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Aporema Edizioni

Siamo solo noi?

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Scordatevi ogni riferimento alla celeberrima canzone di Vasco Rossi: gli abbiamo solo scippato il titolo. In realtà la nostra intenzione è quella di parlare di tutt'altro... di editing per la precisione.

I più assidui frequentatori del forum avranno notato che, nostro malgrado, negli ultimi tempi i nostri interventi qui si sono parecchio diradati. La ragione è molto semplice: terminata una prima selezione di manoscritti, ci siamo messi alacremente al lavoro su quelli che intendiamo pubblicare, sottoponendoli a un editing accurato e "incrociato", nel senso che c'è sempre un secondo editor a riesaminare il lavoro del primo. E, ovvio, il tutto sarà poi riletto una terza o una quarta volta, in fase di definitiva correzione di bozze. Si tratta di un lavoro duro e impegnativo, al quale stiamo sacrificando anche buona parte del nostro tempo libero.

Ora accade che, proprio negli ultimi giorni, siamo venuti a conoscenza della pubblicazione di alcuni romanzi da parte di editori nemmeno troppo piccoli, che li hanno fatto uscire così come li hanno ricevuti dagli autori, cambiando poco o nulla. Si tratta di opere che erano state offerte anche noi e che avevamo deciso non di scartare in modo definitivo, ma di mettere per così dire in "stand by", proprio perché, a nostro avviso, pur essendo valide in linea di massima nei contenuti, necessitavano di un editing sostanziale, serio e approfondito.
Da qui la domanda posta nel titolo: ma davvero... siamo solo noi? 

Siamo solo noi a pensare che la forma sia sostanza? Siamo solo noi a credere che qualcosa, prima di finire sulla carta e messo in vendita, debba avere un minimo di dignità letteraria? Siamo solo noi a illuderci che a volte bisogna soffermarsi a pensare se una virgola vada bene in un posto piuttosto che in un altro, se alcuni avverbi siano superflui, alcuni aggettivi impropri, se certi periodi risultino troppo oscuri o troppo pesanti? Siamo solo noi a imporre a noi stessi e ai nostri autori una fatica, quella di farsi capire, che non vogliamo sia invece buttata senza troppi scrupoli sulle spalle dei lettori? Siamo solo noi a combattere la donchisciottesca battaglia in favore di grammatica, sintassi e consecutio temporum?
Forse qualcuno ci riterrà troppo selettivi, ma non è questo a preoccuparci. Non ci preoccupa nemmeno il fatto di aver perso per strada autori potenzialmente validi.

No. Quello che ci preoccupa di più è che questi autori, i quali avrebbero dovuto lavorare ancora molto per migliorarsi, ora possano ritenere in qualche modo se stessi "arrivati".
Ci preoccupa inoltre l'ulteriore perdita di una reputazione, già prima traballante, da parte della piccola editoria.

 

P.S. Crediamo di aver pubblicato questa discussione nella sezione giusta. Nel caso, ringraziamo in anticipo i membri dello staff che decidessero di spostarla altrove.

 

Modificato da Aporema Edizioni
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Non siete soli, ho conosciuto/conosco alcuni piccoli editori selettivi e accurati. Di recente noto anch'io un certa proliferazione di quelli che pubblicano testi tal quale o quasi.  Il danno per il settore, autori in primis, è palese.:(

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Purtroppo sta prevalendo la logica della convenienza economica. E molti leggono per passatempo, per cui se un romanzo si può leggere a 5,90 Euro invece di 22,00 con il "solo" inconveniente di qualche costrutto zoppicante, qualche aggettivo di troppo e qualche errore di battitura (che ormai iniziano ad abbondare anche nelle pubblicazioni di "grandi" editori. Temo che i "buoni"libri siano destinati sempre più ad un pubblico di nicchia. @Aporema Edizioni Personalmente apprezzo molto gli sforzi che state facendo e io stesso sono uno che ci rimane male a scoprire che un testo avrebbe potuto essere scritto meglio dopo che ormai è stato stampato, ma la maggior parte della gente tende ad anteporre la questione dei costi un po' a tutto. Però solo se gente come voi si sacrificano per un ideale, magari si riuscirà ad innescare un'inversione di tendenza.

Avete tutta la mia stima. E se mai avrò qualcosa di valido (soprattutto commercialmente) da proporre, busserò per prima alla vostra porta.

