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L'ultima notte

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L'ultima notte

 

Il samurai Nawa venne portato nelle prigioni della fortezza “Raggio di Luna”; era pomeriggio.

Il suo sguardo, simile a quello delle tigri raffigurate nei dipinti importati dalla Cina, era brandito da un solo occhio poiché il destro era solcato da una lunga e vecchia cicatrice. Da quando era stato catturato e condotto fin lì quell'occhio non si era mai abbassato, davanti a nessuno, nonostante i ceppi e le catene avrebbero dovuto spogliar di coraggio chiunque; alcuni credettero di vedere in quell'espressione lampi di furiosa pazzia e la voce che in lui si celasse un demone cominciò a viaggiare tra i mormorii dei soldati.

«È l'unico superstite del suo clan; ho sentito che nella sortita costata la loro disfatta ha ucciso diciannove dei nostri uomini.» Una delle guardie se lo vide sfilare davanti, diretto verso la cella che gli avrebbe dato dimora fino alla morte.

«Un uomo che ne uccide diciannove in una notte non è un uomo; è un demonio. Prima che lo catturassero è riuscito a fare da secondo al suo signore mentre si apriva il ventre. Stava per afferrare il proprio spadino per imitarlo quando lo hanno catturato. L'idea di farsi prendere vivo senza essere riuscito a seguire i compagni nella morte deve avergli distorto l'animo: guarda che sguardo» rispose un altro che sorresse a fatica l'occhiata del prigioniero. «Lo terranno qui stanotte; domani compirà il suicidio rituale, gli è stato concesso a tributo delle sue gesta onorevoli e coraggio.»

«Ti offri tu come suo secondo?»

«Neanche morto. Uccidere un demone porta sfortuna.»

 

Soseki era nel dojo quando i samurai, portato a termine l'attacco verso il piccolo clan rivale, fecero ritorno col prigioniero. La palestra si trovava nella parte ovest della piccola cittadella e lui stava svolgendo il suo solito allenamento; le voci dell'evento si erano perse tra le viuzze della fortezza, e il ragazzo poté continuare a fendere l'aria col suo bokken, la spada di legno. Il giovane samurai migliorava ogni giorno di più e alcuni tra i guerrieri più anziani preannunciavano sarebbe diventato imbattibile.

Stava detergendosi il sudore quando un superiore gli si avvicinò: «Domani sostituisci un tuo compagno di guardia che deve partire per il suo villaggio, suo padre è mancato oggi.»

«Va bene» rispose il giovane, addolorato per il lutto che aveva colpito il compagno.

Soseki andò a fare un bagno d'acqua calda per mondare le impurità, poi tornò ai suoi alloggi; pulì la spada e fece le sue abluzioni, sistemò i capelli accorciando il codino, poi si immerse nelle sue letture e infine si addormentò.

 

Nawa si trovava al centro del cortile in cui entro breve si sarebbe ucciso. Un pasto frugale gli era stato servito appena sveglio e un kimono pulito aveva sostituito il suo, lercio e sporco di sangue. Facce stupite quando si era denudato: nemmeno un graffio, nonostante la battaglia, intaccava la sua pelle.

Adesso che, inginocchiato in posizione seiza, si trovava nel cuore della rocca “Raggio di Luna”, il suo spirito era quieto; entro poco avrebbe raggiunto i compagni e il signore del suo clan, assieme alle loro anime immortali. Ma, nonostante il rispettoso trattamento che gli era stato riservato, il suo occhio scrutava con astio i samurai che gli stavano attorno; una piccola folla si era ormai raccolta per imprimere nella propria memoria la scomparsa dell'odiato clan rivale che si era portato via, negli anni, amici e familiari.

L'inizio della fine di Nawa giunse: «Nessuno si è offerto come tuo secondo» disse quasi imbarazzato il capitano delle guardie. Non sarebbe stato certo lui a portare a termine quel compito, anche perché, nonostante il rango, non era rimasto immune alle voci che avvolgevano, come un'aurea maligna, la figura del guerriero. «Scegli tu chi dovrà tagliarti la testa; se non sarà d'accordo basterà un mio ordine.»

Nawa continuò a scrutare con ferocia i suoi astanti, sembrava che volesse imprimerne le fattezze nella memoria per portarle con sé nell'aldilà. Alzò con calma il braccio e indicò col dito un punto preciso: «Lui!» disse con voce dura e sferzante come clangore di spade.

«Oh! Proprio io?» rispose il giovane Soseki.

Nawa lo guardò con quel suo occhio scrutatore: «Assomigli a mio figlio, voglio che sia tu.»

«Vieni!» riprese il capitano. «Presta la tua spada a questo samurai, e poni fine alle sue sofferenze.»

Soseki si spostò alle spalle del guerriero inginocchiato; ora che il kimono ne aveva scoperto il torso, l'ampiezza delle spalle del prigioniero diede conferme a Soseki: Il suo corpo, i suoi muscoli, mi dicono che non ha fatto altro che combattere e maneggiare la spada. Devo esser fiero di donargli la morte. Il ragazzo sguainò la katana con maestria per puntarla verso il cielo, in attesa.

Nawa impresse su un foglio di carta di riso le ultime parole che ne avrebbero ricordato il coraggio di fronte alla morte; prese lo spadino avvolto da un fazzoletto bianco e lo puntò verso l'addome. «Aspetta la seconda incisione!» disse aspro al ragazzo.

Soseki rispose con un cenno energico del capo.

