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Aporema Edizioni

Siamo solo noi?

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2 ore fa, wivern ha detto:

Certamente non siete soli, ma dalla mia esperienza molto risicata posso dire che ci sono editori che pur di risparmiare sui costi (perché un editor va pagato per il lavoro che svolge, se non è interno alla CE) pubblicano il testo così com'è, oppure ci sono coloro che chiedendo un importante contributo all'autore, non sono interessati al lavoro sul testo ma guadagnano con il suddetto contributo, sono praticamente delle tipografia mascherate da CE. 

Noi siamo una casa editrice del tutto free, ma non contestiamo la scelta di quelle CE che pretendono un contributo per l'editing, purché lo dichiarino subito, in modo chiaro e senza equivoci. Purtroppo però, come abbiamo avuto modo di constatare in più di un'occasione, non solo questa chiarezza spesso non esiste, ma l'editing per il quale si è pagato non viene proprio eseguito: al massimo, quando va bene, viene fatta una frettolosa correzione di bozze.

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On 11/5/2017 at 09:52, Renato Bruno ha detto:

Il prodotto libro, che non è merce come le altre, oggi ha un ciclo di vita breve, talmente breve da non consentire più, cosa che con il ciclo produttivo più lento ieri avveniva, il consolidamento e lo sviluppo di un autentico patrimonio culturale soggettivo e sociale, fatto di tradizione e innovazione culturale, costituente una base intellettuale per la formazione letteraria, civile e politica delle nuove generazioni.

@Renato Bruno, hai fornito molte argomentazioni che meriterebbero di essere approfondite, ma, tra tutte, questa, secondo me, è quella che coglie il "profondo" meglio delle altre. Ciò che intendo aggiungere, a proposito del “ciclo produttivo" di cui parli, è che al suo accorciamento, secondo me, non contribuisce tanto il fatto che oggi si legga meno – anzi, forse, in assoluto, oggi si legge di più –, quanto il tempo che si dedica alla lettura di una singola fonte. Una volta, secondo me, noi lettori/consumatori, "leggevamo meno per leggere meglio". Forse perché I libri erano il solo modo di evadere dalla quotidianità, niente computer, modesta offerta di media, e ci si prendeva quindi il tempo necessario, non quello disponibile. Senza metabolizzazione, l'informazione transita, non resta, quindi: perché? Visto che, con tutta evidenza, leggere più a lungo ci avvantaggerebbe, perché non lo facciamo? Non credo nella teoria del complotto o in quella del condizionamento, i lettori sono più in gamba di quanto supponiamo. Dunque, ancora, perché?
In parte, la mia è una domanda retorica. Da informatico, un po' alla McLuhan, sono convinto che esista una congiunzione tra il modo in cui esploriamo il mondo (ad esempio, leggendo) e il mezzo con cui l'esploriamo. La mia conclusione (dal diuturno smazzamento di "casi d'uso", "modelli di navigazione", "secondi d'attenzione" su cui contare e quant'altro) è che la fruizione "lenta", quella che, pragmaticamente, serve a memorizzare, semplicemente, è stata spodestata dalla disponibilità di mezzi che "ricordano" al posto nostro. Sono scettico a proposito delle conclusioni "cotte e mangiate", come questa, ma mi piacerebbe sapere se per qualcuno almeno la domanda è sensata.

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@gecosulmuro Permettimi di fare un esempio extra-testuale, che non riguarda i libri. Parliamo del vecchio foglio grande di carta che nelle stazioni indicava gli Arrivi e le Partenze. Quando cercavo su questi fogli il mio treno o quello degli amici in arrivo, prima di arrivare a puntare il dito sull'ora del mio treno, io dovevo scorrere dal basso verso l'alto o viceversa, distinguere tra Locali e intercity, tra capoluoghi di provincia e fermate intermedie, tra treni con n. pari e treni con numeri dispari, a seconda della direzione Nord-Sud o Sud-Nord, distinguere i Rapidi dai treni notturni, tra feriali e festivi, e soprattutto, dovendo passare parecchi minuti in attesa dei treni prescelti, io che avevo tempo prendevo conoscenza e coscienza del Sistema Ferroviario italiano. Oggi che compro i biglietti con un clic nell'operazione singola che compio non prendo più atto del sistema ferrovia ma solo del luogo di partenze e di arrivo che mi interessa. Oggi ho perso la visione del'insieme e il tempo non è più un alleato della memoria. E tutti i TKT  comprati on line non mi dicono nulla su ciò che c'è dietro l'interfaccia utente erogatore del servizio. Oggi è tutto più comodo e veloce ma ogni singola azione nostra è isolata dalle altre (è vero che oggi leggiamo di più ma in funzione di quale nostro bisogno culturale?). 

 

Avviene lo stesso nel Sistema cultura. Ordino su Amazon il libro ma vedo solo quel libro e non sono costretto a vedere tutti quelli che in libreria sarebbero disposti prima del mio. Non ho una visione d'insieme dell'emporio Amazon e faccio fatica a capire quella del mega-store dei libri. Me la cavo ancora nella piccola libreria dell'usato dietro Piazza Campo de' Fiori, dove i libri sono disposti ancora secondo criteri che nella testa del libraio fanno parte di una visione, di un sistema culturale, di una catalogazione libraria che sia lui che io abbiamo appreso frequentando le biblioteche dell'università negli anni Settanta del secolo scorso. Oggi spesso si acquista un libro per "feticismo", collezionismo, moda o perché prodotto di qualità ma senza più tenere conto dell'albero della conoscenza dove dovrò appenderlo.  La dispersione culturale, oggi favorita dall'enorme disponibilità di prodotti da comprare e dalle nostre frettolose modalità di lettura, non consente più la mia, la tua, la sua, la nostra scala gerarchica di preferenze e priorità culturali. L'arco che va dalla Allende alla Yourcenar mi permette forse di essere al passo col ritmo di produzione dell'industria editoriale ma non con il mio  sistema di conoscenza profonda dell'uomo che io nel tempo mi sono dato e che esclude tutta la produzione della Allende. 

