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Ludwig von Drake

Se il tuo stile non è lo stile che vorresti

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A me piacerebbe scrivere racconti e storie dal respiro ampio, seguendo il cammino di eroi epici da narrare in terza persona. È in queste storie che navigo la sera, prima di addormentarmi.

In cambio, l’unica cosa con cui sembro riuscire ad attirare l’attenzione del lettore (gli unici scritti “spendibili” secondo gli editori che hanno valutato qualcosa di ciò che ho scritto), sono stralci di vita quotidiana, scritti in prima persona e con forti sprazzi di napoletanità. Sembra che io abbia bisogno di questo e di storie attraverso cui sono passato per evitare il rischio di una scrittura piatta o infarcita di info-dump e altro (senza che neanche me ne renda conto mentre scrivo).

Insomma, se volessi avere un minimo senso come autore, dovrei lasciare da parte la ragione per cui sento la spinta a immaginare storie.

È un problema solo mio?

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@Ludwig von Drake

Beh… guardiamo il bicchiere mezzo pieno: riesci a scrivere storie che catturano l’interesse dei lettori. È già qualcosa. Se ti interessa il lato “commerciale”, non credo che tutti gli autori (in qualsiasi forma d’arte) creino opere che rispecchiano esclusivamente la loro indole principale. È probabile che, a differenza delle storie di vita quotidiana, nei tuoi racconti epici si percepisca un certo distacco. Sta a te trovare la chiave per trasportare la tua vita vissuta anche nelle creazioni epiche.

In ogni caso puoi sempre impegnarti nel doppio filone “realistico-napoletano” per il pubblico, “epico” per saziare la tua ispirazione.

Nel frattempo cerca di capire cosa sbagli, leggi e studia meglio il genere, non solo libri ma anche film, sceneggiature, eventi storici, canzoni… tutto può tornarti utile.

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Ospite
5 ore fa, Ludwig von Drake dice:

A me piacerebbe scrivere racconti e storie dal respiro ampio, seguendo il cammino di eroi epici da narrare in terza persona.

 

Tralasciando i testi antichi (come quelli di Omero) ad oggi in Italia con discreti risultati si esercita in questo campo Valerio Massimo Manfredi, se non è tra le tue letture sicuramente dovresti aggiungerlo.

 

Cita

per evitare il rischio di una scrittura piatta o infarcita di info-dump

 

Da quello che mi sembra d'intuire il genere storico, rispetto a quello della vita quotidiana, ti porta a lunghi spiegoni privi di phatos. Quello che potresti fare è portare il tuo "eroe epico" nella nostra realtà e, solo a questo punto, valutare se la tua prosa migliora posta di fronte a una simile impresa ;)

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1 ora fa, Writerock dice:

@Ludwig von Drake

Beh… guardiamo il bicchiere mezzo pieno: riesci a scrivere storie che catturano l’interesse dei lettori. È già qualcosa. Se ti interessa il lato “commerciale”, non credo che tutti gli autori (in qualsiasi forma d’arte) creino opere che rispecchiano esclusivamente la loro indole principale. È probabile che, a differenza delle storie di vita quotidiana, nei tuoi racconti epici si percepisca un certo distacco. Sta a te trovare la chiave per trasportare la tua vita vissuta anche nelle creazioni epiche.

In ogni caso puoi sempre impegnarti nel doppio filone “realistico-napoletano” per il pubblico, “epico” per saziare la tua ispirazione.

Nel frattempo cerca di capire cosa sbagli, leggi e studia meglio il genere, non solo libri ma anche film, sceneggiature, eventi storici, canzoni… tutto può tornarti utile.

Grazie per il suggerimento, credo sia la strada che tenterò di percorrere.

@Nuwanda

Nooo, Manfredi nooo!!!

J

A parte gli scherzi, hai citato uno degli autori che meglio ricopre il ruolo di «parla di cose che amerei leggere, ma le scrive in modo da annoiarmi a morte».

Piuttosto, mi piacerebbe riuscire a far vivere la storia come G.R.R.M., ma non ci riesco.

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33 minuti fa, Ludwig von Drake dice:

Grazie per il suggerimento, credo sia la strada che tenterò di percorrere.

@Nuwanda

Nooo, Manfredi nooo!!!

J

A parte gli scherzi, hai citato uno degli autori che meglio ricopre il ruolo di «parla di cose che amerei leggere, ma le scrive in modo da annoiarmi a morte».

Piuttosto, mi piacerebbe riuscire a far vivere la storia come G.R.R.M., ma non ci riesco.

 

Hai detto pio xD In ogni caso GRRM di infodumb ci da fino alla nausea, però diluisce il tutto con tonnellate di dialoghi brillanti e una narrazione che fila come un treno. Mi ricordo di un capitolo tutto sull'araldica di Dorne, quando Tyrion aspetta i Martell. Se non è infodumb quello xD Però lo mostra in maniera allegra e spiritosa, con Tyrion che interroga Podrick Payne, poi arriva Oberyn e comincia a prendere per il culo Tyrion. Insomma il capitolo da tonnellate di informazioni sul mondo, ma non pesa perché è anche spiritoso e ironico.

