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darkiridella

Dopo quante pubblicazioni non si è più esordienti?

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Cari utenti,

ho usato la funzione cerca prima di aprire questo topic e non ho trovato nulla se non una discussione similare risalente al 2012. Spero dunque di non creare disturbo aprendone una ex novo.

Volevo chiedere il vostro parere: secondo voi quando un autore è esordiente e quando non è più considerabile come tale? E' chiaro che in italiano "esordiente" riporta a qualcuno che è alla sua opera prima, ma a quanto pare forse non tutti la pensano così. Forse ne fanno più una questione di "essere famosi" vs "essere sconosciuti". Voi che ne dite?

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Secondo me, un esordiente diventa scrittore quando raggiunge un certo grado di fama e vendite tali da essere mediamente conosciuto (non necessariamente famoso).

Non contano "quanti" libri hai autopubblicato o pubblicato tramite piccole CE.

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Grazie per il tuo parere, Niko. Per "mediamente conosciuto" che intendi? Per esempio, conosciuto nella sua città? O conosciuto da mille persone, o da diecimila, o autorevole nel suo ambito (che può voler dire tutto e nulla: se fa il contadino e pubblica un trattato sull'agricoltura o il professore di astrofisica e pubblica un testo sul suo settore di insegnamento magari lo conoscono in relativamente pochi, se fa l'astrologo e pubblica un libro di oroscopi magari paradossalmente lo conoscono in più persone)? 

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Conosciuto almeno nel suo territorio. O anche a livello nazionale: insomma, non necessariamente un autore da milioni di copie vendute. Migliaia, però, sì.

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Però altrove sul forum si diceva che nella piccola editoria vendere 200 copie è già un traguardo. Migliaia di copie significa che anche al decimo libro da 200 copie si resta esordienti :) Possibile che si sia esordienti ancora a quel punto?

Vorrei precisare che non c'è vis polemica in quel che scrivo, perché potrebbe apparire così, sono solo domande per chiarire le idee a me e a quanti magari leggeranno :) 

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Interesante questa discussione... Sinceramente è parecchio complessa, considerando che spesso anche con le media non si arriva al migliaio di copie.

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E poi un'altra considerazione... Conosciuti sul territorio per via del libro, o per la professione che si svolge (medico, politico, giornalista, docente ecc.)? E se si è noti sul territorio per questo secondo caso ma si pubblica con piccola CE di altro territorio, seppur con distribuzione nazionale, magari per loro si è sconosciuti pur essendo personaggi noti nel proprio piccolo o, al contrario, pur avendo pubblicato già altri libri che però magari non hanno suscitato il caso Rowling di turno... 

Ecco, non sarebbe più semplice restare al significato letterale?

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in editoria si smette di essere esordienti quando si hanno pubblicazioni con editori di un certo livello e quando si è conosciuti. In pratica quando puoi permetterti di scegliere l'editore senza dover fare 30 invii e avere un (buon) agente

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Io sinceramente mi attengo al significato della parola: esordiente per me è chi esordisce.

Ma fa molta differenza chiamarsi "esordiente" o "scrittore sconosciuto"?

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"Esordiente", a mio avviso, è termine che implica uno "spettacolo", cioè una platea giudicante legata, oggi, ai media, un po', per fare un esempio, da reality show. C'è infatti il cantante esordiente, l'attore/attrice esordiente, ecc. e anche, naturalmente, lo scrittore/scrittrice esordiente. Un tempo, ovvero solo pochi anni fa, ma che oggi paiono eoni, lo scrittore "esordiente", di cui si dava conto con recensioni nella carta stampata, era uno che pubblicava il suo primo romanzo e al secondo era diventato scrittore tout court. Oggi, invece, con la categoria "giovane" prolungata fino a 40 anni e passa, uno scrittore esordiente continua a essere, impropriamente, esordiente, anche se scrive 3-4 opere, soprattutto se pubblicate con piccole CE. Per cui, secondo me, uno scrittore continua a essere esordiente finché non avrà uno spazio a suo nome fatto di link ad articoli e segnalazioni a sue opere (cioè non solo su pagine che rimandano ai social tipo FB) in rete, spazio rintracciabile con un motore di ricerca. Mi pare questo il nuovo canone interpretativo relativo ai nostri temporamores.

