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Lilian

Italia, autopubblicazione, fisco.

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Sto cercando di capire come posso ottenere il massimo dalla vendita dei miei lavori, solo che sinceramente quel muro che ti fa rientrare in "commercio" se vendi i TUOI libri (opere d'ingegno) mi fa molto passare la voglia (per lo stato Italiano, se perdi mesi su un libro, e poi decidi OVVIAMENTE di mettere un sito su per CONDIVIDERE CULTURA e ricavarci qualcosa lasciandolo lì diventi "e-commerce", con la necessità di aprire impresa alla camera di commercio, con relativi 3000-4000 euro fissi da pagare, oltre alla tassazione).  

La mia domanda è la seguente : C'è un modo per evitare tutto questo ?

Come posso vendere i miei libri senza essere considerato alla stregua di un grossista che compra da altri, per rivenderselo nel suo spazio ?

A me sembra una follia, che con una mia OPERA D'INGEGNO, estensione della mia persona e dei miei pensieri, non possa farci quello che voglio, o non possa essere considerato una sorta di "prestazione personale" (proprio come se venissi da te, e ti raccontassi una storia, o ti dessi nozioni su qualcosa, e tu mi pagassi per questo), e quindi roba da libero professionista se adottata da me, più che altro.

Specialmente alla luce di cose come : 

 

Spoiler

"Riforma della disciplina relativa al settore del commercio, a norma dell'articolo 4, comma 4, della legge 15 marzo 1997, n. 59"


pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 95 del 24 aprile 1998 - Supplemento Ordinario n. 80

 

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Visti gli articoli 76 e 87 della Costituzione;

Vista la legge 15 marzo 1997, n. 59, recante delega al Governo per il conferimento di funzioni e compiti alle regioni ed enti locali, per la riforma della pubblica amministrazione e per la semplificazione amministrativa;

Visto, in particolare, l'articolo 4, comma 4, lettera c), della citata legge n. 59 del 1997, il quale prevede che sia anche riordinata la disciplina delle attivita' economiche ed industriali, in particolare per quanto riguarda il sostegno e lo sviluppo delle imprese operanti nell'industria, nel commercio, nell'artigianato, nel comparto agroindustriale e nei servizi alla produzione, al fine di promuovere la competitivita' delle imprese nel mercato globale e la razionalizzazione della rete commerciale, anche in relazione all'obiettivo del contenimento dei prezzi e dell'efficienza della distribuzione;

Vista la preliminare deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 16 gennaio 1998;

Visto il parere della Commissione parlamentare istituita ai sensi dell'articolo 5 della citata legge n. 59 del 1997;

Visto il parere della Commissione parlamentare per le questioni regionali;

Visto il parere della Conferenza unificata, istituita ai sensi del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281;

Visto il parere dell'Autorita' garante della concorrenza e del mercato ai sensi dell'articolo 22 della legge 10 ottobre 1990, n. 287;

Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 13 marzo 1998;

Sulla proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri e del Ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato, di concerto con i Ministri per la funzione pubblica e gli affari regionali, del tesoro, del bilancio e della programmazione economica e di grazia e giustizia;

Emana
il seguente decreto legislativo:

Titolo I
Principi generali

Titolo I
Principi generali

 

Art. 1.


Oggetto e finalita'

1. Il presente decreto stabilisce i principi e le norme generali sull'esercizio dell'attivita' commerciale.

2. Le regioni a statuto speciale e le province autonome di Trento e Bolzano provvedono a quanto disposto dal presente decreto secondo le previsioni dei rispettivi statuti e delle relative norme di attuazione.

3. La disciplina in materia di commercio persegue le seguenti finalita':
a) la trasparenza del mercato, la concorrenza, la liberta' di impresa e la libera circolazione delle merci;
b) la tutela del consumatore, con particolare riguardo all'informazione, alla possibilita' di approvvigionamento, al servizio di prossimita', all'assortimento e alla sicurezza dei prodotti;
c) l'efficienza, la modernizzazione e lo sviluppo della rete distributiva, nonche' l'evoluzione tecnologica dell'offerta, anche al fine del contenimento dei prezzi;
d) il pluralismo e l'equilibrio tra le diverse tipologie delle strutture distributive e le diverse forme di vendita, con particolare riguardo al riconoscimento e alla valorizzazione del ruolo delle piccole e medie imprese;
e) la valorizzazione e la salvaguardia del servizio commerciale nelle aree urbane, rurali, montane, insulari.

 

Art. 2.


Liberta' di impresa e libera circolazione delle merci

1. L'attivita' commerciale si fonda sul principio della liberta' di iniziativa economica privata ai sensi dell'articolo 41 della Costituzione ed e' esercitata nel rispetto dei principi contenuti nella legge 10 ottobre 1990, n. 287, recante norme per la tutela della concorrenza e del mercato.

 

Art. 3.


Obbligo di vendita

1. In conformita' a quanto stabilito dall'articolo 1336 del codice civile, il titolare dell'attivita' commerciale al dettaglio procede alla vendita nel rispetto dell'ordine temporale della richiesta.

 

Art. 4.


Definizioni e ambito di applicazione del decreto

 

1. Ai fini del presente decreto si intendono:
a) per commercio all'ingrosso, l'attivita' svolta da chiunque professionalmente acquista merci in nome e per conto proprio e le rivende ad altri commercianti, all'ingrosso o al dettaglio, o ad utilizzatori professionali, o ad altri utilizzatori in grande. Tale attivita' puo' assumere la forma di commercio interno, di importazione o di esportazione;
b) per commercio al dettaglio, l'attivita' svolta da chiunque professionalmente acquista merci in nome e per conto proprio e le rivende, su aree private in sede fissa o mediante altre forme di distribuzione, direttamente al consumatore finale;
c) per superficie di vendita di un esercizio commerciale, l'area destinata alla vendita, compresa quella occupata da banchi, scaffalature e simili. Non costituisce superficie di vendita quella destinata a magazzini, depositi, locali di lavorazione, uffici e servizi;
d) per esercizi di vicinato quelli aventi superficie di vendita non superiore a 150 mq. nei comuni con popolazione residente inferiore a 10.000 abitanti e a 250 mq. nei comuni con popolazione residente superiore a 10.000 abitanti;
e) per medie strutture di vendita gli esercizi aventi superficie superiore ai limiti di cui al punto d) e fino a 1.500 mq nei comuni con popolazione residente inferiore a 10.000 abitanti e a 2.500 mq. nei comuni con popolazione residente superiore a 10.000 abitanti;
f) per grandi strutture di vendita gli esercizi aventi superficie superiore ai limiti di cui al punto e);
g) per centro commerciale, una media o una grande struttura di vendita nella quale piu' esercizi commerciali sono inseriti in una struttura a destinazione specifica e usufruiscono di infrastrutture comuni e spazi di servizio gestiti unitariamente. Ai fini del presente decreto per superficie di vendita di un centro commerciale si intende quella risultante dalla somma delle superfici di vendita degli esercizi al dettaglio in esso presenti;
h) per forme speciali di vendita al dettaglio:
1) la vendita a favore di dipendenti da parte di enti o imprese, pubblici o privati, di soci di cooperative di consumo, di aderenti a circoli privati, nonche' la vendita nelle scuole, negli ospedali e nelle strutture militari esclusivamente a favore di coloro che hanno titolo ad accedervi;
2) la vendita per mezzo di apparecchi automatici;
3) la vendita per corrispondenza o tramite televisione o altri sistemi di comunicazione;
4) la vendita presso il domicilio dei consumatori.

 

2. Il presente decreto non si applica:


a) ai farmacisti e ai direttori di farmacie delle quali i comuni assumono l'impianto e l'esercizio ai sensi della legge 2 aprile 1968, n. 475, e successive modificazioni, e della legge 8 novembre 1991, n. 362, e successive modificazioni, qualora vendano esclusivamente prodotti farmaceutici, specialita' medicinali, dispositivi medici e presidi medico-chirurgici;
b) ai titolari di rivendite di generi di monopolio qualora vendano esclusivamente generi di monopolio di cui alla legge 22 dicembre 1957, n. 1293, e successive modificazioni, e al relativo regolamento di esecuzione, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 14 ottobre 1958, n. 1074, e successive modificazioni;
c) alle associazioni dei produttori ortofrutticoli costituite ai sensi della legge 27 luglio 1967, n. 622, e successive modificazioni;
d) ai produttori agricoli, singoli o associati, i quali esercitino attivita' di vendita di prodotti agricoli nei limiti di cui all'articolo 2135 del codice civile, alla legge 25 marzo 1959, n. 125, e successive modificazioni, e alla legge 9 febbraio 1963, n. 59, e successive modificazioni;
e) alle vendite di carburanti nonche' degli oli minerali di cui all'articolo 1 del regolamento approvato con regio decreto 20 luglio 1934, n. 1303, e successive modificazioni. Per vendita di carburanti si intende la vendita dei prodotti per uso di autotrazione, compresi i lubrificanti, effettuata negli impianti di distribuzione automatica di cui all'articolo 16 del decreto-legge 26 ottobre 1970, n. 745, convertito, con modificazioni, dalla legge 18 dicembre 1970, n. 1034, e successive modificazioni, e al decreto legislativo 11 febbraio 1998, n.32;
f) agli artigiani iscritti nell'albo di cui all'articolo 5, primo comma, della legge 8 agosto 1985, n. 443, per la vendita nei locali di produzione o nei locali a questi adiacenti dei beni di produzione propria, ovvero per la fornitura al committente dei beni accessori all'esecuzione delle opere o alla prestazione del servizio;
g) ai pescatori e alle cooperative di pescatori, nonche' ai cacciatori, singoli o associati, che vendano al pubblico, al dettaglio, la cacciagione e i prodotti ittici provenienti esclusivamente dall'esercizio della loro attivita' e a coloro che esercitano la vendita dei prodotti da essi direttamente e legalmente raccolti su terreni soggetti ad usi civici nell'esercizio dei diritti di erbatico, di fungatico e di diritti similari;
h) a chi venda o esponga per la vendita le proprie opere d'arte, nonche' quelle dell'ingegno a carattere creativo, comprese le proprie pubblicazioni di natura scientifica od informativa, realizzate anche mediante supporto informatico;
i) alla vendita dei beni del fallimento effettuata ai sensi dell'articolo 106 delle disposizioni approvate con regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, e successive modificazioni;
l) all'attivita' di vendita effettuata durante il periodo di svolgimento delle fiere campionarie e delle mostre di prodotti nei confronti dei visitatori, purche' riguardi le sole merci oggetto delle manifestazioni e non duri oltre il periodo di svolgimento delle manifestazioni stesse;
m) agli enti pubblici ovvero alle persone giuridiche private alle quali partecipano lo Stato o enti territoriali che vendano pubblicazioni o altro materiale informativo, anche su supporto informatico, di propria o altrui elaborazione, concernenti l'oggetto della loro attivita'.

