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Niko

Dubbi sui Contratti editoriali

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In sostanza, @Paride dopo che tu hai faticato anni nella stesura del romanzo dovresti organizzare in autonomia almeno dieci presentazioni con "un adeguato pubblico" (disposto a comperare molte copie del libro) e fino alla millecinquecentunesima copia (di un evidente grande successo editoriale visti i numeri) non ti darebbero un euro. Ma loro, a questo punto, cosa si impegnano a fare per vendere le altre migliaia di copie? Temo che la risposta sia chiara a tutti, e mi associo al consiglio di Marcello: grazie e arrivederci...

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Grazie per i vostri consigli,infondo la mia parte razionale aveva posto in esame quei due punti contrattuali , e le risposte che mi ero dato , concordano con le vostre...

Tuttavia c'è una zona irrazionale del mio cervello , che nonostante il sentore negativo ha tentato di sorvolare  il più possibile se non addirittura giustificare la politica dell' editore.

In effetti ho inviato il manoscritto lo scorso Settembre , tra Ottobre e Novembre mi hanno contattato due case editrici, una delle quali con un nome importante e dal blasone storico .

Con mia sorpresa negativa entrambe mi hanno chiesto denaro...

Poi a Dicembre è arrivato questo nuovo editore , un editore che almeno dalle sue parti ha anche un certo nome e non ha chiesto contributi....

Ero felicissimo di poter immaginare il mio libro materializzarsi , ma poi questo contratto....

Ora , dopo il dispiacere , provo rabbia  ....

Possibile che l'editoria sia un mondo così malsano?

 

  • Confuso 1

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1 ora fa, Paride ha detto:

Possibile che l'editoria sia un mondo così malsano?

 

Come in ogni settore, ci sono mele marce e ottima frutta. ;)

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  • Grazie 1

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Tempo fa ho firmato un contratto di pubblicazione con un editore italiano. Il contratto prevede tra le varie clausole una prelazione su opere successive.

Siccome vivo all'estero vorrei cominciare a scrivere libri in una lingua diversa dall'italiano, come funziona con l'editore con cui sono sotto contratto?

Ha senso proporre a lui un'opera in altra lingua o sono, diciamo, “libero di farmi una nuova vita qui”, senza darne conto?

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@konradin A meno che non sia espressamente dichiarato, il diritto di prelazione riguarda le opere dell'autore a prescindere dalla lingua. Anche se è probabile un rifiuto, quindi, sei tenuto a rispettare tale diritto.

Ricorda comunque che il diritto di prelazione ha una scadenza. :) 

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Buonasera,

                   il diritto di opzione (non di prelazione) obbliga ad accettare le stesse condizioni contrattuali del primo contratto per i contratti successivi?

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Il diritto di opzione prevede che per un certo numero di anni (pari di solito alla durata del contratto di edizione) o per un determinato numero di opere successive alla prima, l'autore dovrà pubblicare ancora con il medesimo editore, salvo che questi non dichiari formalmente il suo disinteresse. In tal caso l'autore sarà libero di presentare ad altri editori tali nuove opere.

Le condizioni contrattuali proposte dalla CE potrebbero essere sempre le medesime, ma il diritto di opzione dell'editore non fa venir meno la possibilità dell'autore di negoziare. :)

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Quindi l'autore può rifiutare di firmare un contratto proposto in forza di un opzione oppure anche se può negoziare alla fine è costretto ad accettare? 

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L'autore può negoziare o accettare, per cui se negozia e l'editore accetta le condizoni proposte dall'autore la cosa va ovviamente a vantaggio di quest'ultimo. Se invece l'editore rinuncia a pubblicare, rifiutando le condizioni negoziate dall'autore, questi dovrebbe essere libero di proporre l'opera a terzi.

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Sul diritto di opzione, credo che l'editore abbia il coltello dalla parte del manico, nel senso che l'autore non può migliorare le condizioni contrattuali di partenza che hanno dato vita all'opzione. Credo che l'unica difesa dell'autore sia far passare il tempo di durata dell'opzione... corretto? Cordialmente

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Forse sposterei la discussione in Dubbi sui Contratti Editoriali.... Mi sono accorto solo ora che esisteva una discussione più calzante e generale... 

