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Plata

[MI97] Un passo indietro

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*Racconto cancellato su richiesta dell'utente*

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Cita

 non ha altro utilizzo che non sia quello di non aggiungere niente.

 

A mio parere la tripla negazione (non/non/niente) è un po' pesante.

 

4 minuti fa, Plata ha detto:

mi definì un incontinente del pensiero

 

Un modo gentile per dire che si fa delle pippe mentali :asd:

 

6 minuti fa, Plata ha detto:

Il piccolo figlio di Dio non risponde - lo facesse qualche volta anche solo per stupirmi - aggrappato come sempre alla sua minuscola croce d'oro, ma da lui non trovo conforto… Mai.

 

Secondo me questa frase non si amalgama bene al resto, si potrebbe togliere. In particolare il termine "piccolo" figlio di Dio stona un po' e non si sente dire spesso.

 

14 minuti fa, Plata ha detto:

Nel mio vagare mi ritrovo davanti lo sgabuzzino (...) Quando apro la porta ci siamo io e mio padre che discutiamo, sembra una delle tante domeniche a pranzo

 

Non capisco, apre la porta dello sgabuzzino e vede la cucina?

 

27 minuti fa, Plata ha detto:

Potessi tornare indietro non sprecherei così quel tempo concessomi con lui, a parlar di stupidaggini. Gli direi: «Perché diavolo te ne sei andato? Non ti ho mai detto quanto ti voglio bene.»

 

Forse è una frase cliché, ma almeno la trama diventa un po' più chiara.

 

12 minuti fa, Plata ha detto:

così dignitosa nel suo lutto che quasi sembra donarle.

 

Forse "suo" si può omettere qui.

 

Non vorrei sbagliarmi, ma il nome del protagonista non viene mai menzionato nel il testo. Come spunto di riflessione ti chiedo: non sarebbe stato meglio inventarne uno per renderlo più "reale" o vicino al lettore? Comunque, può darsi che l'utilizzo della prima persona colmi questa mancanza.

 

Il suicidio del protagonista all'inizio del testo mi ha spiazzato. Suppongo che quello che segue, nella parte centrale, sia una sorta di "limbo" in cui il protagonista rivive alcune situazioni con il padre. Sbaglio?

Il labirinto quindi è visto come un labirinto di ricordi, nella memoria (siamo sulla via della metafora :P).

Il rapporto con il padre tiene in piedi tutto il racconto e secondo me te la sei cavata bene.

 

Veniamo al finale, che rimescola le carte. Davvero è stato tutto un sogno? Quindi il lancio dal balcone era solo un tentativo di uscire dalla casa/labirinto, ho capito bene?

In ogni caso, la visita alla tomba dà una soddisfacente chiusura al testo.

Bravo, a rileggerti! :)

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@Plata , mi è piaciuto molto sia come è scritto il racconto, che come hai combinato la narrazione. La prima parte,la più lunga, anche se non si capisce dove andrai a parare è piena d'indizi psicologici e comportamentali che, però, non sono assolutamente pesanti. Poi risulta chiaro che il punto focale è il rapporto con il padre, irrisolto e fonte di rancori e incomprensioni tanto quanto di sensi di colpa e rimorsi, come pure si comprende che la prigione fisica, dalla quale il protagonista non riesce a liberarsi e uscire neppure compiendo un gesto estremo onirico, è in realtà la prigione della sua mente e dei suoi controversi dilanianti ricordi.

3 ore fa, Plata ha detto:

Fatti coraggio avrebbe detto mio padre.

«Aspetta…» Faccio un passo indietro: per un attimo la paura scompare. «Prendo il giubbotto.»

Quindi alla fine, in un certo modo la soluzione viene raggiunta e ci sarà pace. Per essere sincer, l'unica cosa che non ho compreso a fondo è proprio la frase dei titolo, che qui è ripetuta, ovvero che valenza ha questo "passo indietro". Non credo sia solo per prendere il giubbotto, un significato più profondo lo avrà senz'altro, anche se personalmente avrei visto di più un sospiro profondo e concentrato che annulla la paura.

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4 ore fa, Plata ha detto:

e chino il capo per guardarmi i piedi.

Noto queste chiose a dei passaggi suggestivi, che, secondo me, fanno perdere forza. Li toglierei.

 

Quanta tristeza :( (tristeeeeeeezaaaaaa, portamiii viaaaaaaaa) però è scritto bene, in bello stile, con appunto diverse belle soluzioni.