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Questo è un problema falso: che, se te lo poni, hai già la soluzione. Se riscontri un problema nello stile è perché evidentemente hai uno stile in mente o sai che quello che stai scrivendo deve essere detto in un altro modo. Devi solo cesellare provare lavorare e tentarw

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Alle 14/3/2017 at 10:11, Ludwig von Drake ha detto:

l’unica cosa con cui sembro riuscire ad attirare l’attenzione del lettore (gli unici scritti “spendibili” secondo gli editori che hanno valutato qualcosa di ciò che ho scritto), sono stralci di vita quotidiana, scritti in prima persona e con forti sprazzi di napoletanità.

Segui questa strada.

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Alcuni di noi qui sono scrittori, tutti o quasi lettori. Quello che ci piace leggere non sempre corrisponde a quello che scriviamo e di cui avvertiamo la necessità.
A me piace molto guardare le gare di pattinaggio su ghiaccio ma questo non significa che io sia in grado di mettermi a piroettare sui pattini.
Ogni esperienza forma il nostro gusto e il nostro modo di raccontare, così come la musica o l'arte visiva, non sempre però, anzi raramente, uno scrittore è anche musicista o pittore o fotografo. In fondo è anche giusto così, altrimenti chi ama le detective stories dovrebbe scrivere altre detective stories e chi ama il fantasy dovrebbe scrivere altro fantasy.
Saremmo tutti cloni degli autori che più nella vita ci hanno appassionato. Alle volte si può cominciare così, nel disegno succede che all'inizio ci si mette a copiare o a variare gli autori che preferiamo ma poi, dopo tanto esercizio, si trova una voce propria talvolta molto distante dai nostri beniamini dei quali resta qualche traccia e di sicuro lo spirito.

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Alle 4/6/2018 at 08:51, KatiaCecca ha detto:

Alcuni di noi qui sono scrittori, tutti o quasi lettori. Quello che ci piace leggere non sempre corrisponde a quello che scriviamo e di cui avvertiamo la necessità.
A me piace molto guardare le gare di pattinaggio su ghiaccio ma questo non significa che io sia in grado di mettermi a piroettare sui pattini.
Ogni esperienza forma il nostro gusto e il nostro modo di raccontare, così come la musica o l'arte visiva, non sempre però, anzi raramente, uno scrittore è anche musicista o pittore o fotografo. In fondo è anche giusto così, altrimenti chi ama le detective stories dovrebbe scrivere altre detective stories e chi ama il fantasy dovrebbe scrivere altro fantasy.
Saremmo tutti cloni degli autori che più nella vita ci hanno appassionato. Alle volte si può cominciare così, nel disegno succede che all'inizio ci si mette a copiare o a variare gli autori che preferiamo ma poi, dopo tanto esercizio, si trova una voce propria talvolta molto distante dai nostri beniamini dei quali resta qualche traccia e di sicuro lo spirito.

Grazie mille per questo spunto di riflessione!

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Lo stile credo non abbia origini oggettive. Deriva si dalla nostra cultura e istruzione, ma indubbiamente risente della nostra personalità. Lì si può fare poco: se siamo persone critiche, la pià dolce puntata dei teletubbies diverrà nelle nostre mani un horror mentre il più ottimista dell'universo finirà per disegnare Casper al posto di Dracula.

è una questione di pelle. io stesso non riesco a scrivere un horror se non psicologico o un romanzo comico, perchè per natura sono più empatico che critico (anche se a detta di alcuni conoscenti, so delineare delle gradevoli macchiette, anche se il mio umorismo è eccessivamente sottile). 

Inoltre poi è impossibile rendere un concetto se non tramite i nostri punti di vista e le nostre esperienze. io e il mio migliore amico siamo entrambi scrittori di poesie. Le nostre poesie di amore però sono diverse, così come diverse sono le nostre esperienze: le mie poesie hanno una poetica fortemente mistica e a tratti scopertamente neopagana, mentre le sue sono concretissime e a tratti sensuali. 

quando abbiamo provato ad usare lo stile dell'altro...beh, abbiamo riso un sacco. Perchè era come farci l'imitazione a vicenda.

Però da quel giorno ho imparato ad usare immagini sensuali e, sebbene non siano il mio cavallo di battaglia, la mia poetica si è evoluta.

Quindi se non si è contenti del proprio stile, per gradi, è possibile farlo evolvere. 

 

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Io ho un problema simile, anche se in altro contesto. Io scrivo poesie dal contenuto filosofico-esistenziale e vorrei riuscire a trovare quella potenza che fa giungere fin dentro le viscere le riflessioni che sviluppo, anche in vista dell'intenzione di tentare, prima o poi, l'impresa di un poema epico-allegorico-didascalico, per cui tale potenza sarebbe indispensabile; invece mi sembra di grattare solo la superficie dell'argomento, senza giungere al cuore.