3. Resta fermo quanto previsto per l'apertura delle sale cinematografiche dalla legge 4 novembre 1965, e successive modificazioni, nonche' dal decreto legislativo 8 gennaio 1998, n. 3.


Quindi perché se mi apro un blog personale, ci metto un mio libro ed accanto il pulsantino di paypal, devo passare per impresa commerciale, quando SONO SOLO A FARE TUTTO ?

Poi vado sui blog di singole persone, americani, che hanno il loro bel sitino, con la sezione "Guarda, questi sono i miei libri", e zero problemi a venderseli.

Sono autori.

 

Qui invece, devo passare per case editrici, che si prendono il 30\40% FACENDO NULLA, a parte fatturarmi come "Diritti d'autore".

Da qui nasce un'altra domanda,

Se invece di vendere il mio libro come prodotto, cedo uno dei miei diritti patrimoniali da autore (come si fa passando il libro alle case editrici), è ancora commercio o sto esercitando il mio diritto d'autore ?

Un po' come se sono un musicista, e do in licenza un pezzo musicale ? 

E ancora, se lo faccio da avvocato a quanto ho capito va bene, e rientra nel mio regime fiscale, mentre se lo faccio ad esempio con "CODICE ATECO 90.03.09 - ALTRE CREAZIONI ARTISTICHE E LETTERARIE", no ?? (qui chiedo) 

A che cavolo serve allora tale codice  ?

A questo aggiungo : 

 

Legge 22 aprile 1941 n. 633

Protezione del diritto d'autore e di altri diritti connessi al suo esercizio

 

CAPO III
Contenuto e durata del diritto di autore.

SEZIONE I
Protezione della utilizzazione economica dell'opera.

[...]

Art. 12

L'autore ha il diritto esclusivo di pubblicare l'opera.

Ha altresì il diritto esclusivo di utilizzare economicamente l'opera in ogni forma e modo, originale o derivato, nei limiti fissati da questa legge, ed in particolare con l'esercizio dei diritti esclusivi indicati negli articoli seguenti.

E' considerata come prima pubblicazione la prima forma di esercizio del diritto di utilizzazione.

 

- O ancora -

 

"Il primo comma dell’art. 17 l.d.a., così come innovato dal D.Lgs. 9 aprile 2003, n. 68, di attuazione della direttiva 2001/29/CE sul diritto d’autore e i diritti connessi nella società dell’informazione, stabilisce che “il diritto esclusivo di distribuzione ha per oggetto la messa in commercio o in circolazione o comunque a disposizione del pubblico, con qualsiasi mezzo ed a qualsiasi titolo, dell’originale dell’opera o degli esemplari di essa e comprende, altresì, il diritto esclusivo di introdurre nel territorio degli Stati della Comunità Europea, a fini di distribuzione, le riproduzioni fatte negli Stati extracomunitari“.

 

Perché l'utilizzo di OPERE DI INGEGNO, non beni e servizi, ma opere d'ingegno : (CODICE CIVILE 2575) : Formano oggetto del diritto di autore le opere dell'ingegno di carattere creativo che appartengono alle scienze, alla letteratura, alla musica, alle arti figurative, all'architettura, al teatro e alla cinematografia qualunque ne sia il modo o la forma di espressione.

Perché SONO IMPRESA se AGGIUNGO CULTURA alla società.

E' come mettere una tassazione di 3000-4000 a Platone, che è ovviamente un'impresa, perché fa girare i dialoghi.

Ma dai...

Ancora, se qualcuno mi puoi illuminare su questo :
 

Art. 53 - Redditi di lavoro autonomo.

 

Testo: in vigore dal 01/01/2004


            modificato da:  DLG del 12/12/2003 n. 344  art. 1 

 

 1. Sono redditi di lavoro autonomo quelli che derivano dall'esercizio di arti e professioni. Per esercizio di arti e professioni si intende l'esercizio per professione abituale, ancorche' non esclusiva, di attivita' di lavoro autonomo diverse da quelle considerate nel capo VI, compreso l'esercizio in forma associata di cui alla lettera c) del comma 3 dell'articolo 5.

2. Sono inoltre redditi di lavoro autonomo:

  a) (lettera soppressa);

  b) i redditi derivanti dalla utilizzazione economica, da parte dell'autore o inventore, di opere dell'ingegno, di brevetti industriali e di processi, formule o informazioni relativi ad esperienze acquisite in campo industriale, commerciale o scientifico, se non sono conseguiti nell'esercizio di imprese commerciali;

  c) le partecipazioni agli utili di cui alla lettera f) del comma 1 dell'articolo 44 quando l'apporto e' costituito esclusivamente dalla prestazione di lavoro;

d) le partecipazioni agli utili spettanti ai promotori e ai soci fondatori di societa' per azioni, in accomandita per azioni e a responsabilita' limitata;

  e) le indennita' per la cessazione di rapporti di agenzia;

  f) i redditi derivanti dall'attivita' di levata dei protesti esercitata dai segretari comunali ai sensi della legge 12 giugno 1973, n. 349. 

3. Per i redditi derivanti dalle prestazioni sportive oggetto di contratto di lavoro autonomo, di cui alla legge 23 marzo 1981, n. 91, si applicano le disposizioni relative ai redditi indicati alla lettera a) del comma 2.


Perché se SONO CONSIDERATI REDDITO DI LAVORO AUTONOMO, devo diventare impresa commerciale per vendere MIEI libri ?

 

Se qualcuno mi può illuminare.


P.s. : Uno che fa corsi online, che qualcuno sappia, è considerato IMPRESA COMMERCIALE ? 

P.p.s : Ah, sono nuovo. Ciao a tutti :))

 

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@Lilian Ciao!  Brevi note pro forma:

1. Se sei nuovo ti devi presentare nella sezione "Ingresso", altrimenti ti becchi le randellate di punzione :D Ti sei presentato?

2. Sul sito il "MAIUSCOLETTO" viene considerato l'equivalente di un urlo, quindi è meglio evitarlo :)

 

Detto questo, mi aggrego alla tua perplessità e condivido quel poco che so: a me risulta che, se non superi un tot. di introiti (mi sembra 5000 all'anno) con queste attività extra, non devi diventare impresa o pagare tasse speciali se non quelle che comunque vengono applicate ai tuoi guadagni. Io però avevo chiesto informazioni ponendo ad esempio l'autopubblicazione di libri sulla piattaforma Amazon, che quindi potrebbe essere considerato diversamente dal tuo vendere senza intermediaro i libri :/

Pensaci, comunque, ad Amazon: dà un po' di visibilità e ho sentito che le royalties che ti pagano sono abbastanza alte :)

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5 ore fa, Lizz dice:

@Lilian Ciao!  Brevi note pro forma:

1. Se sei nuovo ti devi presentare nella sezione "Ingresso", altrimenti ti becchi le randellate di punzione :D Ti sei presentato?

2. Sul sito il "MAIUSCOLETTO" viene considerato l'equivalente di un urlo, quindi è meglio evitarlo :)

 

Detto questo, mi aggrego alla tua perplessità e condivido quel poco che so: a me risulta che, se non superi un tot. di introiti (mi sembra 5000 all'anno) con queste attività extra, non devi diventare impresa o pagare tasse speciali se non quelle che comunque vengono applicate ai tuoi guadagni. Io però avevo chiesto informazioni ponendo ad esempio l'autopubblicazione di libri sulla piattaforma Amazon, che quindi potrebbe essere considerato diversamente dal tuo vendere senza intermediaro i libri :/

Pensaci, comunque, ad Amazon: dà un po' di visibilità e ho sentito che le royalties che ti pagano sono abbastanza alte :)

 

Praticamente non ti rompono,
 

Fiscalmente non sei in regola. Perché stai effettuando un'attività continuativa.

Sei hai un sito web, o se vendi continuamente (oltre 30 giorni l'anno) da qualche parte, dovresti aprire partita iva, e non vale più la cosa dei 5000 euro. Lo stai facendo continuamente, e non  è più prestazione occasionale. Questo conta per il fisco.

Questo se vendi direttamente tu. Se usi Case editrici o Amazon, i diritti d'autore funzionano diversamente : 

http://selfpublish.streetlib.com/it/2015/03/26/self-publishing-partita-iva/
 

Se ti fatturano come Royalities (diritto d'autore), puoi fare quanto ti pare senza problemi, basta dichiarare una volta l'anno :

Il 20% sul 60% se hai meno di 35 anni.

Il 20% sul 75% se hai più di 35 anni.
 

E qui va proprio la mia perplessità. Perché si basa in base a come  ti fatturano, anziché all'attività pratica in sé ?