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Salve a tutti, 

novelle di contratti editoriali abbiamo un paio di domande da fare a voi esperti in materia:

-  per un esordiente una proposta di tiratura di 400 copie e’ nella media? E inoltre 120 giorni per la pubblicazione dalla firma del contratto e’un tempo giusto o esagerato?

-royalties all'8% è percentuale consona? pagarle dopo la 150 copia è prassi? o vanno pretese dalla prima copia 1?

grazie mille

Sara ed Elisabetta

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Ciao a voi.

La tiratura iniziale può essere ininfluente se poi, finiti eventualmente i libri, viene ripetuta.

120 è un tempo abbastanza breve, spesso per la pubblicazione ci vuole di più. Soprattutto se la CE fa un lavoro di editing sul testo.

Le royalties sono in media. Normalmente ci si aggira tra il 6 e il 10%. Non è invece corretto pagarle dopo un tot di copie.

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Ancora una domanda da neofita di contratti editoriali: se all’Autore viene suggerito (ma non e’obbligato) all’acquisto di copie stampate, queste possono essere poi rivendute durante le presentazioni al prezzo di copertina? Oppure una volta acquistate e’previsto solo di regalarle a fine promozionale?

grazie mille in anticipo per una risposta in merito 

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58 minuti fa, Sara Casini ha detto:

Oppure una volta acquistate e’previsto solo di regalarle a fine promozionale?

Una volta che le hai acquistate sono tue e puoi farne ciò che vuoi: rivenderle alle presentazioni, a prezzo pieno o anche scontato, e perfino regalarle.

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Buonasera a tutti, un altra domanda: di norma nei contratti editoriali standard e’previsto il pagamento delle royalties restive alle copie vendute dopo 12 mesi dall’immissione dell’opera sul mercato? O esistono tempistiche differenti?

grazie mille per una pronta risposta 

Sara 

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9 minuti fa, Sara Casini ha detto:

Buonasera a tutti, un altra domanda: di norma nei contratti editoriali standard e’previsto il pagamento delle royalties restive alle copie vendute dopo 12 mesi dall’immissione dell’opera sul mercato? O esistono tempistiche differenti?

grazie mille per una pronta risposta 

Sara 

Di norma sono ogni dodici mesi, ma potrebbero avere anche tempistiche differenti, anche semestrali ad esempio. Ma è difficile

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Grazie Spartaco, l’invio della rendicontazione annuale deve essere obbligatoriamente indicato tra le clausole contrattuali, oppure  basta una clausola che dice che “l’editore si impegna a corrispondere la percentuale del compenso entro i 12 mesi dall’immissione in mercato dell’opera”? 

Grazie mille per l’aiuto

Sara

 

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9 minuti fa, Sara Casini ha detto:

Grazie Spartaco, l’invio della rendicontazione annuale deve essere obbligatoriamente indicato tra le clausole contrattuali, oppure  basta una clausola che dice che “l’editore si impegna a corrispondere la percentuale del compenso entro i 12 mesi dall’immissione in mercato dell’opera”? 

Grazie mille per l’aiuto

Sara

 

In effetti le scadenze delle rendicontazioni dovrebbero essere indicate (semestrali, annuali ecc.). Non è però entro i 12 mesi dalla pubblicazione, quanto "allo scadere" dei dodici mesi, ovviamente con un piccolo margine di tolleranza se ci fossero un paio di settiamne di ritardo...

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Buongiorno a tutti, nel caso un autore volesse autopubblicare un libro su Amazon ma ha in precedenza firmato un contratto con un editore che prevede un diritto di prelazione a parità di corrispettivo, deve prima proporlo all'editore (anche se non è soddisfatto del lavoro fatto da questo)? E poi quale sarebbe la parità di corrispettivo se il libro sarà autopubblicato? Insomma, la strada dell'autopubblicazione non sarà libera per tutta la durata del contratto?

  • Confuso 1

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Buonasera, qualcuno può delucidarci sull’argomento diritto di resa sull’invenduto da parte dei distributori/editori?

e’possibile che alcune librerie tipo La Feltrinelli non vendano un libro distribuito da grossiti se questi non prevedono la resa?

grazie 

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21 ore fa, Sara Casini ha detto:

Buonasera, qualcuno può delucidarci sull’argomento diritto di resa sull’invenduto da parte dei distributori/editori?

e’possibile che alcune librerie tipo La Feltrinelli non vendano un libro distribuito da grossiti se questi non prevedono la resa?

grazie 

Soprattutto le grandi catene non prendono libri che non possano rendere...