 

Vale lo stesso per la formazione culturale degli Autori/Scrittori: pochissimi sono quelli che scrivono dopo aver letto a fondo lo scrittore preferito per sviscerarne i meccanismi della creazione narrativa. Chi scrive non fa i conti col sistema cultura, non si forma un suo sistema culturale costituito da pochi ma essenziali testi imprescindibili per il proprio sistema linguistico generale e poi narrativo. Come dico io, e solo io, questa è l'epoca dove lo scrittore non parla come romanziere, il poeta non parla come "fabbro" della parola e chi si dedica alla pittura usa un linguaggio mono-cromatico! Da qui la necessità di un ritorno agli artigiani della parola per combattere la standardizzazione della formazione culturale soggettiva. Da qui il bisogno di sviluppare il proprio sistema culturale fatto di scelte che escludono e delle poche che includono (secondo noi). Poi se mi dimostrare che la Gamberale è pietra imprescindibile per la costruzione della mia biblioteca personale, prometto di comprarla (senza vomitare). 

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10 ore fa, Renato Bruno ha detto:

Parliamo del vecchio foglio grande di carta che nelle stazioni indicava gli Arrivi e le Partenze. Quando cercavo su questi fogli il mio treno o quello degli amici in arrivo, prima di arrivare a puntare il dito sull'ora del mio treno, io dovevo scorrere dal basso verso l'alto o viceversa, distinguere tra Locali e intercity, tra capoluoghi di provincia e fermate intermedie, tra treni con n. pari e treni con numeri dispari, a seconda della direzione Nord-Sud o Sud-Nord, distinguere i Rapidi dai treni notturni, tra feriali e festivi, e soprattutto, dovendo passare parecchi minuti in attesa dei treni prescelti, io che avevo tempo prendevo conoscenza e coscienza del Sistema Ferroviario italiano.

Mi è piaciuto enormemente questo paragone. Forse perché sento la mancanza di quei vecchi fogli. Ora nelle stazioni ferroviarie abbiamo solo un display che ci indica i treni dell'ultima mezz'ora, in arrivo e in partenza. Per il resto non ci è dato di sapere. Ma non solo quei fogli hanno tolto, sono state sradicate pure le fontanelle dell'acqua in testa ai treni (alla stazione di Torino Porta Nuova) per obbligare le persone a comprare la bottiglietta d'acqua al McDonald spendendo 1,50 euro. I manovali hanno lavorato giorni e giorni per smantellare meravigliose e utili fontanelle in pietra, sotto gli occhi di tutti, e nessuno si è lamentato. Ci sarebbe da scrivere un bel racconto. Non è che le persone siano diventate ignoranti per loro scelta, giorno dopo giorno c'è una spinta verso l'ignoranza e la passiva accettazione. Siamo "Canne al vento" come sosteneva Grazia Deledda. È normale che ci pieghiamo dove la spinta è più forte. E oggi questa spinta ci porta a divenire succubi e soprattutto consumatori inconsapevoli (purtroppo l'ambito librario non fa eccezione).

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Proviamo a rinverdire questa discussione, aperta da più di un anno, sia per fare il punto della situazione, sia per raccogliere il parere dei nuovi arrivati.

Ebbene, le cose non sono cambiate.
In questi dodici mesi abbiamo assistito alla pubblicazione di manoscritti che noi avevamo scartato. Nulla di male, direte voi, perché ogni editore ha il sacrosanto diritto di applicare i propri criteri di selezione. Verissimo. Alcuni di questi volumi sono anche approdati qui nel forum, nella sezione "I nostri libri". E pure in questo non ci vediamo nulla di male: se è vero che la loro casa editrice è inserita nella lista free, avevano tutto il diritto di pubblicizzarsi. Qualche autore ha anche chiesto di essere recensito dal Comitato di Lettura, e qui è arrivata l'amara sorpresa. Il recensore di turno, infatti, sempre con i toni garbati che distinguono il WD, ha comunque evidenziato gli stessi identici difetti che noi avevamo segnalato all'autore e che ovviamente non sono stati corretti in fase di editing, sempre che un editing sia stato eseguito... Noi ai tempi avevamo scartato quei lavori, proprio perché tale editing sarebbe risultato troppo impegnativo e di conseguenza troppo oneroso: in pratica sarebbe stato come regalare un corso di scrittura all'interessato. E' chiaro però che altre CE la vedono in modo diverso e preferiscono pubblicare il testo così com'è, eseguendo al limite una correzione di bozze.
A questo punto la domanda che vi poniamo non è più "Siamo solo noi?". Quella più appropriata  è diventata: "Siamo troppo severi nelle nostre selezioni?".

Non è una domanda retorica, perché tra soci, alla luce di quanto abbiamo detto, è un po' che ce la stiamo ponendo. Se abbassassimo anche di poco l'asticella in entrata, sicuramente riusciremmo a pubblicare più libri e far quadrare meglio i conti; però ne andrebbe della qualità che abbiamo cercato di raggiungere fino a oggi. Secondo voi cosa dovremmo fare? Mantenere una collana top o d'élite per i romanzi più curati alla quale affiancarne una seconda un po' più... trovate voi il termine.
Siamo curiosi di ascoltare i vostri sempre preziosi consigli.
 

