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MarcoWriter

Società distopica e comportamenti dei personaggi

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Prima di tutto ringrazio tutti (e scusate la ridondanza) per tutte le risposte che mi hanno aiutato nella stesura del romanzo che sto scrivendo

La mia domanda di oggi riguarda l'ambientazione

1)nei primi tre capitoli il personaggio principale attacca fortemente la societa' 'a non si capisce bene che la societa' e' negativa e lontana da quella odierna.Solamente dopo tre capitoli si capisce che la societa' e' veramente distopica,e' accettabile come scelta o e' meglio presentarla prima

2)Secondo voi quelle ceh vi elenco sono caratteristiche giuste per una societa' distopica?

 -Governata da un elite comunista

 -Sono legalizzate le droghe e non la prostituzione

 -Soldati sul ciglio della strada

 -molte altre simili

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Ospite Mirtillasmile

@MarcoWriter

1- controllo degli aspetti della vita di un cittadino, quali numero di figli, lavoro ect..

2-coprifuoco

3-censura

4-punizioni corporali e psichiche

5-divisione rigida in caste sociali

20 ore fa, MarcoWriter dice:

Governata da un elite comunista

Non necessariamente comunista anche dittature di destra, quello che conta sono le linee generali di tutte le dittature.

 

20 ore fa, MarcoWriter dice:

Sono legalizzate le droghe e non la prostituzione

?? questa non so dove l'hai presa.

L'aspetto più importante è la riduzione dell'essere umano ad un'unità spersonalizzata della comunità. All'uomo vengono tolti tutti i diritti e chi non rispetta la legge è soggetto a tortura e/o morte. Di solito una piccola elitè gode di tutti i benefici mentre il resto della popolazione annaspa.(Es. la saga di hunger Games)  I valori sono ribaltati e la violenza occupa un ruolo centrale. (Es. 1984 e La fattoria degli animali. Orwell, il signore delle Mosche, Arancia Meccanica.)

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@Mirtillasmile ho letto tutti i libri da te consigliati ma avrei un'altra questione

allora il punto chiave del mio romanzo (ormai ho superato le 30.000 parole) e' che lo stato utilizza droghe per avere il controllo sulle persone,secondo te e' bella come idea?

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@MarcoWriter l'idea che lo stato utilizzi droghe per controllare le persone può essere un'idea. Considera che qualsiasi cosa limiti la libertà degli individui e che tutto ciò che impone lo stato sia fatto con forza e violenza (fisica e psicologica), va bene per mostrare un sistema distopico (non c'è differenza che sia fascista o comunista: un regime è sempre un regime). 

Oltre ai libri consigliati da Mirtillasmile aggiungerei anche Battle Royale di Koushun Takami.

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edit: "che lo stato utilizzi droghe per controllare le persone può essere un'idea valida". Nel commento precedente ho omesso un termine e ne ho ripetuto un altro, pardon.

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Ospite Mirtillasmile

@MarcoWriter come idea è carina però devi considerare: 

come viene somministrata? 

Tenere sotto controllo un popolo con la droga da garanzia fino a quando sono tutti drogati ma basta che il protagonista bigotta il sistema di distribuzione e il popolo è di nuovo padrone.

La droga è un deterrente che annienta la persona ma non la volontà, invece nella distopia il popolo accetta passivamente la situazione senza ribellarsi oppure non ne è proprio consapevole. 

Suppongo che il tuo popolo non sa di essere drogato: 

-il tuo protagonista come prende coscienza di questa situazione?

-che tipo di droga usano? 

Spero di essere stata utile :lol:

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C'è un film di fantascienza intitolato Equilibrium in cui lo stato tiene sotto controllo le persone attraverso l'uso di un droga che sopprime le emozioni e incoraggia l'obbedienza. La cosa funziona perché i cittadini sotto effetto della droga si controllano a vicenda (es. i figli controllano i genitori) denunciando qualunque comportamento sospetto e siccome le persone sotto effetto della droga non sono portate alla ribellione a causa della droga stessa, finché continuano ad assumerla non si domandano neanche se sarebbe il caso di smettere di prenderla.