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15 ore fa, darkiridella dice:

Però altrove sul forum si diceva che nella piccola editoria vendere 200 copie è già un traguardo. Migliaia di copie significa che anche al decimo libro da 200 copie si resta esordienti :) Possibile che si sia esordienti ancora a quel punto?

Traguardo personale, non certo per la carriera di scrittore. Quindi sì, non è possibile, è proprio così. Se vogliamo usare un altro termine più preciso dal punto di vista semantico, allora diciamo "sconosciuto" come dice @Marcello :asd: 

15 ore fa, Lemmy Caution dice:

Sinceramente è parecchio complessa, considerando che spesso anche con le media non si arriva al migliaio di copie.

Appunto, la media è formata da scrittori sconosciuti.

15 ore fa, darkiridella dice:

Conosciuti sul territorio per via del libro, o per la professione che si svolge (medico, politico, giornalista, docente ecc.)?

Io parlo dei libri; se uno diventa famoso prima per quello che fa e poi per quello che scrive (come sta accadendo sempre più spesso) non si può dire uno scrittore di successo. E' uno youtuber/vip/calciatore o vattelappesca famoso, che ha scritto uno o più libri. Stop.

15 ore fa, darkiridella dice:

E se si è noti sul territorio per questo secondo caso ma si pubblica con piccola CE di altro territorio, seppur con distribuzione nazionale, magari per loro si è sconosciuti pur essendo personaggi noti nel proprio piccolo o, al contrario, pur avendo pubblicato già altri libri che però magari non hanno suscitato il caso Rowling di turno... 

Ecco, non sarebbe più semplice restare al significato letterale?

Mi sa che hai le idee un po' confuse. Che significa pubblicare con una piccola CE con distribuzione nazionale? Tutto e niente. Sappiamo bene, qui, cosa significa "distribuzione nazionale" per molti: essere distribuiti da un distributore che sulla carta è nazionale, ma che in realtà nelle librerie non ci arriva. Attenzione, quindi, a come ci muoviamo in questa giungla anche dal punto di vista delle definizioni :asd: 

Se vuoi rimanere al significato letterale, fai pure, nessuno te lo vieta. Ma se uno che pubblica un libro con una piccola CE (il primo) è un esordiente a prescindere, chi pubblica un secondo, terzo o quarto libro con la stessa o altre piccole CE e vende al massimo 200 copie per libro, non è esordiente ma uno scrittore, purtroppo, sconosciuto. Ed è uguale a essere esordiente, in termini pratici.

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Ospite Alessandro Furlano
18 ore fa, Marcello dice:

Io sinceramente mi attengo al significato della parola: esordiente per me è chi esordisce.

 

Concordo, una volta pubblicato il primo libro si passa da "esordiente" a "emergente", come scrivono molte CE nella loro sezione di invio manoscritti.

E' chiaro che uno non può tentare di "emergere" a vita quindi concordo con Niko che se dopo alcuni libri non hai un giro di pubblico, anche solo a livello locale, che ti garantisca pubblicazioni a cedenza regolare con almeno qualche centinaio di copie vendute (non direi migliaia), allora passi da "emergente" a "sconosciuto".

Sta poi a te decidere se proseguire nell'aurea mediocritas o fare altro.

Entrambe decisioni legittime e condivisibili. Conosco chi si autopubblica da anni ed è strafelice delle sue 20 copie vendute (o regalate) agli amici.

L'importante è essere felici nella vita.

 

Modificato da Alessandro Furlano

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Non ho le idee confuse. Dico quello che è: casa editrice che non distribuisce (potenzialmente) solo a livello locale, specificavo perché ci sono anche quelle. Grazie del permesso accordatomi :D ma non voglio rimanere al significato letterale per partito preso, mi sto confrontando appositamente con voi. Perdonami Niko ma credo che i toni dovrebbero essere un po' più rilassati :) Siamo qui tutti per discutere e imparare, senza polemica alcuna.

Tornando al discorso principale, il traguardo delle 200 copie (che ho letto da altri utenti, per questo lo nominavo) non è solo personale ma relativo al fatto che le piccole CE più di tot copie non stampano, anzi, si diceva che persino le grandi sugli autori minori investono meno e dunque non stampano 5.000 copie ma, per dire, 1.000. Quindi volenti o nolenti ci si deve accontentare di quel massimale. Se a questo aggiungiamo che alle prime esperienze si è quasi necessariamente - salvo casi fortunati - "vittime" delle piccole CE che spesso non pubblicizzano e non promuovono, è quasi ovvio che si resti sconosciuti finché non si ha non solo la bravura ma anche la fortuna di entrare nella scuderia di una big. E non dimentichiamo che spesso queste big investono in personaggi già famosi anche se non sono scrittori!