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Io, di editoria, non capisco nulla.

 

Fatta questa doverosa premessa, credo dipenda da come intendete collocarvi nel mercato editoriale. Se ritenete di essere di nicchia - elitaria è un termine assai brutto che cerco di non usare mai - allora ha senso che siate estremamente selettivi sulla qualità  e sul contenuto delle opere proposte. Di pari passo educherete il pubblico dei vostri lettori.

 

Tuttavia, prima di dire cose strampalate, vorrei capire meglio la questione.

 

3 minuti fa, Aporema Edizioni ha detto:

Mantenere una collana top o d'élite per i romanzi più curati alla quale affiancarne una seconda un po' più... trovate voi il termine.

 

Non mi è molto chiaro. Io credo che una CE valida e attenta - e non ho dubbio alcuno che la vostra rientri in questa definizione - debba curare ogni testo pubblicato. Non voglio dare interpretazioni alla frase citata, quindi prima di avventurarmi in risposte avventate aspetto un chiarimento. :) 

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27 minuti fa, Aporema Edizioni ha detto:

ai tempi avevamo scartato quei lavori, proprio perché tale editing sarebbe risultato troppo impegnativo e di conseguenza troppo oneroso

Per editing troppo oneroso e impegnativo intendete che l'intero testo era da riscrivere totalmente?

Modificato da M.T.

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4 ore fa, Luca Trifilio ha detto:

 

Non mi è molto chiaro. Io credo che una CE valida e attenta - e non ho dubbio alcuno che la vostra rientri in questa definizione - debba curare ogni testo pubblicato

Vero, ma esser presenti nel mercato significa anche tener conto della concorrenza. E se la concorrenza non va troppo per il sottile, pur di "fare catalogo" e di incrementare gli introiti, noi possiamo permetterci di continuare a fare gli idealisti duri e puri? 

3 ore fa, M.T. ha detto:

Per editing troppo oneroso e impegnativo intendete che l'intero testo era da riscrivere totalmente?

Qualcosa del genere. Intendiamoci: di grammaticalmente o sintatticamente molto scorretto ci è arrivato poco o nulla. Molti esordienti, però, pur avendo a volte buone idee in testa, non sono ancora padroni dei mezzi tecnici per esprimerle in modo soddisfacente. Detto in parole povere: sanno scrivere, ma non sanno raccontare. Senza tener conto dei vari errori di cui abbiamo già parlato in altre discussioni, primi fra tutti info dumping, spiegoni e consecutio temporum carente, per non dire disastrosa. Qualcuno potrebbe anche dire che a costoro "mancano le basi"; ma anche se non mancassero del tutto, di certo non sarebbero sufficienti per costruirci sopra un romanzo.
Di fronte a tali problemi, le alternative sono tre: rifiutare il manoscritto, metterci una pezza (o più pezze), o mandarlo in stampa così com'è, e chi s'è visto s'è visto.
Noi fino a oggi abbiamo scelto la prima strada, ma ci rendiamo conto che molti preferiscono la seconda e taluni addirittura la terza. Dobbiamo prenderne atto e uniformarci?

 

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20 minuti fa, Aporema Edizioni ha detto:

errori di cui abbiamo già parlato in altre discussioni, primi fra tutti info dumping, spiegoni

Sul WD c'è un 3D dedicato apposta a questo elemento: non a tutti appare chiaro cosa sia infodump, in diversi lo confondono con l'essere troppo descrittivi. Semplificando, l'infodump è tutto ciò che interrompe la narrazione; può essere utile ma va usato in una maniera che non "faccia saltare fuori" il lettore dalla situazione in cui le pagine l'hanno calato.

 

23 minuti fa, Aporema Edizioni ha detto:

Di fronte a tali problemi, le alternative sono tre: rifiutare il manoscritto, metterci una pezza (o più pezze), o mandarlo in stampa così com'è, e chi s'è visto s'è visto.

La terza non dovrebbe essere percorsa. La seconda dipende dall'entità della pezza da mettere.

Sulla prima, ci sono ce che rifiutano un manoscritto se non rasenta la perfezione e non risponde ai loro gusti. Ci sono stati autori che, dopo aver sottoposto il loro testo a editing esterno alla ce (pagando di tasca propria), si sono visti rifiutare il lavoro perché l'editing fatto non corrispondeva ai suoi gusti. E allora perché l'editing non l'ha fatto la ce? Semplice: perché non voleva spendere soldi, volevano avere un lavoro perfetto senza investire tempo e denaro. A questo punto si perde però il senso di fare editoria (o imprenditoria, dato che sono la stessa cosa).

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9 ore fa, M.T. ha detto:

E allora perché l'editing non l'ha fatto la ce? Semplice: perché non voleva spendere soldi, volevano avere un lavoro perfetto senza investire tempo e denaro. A questo punto si perde però il senso di fare editoria (o imprenditoria, dato che sono la stessa cosa).

Ottima precisazione, @M.T. : un editore deve essere anche imprenditore. Un imprenditore un po' particolare, è vero, come abbiamo spiegato in altre discussioni, che non dovrebbe badare solo al guadagno ed essere spinto anche da ideali di altro genere, ma comunque un imprenditore. E in tal senso non può non valutare il rapporto costi-benefici; nel caso specifico deve chiedersi: "quanto tempo mi ci vorrà per eseguire un editing degno di tal nome?" e "alla fine, una volta sistemato, quanto potrà vendere questo libro?".

