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AlessandraX

Fragile respiro

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Commento a "Il posto delle cose"

 

La prima volta che lo vidi pensai fosse l'uomo più forte che avessi mai visto.

Forse per via del suo lavoro, forse per via dei suoi lineamenti duri, dei suoi zigomi spigolosi, delle sue mani grandi.

Il suo viso somigliava tanto ad un quadro di Picasso: pezzi incastrati senza un'apparente logica compositiva ed estetica, volti a suscitare nello spettatore sensazioni contrastanti. Non era un volto armonioso. Le labbra color lampone, morbide e succose, non avevano nulla a che vedere con quei due occhi piccoli, stretti e opachi. 

Ho visto molti occhi nel corso della mia vita e ho avuto il piacere di poter soffermarmi a guardarne altrettanti, ma nessun paio era simile ai suoi. 

Quelle pupille compresse, come piccoli puntini disegnati male e quelle ciglia quasi inesistenti, rimandavano la mia mente alle spiagge della Liguria, con quella sabbia ruvida e gli scogli aguzzi che puntualmente mi graffiavano i piedi. Ah, la Liguria... albergo di giovani fughe romantiche fatte per gioco, ma non è questo il luogo.

Eppure... eppure c'era qualcosa di terribilmente gentile fra le pieghe del suo volto. 

Passarono i giorni e questi divennero mesi, così ebbi il tempo di osservare a lungo quei due piccoli pezzetti di terra incastonati sulla cima di quegli zigomi sporgenti e di ascoltare le parole ai frutti di bosco che quelle labbra dolci avevano da cantare.

Un giorno, mentre eravamo intenti a leggere di grandi scienziati e cospirazioni, venni rapita da una delle tante sfumature della sua risata.

D'improvviso, tutto si fece chiaro, come se il sole fosse entrato fisicamente all'interno della vecchia stanza comunale. ed avvertii un forte caldo scorrermi nel sangue, irrorarmi le vene: la luce mi accecò e l'unica cosa che riuscii a guardare, furono quegli occhi strani.

Mi lasciò entrare.

Entrai. 

Si aprì il sipario: scene di violenza gratuita condite con alcol scadente, corpi nudi di madonne anoressiche intente a leccare con piacere fogli di gesso, una madre piangere carponi con le ginocchia attaccate ad un pavimento gelido ed il capo chino, mentre le mani erano intente a stringere una bandiera bianca  e poi ancora una cella umida nella quale si respirava aria metallica intrisa di urina o l'immagine di un'arsenale costruito per scherzo e ancora nocche sporche di sangue baciarsi nel tempo di una preghiera. Una preghiera disperata appesa ad una fede debole e crudele.

Guardai ancora, più a fondo. Scorsi un prato verde e delle gambe muoversi sotto l'abbraccio di un sole alto, vivo. Udii le risate di un bambino, il suono dell'erba fresca accarezzata dal vento.

D'un tratto calò il buio più profondo. 

"Ehi, stai bene?"

In un gesto istintivo gli misi le braccia attorno al collo e lo strinsi forte a me. 

"Non aver paura di piangere".

E pianse. 

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@AlessandraX , ho dovuto chiudere il frammento perché manca il link a un tuo commento, come da prassi.

Quando avrai un commento adeguato allo scritto di un altro utente, scrivimi in privato linkandomelo e io provvederò a regolarizzare il tuo post inserendolo e riaprirò il topic. :)

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ciao @AlessandraX mi piace molto questo frammento. credo che la serie di immagini finali, tristi e crudeli specchi di sofferenze, renda quella parte un po' pesante, come se togliesse il fiato nel leggerla, ma potrebbe essere voluto l'effetto di immagini veloci e soffocanti che ripercorrono amari ricordi. la descrizione è accurata, ispirata, ma sembra distaccata rispetto al successivo "entrare" intensamente nella sua vita. la scena finale è quasi commovente, lascia sperare che si possa conoscere profondamente un'anima, trovare alla fine una speranza e saperla accogliere, in tutta la sua essenza. complimenti :)

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La prima cosa che salta agli occhi in questo frammento è l'eccesso di possessivi.

Mi soffermo ai primi capoversi:

La prima volta che lo vidi pensai fosse l'uomo più forte che avessi mai visto.

Forse per via del suo lavoro, forse per via dei suoi lineamenti duri, dei suoi zigomi spigolosi, delle sue mani grandi.

Il suo viso somigliava tanto ad un quadro di Picasso: pezzi incastrati senza un'apparente logica compositiva ed estetica, volti a suscitare nello spettatore sensazioni contrastanti. Non era un volto armonioso. Le labbra color lampone, morbide e succose, non avevano nulla a che vedere con quei due occhi piccoli, stretti e opachi. 

Ho visto molti occhi nel corso della mia vita e ho avuto il piacere di poter soffermarmi a guardarne altrettanti, ma nessun paio era simile ai suoi. 

