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Ngannafoddi

Vi capita mai di piangere mentre scrivete?

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28 minuti fa, perseveranza ha detto:

Io ho pianto alcune volte. È quella che amo definire la sindrome da Geppetto.

Si creano i personaggi dopo averli averli strutturati nella mente. Poi si inizia a scrivere e questi interagiscono tra loro.

La vicenda prosegue e si delineano dettagli imprevisti, nuove sfumature che rendono tutto più verosimile e umano.

I personaggi sembrano veri, sembrano soffrire come noi, gioire, sperare e ancora soffrire.

I burattini di legno sono diventati essere umani. Inizialmente apparivano un po' goffi, magari si muovevano a scatti, in maniera poco armoniosa, ma poi pagina dopo pagina è uscita la loro anima e il loro cuore ed è lì che ho pianto insieme a loro. Quelle pagine sono state le più riuscite e hanno commosso anche i lettori.

 

Accade qualcosa di simile anche a me :).

I miei personaggi spesso però sfuggono al mio controllo e fanno di testa propria. Più aumentano le pagine e più diventano in grado di cambiare la fine che avevo deciso per loro.

Essi vivono!

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1 minuto fa, Marcello ha detto:

e a quel punto :morte:.

Meglio ucciderli da piccoli, prima che inizino a interagire con tutti (cit. Erode).

 

A meno che non sia già troppo tardi... :cosa:

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33 minuti fa, perseveranza ha detto:

sindrome da Geppetto.

Scusate, è ignobile ma non so trattenermi.

Geppetto, l'unico uomo che ha concepito un bambino con una sega (cit. Camparino)

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Ospite gecosulmuro
23 ore fa, Ngannafoddi ha detto:

I miei personaggi spesso però sfuggono al mio controllo e fanno di testa propria. Più aumentano le pagine e più diventano in grado di cambiare la fine che avevo deciso per loro.

Essi vivono!

Anch'io contemplo rapito questo miracolo ogni volta, con le lacrime agli occhi e l'emozione che si rinnova... più o meno fino alla quinta revisione, poi restano solo le parolacce! :D

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"Il motto di un'arte seria è questo: poco parlare noi e far molto parlare le cose. Sunt lacrimae rerum. Dateci le lacrime delle cose e risparmiateci le lacrime vostre".

                                           [Francesco De Sanctis]

Modificato da Rewind
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Ospite

«Senza emozione la scrittura è morta […] contemplare l’oggetto non è sufficiente. Deve esserci un’emozione iniziale, cosicché tutto ciò che lo scrittore vede, viene ad essere saturato da questa qualità affettiva. Solo questo atteggiamento è in grado di introdurre un’intima unità».

Katherine Mansfield

 

si potrebbe andare avanti all'infinito.

 

 

:asd: 

 

torno a contemplare l'universo.

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On 11/5/2017 at 18:53, Niko ha detto:

Se non ti emozioni tu stesso per le storie che scrivi, come fai a pensare che il lettore si emozioni?

Questa è una regola sacrosanta, riportata da quasi tutti i manuali di scrittura creativa.

12 ore fa, Rewind ha detto:

"Il motto di un'arte seria è questo: poco parlare noi e far molto parlare le cose. Sunt lacrimae rerum. Dateci le lacrime delle cose e risparmiateci le lacrime vostre".

                                           [Francesco De Sanctis]

Il famoso motto "show, don't tell" espresso in maniera più eloquente... alla De Sanctis, appunto.

On 11/5/2017 at 19:57, ElleryQ ha detto:

Sì, se mi accorgo di aver fatto degli errori madornali, da cappello con le orecchie d'asino e ginocchia sui sassolini! :asd:

Come non essere d'accordo?

Comunque, nel mio caso, mi commuovo, se scrivo qualcosa di commovente, e rido, se scrivo qualcosa di divertente.

Le lacrime vere e proprie le verso solo quando, mentre sto editando un testo altrui e mi accorgo che devo correggere la consecutio temporum in più di due pagine.:S !

Modificato da Alexmusic
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On 12/5/2017 at 10:51, Kuno ha detto:

Se un mio personaggio muore di cancro, non riesco a pensare "Oddio, poverino, è morto di cancro. Deve essere stato terribile!". Cioè sono stato io a fargli venire il cancro perché mi era indispensabile che morisse, sono stato io a farlo soffrire come un cane per mesi e a farlo crepare 

Questo pensiero mi ha fatto riflettere. Nelle mie storie ho ucciso molte persone, anche dopo lunga sofferenza, ma non ho mai pensato "poverino". La commozione la provavo per chi rimaneva. Chi gli stava a fianco e lo vedeva soffrire e deperire lentamente. E poi alla fine lui moriva e aveva finito di soffrire, ma per chi restava iniziava l'elaborazione del lutto. E questa può durare anni. A volte una vita intera, nella realtà.

