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inkdropsintherain

Carnation's Beauty

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Illa amava la pioggia anche se non poteva udirne il rumore. Tutto sembrava più vivo, più colorato e anche i ricordi riprendevano vita sotto la pioggia.

Sfiorò il disegno di quella ragazza, rimosse alcuni granelli di polvere lasciati dal tempo per osservarlo meglio sotto un nastro di sole. Un lieve sorriso increspò le sue labbra. I ricordi così rievocati la indussero a volgere lo sguardo oltre i garofani appena sbocciati, la vetrina, la pioggia, oltre il tempo. Allora era giovane e impreparata a quella prima febbre d’amore che la fece ammalare e diventare adulta. Ogni volta che un garofano sbocciava, ripensava a quel primo amore splendido e rigoglioso come la primavera.

 

Sostava davanti alla porta d’ingresso stringendo la tracolla del tubo porta disegni, accostava il viso al vetro schermando il riflesso con la mano aperta e sorrideva. Illa sentiva la sua presenza, sapeva che passava di lì ogni giorno dopo scuola e attendeva quell’incontro con trepidazione. Quel giorno però, non sentì trillare il piccolo campanello appeso alla porta dunque non sollevò lo sguardo. Entrò piano, posando appena i piedi sul pavimento di legno, la guardò lavorare dietro il banchetto assaporando il profumo di quell’istante. Soddisfatto da quella visione, batté due colpetti sul tavolo così che lei si accorgesse della sua presenza. Dapprima stupita non avendolo sentito entrare poi turbata per quella vicinanza arrossì.

 

Legò i garofani, messaggeri di pensieri teneri e affettuosi, con un nastro viola e glieli porse con entrambe le mani sfiorando quelle di lui in un gesto casuale. Il ragazzo ne aspirò il profumo e sorrise, pagò il conto e andò via. Da allora comprò molti altri garofani e le regalò molti altri sorrisi che Illa impresse nel posto più luminoso del suo cuore. I garofani diventarono i suoi fiori preferiti e il pomeriggio il momento più bello della giornata, l’unico che avesse un senso. Lo sbirciava mentre annusava i fiori e abbassava lo sguardo quando incrociava i suoi occhi nocciola. La notte aspettava che arrivasse il mattino e tra le stelle tracciava il suo contorno immaginando il suo nome. Scriveva di lui tra le pagine del suo diario caricando ogni frase di felicità e di promesse. Viveva l’amore con l’ingenuità di una bambina che si aspetta di dare e ricevere con semplicità. Quella sera cambiò ogni sua prospettiva e capì che il primo amore è una devozione infinita, perché non puoi averlo, perché ami troppo.

 

Staccò il ritratto dal cavalletto, lo arrotolò velocemente e lo infilò nel porta disegni. Percorse di corsa il tratto da casa al negozio di fiori, giunto all’uscio riprese fiato asciugandosi la fronte. La cercò con gli occhi, era seduta al banchetto con lo sguardo rivolto ai fiori. Era bellissima, dolce e delicata come un garofano e lui la amava. Quella sera lei lo avrebbe saputo. Sudava, ansimava, tormentava nervoso la tracolla e muoveva le labbra per dire delle parole. Illa si sforzò di capirne il significato, strinse gli occhi e lesse i loro movimenti con attenzione. Sembravano parole difficili da pronunciare, si grattò la testa e sorrise irrequieto, pensò allungo infine la guardò: «Io domani… andrò all’estero per studiare».

 

Che cosa stava cercando di dirle?
«Tu a me… piaci molto!».
Il cuore di Illa si gonfiò di così tanti sentimenti che ebbe paura di non riuscire a contenerli tutti. Non era sicura di aver compreso bene perciò si concentrò di più sulle sue labbra.

«Se tu provassi lo stesso… non vorrei partire…» terminò esitante.

I garofani che teneva in mano, completamente schiusi erano come lei, impotenti, privati delle parole che sgorgavano dal cuore ma che non potevano essere pronunciate. Cercò un modo per far uscire quei sentimenti ma lui si arrese troppo presto a quel silenzio imposto. Lo rincorse fino alla porta del negozio ma lui ormai non c’era più, inghiottito dalla città e dalla pioggia. Abbandonato a terra, giaceva il tubo porta disegni e al suo interno il ritratto di una giovane donna circondata da fiori che aveva il suo stesso sguardo. Per molto tempo rimase seduta sul gradino di quell’uscio ad aspettare che lui tornasse ma non tornò.