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Ospite Mirtillasmile

@Ylunio non è la droga in se a tenere sotto controllo le persone ma il fatto che si controllano a vicenda. La droga è l'effetto non la causa 

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@Mirtillasmile Non sono d'accordo.

Il film si basa sul principio che i conflitti e i disastri come le guerre sono causate dalle emozioni. Di conseguenza, per evitare i conflitti lo stato ha cominciato a distribuire il Prozium II in modo da sopprimere le emozioni che causano atteggiamenti irrazionali e pericolosi, nel bene e nel male (ovviamente in realtà l'ha fatto per poter instaurare il regime stesso). Soppresse le emozioni e instaurato un regime di totale razionalità, ovviamente scompare anche la disobbedienza, perché è una spinta irrazionale dell'animo umano, un bisogno di convertire lo status quo che viene fuori da una riflessione su come ci si sente nello stato attuale delle cose e sulla possibilità di immaginare un futuro diverso, cosa completamente inibita dall'uso della droga.

Il controllo reciproco è una cosa in più, necessaria perché le droghe vengono somministrate in modo autonomo dai vari cittadini (in un certo senso per mantenere un'aura di normalità) e perché comunque esistono, anche sotto questo regime, delle persone sovversive che in modi diversi sono riuscite a sottrarsi al controllo dello stato.

La droga è decisamente la causa.

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Ospite Mirtillasmile

@Ylunio io non ho visto il film, stavo commentando il tuo post dove hai scritto che la cosa funziona perché si controllano a vicenda. 

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E se invece della droga la causa fosse degli impulsi trasmessi attraverso tv, pc, smartphone? Le persone sarebbero condizionate senza saperlo.

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Ciao,

nel libro di Aldous Huxley "Il nuovo mondo" la droga, battezzata "soma", viene largamente usata per tacitare lamentele o disagi.

I futuri terrestri potrebbero assumerla per lavorare di più e ottenere più cibo in cambio del loro lavoro.

Comunque per me il mondo distopico per eccellenza è il mondo descritto nel film "2022 i sopravvissuti" (spero che il titolo sia giusto, sono andato a memoria).

 

Alla prossima.

 

Edison  

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Ospite ender

A parer mio non c'è bisogno di alcuna droga, eccetto che per controllare individui ben individuati: propaganda martellante, manifesti di venti metri per trenta a ogni incrocio, marcette militari diffuse per strada, la scuola e i libri che insegnano solo quel che si vuole far sapere...tutto questo è più che sufficiente.

Al limite nemmeno le droghe per i dissidenti: basta "rieducarli"...e poi usarli a favore del governo.

 

Ciao  

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Forse mi sono spiegato male:le droghe sono tutte legalizzate per mantenere alto il consenso,come in olanda ma amplificato alla decima potenza.

Non si vende una droga particolare studiata dal governo ma quelle che anche oggi conosciamo solo per crare un popolo di tossici

 

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Ospite gecosulmuro

@MarcoWriter Trovo che il discorso sulle distopie sia complesso perché la loro struttura, come quella di tutti i "luoghi" incombenti ancorché immaginari della narrativa, dipende fortemente dai tempi e dalle mode, per cui, a volerne stabilire le regole così, rifacendosi a distopie del passato, non penso si possa fare molto. L'idea di una "distopia dittatoriale" ha avuto senso fin quando l'Informazione, nonché la conoscenza, erano fortemente concentrate nelle mani di pochi. Solo i governi o le élite tecnocratiche potevano controllarla e questo controllo era alla base del regime dei valori sociali. Oggi l'umanità comunica. Tanto. La tecnologia si è evoluta ancora una volta in modo imprevedibile e ha polverizzato tutti i luoghi comuni. Cent'anni fa era normale "credere" al potere, oggi è normale "non credere" al potere. L'idea di una dittatura o di un regime che incomba sulla comunicazione è obsoleta. Una distopia moderna, forse, si rifarebbe piuttosto a un mondo dominato dalla confusione, dalla disgregazione, da una specie di "tutti contro tutti".