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@Aporema Edizioni ho qui sotto mano, con tanto di dedica, un volumetto di poesie edito da una rampante casetta editrice di Roma che pubblica di tutto e non a pagamento...ebbene in questa "silloge" scritta da una Autrice non di madrelingua italiana, ci sono preposizioni sbagliate a ogni pagina, tipo: di sogno al posto di da sogno, tipo abiti per festa anziché a festa, tipo con buio al posti di al buio, etc. La stessa Autrice è anche traduttrice ed è una mia amica e quando le chiedo perché mai una casa editrice che pubblica testi in lingua serba o croata poi non affida le sue traduzioni a un supervisore della traduzione, lei mi risponde che ha chiesto e chiede ripetutamente un dialogo confronto interno all'editrice su alcuni punti delicati del testo originali da discutere ma non trova un all'intero della editrice nessun interlocutore.

Poi, sulla mia scrivania c'è un testo narrativo molto buono che purtroppo non vedrà la luce in una CE a distribuzione nazionale perché l'Autrice esordiente a sacrificato il suo testo, per soddisfare il suo orgoglio personale e localistico, affidandolo senza editing a una sconosciuta editrice pugliese e il cui stesso direttore ha giudicato il testo valido per una CE grande!

E poi, ci sono i lettori di bocca buona che mi suggeriscono bestseller dalle virtù mirabolanti, a sentir loro, e che, una volta sfogliati, ti fanno cadere il latte alle ginocchia ed esclamare..."Ma come abbiamo fatto a ridurci così?!"  

 

La qualità letteraria di un testo è oramai -salvo rarissime eccezioni- un'utopia. Grasso che cola se ogni tanto ci si imbatte in qualcosa di buona fattura narrativa, esente da cliché culturali e da frasi fatte ad ogni pagina.  La fretta che pervade la triade Autore/Editore/Lettore fa diventare norma il pressappochismo linguistico e formale dilagante e fa gridare al miracolo per opere pubblicate di nullo o scarsissimo valore narrativo e/o letterario. E non sarà un caso che quando io mi propongo come correttore/revisore e consulente editoriale per le case editrici non ricevo risposta alcuna. Ma ciò che mi fa più rabbia è la totale impossibilità di lasciare a qualcuno il testimone, considerato lo stato di abbandono culturale vissuto e diffuso dalla/nella nuova generazione.  

 

No, non siete soli ma sono soli coloro che potrebbero accompagnarvi. Lo studio, l'analisi e la revisione degli aspetti più alti del linguaggio letterario richiedono una tale competenza da diventare per forza attitudine e lavoro di minoranza. Io sono solo. E da solo combatto contro la logica del "è questione di gusti" o "lo scrittore x o lo ami o lo detesti"  e solo vengo lasciato quando ribadisco che saper battere su una tastiera è cosa ben diversa dal saper raccontare/scrivere per gli altri, astenendosi dal ritenere universale il proprio povero ombelico.   

 

La verità è che il lavoro degli artigiani della parola sta scomparendo, rimpiazzato dai gestori di siti dediti alla raccolta di fondi per la pubblicazioni di opere realizzate in rete a 4 o 6 o 8 mani. Io stesso se dovesi star dietro allo sviluppo tecnologico e alla nuova mentalità richiesta dalla Rete dovrei per forza trascurare la correzione dei testi e dedicare tempo non alla lettura/analisi/revisione dei testi ma al marketing dei nuovi e nuovissimi imbonitori del web-writing-web, per i quali la forma è sostanza solo quando serve a far luccicare la latta, scambiata per argento.  

 

La buona reputazione ce la siamo giocata noi tutti nel momento stesso in cui non siamo riusciti tutti insieme a contrastare la perdita di prestigio del libro e la mercificazione del lavoro intellettuale, sottostimato e sottopagato.

 

Grazie a voi di Aporema per l'illuminate contributo-testimonianza.

 

Renato Bruno

 

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Mah, io credo che fantasia, trama intrigante, impianto professionale e suggestione prevalgano sempre sulla forma.

Se c'è anche quella, tanto meglio. Ma non ci morirei sopra.

Un lettore come me e come tanti, se è preso dalla storia, se ne frega di un congiuntivo sbagliato.

Un passaggio oscuro, può diventare un non sense voluto.