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Alle 18/2/2018 at 01:45, Sara Casini ha detto:

Buonasera, qualcuno può delucidarci sull’argomento diritto di resa sull’invenduto da parte dei distributori/editori?

 

Considerando che attualmente il conto assoluto e infrequente, il conto vendita (con resa, quindi) è quello più diffuso per tutte le librerie, a maggior ragione lo è con le grosse catene librarie, come già specificato da @Spartaco per Tempesta Ed. .

Non comprendo, però, cosa tu intenda dire e quali delucidazioni nello specifico vorresti. Se parli del meccanismo che induce alcuni editori al ritardo del pagamento delle royalties, perché molte volte i distributori a loro volta tardano a conteggiare la resa degli invenduti provenienti dalle librerie, questo è invece un discorso abbastanza lungo e complesso.

 

Alle 17/2/2018 at 10:29, konradin ha detto:

Buongiorno a tutti, nel caso un autore volesse autopubblicare un libro su Amazon ma ha in precedenza firmato un contratto con un editore che prevede un diritto di prelazione a parità di corrispettivo, deve prima proporlo all'editore (anche se non è soddisfatto del lavoro fatto da questo)? E poi quale sarebbe la parità di corrispettivo se il libro sarà autopubblicato? Insomma, la strada dell'autopubblicazione non sarà libera per tutta la durata del contratto?

 

In teoria, purtroppo, dovrebbe essere così, a meno che tu non decida di parlare con tutta franchezza al tuo editore per farti svincolare. Di contro, nel caso dell'autopubblicazione, se questa avviene mediante piattaforma (nell'esempio da te proposto è Amazon), il raffronto del "corrispettivo" si può fare non sull'anticipo delle royalties ma sulla percentuale delle royalties stesse spettanti all'autore (che di solito sui siti self sono abbastanza alte e convenienti per gli autori). Se l'editore è in grado di pareggiare la stessa percentuale di Amazon dovrebbe ottenere la prelazione. In ogni caso, se non ti sei trovato bene, ti conviene parlare con la massima sincerità e chiedere all'editore di farti sottoscrivere una formale rinuncia alla prelazione.

  • Grazie 1

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Grazie @ElleryQ non avevo pensato alla possibilità di una liberatoria generale, invece di chiederla per ogni singolo testo.

Certo bisognerà usare un tono che non infastidisca l'editore, in sincerità appunto, visto che in passato mi è successo con diversi operatori editoriali di usare un tono formale e neutro ottenendo l'effetto contrario, come se avessi avanzato pretese o accuse, cosa che invece non avevo affatto intenzione di fare.

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3 ore fa, ElleryQ ha detto:

Considerando che attualmente il conto assoluto e infrequente, il conto vendita (con resa, quindi) è quello più diffuso per tutte le librerie, a maggior ragione lo è con le grosse catene librarie, come già specificato da

Purtroppo è prevista la resa anche sui conti in assoluto...

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Alle 18/2/2018 at 01:45, Sara Casini ha detto:

che alcune librerie tipo La Feltrinelli non vendano un libro distribuito da grossiti se questi non prevedono la resa?

Non mi risulta che esistano grossisti che non prevedano la resa, soprattutto poi nei confronti di una potenza come la Feltrinelli.

Da ex libraio cercherò di fare un po' di chiarezza sui nomi, perché molti – non essendo del mestiere – chiamano le cose con il nome sbagliato e si generano facilmente equivoci.

Distinguiamo innanzitutto tra conto assoluto e conto deposito.

Il conto assoluto prevede che la proprietà dei libri passa da chi li vende (editore, distributore o grossista) a chi li acquista (libraio, o anche distributore e grossista se a vendere è un editore).  Quando il libraio firma la bolla di consegna e riceve la merce i libri sono suoi e non più di chi li ha spediti.  Questo indipendentemente dal fatto che il contratto preveda la resa.