Lo spadino cominciò a recidere pelle, carne e muscoli in un taglio orizzontale; Nawa estrasse l'affilata arma rituale per infilarla nuovamente nell'addome. Lo spadino effettuò l'incisione verticale: il viso di Nawa non si scompose mai.

Soseki mosse la spada e un lampo attraversò il collo del prigioniero; dopo un istante, spruzzi di sangue irrorarono i ciottoli intonsi del cortile e l'anima di Nawa fu libera di andare.

Soseki pulì la propria spada dal sangue del feroce e altezzoso guerriero. Non era la sua prima esecuzione, ma qualcosa lo turbava. Poi la curiosità lo fece cedere un attimo, e i suoi occhi si poggiarono sulla poesia di commiato:

 

un sasso nello stagno

l'acqua cheta si muove

l'anima è un'onda

 

Soseki chiuse gli occhi e il cadavere di Nawa sparì: adesso il samurai si trovava lì, di fronte al giovane, col suo ghigno ferale.

 

Quella notte il sonno di Soseki fu tormentato da incubi sobillati dalla luce di una luna che sembrava così vicina da poter toccare le punte degli alberi. Il volto pallido e sudato del ragazzo puntava il soffitto con un'espressione rigida, sconosciuta fino all'ora. Gli occhi aperti osservavano il vuoto e si perdevano in esso.

L'animo del ragazzo era in tumulto; si alzò, prese carta e penna, e cominciò a scrivere:

 

la tempesta infuria

pioggia su acqua salata

il mare esonda

 

Il signore del clan Raggio di Luna rientrò la mattina presto.

Una volta svestito della propria armatura e indossato un comodo kimono ordinò, assieme a del sake per scaldare il suo animo, la presenza del capitano delle guardie.

«Raccontami» disse mentre sorseggiava il vino caldo che di lì a poco lo avrebbe accompagnato nel sonno.

«L'uomo ha eseguito un rituale esemplare; mentre si apriva lo stomaco incertezza e paura non hanno contaminato, nemmeno per un secondo, il suo viso.»

«Bene. Ha reso onore al suo clan. Detto questo, meglio che quell'erba cattiva sia stata estirpata; non ne sentiremo più parlare, se non nei canti delle sale da tè. Chi gli ha spiccato la testa?»

Il capitano delle guardie cedette per un attimo alla vergogna: «Nessuno si è fatto avanti, per le voci maligne che giravano attorno all'uomo, allora ha scelto lui: Soseki, un giovane servitore molto abile con la spada. Nawa affermava che somigliasse a suo figlio.»

Il signore del clan rimase interdetto: «Cosa? Impossibile, quel diavolo di Nawa non aveva figli!»

Un trambusto interruppe i due uomini, e stridere d'acciaio.

«Che succede?» Il capitano balzò in piedi, arma in mano.

Un urlo vicino, poi rumore di pioggia: spruzzi rosso rubino macchiarono la carta di riso della porta della sala che un secondo dopo esplose in schegge di legno e sbuffi di carta: la figura di Soseki apparve da quella deflagrazione come un'anima tornata dalle fiamme dell'inferno. Lo sguardo del ragazzo non era più lo stesso e i suoi occhi che nascondevano un segreto si posarono sui due uomini.

Il giovane si lanciò in avanti, una spada grondante sangue per mano; quella notte le onde erano implacabili e la tempesta avrebbe raggiunto la perfezione.

 

commento

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Letto.

Il samurai Nawa venne portato nelle prigioni della fortezza “Raggio di Luna”; era pomeriggio.

1) Potresti creare un po' di atmosfera, un po' come:

 

Le tenebre stavano avanzando.

"Meglio rientrare." Gared osservò i boschi attorno a loro farsi più oscuri. "I bruti sono morti."

Magari descrivendo i raggi del sole che si conficcano nelle cicatrici di Nawa e cose simili.

 

Il suo sguardo, simile a quello delle tigri raffigurate nei dipinti importati dalla Cina, era brandito da un solo occhio poiché il destro era solcato da una lunga e vecchia cicatrice. Da quando era stato catturato e condotto fin lì quell'occhio non si era mai abbassato, davanti a nessuno, nonostante i ceppi e le catene avrebbero dovuto spogliar di coraggio chiunque; alcuni credettero di vedere in quell'espressione lampi di furiosa pazzia e la voce che in lui si celasse un demone cominciò a viaggiare tra i mormorii dei soldati

 

2) "simile a quello delle tigri raffigurate nei dipinti importati dalla Cina"-> troppa lunga, cercherei di snellirla.

3) La parte sottolineata mi sembra un po' artificiosa: l'occhio che brandisce lo sguardo perché l'occhio (destro) era solcato da una lunga e vecchia cicatrice. 

Anche qui proverei a riformulare: via i due "era" e "poiché".

4) Potresti anche tagliare la parte da "Da quando" fino a "soldati": si avrebbe maggior mistero.

 

«È l'unico superstite del suo clan; ho sentito che nella sortita costata la loro disfatta ha ucciso diciannove dei nostri uomini.» Una delle guardie se lo vide sfilare davanti, diretto verso la cella che gli avrebbe dato dimora fino alla morte.

 

1) Nei dialoghi eviterei il punto e virgola. 

2) La parte della disfatta mi sembra un poco infodump, cercherei di passare in altro modo quell'informazione.