Io non compro merci finite da altri, che rivendo al dettaglio (commerciante)

Io creo opere d'ingegno personale, che sono estensione della mia personalità.

 

Uno come lui in Italia sarebbe considerato impresa => https://markmanson.net/

 

Fortuna che non è in italia, e quindi è libero di esprimere il suo personale genio artistico senza confini aumentando la qualità della vita di chi si incrocia con lui, e la cultura a livello globale.

Che è la FONDAMENTALE differenza tra un commerciante ed un artista.

 

Ma ne avrei di cose da dire sull'Italia...

Tipo la famosa questione che qui un ebook è considerato libro solo con codice ISBN,

Che ti vendono a  te autore a 100 euro a codice.

Alla casa editrice 60 euro 10 codici.

Ah, un codice per ogni formato del libro. 

 

Quindi se hai scritto 5 ebook, per farli considerare libri... 500 euro.

 

Solo per un bollino.

 

...


Vado a evitare le randellate :D


 

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7 ore fa, Lizz dice:

i libri sulla piattaforma Amazon

Amazon, nelle ritenute che ti fa sul prezzo di vendita, paga delle tasse. E tu poi paghi delle tasse sul reddito che percepisci grazie alla mediazione di Amazon.

 

1 ora fa, Lilian dice:

Tipo la famosa questione che qui un ebook è considerato libro solo con codice ISBN,

Una CE paga una quota associativa alla società che gestisce l'ISBN, per tale motivo ha diritto ad usufruire di detti codici (che sono composti tra l'altro con, all'interno del numero, una parte che identifica l'editore e una parte che identifica la nazione). Il singolo autore che chiede l'utilizzo di un codice ISBN va ad occupare parte del codice come se fosse un editore. L'ISBN è un sistema di riconoscimento univoco di un prodotto e fa parte di un'organizzazione mondiale. L'utilità dell'ISBN è che citando il numero si ottengono tutti i dati utili all'identificazione del prodotto: Titolo del libro, autore, editore, nazione di dove è stato stampato. Sarebbe veramente uno spreco applicare tale codice a dei libri che magari venderanno 2 copie, omaggi compresi.

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8 ore fa, Ljuset dice:

Amazon, nelle ritenute che ti fa sul prezzo di vendita, paga delle tasse. E tu poi paghi delle tasse sul reddito che percepisci grazie alla mediazione di Amazon.

 

Una CE paga una quota associativa alla società che gestisce l'ISBN, per tale motivo ha diritto ad usufruire di detti codici (che sono composti tra l'altro con, all'interno del numero, una parte che identifica l'editore e una parte che identifica la nazione). Il singolo autore che chiede l'utilizzo di un codice ISBN va ad occupare parte del codice come se fosse un editore. L'ISBN è un sistema di riconoscimento univoco di un prodotto e fa parte di un'organizzazione mondiale. L'utilità dell'ISBN è che citando il numero si ottengono tutti i dati utili all'identificazione del prodotto: Titolo del libro, autore, editore, nazione di dove è stato stampato. Sarebbe veramente uno spreco applicare tale codice a dei libri che magari venderanno 2 copie, omaggi compresi.

 

100 euro UN codice. E per gli ebook, per OGNI formato del libro dovresti prenderne UNO. 

Quindi se lo faccio epub, docx, e pdf, dovrei avere per UN libro TRE codici. TRECENTO EURO. Immagina che ho scritto 3 libri : NOVECENTO EURO.

Per cosa ?

Non è "l'utilità" del codice che metto in discussione, ma la struttura che c'é dietro.

Perché ad una casa editrice li fai 5 euro 1 (ma anche meno), ed ad uno che si autopubblica, e che quindi a maggior ragione ha meno risorse economiche, lo devi fare a CENTO EURO uno.

 

Tu casa editrice hai un contratto con la struttura-casa dell'isbn, che ti da dei privilegi, tipo un codice 5 euro. Perfetto. Ma farlo VENTI VOLTE di più agli altri. Mi sembra alla stregua di un pizzo mafioso.

Io ci vedo uno scoraggiamento mirato all'autopubblicazione, ed un'incentivo indiretto a portarti ad usare case editrici, che tra parentesi, non è che fanno quella gran selezione oggi, specialmente quelle online. Quindi anche il tuo discorso "spreco" (Che poi, la cultura è "spreco" ? Scusami, chi sei per giudicare "spreco" la libera espressione della sensibilità di una persona?),si perde un po'.

Senza contare che non vedo quella gran selezione in piattaforme come Lulu o StreetLib, che se "pubblichi" con loro ti regalano l'isbn.

Vuoi la mia. : Le case editrici che ragionano per libri, oggi non hanno più senso. Oggi avrebbe senso esclusivamente una case editrice che si leghi ad AUTORI. Un po' come una casa discografica, e  che quindi ci facciano anche un lavoro di marketing dietro, oltre che di distribuzione.

Obbligarti ad usare una casa editrice solo per farti regalare un ISBN e farti fatturare come "Diritti d'autore",  mi sembra, ripeto, come se i lampionai del 1800, facessero causa ai lampioni elettrici moderni perché non hanno partita iva, ed allora si inventassero al governo che è OBBLIGATORIO per ogni lampione avere il suo lampionaio. Inutile nei fatti, solo per tenere buona una "classe lavorativa", che non ha più senso di esistere per come  è concepita attualmente nel mondo web-moderno.
 

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3 ore fa, Lilian dice:

Quindi se lo faccio epub, docx, e pdf, dovrei avere per UN libro TRE codici. TRECENTO EURO. Immagina che ho scritto 3 libri : NOVECENTO EURO.

Il problema è che tu vorresti qualcosa che in realtà non ti serve: il codice ISBN ha una funzione puramente commerciale (identificazione univoca del prodotto). La protezione dei diritti ce l'hai con il deposito delle copie obbligatorie alle 4 Biblioteche Nazionali e alla prefettura. Se fai un sito per vendere il tuo libro, hai la merce in vetrina e chi vuole la ordina - non hai nessun vantaggio che il libro abbia il codice ISBN o meno (fa solo "tanto figo"). Per certificare le vendite hai l'estratto conto del Paypal. Il bollino SIAE non ti serve nemmeno in quanto non devi certificare all'autore che hai venduto solo tot copie (il bollino SIAE si usa solitamente sul cartaceo, contiene titolo e autore e una numerazione progressiva per ogni singolo bollino. Se credi di avere un libro di un particolare valore e temi di essere copiato, puoi depositarlo alla SIAE (sono un po' fuori dal giro quindi non conosco il costo) che per 5 anni te lo protegge.

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8 ore fa, Ljuset dice:

Se credi di avere un libro di un particolare valore e temi di essere copiato, puoi depositarlo alla SIAE (sono un po' fuori dal giro quindi non conosco il costo) che per 5 anni te lo protegge.

 

Esatto. Anche se oggi come oggi esistono, tra l'altro, associazioni analoghe che offrono la stessa tutela con costi irrisori, oppure le licenze CC (molte delle quali gratuite).

Tornando al discorso delle opere d'ingegno, @Lilian , se tu crei un'opera d'arte, questa si connota come "opera d'ingegno" ed è tuo diritto divulgarla. Se di quest'opera ne fai un reddito constante, allora diventa attività commerciale e guadagnarci senza pagare le tasse per la legge italiana è evasione fiscale. Sarà una legge sbagliata? Non saprei, ma se tu lucri su un qualcosa, anche se è tua, evadere le tasse è un reato.

Se io ho un orto, posso consumare le verdure che produco o regalare ad altri quelle in esubero. Se le vendo sistematicamente (e "in nero"), però, evado il fisco.

Se io cedo uno o più miei organi, sangue, tessuti, ecc..., che sono estensione del mio corpo, se li dono sono appunto un donatore; se li vendo illecitamente diventa "traffico di organi".

Se faccio corsi on-line a pagamento, certo che divento un'impresa commericiale.

Come artista, tu puoi anche condividere la cultura o un bene artistico da te prodotto e divulgarla, ma condividere e divulgare è cosa diversa dal guadagnarci sopra.

Il termine "impresa commerciale", è attribuibile anche a una sola persona, tant'è che nel nostro diritto commerciale esiste anche la "Ditta individuale". Se io vado in giro a vendere le mie opere, invece, sono considerato dalla legge "venditore ambulante" e devo rientrare in quella categoria commerciale.

L'unico vantaggio che ha un artista è che l'opera d'ingegno non è in sé tassabile, per cui l'autore non è tenuto a pagare l'IVA su quanto ricava dalle sue roialties, ma solo la ritenuta d'acconto agevolata; però se l'artista, come ditta individuale o venditore itinerante, vende il suo libro come prodotto commerciale, esso è attualmente assoggettato ad IVA.

Poi esistono anche altre formule non prettamente commerciali che si possono adottare. Più artisti possono metter su anche un'associazione culturale, in tal caso possono anche vendere le proprie opere se quei ricavi vengono reinvestiti per finalità culturali e non rappresentano l'attività primaria (o reddito fisso) di quell'associazione (altrimenti diventerebbe attività commerciale), oppure sono destinati a pagare le professionalità interne o rimborsare le spese sostenute da essi (e il rimborso spese non è tassabile).

Sranno giuste o sbagliate? Non entro nel merito, ma sono le leggi italiane e di evasori fiscali, in Italia, purtroppo ce ne sono a bizeffe e a pagarne le conseguenze sono i commercianti onesti e quei cittadini altrettanto onesti.