Quelle pupille compresse, come piccoli puntini disegnati male e quelle ciglia quasi inesistenti, rimandavano la mia mente alle spiagge della Liguria, con quella sabbia ruvida e gli scogli aguzzi che puntualmente mi graffiavano i piedi. Ah, la Liguria... albergo di giovani fughe romantiche fatte per gioco, ma non è questo il luogo.

Tutti quelli che ho evidenziato si possono tranquillamente sopprimere, anzi direi che si devono sopprimere.

Quando non sono necessari i possessivi non sono soltanto superflui, ma proprio dannosi perché danno l'impressione che l'autore subisca l'eccessivo fascino della lingua inglese, dove sono obbligatori. 

 

Per i dimostrativi vale altrettanto:

... sulla cima di quegli degli zigomi sporgenti e di ascoltare le parole ai frutti di bosco che quelle labbra dolci avevano da cantare.

 

Ho visto molti occhi nel corso della mia vita e ho avuto il piacere di poter soffermarmi a guardarne altrettanti

non ho capito la differenza tra la prima affermazione e la seconda

 

un forte caldo

dirai che sono fissato con gli aggettivi e un po' è vero, lo riconosco.  Grande, grosso, bello, brutto, forte... sono molto generici e definiscono poco.  Cerca sempre di usare dei sinonimi più specifici, per evitare che la narrazione sia piatta.

 

La seconda parte del brano si fa più viva e le descrizioni assumono una coloritura più decisa, a tutto vantaggio della narrazione.

Ti consiglio dunque di prestare molta attenzione agli aggettivi, che devono arricchire il narrato senza appesantirlo.

Come sempre per i frammenti mi astengo da qualsiasi commento sulla trama, perché è impossibile dare un giudizio basandosi su un estratto minimo.

A rileggerti magari in un brano di più ampio respiro.

 

 

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Concordo con Marcello per quanto riguarda l'uso dei possessivi (mi piace vincere facile, eh?!). Ci sono alcuni passaggi che, a mio avviso, potrebbero essere snelliti a favore di una lettura più fluida. 

Allo stesso modo la parte "Mi lasciò entrare. Entrai" è come se rallentasse il ritmo, come se si inciampasse su un gradino e si perdesse un passo. Mi da quella sensazione quando un vinile salta e torna a due secondi prima. Forse, sempre giudizio strettamente personale, eliminerei "entrai", trovo che sia già implicito nella frase prima. 

O anche parole ai frutti di bosco e labbra dolci, per quanto scontato, forse invertirei a favore di parole dolci e labbra ai frutti di bosco. O forse, ancora, eliminerei uno dei due in modo da rendere implicito, o suggerito quanto meno, il fatto che labbra dolci pronuncino parole dolci. (Suggerito anche se non scontato, ovviamente). 

Il passaggio tra i due momenti lo trovo molto brusco, ma questo può essere voluto. 
La prima parte è molto luminosa e calda mentre la seconda parte si incupisce e diventa spigolosa (anche se un anticipo di questa durezza si ha già dall'inizio nella descrizione). Durezza che poi sul finire torna a dei toni più caldi. Questa altalena mi sembra un po' troppo velocizzata, non si ha tempo di entrare in una dimensione che ci si ritrova nell'altra e, di nuovo, nella prima. Hai pensato ad ampliare un po' le descrizioni in modo da far calare meglio chi legge in quelle sensazioni così da aumentare la forza del passaggio successivo?

Sento la mancanza di alcune informazioni sui personaggi, ma immagino sia dovuto al fatto che trattandosi di un "frammento" queste siano altrove. Ci sono molti spunti interessanti che però, in questa parentesi, rimangono sospesi a mezz'aria senza trovare una direzione. 

Anche la chiusura può essere ampliata ed esplosa; hai creato tutto il pathos per arrivare a quel momento e "te lo giochi" con un lapidario E pianse. Farei immergere il lettore in quelle lacrime, facendole scendere una a una, lentamente. 

Le mie sono solo suggestioni e impressioni, s'intende. Trovo ci siano degli ottimi spunti da sviluppare e che sia una buona base per poter costruire molto. 

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@Marcello Buongiorno! La ringrazio per il commento, è stato fonte di riflessione. Rileggendo il frammento concordo con Lei per quanto riguarda l'uso dei possessivi e dei dimostrativi, ammetto di averne utilizzati troppi anche se in alcuni punti, è stata una mossa voluta ma forse esagerata. Per quanto riguarda la differenza inerente a questo tratto 

"Ho visto molti occhi nel corso della mia vita e ho avuto il piacere di poter soffermarmi a guardarne altrettanti" coincide con la differenza fra "vedere" e "guardare" che a mio parere pur essendo due predicati molto simili, rimandano a due mondi diversi. Vedere lo associo più ad un'azione superficiale, rapida, effimera mentre guardare a qualcosa di più profondo, più complesso, come un momento in cui si oltrepassa il vedere per entrare nell'oggetto del nostro sguardo. 

Ancora grazie, a presto!