 

«Un uomo che ne uccide diciannove in una notte non è un uomo; è un demonio. Prima che lo catturassero è riuscito a fare da secondo al suo signore mentre si apriva il ventre. Stava per afferrare il proprio spadino per imitarlo quando lo hanno catturato. L'idea di farsi prendere vivo senza essere riuscito a seguire i compagni nella morte deve avergli distorto l'animo: guarda che sguardo» rispose un altro che sorresse a fatica l'occhiata del prigioniero. «Lo terranno qui stanotte; domani compirà il suicidio rituale, gli è stato concesso a tributo delle sue gesta onorevoli e coraggio.»

«Ti offri tu come suo secondo?»

«Neanche morto. Uccidere un demone porta sfortuna.»

 

1) Si dice che un comico non debba mai ridere delle proprie battute: siamo tutti d'accordo. Allo stesso tempo eviterei di esaltare/far esaltare i propri personaggi: un uomo che uccide diciannove uomini in una notte non ha bisogno di "complimenti" ("non è un uomo; è un demonio); potresti dire ciò che ha fatto senza dar giudizi, o, al limite, evitare quel senso di "madonna che bestia che è 'sto qua XD", che rischia di far perdere forza al protagonista.

2) La seconda parte del dialogo la taglierei: come detto mi concentrerei su ciò che viene nel presente, tutto ciò che ha fatto/ha subito Nawa lo lascerei per dopo, niente accenni all'inizio.

 

Soseki era nel dojo quando i samurai, portato a termine l'attacco verso il piccolo clan rivale, fecero ritorno col prigioniero. La palestra si trovava nella parte ovest della piccola cittadella e lui stava svolgendo il suo solito allenamento; le voci dell'evento si erano perse tra le viuzze della fortezza, e il ragazzo poté continuare a fendere l'aria col suo bokken, la spada di legno. Il giovane samurai migliorava ogni giorno di più e alcuni tra i guerrieri più anziani preannunciavano sarebbe diventato imbattibile.

Stava detergendosi il sudore quando un superiore gli si avvicinò: «Domani sostituisci un tuo compagno di guardia che deve partire per il suo villaggio, suo padre è mancato oggi.»

«Va bene» rispose il giovane, addolorato per il lutto che aveva colpito il compagno.

Soseki andò a fare un bagno d'acqua calda per mondare le impurità, poi tornò ai suoi alloggi; pulì la spada e fece le sue abluzioni, sistemò i capelli accorciando il codino, poi si immerse nelle sue letture e infine si addormentò.


1) Non sono convinto della collocazione di questo pezzo: spezza troppo il ritmo.

 

Nawa si trovava al centro del cortile in cui entro breve si sarebbe ucciso. Un pasto frugale gli era stato servito appena sveglio e un kimono pulito aveva sostituito il suo, lercio e sporco di sangue. Facce stupite quando si era denudato: nemmeno un graffio, nonostante la battaglia, intaccava la sua pelle.

 

1) La frase sottolineata, pur amando molto l'onnisciente, non mi convince: non è un errore, solo che mi sembra troppo netta e improvvisa.

2) Gli incisi, assieme ai punti e virgola, sono il tuo feticismo.

 

Adesso che, inginocchiato in posizione seiza, si trovava nel cuore della rocca “Raggio di Luna”, il suo spirito era quieto; entro poco avrebbe raggiunto i compagni e il signore del suo clan, assieme alle loro anime immortali. Ma, nonostante il rispettoso trattamento che gli era stato riservato, il suo occhio scrutava con astio i samurai che gli stavano attorno; una piccola folla si era ormai raccolta per imprimere nella propria memoria la scomparsa dell'odiato clan rivale che si era portato via, negli anni, amici e familiari.

 

1) Potresti mostrare la posizione seiza, così il lettore capirebbe di che si tratta : "Piegò le gambe, portò il ginocchio sinistrò a terra e il ginocchio destro due pugni più distante... ecc".

2) Frasi troppo lunghe: metterei un punto dopo "quieto". 

3) "Ma, nonostante" taglierei.

4) Frasi troppo lunghe.

 

L'inizio della fine di Nawa giunse: «Nessuno si è offerto come tuo secondo» disse quasi imbarazzato il capitano delle guardie. Non sarebbe stato certo lui a portare a termine quel compito, anche perché, nonostante il rango, non era rimasto immune alle voci che avvolgevano, come un'aurea maligna, la figura del guerriero. «Scegli tu chi dovrà tagliarti la testa; se non sarà d'accordo basterà un mio ordine.»

Nawa continuò a scrutare con ferocia i suoi astanti, sembrava che volesse imprimerne le fattezze nella memoria per portarle con sé nell'aldilà. Alzò con calma il braccio e indicò col dito un punto preciso: «Lui!» disse con voce dura e sferzante come clangore di spade.

«Oh! Proprio io?» rispose il giovane Soseki.

 

1) Direi "Nawa disse" o farei accompagnare la battuta da un gesto.

2) Ho tagliato un cambio di punto di vista che non mi convinceva.

3) Scegli tu-> Sceglierai tu.

4) Riscriverei: "Nawa continuò a scrutare i volti dei suoi astanti, volti che voleva portarsi con sé nell'aldilà".

 

Nawa lo guardò con quel suo occhio scrutatore: «Assomigli a mio figlio, voglio che sia tu.»