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Ospite gecosulmuro

@MarcoWriter Naturalmente, il mondo che vuoi esprimere con la scrittura è funzione di quello che vuoi dire con la storia; impossibile parlarne così, in astratto, senza conoscere l'uno e l'altra. Il mio commento, piuttosto, voleva aprire il fronte su una questione di "gusto" forse un po' astrusa ma, almeno per me, significativa. Quello che volevo dire infatti è che le distopie efficaci rispecchiano al più il modo di sentire di una o due generazioni, non di più, e che quindi quelle fatte di dittature opprimenti sono state superate da tempo. Lo sono state dalle dittature reali, che, alla fine, in occidente, sono state peggio di quelle letterarie. L'idea di un potere "ideologico", vale a dire omologante ed egemone della verità, è stata poi superata da fenomeni concreti, come la televisione, che fa vedere il fatto così com'è, mettendolo contemporaneamente a confronto con la sua narrazione. Si tratta di una sottigliezza che può sfuggire a chi non l'ha vissuta, ma è proprio così. Le parole possono distorcere i fatti con molta facilità, le immagini no, o con molta difficoltà. L'idea, ancora, di un potere che controlla la verità è perciò ormai incomprensibile alla mentalità dei nostri tempi perché siamo usi a "vedere" per credere, piuttosto che a "sentire". L'idea di dittatura, così come la apprendiamo dai libri di storia, può essere ormai accettata dal pubblico solo come fenomeno estetico, non reale. Che si voglia o no, insomma, le distopie dittatoriali ormai hanno "già dato". Naturalmente questo non impedisce ad alcune di esse di avere successo (V per vendetta, Hunger Games) e non impedisce a me di applaudirle, se ben fatte, ma, alla fine, esse mi lasciano un po' freddo.

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Oh, questo è il mio campo! :)
Tieni presente una cosa: una società tirannica non si presenterà mai come tale. Anzi, i motti nazisti parlavano di onore, gloria e ordine. Se li guardassi con occhio esterno e cambiassi i nomi, sembrerebbero i motti di un cavaliere di re Artù.

Per controllare la società servono:

- propaganda fortissima, con ripetizione di slogan e immagini. Uno slogan può anche essere benevolo, ma la sua applicazione non sarà coerente;
- censura ed eliminazione di libri scomodi o revisione di questi;

- altissima militarizzazione, con giovani indottrinati;

- se ci sono le tv, le notizie devono o esaltare chi comanda e l'esercito, oppure devono dare tante informazioni confuse e veloci, per impedire di formare un'opinione indipendente;

- demonizzazione del nemico, sempre e comunque.

 

Ci sarebbe molto altro, ma se vuoi approfondire leggi/ascolta almeno 1984 e la fattoria degli animali. Se hai quello, hai quasi tutto!

 

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Se puoi, prendi in considerazione le opere dello scrittore americano Philip K. Dick. Opere come "Le tre stimmate di Palmer Eldritch", "Un oscuro scrutare", "Ma gli androidi sognano pecore elettriche?", "Ubik", "La svastica sul sole". Le sue opere sono particolarmente illuminanti se vuoi creare una realtà distopica, uso di droghe che stravolgono la percezione del reale e molte altre cose. 

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@MarcoWriter ciao.  Rispondo ai tuoi quesiti del punto 2, in quanto non sono in grado di darti indicazioni precise riguardo al punto 1.

Piccola premessa, quanto segue è solamente una mia idea e non un giudizio sul tuo lavoro :)

come governo di uno stato dispotico io opterei per un'élite che rappresenta falsamente tutti i partiti possibili dalla destra alla sinistra.

controllo di ogni aspetto della vita del cittadino dalle droghe alla prostituzione alla famiglia. Questo senza l'esercito della violenza, ma tramite i consumi.