Molti anni dopo quella stessa pioggia cadeva sulla città bagnando strade, ombrelli, alberi, passanti. Alcune gocce rimbalzavano sul soffitto del piccolo negozio di fiori, scivolavano lungo il muro, percorrevano il profilo dell’insegna di legno bianca.

Illa aprì la porta e si sedette sull’uscio ad aspettare per poter esprimere, nell’unico modo che poteva, le parole che quella notte non aveva potuto pronunciare con le labbra. Le sue labbra erano le sue mani e questa volta sarebbe stata pronta a dire: «Anche tu mi piaci».

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56 minuti fa, inkdropsintherain dice:

pensò allungo

Refuso: pensò a lungo.

 

Non ho notato altri errori.

 

Una storia che, per definire, bisognerebbe capire la sorte del ragazzo. Tenera e a lieto fine se i due s'incontrano nuovamente. Tenera ma triste se l'attesa rimane vana.

 

Con pochi tratti sei riuscita a delineare l'essenza dei due protagonisti. La trama è semplice ma efficace; le immagini sono spesso poetiche. Le scene sono descritte come in un film. Forse l'unica nota un po' stonata è la reazione del ragazzo che, dopo tanti giorni in cui incontrava la ragazza non poteva non essersi accorto del handicap che lei aveva e quindi la reazione sembra un po' artificiale (anche se serve a sostenere la parte finale dell'impianto). Comunque si legge volentieri e tutto d'un fiato.

 

Bella prova. A rileggerti.

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@Ljuset questa storia mi è stata ispirata da una canzone e per me, ascoltare musica è sempre come guardare un film. Mi ci costruisco le storie sopra.

 

Grazie per aver notato l'errore, questa storia l'ho scritta diversi anni fa e anche se l'avrò letta milioni di volte, esiste sempre quel particolare che sfugge.

 

Per quanto riguardo la reazione del ragazzo, posso dire che è molto, molto timido. I due non si sono mai rivolti la parola ma lui si è innamorato di lei comunque e lei altrettanto. Ho voluto descrivere il primo amore e la sua innocenza fatta più che altro di fantasia e idealizzazione.

 

Il finale? Anche io aspetto ancora che i due s'incontrino e penso che un giorno lo faranno, magari a una mostra d'arte...

 

Grazie per la tua analisi e il gentile commento.

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ciao @inkdropsintherain

1 ora fa, inkdropsintherain dice:

Illa amava la pioggia anche se non poteva udirne il rumore. Tutto sembrava più vivo, più colorato e anche i ricordi riprendevano vita sotto la pioggia

bello l'inizio, ma viene guastato dalla ripetizione. Trova un sinonimo o giraci attorno

 

1 ora fa, inkdropsintherain dice:

Sfiorò il disegno di quella ragazza, rimosse alcuni granelli di polvere lasciati dal tempo per osservarlo meglio sotto un nastro di sole. Un lieve sorriso increspò le sue labbra. I ricordi così rievocati la indussero a volgere lo sguardo oltre i garofani appena sbocciati, la vetrina, la pioggia, oltre il tempo. Allora era giovane e impreparata a quella prima febbre d’amore che la fece ammalare e diventare adulta. Ogni volta che un garofano sbocciava, ripensava a quel primo amore splendido e rigoglioso come la primavera.

Sfiorò il disegno di quella ragazza e rimosse alcuni granelli di polvere lasciati dal tempo per osservarlo meglio sotto un nastro di sole. La virgola la toglierei, rallenta inutilmente l'approccio ai periodi successivi.

 

 

1 ora fa, inkdropsintherain dice:

Sostava davanti alla porta d’ingresso stringendo la tracolla del tubo porta disegni, accostava il viso al vetro schermando il riflesso con la mano aperta e sorrideva. Illa sentiva la sua presenza, sapeva che passava di lì ogni giorno dopo scuola e attendeva quell’incontro con trepidazione. Quel giorno però, non sentì trillare il piccolo campanello appeso alla porta dunque non sollevò lo sguardo. Entrò piano, posando appena i piedi sul pavimento di legno, la guardò lavorare dietro il banchetto assaporando il profumo di quell’istante. Soddisfatto da quella visione, batté due colpetti sul tavolo così che lei si accorgesse della sua presenza. Dapprima stupita non avendolo sentito entrare poi turbata per quella vicinanza arrossì.

bel passaggio, molto intimo e delicato. L'ultima frase la modificherei così: Dapprima stupita, non avendolo sentito entrare, poi turbata per quella vicinanza, arrossì.