Non so, al terzo/quarto libro un autore sarà anche sconosciuto ai più per via della situazione editoriale italiana (e forse internazionale), ma non mi sembra proprio un esordiente, quanto meno perché essere scrittore non significa solo farsi pubblicare ma anche avere esperienza delle dinamiche editoriali, delle presentazioni, del farsi intervistare, della promozione del proprio libro... tutte cose che dà l'esperienza e che un esordiente solitamente non ha ma man mano acquisisce. Esordiente è una cosa, sconosciuto o poco conosciuto un'altra... 

Faccio un altro esempio in altro settore. Uno speaker lavora per anni in una radio minore... dieci anni... poi magari passa a una grande radio... lo si può considerare un esordiente? Direi di no...

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aggiungo che una buona fetta di autori di big sono onestamente sconosciuti ai più... a parte gli autori di punta... c'è differenza tra poco conosciuto (pubblicato da una big o meno) ed esordiente, si è esordienti anche se pubblicati da una grande CE e si è alla prima esperienza, e non esordienti se si pubblica svariate volte con piccole... a rigor di logica, ma sono qui appunto per sapere che cosa ne pensate :)

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8 minuti fa, darkiridella dice:

Perdonami Niko ma credo che i toni dovrebbero essere un po' più rilassati :) Siamo qui tutti per discutere e imparare, senza polemica alcuna.

Perdonami, io sono rilassato e non avevo intenzioni polemiche. Se è trasparito questo, mi scuso, ma a me non sembrava, sinceramente, di aver usato toni non rilassati.

18 minuti fa, darkiridella dice:

Tornando al discorso principale, il traguardo delle 200 copie (che ho letto da altri utenti, per questo lo nominavo) non è solo personale ma relativo al fatto che le piccole CE più di tot copie non stampano, anzi, si diceva che persino le grandi sugli autori minori investono meno e dunque non stampano 5.000 copie ma, per dire, 1.000. Quindi volenti o nolenti ci si deve accontentare di quel massimale.

Veramente di solito (non sempre) le piccole Case non stampano nemmeno quelle 100-200 copie, ma attuano comunque una politica da POD per ammortizzare i costi (quando gli vengono richieste le copie, le stampa). Quindi può stamparne 30 come 600, poiché dipende dalle vendite. So per certo che alcune, ad esempio, ne stampano una ventina sempre "pronte" nel caso ci siano vendite. Mai centinaia.

20 minuti fa, darkiridella dice:

Faccio un altro esempio in altro settore. Uno speaker lavora per anni in una radio minore... dieci anni... poi magari passa a una grande radio... lo si può considerare un esordiente? Direi di no...

Hai ragione, ma qui il discorso è diverso. Parliamo di una professione artistica: una persona diventa "Scrittore" quando è visto tale dalla comunità, secondo me. Se tu, dopo 10 anni, hai pubblicato 7 libri, tutti editi da piccole CE, tutti con un massimale di 200 copie vendute, e sei conosciuto/a solo nel tuo paese d'origine, non campi di scrittura... ti definiresti scrittore o scrittrice? Io no, poi ognuno è libero di farlo.

Mi definirei un aspirante. Magari non più "esordiente", ma sempre aspirante.

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Figurati, il medium forum non sempre aiuta a comprendere i toni. Scusami tu :)

