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jimmijax

la "d" eufonica

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Errore tipico degli italiani... la "h" in inglese è propriamente espressa! "Harry" non è pronunciato come "Arri". La "h" non è una lettera muta, per gli inglesi. Lo è maggiormente la "r", se proprio vogliamo essere pignoli. Se pronunciato correttamente, il nome "Harry" non inizia né con la a né con la e; comincia con il suono della "h" leggermente aspirata, il ché basta a creare un distacco eufonico dalla lettera precedente.

Le "d" eufoniche si scrivono, come afferma Gargaros, tenendo in considerazione la lettura ad alta voce e proprio per questa ragione, pertanto, credo che dovrebbero essere utilizzate in letteratura così come lo sono nella lingua parlata. Io i miei racconti li leggo ad alta voce e se "non suonano bene", cambio le parole.

P.S.: "a esso" è un'espressione comune, di fatto, e potrei citarti decine d'esempi della lingua comune a essa correlata, ma te ne fornirò uno solo.

In effetti, se la H è aspirata la si considera come consonante (A house, a hand) ma in italiano non esistono H aspirate, quindi mi chiedo come si possa applicare questa regola alla D eufonica.

Ribadisco, sono casi in cui varie soluzioni sono egualmente valide.

Come vedi avevo già scritto della H aspirata. Ne ha parlato anche Jimmijax. Magari leggiamo tutto, prima di pontificare sugli errori tipici degli italiani.

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Oddio quanto le odio, solo a trovarle tutte nel mio manoscritto impiegai 3 giorni e all'inizio non sapevo neppure di questa regola che comunque trovo giusta dato che rende sia il parlato che lo scritto più fluente e musicale in un certo qual modo.

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Se posso dire la mia sulle eufoniche, dopo essermi fatta mille paranoie su dove fosse meglio lasciarla e dove fosse meglio toglierla ci ha pensato l'Editore con il suo normario... Tutto risolto ! yahoooooo.gif

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Per esempio, perché perdere il sonno per decidere se mettere la "d" eufonica in "ad esempio" quando posso scrivere "per esempio"?

è proprio ciò che ho fatto io quando mi son trovata a togliere le D dal testo, davanto a

"AD ESEMPIO" ho avuto un attimo di panico...poi ho optato per ...per esempio...appunto :)

Io sto correggendo adesso tutto il dattiloscritto ed ho tolto tutte le "d" dove non ci dovrebbero stare....lo ammetto: non sono abituata a non scriverle e non mi piace neppure come suonano le parole!

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Si era posta la questione nella discussione seguita al racconto che ho inviato. Ora ho capito quale sia la regola ma, sinceramente, mi importa poco. Soprattutto se si tratta di una questione di eufonia, bisogna considerare che la sensibilità cambia nel tempo, come ci accorgiamo leggendo testi più o meno remoti nel tempo.

Tra l'altro ho l'abitudine di farmi risuonare in testa quello che scrivo, quindi se suona bene, bene, altrimenti ignoro la regola. E rifiuto tassativamente l'idea di aggirare il problema cercando di usare una parola diversa.

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Sulla questione "e Harry" ed "e Henriet" avrei usato la d eufonica nel secondo caso e non nel primo. In questi casi bisognerebbe basarsi sulla pronuncia, e "Harry" in inglese si pronuncia "Arri", mentre "Henriet" diventa "Enriet". Io avrei scritto "e Harry" ed "ed Henriet".

Veramente in inglese si pronunciano Hæri e Hæriet. Sono incerta sulle vocali di quest'ultima, ma l'h aspirata ce l'hanno sicuramente (æ è un suono intermedio tra a e e). Addirittura, nel IV libro, la Rowling ironizza sulla pronuncia francese che le toglie sistematicamente e fa dire 'Arry a Fleur Delacour.

Quindi il traduttore ha ragione, perché la "h" è una consonante.

Se invece usa la pronuncia corrente in italiano, allora ha torto in entrambi i casi (Erri e Erriet).

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Ospite

Devo "uppare" questo post riguardante la D eufonica, perché purtroppo ho notato che è in assoluto l'errore più ricorrente nei testi che mi capita di commentare.

E sapete qual'è la cosa che mi da a volte fastidio? Che dopo aver segnalato l'errore 2, 10 o 100 volte, nel testo successivo postato dallo stesso autore, ritrovo gli stessi errori.

Rileggetevi bene la regola. Ma soprattutto applicatela!