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patamu

https://www.patamu.com/index.php/it/

copyzero

http://www.costozero.org/wai/copyzero.html

 

sono siti che offrono marche temporali, sono economiche )(copyzero costa meno di un euro donazione obbligatoria una tantum di 10 euro all'associazione copyzero esclusa). E puoi utilizzare tutte le licenze di distribuzione che vuoi dopo (rimanendo proprietario delle tue opere colla facoltà di concederne la lettura gratuita in pubblico per esempio) Èuna cosa molto importante rimanere proprietario della facoltà di utilizzazione economica

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On 12/2/2017 at 10:10, Ljuset dice:

Il problema è che tu vorresti qualcosa che in realtà non ti serve: il codice ISBN ha una funzione puramente commerciale (identificazione univoca del prodotto). La protezione dei diritti ce l'hai con il deposito delle copie obbligatorie alle 4 Biblioteche Nazionali e alla prefettura. Se fai un sito per vendere il tuo libro, hai la merce in vetrina e chi vuole la ordina - non hai nessun vantaggio che il libro abbia il codice ISBN o meno (fa solo "tanto figo"). Per certificare le vendite hai l'estratto conto del Paypal. Il bollino SIAE non ti serve nemmeno in quanto non devi certificare all'autore che hai venduto solo tot copie (il bollino SIAE si usa solitamente sul cartaceo, contiene titolo e autore e una numerazione progressiva per ogni singolo bollino. Se credi di avere un libro di un particolare valore e temi di essere copiato, puoi depositarlo alla SIAE (sono un po' fuori dal giro quindi non conosco il costo) che per 5 anni te lo protegge.

 

Stai spostando l'attenzione dal palese problema, che era altro.

Ma anche rimanendo su questo che mi porti tu,

Tutto molto bello, a parte che se pubblico senza ISBN su Amazon, mi ci aggiungono oltre al 30% loro, un 22%  di iva, anziché 4%.

 

E che teoricamente a venderlo ovunque senza tale codice, il mio ebook, anche se è ebook, ovvero quella cosa scritta con le letterine che ci insegnano alla scuola elementare, non è considerato tale.

Quindi ci ritroviamo 30%+22%+ il 20% sul 60%\75%.

Del mio lavoro, a me arriva meno del 40% (il 37% circa). solo per rendere fruibile la mia opera.

 

Anche se ho fatto tutto il resto del lavoro che ci sta dietro un libro (studi, anni di pratica, correzioni, rilettura, decimi della vista che si perdono...) per conto mio, o tramite amici.

 

A me sembra un furto, che il 63% vada a gente che non ha contribuito minimamente dal punto di vista pratico o intellettuale alla mia opera. Solo per essere fatturato come "Diritti d'autore".

 

23 ore fa, ElleryQ dice:

 

 

Esatto. Anche se oggi come oggi esistono, tra l'altro, associazioni analoghe che offrono la stessa tutela con costi irrisori, oppure le licenze CC (molte delle quali gratuite).

Tornando al discorso delle opere d'ingegno, @Lilian , se tu crei un'opera d'arte, questa si connota come "opera d'ingegno" ed è tuo diritto divulgarla. Se di quest'opera ne fai un reddito constante, allora diventa attività commerciale e guadagnarci senza pagare le tasse per la legge italiana è evasione fiscale. Sarà una legge sbagliata? Non saprei, ma se tu lucri su un qualcosa, anche se è tua, evadere le tasse è un reato.

Se io ho un orto, posso consumare le verdure che produco o regalare ad altri quelle in esubero. Se le vendo sistematicamente (e "in nero"), però, evado il fisco.

Se io cedo uno o più miei organi, sangue, tessuti, ecc..., che sono estensione del mio corpo, se li dono sono appunto un donatore; se li vendo illecitamente diventa "traffico di organi".

Se faccio corsi on-line a pagamento, certo che divento un'impresa commericiale.

Come artista, tu puoi anche condividere la cultura o un bene artistico da te prodotto e divulgarla, ma condividere e divulgare è cosa diversa dal guadagnarci sopra.

Il termine "impresa commerciale", è attribuibile anche a una sola persona, tant'è che nel nostro diritto commerciale esiste anche la "Ditta individuale". Se io vado in giro a vendere le mie opere, invece, sono considerato dalla legge "venditore ambulante" e devo rientrare in quella categoria commerciale.

L'unico vantaggio che ha un artista è che l'opera d'ingegno non è in sé tassabile, per cui l'autore non è tenuto a pagare l'IVA su quanto ricava dalle sue roialties, ma solo la ritenuta d'acconto agevolata; però se l'artista, come ditta individuale o venditore itinerante, vende il suo libro come prodotto commerciale, esso è attualmente assoggettato ad IVA.

Poi esistono anche altre formule non prettamente commerciali che si possono adottare. Più artisti possono metter su anche un'associazione culturale, in tal caso possono anche vendere le proprie opere se quei ricavi vengono reinvestiti per finalità culturali e non rappresentano l'attività primaria (o reddito fisso) di quell'associazione (altrimenti diventerebbe attività commerciale), oppure sono destinati a pagare le professionalità interne o rimborsare le spese sostenute da essi (e il rimborso spese non è tassabile).

Sranno giuste o sbagliate? Non entro nel merito, ma sono le leggi italiane e di evasori fiscali, in Italia, purtroppo ce ne sono a bizeffe e a pagarne le conseguenze sono i commercianti onesti e quei cittadini altrettanto onesti.

 

Il problema in questo, non è diventare "impresa commerciale".

E' che se vieni considerato "Impresa commerciale" in Italia, devi aprire alla Camera di Commercio, e pagarne i costi associati, ovvero 4000 euro annuali fissi  (e quindi non sul fatturato)divisi in rate che ti arrivano ogni 3 mesi (quindi 1000 euro ogni 3 mesi)+ tasse.

 

E sinceramente, tra me che divulgo esclusivamente le mie opere, e chi compra 10000 libri di altri da rivendere  la vedo un po' diversa.

Perché devo essere assoggettato ad un regime fiscale simile ad una qualsiasi grande catena commerciale (Media World, Coop, Alimentari, Marche di vestiti) quando tutto quello che faccio è ricavare dal mio lavoro autonomo legato ad opere d'ingegno che senza di me neanche esisterebbero ?

 

Il problema fondamentale è che quei 4000 euro non sono sui ricavi che effettivamente ricevo, ma fissi.

 

E quindi metti che voglia vendere un mio libro a 2 euro. Metti mi vada benino per un autonomo che non si affida a distributori, e venda 500 copie in un anno.

500x2 = 1000 euro. 

A fine anno mi ritroverei in debito con la Camera di Commercio di 3000 euro, e con 0 ricavi.

Il che, mi sembra una follia  per una persona che semplicemente ha l'istinto a studiare, scrivere, e condividere anche semplicemente per aggiungere il valore del proprio punto di vista al mondo. La gente evade quando evade anche per questo. Su molte cose non ci sono regimi fiscali adeguati all'attività effettiva della persona.

 

Non sono gamestop, non sono media world, non sono euronics, non sono la coop, non sono Zara. 

 

Non occupo neanche terreno "fisico", e neanche la mia opera lo fa.

Eppure, come singolo, dovrei sottostare ad un regime fiscale analogo, pur essendo diametralmente opposto (anche solo per il fatto che le mie sono appunto opere d'ingegno e non prodotti finiti da altri che rivendo al dettaglio).

 

19 ore fa, tom_bombadillo dice:

patamu

https://www.patamu.com/index.php/it/

copyzero

http://www.costozero.org/wai/copyzero.html

 

sono siti che offrono marche temporali, sono economiche )(copyzero costa meno di un euro donazione obbligatoria una tantum di 10 euro all'associazione copyzero esclusa). E puoi utilizzare tutte le licenze di distribuzione che vuoi dopo (rimanendo proprietario delle tue opere colla facoltà di concederne la lettura gratuita in pubblico per esempio) Èuna cosa molto importante rimanere proprietario della facoltà di utilizzazione economica

 

Ti ringrazio per la condivisione dei link,

Anche se il mio problema non è il copyright.

 

Per quello basta mandarsi una mail certificata al proprio indirizzo web con l'opera. E la tua opera è tutelata.

 

So che è stato banalizzato e sviato verso di ciò il mio quesito-problema, ma è molto più grande.

Un avvocato che scriva libri, non deve aprire impresa per diffonderli. Li fattura come parte della propria attività.

 

Se lo faccio io, dovrei aprire impresa commerciale.

E se apro impresa commerciale per lo stato io singolo sono considerato come la Mondadori, che compra 1000 libri di altri, e li rivende al dettaglio in tutta Italia.

 

A parte che io di libri magari ne ho solo 3, tutti esclusivamente miei al 100%, e che li vendo solo in uno spazio web personale.

Eppure per lo stato, dovrei sottostare allo stesso regime fiscale (e quindi le stesse spese) della Mondadori.

 

Il che mi pare palesemente folle.

 

 

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Ho letto con interesse questa discussione e avrei delle domande da farvi, nella speranza che qualcuno possa rispondermi. 

Tempo fa ho scritto un testo su Wattpad (lo so che molti di voi considerano quella piattaforma pessima, ma è stato un modo per mettermi alla prova) e quello che ho scritto ha ricevuto un discreto numero di letture. Molti mi hanno chiesto se era possibile avere il libro in versione cartacea. Ci ho pensato un po' su e mi sono detto: perché no? Non ho nessuno scopo di lucro, nel senso che mi sono detto: stampo tot copie per i cavoli miei, mi faccio pagare il costo copia e le spese di spedizione e non ci guadagno niente, se non la soddisfazione personale. Faccio il grafico e web designer di professione, quindi non ho problemi a farmi il file, la copertina e un eventuale sito internet. Ora questa attività può essere considerata a scopo di lucro? Devo pagarci sopra le tasse anche se non ci guadagno sopra niente? E soprattutto: non ho messo in vendita il mio lavoro su nessuna piattaforma. Nel caso volessi crearmi un sito internet dove pubblicizzare la cosa, verrebbe visto come un e-commerce? 