«Vieni!» riprese il capitano. «Presta la tua spada a questo samurai, e poni fine alle sue sofferenze

Soseki si spostò alle spalle del guerriero inginocchiato; ora che il kimono ne aveva scoperto il torso, l'ampiezza delle spalle del prigioniero diede conferme a Soseki: Il suo corpo, i suoi muscoli, mi dicono che non ha fatto altro che combattere e maneggiare la spada. Devo esser fiero di donargli la morte. Il ragazzo sguainò la katana con maestria per puntarla verso il cielo, in attesa.

Nawa impresse su un foglio di carta di riso le ultime parole che ne avrebbero ricordato il coraggio di fronte alla morte; prese lo spadino avvolto da un fazzoletto bianco e lo puntò verso l'addome. «Aspetta la seconda incisione!» disse aspro al ragazzo.

Soseki rispose con un cenno energico del capo.

Lo spadino cominciò a recidere pelle, carne e muscoli in un taglio orizzontale; Nawa estrasse l'affilata arma rituale per infilarla nuovamente nell'addome. Lo spadino effettuò l'incisione verticale: il viso di Nawa non si scompose mai.

 

1) Ragazzo-> Soseki.

2) Uomo-> Nawa: se stai ad alternarli crei distanza con il lettore e confusione.

 

Soseki mosse la spada e un lampo attraversò il collo del prigioniero; dopo un istante, spruzzi di sangue irrorarono i ciottoli intonsi del cortile e l'anima di Nawa fu libera di andare.

Soseki pulì la propria spada dal sangue del feroce e altezzoso guerriero. Non era la sua prima esecuzione, ma qualcosa lo turbava. Poi la curiosità lo fece cedere un attimo, e i suoi occhi si poggiarono sulla poesia di commiato.

 

1) Questo alternarsi Soseki-> Nawa->Soseki->Nawa, non mi convince, sembra un ping pong: descriverei il tutto da un solo punto di vista, riportando le emozioni e i pensieri di un solo personaggio.

 

Quella notte il sonno di Soseki fu tormentato da incubi sobillati dalla luce di una luna che sembrava così vicina da poter toccare le punte degli alberi. Il volto pallido e sudato del ragazzo puntava il soffitto con un'espressione rigida, sconosciuta fino all'ora. Gli occhi aperti osservavano il vuoto e si perdevano in esso.

L'animo del ragazzo era in tumulto; si alzò, prese carta e penna, e cominciò a scrivere:

 

1) Anche qui: se scrivi "ragazzo" è come se parlassi di un altro.

2) L'animo del ragazzo-> il suo animo.

 

Il signore del clan Raggio di Luna rientrò la mattina presto.

Una volta svestito della propria armatura e indossato un comodo kimono ordinò, assieme a del sake per scaldare il suo animo, la presenza del capitano delle guardie.

«Raccontami» disse mentre sorseggiava il vino caldo che di lì a poco lo avrebbe accompagnato nel sonno.

«L'uomo ha eseguito un rituale esemplare; mentre si apriva lo stomaco incertezza e paura non hanno contaminato, nemmeno per un secondo, il suo viso.»

«Bene. Ha reso onore al suo clan. Detto questo, meglio che quell'erba cattiva sia stata estirpata; non ne sentiremo più parlare, se non nei canti delle sale da tè. Chi gli ha spiccato la testa?»

 

1) Parte tagliata troppo macchinosa.

2) Come fa a parlare se sta bevendo?

 

Il capitano delle guardie cedette per un attimo alla vergogna: «Nessuno si è fatto avanti, per le voci maligne che giravano attorno all'uomo, allora ha scelto lui: Soseki, un giovane servitore molto abile con la spada. Nawa affermava che somigliasse a suo figlio.»

Il signore del clan rimase interdetto: «Cosa? Impossibile, quel diavolo di Nawa non aveva figli!»

Un trambusto interruppe i due uomini, e stridere d'acciaio. -> Uno stridere d'acciaio interruppe i due uomini.

«Che succede?» Il capitano balzò in piedi, arma in mano. -> che arma?

Un urlo vicino, poi rumore di pioggia: spruzzi rosso rubino macchiarono la carta di riso della porta della sala che un secondo dopo esplose in schegge di legno e sbuffi di carta: la figura di Soseki apparve da quella deflagrazione come un'anima tornata dalle fiamme dell'inferno. Lo sguardo del ragazzo non era più lo stesso e i suoi occhi che nascondevano un segreto si posarono sui due uomini.

Il giovane si lanciò in avanti, una spada grondante sangue per mano; quella notte le onde erano implacabili e la tempesta avrebbe raggiunto la perfezione.

 

*

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Cita

Il samurai Nawa venne portato nelle prigioni della fortezza “Raggio di Luna”; era pomeriggio.

Non mi piace tanto quel "era pomeriggio" esiliao dietro il punto e virgola.

Avrei preferito:

1. Era pomeriggio quando il samurai Nawa...

2. ...nelle prigioni della fortezza “Raggio di Luna” che era pomeriggio.

 

Cita

Il suo sguardo, simile a quello delle tigri raffigurate nei dipinti importati dalla Cina, era brandito da un solo occhio poiché il destro era solcato da una lunga e vecchia cicatrice.

Mi piace molto lo sguardo brandito dall'occhio, mi sembra un'immagine davvero azzeccato!

Apprezzo meno la ripetizione dell'"era", che ho sofferto abbastanza.

Alternative:

1. ...poiché il destro lo solcava una lunga e vecchia cicatrice.

2. ...poiché una lunga e vecchia cicatrice solcava il destro.