Nel conto deposito invece la proprietà rimane di chi ha spedito i libri.  Il libraio in pratica li mette a scaffale e renderà l'invenduto alla scadenza del deposito, che può essere o meno già prevista all'atto della costituzione del deposito stesso.  Dal momento che la proprietà rimane a chi spedisce il deposito è ovvio che questo tipo di contratto prevede sempre la resa.  Nel caso di depositi a lunga scadenza spesso è prevista una rendicontazione periodica del deposito (ogni tre/sei mesi, quando passa il rappresentante, ogni anno per quelli scadenza più lunga): ti ho dato dieci, te ne sono rimasti quattro> ti reintegro il deposito (cioè ti rispedisco i quattro che hai venduto che mi pagherai a estratto conto sessanta o novanta giorni fine mese, di solito).  Alla scadenza naturale del deposito (o anche prima nel caso una delle due parti – di solito l'editore – ritenga che il deposito non stia funzionando e che non abbia senso tenerlo in essere) avviene il richiamo del deposito stesso: chi ha fornito i libri ne richiede a chi li ha ricevuti la restituzione.  A quel punto il libraio (cito solo lui, per semplificare) provvede a spedire le quantità giacenti in libreria e l'editore gli fatturerà le copie mancanti (e che dunque sono state vendute). Il deposito è estinto.

Esiste poi il conto sospeso; all'apparenza in tutto e per tutto simile al conto deposito, ma con una differenza sostanziale: il conto sospeso fa parte dell'assoluto, il ricevente cioè diventa proprietario dei libri, anche se potrà renderli e pagarli con modalità identiche a quelle del deposito.  Qual è la differenza allora? Che i libri del conto sospeso entrano a far parte dell'inventario della libreria e del capitale dei proprietari della libreria stessa: andranno cioè denunciati nell'inventario di fine anno e concorreranno a formare il patrimonio su cui verranno pagate le tasse.

Il conto vendita non è altro che un conto sospeso a breve termine, concesso di solito per un particolare evento: una fiera, una presentazione, un festival...

Conto deposito, sospeso e vendita prevedono dunque in automatico la resa totale dell'invenduto, il conto assoluto no.

Per la resa da conto assoluto le modalità possono essere molteplici.  Dalla vendita in contrassegno postale (che quindi non la prevede), alle rese contingentate (sì, hai il diritto di resa ma solo per un massimo del 30% dell'acquistato) ad altre formule occasionali.  Spesso con i piccoli editori che cambiano di frequente distribuzione, il libraio rimane "fregato": acquista i libri dell'editore Pinco dal distributore Pallo con normale diritto di resa, ma nel momento in cui va a renderli la distribuzione è passata da Pallo a Sempronio, che non li accetterà in resa perché non è stato lui a fornirli.  Il libraio cercherà di rivalersi su Pallo che farà orecchie da mercante e... addio resa.  Ci sono poi anche i libri che vanno fuori catalogo e non sono più accettati in resa dopo quarantacinque giorni dalla pubblicazione sul Giornale della Libreria.

Non è un mondo facile, insomma. :)

 

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Ciao a tutti.

 

Sto cominciando a ricevere le prime risposte positive da alcune CE di medio cabotaggio per la pubblicazione del mio primo romanzo (sul fronte delle big - che conosco un po' meglio grazie al mio lavoro - purtroppo tutto tace).

 

Vorrei chiedere un'informazione generale e generalista senza alcuno scopo polemico: quali sono gli standard medi per un 'contratto d'esordio' con una media CE free? 

 

So che i parametri variano parecchio da autore ad autore a seconda della notorietà extra letteraria e altri fattori e che c'è una forchetta piuttosto ampia anche tra le varie CE, ma in linea di massima esiste una soglia sotto cui è bene non andare? Mi riferisco in particolare a:

1) royalties

2) numero di copie che compongono la prima tiratura

3) diritti per sfruttamento cinematografico e televisivo e altre 'versioni' della stessa opera

 

Grazie per il tempo che avete speso a leggere queste righe e che eventualmente dedicherete a rispondermi.

GC

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Ospite Andrea.Dee

4. Distributore nazionale, almeno Libro.Co o Mondadori distribuzioni per essere ordinabili nelle Mondadori e nelle Feltrinelli.

 

Altrimenti ti chiedono

dove trovo il tuo libro?

su Amazon!

Ma io sono scemo, come uso Amazon?

Ah ecco, aspetta, ho 50 copie a casa in una scatola, te ne porto una

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