 

1 ora fa, inkdropsintherain dice:

Sembravano parole difficili da pronunciare, si grattò la testa e sorrise irrequieto, pensò allungo infine la guardò: «Io domani… andrò all’estero per studiare».

a lungo, dopo metterei una congiunzione

 

Fai parecchio uso di paratassi (frasi brevi e indipendenti tra loro); è una tua scelta stilistica e non si discute, ma ti consiglio di arginare un pochino questa tua predisposizione, anche solo di pochissimo. Scrivi bene, in un modo semplice e, direi, spontaneo. L'amore che narri mi è sembrato molto orientale, pudico e formale, e mi è piaciuto.

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@Plata grazie mille per i consigli e la considerazione. Prenderò sicuramente in considerazione le tue parole perchè sono avida per quanto riguarda imparare.

 

3 minuti fa, Plata dice:

L'amore che narri mi è sembrato molto orientale, pudico e formale

Bingo! Sono attratta dalla cultura orientale e dal loro modo "pudico e formale" di esprimere i sentimenti. C'è sempre qualcosa di loro nei miei scritti.

 

Grazie ancora, sinceramente, per le tue puntualizzazioni e i complimenti che fanno sempre piacere.

:sss:

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@inkdropsintherain complimenti, bel racconto. Molto intimo, profondo, triste... Lo stile semplice viene più che compensato da sentimenti vividi.

Mi ha ricordato vagamente l'atmosfera di Luci della città di Chaplin, non so se hai presente. A mio avviso il racconto è autoconclusivo, non è necessario che i due si incontrino nuovamente, non è necessario il lieto fine.

Aggiusterei solo un po' la punteggiatura, forse mancano diverse virgole soprattutto prima dei "ma". Niente di grave. :ok:

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1 ora fa, inkdropsintherain dice:

Illa amava la pioggia anche se non poteva udirne il rumore.

Ottimo inizio: elegante e poetico

1 ora fa, inkdropsintherain dice:

increspò le sue labbra

"le increspò le labbra" non è più snello?

1 ora fa, inkdropsintherain dice:

oltre i garofani appena sbocciati, la vetrina, la pioggia, oltre il tempo

ti consiglio di risistemare così: "oltre la pioggia, i garofani appena sbocciati, la vetrina, il tempo". Sempre per snellire^^

2 ore fa, inkdropsintherain dice:

Quel giorno però non sentì trillare il piccolo campanello appeso alla porta, dunque non sollevò lo sguardo

2 ore fa, inkdropsintherain dice:

Dapprima stupita non avendolo sentito entrare, poi turbata per quella vicinanza, arrossì

Risistemate così le virgole ti sembra scandito meglio?

 

Mi è piaciuto tantissimo questo racconto*^* il focus è sui sentimenti dei due protagonisti; la trama in sé è semplice, hai descritto molto bene ciò che i due provano. Ho apprezzato anche le descrizioni e i riferimenti stagionali. Lo stile è ottimo, è semplice e fila liscio, quindi oltre qualche piccolo problema che ti ho segnalato prima nulla da dire. Il modo in cui descrivi le vicende è molto delicato e toccante e mi ha ricordato a tratti i film di Shinkai.

Lavora sullo stile; migliorando quello di un poco, con sentimenti del genere puoi scrivere racconti bellissimi.

Alla prossima!

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-          Trama e contenuti

 

Buona storia, che lascia con un bel punto interrogativo alla fine.

 

Unico dubbio (sulla plausibilità): dopo essersi visti tante volte, la persona non ha minimamente realizzato che l’altra fosse sorda?

 

Mi ha ricordato molto uno short movie che ho visto su youtube, dove due estranei si siedono su di una panchina e il ragazzo, non sapendo che lei fosse sorda, si arrabbia e riprende a correre, poi torna e… (non svelo il finale qualora vogliate vederlo).

 

-          Personaggi

 

Interessante la scelta di un personaggio sordo.

 

A ripensare al racconto, mi viene il dubbio del perché non abbia provato a comunicargli col linguaggio dei segni. Ma è un dubbio a posteriori, mentre si legge il racconto, il personaggio vive di vita propria.

 

-          Grammatica e sintassi

 

La forma è curata e si vede.

 

Credo ci sarebbe stata bene una virgola prima di “anche se non poteva” e quel verbo potere in “per poter esprimere“ mi sembra superfluo, ma non ho trovato errori.

 

-          Stile

 

Uno stile delicato, adatto alla storia e che riesce a dare anche carattere alla protagonista.