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Su questo purtroppo hai ragione @Lilian , perché qui da noi l’articolo 53 del Tuir prevede che: "sono redditi di lavoro autonomo quelli che derivano dall’esercizio di arti e professioni, compresi i redditi derivanti dalla utilizzazione economica, da parte dell’autore o inventore, di opere dell’ingegno se non sono conseguiti nell’esercizio di imprese commerciali”; inoltre nella circolare 328/1997: “per editore deve intendersi, in linea generale, l’operatore che intraprende l’iniziativa economica editoriale, in assenza di uno specifico contratto di editoria, è obbligato all’assolvimento dell’Iva l’operatore che assume in concreto il rischio della realizzazione dell’opera per il successivo sfruttamento economico della stessa” e quindi anche l'autore che si autoproduce (e vende). Capisco il tuo punto di vista: perché io, che sono semplice autore di me stesso, devo pagare quanto un editore che produce molti più libri l'anno?

Non sarà giusto, ma temo che attualmente non esistano alternative. Forse l'unica sarebbe far circolare una petizione con una controproposta, per adeguare le normative attuali.  È vero che si tratta di un regime minimo, ma se non arrivi neanche a quel determinato tetto è quasi un abuso. Esistono norme fiscali nate per semplificare i regimi, che hanno finito per complicare le cose non prevedendo casi limite ed eccezioni (che finiscono col rimanere penalizzati).

Quanto a @haru81 , sinceramente non ne ho la certezza, quindi non vorrei dirti una fesseria, ma se sul tuo sito tu metti in vendita il tuo libro cartaceo con un prezzo, anche minimo, come fai a dimostrare che quel costo va solo a coprire le spese e non c'è finalità di lucro? Credo che tu possa correre qualche rischio dal punto di vista fiscale.

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@ElleryQ Ok, quindi l'unica soluzione sarebbe quella di metterlo in vetrina e non in vendita, se qualcuno è interessato mi contatta privatamente e si fa il passaggio di scambio (soldi=libro) privatamente (magari con una bella ricarica postepay). Potrebbe essere una soluzione?  

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Credo che sia una soluzione se non vuoi correre rischi, @haru81 . A meno che qualcuno non abbia un'alternativa migliore da proporti. Spero che qualcun altro più informato di me possa risponderti. :)

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4 ore fa, ElleryQ dice:

Su questo purtroppo hai ragione @Lilian , perché qui da noi l’articolo 53 del Tuir prevede che: "sono redditi di lavoro autonomo quelli che derivano dall’esercizio di arti e professioni, compresi i redditi derivanti dalla utilizzazione economica, da parte dell’autore o inventore, di opere dell’ingegno se non sono conseguiti nell’esercizio di imprese commerciali”; inoltre nella circolare 328/1997: “per editore deve intendersi, in linea generale, l’operatore che intraprende l’iniziativa economica editoriale, in assenza di uno specifico contratto di editoria, è obbligato all’assolvimento dell’Iva l’operatore che assume in concreto il rischio della realizzazione dell’opera per il successivo sfruttamento economico della stessa” e quindi anche l'autore che si autoproduce (e vende). Capisco il tuo punto di vista: perché io, che sono semplice autore di me stesso, devo pagare quanto un editore che produce molti più libri l'anno?

Non sarà giusto, ma temo che attualmente non esistano alternative. Forse l'unica sarebbe far circolare una petizione con una controproposta, per adeguare le normative attuali.  È vero che si tratta di un regime minimo, ma se non arrivi neanche a quel determinato tetto è quasi un abuso. Esistono norme fiscali nate per semplificare i regimi, che hanno finito per complicare le cose non prevedendo casi limite ed eccezioni (che finiscono col rimanere penalizzati).

Quanto a @haru81 , sinceramente non ne ho la certezza, quindi non vorrei dirti una fesseria, ma se sul tuo sito tu metti in vendita il tuo libro cartaceo con un prezzo, anche minimo, come fai a dimostrare che quel costo va solo a coprire le spese e non c'è finalità di lucro? Credo che tu possa correre qualche rischio dal punto di vista fiscale.

 

Quando la facciamo partire la petizione :D ? 

Basterebbe fatturare sui ricavi, magari se sei autore di te stesso paghi tasse ordinarie, ma sul venduto.

 

Senza dover aprire impresa commerciale alla camera di commercio, con il fisso di 4000 euro.

 

Praticamente si tratterebbe di far rientrare gli scrittori\artisti come in un'attività lavorativa da lavoratore autonomo, il cui fulcro è la libera espressione e commercializzazione del proprio ingegno, e delle opere d'ingegno derivate.

 

La tassazione sarebbe a quel punto ordinaria, sui ricavi effettivi, come per un lavoratore autonomo, senza tasse fisse annuali.

 

 

5 ore fa, haru81 dice:

Ho letto con interesse questa discussione e avrei delle domande da farvi, nella speranza che qualcuno possa rispondermi. 

Tempo fa ho scritto un testo su Wattpad (lo so che molti di voi considerano quella piattaforma pessima, ma è stato un modo per mettermi alla prova) e quello che ho scritto ha ricevuto un discreto numero di letture. Molti mi hanno chiesto se era possibile avere il libro in versione cartacea. Ci ho pensato un po' su e mi sono detto: perché no? Non ho nessuno scopo di lucro, nel senso che mi sono detto: stampo tot copie per i cavoli miei, mi faccio pagare il costo copia e le spese di spedizione e non ci guadagno niente, se non la soddisfazione personale. Faccio il grafico e web designer di professione, quindi non ho problemi a farmi il file, la copertina e un eventuale sito internet. Ora questa attività può essere considerata a scopo di lucro? Devo pagarci sopra le tasse anche se non ci guadagno sopra niente? E soprattutto: non ho messo in vendita il mio lavoro su nessuna piattaforma. Nel caso volessi crearmi un sito internet dove pubblicizzare la cosa, verrebbe visto come un e-commerce? 

 

Vuoi la mia ? 

Privato.


Che poi è un'ingiustizia che uno che magari ci ha faticato dietro un lavoro apprezzato, si trovi al "mi faccio pagare il costa copia, spese di spedizione, e non ci guadagno niente".

Perché non dovresti guadagnarci niente su un qualcosa che ha accresciuto il mondo di qualcun altro ? 

 

Che poi è l'unica cosa che ha seriamente valore nel mondo. 

 

Altro che iphone.

 

P.s. : Sul tuo caso particolare, a quanto so, paypal non è tracciabile. E se il dominio è anonimo, fondamentalmente puoi fare quello che vuoi. 

 

P.p.s. : Sì, per la legge attuale è e-commerce. Ci sono passato giusto settimana scorsa da questo inferno senza senso. Quindi camera di commercio, e 4000 euro annuali fissi. Non è considerato tale se ti appoggi a piattaforme esterne per venderlo, che ti fatturano come "diritti d'autore". In quel caso l'unico accorgimento burocratico che dovresti avere è prima di fine anno fare una ritenuta d'acconto in cui paghi il 20% sul 60% dei ricavi da questa attività allo stato, se hai meno di 35 anni, altrimenti il 20% sul 75%.

Qui però ti parlo di opere in virtuale. Se hai un cartaceo fisico da vendere, per farlo passare da diritto d'autore, penso, per le leggi vigenti, ci sia solo la possibilità della casa editrice. O il nero :D





 

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2 ore fa, Lilian dice:

Quando la facciamo partire la petizione :D ?
Basterebbe fatturare sui ricavi, magari se sei autore di te stesso paghi tasse ordinarie, ma sul venduto.

Senza dover aprire impresa commerciale alla camera di commercio, con il fisso di 4000 euro.

Praticamente si tratterebbe di far rientrare gli scrittori\artisti come in un'attività lavorativa da lavoratore autonomo, il cui fulcro è la libera espressione e commercializzazione del proprio ingegno, e delle opere d'ingegno derivate.

La tassazione sarebbe a quel punto ordinaria, sui ricavi effettivi, come per un lavoratore autonomo, senza tasse fisse annuali.

 

Potresti creare una petizione su qualche sito specifico (tipo Change.org) e inserire il link in un'area adatta del forum, in maniera tale che gli interessati possano aderirvi. ;)

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10 ore fa, ElleryQ dice:

 

Potresti creare una petizione su qualche sito specifico (tipo Change.org) e inserire il link in un'area adatta del forum, in maniera tale che gli interessati possano aderirvi. ;)

 

*Editato dallo Staff*

 

Qual è l'area adatta ? :D

Modificato da ElleryQ

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@Lilian , per ora edito il tuo link, perché è meglio che tu chieda prima l'autorizzazione a @Niko, sarà lui a dirti qual è l'area adatta per aprire un nuovo topic specifico. ;)

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Intanto qui si sta parlando di questione legali e di fisco (correggetemi se sbaglio) e sposto nella sezione adatta.

@Lilian Apri pure un topic in "Varie ed eventuali" se vuoi proporre la tua petizione :D 

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xD

Più fiscali del  fisco <3

Lascio lì, comunque se volete sapere come ho ottimizzato con me, fondamentalmente a quanto ho capito se si è autonomi anche senza cassa, e la tua prestazione personale nella tua attività è superiore rispetto al semplice "paga-download" (commercio), allora puoi fare rientrare il tutto in quella.

Nel mio caso quindi ho indirizzato molto di più anche il materiale legato a ciò di cui mi occupo, verso una componente di prestazione personale diretta. 