Creazione del "nemico" all'interno del governo stesso. Mi spiego meglio: L'opposizione clandestina che tenta di rovesciare questa dittatura fa parte della stessa dittatura, che per tenere buono il popolo gli permette di ribellarsi (ma solamente per finta, in quanto ai vertici dell'organizzazione ci sono gli stessi gerarchi del governo)

Spero di esserti stato utile, buona scrittura. 

 

  • Grazie 1

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Mh, non sarebbe meglio un nemico più esterno? Se l'opposizione si manifesta, c'è un nemico più visibile, e i membri potrebbero essere soggetti ad aggressioni o il popolo ne invocherebbe la morte.

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Mi accodo a @LadyLigeiaForever per quanto riguarda le fonti da cui potresti prendere ispirazione: "Un oscuro scrutare" di Philip K. Dick mostra perfettamente l'effetto di una droga nella società, sia dei "buoni" sia dei "cattivi". Per approfondire la questione, potresti andare a dare uno sguardo su come Frank Herbert usa una droga (detta "melange" o "La Spezia") in "Dune" come prodotto commerciale e strumento religioso/politico, oppure l'interessante cenno che Isaac Asimov fa di un lievito in "Lucky Starr e gli oceani di Venere". 

 

Personalmente, ho una domanda tecnica: il governo prevede di somministrare la droga alle persone sin da neonati/bambini? Perché penso che dopo lungo tempo arriva l'assuefazione e la droga non fa più effetto se non si aumenta la dose... ma è una mia riflessione personale. Spero di esserti stata utile comunque!

  • Grazie 1

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Il 27/3/2017 alle 14:09, MarcoWriter ha scritto:

Non si vende una droga particolare studiata dal governo ma quelle che anche oggi conosciamo solo per crare un popolo di tossici

Non so, mi lascia dubbiosa. Cioè, concordo con alcune sostanze, ma con tutte? Immagina un popolo assuefatto di cocaina, anfetamine ed LSD. Ci sarebbero solo persone fuori-di-testa, iperagitate e allucinate, con continui episodi di violenza incontrollabile che verrebbe scaricata anche sui poliziotti che il regime usa per controllare le persone. Nella realtà capita l'opposto, ossia più un governo è illiberale e più attua politiche forti di contrasto alla droghe, per lo meno quelle il cui uso potrebbe minare l'ordine sociale (che è ciò su cui una dittatura si fonda). Non che questo significhi che debba essere così anche nelle opere di fantasia, ma è comunque una cosa da tenere a mente. E' vero ad esempio che in 1984 il regime dittatoriale di Oceania usa l'alcool come mezzo per ridurre le persone ad ectoplasmi, ma l'alcool appunto, non la cocaina o altre droghe eccitanti.

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Se per droga intendi sostanze psicotrope è un conto, ma in realtà qualsiasi cosa presa in dosi eccessive diventa una droga. I social network, lo stesso Internet sono una droga: in Giappone e negli USA esistono luoghi di rehab dedicati agli adolescenti che non si staccano mai dal cellulare. E possiamo anche citare tutti coloro che fanno binge watching di serie tv.

 

Io amo molto le distopie, e concordo sul fatto che a ogni periodo della nostra storia recente corrisponda una certa visione di un futuro distopico. Un tema sempreverde è il crollo degli USA (da La strada di McCarthy a The Walking Dead) e in generale della società occidentale. Ormai sorpassato è invece il tema della paura nucleare, dell'annientamento atomico: lo si può usare come premessa, per ideare una società lontana molti anni o secoli nel futuro, ma non come sfondo diretto della narrazione.

 

Riguardo alle droghe, potresti per esempio (mi viene in mente adesso, quindi prendila come un'idea venuta così) immaginare un mondo in cui le forze dell'ordine hanno rinunciato a contrastare lo spaccio di stupefacenti, e le organizzazioni criminali li vendono ormai impunemente: questo potrebbe causare un aumento esponenziale della domanda, e portare a un mondo in cui la droga sia considerata normale, comune, come oggi avere il cellulare (e chi non accetta di drogarsi sia visto male).

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