 

Un solo appunto, il terzo paragrafo mi crea un po’ di problemi nell’associare il punto di vista, che sembra rimbalzare un po’ tra i due protagonisti. Questo, mi ha portato a leggere una seconda volta il racconto per apprezzarne il contenuto fino in fondo.

 

Ah, altra cosa: non mi è molto chiara la frase “Quel giorno però, non sentì trillare il piccolo campanello appeso alla porta”. Messa così, per una persona non udente, secondo me può creare confusione in chi legge.

 

-          Giudizio finale

 

Un bel racconto, raccontato con uno stile adeguato alla storia e al personaggio (lui, in fondo, sembra più che altro di contorno).

 

Un paio di perplessità sul fatto che il ragazzo non realizzi di avere di fronte una persona non udente e che lei non comunichi in alcun modo all’altro tramite il linguaggio dei segni.

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On 12/3/2017 at 21:46, Writerock dice:

@inkdropsintherain complimenti, bel racconto. Molto intimo, profondo, triste... Lo stile semplice viene più che compensato da sentimenti vividi.

Mi ha ricordato vagamente l'atmosfera di Luci della città di Chaplin, non so se hai presente. A mio avviso il racconto è autoconclusivo, non è necessario che i due si incontrino nuovamente, non è necessario il lieto fine.

Aggiusterei solo un po' la punteggiatura, forse mancano diverse virgole soprattutto prima dei "ma". Niente di grave. :ok:

Ti ringrazio e mi fa molto piacere che il racconto ti sia piaciuto. Sono una sostenitrice dello stile semplice e dell'idea che il poco è sempre meglio. Non facciamo perdere tempo ai lettori!

Per quanto riguarda quel film, ricordo di aver visto una scena in particolare che forse è quella cui ti riferisci tu, essendo la più iconica del film ma andrò sicuramente a rivederlo. Un paragone del genere non è certo da poco!

Per quanto riguarda il lieto fine, fino a qualche anno fa ero una fiera sostenitrice di quest'ultimo. Nemmeno guardavo un film o leggevo un libro se avevo anche solo il sentore di un finale "non lieto". Adesso penso che certi finali siano la giusta conclusione di un deteterminato ciclo. La vita non è fatto di continui lieti fini ma della nostra ricerca di questi ultimi.

Grazie anche per i consigli che sono sempre preziosi.

 

On 12/3/2017 at 21:47, mina99 dice:

"le increspò le labbra" non è più snello?

Hai ragione mina, piace di più anche a me in questo modo.

On 12/3/2017 at 21:47, mina99 dice:

ti consiglio di risistemare così: "oltre la pioggia, i garofani appena sbocciati, la vetrina, il tempo". Sempre per snellire^^

Personalmente preferisco la mia versione per un processo visivo. Vede prima i garofani, poi la vetrina e dopo questa si perde nel tempo guardando molto più oltre. Grazie comunque del consiglio che sicuramente valuterò.

On 12/3/2017 at 21:47, mina99 dice:

Mi è piaciuto tantissimo questo racconto*^* il focus è sui sentimenti dei due protagonisti; la trama in sé è semplice, hai descritto molto bene ciò che i due provano. Ho apprezzato anche le descrizioni e i riferimenti stagionali. Lo stile è ottimo, è semplice e fila liscio, quindi oltre qualche piccolo problema che ti ho segnalato prima nulla da dire. Il modo in cui descrivi le vicende è molto delicato e toccante e mi ha ricordato a tratti i film di Shinkai.

Lavora sullo stile; migliorando quello di un poco, con sentimenti del genere puoi scrivere racconti bellissimi.

Alla prossima!

Quasi mi commuovo per il tuo giudizio così buono nei miei confronti. Ammetto che sono particolarmente legata al racconto e, il fatto che venga apprezzato così come fai tu, è qualcosa che mi riempie il cuore di soddisfazione e gratitudine. C'è sempre da migliorare e sono altrettanto contenta delle critiche che hai mosso.

Hai centrato il punto della storia e adesso mi hai messo la curiosità di vedere qualche film di Shinkai.

 

Arigatou :rosa:

 

On 13/3/2017 at 09:28, Rica dice:

@inkdropsintherain

ciao, buongiorno.

Volevo complimentarmi per il tuo stile, delicato e intimo. Molto zen.

Un bel sentire quello espresso. Brava.

Rica io ti voglio bene! Grazie mille per la tua semplicità nell'apprezzare il mio lavoro.