Avere un lavoro perfetto senza investire tempo e denaro è un'assurdità, siamo d'accordo, perlomeno in Italia... All'estero, però, la maggior parte degli editori pubblicano opere che provengono dalle agenzie letterarie e che quindi non hanno bisogno di editing. Così si liberano più risorse da poter investire nella promozione.
Ma noi dobbiamo muoverci nel nostro Paese, in questa realtà, e quindi siamo ben consapevoli che, se vogliamo un editing eseguito come si deve, ci dobbiamo pensare in prima persona. Questo tuttavia non significa che un editor possa, da solo e in pochi mesi, insegnare il mestiere di scrittore a chi non ne conosce nemmeno i più basilari rudimenti.
P.S.

Riguardo all'editing che a volte alcuni autori giurano e spergiurano essere già stato eseguito sui loro romanzi, ci piacerebbe davvero averne un giudizio obiettivo da parte degli utenti del WD: basterebbe postarne anche solo qualche frammento nell'apposita sezione e sentire cosa ne pensate. Ovvio che non vogliamo e non possiamo farlo, per evidenti ragioni di privacy; ma sarebbe davvero interessante vedere cose ne uscirebbe... E chiudiamo qui l'argomento, per non finire O.T.
 
 

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Un ottimo cuoco deve saper usare gli ingredienti. Non è che possiamo andare in un ristorante e poi dover dire: "Sarebbe stato un ottimo pranzo se il cuoco avesse avuto l'accortezza di utilizzare solo la metà del burro che ha messo, un cucchiaio in meno di sale, le patate un po' più cotte, la carne non carbonizzata, ecc."

 

Penso che di libri pubblicati ce ne siano in abbondanza, per non dire in eccesso. Quindi direi di limitare almeno le nuove pubblicazioni a quelli scritti bene. La lettura dovrebbe essere un piacere (se possibile anche quella rivolta ai professionisti, tipo manuali d'installazione et similia), se dobbiamo venire disturbati dalla cattiva forma, che piacere è?

 

In sostanza, c'è già poco spazio per i libri scritti bene, perché dovremmo inflazionare il mercato con delle brutte pubblicazioni?

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Però @Aporema Edizioni si dovrebbero tenere in considerazione anche i gusti personali dei lettori, i fruitori per quel tipo di romanzo e le capacità di relazionarsi degli autori. Potrei citare decine, meglio, centinaia di romanzi che a vario titolo io non pubblicherei neppure sotto tortura eppure li trovo in tutti gli scaffali di tutte le librerie. Vogliamo parlare della blogger Martina e del suo romanzo O_O? Vogliamo parlare di thriller americani da milioni di copie che a pagina 100 mi hanno annoiato più della guida del telefono? E il mostro sacro dell'horror, il Re per intenderci, che in alcuni casi mi è sembrato più in preda al delirio che intento a scrivere un romanzo? Morale del mio post, il romanzo necessita di un pubblico, di un impegno forte in marketing, di un autore capace di vendersi alla grande, di un'idea vincente. Contano molto i gusti personali del lettore e che sia un capolavoro letterario direi che in fondo conta poco, molto poco.

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@Aporema Edizioni, ma qual è il problema? 

Siete selettivi, altre ce lo sono meno, probabilmente. Confesso di essermi un po' irritata con voi, leggendo il passo in cui rimarcate che alcuni libri da voi rifiutati sono stati poi pubblicati da altri, e pubblicati male. Ho pensato a quegli autori che, dopo molti sforzi, sono riusciti a coronare il loro piccolo sogno, e magari hanno condiviso il loro 'successo' con orgoglio, qui su questa piattaforma. Perché rigirare il coltello nella piaga, lasciando intendere che hanno messo sul mercato una ciofeca? 

Dovreste essere fieri di lavorare seriamente per ciò in cui credete, invece a volte 'perdete tempo' a criticare l'operato di altre ce. O almeno, questa è stata a volte la mia impressione. 

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 @Mathiel , pur consapevoli che qualcuno avrebbe potuto avere una reazione simile alla tua, abbiamo comunque deciso di portare lo stesso alla ribalta questo problema, perché siamo convinti che  non riguardi solo noi, ma tutti coloro che ogni giorno si sforzano di far bene il proprio lavoro, non solo in campo editoriale. Tu, infatti, ci domandi:

35 minuti fa, Mathiel ha detto:

Perché rigirare il coltello nella piaga, lasciando intendere che hanno messo sul mercato una ciofeca? 

Nessuno ha mai parlato di ciofeche. Se questi romanzi fossero stati pubblicati con tutti i crismi, noi saremmo stati i primi a esserne lieti. Bene - avremmo detto - noi non ce l'abbiamo fatta ad aiutare questo autore a esprimersi al meglio, ma qualcun altro n'è stato capace: buon per lui, anzi per entrambi, scrittore ed editore. Purtroppo invece le cose sono andate, e vanno tuttora, in modo diverso.

E il danno lo subisce prima di tutto l'esordiente, che molto probabilmente non avrà capito i propri limiti e dove lavorare per migliorarsi. Di certo venderà un po' di copie, forse anche un bel po', a parenti, amici e conoscenti... Ma stai sicura che le stesse persone che hanno acquistato il suo libro, se mai lui dovesse pubblicarne un secondo, non saranno altrettanto benevole e generose, dopo aver letto il primo: se la daranno a gambe al solo vederlo con un volume in mano. Non sono illazioni, queste, sono considerazioni che si basano sull'esperienza.
Ma un secondo danno, ed è qui che entriamo in gioco noi, cara @Mathiel , lo subisce pure tutto il mondo della piccola editoria, che di certo non ha bisogno di altri libri "così così" (va bene come definizione?) per perdere altri punti della propria già scarsa credibilità.
 