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@Mattia Placanica  Grazie per il commento, ho trovato alcuni spunti preziosi. Per quanto riguarda "l'altalena" era un effetto voluto, in linea con un discorso più ampio che concerne il personaggio ma è un frammento, e comprendo che alcuni passaggi non siano chiari proprio in virtù del tipo di testo. Grazie ancora, a presto!

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1 ora fa, AlessandraX dice:

@Marcello Buongiorno! La ringrazio per il commento, è stato fonte di riflessione. Rileggendo il frammento concordo con Lei per quanto riguarda l'uso dei possessivi e dei dimostrativi, ammetto di averne utilizzati troppi anche se in alcuni punti, è stata una mossa voluta ma forse esagerata. Per quanto riguarda la differenza inerente a questo tratto 

"Ho visto molti occhi nel corso della mia vita e ho avuto il piacere di poter soffermarmi a guardarne altrettanti" coincide con la differenza fra "vedere" e "guardare" che a mio parere pur essendo due predicati molto simili, rimandano a due mondi diversi. Vedere lo associo più ad un'azione superficiale, rapida, effimera mentre guardare a qualcosa di più profondo, più complesso, come un momento in cui si oltrepassa il vedere per entrare nell'oggetto del nostro sguardo. 

Ancora grazie, a presto!

Per carità @AlessandraX : il Lei, addirittura con la lettera maiuscola...  Stai solo rispondendo a un utente, non devi presentare un curriculum vitae :asd: Scherzi a parte, il "tu" è la lingua ufficiale del WD: non farmi sentire ancora più vecchio di quanto sono :no: 

Sul "vedere" e "guardare" ho capito dove si appunta la tua distinzione, ma allora al tuo posto avrei scelto un verbo decisamente più specifico.  Per "guardare" non occorre un particolare sforzo di volontà: ti basta ruotare lo sguardo in una certa direzione e stai già "guardando" un oggetto o una persona, anche se non ne avevi intenzione.  Sono tantissimi i verbi che esprimono l'azione del "vedere" e ognuno ha una sfumatura diversa, a partire da "osservare", che già comporta un preciso impegno da parte del protagonista.  Ma poi ci sono scrutare, rimirare. sbirciare, scorgere, adocchiare, ravvisare, distinguere, esaminare...

Ciao e buon proseguimento.

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Ciao Alessandra! Personalmente la storia mi è piaciuta e, non so se per ignoranza o mia mancanza di immaginazione, nella scena in cui la protagonista "entra"  nella storia dell'uomo, lo faccia tramite pensiero come se fosse una veggente in grado di vedere passato-futuro, oppure è un'immaginazione che lei si è creata ma che, in qualche modo, rispecchi lo sTato d'animo di lui. Sarebbe interessante arricchire quell'entrare!

 

A presto!

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ciao AlessandraX

mi sono deliziata col tuo stralcio, parto dalla parte che mi ha colpito di più, quella in cui lei "entra".

La sequenza di immagini che poni al lettore é circondata da un velo di malinconia e tristezza, veramente forti.

Secondo il mio modesto parere sei stata molto brava ad ammalgamare ogni frammento di immagine creando un quadro nitido.

La prima parte in cui descrivi il volto dell'uomo paragonandolo a un quadro di picasso l'ho trovato molto originale.

Nel complesso mi é piaciuto, ma essendo solo uno stralcio di un racconto più ampio mi ha lasciato quel non so che di immagine indefinita.

A presto!

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Buongiorno @AlessandraX :arrossire:

 

On 9/3/2017 at 12:20, AlessandraX dice:

pezzi incastrati senza un'apparente logica compositiva ed estetica, volti a suscitare nello spettatore sensazioni contrastanti

Mi spieghi qui, il senso della frase? E' troppo complessa.

 

On 9/3/2017 at 12:20, AlessandraX dice:

e di ascoltare le parole ai frutti di bosco che quelle labbra dolci avevano da cantare.

Geniale, fantastico. Riesco a sentire il profumo.

 

On 9/3/2017 at 12:20, AlessandraX dice:

una madre piangere carponi

Che significa carponi?

 

On 9/3/2017 at 12:20, AlessandraX dice:

Passarono i giorni e questi divennero mesi, così ebbi il tempo di osservare

Io avrei detto: più tempo di osservare

 

Conclusioni: pezzo molto riflessivo, scorrevole e scritto bene. Colmo di dolcezza che man mano diventa dolore. E proprio vero quando si dice che i nostri occhi sono specchi della nostra anima. Ottimo frammento.

 

Buona continuazione

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 Ciao @Floriana ,

grazie per il tuo commento.

"Pezzi" etc. è riferito al volto simile ad un quadro di Picasso. I quadri dell'autore, non so se li conosci, hanno la particolarità di contenere volti frammentati/soggetti frammentati in forme crude unite senza un'apparente logica. Il volto del personaggio assomiglia ad uno di questi quadri. Non riflettendo i canoni estetici comuni dati dall'armonia della fisionomia facciale (proporzioni etc) suscita in chi lo guarda reazioni contrastanti: curiosità, inquietudine, gioia, sgomento etc.  

Carponi significa con mani e ginocchia a terra. 

Grazie ancora a presto!

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