Già... nella realtà. Forse il punto è questo: sono storie, non realtà. Dipende da come l'autore vuole svilupparle.

Per trasmettere emozioni al lettore, può cercare di farlo identificare con il malato o con i suoi parenti, o con gli amici.

La morte ha una sua funzione, sia nella realtà, sia nella narrativa. Le emozioni sgorgheranno anche a causa sua, ma non necessariamente saranno state causate dalla "vittima" di turno, per cui non ha senso commuoversi a priori per lui.

 

Ciao

Dan

 

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On 12/5/2017 at 17:28, Ngannafoddi ha detto:

Accade qualcosa di simile anche a me :).

I miei personaggi spesso però sfuggono al mio controllo e fanno di testa propria. Più aumentano le pagine e più diventano in grado di cambiare la fine che avevo deciso per loro.

Essi vivono!

Bellissima questa frase, che approvo in pieno.

Pensa che avevo creato un personaggio femminile apposta perchè si mettesse insieme al protagonista, e questo si mette invece con la sorella! Davvero, non so come sia successo, ma alla fine è andata così e adesso i due sono pure sposati. :D

Essi vivono, e non moriranno mai!

 

Ciao

Dan

 

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Piangere no, ma provare fortissime emozioni si. Durante la scrittura del mio romanzo ho provato stupore, gioia, tristezza. Quando ho scritto le ultime righe mi sono commosso, volevo cambiare il finale ma non potevo, era giusto così. 

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Io sì, mentre scrivo e soprattutto mentre rileggo. Il che mi preoccupa, perché in fase di revisione preferirei essere più distaccata e temo sempre che quello che mi fa piangere sia l'immedesimazione con l'idea che ho della vicenda e non con quello che c'è scritto.

 

E poi perché ci sono quelle in cui dovrei piangere e invece no: qui siamo alla certezza che il messaggio non arriva? Oppure sono tutte mie paranoie?

 

Però la cosa migliore che mi sia successa è stata rileggere alcuni racconti e trovare delle descrizioni più belle ed efficaci di quanto ricordassi. Quello sì che mi ha commosso (lo so, modestia è il mio secondo nome :asd: ).

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1 ora fa, swetty ha detto:

E poi perché ci sono quelle in cui dovrei piangere e invece no: qui siamo alla certezza che il messaggio non arriva? Oppure sono tutte mie paranoie?

 

Io ho un'amica alla quale faccio leggere i miei lavori appena ultimati. Per esempio, lei ha pianto in pagine che a me non facevano piangere. Sarà che ognuno ha un modo diverso di emozionarsi... Però lei ha pianto e io ne ero felice! xD

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On 14/5/2017 at 20:40, wivern ha detto:

Quando ho scritto le ultime righe mi sono commosso, volevo cambiare il finale ma non potevo, era giusto così. 

@wivern Quello è proprio il problema!

Tu crei una storia, fai nascere dei personaggi, li fai crescere e poi finisce sempre che fanno quello che vogliono loro! :asd: 

 

Credo che sia normale che "la mente suprema" della storia si commuova comunque... Come potrebbe essere diversamente, quando la storia si sviluppa in un modo non proprio programmato o voluto? Ad un certo punto, la storia ha vita propria e a noi tocca seguirla passo dopo passo, correggerla, reindirizzarla ma alla fine si svilupperà a modo suo, secondo i suoi tempi e volente o nolente, il finale sarà quello che avrà scelto lei.

 

O forse dovrei essere più severa con le mie storie? :mazza:

 

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Aggiungerei il caso di quando si descrivono le cipolle in una scena. Lì è impossibile trattenersi :buhu:

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4 ore fa, sioux ha detto:

Aggiungerei il caso di quando si descrivono le cipolle in una scena. Lì è impossibile trattenersi :buhu:

 

sioux, devi però descrivere di tutto punto la scena della pelata di cipolle fresche e vedrai che va in porto:gokulol:

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Specifico, mi era capitato quando ho scritto una cosa che mi convolgeva emotivamente, gli ultimi giorni di vita di mio padre. L'ho fatto a pochi giorni di distanza e "la materia" era calda. Forse ci sarebbe da domendarsi se non sia necessario un po' di distacco.