Modificato da Aporema Edizioni
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@Aporema Edizioni Un editore è un imprenditore, non un'opera di carità: questo dovrebbe essere chiaro. Deve avere un fatturato positivo, altrimenti fallisce. Su questo bisogno fare i conti. Come imprenditore deve individuare i prodotti che possono vendere, ma deve anche valutare il futuro, non fare scelte che bruciano il mercato, perché può guadagnare nell'immediato, ma non avere poi futuro. La sua riuscita dipende dal mercato, dai lettori, ma anche dalla qualità del prodotto. Si sono viste ce che hanno pubblicato senza fare editing e dirlo apertamente, asserendo che avrebbero avuto un occhio su di esso se il prodotto avesse avuto successo; ma se si realizza mediocrità, il lettore viene fregato una volta, poi non ci casca più. E allora dov'è la convenienza in questo modo di fare?

E' vero, dobbiamo guardare in Italia, non all'estero (ma all'estero c'è sicuramente più cura del prodotto, qua in diversi casi non si pagano neppure le royalty), ma occorre cambiare un modo di fare sbagliato e fallimentare. L'autore deve proporre la sua opera al meglio a una ce (non qualcosa che sta a malapena in piedi); tale opera può essere poi migliorata con l'editing, non deve essere riscritta e non si dovrebbe insegnare tutto all'autore; poi c'è sempre da imparare, ma un conto sono dettagli, un conto sono le basi.

 

1 ora fa, heightbox ha detto:

Vogliamo parlare della blogger Martina e del suo romanzo O_O?

E questa chi è? Mi mancava :P

 

1 ora fa, heightbox ha detto:

E il mostro sacro dell'horror, il Re per intenderci, che in alcuni casi mi è sembrato più in preda al delirio che intento a scrivere un romanzo?

King, per quanto lo apprezzi, non ha scritto sempre dei capolavori: certi lavori erano difficili da digerire.

 

1 ora fa, heightbox ha detto:

si dovrebbero tenere in considerazione anche i gusti personali dei lettori, i fruitori per quel tipo di romanzo e le capacità di relazionarsi degli autori. Potrei citare decine, meglio, centinaia di romanzi che a vario titolo io non pubblicherei neppure sotto tortura eppure li trovo in tutti gli scaffali di tutte le librerie.

Il mercato viene ascoltato, solo che la maggioranza non collima mai con la minoranza. Senza contare che in Italia si legge poco e che tanti acquistano il libro del calciatore o della vip del momento; per non parlare dei politici che sfruttano i loro agganci per pubblicare. Libri del genere io non li acquisto, ma sono tra quelli che non fanno testo.

 

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Chiamandomi fuori dalla pura questione editoriale (neanche io sono un esperto), non posso che fare il tifo per le CE che, magari rischiando l'osso del collo, fanno "selezione" rifiutando di lavorare al di sotto di un dato standard. Non sono un lettore speciale, ma sono un lettore schizzinoso e mi è capitato più volte di pentirmi di quello che ho comprato. Francamente, non sono sicuro che la "igienizzazione" di un testo, operata da una CE, sia sufficiente a far emergere capolavori (sono molto schizzinoso), ma almeno toglie di mezzo un bel po' d'immondizia. Amo, ad esempio, le "collane" e quando posso cerco sempre di scegliere i miei libri tra quelli di una collana perché, appunto, mi pare che le collane, per la logica con cui sono concepite, rispecchino bene un qualche frammento di "genialità" che ogni CE ha con sé e che porta a fare con più efficacia. Tornando "in topic": moralmente, non posso che essere con voi. Avendo gli elementi d'informazione, con le mie scelte, premierei solo CE come la vostra.

Modificato da gecosulmuro
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Continuo ad avere la sensazione che a parità di prodotto molti, moltissimi altri fattori contribuiscano alla "pubblicabilità" da parte di una CE. Non dimentichiamo che la stessa super milionaria Rowling con lo pseudonimo maschile ha venduto poche migliaia di copie nel 2012, e forse da esordiente avrebbe faticato a trovare una CE. Per @M.T.  ...cerca Dall'Ombra :S. Per la scelta editoriale credo che una CE debba lavorare su massimo una decina di romanzi l'anno, in storie in cui crede, e che cerchi di migliorarle con una buona collaborazione tra editor e autore (anche questa cosa non credo sia semplice). Manterrei un filo conduttore con un paio di collane ben studiate, graficamente perfette e riconoscibili. Fondamentale infine che l'autore sia disponibile, spendibile, collaborativo. I capolavori indiscussi della letteratura eviterei di cercarli a tutti i costi. In fondo quello che per me è un capolavoro per altri potrebbe benissimo essere una schifezza, chi siamo noi per giudicare?

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3 ore fa, Mathiel ha detto:

@Aporema Edizioni, ma qual è il problema? 

Siete selettivi, altre ce lo sono meno, probabilmente. Confesso di essermi un po' irritata con voi, leggendo il passo in cui rimarcate che alcuni libri da voi rifiutati sono stati poi pubblicati da altri, e pubblicati male. Ho pensato a quegli autori che, dopo molti sforzi, sono riusciti a coronare il loro piccolo sogno, e magari hanno condiviso il loro 'successo' con orgoglio, qui su questa piattaforma. Perché rigirare il coltello nella piaga, lasciando intendere che hanno messo sul mercato una ciofeca? 

Dovreste essere fieri di lavorare seriamente per ciò in cui credete, invece a volte 'perdete tempo' a criticare l'operato di altre ce. O almeno, questa è stata a volte la mia impressione. 