Sono d'accordo con te. In parte. Diciamo che non considero del tutto giusto considerare qualcuno scrittore solo perché pubblica con le grandi. Le variabili della vita sono troppe, la fortuna conta non poco, e le stesse grandi pubblicano spesso roba opinabile. Non me la sentirei di dire a una persona che comunque pubblica magari con una certa regolarità, pur con piccole, e che crede in quello che fa, che non è uno scrittore. Magari non lo è di professione, come prima professione, intendo. Dov'è che si diceva di Kafka e Svevo, d'altra parte? Oppure Van Gogh... pittore, morto povero e sconosciuto, e solo in seguito scoperto dalla critica. Oggi è un pittore, al suo tempo era meno di un imbianchino. Questo per dire che ogni lavoro artistico richiede la sua bella dose di fortuna per permettere di camparci... Ma conta anche il cuore di chi lo fa (ovviamente parlo di persone con reali doti, non di chi non sa nemmeno come si usano le virgole :) ). Purtroppo siamo abituati a credere che solo il successo renda tale l'artista, e così non sempre è. Comunque è chiaro che uno scrittore sconosciuto resterà sconosciuto e forse si autodefinirà tale senza che altri lo riconoscano per quello che lui sente di essere, ma la mia domanda era più che altro sull'essere esordienti che è diverso dall'essere sconosciuti. Essere sconosciuti è peggio che essere esordienti, credo :D 

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20 ore fa, Marcello dice:

Io sinceramente mi attengo al significato della parola: esordiente per me è chi esordisce.

 

Anche noi!
Riguardo invece alla definizione di emergente, secondo  noi è un po' equivalente alla questione "aspirante scrittore" discussa altrove, e dal cinico punto di vista di un editore lo è chi non ha una fama a livello nazionale o quasi e/o chi non vive di scrittura.

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Rischia di diventare una questione da proverbiale lana caprina... In effetti, benché la ritenga oziosa,  me la  ponevo da un po'.

Trovo un po' curioso classificare "aspirante"  un autore che ha pubblicato,  che so, una mezza dozzina di testi con piccole CE vendendo le sue brave 2/300 copie, o magari la quasi intera tiratura prevista. "Sconosciuto", ok, ma neppure questa condizione mi sembra probante, poiché -data la scarsità nazionale di lettori-   lo rimangono per i più molti autori lodati dalla critica e vincitori di premi.  A prescindere dalla "cinica" classificazione editoriale, direi che la qualifica di scrittore (di "ristretto" successo:asd:) a questo punto gli compete, almeno nel suo ambiente...

 

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6 ore fa, darkiridella dice:

anzi, si diceva che persino le grandi sugli autori minori investono meno e dunque non stampano in prima battuta 5.000 copie ma, per dire, 1.000. Quindi volenti o nolenti ci si deve accontentare di quel massimale.

Scusa, ma cosa significa che ci si deve accontentare? 

Gli editori, parlo anche e soprattutto di Mondadori, Rizzoli & C., stampano un numero minore di copie di un tempo perché la tecnologia è progredita e le ristampe sono infinitamente più veloci: se il libro "tira" viene subito ristampato anche a getto continuo.  Un tempo i grandi editori stampavano anche 80.000-100.000 copie in prima battuta (=tiratura iniziale) del bestseller "annunciato".   Oggi non avrebbe più senso, visto che fra i bestseller annunciati c'è sempre quello che si rivela un flop.  Con la moderna tecnologia il libro non manca mai in libreria, se c'è la volontà di non farlo mancare.  Al giorno d'oggi gran parte dei libri invenduti che giacciono nei magazzini dei grandi editori non sono lì a causa di previsioni errate sulla prima tiratura, ma sono frutto di ristampe avventate - o "sfortunate" - perché il libro "ha smesso di tirare" da un giorno all'altro.

Quanto ai nostri numeri molto più modesti, se le 200 copie (già spesso frutto di più di una tiratura) del piccolo editore sono state tutte vendute in un  breve lasso di tempo, perché questo non dovrebbe provvedere a un'ulteriore ristampa? Anche lui, come Mondadori & C., ha interesse a vendere i propri libri.

 

Quanto alla domanda iniziale, continuo a ripetere che me ne sfugge il senso profondo: se uno ha venduto seicento copie in vita sua, con uno, due o dieci libri, è sempre uno che ha venduto seicento copie. Chiamarlo in un modo o in un altro non mi pare che faccia questa gran differenza.

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Secondo me l'esordio è uno solo e quindi dopo che uno ha pubblicato anche un solo libro e venduto anche solo una copia, tecnica mente non è più esordiente, anche se magari continua ad essere un illustre sconosciuto.

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Concordo con Ljuset. Esordiente è colui che esordisce con la prima pubblicazione. Magari si può definire esordiente anche l'autore che dopo tot pubblicazioni con editori minori, esordisce con una big. Emergente è un termine molto generoso, perché dovrebbe indicare un autore che inizia ad avere popolarità, magari anche solo tra gli addetti ai lavori e non tra i cugini di primo e secondo grado (già quelli di terzo...).