Io spesso, comunque, scrivo testi ironici e satirici, per cui è più facile che rida.

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Mah, tutti che fanno piangere, io invece ne ho abbastanza delle lacrime vere che la vita regala a piene mani. Perciò bannati i testi tristi, sentimentali, introspettivi, farciti di disgrazie e traumi. Se voglio rattristarmi faccio un giro all'ospedale (ci vado spesso) e invece leggo per puro diletto. Come logica conseguenza i miei romanzi non commuovono e temo che, in virtù di questa loro caratteristica, non troveranno mai un editore. Certo che quando leggo Patterson e soci non mi viene certo da piangere... perciò forse qualche speranza ce l'ho anche io!

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Succede anche a me :lol:'... Ma non solo commuovermi, in scene particolarmente tristi, come dici mi capita di ridere, arrabbiarmi, innervosirmi, stupirmi, ecc... dipende da quello che scrivo, ma le emozioni sono tante ed è bene che ci siano. Poi se hai la possibilità di parlare con chi legge quel che scrivi, è interessante sapere se in determinati punti si sono provate le stesse sensazioni :) 

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4 ore fa, heightbox ha detto:

Mah, tutti che fanno piangere, io invece ne ho abbastanza delle lacrime vere che la vita regala a piene mani. Perciò bannati i testi tristi, sentimentali, introspettivi, farciti di disgrazie e traumi. Se voglio rattristarmi faccio un giro all'ospedale (ci vado spesso) e invece leggo per puro diletto. Come logica conseguenza i miei romanzi non commuovono e temo che, in virtù di questa loro caratteristica, non troveranno mai un editore. Certo che quando leggo Patterson e soci non mi viene certo da piangere... perciò forse qualche speranza ce l'ho anche io!

 

no no, ci sono quelli che fanno pure ridere: nel mio racconto a puntate dedicato ai miei studenti di spagnolo, la protagonista, non soddisfatta della sua chioma castana, in un momento in cui mamma e papà sono fuori casa e la nonna dorme (ha 15 anni) usa il detersivo per i piatti in aggiunta al decolorante per farseli biondi. Ritrovandosi coi capelli verdi:gokulol:. E in castigo. Almeno si studiano le lingue più volentieri...

 

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Ospite masterofnumbers

No... in compenso, mi capita di commettere ...atti impuri... mentre rileggo le scene di sesso nei manoscritti dei miei thriller :rofl:

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Si. E non me ne vergogno... è successo di recente con l'ultimo volume di un personaggio a cui tengo (tenevo...) molto. Credo che provare emozioni non sia sbagliato. Opinione personale, ovvio...

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Ospite

Non poteva mancare questo video al topic:

 

"Puoi avere una morte a tua scelta, veloce come la lingua di un serpente o più lenta come il miele che cola dal cucchiaio".

:asd:

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On 11/5/2017 at 17:41, Ngannafoddi ha detto:

Vi è successo di mettervi a lacrimare mentre descrivete una storia triste, dove possibilmente muore un vostro personaggio?

Lacrimare no: quando uccido dei miei personaggi, che mi stanno particolarmente a cuore, piango proprio. L'ultima volta ho pianto per più di venti minuti, facendo pure fatica ad andare avanti a pigiare i tasti; ho impiegato un'eternità a concludere quel capitolo.

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Piangere no, mai. Commuovermi dopo quando rileggo sì, spesso.

La fase creativa della scrittura assorbe troppo per lasciare spazio alle emozioni, anche se conosco la storia e il destino del personaggio.

Ed è meglio per me visto che nei racconti almeno la metà dei personaggi la faccio morire :) o passerei le giornate a lacrimare.

Ma emozionarsi per un testo, che lo si stia scrivendo o leggendo, è bellissimo.

Riuscire a trasmettere emozioni con un tuo scritto, che qualcuno un giorno provi le sensazioni che tu hai già provato e che hai voluto far provare al lettore, credo sia qualcosa di unico. Forse l'essenza stessa della scrittura.

Ecco, mi sono commosso, vado a piangere! :S

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A me capita di usare le lacrime al posto dell'inchiostro. Ma non solo quando c'è tristezza in ciò che scrivo, anche quando c'è speranza o gioia. Cioè, qualche lacrimuccia scende sempre.

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