Condivido, ognuno guardi il proprio. Di gente che parla male di altra gente ce ne è anche troppa. Perdonate... Sono stufa di leggere di editori piccoli o grandi o medio grandi o scrittori o dirsi tali che criticano  perché si legge poco, perché si scrive tanto, perché c'è chi pubblica tutto, perché c'è chi non edita, perché c'è chi pensa? Impariamo a pensare alle nostre travi e pagliuzze e lasciamo stare  gli altri. L' autocelebrazione mascherata con il di tutto un po', non fa bene a nessuno; neppure a chi si sente a posto.

Naturalmente è un'opinione personale, e ringrazio chi ha rilanciato il post per avermi dato l'occasione di esprimerla.:D

 

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56 minuti fa, Ezbereth ha detto:

Condivido, ognuno guardi il proprio. Di gente che parla male di altra gente ce ne è anche troppa. Perdonate... Sono stufa di leggere di editori piccoli o grandi o medio grandi o scrittori o dirsi tali che criticano  perché si legge poco, perché si scrive tanto, perché c'è chi pubblica tutto, perché c'è chi non edita, perché c'è chi pensa? Impariamo a pensare alle nostre travi e pagliuzze e lasciamo stare  gli altri. L' autocelebrazione mascherata con il di tutto un po', non fa bene a nessuno; neppure a chi si sente a posto.

Naturalmente è un'opinione personale, e ringrazio chi ha rilanciato il post per avermi dato l'occasione di esprimerla.:D

 

 

Anche perché la frittata si potrebbe rigirare tranquillamente. Tutti sono passibili di critica, per un motivo o per un altro, e puntare il dito dicendo "noi facciamo meglio" è un'abitudine rischiosa.

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16 minuti fa, Ezbereth ha detto:

L' autocelebrazione mascherata con il di tutto un po', non fa bene a nessuno; neppure a chi si sente a posto.

Parlo da scrittore non famoso e conscio di non essere bravo come Umberto Eco o Valerio Massimo Manfredi.

Mi è capitato di leggere libri pubblicati free da uno dei "miei" piccoli editori. Ne ho trovati almeno tre che sono autentiche fetecchie, scritti coi piedi da "autori" che hanno solo una pallida idea di cosa siano grammatica, sintassi e consecutio temporum. Come se non bastasse, trame "deboli", anacronismi evidenti e assoluta ignoranza della materia trattata...

 

4 ore fa, Mathiel ha detto:

. Ho pensato a quegli autori che, dopo molti sforzi, sono riusciti a coronare il loro piccolo sogno, e magari hanno condiviso il loro 'successo' con orgoglio, qui su questa piattaforma. Perché rigirare il coltello nella piaga, lasciando intendere che hanno messo sul mercato una ciofeca? 

Mi scoccia, e pure tanto, che i miei romanzi possano trovarsi nello stesso catalogo che ospita le porcheriole di cui sopra. Magari anche i miei libri non saranno dei capolavori, ma non mi va di trovarmi in "condominio" con chi non ha la  più pallida idea di come si faccia a scrivere...

 

17 ore fa, Aporema Edizioni ha detto:

Di fronte a tali problemi, le alternative sono tre: rifiutare il manoscritto, metterci una pezza (o più pezze), o mandarlo in stampa così com'è, e chi s'è visto s'è visto.
Noi fino a oggi abbiamo scelto la prima strada, ma ci rendiamo conto che molti preferiscono la seconda e taluni addirittura la terza. Dobbiamo prenderne atto e uniformarci?

Ben venga la selezione!

Notula finale: da piccolo sognavo di fare l'astronauta ma, a dispetto dei miei intenti e della mia passione, non ho mai trovato nessuno disponibile a mandarmi sulla luna.

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@Ezbereth @Mathiel quanto scritto da @Aporema Edizioni può essere visto come provocazione o autocelebrazione, ma c'è anche realtà nelle sue parole.

Quando sono usciti i film di Jackson sulla trilogia del Signore degli Anelli (inizio anni 2000) c'è stato il boom del fantasy. In quel periodo avevano successo pure i libri di Paolini (Eragorn); a quell'epoca l'autore era adolescente e fu visto e additato come fenomeno. In risposta a ciò, il mercato italiano per fare soldi ha seguito la moda, pubblicando decine di opere fantasy scritte da adolescenti; si faceva a gara a pubblicare l'autore più giovane, per dimostrare che si era scovato un fenomeno. Seguendo il ragionamento che avete fatto, è stata una cosa giusta, perché questi autori hanno coronato un sogno (bisogna vedere se era davvero un sogno o semplicemente si sono adattati al momento: questo lo si può capire se passato il momento questi autori hanno continuato a scrivere fantasy anche se non venivano più pubblicati. Sogno od opportunismo?). Guardiamo però oltre il romanticismo. A questi autori mancava sia l'esperienza da scrittore, sia l'esperienza vissuta, sia la conoscenza profonda del genere, pertanto non sorprende che le loro opere non avessero spessore. La responsabilità non è però solo loro, ma anche di chi li ha pubblicati, dato che anche le ce mancavano di conoscenza e preparazione sul genere. Subito hanno venduto e fatto soldi, ma i lettori non sono totalmente degli sciocchi e non si fanno prendere in giro a lungo; il giudizio emesso a seguito di tali letture è stato "Il fantasy è roba mediocre, è roba da sempliciotti". C'è stato un crollo delle vendite, è calato il numero di autori pubblicati, fino a quando il fantasy è tornato a genere di nicchia.