 

Cita

Da quando era stato catturato e condotto fin lì quell'occhio non si era mai abbassato, davanti a nessuno

Da quando era stato catturato e condotto fin lì, quell'occhio non si era abbassato davanti a nessuno, nonostante...

 

Cita

lercio e sporco di sangue

lercio e sporco sono sinonimi.

Scriverei "lercio (o sporco) di sangue e polvere (terra? fango?)

 

Cita

nemmeno un graffio, nonostante la battaglia, intaccava la sua pelle.

Nonostante la battaglia, neanche un graffio intaccava...

 

Eviterei l'inciso, poi magari a te piace e allora ok.

 

Cita

suoi occhi che nascondevano un segreto si posarono sui due uomini.

Indispensabile?

 

Ora che ci penso, hai parlato dello sguardo nella stessa frase. Scriverei semplicemente:

 

Lo sguardo del ragazzo non era più lo stesso e ora si posava sui due uomini.

 

---

 

Volevo tanto non commentarti, per protesta: ultimamente ricevo sempre dai zero agli uno commenti quando posto al di fuori della sezione Contest, quindi perché perdere tempo con voi bastardoni?

Vabbè, tanto mi annoio e non studio, tanto vale leggere e commentare!

La storia mi è piaciuta, il testo è equlibrato.

Non sei sempre all'altezza del linguaggio epico (non so se epico è la parola giusta...) che hai scelto di usare, ma nel complesso è un buon racconto (non tra i migliori dei tuoi).

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 Potresti creare un po' di atmosfera, un po' come:

 

Le tenebre stavano avanzando.

"Meglio rientrare." Gared osservò i boschi attorno a loro farsi più oscuri. "I bruti sono morti."

Magari descrivendo i raggi del sole che si conficcano nelle cicatrici di Nawa e cose simili.

è vero, ma mancavano 4 caratteri 

 

Cita

Allo stesso tempo eviterei di esaltare/far esaltare i propri personaggi: un uomo che uccide diciannove uomini in una notte non ha bisogno di "complimenti" ("non è un uomo; è un demonio); potresti dire ciò che ha fatto senza dar giudizi, o, al limite, evitare quel senso di "madonna che bestia che è 'sto qua XD", che rischia di far perdere forza al protagonista.

e la considerazione di due soldati su un uomo che ha ucciso un bel po' di loro compagni, non mi pare eccessivo 

 

Cita

Gli incisi, assieme ai punti e virgola, sono il tuo feticismo

Sì. E anche gli uomini col cappello da cauboi 

 

Cita

se stai ad alternarli crei distanza con il lettore e confusione

È vero, hai ragione 

 

Cita

Come fa a parlare se sta bevendo?

Mentre sorseggiava: tra un sorso e l'altro 

 

Cita

«Che succede?» Il capitano balzò in piedi, arma in mano. -> che arma?

È un samurai, do per scontato che abbia una katana 

 

Grazie del passaggio @Rewind

 

 

Cita

Apprezzo meno la ripetizione dell'"era", che ho sofferto abbastanza.

Hai ragione 

 

Cita

lercio e sporco sono sinonimi

Sì, intendevo: lercio  (di sporcizia) e sporco di sangue 

 

Grazie anche a te @Kuno

 

(Meritereste risposte più approfondite ma sono da cellulare)

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La butto lì: perché non riscrivi il racconto dal punto di vista (prima persona) di Soseki?

Avresti un sacco di grattagomiti in meno.

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2 ore fa, Rewind ha detto:

La butto lì: perché non riscrivi il racconto dal punto di vista (prima persona) di Soseki?

Avresti un sacco di grattagomiti in meno.

assolutamente no, mi soddisfa così com'è. Grazie.

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Ospite Il solitario
On 30/4/2017 at 15:17, Plata ha detto:

 

Ciao @Plata, premetto che è una vita che non lascio un commento in narrativa. Spero di esserne all'altezza

 

On 30/4/2017 at 15:17, Plata ha detto:

Il suo sguardo, simile a quello delle tigri raffigurate nei dipinti importati dalla Cina

I dipinti importati dalla Cina sono così differenti da quelli che si tengono a casa loro? Io sostituirei con cinesi, giusto per non appesantire

On 30/4/2017 at 15:17, Plata ha detto:

era brandito da un solo occhio poiché il destro era solcato da una lungavecchia cicatrice.

Metterei una virgla dopo occhio (o i due punti se voglio fare a meno di poiché).Eliminerei vecchia perché ai fini della descrizione ho bisogno di qualcosa di visivo.

On 30/4/2017 at 15:17, Plata ha detto:

Da quando era stato catturato e condotto fin lì quell'occhio non si era mai abbassato, davanti a nessuno, nonostante i ceppi e le catene avrebbero dovuto spogliar di coraggio chiunque;

Rende bene l'idea di cos'è una prigione. Ho visto che abusi del punto e vrgola:perché? Pur essendo "abbastanza" soggettivo, l'uso della punteggiatura deve avere una giustificazione: sono curioso di capire :)

 

On 30/4/2017 at 15:17, Plata ha detto:

lampi di furiosa pazzia, e la voce che in lui si celasse un demone cominciò a viaggiare tra i mormorii dei soldati.

È uno di quei casi in cui vedo bene la virgola prima della e.

On 30/4/2017 at 15:17, Plata ha detto:

È l'unico superstite del suo clan; ho sentito che nella sortita costata la loro disfatta ha ucciso diciannove dei nostri uomini

Punto e virgola?