Fondamentalmente sono partito da qui : http://www.informagiovaniroma.it/lavoro-e-impresa/approfondimenti/contratti-di-lavoro/l-esercizio-di-arti-o-professioni

Ah, sempre se può interessare ho scritto direttamente all'inps, per sapere se comunque nel caso in cui avessi anche libri pubblicati con casa editrice, ma legati alla mia attività, potessi fatturare separatamente i proventi provenienti dai diritti d'autore, rispetto a quelli legati alla mia attività.

Ovvero applicare il 20% sul 60% per quanto riguarda i redditi che potevano arrivarmi tramite diritto d'autore

E iva e tasse ordinarie per il resto del fatturato.

Fondamentalmente mi hanno detto che non lo sanno neanche loro e di rivolgermi ad uno specialista (XD)

 

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On 10/2/2017 at 15:37, Lilian dice:

Sto cercando di capire come posso ottenere il massimo dalla vendita dei miei lavori, solo che sinceramente quel muro che ti fa rientrare in "commercio" se vendi i TUOI libri (opere d'ingegno) mi fa molto passare la voglia (per lo stato Italiano, se perdi mesi su un libro, e poi decidi OVVIAMENTE di mettere un sito su per CONDIVIDERE CULTURA e ricavarci qualcosa lasciandolo lì diventi "e-commerce", con la necessità di aprire impresa alla camera di commercio, con relativi 3000-4000 euro fissi da pagare, oltre alla tassazione).  

La mia domanda è la seguente : C'è un modo per evitare tutto questo ?

Come posso vendere i miei libri senza essere considerato alla stregua di un grossista che compra da altri, per rivenderselo nel suo spazio ?

A me sembra una follia, che con una mia OPERA D'INGEGNO, estensione della mia persona e dei miei pensieri, non possa farci quello che voglio, o non possa essere considerato una sorta di "prestazione personale" (proprio come se venissi da te, e ti raccontassi una storia, o ti dessi nozioni su qualcosa, e tu mi pagassi per questo), e quindi roba da libero professionista se adottata da me, più che altro.

Specialmente alla luce di cose come : 

 

  Mostra contenuto nascosto

"Riforma della disciplina relativa al settore del commercio, a norma dell'articolo 4, comma 4, della legge 15 marzo 1997, n. 59"


pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 95 del 24 aprile 1998 - Supplemento Ordinario n. 80

 

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Visti gli articoli 76 e 87 della Costituzione;

Vista la legge 15 marzo 1997, n. 59, recante delega al Governo per il conferimento di funzioni e compiti alle regioni ed enti locali, per la riforma della pubblica amministrazione e per la semplificazione amministrativa;

Visto, in particolare, l'articolo 4, comma 4, lettera c), della citata legge n. 59 del 1997, il quale prevede che sia anche riordinata la disciplina delle attivita' economiche ed industriali, in particolare per quanto riguarda il sostegno e lo sviluppo delle imprese operanti nell'industria, nel commercio, nell'artigianato, nel comparto agroindustriale e nei servizi alla produzione, al fine di promuovere la competitivita' delle imprese nel mercato globale e la razionalizzazione della rete commerciale, anche in relazione all'obiettivo del contenimento dei prezzi e dell'efficienza della distribuzione;

Vista la preliminare deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 16 gennaio 1998;

Visto il parere della Commissione parlamentare istituita ai sensi dell'articolo 5 della citata legge n. 59 del 1997;

Visto il parere della Commissione parlamentare per le questioni regionali;

Visto il parere della Conferenza unificata, istituita ai sensi del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281;

Visto il parere dell'Autorita' garante della concorrenza e del mercato ai sensi dell'articolo 22 della legge 10 ottobre 1990, n. 287;

Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 13 marzo 1998;

Sulla proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri e del Ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato, di concerto con i Ministri per la funzione pubblica e gli affari regionali, del tesoro, del bilancio e della programmazione economica e di grazia e giustizia;

Emana
il seguente decreto legislativo:

Titolo I
Principi generali

Titolo I
Principi generali

 

Art. 1.


Oggetto e finalita'

1. Il presente decreto stabilisce i principi e le norme generali sull'esercizio dell'attivita' commerciale.

2. Le regioni a statuto speciale e le province autonome di Trento e Bolzano provvedono a quanto disposto dal presente decreto secondo le previsioni dei rispettivi statuti e delle relative norme di attuazione.

3. La disciplina in materia di commercio persegue le seguenti finalita':
a) la trasparenza del mercato, la concorrenza, la liberta' di impresa e la libera circolazione delle merci;
b) la tutela del consumatore, con particolare riguardo all'informazione, alla possibilita' di approvvigionamento, al servizio di prossimita', all'assortimento e alla sicurezza dei prodotti;
c) l'efficienza, la modernizzazione e lo sviluppo della rete distributiva, nonche' l'evoluzione tecnologica dell'offerta, anche al fine del contenimento dei prezzi;
d) il pluralismo e l'equilibrio tra le diverse tipologie delle strutture distributive e le diverse forme di vendita, con particolare riguardo al riconoscimento e alla valorizzazione del ruolo delle piccole e medie imprese;
e) la valorizzazione e la salvaguardia del servizio commerciale nelle aree urbane, rurali, montane, insulari.

 

Art. 2.


Liberta' di impresa e libera circolazione delle merci

1. L'attivita' commerciale si fonda sul principio della liberta' di iniziativa economica privata ai sensi dell'articolo 41 della Costituzione ed e' esercitata nel rispetto dei principi contenuti nella legge 10 ottobre 1990, n. 287, recante norme per la tutela della concorrenza e del mercato.

 

Art. 3.


Obbligo di vendita

1. In conformita' a quanto stabilito dall'articolo 1336 del codice civile, il titolare dell'attivita' commerciale al dettaglio procede alla vendita nel rispetto dell'ordine temporale della richiesta.

 

Art. 4.


Definizioni e ambito di applicazione del decreto

 

1. Ai fini del presente decreto si intendono:
a) per commercio all'ingrosso, l'attivita' svolta da chiunque professionalmente acquista merci in nome e per conto proprio e le rivende ad altri commercianti, all'ingrosso o al dettaglio, o ad utilizzatori professionali, o ad altri utilizzatori in grande. Tale attivita' puo' assumere la forma di commercio interno, di importazione o di esportazione;
b) per commercio al dettaglio, l'attivita' svolta da chiunque professionalmente acquista merci in nome e per conto proprio e le rivende, su aree private in sede fissa o mediante altre forme di distribuzione, direttamente al consumatore finale;
c) per superficie di vendita di un esercizio commerciale, l'area destinata alla vendita, compresa quella occupata da banchi, scaffalature e simili. Non costituisce superficie di vendita quella destinata a magazzini, depositi, locali di lavorazione, uffici e servizi;
d) per esercizi di vicinato quelli aventi superficie di vendita non superiore a 150 mq. nei comuni con popolazione residente inferiore a 10.000 abitanti e a 250 mq. nei comuni con popolazione residente superiore a 10.000 abitanti;
e) per medie strutture di vendita gli esercizi aventi superficie superiore ai limiti di cui al punto d) e fino a 1.500 mq nei comuni con popolazione residente inferiore a 10.000 abitanti e a 2.500 mq. nei comuni con popolazione residente superiore a 10.000 abitanti;
f) per grandi strutture di vendita gli esercizi aventi superficie superiore ai limiti di cui al punto e);
g) per centro commerciale, una media o una grande struttura di vendita nella quale piu' esercizi commerciali sono inseriti in una struttura a destinazione specifica e usufruiscono di infrastrutture comuni e spazi di servizio gestiti unitariamente. Ai fini del presente decreto per superficie di vendita di un centro commerciale si intende quella risultante dalla somma delle superfici di vendita degli esercizi al dettaglio in esso presenti;
h) per forme speciali di vendita al dettaglio:
1) la vendita a favore di dipendenti da parte di enti o imprese, pubblici o privati, di soci di cooperative di consumo, di aderenti a circoli privati, nonche' la vendita nelle scuole, negli ospedali e nelle strutture militari esclusivamente a favore di coloro che hanno titolo ad accedervi;
2) la vendita per mezzo di apparecchi automatici;
3) la vendita per corrispondenza o tramite televisione o altri sistemi di comunicazione;
4) la vendita presso il domicilio dei consumatori.

 