Il realizzare il sogno di alcuni ha portato a bruciare il mercato per il fantasy: non solo a causa di queste scelte prima e dopo ci hanno rimesso autori che avrebbero meritato molto di più di vedersi messi da parte per lasciare spazio a chi non lo meritava ("ma poverini erano giovani, bisognava dargli un'opportunità..." le opportunità si danno a chi è capace e chi se lo merita, il buonismo è la rovina del nostro paese), ma ci hanno rimesso pure i lettori del genere, dato che dopo la scottatura ricevuta le ce investono poco su questo genere, anche di autori stranieri molto validi.

Tutto ciò è giusto?

Per niente.

@Aporema Edizioni non avrà avuto un modo simpatico di dire le cose, ma non ha detto una cavolata.

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15 minuti fa, Ezbereth ha detto:

@Fraudolente

@M.T.

 

... è sempre una questione di pagliuzza e trave...

;)

No, è questione di vedere o non voler vedere le cose: quello che ho mostrato sono dei fatti, non dei giudizi dati su base soggettiva.

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Anche io noto un certo snobismo in questo post, francamente. Il credersi più importanti o talentuosi di ciò che in effetti si è pare essere un virus diffuso non solo tra gli autori, emergenti o aspiranti che siano, ma anche tra gli editori. Credo che in futuro sarà sempre più difficile per molti di loro trovare materiale, perché sempre più scrittori più o meno di talento si troveranno a considerare che è meglio autopubblicarsi che non affidarsi a editori microbici che non vendono nemmeno uno straccio di ebook su Amazon. Perdonate la cruda schiettezza, ma diciamo che le critiche non devono essere per forza unilaterali.

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Ho letto gli interventi di oggi in questa discussione e vorrei pregare @Aporema Edizioni di porre le proprie domande evitando esempi specifici e parallelismi, specie se relativi al forum, sia perché poco cortesi nei confronti degli autori presi ad esempio sia perché stimolano la contrapposizione di fronti a danno del dialogo costruttivo.

 

Nel contempo ricordo a tutti - e in special modo a @Artemisia Winter che l’argomento della discussione non è una valutazione della CE, ma:

Alle 7/5/2018 at 20:25, Aporema Edizioni ha detto:

Siamo troppo severi nelle nostre selezioni?".

Non è una domanda retorica, perché tra soci, alla luce di quanto abbiamo detto, è un po' che ce la stiamo ponendo. Se abbassassimo anche di poco l'asticella in entrata, sicuramente riusciremmo a pubblicare più libri e far quadrare meglio i conti; però ne andrebbe della qualità che abbiamo cercato di raggiungere fino a oggi. Secondo voi cosa dovremmo fare? Mantenere una collana top o d'élite per i romanzi più curati alla quale affiancarne una seconda un po' più... trovate voi il termine.
Siamo curiosi di ascoltare i vostri sempre preziosi consigli.

 

 

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7 ore fa, Ezbereth ha detto:

Di gente che parla male di altra gente ce ne è anche troppa

6 ore fa, JPK Dike ha detto:

Tutti sono passibili di critica, per un motivo o per un altro, e puntare il dito dicendo "noi facciamo meglio" è un'abitudine rischiosa.

Far polemica mettendo in bocca ad altri parole che non hanno mai detto, è profondamente scorretto. Per fortuna qui la parola non è pronunciata, ma scritta e ciascuno potrà controllare se corrisponda o meno a verità. Nessuno qui ha mai parlato male di nessuno, e nemmeno ha affermato "noi facciamo meglio". Semplicemente abbiamo scritto che, in merito ad editing o selezione, noi agiamo diversamente, non meglio, e ci siamo interrogati, anzi vi abbiamo interrogati, se non fosse o meno il caso di cambiare rotta. La domanda non era affatto retorica, lo ribadiamo, ma sincera, e ringraziamo @wyjkz31 per averla di nuovo messa in evidenza; anche se, a onor del vero, "esempi specifici" non crediamo di averne fatti e tanto meno di aver fatto nomi. Riguardo ai "parallelismi", beh, in questo caso pensiamo che non tirarli in ballo sarebbe stato alquanto impossibile, visto che il tema principale era proprio quello di uniformare o meno il nostro comportamento a quello di altre CE presenti sul mercato. Comunque sia, anche per il massimo rispetto che nutriamo nei confronti degli staffer, vedremo di porre ancora più attenzione di quella che già mettiamo nei nostri interventi.

Ci spiace esser risultati antipatici o addirittura snob: non era nostra intenzione. Volevamo solo porre in modo serio un problema. In altre discussioni, per trattare argomenti simili, abbiamo usato l'ironia, ma qualcuno non ha gradito nemmeno quella. Forse ha ragione chi ci ha detto "ogni volta che scartate un manoscritto, vi fate un nemico, soprattutto se gli spiegate il perché". Anzi, no. A pensarci bene non ha ragione affatto, perché da molti autori "non selezionati" riceviamo, anche qui nel WD, attestati di stima e incoraggiamenti a proseguire: evidentemente hanno capito che i nostri "no" non sono mai definitivi e che le nostre non sono critiche, ma consigli per migliorarsi.

Tornando in conclusione al dilemma che ci eravamo posti, ovvero essere più o meno selettivi, prendiamo atto che i pareri sono molto contrastanti: terremo in debita considerazione quelli che, secondo il nostro personalissimo e discutibilissimo giudizio (che ci guarderemo bene dall'esprimere in questa sede), ci sono sembrati o ci sembrerannoo sorretti da argomentazioni più solide.