On 30/4/2017 at 15:17, Plata ha detto:

Prima che lo catturassero è riuscito a fare da secondo al suo signore mentre si apriva il ventre.

Mi sono arreso. So di non essere perspicace, ma qui non c'ho capito niente. :grat:

On 30/4/2017 at 15:17, Plata ha detto:

diciannove dei nostri uomini.» Una delle guardie se lo vide sfilare davanti, diretto verso la cella che gli avrebbe dato dimora fino alla morte.

«Un uomo che ne uccide diciannove in una notte non è un uomo

Forse le ripetizioni servono a rendere il concetto di demonio...

On 30/4/2017 at 15:17, Plata ha detto:

Lo terranno qui stanotte. Domani compirà il suicidio rituale, gli è stato concesso a tributo delle sue gesta onorevoli e coraggio.»

Mannaggia che bel rituale :aka:

On 30/4/2017 at 15:17, Plata ha detto:

Neanche mortoUccidere un demone porta sfortuna.»

Esclamazione 

On 30/4/2017 at 15:17, Plata ha detto:

pulì la spada e fece le sue abluzionisistemò i capelli accorciando il codino, poi si immerse nelle sue letture e infine si addormentò.

 

On 30/4/2017 at 15:17, Plata ha detto:

stava svolgendo il suo solito allenamento;

 

On 30/4/2017 at 15:17, Plata ha detto:

Ma, nonostante il rispettoso trattamento che gli era stato riservato, il suo occhio scrutava con astio i samurai che gli stavano attorno

Lo ometterei: si era già capito.

 

On 30/4/2017 at 15:17, Plata ha detto:

disse quasi imbarazzato il capitano delle guardie

 

On 30/4/2017 at 15:17, Plata ha detto:

un'aurea

Aura?

On 30/4/2017 at 15:17, Plata ha detto:

Non sarebbe stato certo lui a portare a termine quel compito, anche perché, nonostante il rango, non era rimasto immune alle voci che avvolgevano, come un'aurea maligna, la figura del guerriero.

 

On 30/4/2017 at 15:17, Plata ha detto:

 

 

On 30/4/2017 at 15:17, Plata ha detto:

disse con voce dura e sferzante come un clangore di spade.

Non so se è corretto, ma lo scriverei così.

 

On 30/4/2017 at 15:17, Plata ha detto:

Nawa lo guardò con quel suo occhio scrutatore

 

On 30/4/2017 at 15:17, Plata ha detto:

e i suoi occhi si poggiarono sulla poesia di commiato:

 

Caddero forse è meglio

On 30/4/2017 at 15:17, Plata ha detto:

Quella notte il sonno di Soseki fu tormentato da incubi sobillati dalla luce di una luna che sembrava così vicina da poter toccare le punte degli alberi.

È un po' contorta e la mancanza di una virgola non aiuta

On 30/4/2017 at 15:17, Plata ha detto:

fino all'ora

Refuso

On 30/4/2017 at 15:17, Plata ha detto:

Raccontami» disse mentre sorseggiava il vino caldo che di lì a poco lo avrebbe accompagnato nel sonno.

 

On 30/4/2017 at 15:17, Plata ha detto:

L'uomo ha eseguito un rituale esemplare; mentre si apriva lo stomaco incertezza e paura non hanno contaminato, nemmeno per un secondo, il suo viso.»

Io invertire così:

«L'uomo ha eseguito un rituale esemplare: mentre si apriva lo stomaco,

 incertezza e paura non hanno contaminato il sui viso nemmeno per un secondo.»

On 30/4/2017 at 15:17, Plata ha detto:

Un trambusto interruppe i due uomini, e stridere d'acciaio.

Non mi è chiaro cosa intendi :grat:

On 30/4/2017 at 15:17, Plata ha detto:

Un urlo vicino, poi rumore di pioggia: spruzzi rosso rubino macchiarono la carta di riso della porta della sala che un secondo dopo esplose in schegge di legno e sbuffi di carta: la figura di Soseki apparve da quella deflagrazione come un'anima tornata dalle fiamme dell'inferno. Lo sguardo del ragazzo non era più lo stesso e i suoi occhi che nascondevano un segreto si posarono sui due uomini.

Il giovane si lanciò in avanti, una spada grondante sangue per mano; quella notte le onde erano implacabili e la tempesta avrebbe raggiunto la perfezione.

Non ne aveva solo uno, di occhio?

 

Il finale è la parte che mi è piaciuta di più, l'effetto sorpresa "non telefonato" con me ha funzionato bene :)

Per il resto a tratti ho faticato un po' a seguire l'azione per via dell'alternarsi eccessivo dei personaggi. Qualche riserva anche per l'uso continuo del punto e virgola. Qua e là il testo è un po' da snellire, ma questo è normale.

Detto ciò il racconto non mi è dispiaciuto, io adoro la saggistica e la narrativa orientale, e con qualche aggiustata potrebbe uscire qualcosa di bello. 

 

Vado un attimo off topic e ti consiglio di leggere "Vita segreta di un maestro tao" romanzo taoista di Deng Ming Dao.

 

A presto

 

 

Modificato da Il solitario

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ciao @luca c.