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La forza dell'abitudine. Io faccio così, quando finisco un racconto (o un capitolo) effettuo una ricerca di tutte le "ed" e "ad" (come parole intere) e correggo tutti gli errori che incontro. Qualcuna però sfugge sempre.

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Come nota dissonante, che non vuole essere polemica ma linguistica: il fatto che le scriviamo un po' a casaccio non è che semplicemente indica che siamo in uno stadio in cui la lingua non si è abituata a farne a meno? Come scrittori dovremmo anche testimoniare un uso della lingua, non solo replicare pedissequamente le norme del bon ton imposte dall'alto.

D'altra parte bisognerebbe anche porre la testa a come parliamo, ed essendo che diciamo "a essere sinceri" non dovremmo scrivere "ad essere sinceri". Però io dico anche "e essere svegli?" quindi non dovrei metterla neanche lì.

Scusate lo sproloquio. icon_cheesygrin.gif

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Ospite
Come nota dissonante, che non vuole essere polemica ma linguistica: il fatto che le scriviamo un po' a casaccio non è che semplicemente indica che siamo in uno stadio in cui la lingua non si è abituata a farne a meno?

E chi dice che dobbiamo farne a meno? Non bisogna farne a meno, ma usarle nel modo giusto, che è cosa ben diversa.

E il discorso dell'adattarci a come parliamo? Ok, posso allora dirti che le accetto all'interno di un dialogo. Il personaggio Tizio parla usando D eufoniche a casaccio e io ce le metto. D'accordo, ma nel momento che io scrittore vado a usare il narrato, che almeno lo faccia in un italiano quantomeno corretto.

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Jack, non intendevo fare polemica con te, lo sai che sei il nostro spulciatore di d eufoniche preferito. love1.gif

La mia era sola una notazione linguistica, tra l'altro opportunistica: ho avuto a che fare con manoscritti del '600 in cui mi interessava l'aspetto di stadio linguistico della lingua corrente e in quel frangente ho avuto un sonoro fastidio per le manie ipercorrettistiche dell'epoca, perché mi impedivano di ricostruire una certa realtà linguistica (sarebbe complicato adesso spiegarlo). Qui (come anche nel caso del sé stesso) mi pare che si faccia la stessa cosa: spontaneamente scriveremmo d eufoniche a casaccio, poi passa il correttore (o il nostro correttore interno) e le toglie. Il linguista del 2500 che cercherà di ricostruire certe regole si ritroverà una situazione falsata a questo punto, perché rimarrà convinto di una certa evoluzione che però è forzata dall'ipercorrettismo e dalla standardizzazione imposta. Dal canto nostro di scrittori, però, dobbiamo anche tener conto che a volte scriviamo le d eufoniche per abitudine e non perché le pronunciamo e anche qui diamo una versione falsata della lingua.

Che poi, se vogliamo dirla tutta, queste benedette "d" non sono eufoniche, sono un retaggio. Io mi rendo conto, ad esempio, che pronuncio molte più "ad" che "ed" e anzi, che "ed" ancora non riesco a trovare esempio in cui lo metto, neanche davanti ad "e" (difatti di solito mi viene corretto "e entrò"), mentre "ad" ne pronuncio davanti a qualsiasi vocale. E la spiegazione del fenomeno non ha niente a che rivedere con l'eufonia, quanto con l'evoluzione storica della preposizione "a" (questo non lo dico io, ci sono fior di studi linguistici in proposito). In parole povere, non è "a" che acquista una "d" davanti a vocale, è "ad" che perde la "d" davanti a consonante.

(Alla fine il linguista di cui sopra troverà questo post e deciderà di darsi alla coltivazione delle patate mutanti, meno tossiche per la salute mentale. icon_cheesygrin.gif )

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Ospite
Jack, non intendevo fare polemica con te, lo sai che sei il nostro spulciatore di d eufoniche preferito. love1.gif

La mia era sola una notazione linguistica

Sì, l'avevo capito icon_wink.gif

In effetti alla fine dovremmo essere noi scrittori (che parolone!) a creare le nuove tendenze della lingua italiana, non la televisione che invece la fa da padrona.

Il mio UP riguardo le D eufoniche non è tanto riferito alla regola in particolare, quanto al fatto che a volte ho la sgradevole sensazione che noi, commentatori standard e supercritici, perdiamo tempo a correggere errori che al testo successivo vengono riproposti, come se le nostre osservazioni fossero ignorate...

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Ospite

Riuppo questo post sulle famigerate d eufoniche perchè mi è sorto un dubbio, proprio leggendo la discussione.

