, scoprendole il davanti, mentre la sagoma dell’uomo sollevò una lama dentata pronta a colpirla. D’istinto, Laura si gettò di corsa verso la camera da letto, cercando di non guardare Remo sparpagliato come i pezzi di un puzzle. Chiuse la porta e girò la chiave.

Rimase immobile per qualche istante, le mani tra i capelli bagnati, i seni turgidi. Vide la maniglia cominciare ad abbassarsi, una, due volte, finché non prese a fare su e giù con rapidi colpi, mentre la porta veniva percossa da tonfi sordi.

Laura si guardò intorno; la finestra della camera era un riquadro in alto, con una inferriata che sporgeva verso l’esterno. Frugò allora nella cassettiera, in cerca di qualche oggetto da usare come difesa. Aprì l’armadio e sussultò in un moto di gioia: una doppietta da caccia era agganciata all’anta destra.

La prese, si concentrò per calmarsi e riuscì a maneggiarla abilmente. La porta continuava a essere colpita, la maniglia a essere scossa. Laura trovò le cartucce del fucile dentro una scatola sul fondo dell’armadio.

«Adesso me la paghi» disse mentre caricava la doppietta.

Puntò verso la porta e sparò. I due colpi aprirono un grosso otto fumante nel legno. Attraverso i due buchi, Laura vide la sagoma del Segatore barcollare contro il muro e scivolare a sinistra.

Ricaricò la doppietta e si fece avanti, cauta, la canna d’acciaio puntata. Aprì la porta e poggiò il calcio sulla spalla destra. Camminò di nuovo tra i resti di Remo, inseguendo un lamento affannato.

Trovò il Segatore pigiato contro la porta. La stava aprendo. Nel momento in cui la neve penetrò nella baita insieme al soffio del vento, Laura esplose due colpi, e un getto scuro schizzò dal petto dell’assassino. La forza degli spari lo gettò fuori, con la faccia sull’erba.

Modificato da simone volponi

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On 21/5/2017 at 10:24, simone volponi ha detto:

C’ era tutto Remo sparso sul parquet.

Ti vogliamo, così! Tum tum tututum! Ti vogliamo così! :lol:

 

On 21/5/2017 at 10:24, simone volponi ha detto:

e si trovò tra le mani la testa di Remo.

Qui avrei dedicato più testo (caratteri permettendo) alla scoperta di cos'era quella roba sul pavimento.

 

Ottima tensione, scene splatter come da marchio di fabbrica, scritto bene come sempre.

Unico appunto che viene da porre è com'è che da Roma il segatore li ha seguiti fino alla baita? Era un collega della supplente? Un altro allievo? In mancanza di un nesso di questo tipo, pare un po' inverosimile che sia finito fino lì dietro ai protagonisti.

 

Comunque, ottima prova.

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1 ora fa, Federico72 ha detto:

com'è che da Roma il segatore li ha seguiti fino alla baita? Era un collega della supplente? Un altro allievo?

Impara a non farti domande quando partorisco durante il MI, che gli 8000 sono 8000... mi chiamano "sembra l'inizio di un racconto più lungo" :D

Però le tue supposizioni sono interessanti... molto.

 

Volevo celebrare i cult italiani della commedia sexy, del thriller, e un tocchetto di poliziottesco appena accennato, tra l'altro l'altro influenzato dal recente ascolto degli Strato's (vai su bandcamp) e cosa che vorrei fare in maniera più ampia, e ho approfittato dell'occasione anche se con una traccia imposta.

Thanx

 

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On 21/5/2017 at 10:24, simone volponi ha detto:

Fecero l’amore sul divano. Era la terza volta per loro. La prima era stata un veloce amplesso nel bagno della scuola, dopo l’ora di uscita, quando Laura colse la verginità adolescenziale di Remo.

Non si capisce se anche la seconda è stata sul divano prima della terza, oppure non si sa dove e quando sia successa.

 

On 21/5/2017 at 10:24, simone volponi ha detto:

Puntò verso la porta e sparò. I due colpi aprirono un grosso otto fumante nel legno. Attraverso i due buchi, Laura vide la sagoma del Segatore barcollare contro il muro e scivolare a sinistra.