 

18 ore fa, luca c. ha detto:

I dipinti importati dalla Cina sono così differenti da quelli che si tengono a casa loro?

ho messo l'inciso riferito alla Cina perché in Giappone le tigri non esistevano

 

18 ore fa, luca c. ha detto:

Eliminerei vecchia perché ai fini della descrizione ho bisogno di qualcosa di visivo.

sì, anche io ero indeciso ma senza vecchia pensavo si potesse credere che fosse una cicatrice ricevuta dal recente combattimento

 

18 ore fa, luca c. ha detto:

Ho visto che abusi del punto e vrgola:perché? Pur essendo "abbastanza" soggettivo, l'uso della punteggiatura deve avere una giustificazione: sono curioso di capire

hai ragione, è un mio vecchio vezzo che ogni tanto ritorna

 

18 ore fa, luca c. ha detto:

 

On 4/30/2017 at 15:17, Plata ha detto:

Prima che lo catturassero è riuscito a fare da secondo al suo signore mentre si apriva il ventre.

Mi sono arreso. So di non essere perspicace, ma qui non c'ho capito niente. :grat:

il seppuku avviene sempre (quando è possibile) con un kaishaku (il secondo) che taglia la testa al suicida, questo per non rischiare che smorfie di dolore ne contaminino il viso. Detto questo la frase vuole dire Prima che lo catturassero (a Nawa) è riuscito a fare da secondo (da kaishaku) al suo signore mentre si apriva il ventre (mentre il suo signore compieva il suicidio)

 

18 ore fa, luca c. ha detto:

Aura?

esatto, errore mio

 

18 ore fa, luca c. ha detto:

Non ne aveva solo uno, di occhio?

era Nawa ad avere un occhio solo, no Soseki

 

18 ore fa, luca c. ha detto:

Detto ciò il racconto non mi è dispiaciuto, io adoro la saggistica e la narrativa orientale

anche io, molto

 

18 ore fa, luca c. ha detto:

Vado un attimo off topic e ti consiglio di leggere "Vita segreta di un maestro tao" romanzo taoista di Deng Ming Dao.

se si tratta di un libriccino, forse lo lessi anni fa.

Grazie del passaggio e delle segnalazioni, alla prossima.

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Ospite Rica

@Plata ciao lupo!

 

Solo per dirti che questo racconto mi è piaciuto.

Scusa se ti lascio un commento velocissimo.

Credo ci siano delle parti da snellire e alleggerire. Sopratutto alcune frasi, troppo lunghe per una lettura senza apnea e divise da punti e virgola di cui vedo un certo abuso.

Però, mettici pure che a me il punto e virgola non piace.

 

Ho dubbi sull'incipit, toglie forza alla storia perché è debole rispetto al plot. Avrei reso un'immagine più descritta, nell'ambiente, forse. Avrei espanso i contenuti della frase, la fortezza? Una certa natura intorno che incombe e fa da cornice alla scena del prigioniero condotto in prigione? Forse.

 

L'atmosfera mi è piaciuta, e anche le descrizioni che fai. L'ho letto volentieri.

Bravo. A presto. Forse al MI. :)

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@Plata Bella atmosfera, sì. Se ne potrebbe trarre un film fichissimo nella cui sceneggiatura indugerei particolarmente sul confronto tra Nawa e Soseki (che ha, secondo me, potenzialità infinite) e sull'epilogo, calcando la mano sulla trasformazione anche fisica di Soseki. Mi fa sempre piacere leggere di qualcuno in grado di passare da un racconto di mafia ad uno di samurai. Bravo.

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ciao carissima @Rica 

 

On 5/5/2017 at 20:45, Rica ha detto:

Credo ci siano delle parti da snellire e alleggerire. Sopratutto alcune frasi, troppo lunghe per una lettura senza apnea e divise da punti e virgola di cui vedo un certo abuso.

sì, c'è da sistemare sicuramente qualcosa

 

On 5/5/2017 at 20:45, Rica ha detto:

L'atmosfera mi è piaciuta, e anche le descrizioni che fai. L'ho letto volentieri.

Bravo. A presto. Forse al MI

grazie. Per il MI oggi non credo potrò esserci ;(

 

ciao @Roberto Ballardini , grazie del passaggio. 

23 ore fa, Roberto Ballardini ha detto:

Mi fa sempre piacere leggere di qualcuno in grado di passare da un racconto di mafia ad uno di samurai. Bravo.

grazie, ci provo.

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Molto preciso.

La trama e davvero ben curata anche se senza colpi di scena epocali, i particolari nelle storie giapponesi sono davvero importanti.

Hai creato, a parer mio, una piccola perla, uno spaccato del mondo feudale giapponese spesso rappresentato in molti film, e da importanti romanzieri giapponesi.

La storia non è certo originale, ma passa in secondo piano questo aspetto perchè il protagonista diventa lo stile di vita e non i vari protagonisti.

Mi hai ricordato un romanziere giapponese che racconta del periodo edo, appena lo trovo te lo riporto se ti interessa confrontarti con le sue storie, perchè assomigli molto come stile di narrazione.

I personaggi sono curati, l'unica pecca e che un funzionario giapponese mai si sarebbe sognato di mostrare codardia in ambito pubblico e politico, avrebbe piuttosto dannato la sua anima, non solo perchè tale gesto avrebbe rischiato di minare la sua carriera ma per l'orgoglio con cui ogni giapponese al tempo veniva cresciuto.