Ebbene, anche se al momento, causa esami, non ho minimamente tempo, ho intenzione prima di tutto di continuare a sperimentare sulla strada della lirica, con il proposito di non arrendermi di fronte ad un componimento mal riuscito, ma di cesellarlo o riscriverlo finché non sarò riuscito ad affondare il coltello fino alle viscere; in secondo luogo intendo tentare altre vie, come racconti e poemetti narrativi, nel tentativo di sbloccare una capacità espressiva che magari da qualche parte c'è. Forse nel tuo caso potresti provare prima a scrivere storie epiche ma in prima persona, unendo così l'aspetto quotidiano e personale, che ti riesce bene, con quello epico (non c'è solo la via di Martin, si può fare epica dall'ampio respiro anche così); poi, magari trovata la chiave di volta, potresti provare a vedere se riesci a sbloccarti anche con la terza persona che tanto ti piace.

 

Comunque vedo che la discussione è bella vecchia, magari avrai anche già risolto il problema. Però va beh, l'ho trovata interessante e ho voluto darti la mia, senza per di più disdegnare eventuali consigli per quanto riguarda la mia situazione!:)

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Personalmente non mi sono mai posto il problema del mio stile di scrittura, per quel che mi riguarda ritengo sia già miracoloso che mi riesca di scrivere qualcosa, nonché conseguenzialmente di riuscire ad avere anche qualcuno che si prenda la briga di leggere quanto ho scritto.

Parlare di "stile", nel mio caso è quindi assai velleitario, se non imprudente.

 

Però da sempre mi accade di affidarmi ad una voce. Nel senso che soprattutto se racconto qualcosa in "terza persona", di fatti che prevedano una loro prospettiva temporale più o meno remota, la voce narrante dentro di me, che illustra quanto sto scrivendo è quella di Carlo Romano (Livorno, 8 maggio 1908 – Roma, 16 ottobre 1975) è stato un attore, doppiatore e sceneggiatore italiano).

Questo artista che molti della mia età ricorderanno come "voce narrante" di una moltitudine di pellicole del cinema italiano del secolo scorso, o come doppiatore diretto di grandi attori del cinema nazionali o stranieri (come Jerry Lewis, del quale fu la voce ufficiale, Bob Hope, Lou Costello, conosciuto in Italia come il Pinotto della famosa coppia Gianni e Pinotto, quindi Chico Marx, Jack Oakie, Red Skelton e il francese Louis de Funès. Tra gli attori più noti che ha doppiato: Fred Astaire, James Cagney, Peter Lorre, Ernest Borgnine, Peter Ustinov, Eli Wallach, Rod Steiger e il Jason Robards di C'era una volta il West. La sua voce è inoltre legata al celebre personaggio di Don Camillo, interpretato sullo schermo per cinque pellicole dall'attore francese Fernandel). È inoltre sua la voce italiana di Alfred Hitchcock.

 

Direi che è essenzialmente a quest'ultima che mi rifaccio. Una voce matura, bonariamente ironica, un po' saccente e dotata di quell'elegante aplomb british.

 

Se quanto racconto regge questa voce, allora ritengo che il brano funzioni, e si lasci leggere senza troppe distonie stilistiche.

 

 

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Vorrei scrivere come Calvino e Buzzati, perché la loro scrittura vibra e vive e riesce a creare delle vere emozioni dentro di me. Ovviamente sono lontana da tanta meraviglia, ma non escludo che possa avvicinarmi un giorno, (sono una sognatrice!) anche se è certo, come avette scritto in precedenza, che ognuno ha una propria voce personale che deriva dalla persona che è, dal vissuto che ha avuto.

 

 

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Concordo con @Lupo Scrittore, lo stile si evolve con la volonta', ma anche con il tempo. Io ho lo stesso problema, sono quasi ossessionata dalla mia scrittura e ho sempre paura di cadere nel melenso, nel sentimentale, quando invece mi piacerebbe essere piu' "logica"o essenziale nei miei discorsi.

 

Il mio consiglio potra' sembrarti un po' strano: leggi molto, si', esplora differenti tipi di scrittura, ma non dimenticarti anche di "vivere" all'infuori dei libri, e con vivere intendo il parlare con persone differenti, provare cose nuove, ascoltare tutto e tutti. Le persone intorno a noi hanno modi eccellenti di descrivere un loro pensiero o un'emozione, e possono essere fonti d'ispirazione. A volte ci dimentichiamo quanto sia importante l'ascolto, per essere dei bravi scrittori, e si potrebbe cominciare proprio da qui :)

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Il ‎14‎/‎03‎/‎2017 alle 10:11, Ludwig von Drake ha detto:

una scrittura piatta

A me una scrittura piatta con contenuti a effetto piace.

Così mi viene naturale evitare qualunque termine non usato in un dialogo comune.

A scuola mi piaceva il Giulio Cesare di "La Gallia è divisa in tre parti(punto)".

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