Il solo peccato mortale di un libro, inconfessabile come un tabù e non perdonabile, è la noia.

E qui non c'è editing, o esorcista, che tenga.

 

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Tema molto interessante, riguarda sia l'editoria che i lettori. Per quello che mi riguarda, amo ogni giorno di più il lavoro di rifinitura del testi. Editing sia leggero che profondo. Mi auguro davvero di tutto cuore, sia come scrittore, che come lettore, che non siate soli.

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@Renato Bruno Il fatto di essere lasciati soli credo sia un sentire comune. Io so di gente che prende il mio libro in KU, lo finisce (cosa che vedo tramire report), e poi non lascia commento. Nemmeno negativo. Uno perde qualche ora a leggere un libro, e non ha pensieri di sorta?  Nemmeno negativi?

 

C'è approssimazione e poca voglia di scavare un poco più a fondo. Un po' in tutto il mondo dell'editoria mi pare. Io noto che i lettori indie non italiani sono molto più attivi, a loro piace sostenere la letteratura indie che divorano. I nostri lettori invece considerano tutto scontato, tutto dovuto. Prendono il tuo lavoro, magari non gli dispiace, ma pensi che si fermino a ringraziare?

 

Quindi mi chiedo: sono solo io a rifiutarmi di comprare commenti a cinque stelle per ingannare il lettore? Aveva ragione Mark Twain: comportati bene e resterai da solo xD

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@Lemmy CautionLo so, son cose brutte. Ma non riesco a prendere nemmeno un commento a 1 stella. Che so qualcosa del tipo: fa caa, non lo leggete!!! Vedo che questi commenti ci sono a giro. Mi sento abbandonato :) 

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3 ore fa, camparino dice:

 

Un lettore come me e come tanti, se è preso dalla storia, se ne frega di un congiuntivo sbagliato.

 

Io invece mi indispongo, anche per un congiuntivo. Magari continuo, ma al secondo potrei anche abbandonare la lettura. Forse persino la casa editrice. Non è per il congiuntivo in sé, è che lo trovò una mancanza di cura inaccettabile.

Un libro costa tanto in termini di prezzo, e quando spendo soldi e tempo divento piuttosto esigente.

Poi ognuno si comporta come crede, eh...

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È vero che si può sorvolare su un congiuntivo sbagliato se la storia è intrigante e narrata bene. Ma è anche vero che si può leggere con piacere una storia poco originale se è scritta e narrata bene. 

 

È più giusto a livello commerciale puntare sulla sola sostanza per comprimere i costi?

Dipende. Se l'editore punta a pubblicare a raffica contando solo, o quasi, sulle vendite procurate dagli autori, sicuramente sì e poco importa anche la sostanza. Metterà in conto però si rimanere una CE sconosciuta ai più. 

 

Se l'ambizione è quella di emergere dalla pangea editoriale, sicuramente no. 

La cura formale sta diventando un'optional?

Chi offrirà un prodotto impeccabile a livello formale (do per scontati gli altri requisiti) conquisterà un mercato di nicchia. A livello commerciale può essere una scelta remunerativa. 

C'è richiesta del prodotto: libro con storia interessante e scritto bene?

Secondo me sì. Purché il prezzo non si discosti troppo da quello dei concorrenti. Il famoso rapporto qualità\prezzo vale anche per i libri. E sono più fiduciosa di Aporema sulla capacità dei lettori di attribuire il giusto valore (anche economico) a ciò che leggono. 

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Vorrei spezzare una lancia in favore dell'editoria in generale.

E' vero, la piccola editoria, spesso la media e raramente anche la "grande" spesso sforna robe indecenti. D'accordo, non si può dire di no.

Però, cavolo, da quanto tempo non andate in libreria? Ci sono libri fantastici, in giro. Da come la si sta mettendo, uno esterno potrebbe pensare faccia tutto schifo :asd: 

Non è così.

 

14 ore fa, Aporema Edizioni dice:

Da qui la domanda posta nel titolo: ma davvero... siamo solo noi? 

Siamo solo noi a pensare che la forma sia sostanza?