2. Il presente decreto non si applica:


a) ai farmacisti e ai direttori di farmacie delle quali i comuni assumono l'impianto e l'esercizio ai sensi della legge 2 aprile 1968, n. 475, e successive modificazioni, e della legge 8 novembre 1991, n. 362, e successive modificazioni, qualora vendano esclusivamente prodotti farmaceutici, specialita' medicinali, dispositivi medici e presidi medico-chirurgici;
b) ai titolari di rivendite di generi di monopolio qualora vendano esclusivamente generi di monopolio di cui alla legge 22 dicembre 1957, n. 1293, e successive modificazioni, e al relativo regolamento di esecuzione, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 14 ottobre 1958, n. 1074, e successive modificazioni;
c) alle associazioni dei produttori ortofrutticoli costituite ai sensi della legge 27 luglio 1967, n. 622, e successive modificazioni;
d) ai produttori agricoli, singoli o associati, i quali esercitino attivita' di vendita di prodotti agricoli nei limiti di cui all'articolo 2135 del codice civile, alla legge 25 marzo 1959, n. 125, e successive modificazioni, e alla legge 9 febbraio 1963, n. 59, e successive modificazioni;
e) alle vendite di carburanti nonche' degli oli minerali di cui all'articolo 1 del regolamento approvato con regio decreto 20 luglio 1934, n. 1303, e successive modificazioni. Per vendita di carburanti si intende la vendita dei prodotti per uso di autotrazione, compresi i lubrificanti, effettuata negli impianti di distribuzione automatica di cui all'articolo 16 del decreto-legge 26 ottobre 1970, n. 745, convertito, con modificazioni, dalla legge 18 dicembre 1970, n. 1034, e successive modificazioni, e al decreto legislativo 11 febbraio 1998, n.32;
f) agli artigiani iscritti nell'albo di cui all'articolo 5, primo comma, della legge 8 agosto 1985, n. 443, per la vendita nei locali di produzione o nei locali a questi adiacenti dei beni di produzione propria, ovvero per la fornitura al committente dei beni accessori all'esecuzione delle opere o alla prestazione del servizio;
g) ai pescatori e alle cooperative di pescatori, nonche' ai cacciatori, singoli o associati, che vendano al pubblico, al dettaglio, la cacciagione e i prodotti ittici provenienti esclusivamente dall'esercizio della loro attivita' e a coloro che esercitano la vendita dei prodotti da essi direttamente e legalmente raccolti su terreni soggetti ad usi civici nell'esercizio dei diritti di erbatico, di fungatico e di diritti similari;
h) a chi venda o esponga per la vendita le proprie opere d'arte, nonche' quelle dell'ingegno a carattere creativo, comprese le proprie pubblicazioni di natura scientifica od informativa, realizzate anche mediante supporto informatico;
i) alla vendita dei beni del fallimento effettuata ai sensi dell'articolo 106 delle disposizioni approvate con regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, e successive modificazioni;
l) all'attivita' di vendita effettuata durante il periodo di svolgimento delle fiere campionarie e delle mostre di prodotti nei confronti dei visitatori, purche' riguardi le sole merci oggetto delle manifestazioni e non duri oltre il periodo di svolgimento delle manifestazioni stesse;
m) agli enti pubblici ovvero alle persone giuridiche private alle quali partecipano lo Stato o enti territoriali che vendano pubblicazioni o altro materiale informativo, anche su supporto informatico, di propria o altrui elaborazione, concernenti l'oggetto della loro attivita'.

3. Resta fermo quanto previsto per l'apertura delle sale cinematografiche dalla legge 4 novembre 1965, e successive modificazioni, nonche' dal decreto legislativo 8 gennaio 1998, n. 3.


Quindi perché se mi apro un blog personale, ci metto un mio libro ed accanto il pulsantino di paypal, devo passare per impresa commerciale, quando SONO SOLO A FARE TUTTO ?



Perché se SONO CONSIDERATI REDDITO DI LAVORO AUTONOMO, devo diventare impresa commerciale per vendere MIEI libri ?

 

Se qualcuno mi può illuminare.


P.s. : Uno che fa corsi online, che qualcuno sappia, è considerato IMPRESA COMMERCIALE ? 

P.p.s : Ah, sono nuovo. Ciao a tutti :))

 

 

T'illumino ora ora: perchè in Europa e soprattutto in Italia c'è una bella architettura con lo scopo di restringere ogni possibile libertà. E si, anche di rastrellare gli ultimi spiccioli risparmiati dalla popolazione, che a fronte di tali palesi assurdità si vede costretta a rinunciare ad ogni velleità di sogno artistico per desiderare il caro e antico posto in fabbrica che almeno assicurerebbe uno stipendio al mese (fino al fallimento dell'impresa, ovvio).  Hai saltato la legge sulla privacy e cookies del Garante, che di privacy non è atta a proteggere un fico secco, ma solo a creare ulteriore disoccupazione. Se fino a poco fa un ragazzino tredicenne poteva aprirsi un sitarello facilmente, oggi è altamente pericoloso. Perchè se non presenta i banner di avviso cookies e privacy e se malauguratamente i cookies sono di terze parti o peggio, di profilazione (come i comunissimi like dei social), c'è una multa fino a 120 k euro:esplosione: . 120.000, cioè. Per i genitori del malcapitato tredicenne. Quindi attento, se ti costruisci il sito, avrai anche questa normativa da rispettare, oltre alla partita iva e compagnia. E poichè un artista se vuole vendere deve pubblicizzarsi, i cookies di profilazione saranno quelli presenti e i più pericolosi, quelli dalle multe più alte, quelli per cui bisogna avvisare il Garante e per legge pagargli 150 euro. Se no il sito non è autorizzato. Ma per tenere i cookies e l'avviso privacy nei banner ed essere aggiornati (si, per legge vanno periodicamente aggiornati), è necessario essere analisti di sistema come minimo, perchè se non si conoscono i linguaggi di programmazione, non vedo come si possa operare in tal senso. E' necessario il link esteso che spieghi quali cookies si usano e tutti i codici font per ogni browser, ogni! I.e., firefox, chrome, opera, ecc. e adesso coi sistemi android e ios che hanno i loro rispettivi navigatori e accedono ai blog e siti, hai voglia:aka:! E il Garante mica ha posto questi obblighi in capo ai colossi del web, che hanno facilmente la possibilità di adeguarsi e dunque lo spazio che concedono agli utenti gli arriverebbe già implementato e con tutti i banner e normativa (es. se l'obbligo fosse in capo a google, blogspot arriverebbe all'utente che lo apre già regolamentato, non dovendoselo regolamentare (al massimo dovrebbe pagare le 150 euro al Garante per i bottoni dei social, che sono di profilazione, ma non una cifra un tanto al mese o all'anno che sia ad una agenzia specializzata). Questo per dirti a che livello l'Italia è ridotta (negli altri paesi dell'Unione è più facile adeguarsi, ma ovviamente l'Italia complica sempre e appena l'Unione ne tira fuori una, c'è sempre l'occasione per tagliare le gambe agli italiani)

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On 11/2/2017 at 20:36, Lilian dice:

 

 

Uno come lui in Italia sarebbe considerato impresa => https://markmanson.net/

 

Fortuna che non è in italia, e quindi è libero di esprimere il suo personale genio artistico senza confini aumentando la qualità della vita di chi si incrocia con lui, e la cultura a livello globale.

Che è la FONDAMENTALE differenza tra un commerciante ed un artista.

 

Ma ne avrei di cose da dire sull'Italia...


 

va bè, oramai non faccio che dire che vivere in Italia (in alcune regioni, qualcuna ancora si salva) non è certo un grande affare. Il tizio che citi (scusa, non ho idea di chi sia, ma dal nome capisco che è anglosassone) vive in un paese meritocratico, dove la dirigenza non fa di tutto per schiavizzare la popolazione

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2 ore fa, Pouzinha dice:

 

T'illumino ora ora: perchè in Europa e soprattutto in Italia c'è una bella architettura con lo scopo di restringere ogni possibile libertà. E si, anche di rastrellare gli ultimi spiccioli risparmiati dalla popolazione, che a fronte di tali palesi assurdità si vede costretta a rinunciare ad ogni velleità di sogno artistico per desiderare il caro e antico posto in fabbrica che almeno assicurerebbe uno stipendio al mese (fino al fallimento dell'impresa, ovvio).  Hai saltato la legge sulla privacy e cookies del Garante, che di privacy non è atta a proteggere un fico secco, ma solo a creare ulteriore disoccupazione. Se fino a poco fa un ragazzino tredicenne poteva aprirsi un sitarello facilmente, oggi è altamente pericoloso. Perchè se non presenta i banner di avviso cookies e privacy e se malauguratamente i cookies sono di terze parti o peggio, di profilazione (come i comunissimi like dei social), c'è una multa fino a 120 k euro:esplosione: . 120.000, cioè. Per i genitori del malcapitato tredicenne. Quindi attento, se ti costruisci il sito, avrai anche questa normativa da rispettare, oltre alla partita iva e compagnia. E poichè un artista se vuole vendere deve pubblicizzarsi, i cookies di profilazione saranno quelli presenti e i più pericolosi, quelli dalle multe più alte, quelli per cui bisogna avvisare il Garante e per legge pagargli 150 euro. Se no il sito non è autorizzato. Ma per tenere i cookies e l'avviso privacy nei banner ed essere aggiornati (si, per legge vanno periodicamente aggiornati), è necessario essere analisti di sistema come minimo, perchè se non si conoscono i linguaggi di programmazione, non vedo come si possa operare in tal senso. E' necessario il link esteso che spieghi quali cookies si usano e tutti i codici font per ogni browser, ogni! I.e., firefox, chrome, opera, ecc. e adesso coi sistemi android e ios che hanno i loro rispettivi navigatori e accedono ai blog e siti, hai voglia:aka:! E il Garante mica ha posto questi obblighi in capo ai colossi del web, che hanno facilmente la possibilità di adeguarsi e dunque lo spazio che concedono agli utenti gli arriverebbe già implementato e con tutti i banner e normativa (es. se l'obbligo fosse in capo a google, blogspot arriverebbe all'utente che lo apre già regolamentato, non dovendoselo regolamentare (al massimo dovrebbe pagare le 150 euro al Garante per i bottoni dei social, che sono di profilazione, ma non una cifra un tanto al mese o all'anno che sia ad una agenzia specializzata). Questo per dirti a che livello l'Italia è ridotta (negli altri paesi dell'Unione è più facile adeguarsi, ma ovviamente l'Italia complica sempre e appena l'Unione ne tira fuori una, c'è sempre l'occasione per tagliare le gambe agli italiani)


Questa roba non la conoscevo, ma per quel che mi riguarda, perdonate il francesismo, "mi succhiano la fava".

Ci provano a farmi arrivare una multa per questa puttanata che non so neanche che esista. 

Anche se cercando rapidamente, è necessaria solo se ospiti pubblicità sul sito.

"Preme sottolineare che l'obbligo di rendere l'informativa e acquisire il consenso nasce dalla scelta del sito di ospitare pubblicità mirata basata sulla profilazione degli utenti tramite i cookie, in luogo di quella generalista offerta indistintamente a tutti." - http://www.garanteprivacy.it/web/guest/home/docweb/-/docweb-display/docweb/4006878

Che poi anche lì, sulla pubblicità.... se senti all'agenzia dell'entrate, se hai un sito di modellismo, e ci vuoi mettere la pubblicità, per loro sei "impresa commerciale che offre servizi", quindi dovresti aprire alla camera di commercio con i 4000 fissi per trecento euro l'anno( se ti va bene) di pubblicità che ci guadagni. La follia xD

Anche se di tuo magari sei un dipendente delle poste, e quello è un tuo hobby.