Parecchi post fa si è detto che, in fondo, la d eufonica è un problema che riguarda soprattutto il parlato, preferenzialmente ad alta voce.

Proprio oggi il mio professore di Farmacoterapia ha inserito due d eufoniche nel suo parlato:

"Si parte con la somministrazione del farmaco ad un piccolo numero di pazienti volontari. Il farmaco viene confrontato ad un placebo, o ad altri trattamenti, se già essistenti".

Sorvolo sulla terza, che segue la regola. Le altre due, in uno scritto, sarebbero errore, ma nel parlato vanno bene, perchè accostare "a" e "u" in un parlato stona un po' (o almeno qesto è il mio punto di vista) e tutto sommato dividerle con una d eufonica è abitudine piuttosto diffusa (sempre mentre si parla, ovviamente).

Ecco, se io volessi rendere questo parlato in uno scritto? Se le d eufoniche sono consuete nel parlato, come rendere tale parlato su carta?

Il professore guardò la slide proiettata sulla parete. "Si parte con la somministrazione del farmaco ad un piccolo numero di pazienti volontari" disse agitando il pointer. "Il farmaco viene confrontato ad un placebo, o ad altri trattamenti, se già esistenti".

In questo caso si potrebbe sorvolare?

Faccio un altro esempio: se un personaggio ha la caratteristica di parlare facendo largo uso di d eufoniche? Gli si fa perdere tale caratteristica?

Ok, so che mi starete maledicendo per tutte le seghe mentali che mi faccio, ma se io non mi incasino non sto bene icon_lol.gif

*pronto a ricevere insulti :sss:*

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Ospite

Perché farsi tutti sti problemi? :sss:

Il parlato di un dialogo non è mai fedele riproduzione di un parlato reale, se no verrebbe fuori una roba piena di puntini di sospensione, gente che ripete parole pronunciate male, serie di ehm uhm diciamo ma però cioè, avverbi inutili ecc.

Quella della D eufonica è più che altro una convenzione usata da chi scrive in maniera professionale, basta seguire la regoletta e finita lì, come il fatto di scrivere perché anche se al nord si pronuncia perchè.

Non penso che il fatto di aggiungere una D eufonica dia una caratterizzazione particolare al tuo personaggio, se vuoi dargli un linguaggio un po' pomposo allora dovrai calcare la mano sul lessico usato, aggiungere D eufoniche ti farebbe solo sembrare sciatto.

IMHO specifichiamo,

by la vostra grammar nazi di quartiere <3

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Parecchi post fa si è detto che, in fondo, la d eufonica è un problema che riguarda soprattutto il parlato, preferenzialmente ad alta voce.

Proprio oggi il mio professore di Farmacoterapia ha inserito due d eufoniche nel suo parlato:

Vorrei aggiungere una nota. Volendo ho anche bibliografia, ma dovrei scartabellare per trovarla.

Secondo studi recenti queste cose definite "eufoniche" in realtà non hanno niente a che fare con la fonetica: sono residui di pezzi di parola caduti. Quindi non è che queste "consonanti eufoniche" appaiono davanti a vocale, bensì esse esistono sempre e cadono di fronte a un'altra consonante (o comunque davanti a un certo insieme di lettere).

Nel caso dell'italiano, le due particelle incriminate sono e, che deriva da et, e a, che deriva da ad. Le due particelle non hanno lo stesso comportamento: "ad" è molto più frequente di "ed". Io per esempio nel parlato non uso mai "ed" (dico «Io e Elena» non «Io ed Elena»), ma uso sempre "ad" davanti a vocale: «Sono andata ad Imola», come il professore di Spritz (ad un piccolo numero, ad un placebo). Questo confermerebbe l'ipotesi: mentre "et" si è completamente ridotto a "e", "ad" invece manifesta il fenomeno di caduta della "d" di fronte a consonante. Il perché seguano due percorsi diversi può essere dovuto a diversi fattori, secondo me è perché hanno funzioni diverse nella frase, cosa che in italiano finisce con l'influenzare l'accento e quindi la "quantità di isolamento" della particella. in pratica, mentre la "e" è prosodicamente isolata e quindi soggetta a usura, la "ad" è una proclitica e quindi soggetta a elisione.

Tutto questo per dire che, se proprio si vuole riflettere il parlato, è bene considerare due regole diverse, una per "e" e una per "a".

C'è da notare comunque che la lettura di queste particelle è automatica: il parlante leggerà "ad un placebo" anche ci fosse scritto "a un placebo" (se è predisposto a farlo come sono io), esattamente come legge casa=/kaza/ o sale=/sale/ in automatico.