No. Ce ne sono sempre meno, ma ce ne sono :P 

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@Niko gentilissimo amico, ognuno di noi ha una visione totalmente parziale e insoddisfacente del Mercato, Moloch senza volto. Io entro spesso nelle librerie, di qualsiasi dimensione,ed esco sempre con dei buoni titoli da leggere. Ma quando spendo 18 o 25 euro per un libro io pretendo di non trovare nemmeno un refuso e pretendo anche una curatela e un apparato informativo di prima classe (e non quarte di copertina che ingannano sul contenuto vero dell'opera) e non perdono all'Autore/Editore ingenuità stilistiche o concettuali da esordiente. Non ce la faccio. Potrei farti un lungo elenco di opere eccellenti che ho letto negli ultimi mesi -edite dai soliti editori che alimentano anche il mass-market-  ma io non conto nulla: osservo con spirito critico ciò che hanno in mano quelli che fanno la fila alla cassa o scrivono recensioni su Facebook o nei blog. Ed è qui che mi cascano le braccia per via della poca curiosità e per la mancanza di sere esigenze da parte dei lettori.

 

Nell'attuale mercato editoriale italiano ci sono perle, spesso non pubblicizzate a sufficienza e che restano poco sugli scaffali.

Poi, c'è tutta una editoria che per logiche a me sconosciute sforna di tutto e di più,  solo per occupare spazio nelle libreria, con prodotti, soprattutto quelli dedicati ai bambini e agli adolescenti da far schifo, pietà e compassione, perché trattano i lettori da dementi con la scusa che il mercato lo esige.

 

Io vedo allargarsi sempre di più la forbice tra editori generalisti ma anche di qualità e i lettori affezionati al fastbook, foraggiati a suon di libri spazzatura, parlando, sia ben chiaro,  con la puzza sotto il naso e conscio del mio radicato pregiudizio e visione miope sul livello culturale dei miei amati concittadini.

 

Al "siamo dunque soli?" io rispondo di istinto sì e dico come sempre. Perché anche all'interno dell'Adelphi la linea di demarcazione tra prodotto di alta letteratura e prodotto di largo consumo narrativo si sta accentuando e il maestro Canetti o il caustico Cioran rappresentano una eccezione. Quindi, sì, siamo soli e siamo destinati a restare ancora più soli perché siamo e rappresentiamo una minoranza d'artigiani della parola, per lavoro e come lettori, forgiati da una cultura alla nostre spalle oggi in via di estinzione (anche per colpa, dico io, di una marea di traduzioni anglo-americane che stanno condizionando pesantemente la lingua italiana scritta e letta dalle giovani generazioni). E poco  mi consola che sia sempre stato così, anche negli anni di Vittorini, Sciascia e Calvino, dove, anche allora, a leggere erano pochi e i lettori provenivano da licei poco inclini a tollerare l'uso disinvolto dei tempi verbali tra loro correlati.

Troppi libri oggi in circolazione e troppo lettori poco esigenti e con pochi soldi in tasca. Molti libri buoni restano invenduti e le responsabilità sono da distribuire equamente tra Autori, Editori e Lettori(e non tocchiamo il tasto su che cosa hanno letto gli esordienti e su come essi leggono).

 

Buon pomeriggio.     

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@Renato Bruno Certo, ognuno la pensa come vuole. Io sto solo dicendo che insieme a tanta immondizia c'è anche tanta bella letteratura, ma gli occhi vengono attirati di più dall'immondizia (un po' come nelle relazioni, dove la "fetta" del male è sempre più facile da ricordare di quella del bene).

Tendiamo sempre ad apprezzare poco gli autori contemporanei e rifarci sempre al passato, a piangerci addosso e dire che "prima" era meglio. Questo in tutto, mica solo nella scrittura.

Fra cento anni, insieme a Calvino e Sciascia ed Eco figureranno nomi del nostro tempo e quelli del 2020, 2030 e 2040. E la gente di allora dirà che si scriveva, si leggeva e si stava meglio nel 2017. E non perché si sta sempre peggio, per niente. Siamo la generazione più fortunata di tutti i tempi o quasi.

E' solo che vogliamo sempre di più, in qualsiasi cosa, e la scrittura e la lettura non fanno eccezione. Sono andato in parte Off-topic, col mio discorso più ampio, però così è.