 

On 13/3/2017 at 10:25, Ludwig von Drake dice:

Unico dubbio (sulla plausibilità): dopo essersi visti tante volte, la persona non ha minimamente realizzato che l’altra fosse sorda?

Il tipo di amore che descrivo è quello di due ragazzi che non si sono mai parlati ma che si sono innamorati attraverso quella magia che può darti solo il primo amore. Mi dispiace se non ho reso chiaro questo punto. Grazie della tua puntualizzazione e dei complimenti riguarda alla trama.

 

On 13/3/2017 at 10:25, Ludwig von Drake dice:

Mi ha ricordato molto uno short movie che ho visto su youtube, dove due estranei si siedono su di una panchina e il ragazzo, non sapendo che lei fosse sorda, si arrabbia e riprende a correre, poi torna e… (non svelo il finale qualora vogliate vederlo).

Mi piacerebbe avere il link del video se mai vorrai condividerlo, per favore.

 

On 13/3/2017 at 10:25, Ludwig von Drake dice:

A ripensare al racconto, mi viene il dubbio del perché non abbia provato a comunicargli col linguaggio dei segni. Ma è un dubbio a posteriori, mentre si legge il racconto, il personaggio vive di vita propria.

Forse la ragazza, non solo era timida, ma non si sentiva a suo agio a rivelare questa parte di sè. Le mie sono solo congetture perchè per me i personaggi hanno vita propria. Sono comunque grata del fatto che durante la lettura questo dubbio non sia emerso.

 

On 13/3/2017 at 10:25, Ludwig von Drake dice:

Credo ci sarebbe stata bene una virgola prima di “anche se non poteva” e quel verbo potere in “per poter esprimere“ mi sembra superfluo, ma non ho trovato errori.

Grazie per la segnalazione, tengo sicuramente in considerazione la cosa per un nuovo esame della scrittura della storia.

 

On 13/3/2017 at 10:25, Ludwig von Drake dice:

Ah, altra cosa: non mi è molto chiara la frase “Quel giorno però, non sentì trillare il piccolo campanello appeso alla porta”. Messa così, per una persona non udente, secondo me può creare confusione in chi legge.

Hai ragione, credo di averla scritta in modo diverso in un'altra versione oppure è solo che, ogni volta che lo rileggo, anche io mi dico che sta frase è meglio scritta diversamente.

 

On 13/3/2017 at 10:25, Ludwig von Drake dice:

Un bel racconto, raccontato con uno stile adeguato alla storia e al personaggio (lui, in fondo, sembra più che altro di contorno).

Grazie ancora, apprezzo il tuo giudizio.

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Confesso che ho dovuto rileggere il racconto per poterlo apprezzare fino in fondo, e questo è un peccato perché ha sicuramente molti pregi che però rischiano di non essere evidenti alla prima lettura.

On 12/3/2017 at 20:25, inkdropsintherain dice:

Illa amava la pioggia anche se non poteva udirne il rumore. Tutto sembrava più vivo, più colorato e anche i ricordi riprendevano vita sotto la pioggia.

Sfiorò il disegno di quella ragazza, rimosse alcuni granelli di polvere lasciati dal tempo per osservarlo meglio sotto un nastro di sole. Un lieve sorriso increspò le sue labbra. I ricordi così rievocati la indussero a volgere lo sguardo oltre i garofani appena sbocciati, la vetrina, la pioggia, oltre il tempo. Allora era giovane e impreparata a quella prima febbre d’amore che la fece ammalare e diventare adulta. Ogni volta che un garofano sbocciava, ripensava a quel primo amore splendido e rigoglioso come la primavera.

Le immagini sono emotivamente efficaci, ma non altrettanto il contesto. Solo dopo aver letto il resto del racconto riesco a visualizzare la situazione. Alla prima lettura mi rimangono in sospeso molti dubbi. Dove siamo? Piove ma c'è un nastro di sole? Perché non poteva udire la pioggia? E' ammalata?

Mi appresto a leggere il secondo paragrafo senza aver compreso appieno il primo attendendo un chiarimento.

On 12/3/2017 at 20:25, inkdropsintherain dice:

Sostava davanti alla porta d’ingresso stringendo la tracolla del tubo porta disegni, accostava il viso al vetro schermando il riflesso con la mano aperta e sorrideva.

Mi sto facendo quelle domande per cui istintivamente penso che il soggetto sia ancora Illa. Solo dopo mi accorgo dell'errore di interpretazione per cui devo tornare indietro e rileggere. Sarebbe bastato un pronome maschile per chiarirmi la situazione.