Usiamo il termine sconosciuto? Anche questo in fondo vale quello che vale, dal momento che in Italia l'ultimo dei tronisti e più conosciuto del più conosciuto degli scrittori (non televisivi)in circolazione. Dovessi passeggiare per le strade della mia città in compagnia di Philip Roth credo nessuno mi fermerebbe per chiedermi di presentarlo o per farsi fare un autografo.

 

Chiudo citando una frase di Arbasino a sua volta citata da altri: «In Italia c'è un momento stregato in cui si passa dalla categoria di "brillante promessa" a quella di "solito stronzo". Soltanto a pochi fortunati l'età concede poi di accedere alla dignità di "venerato maestro"»

 

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1 ora fa, Lorenzo Sartori dice:

Chiudo citando una frase di Arbasino a sua volta citata da altri: «In Italia c'è un momento stregato in cui si passa dalla categoria di "brillante promessa" a quella di "solito stronzo". Soltanto a pochi fortunati l'età concede poi di accedere alla dignità di "venerato maestro"»

Non la conoscevo: meravigliosa!

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Anche se l'ho già fatto in altre discussioni, anche se so che così sembro un "disco rotto"... Posso ripetere qui una delle mie citazioni preferite. No? Non fa niente, tanto lo faccio lo stesso:

"E' quello che siamo tutti: dilettanti. Non viviamo abbastanza per diventare qualcos'altro" 
Charlie Chaplin in "Luci della ribalta".
Cambiate la parola "dilettanti" con "esordienti", ma il senso rimarrà uguale.

 

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18 ore fa, Aporema Edizioni dice:

Anche se l'ho già fatto in altre discussioni, anche se so che così sembro un "disco rotto"... Posso ripetere qui una delle mie citazioni preferite. No? Non fa niente, tanto lo faccio lo stesso:

"E' quello che siamo tutti: dilettanti. Non viviamo abbastanza per diventare qualcos'altro" 

Bravo. Poi repetita iuvat (io per esempio, prima non l'avevo letta).

Ciao

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E adesso arrivo io che ho circa un milione di dubbi su questo argomento.

 

Quando inviavo il mio primo manoscritto alle case editrici, mi presentavo scrivendo che ero uno scrittore esordiente. Quindi sbagliavo! Non lo ero ancora perché non avevo ancora esordito... E che cos'ero quindi?

Penso che avrei dovuto scrivere così:

Buongiorno Direttore,

sono un tale che ha tanta voglia di diventare uno scrittore esordiente

 

Aspettate: ma appena pubblichi il primo romanzo non sei ancora uno scrittore!

Quindi:

Buongiorno Direttore,

sono un essere vivente che aspira a diventare un esordiente manoscrittologo

 

Aiutatemi a capire per favore. :testamuro2:

Quando ci si può definire scrittori? Se mi presento per l'invio del secondo manoscritto dicendo che sono emergente, si arrabbiano o mi ridono in faccia? Quando divento emergente? Dopo mille copie vendute? E se ne vendo soltanto 999 non posso considerarmi emergente?

Quando si può fare l'azzardo di affiancare la parola scrittore a esordiente o emergente? Se pubblico 5 romanzi con cinque case editrici piccole che cosa divento? E se fossero 10 le pubblicazioni? Chi lo decide quando posso considerarmi scrittore, quando esordiente e quando emergente? Devo andare da un giudice o un notaio?

 

Come posso presentarmi dunque nella mail per l'invio del mio secondo manoscritto? Posso dirlo che ho una pubblicazione alle spalle? E se mi voltassi all'improvviso, accorgendomi che ho una pubblicazione alle spalle, potrei spaventarmi? :cosa:

 

Ho altre domande, ma non voglio allungare ancora il delirio di questo povero manoscrittologo amanuense che sono io. Quindi aspetto prima qualche risposta.

A volte mi sembra di sprofondare in questo mondo editoriale ingordo e ingiusto. Se soltanto potessi emergere...

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Un'altra cosa prima delle eventuali risposte:

 

Se mi presentassi come "Sono uno sconosciuto", chi legge la mia mail non potrebbe rifiutare la mia proposta perché gli hanno insegnato che non si accetano cose dagli sconosciuti? :noo:

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