 

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27 minuti fa, Niko ha detto:

Fra cento anni, insieme a Calvino e Sciascia ed Eco figureranno nomi del nostro tempo

 

Nun t'arrabbià, Niko, ma ad esempio quali? È vero che il tempo deforma, screma, ingigantisce, ma con tutto il rispetto per Baricco, Camilleri, Saviano, etc., sono davvero paragonabili a Calvino, Sciascia, Pasolini, etc.? Per non parlare di Pirandello, o di altri giganti delle generazioni precedenti. In realtà secondo me il vero problema è proprio questo: il livello medio dei nostri migliori autori è buono, ma fuoriclasse veri io non ne vedo più (per inciso secondo me non lo è stato neanche Eco, almeno come romanziere, forse soltanto come saggista).

E poiché non credo che siamo peggiorati geneticamente, il problema probabilmente sta proprio nel sistema editoriale.

Modificato da massimopud
aggunta
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Se stiamo parlando di cosa acquisti la maggioranza dei lettori farei un doveroso distinguo. I refusi sono una cosa, e anche molti di noi in questi post ne hanno fatti diversi e pure bruttini. Ovviamente una grande CE dovrebbe avere almeno una mezza dozzina di passaggi e non dovrebbero loro sfuggire. Eppure si trovano. Idem, se non peggio, per i congiuntivi o strafalcioni vari. Altra cosa è "la fregatura". Basta conoscere l'autore. In fondo con il suo stile e i suoi precedenti scritti non dovrebbe infatti discostarsi molto dal solco tracciato nella sua carriera. Gli esordienti invece penso che necessitino di critiche e assaggi di lettura per ottenere fiducia, basta documentarsi un pochino. Infine forse qui non si tiene conto che l'utente medio prende in mano tre e dico tre romanzi all'anno, li legge in vacanza, a letto e nei brevi ritagli di tempo che questa società congestionata gli permette. Il livello generale è basso e svogliato. E il fatto che si faccia una fatica immane per trovare dei lettori che diano giudizi esterni ai nostri romanzi la dice lunga.  Devo però dire che non mi vedrete mai e poi mai in coda con in mano un mattonazzo (mi si passi il termine) intriso di termini astrusi, considerazioni filosofiche o angosce esistenziali. Ma leggo, e tanto, e lo faccio per distrarmi la mente, per addormentarmi o per passare una mezz'ora in pace. Continuo a chiedermi perché agli occhi dell'intellettuale impegnato questo sia un peccato.

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14 minuti fa, massimopud ha detto:

Nun t'arrabbià, Niko

Non mi arrabbio, tranquillo :asd: per cosa, poi?

Come dici tu, il tempo fa tante cose e cambia anche la percezione delle persone. Baricco non piace molto nemmeno a me, ma sarà ricordato lo stesso. Vale anche per Camilleri e Saviano (per quanto mi riguarda adoro Camilleri e perlopiù mi piace Saviano).

Hanno scritto come Calvino? No, solo Calvino poteva scrivere quello che ha scritto (stessa cosa per gli altri). Calvino e Sciascia hanno scritto quello che hanno scritto Baricco e Saviano? No.

Poi è ovvio che non nascerà un secondo Caravaggio, o un secondo Pirandello, forse nemmeno fra 500 anni. Questo però fa parte della storia e ciò non toglie che Piero della Francesca o Saviano abbiano meno importanza o meno dignità di loro.

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Nonostante non sia un mistero, almeno per buona parte degli utenti del WD, che io sia uno degli autori-soci-fondatori di Aporema, preferisco intervenire in questa sede con il mio nick abituale, per poter avere, come si suol dire, "le mani libere". Premessa doverosa, quella che ho appena fatto, per ribadire che parlo a titolo personale e non in nome e per conto della C.E. alla quale mi onoro di appartenere.

Prima di tutto sono contento che questa discussione, aperta da neppure ventiquattro ore, stia riscuotendo un notevole interesse: significa che abbiamo premuto un tasto importante, o toccato un nervo scoperto, se preferite. Ringrazio quindi di cuore tutti coloro che sono intervenuti e tutti quelli che vorranno dare il loro contributo nei prossimi giorni.

Mi trovo d'accordo con la maggior parte degli interventi e quindi preferisco concentrarmi su quelli da cui dissento, in primis quello di @camparino, che, tra le altre cose, dice:

7 ore fa, camparino ha detto:

Un lettore come me e come tanti, se è preso dalla storia, se ne frega di un congiuntivo sbagliato.