La Follia.
 

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6 minuti fa, Lilian dice:


Anche se cercando rapidamente, è necessaria solo se ospiti pubblicità sul sito.
 

 no no, leggiti questo: http://www.mrwebmaster.it/leggi-fisco/cookie-law-italiana_12024.html

e questo: http://www.byoblu.com/post/minipost/perche-hanno-terrorizzato-internet-con-la-cookie-law

al garante non gli frega un fico secco se hai o meno la pubblicità (per quella la legge obbliga ad aprire partita iva, che è un'altra storia), basta che il tuo sito produca cookies, il link distingue i banner pubblicitari dai banner dell'informativa da realizzare.

15 minuti fa, Lilian dice:


La Follia.
 

 

per forza, nel paese della banane è così. Ironicamente si legge che ogni sito, anche all'estero si deve adeguare, se un malcapitato utente italiano (o comunque europeo) ci finisce dentro e gli viene depositato un cookies sul pc. Cosa faranno? Controlleranno ogni cittadino americano, canadese, sudafricano, latinoamericano, asiatico, australiano e compagnia bella? Sul sito del garante si leggerebbe, ironicamente appunto, che ogni cittadino a livello mondiale si deve adeguare se ha un pubblico europeo (cretinaggine, il web è pubblico e tu non puoi scegliere i tuoi visitatori! Se google o yahoo li hanno indirizzati al tuo sito mica è colpa tua!)

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tra poco metteranno anche la tassa sulla barba e sul cappello come nelle Russia stalinista, è solo questione di tempo. Sarebbe stato facile mettere l'obbligo di adeguarsi in capo ai colossi del web, ma se non l'hanno fatto e hanno deciso di metterlo sugli utenti finali, la storia mi puzza, lo sanno benissimo che non ogni cittadino è analista di sistema e infatti in parecchi hanno chiuso i loro siti e blog, dunque mi viene da pensare ad un sabotaggio messo in atto di proposito. Magari mi sbaglio, però non si può dire che non dia da pensare.

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41 minuti fa, Lilian dice:


Ci provano a farmi arrivare una multa per questa puttanata che non so neanche che esista. 

 

purtroppo esiste e sarebbe meglio che in tutta Italia firmaste una petizione per questo motivo

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è sufficiente ignorare la disposizione e non rendere il proprio sito antiergonomico e fastidioso

se tutti la ignorano cadrà nel dimenticatoio e decadrà come già avvenuto dove hanno tentato, per non far perdere altri passivi spettatori alla TV facilmente manipolabile, ad esempio nel regno unito

 

https://silktide.com/the-stupid-cookie-law-is-dead-at-last/

 

invece di credere alle roboanti dichiarazioni circa presunte multe inelevabili e inapplicabili (ma tanto la ggente la si spaventa e poi chi controlla?)

infatti:

 

tu ci hai un sito

un dominio registrato con ID SHIEKD (lo scudo identità a protezione dei tuoi dati personali per cui appaiono dati generici al posto dei tuoi con una ricerca whois)

 

non ti possono mai trovare, e secondo te il gestore del dominio non si fa una grassa risata se anche mai per assurdo un'autorità giudiziaria pretendesse i dati del reale intestatario? suvvia... su queste basi poi

 

tutta la scemeggiata (sì, scemeggiata) dei cookie si basa sullo spaventare chi non si prende la briga di ragionare con sanzioni inapplicabili e sulla eventuale delazione di terzi nei conftonti di un sito

 

io quando incontro un lenziolone cookie ogni volta scrivo al gestore del sito: "neh, ma quando è che lo togli 'sto lenzuolo?"

 

infatti non possono obbligare la gente a mettersi il lenzuolone sul sito, ma sperano che uno si sfiguri il sito da sé

 

 

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Lascio perdere la questione diritto d'autore e mi concentro solo sugli aspetti fiscali. 
Con il regime forfettario dei minimi attualmente in vigore, si può benissimo aprire la partita I.V.A . come scrittore, senza essere tenuti al pagamento della quota fissa dell'INPS, che rimane invece per tutte le imprese commerciali, e che si aggira appunto intorno ai 3.600 euro. Si paga solo una quota in percentuale sul fatturato, sia appunto per l'INPS, sia per l'IRPEF. Le fatture emesse sono esenti da IVA e non sono soggette a ritenuta in acconto. Con la stessa partita IVA si possono svolgere altre due attività a scelta: insegnante, correttore di bozze, grafico... ecc. Unica condizione: non superare il tetto dei 30mila euro di fatturati all'anno.

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6 ore fa, Alexmusic dice:

Lascio perdere la questione diritto d'autore e mi concentro solo sugli aspetti fiscali. 
Con il regime forfettario dei minimi attualmente in vigore, si può benissimo aprire la partita I.V.A . come scrittore, senza essere tenuti al pagamento della quota fissa dell'INPS, che rimane invece per tutte le imprese commerciali, e che si aggira appunto intorno ai 3.600 euro. Si paga solo una quota in percentuale sul fatturato, sia appunto per l'INPS, sia per l'IRPEF. Le fatture emesse sono esenti da IVA e non sono soggette a ritenuta in acconto. Con la stessa partita IVA si possono svolgere altre due attività a scelta: insegnante, correttore di bozze, grafico... ecc. Unica condizione: non superare il tetto dei 30mila euro di fatturati all'anno.

 

Fonte.

Mi risulta diversamente.

Ah, ok nvm. 

Hai frainteso, non è l'INPS a metterti la quoto fissa, ma la camera di commercio. Se vendi tuoi libri da un tuo dominio personale vieni classificato come impresa commerciale. E' tutto lì il problema.

L'INPS chiede il 27,75%, e col forfettario di IVA è il 5%(su 67%) i primi 5 anni (poi diventa 15%).

Totale di tasse : circa il 30% sul 100% (i primi 5 anni, poi sale)

Preferisco questo :
 

“Sul piano tributario, il compenso per lo sfruttamento economico del diritto di autore, è assoggettato a diversa imposizione a seconda che risulti percepito:

1.         dall’autore;

2.         da aventi causa a titolo gratuito (es. eredi o legatari dell’autore);

3.         da soggetti che abbiano acquisito a titolo oneroso l’utilizzazione economica del diritto medesimo.

 

Nel primo caso, la percezione, da parte dell’autore, del compenso per l’utilizzazione economica di opere tutelate configura, salvo che si tratti di proventi conseguiti nell’esercizio di impresa commerciale ovvero assimilabili ai redditi di lavoro dipendente, l’esercizio abituale di arti o professioni e comporta il trattamento del compenso medesimo alla stregua di reddito di lavoro autonomo. Per la determinazione del reddito imponibile, all’importo del compenso si applica una deduzione forfettaria delle spese di produzione pari al 25% (per contribuenti con età superiore a 35 anni) ovvero al 40% (per contribuenti con età pari o inferiore a 35 anni) della misura del compenso medesimo (cfr. art. 54, co. 8, primo periodo, TUIR). Nell’ambito del modello Unico PF, le informazioni sono riportate nel quadro RL (altri redditi), sez. III (altri redditi di lavoro autonomo): in particolare, nel rigo RL25, si rileva l’importo lordo del compenso e, nel rigo RL29, l’importo della deduzione forfettaria per spese.”



20% sul 60% sotto i 35 anni.

20% sul 75% sopra i 35 anni.

...

Il problema comunque non è questo, il problema è che se vendi tu la tua opera d'ingegno ad esempio da un tuo blog sei per lo Stato impresa, "casa editrice",  quindi dovresti aprire alla camera di commercio con i 4000 Euro fissi. Il che è assurdo, visto che uno scrittore di roba propria è completamente diverso da un grossista che compra 1000 libri di altri e li rivende al dettaglio (Casa editrice)

E vale per qualsiasi altra tua opera digitale.

Ce lo vedi lo Stato 100 anni fa a chiedere ad un Picasso di aprire partia iva come impresa commerciale perché vende i suoi quadri ? 

Come avrebbe risposto ?

Questo è l'assurdo.

Oggi lo fa. (o almeno vorrebbe farlo)

P.s. : Aggiungo il 20% sul 60%\75% perché la casa editrice che ti fattura come diritti d'autore si prende solitamente tra il 30% ed il 40% (parlo di ebook, per i cartacei per via della distribuzione anche di più). Non è che ti fanno sconti o altro per premiarti di aver aggiunto cultura alla società eh !

 

On 26/2/2017 at 23:44, Pouzinha dice:

purtroppo esiste e sarebbe meglio che in tutta Italia firmaste una petizione per questo motivo

 

Su questo, ho risolto mettendoci un copia-incolla di normative sia per i cookie che per la privacy, cambiando ovviamente l'oggetto con il mio spazio web.

Entri nel sito, si apre un pop-up in cui accetti o esci.

Comunque è assurdo. Ma poi per tutelare chi o cosa con questa cosa dei cookie ?

Scusa perché mi devi aggiungere strane multe ? 

Precisa a livello universale : "Se entri in un sito web qualsiasi online, ci sono cookie"

Stop.

Che ti devono multare ?

Perché non hai avvertito chi ?

Ed ancora, il "torto" teoricamente sarebbe a quello che non lo sa, quindi perché devo pagare lo stato e non lui ?

Multiamo allora tutti quelli che "usano il colore rosso" nel proprio sito web, senza prima avvertire con un pop-up.

Siamo all'assurdo.
 

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