Ma si può sparare impunemente ai Segatori? La nuova legge non ne parla.

 

Bravo @simone volponi , un bel racconto veramente, tanto ormai mi sono abituato ai pezzi sanguinolenti e non mi fanno più impressione, anzi cominciano addirittura a piacermi.

E poi scrivi bene, ma veramente bene. Complimenti.

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On 21/5/2017 at 10:24, simone volponi ha detto:

«Non sai che pena dover far finta di nulla quando siamo a scuola» disse lei specchiando gli occhi come perle scure in quelli marroni di Remo. «Fingere che tu sia un semplice allievo e io soltanto la tua supplente, evitare i tuoi sguardi…»

«Lo so, dovrei smetterla di lanciarti certe occhiate. Ma sono solo uno studente ammaliato dalla sua bellissima insegnante, i miei ormoni sono giustificati!»

Risero e si baciarono. Laura si corrucciò per un attimo.

«Supplente, non insegnante. Prima o poi dovrò lasciare il posto.»

Il primo lo toglierei: lo spieghi già dopo, e nella prima parte di dialogo spieghi già che sono a scuola assieme, se aggiungi anche l'altra spiegazione rischia di essere tutto troppo concentrato.

 

Ma Romolo dove l'avete lasciato? Già mi aspettavo una cosa a tre! Il racconto è stato divertente: fortuna che Laura sapeva come usare il fucile! Peccato, invece, che nel titolo avessi già spoilerato gran parte della storia :( Anche se all'inizio eri riuscito a farmi venire un po' il sospetto che fosse la pistolera l'assassin@ v_v 

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@Macleo grazie mille Mac, detto da te che scrivo bene, mi da un senso a quello che cerco di fare <3

 

3 minuti fa, Lizz ha detto:

nel titolo avessi già spoilerato gran parte della storia

Volevo omaggiare i cult italiani, e sta supplente spara mi passava per la mente da un po'.

Pensavo che il sospettato potesse esse Remo... no eh... vabbè

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@simone volponi Anche lui, sì... diciamo che c'era un po' il dubbio che uno dei due fosse l'assassino, ma lei aveva il fucile ad aumentare le probabilità.

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@simone volponi

Premetto dicendo che scrivi troppo bene, mi è piaciuto tanto, ma non ti voterò...:asd:

Le descrizioni della donna sono veramente riuscite bene, molto sensuali, uno dei tuoi punti forti insieme a quelle della gente squartata, quindo qui sei a cavallo.

La storia è un po' classica nel genere, ma ci sta. Avrei gradito un profilo del killer, ma come sempre negli 8000 ci vai stretto come un africano in una cinesina...

 

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1 ora fa, Joyopi ha detto:

Premetto dicendo che scrivi troppo bene, mi è piaciuto tanto, ma non ti voterò...:asd:

:D

 

 

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On ‎21‎/‎05‎/‎2017 at 10:24, simone volponi ha detto:

Aprì l’armadio e sussultò in un moto di gioia

metterei "moto di feroce soddisfazione"

 

On ‎21‎/‎05‎/‎2017 at 10:24, simone volponi ha detto:

La forza degli spari lo gettò fuori, con la faccia sull’erba

ma l'esterno non dovrebbe essere coperto di neve?

 

Racconto scritto bene che, come dici tu, omaggia i cult italiani; il titolo poi è una chicca :) 

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Ospite Rica

@simone volponi

bella la tensione che crei, sdrammatizzando i toni splatter, scritto bene. Tra i tuoi che mi è piaciuto di più.

Il finale non è un finale, però. Non mi è piaciuto. :love:

Ciao Simone, a prestissimo! ;)

On 21/5/2017 at 10:24, simone volponi ha detto:

soli soletti. Spero solo che non se...

Cambierei. Solo questo! ;)

 

On 21/5/2017 at 10:24, simone volponi ha detto:

l’articolo del Messaggero,

 de "Il Messaggero"

 

On 21/5/2017 at 10:24, simone volponi ha detto:

la barriera di alberi ora sembrava il muro di una prigione.

bello come lo stesso elemento possa svolgere due funzioni diverse e contrarie: da protezione a reclusione

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