Mi spiace, ma non sono assolutamente d'accordo. Sai quanto apprezzi il tuo modo di scrivere, ma non sono d'accordo. Per niente.

Ricorro, come faccio spesso, ai miei amati paragoni musicali. 

Meglio un bel motivetto, simpatico e divertente, piuttosto che un lungo e noioso brano, diranno in molti.

Vero. Ma se il bel motivetto lo canti o lo suoni da cane, farai accapponare la pelle anche a chi di musica ne capisce poco o niente. Garantito.

Perché ciò che vale per la musica non dovrebbe valere per la letteratura? Non hanno forse pari dignità?

Allora qual 'è la soluzione? Semplice: studiare, esercitarsi, provare e riprovare, e riprovare ancora, finché non si raggiunge non un livello eccelso, ma il "minimo sindacale", per usare un'espressione oggi tanto di moda. E' chiedere troppo?
Passo ora al mio caro @Niko , con il quale negli ultimi tempi andavo troppo d'accordo e la cosa cominciava a preoccuparmi. E credo sia proprio per questo che allora lui abbia deciso di uscirsene con affermazioni del tipo:

1 ora fa, Niko ha detto:

Tendiamo sempre ad apprezzare poco gli autori contemporanei e rifarci sempre al passato, a piangerci addosso e dire che "prima" era meglio. Questo in tutto, mica solo nella scrittura.

Fra cento anni, insieme a Calvino e Sciascia ed Eco figureranno nomi del nostro tempo e quelli del 2020, 2030 e 2040. E la gente di allora dirà che si scriveva, si leggeva e si stava meglio nel 2017. E non perché si sta sempre peggio, per niente.

 Anche qui, mi permetto di dissentire.
Ho un'età nella quale la maggior parte dei miei coetanei ha già cominciato a ripetere il fatidico " o tempora, o mores! ", ritornello che da giovane mi ero ripromesso di non intonare mai: una promessa che oggi dio solo sa quanto mi costi mantenere. No, non sono uno di quelli che pensa che "si stava meglio quando si stava peggio"; però non sono neppure uno di quelli che crede che la storia sia sempre in continuo e costante miglioramento. 

Sono appena reduce da un laboratorio di ricerca, lettura e scrittura creativa, svolto nelle scuole primarie e secondarie di primo grado (elementari e medie di una volta, tanto per intenderci): sfido chiunque a dire che il livello generale di istruzione non sia sceso, e di brutto, rispetto a solo qualche anno fa. Per averne una prova, ho mangiato un po' di polvere e sono andato in soffitta a ripescare i miei temi delle elementari, che avevo imboscato da qualche parte. 
La verità è che la storia, compresa quella della letteratura e dell'arte in generale, è fatta di alti e bassi e noi oggi stiamo oggettivamente vivendo un periodo di bassi.

Non ne siete convinti? Beh, allora provate a confrontare, non dico i Bronzi di Riace, ma anche solo, si fa per dire, i Cavalli di Tarquinia, con qualsiasi altra (e sottolineo qualsiasi altra) statua medioevale. 

Modificato da Aporema Edizioni
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4 ore fa, unacasanellospazio ha detto:

Io invece mi indispongo, anche per un congiuntivo. Magari continuo, ma al secondo potrei anche abbandonare la lettura.

(y)  Anche perché i due congiuntivi errati saranno di certo accompagnati da altri errori e improprietà...

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1 ora fa, Niko ha detto:

Siamo la generazione più fortunata di tutti i tempi o quasi.

:aka:

Per dibattere e analizzare questa affermazione credo che si potrebbe aprire un forum delle dimensioni del WD... 

Motivo per cui evito di farlo :sorrisoidiota: 

 

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Personalmente, e parlo a titolo di lettrice, mi da fastidio quando trovo dei rifusi perché credo che un libro, pubblicato da una CE seria, non dovrebbe contenerli. Ho sempre creduto che il leggere deve essere sì piacere ma ti dovrebbe anche insegnare qualcosa. Da non madrelingua, leggendo un romanzo in italiano, imparo e miglioro le mie conoscenze linguistiche, e, lo so forse è banale, ma per me è fondamentale che ci sia una bella scrittura, oltre al tema trattato che può piacere o meno. 