Bravo Platuzzo, la vecchiaia si fa sentire sull'umore, però va bene così.

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@Plata

Stupendo. Una malinconia che ti avvolge.

Non ho altro da aggiungere, davvero, mi è piaciuto tutto, dalla prima all'ultima parola.

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Ciao Plata, un buon racconto, bravo. Il labirinto oltre che fisico (seppure irreale, sogno), come vuole il prompt, è anche metaforico. Un flusso di pensieri come piace a me. 

16 ore fa, Plata ha detto:

Non riesco a uscire. Perdersi dentro casa, il posto che si conosce meglio al mondo. Vorrà dire qualcosa?

lascia questa riflessione al lettore

 

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Il racconto in sé mi è piaciuto. Il labirinto qui è più metafisico, interiorizzato, in quel dedalo relazionale cui si dipana spesso il rapporto padre-figlio, per non parlare dello scontro generazionale. Ben trasposto, a mio vedere, il senso di smarrimento e di latente che avvolge pensieri e sogni del protagonista. L'unica perplessità riguarda l'aderenza con la traccia, non potendo parlare di un labirinto vero e proprio, ma l'interpretazione psicologica che ne hai dato mi risulta rimarchevole. Bravo.

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@Plata inutile sottolineare che il tuo racconto è proprio il mio genere. Mi è piaciuta molto l'idea di dilatare la casa e farla diventare un labirinto onirico dove ogni luogo porta le tracce di un evento che ha segnato la vita del protagonista. Mi è piaciuta davvero molto questa parte:

"Bacio il piccolo crocifisso che mi penzola dal collo, regalo di mio padre, mentre gli chiedo: «Sei pronto?»

Il piccolo figlio di Dio non risponde - lo facesse qualche volta anche solo per stupirmi - aggrappato come sempre alla sua minuscola croce d'oro, ma da lui non trovo conforto… Mai.  "

Toglierei solo quella parte che ho cancellato perché hai descritto così bene la relazione con il crocefisso che ogni altra considerazione è inutile.

Rispetto al resto del racconto, concludi un po' frettolosamente e con meno cura. Secondo me vale la pena rifinirlo.

Detto questo...complimenti! Un gran bel racconto.

 

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19 ore fa, Plata ha detto:

la porta del salotto che dà sul balcone, è lì che mi trovo a

 

Ci vedrei meglio i due punti. che dà sul balcone: è lì che mi trovo...

 

19 ore fa, Plata ha detto:

Puzzavo di sigarette e birra quella sera quando rientrai a casa.

 

Da qualche parte starebbe bene una virgola, ma non so esattamente dove.

 

19 ore fa, Plata ha detto:

Nulla a paragone degli schiaffi e i calci in culo che il mondo mi ha riservato dopo.

 

Questa è molto bella come immagine.

 

19 ore fa, Plata ha detto:

Nel mio vagare mi ritrovo davanti lo sgabuzzino

 

Mi ritrovo davanti allo sgabuzzino. O mi ritrovo lo sgabuzzino davanti. Così capisco il senso, ma quando leggi sembra un errore (legato all'espressione "davanti a").

 

19 ore fa, Plata ha detto:

Perché diavolo te ne sei andato? Non ti ho mai detto quanto ti voglio bene.

 

Passaggio amaro e triste, ma sempre vero.

 

Non ricordo di aver letto qualcosa di tuo che non mi sia piaciuto. Questo pure. Racconto scritto con maestria, pulito. Credo che il passo indietro si riferisca al suo tentato suicidio (a un certo punto ho pensato che il padre fosse l'unico in vita e la mamma e il figlio sono invece già morti). Il suo senso di rimorso per aver parlato di cazzate invece di avergli detto che gli vuole bene. Non ho altro da aggiungere, se non un bravo.

 

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Ciao Platone,

 

On 9/4/2017 at 19:14, Plata ha detto:

“Se devi fare una cosa falla e basta.”

ho un dubbio di punteggiatura, non ci vorrebbe un punto fuori dalle virgolette? A me verrebbe da metterlo solo fuori. Più che un'osservazione la mia è una domanda.

 

On 9/4/2017 at 19:14, Plata ha detto:

Potessi parlarli

refuso

 

Mi è piaciuta molto l'idea del labirinto dentro una casa affollata di ricordi. Il lutto si trasforma in un vicolo cieco da cui il protagonista non riesce a uscire, dietro a ogni angolo si nasconde un fondo chiuso. Solo alla fine sembra accettare uno dei consigli del padre e facendolo trova forse l'uscita dal suo labirinto, accettando infine la morte del padre.