Ok, ho avuto il mio angolo di saccenza. icon_cheesygrin.gif

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Io non uso mai la D eufonica nel parlato, in nessun caso o.o

Io dico sempre "ad un/uno/una" (e a volte lo scrivo pure, sperando di trovarlo e correggerlo prima di inviare)

--

Alain

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Alla luce di quanto ho letto in questa discussione, mi sono resa conto di aver utilizzato realmente in modo indiscriminato le cosiddette 'd eufoniche', pur essendo stata corretta più volte. A mia discolpa posso solamente dire di aver sempre utilizzato (inconsciamente, tra l'altro) la prima regola citata. Non sono mai stata un asso in grammatica e dalla mia ho sempre cercato di rendere scorrevole il testo rileggendolo a voce alta più volte, risulta ovvio, per un'appassionata delle 'D' come me, trovarle corrette anche laddove, per regola, non lo sono.

Ovviamente, da ora in poi, cercherò di limitarle ai casi previsti, ma in determinate situazioni continuerò a trovarle adatte per un fattore linguistico, per l'appunto; dopotutto in questo caso ci si trova in un'età di mezzo...

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Il forum è fermo da un po', ma io l'ho scoperto solo ora...Non mi ero mai posto il problema ella "d" eufonica e, ad una disamina attenta dei miei scritti, ho scoperto che ne sono un "amante". E siccome mi piacciono, ho voluto fare una piccola ricerca, anche in riferimento al Migliorini, pure qui citato. Manzoni nei Promessi Sposi, sebbene non ecceda, la usa senza particolari problemi: ed esercitava, ed entrava, ed era (seguendo ante litteram Migliorini), ma anche: ed accresciuta. De Roberto (di cui consiglio la lettura a chi non lo conoscesse, una prosa che mi piace moltissimo) nell'Illusione scrive: Ed inutile, ad aggredire, ed un orrore, ad ogni rumore, ad ogni zufolìo. A questo punto mi pare che una regola non ci sia. Capisco bene che Dante può pure inventare parole nella Divina Commedia e che un povero sconosciuto scrittore deve limitarsi ad usare quelle che già esistono, però a colpevolizzarlo perché ama le "d" eufoniche...

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Ospite Tj Ice

Stiamo parlando di una norma tipografica attuale e recente, non ha senso fare paragoni con Dante e Manzoni, che usavano un linguaggio che per quanto attuale non è quello dei giorni nostri.

Quella delle D eufoniche è una norma che ormai si è consolidata tra gli editori (quelli seri) e chi pubblica libri usa quella norma. Niente di più. Che poi possa piacere o meno essere sbagliato o giusto, resta il fatto che il giorno in cui incontrerete un correttore di bozze professionista le D eufoniche spariranno.

Se non sbaglio c'è un altro post dove c'è stata una diatriba piuttosto accesa sulla questione XD

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Ospite Jack Shark

Manzoni nei Promessi Sposi, sebbene non ecceda, la usa senza particolari problemi: ed esercitava, ed entrava, ed era (seguendo ante litteram Migliorini), ma anche: ed accresciuta.

Ma i Promessi Sposi non è stato scritto tipo 180 anni fa?

Gente, il mondo va avanti, e anche la lingua italiana.

Quante parole che usava Manzoni sono scomparse nel nulla perché obsolete?

Capisco bene che Dante può pure inventare parole nella Divina Commedia e che un povero sconosciuto scrittore deve limitarsi ad usare quelle che già esistono, però a colpevolizzarlo perché ama le "d" eufoniche...

E chi lo colpevolizza? E' solo la prassi editoriale moderna. Se per amore delle "D" eufoniche uno preferisce rischiare di non pubblicare, cavoli suoi... :sss:

P.S.

E chi te l'ha detto che gli scrittori esordienti non si inventano le parole? Soprattutto in poesia?

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Non è assolutamente una regola grammaticale (vedi articolo dell'Accademia della crusca), ma si tratta una prassi condivisa da parte delle maggiori case editrici. Io la ignoravo, ma ho notato che viene osservata, quindi mi ci sono conformato senza problemi: del resto non costa un grande sforzo di sinapsi.