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12 minuti fa, Emy ha detto:

mi da fastidio quando trovo dei rifusi

Dillo, che l'hai fatto apposta a metterne uno... :asd: Per vedere se eravamo attenti!
Scherzi a parte, qui non è questione di refusi, che di norma sono di competenza del correttore di bozze.
L'editing va a caccia di un altro genere di errori. Mi riferisco a un uso disinvolto e bizzarro, per non dire scorretto, della grammatica e della sintassi; a una struttura narrativa che proprio non sta in piedi; a dialoghi puerili o a personaggi ridicoli, che magari nelle intenzioni dell'autore avrebbero dovuto essere drammatici; a tutta una serie infinita di incongruenze stilistiche e di contenuto... Insomma, parlo di tutti quei casi in cui devi tornare più volte sulla stessa frase, per cercare di capire cosa volesse effettivamente significare e alla fine magari manco ci riesci; di quando, sempre a proposito di dialoghi, non capisci chi stia parlando, né cosa stia dicendo e forse nemmeno a chi lo stia dicendo; di come a volte una determinata frase risulti in palese contraddizione non con quanto scritto nel capitolo precedente, che già sarebbe grave, ma perfino nel paragrafo precedente! E vogliamo dire qualcosa sulla selva oscura di ripetizioni o di assonanze cacofoniche, dalla quale manco Dante sarebbe stato in grado di uscire?

E' evidente che libri del genere, a prescindere dalla trama, di certo non annoiano e il motivo è molto semplice: fanno troppo ridere, o incazzare, a seconda dei gusti.

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Se riprendiamo l'incipit ;) vedremo che l'Aporema Edizioni lamentava un generalizzato appiattimento verso il basso nelle scelte di rendere pubblicabili senza profondo editing alcuni romanzi. Non solo refusi ma frasi, pagine, ragionamenti interi che seppure zoppicanti e mal strutturati passano il collaudo dell'editore e dati in pasto al lettore. Ci troviamo al cospetto di piccole CE, che campano come copisterie grazie alle copie vendute ad amici e parenti che accondiscendono alle aspirazioni dello "scrittore" di famiglia. Aporema Edizioni si arrovella sulla forma e sullo spessore dei contenuti del manoscritto e seppure io sia convinto che non siano affatto in errore temo debbano scendere più a compromessi con il lato più commerciale dell'opera. In fondo l'obbiettivo di noi tutti è vendere, non dimentichiamolo, e dare al grande pubblico quello che desidera sebbene sia meno letterario del dovuto non credo sia un fattore da ignorare.

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@heightbox La contemporaneità ha scrittori e soprattutto scrittrici di primissima qualità e classe.

Resta da capire perché non arrivano al grande pubblico.  

A me pare che le stesse CE che li pubblicano non abbiano il coraggio, la determinazione, le palle, per imporli come si dovrebbe. Anzi, le CE tendono sempre di più a dimenticare il loro fondamentale ruolo di concepitori, realizzatori e propagatori di Cultura. La sudditanza degli editori e degli autori italiani ai modelli di scrittura e alle mode d'Oltreoceano è da voltastomaco e incide profondamente sul modo stesso di scrivere dei giovani e meno giovani autori italiani.

Non è la produzione editoriale ad essere in crisi ma è profondamente in crisi il valore etico, civile, sociale, poetico, letterario che alla scrittura NOI affidiamo per la costruzione d'una nuova e possibile e più giusta visione e natura del mondo.  

 

La differenza sostanziale tra Narrativa e Letteratura sta proprio nella mancanza di Utopia della prima rispetto alla seconda. Oggi ci manca un progetto, una volontà, il sogno di creare attraverso il linguaggio l'uomo che sappia vedere al di là di sé stesso: l'uomo che dalla spietata radiografia del presente e della condizione umana sappia umanamente ed intellettualmente prefigurarsi e suggerire il superamento della bacata natura e condizione umana attuale 

Siamo circondati di scrittori del momento, artefici e vittime della società precaria e dalla lingua balbettante. Bravi intrattenitori ma troppi figli della società dello spettacolo e della vita spettacolarizzata. E non è un caso che, mentre il Pianeta sia ed è agonizzante, la narrativa in generale si barcameni tra espedienti e mezzucci e mode e diatribe e scelte editoriali con effetto placebo, senza mai un vero antidoto al veleno quotidiano che respiriamo. Viviamo a pieni polmoni la narrativa di Un posto al sole, ottimi dialoghi, bravi attori, bella sceneggiatura, discreto impegno sociale, buoni colpi di scena ma senza precipizio verso l'inferno  né voli verso il sole. Senza tragedia, senza catarsi. Senza linguaggio di "rinascenza".  Alla Baricco, per l'appunto, favolistico, edulcorato al punto giusto per non dispiacere a nessun palato.Senza una sottile e significativa filigrana tra le righe.