 

 

Modificato da Aporema Edizioni
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@Aporema Edizioni, francamente sono stata acida per un semplice motivo. Invece di pensare che le altre ce non fanno adeguata selezione, io penserei a cosa posso migliorare del mio lavoro. Non sto dicendo che voi non lo facciate, attenzione, francamente non vi conosco se non per quel poco visto sul web e non sta a me dire che ne penso, ma penso che tutte o quasi le piccole ce abbiano grosse lacune, così come gli autori abbiano tutti o quasi margini di miglioramento, che solo il tempo o l'umiltà rapportata al lavoro potranno mettere a fuoco. Sarà che io come autrice mi metto in discussione di continuo, se mi scartano cerco di capire cosa non va, non penso solo che io faccio il mio lavoro meglio degli altri! 

Non sta a me dare consigli a voi, ma il dubbio forse non è solo essere selettivi o meno, ma come mettere in luce al meglio chi decido di pubblicare? Cosa posso dare per far risaltare l'autore in cui ho deciso di credere? Fare delle scelte è lecito, e la letteratura è e sarà sempre opinabile, quindi ci sta che altri pubblichino ciò che voi avete scartato, meritevole o meno. 

Avranno i loro motivi, secondo me non dovete preoccuparvene (per quanto sia giusto parlarne, è solo la mia personale opinione. E no, non sono un'autrice scartata da voi ;) )

 

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18 minuti fa, Artemisia Winter ha detto:

E no, non sono un'autrice scartata da voi ;) )

E noi, pur essendo felicemente "microbici", non vendiamo e book su Amazon, semplicemente perché, per precisa scelta editoriale, non li pubblichiamo affatto ;):)
Comunque il problema che poni è giusto. Però, come abbiamo cercato di spiegare anche prima, è una questione di risorse: quelle delle piccole CE, in termini di tempo, ma soprattutto di denaro, sono assai limitate. Se investi molto in editing, alla fine, anche se avrai sfornato un lavoro valido, non ti resterà abbastanza da dedicare alla promozione. E' un serpente che si morde la coda o, meglio, la classica coperta corta, che se te la tiri sulla testa lascia scoperti i piedi. Per questo il nostro dilemma (selezione sì selezione no, editing sì editing no) è vero e reale. Non si trattava di un pretesto, come ha inteso qualcuno, per dare addosso agli altri o per vantarci di quanto siamo, o saremmo, bravi.

Chi ci conosce un po' meglio, sa che la nostra filosofia si basa soprattutto sulla trasparenza, nei confronti di tutti: autori, clienti, fornitori... Quando abbiamo un dubbio, non abbiamo remore a esternarlo e a raccogliere pareri e consigli. Peccato che qualcuno abbia scambiato per presunzione un atteggiamento, come quello di chiedere aiuto, che invece è mosso soprattutto dall'umiltà.

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10 ore fa, Artemisia Winter ha detto:

Anche io noto un certo snobismo in questo post, francamente. Il credersi più importanti o talentuosi di ciò che in effetti si è pare essere un virus diffuso non solo tra gli autori, emergenti o aspiranti che siano, ma anche tra gli editori.

 

L'opinione di un autore che è diventato editore, anche se "esordiente", non è da sottovalutare.

@Aporema Edizioni, in pratica, chiede se noi "scrittori" siamo per la qualità o per la quantità. Bene io, come scribacchino, sono per la qualità: non mi va che il mio libro, per quanto ci abbia messo l'anima per scriverlo, venga pubblicato solo perché ho amici e parenti disponibili a comperarlo. Vorrei che finisse in libreria perché è un bel romanzo, tutto qui!

@Artemisia Winter, con l'attuale situazione di mercato, la pseudospocchia di scrittori emergenti e piccoli editori, e l'eventuale e conseguente polemica tra le parti, mi ricorda i capponi del Manzoni, che s’ingegnavano a beccarsi l’uno con l’altro, come accade troppo sovente ai compagni di sventura.

 

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22 ore fa, Ljuset ha detto:

Un ottimo cuoco deve saper usare gli ingredienti. Non è che possiamo andare in un ristorante e poi dover dire: "Sarebbe stato un ottimo pranzo se il cuoco avesse avuto l'accortezza di utilizzare solo la metà del burro che ha messo, un cucchiaio in meno di sale, le patate un po' più cotte, la carne non carbonizzata, ecc."

 

Penso che di libri pubblicati ce ne siano in abbondanza, per non dire in eccesso. Quindi direi di limitare almeno le nuove pubblicazioni a quelli scritti bene. La lettura dovrebbe essere un piacere (se possibile anche quella rivolta ai professionisti, tipo manuali d'installazione et similia), se dobbiamo venire disturbati dalla cattiva forma, che piacere è?

 

In sostanza, c'è già poco spazio per i libri scritti bene, perché dovremmo inflazionare il mercato con delle brutte pubblicazioni?

Non posso che concordare in pieno con l'intervento di Ljuset. Io non capisco tutta questa foga a salvare per forza qualsiasi scritto. Per sfortuna degli aspiranti scrittori ci sono troppe proposte in giro, troppe alle ce e troppe (senza adeguati filtri in self). A questo punto, secondo me, la selezione deve essere dura e, fermo restando, che dell'editing possa servire comunque, il testo deve essere il più ineccepibile possibile. Le ce non devono essere scuole di scrittura ma produttori di cultura. Chi ambisce a pubblicare un suo lavoro dovrebbe arrivare a proporre il massimo possibile di qualità. @Aporema Edizioni in questa fase, visto che di ce a pagamento ce ne sono troppe, molte stanno cavalcando l'onda del pubblicare "tutto", sfruttare il centinaio di copie che può vendere l'autore ad amici e parenti e guadagnare, quindi, sulla quantità di titoli... quindi, sempre secondo me, continuate con la vostra linea editoriale.

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