Racconto interessante e diverso dal solito, bravo.

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@Plata

Molto bello. L'idea di trasformare la casa nel labirinto richiesto dalla traccia è originalissima e azzeccata, nel contesto della trama, anche se forse un po' lontana dalle specifiche richieste della traccia stessa... ma in fin dei conti il tuo racconto emoziona e questo è quello che conta.

Una delle cose che ho piacevolmente constatato, leggendo i due racconti che hai presentato al MI di due settimane fa e in questo di oggi è la disinvoltura con cui sei passato dal brillante pugile opportunista, sicuro di sé e pronto a vendere l'anima al diavolo a questo figlio oppresso da un rapporto sbagliato con il proprio padre. E per questo dilaniato in profondità.

Ecco quindi che la casa, che normalmente per noi è il focolare, il luogo accogliente, protettivo per antonomasia, diventa per il protagonista una vera e propria prigione, dove le sbarre sono i ricordi del padre, le conversazioni con lui, la sberla ricevuta...

E bello il finale, che pare poter portare la pace al figlio tormentato. Dopo aver realizzato quanto volesse bene al padre, capisce l'importanza anche di un gesto semplice come quello di una visita a una tomba.

Bravo Plata!

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Molto bello, struggente. Di una profondità che colpisce dritto nel cuore. Mi è piaciuta l'interpretazione del labirinto, interno, intimo. Il finale è sublime. Bravo. 

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Bellissimo @Plata, davvero non mi deludi mai! Riesci sempre a stupirmi e ad affascinarmi. Quando leggo i tuoi racconti mi capita di dimenticare che sto leggendo il testo di un tipo qualunque su un forum di gente qualunque. 

Modificato da Kuno

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Ospite Rica

Il mio lupo preferito! :rosa:Ciao @Plata

 

Prima di tutto, ho riso tantissimo quando ho letto il titolo "Un passo indietro", non ho potuto fare a meno di accostarlo a "Troppo veloce" del MI precedente, quasi che lì hai corso troppo, qui rallenti un po'. Non parlo di contenuti! Infatti, quando ho letto il racconto, mi sono commossa. 

 

Sei rimasto al limite della traccia, in questo senso: non si accettavano metafore di labirinti interiori, percorsi intimi ecc. ecc. Hai usato la casa come luogo fisico, del suo perdersi,e qui sei stato bravo, e hai viaggiato in questo labirinto con i ricordi, l'amore, il dolore di una perdita. In questo senso sei rimasto al limite della boa, ma in questo limite ho apprezzato la capacità di rimanerci dentro. Qui sei stato bravissimo. Avrei sviluppato con maggiori dettagli i luoghi della casa.

Mi hai fatto pensare molto a "L'angelo sterminatore" di Luis Buñuel, film che adoro. Non so se l'hai visto. In un primo momento ho dovuto cercare la boa, poi l'ho trovata ed era molto mimetizzata.

 

Il tuo racconto è triste e struggente, la casa del tuo personaggio è una prigione muta dove i ricordi e l'amore per chi non c'è più aleggiano, tanto nei luoghi, quanto nella mente di chi qui luoghi li percorre. È un testo emozionato e emozionante. E io credo che la capacità di commozione sia tra le forze più grandi di qualsiasi forma artistica.

 

Mi permetto di segnalarti qualcosa, dovuto più al mio gusto personale.

 

Sì, è una frase fatta e come tale non ha altro utilizzo che non sia quello di non aggiungere niente.

- Snellirei un passaggio: non ha altro utilizzo se non quello di non aggiungere niente. 

 

Abbraccio tutto il coraggio di cui sono capace <3

 

Bacio il piccolo crocifisso che mi penzola dal collo, regalo di mio padre, mentre gli chiedo: «Sei pronto?»  Perché vai a capo?

Il piccolo figlio di Dio non risponde - lo facesse qualche volta anche solo per stupirmi - aggrappato come sempre alla sua minuscola croce d'oro, ma da lui non trovo conforto… Mai.

- Eliminerei l'ultima parte. Non aggiungi nessuna informazione in più e suona ridondante.

 

 

«Aspetta…» Faccio un passo indietro: per un attimo la paura scompare. «Prendo il giubbotto.»