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Concordo sul fatto che non è particolarmente difficile evitare l'uso della "d" eufonica e che, se la pubblicazione di un libro deve sottostare a questa scelta, allora sarei il primo a "pulire" la mia prosa; tuttavia, poiché "errore" non è (come a volte negli interventi precedenti si ha la sensazione di percepire) mi viene l'orticara nel sentire che si rischia di non essere pubblicati o addirittura nemeno letti perché al secondo rigo di un romazo di 300 pagine ci sono due "d" eufoniche. Non mi pare cioè un criterio per valutare un testo. Riguardo al fatto che nei Promessi sposi ci sono parole non più in uso (al pari dunque delle "d" eufoniche, avrei una riflessione da fare: nessuno utilizzerebbe oggi parole tipo "istrada" oppure "avria" o ancora "angiolo" neanche nella lingua parlata, mentre le "d" eufoniche sono tuttora molto utilizzate nel linguaggio orale, mentre sono scomparse nella lingua scritta, probabilmente, a queso punto, solo per una pressione "editoriale". Ecco tutto.

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Ospite Jack Shark
mi viene l'orticara nel sentire che si rischia di non essere pubblicati o addirittura nemeno letti perché al secondo rigo di un romazo di 300 pagine ci sono due "d" eufoniche.

Io non mi sentirei di generalizzare...

In primis perché chi giudica un manoscritto sono delle persone, più o meno ragionevoli, ognuna diversa da un'altra, e quindi si spera di capitare nelle mani di chi guarda un po' oltre.

Certo, due D eufoniche al secondo rigo, non costituirebbero mai una discriminante, ma 10 D eufoniche nella prima pagina, se capitano a uno come me che nel leggerle gli viene l'orticaria (per usare parole tue) potrebbero risultare talmente fastidiose da farmi sospendere la lettura.

Quindi i gusti personali rivestono ancora un ruolo essenziale, anche perché la D eufonica si può correggere in editing o bozza come ogni altro refuso ;)

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Trovatemi un solo libro uscito negli ultimi venti anni in Italia (pubblicato da grandi editori) che contenga una sola D eufonica.

La cosa dovrebbe farvi riflettere non poco su come si scrive oggi...

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Personalmente, faccio un uso pesante e continuato di questa fantomatica 'd' eufonica. Ed anche, il che fa ridere, della rispettiva "n" inglese (an elephant). A me dà la sensazione che renda più morbido tutto il discorso, tanto che quando *non* la leggo in un libro ne esco prondamente irritata. Il "buco" che bisogna mettere tra due vocali, una finale ed una iniziale, per far capire il distacco della parola, è una pausa stranissima, secca e scordinata, che non ha un 'tempo' musicale ben determinato. Non mi piace. Non mi interessa se sono formalmente nel torto o meno, non mi piace! Su questioni del genere, penso che sia questione di gusti sinceramente. Si tratta di riconoscere che il testo, al di là della correttezza grammaticale, sintattica e del contenuto lessicale, ha anche una parte "musicale" e ritmica, la quale a parer mio non andrebbe tralasciata così, vincolandola a regole che non sono "fondamentali" come potrebbero invece esserlo elisione e troncamento. Non so se mi spiego: in genere questa 'd' si mette *proprio* perché "è brutto da sentire". Questa dovrebbe essere la ratio con cui gestire la d eufonica, da che ne so. Quindi, se per me "è brutto da sentire", sinceramente, lo metto.

L'ennepiùunesimo motivo per cui la sola idea di aver a che fare con un editor mi terrorizza xD

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Ospite Jack Shark
L'ennepiùunesimo motivo per cui la sola idea di aver a che fare con un editor mi terrorizza xD

Se veramente fai un uso così pesante della D eufonica, le possibilità che tu possa avere mai a che fare con un editor sono abbastanza limitate :sss:

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Esiste anche una cosa bellissima cui alcuni fra i più grandi fanno appello, detta "licenza poetica" (o più semplicemente, 'stile').

No, non è il mio caso, ma è bello arrampicarsi sugli specchi XD

Comunque, come in molti hanno fatto notare, è una cosa negli ultimi tempi tende ad essere sempre più usata, quindi potrebbe starsi attuando una modificazione della lingua.

Detto ciò, mi pare proprio che fare un "sostituisci tutto" con "ad e"->"a e", "ad o" -> "a o" sia l'ultimo dei problemi. :)

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[edit] (detto "sonoscemaenontrovol'appositotasto,perdono) -" Comunque, come in molti hanno fatto notare, è una cosa negli ultimi tempi tende ad essere sempre *meno* usata, quindi potrebbe starsi attuando una modificazione della lingua."

per la serie "gli attacchi di demenza, se non in gruppo, almeno in tandem"

Domando venìa.

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