 

Il futuro, e mi rivolgo a Niko, dovrà faticare molto per mettere insieme tutti i tasselli che oggi compongono la nostra galassia narrativa, perché oggi ci manca proprio l'Autore, l'Autrice che abbia saputo affrescare per intero la condizione tragica o veritiera o simbolica dell'Uomo occidentale (perché è tutto il pensiero e la cultura d'occidente ad essere in crisi, per quanto i nostri scrittori del momento preferiscano ignorarlo!).   

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12 ore fa, JPK Dike ha detto:

@Renato Bruno Il fatto di essere lasciati soli credo sia un sentire comune. Io so di gente che prende il mio libro in KU, lo finisce (cosa che vedo tramire report), e poi non lascia commento. Nemmeno negativo. Uno perde qualche ora a leggere un libro, e non ha pensieri di sorta?  Nemmeno negativi?

 

C'è approssimazione e poca voglia di scavare un poco più a fondo. Un po' in tutto il mondo dell'editoria mi pare. Io noto che i lettori indie non italiani sono molto più attivi, a loro piace sostenere la letteratura indie che divorano. I nostri lettori invece considerano tutto scontato, tutto dovuto. Prendono il tuo lavoro, magari non gli dispiace, ma pensi che si fermino a ringraziare?

 

Quindi mi chiedo: sono solo io a rifiutarmi di comprare commenti a cinque stelle per ingannare il lettore? Aveva ragione Mark Twain: comportati bene e resterai da solo xD

Concordo. Mi sono accorta che molti i lettori forti, specialmente quelli di ebook, bevono letteralmente la storia, ma è come se non riuscissero ad avere metro di giudizio. Ho autopubblicato un romanzo qualche mese fa come esperimento (dopo editing professionale, lo preciso visto l'argomento) : ha venduto molto di più di quelli pubblicati con ce, nell'ordine di qualche migliaio di copie, più della metà calcolate proprio con il programma Ku. Eppure, le recensioni che ho ricevuto sono  una minima percentuale rispetto alle copie vendute. Su alcune ho cliccato sul nome del recensore, quasi sempre entusiasta: bene, la mia soddisfazione è stata smorzata nel vedere che avevano recensito quasi con le stesse parole molti altri romanzi, alcuni con la parvenza di non essere nemmeno troppo curati. E sì, la leggenda delle recensioni comprate, ma anche dei più innocenti (ma comunque non totalmente onesti) leggimi che io ti leggo e ti regalo le 5 stelle, sono tutto fuorché leggenda, e drogano letteralmente il mercato (e le classifiche di amazon):S

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@Renato Bruno perdonami, il solo leggere il tuo commento mi ha fatto girare la testa. Certi concetti, certe frasi, i termini utilizzati e le immagini che hai trasmesso mi hanno confuso. Vedi, io rappresento il lettore medio, il consumatore, l'esterofilo, il profano illetterato che non ha mai letto i pilastri della letteratura. Eppure posso garantire che nella media potrei essere annoverato tra quel dieci - venti per cento con una discreta istruzione, che legge diversi romanzi all'anno. Possiedo un negozio e mi relaziono ogni giorno con un gran numero di clienti che, credetemi, neppure riescono a comprendere semplici frasi in italiano. Il novantanove per cento di loro dichiarano senza vergogna di non leggere, alcuni fanno le parole crociate. E voi disquisite di letteratura e di vendite? Preparatevi a 12/13 copie vendute se cercate il diamante nascosto sotto tonnellate di roccia e una volta che penserete di averlo trovato sarà giusto che vi chiediate: qualcuno lo vuole? Io no, io leggo per diletto e scrivo romanzi che mi auguro possano semplicemente allietare qualche pomeriggio piovoso. Permettetemi una provocazione, il sasso nello stagno: non è che certi piccoli editori rimangono tali perché si rivolgono ad un pubblico troppo, troppo piccolo?

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