Se le dice di aspettarlo e fa un passo indietro per prendere il giubbotto, allora la paura è scomparsa.

Bella la metafora del passo indietro: serve per arrivare all'attaccapanni, ma dentro di lui sembra rappacificarlo con la figura del padre.

 

Bravo.:)

 

 

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Ospite Rica
Adesso, Rica ha detto:

In questo senso sei rimasto al limite della boa, ma in questo limite ho apprezzato la capacità di rimanerci dentro.

Errore, della traccia.

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@Plata mi è piaciuto. Come qualcuno ti ha già detto, anche io sono rimasto un po' perso quando il protagonista ha aperto la porta dello sgabuzzino e si è ritrovato in cucina, ma forse era voluto per sottolineare il 'labirinto' domestico in cui si è trovato intrappolato (già, perchè si è trovato intrappolato?).

Non ho molte cose da dire: il genere è il tuo, la malinconia la solita. Avrei apprezzato qualche dettaglio in più sulla relazione col padre, perché alla fine l'unico episodio davvero descritto è una lite giovanile di lui ubriaco e fumato che risponde male al genitore. Mi sarebbero piaciuti più aneddoti, immagini da ricordare. Insomma, mi resta un po' il dubbio del cosa, di preciso, sia accaduto tra il protagonista e il padre.

Un saluto!

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Ciao @Plata

 

Il racconto è carino, ho apprezzato molto come hai reso l'immagine, per me hai reso sufficientemente l'idea. Toccante il rapporto che ha il protagonista con il padre nonostante sia morto. Hai curato la sua psicologia, quindi ottimo! ;)

 

Spero di rileggerti presto! magari al prossimo MI.

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perdonate il ritardo, in questo MI ho fatto molta fatica

 

@Riddle Seeker ciao

On 4/9/2017 at 19:43, Riddle Seeker ha detto:

Veniamo al finale, che rimescola le carte. Davvero è stato tutto un sogno? Quindi il lancio dal balcone era solo un tentativo di uscire dalla casa/labirinto, ho capito bene?

In ogni caso, la visita alla tomba dà una soddisfacente chiusura al testo.

esatto, il mio intento era quello. Grazie del passaggio, ci leggiamo.

 

 

@Macleo

On 4/9/2017 at 22:54, Macleo ha detto:

mi è piaciuto molto sia come è scritto il racconto, che come hai combinato la narrazione. La prima parte,la più lunga, anche se non si capisce dove andrai a parare è piena d'indizi psicologici e comportamentali che, però, non sono assolutamente pesanti. Poi risulta chiaro che il punto focale è il rapporto con il padre, irrisolto e fonte di rancori e incomprensioni tanto quanto di sensi di colpa e rimorsi, come pure si comprende che la prigione fisica, dalla quale il protagonista non riesce a liberarsi e uscire neppure compiendo un gesto estremo onirico, è in realtà la prigione della sua mente e dei suoi controversi dilanianti ricordi.

proprio così, non avrei saputo spiegarlo meglio.

 

On 4/9/2017 at 22:54, Macleo ha detto:

Per essere sincer, l'unica cosa che non ho compreso a fondo è proprio la frase dei titolo, che qui è ripetuta, ovvero che valenza ha questo "passo indietro". Non credo sia solo per prendere il giubbotto, un significato più profondo lo avrà senz'altro, anche se personalmente avrei visto di più un sospiro profondo e concentrato che annulla la paura.

il passo indietro, oltre che quello fisico fatto per prendere il giubbotto, è banalmente quello che dovrebbero fare gli egoisti ed egocentrici, nello specifico il protagonista in cui in parte mi rispecchio.

Grazie.

 

@simone volponi

On 4/9/2017 at 23:56, simone volponi ha detto:

Noto queste chiose a dei passaggi suggestivi, che, secondo me, fanno perdere forza. Li toglierei.

 

Quanta tristeza :( (tristeeeeeeezaaaaaa, portamiii viaaaaaaaa) però è scritto bene, in bello stile, con appunto diverse belle soluzioni.

Bravo Platuzzo, la vecchiaia si fa sentire sull'umore, però va bene così.

se affronterò per primo la dipartita (forse no) ti aspetterò al di là del fiume . Grazie socio.

 

@Joyopi grazie caro, sei davvero gentile.

 

grazie @camparino , le tue parole mi fanno felice.