 

On 12/3/2017 at 20:25, inkdropsintherain dice:

Quel giorno però, non sentì trillare il piccolo campanello appeso alla porta dunque non sollevò lo sguardo.

Questo mi fa sorgere un altro dubbio sulla sordità di Illa, vuol dire che di solito il campanello lo sente?

 

On 12/3/2017 at 20:25, inkdropsintherain dice:

Legò i garofani,

Tra il primo e il secondo capoverso hai giustamente messo un'interlinea per marcare lo stacco temporale. Tra il secondo e il terzo non vi è alcuno stacco, la vicenda continua in modo lineare, per cui non vedo il motivo di inserire un'altra interlinea, né qui né dopo.

On 12/3/2017 at 20:25, inkdropsintherain dice:

Quella sera cambiò ogni sua prospettiva e capì che il primo amore è una devozione infinita, perché non puoi averlo, perché ami troppo.

Questo passaggio mi è rimasto oscuro.

 

On 12/3/2017 at 20:25, inkdropsintherain dice:

Staccò il ritratto dal cavalletto, lo arrotolò velocemente e lo infilò nel porta disegni.

Anche qui un pronome maschile aiuterebbe.

 

On 12/3/2017 at 20:25, inkdropsintherain dice:

Molti anni dopo

Qui invece l'interlinea ci starebbe bene visto che ritorni al tempo da cui hai iniziato il racconto.

 

Si nota il tuo desiderio di ricercare una nota poetica che impreziosisca la narrazione, il che vuol dire ricerca di stile. Sicuramente una ricerca interessante e fruttuosa. L'unica critica che posso fare è che in tutto questo non ti deve distrarre dalla ricerca della chiarezza del testo. Un testo nel quale non si riesca da subito a comprendere la situazione rischia di non vedere valorizzati i tuoi sforzi pur meritevoli.

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@Poldo Ti ringrazio per avermi manifestato il tuo punto di vista e apprezzo la critica. Come hai potuto notare ci sono delle interlinee che non sono affatto a caso ma, bensì, dividono i punti di vista di chi racconta. Solo nell'ultimo paragrafo mi sono accorta che manca la giusta interlinea ma ormai non potevo più modificare perchè avevo già pubblicato. L'assenza di pronomi è voluta perchè dovrebbe essere svelato, lentamente chi sono i personaggi e perchè agiscono in un determinato modo.

 

On 20/3/2017 at 23:20, Poldo dice:

Piove ma c'è un nastro di sole?

Scusami se dico che questa domanda mi ha fatto un pò ridere. Non so se è una domanda che ti è venuta in mente durante la lettura o se davvero pensi che non si possa essere sola quando piove. In certe parti del mondo la pioggia è prerogativa dell'estate come nelle regioni asiatiche che hanno abbondanza di pioggia nel mese di agosto.

 

Nel complesso mi dispiace che non ti sia arrivato il messaggio del racconto. Mi impegnerò per la prossima volta e ti ringrazio per aver apprezzato i miei sforzi.

 

bye

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@inkdropsintherain "Le parole che non potevo dirti" andava bene anche per il titolo.

Handicap, primo amore, fiori e disegni, rimpianto di ciò che non è stato (se ci fosse stato la deludeva di sicuro). C'è tutto.

Un racconto carino, giovanilistico, non può non piacere.

Sulla forma.

L'idea è vincente (per forza). Secondo me è un po' soffocata dai particolari volutamente ricercati. Un diamante richiede una montatura semplice, che lo evidenzi, non lo nasconda. Era meglio uno stile più minimalista.

Forse basterebbe togliere qualcosa:

On ‎11‎/‎03‎/‎2017 at 20:25, inkdropsintherain dice:

Ogni volta che un garofano sbocciava, ripensava a quel primo amore splendido e rigoglioso come la primavera.

 

 

On ‎11‎/‎03‎/‎2017 at 20:25, inkdropsintherain dice:

assaporando il profumo di quell’istante

 

On ‎11‎/‎03‎/‎2017 at 20:25, inkdropsintherain dice:

messaggeri di pensieri teneri e affettuosi

 

On ‎11‎/‎03‎/‎2017 at 20:25, inkdropsintherain dice:

Scriveva di lui tra le pagine del suo diario caricando ogni frase di felicità e di promesse

 

Belli i dialoghi e il finale. Dove anche lo stile è più veloce.

 

Brava, ciao

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