Sei riuscito poi a farmi immedesimare in Nawa, ad un certo punto mi son detto - non è che non prova paura, e che prova troppa rabbia per averne-

A differenza di altre critiche io lo trovo perfetto e scorrevole, un testo che si rifà ai canoni giapponesi e fa appunto attenzione a tutti i particolari. Sei stato preciso e meticoloso a citare ogni minimo movimento, e rituale, perchè essi hanno un valore quasi sacro, e a parer mio sono la vera particolarità che rende unici tali racconti.

Riguardo la composizione del testo non sono certo in grado di fare una critica che possa essere utile, ma non ho trovato errori che non siano già stati citati.

 

Giudizio finale: invidiaaaaaa, hai scritto un ottimo pezzo , poi come detto sopra sono un appassionato di questo tipo di racconti e dei rituali giapponesi presenti in ogni aspetto della vita feudale del tempo. da parte mia non posso che dirti ottimo.

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Ciao @darktianos

Grazie per il passaggio e le tue parole. Anche io sono affascinato dal Giappone medievale e la sua storia, per non parlare della figura del samurai. 

Magari l'ho letto ma mandami il nome dell'autore di cui parli, qui o per messaggio. 

A presto. 

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Oh scusa alla fine mi ero dimenticato: Norio Nanjo, è stato dai suoi romanzi che fu tratta la famosissima serie tv degli anni '60 "samurai", e tanti altri film.  E' stato tratto anche un fumetto  in italiano da una sua storia : "shigurui, le spade della vendetta", neanche tanto tempo fa, che si basava sul torneo instituito da uno dei nipoti di togukawa.(realmente poi giustiziato per insurrezzione).

Qua una buona storiografia delle sue opere principali

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@Plata Ciao Plata.

A me del Giappone rituale piace Yukio Mishima. Lo scrittore che fece harakiri per le sue idee.

Prenderei sul serio anche Saviano. Se lo facesse.

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@darktianos non lo conoscevo, controllando mi sono reso conto però di aver visto i film tratti dalle sue opere. Anche dal fumetto hanno tratto un bel film d'animazione, se non sbaglio. 

Grazie. Sai se i suoi romanzi sono disponibili in italiano? 

 

Ciao@camparino

Mishima è considerato l'ultimo samurai, e a prescindere dalle sue idee politiche era un grande. Il padiglione d'oro è un capolavoro della letteratura. 

Cita

Prenderei sul serio anche Saviano. Se lo facesse

:asd:

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Come sceneggiatura, credo solo shigurui sia possibile leggere in italaino (fumetto). Dal giappone è difficile che arrivino romanzi, mentre la stragrande maggioranza della letteratura tradotta e tutta di fumetti di cui il giappone ne fa una vera forma di cultura. Shigurui lo consiglio anche per chi non sia un amante del genere, prprio perchè si nota il supporto di un romanziere nella storia, poi la descrizione dei rituali anche giornalieri nell'epoca Edo ha qualcosa di affascinante.

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Che bel racconto, mi ha affascinato, nonostante il finale drammatico. Si vede che hai delle conoscenze sulla cultura giapponese, usando il linguaggio tecnico.

A come per un guerriero era vista la morte, le superstizioni che circolavano, la mentalità di quei tempi... Si respira appieno il contesto storico di allora:)

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Konnichiwa.

Tecnicamente, credo ti siano stati dati tutti i suggerimenti possibili, quindi non mi esprimerò in merito, se non per consigliarti, rispettosamente, di snellire e asciugare la prosa.

All'occhio ;) di un lettore smaliziato, il colpo di scena alla fine del racconto risulta prevedibile, ma ciò non costituisce un elemento negativo. La vicenda altro non è, a parer mio, che una parabola sull'ineluttabilità della vendetta a opera di un guerrero superiore, che nulla, men che mai la morte, è in grado di arrestare; come tale, non è affatto fuori luogo che viva di archetipi, tanto più che nella società feudale nipponica, la realizzazione dell'archetipo era la meta ultima del samurai.

Fico. Davvero fico, complimenti.

E ora, l'angolo del saputello. Ti riferisci alla spada corta come spadino, termine diminuitivo che ritengo fuori luogo: il nome corretto è wakizashi. Magari lo sapevi già, ma intendevi rivolgerti a un pubblico più ampio dei cultori delle arti marziali e della storia orientale.

Ti consiglio di fregartene.

A Cesare quel che è di Cesare e un bel wakizashi a Nawa.

   

 

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@_Alba_Chiara_ @theluz grazie mille! :D

 

Alle 24/1/2018 at 15:11, Stefano Padovan ha detto:

Tecnicamente, credo ti siano stati dati tutti i suggerimenti possibili, quindi non mi esprimerò in merito, se non per consigliarti, rispettosamente, di snellire e asciugare la prosa.

ho cercato di ricreare le atmosfere delle letture sul medioevo giapponese, Musashi di Yoshikawa su tutte, ma in effettivi alcuni passaggi sono pomposi.

 

Alle 24/1/2018 at 15:11, Stefano Padovan ha detto:

Ti riferisci alla spada corta come spadino, termine diminuitivo che ritengo fuori luogo: il nome corretto è wakizashi. Magari lo sapevi già, ma intendevi rivolgerti a un pubblico più ampio dei cultori delle arti marziali e della storia orientale.

forse ho gestito male la cosa: non volevo essere troppo tecnico con lo "spadino" (termine che comunque trovi spesso nei testi e romanzi sui samurai, te lo assicuro), però nello stesso tempo ho usato termini che pochi conoscono come "seiza" o "bokken", quindi senza volere due pesi e due misure.

Grazie del passaggio.

:plata: 

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