 

ciao @acronimo4

On 4/10/2017 at 11:28, acronimo4 ha detto:

lascia questa riflessione al lettore

sì, non sei stato il solo a farmelo notare. Grazie.

 

@Vincenzo Iennaco ciao

On 4/10/2017 at 11:32, Vincenzo Iennaco ha detto:

L'unica perplessità riguarda l'aderenza con la traccia, non potendo parlare di un labirinto vero e proprio, ma l'interpretazione psicologica che ne hai dato mi risulta rimarchevole. Bravo.

avevo qualche dubbio anche io, ma l'ideatrice del prompt mi ha fatto notare che, acnhe se un sogno, la descrizione fisica del "labirinto" poteva essere accettabile. Grazie mille.

 

ciao @Sinoe

On 4/10/2017 at 14:46, Sinoe ha detto:

Rispetto al resto del racconto, concludi un po' frettolosamente e con meno cura. Secondo me vale la pena rifinirlo.

Detto questo...complimenti! Un gran bel racconto.

sono d'accordo, ma col passare del tempo diminuiva anche quello a mia disposizione, e un po' si vede. Grazie, sei gentilissima.

 

ciao @Ghigo

On 4/10/2017 at 15:01, Ghigo ha detto:

Credo che il passo indietro si riferisca al suo tentato suicidio (a un certo punto ho pensato che il padre fosse l'unico in vita e la mamma e il figlio sono invece già morti)

la mia intenzione era questa:

Cita

il passo indietro, oltre che quello fisico fatto per prendere il giubbotto, è banalmente quello che dovrebbero fare gli egoisti ed egocentrici

ma la tua lettura la trovo coerente, non ci avevo pensato.

grazie e a presto.

 

grazie del passaggio @Thea, ci leggiamo presto.

 

@Federico72

On 4/10/2017 at 22:55, Federico72 ha detto:

Una delle cose che ho piacevolmente constatato, leggendo i due racconti che hai presentato al MI di due settimane fa e in questo di oggi è la disinvoltura con cui sei passato dal brillante pugile opportunista, sicuro di sé e pronto a vendere l'anima al diavolo a questo figlio oppresso da un rapporto sbagliato con il proprio padre.

sì, una cosa che provo sempre è svariare; però in tutt'e due centravano i sogni. Grazie del passaggio e i complimenti.

 

@Emy grazie anche a te.

 

@Kuno

On 4/12/2017 at 09:15, Kuno ha detto:

Quando leggo i tuoi racconti mi capita di dimenticare che sto leggendo il testo di un tipo qualunque su un forum di gente qualunque. 

in realtà non sono uno qualunque. Sono Platinette.

Grazie bello.

 

@Rica la mia giudice femmina preferita di questo MI:P. Ciao!

On 4/12/2017 at 18:41, Rica ha detto:

Prima di tutto, ho riso tantissimo quando ho letto il titolo "Un passo indietro", non ho potuto fare a meno di accostarlo a "Troppo veloce" del MI precedente, quasi che lì hai corso troppo, qui rallenti un po'.

ma... è vero :lol:

non voluto però

On 4/12/2017 at 18:41, Rica ha detto:

Mi hai fatto pensare molto a "L'angelo sterminatore" di Luis Buñuel, film che adoro. Non so se l'hai visto. In un primo momento ho dovuto cercare la boa, poi l'ho trovata ed era molto mimetizzata.

senza guardare Wiki, se è quello di un gruppo di persone che non riesce a uscire da una stanza, sì l'ho visto ed è un gran film.

Grazie delle segnalazioni e dei complimenti. Alla prossima.

 

@Komorebi ciao

On 4/12/2017 at 19:45, Komorebi ha detto:

Avrei apprezzato qualche dettaglio in più sulla relazione col padre, perché alla fine l'unico episodio davvero descritto è una lite giovanile di lui ubriaco e fumato che risponde male al genitore. Mi sarebbero piaciuti più aneddoti, immagini da ricordare. Insomma, mi resta un po' il dubbio del cosa, di preciso, sia accaduto tra il protagonista e il padre.

avrei avuto anche i caratteri per farlo, visto che il racconto è relativamente breve, ma quello che mancava era il tempo.

Grazie del passaggio.

 

ciao @Fedeh

On 4/13/2017 at 13:26, Fedeh ha detto:

Il racconto è carino

anche io sono carino. Grazie del passaggio, ci leggiamo.

Modificato da Plata

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