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Sithis

Il mostro della procrastinazione

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Vorrei condividere con voi un incubo scrittevole che mi tormenta da sempre: la procrastinazione.

Nelle poche ore libere che ho in questo periodo, in quanto aspirante scrittore non dovrei alzare la testa dal mio buon file word. Invece no. Ogni scusa è buona per rimandare e la lettura (sì, proprio lei incredibile ma vero) diventa il peggiore nemico della produzione artistica, perché è molto più facile sprofondare in un libro che combattere la terrificante pagina bianca. Mi trovo agli inizi del mio secondo lavoro mentre spero che qualcuno dei tanti a cui ho inviato il primo mi risponda. So che la procrastinazione affonda le sue subdole radici nelle mie insicurezze. Come sconfiggerla? Non posso permettere che il mio nuovo lavoro sia condizionato dai risultati del primo, quali che saranno. Sarebbe come necessitare dell' approvazione altrui prima di poter continuare. Come congelare la mia creatività nell' attesa che un qualche sconosciuto editore mi invii una mail in cui dice "hei, sei bravo, quasi potresti... fare lo scrittore". 

Quanti di voi soffrono o hanno sofferto di procrastinazione? Come la combattete?

 

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Guarda, credo che il tuo sia un problema molto comune. Non preoccuparti troppo, altrimenti rischi di fissarti sul problema e di peggiorarlo.
Hai scritto, tra l'altro, di essere al tuo secondo lavoro, quindi hai già scritto un romanzo. Questo dimostra che quando vuoi sai portare a termine un lavoro. Probabilmente sei semplicemente in un periodo di stanca. Magari hai bisogno proprio di staccare dalla scrittura per un po'.

Se poi vuoi qualche consiglio più terra terra:
1) Prova a scrivere un racconto, qualcosa di getto, qualcosa che non diventerà qualcosa di più grande. Magari solo una scena, o un dialogo. In questo modo puoi scrivere e sbloccarti senza avere l'ansia da prestazione legata all'inizio di un nuovo romanzo.
2) Proprio il pensiero fisso di dover scrivere può bloccarti. Imponiti un lasso di tempo (una o due settimane) in cui NON scrivere. Ma non devi neanche pensarci. Una settimana (o due) senza sensi di colpa. E intanto ti finisci il libro che stai leggendo. DOPO ricominci a scrivere.

Oh, male non può farti! :D

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Credo che tale mostro non solo abiti dentro di me, ma che ci abbia pure preso la residenza.

Procrastinare...

Ti dico solo che sono mesi e mesi che rimando l'inizio di un romanzo che vorrei scrivere (sarebbe il primo). La sola coss che riesco a fare è progettare personaggi, trama e sottotrame, ambientazione...

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@Joyopi io ho il problema opposto, mi blocco proprio nella fase di progettazione ;( le parole scivolano molto più facilmente se non ho schemi da seguire. Da anni combatto con me stesso per diventare "outliner" piuttosto che "discovery writer", ma al momento i risultati sono scarsi. Riguardo la procrastinazione, credo che il mostro dietro la maschera (che può assumere aspetti diversi) sia lo stesso: la paura di non essere capaci, di mettere in fila una collezione di schifezze. Razionalmente, ognuno di noi sa che solo chi non fa non sbaglia, che solo scrivendo schifezze si può imparare. Ma tra il superamento logico del proprio blocco e quello emotivo ci passa molto. Siamo creature profondamente irrazionali

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Io ci convivo, ed è una battaglia infinita. Non ho rimedi: quando so che devo scrivere, posso ritardare di qualche giorno, di una settimana, o più, ma arriva sempre il momento in cui poi inizio. E una volta iniziato, con un po' di disciplina, vedo di continuare, benché non riesca mai a farlo negli stessi orari e per lo stesso tempo ogni giorno. Però vado avanti, piano piano, e al momento, tra figlia piccola, ristrutturazione casa, lavori nel mio bed & breakfast, non posso fare di più. Tieni duro, ma la parola d'ordine per me è "disciplina", non esistono scorciatoie.

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Questa è una condizione comune per tutti noi, solo che la viviamo inmaniera diversa.

Sfortunatamente noi, come scrittori, nella comunità artistica, siamo considerati come la gomma di scorta bucata chiusa nel suo vano del bagagliaio. Questo è ciò che trovo veramente frustrante. Tutti noi, indipendentemente dal genere di appartenenza, vorremmo che le nostre creature avessero anche solo un minimo di posto al sole ma già questo è chiedere troppo.

Purtroppo se per chi fa videomaking o musica c'è Youtube a offrire una vetrina di prim'ordine nell'agognata attesa che un produttore ti "scopra" per noi c'è ben poco. Ci sono case editrici sì; c'è l'auto-pubblicazione, vero ma la domanda rimane: e quindi? Quando passi mesi a costruire un prodotto come un libro non puoi farlo sempre con l'idea di buttarlo come Ebook su Amazon e magari, in un anno, farci 30 euro se va bene.

Ammetto che questo sia più uno sfogo che una disamina vera e propria, ma è come la penso so io. E' giusto fare la gavetta, nell'ambiente artistico esiste per tutti; non è giusto dover continuamente rimanere chiusi in un armadio di cui qualcuno ha perso la chiave però.

 

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Mostro mi sembra eccessivo; la chiamerei  malanno, facile a cronicizzare. In forme  diverse ne soffriamo tutti:S...

Prende con maggiore facilità, è intuitivo, chi non ha ancora pubblicato o almero ricevuto qualche forma di riconoscimento del suo lavoro, non ne è esente nemmeno chi ha decenti possibilità di collocarlo. Tendo a formulare una diagnosi banalissima: pigrizia! 

Gli spunti interessanti vengono in mente a molti, mettere insieme bene o male una trama (limitandosi a immaginarla!) non è così difficile. Poi però tocca mettersi all'opera per ore, giorni, anni addirittura.  Gratificante, se abbiamo davvero lo "spirito" del narratore, ma comunque una faticaccia! 

Giova molto l'esercizio, anche breve e fine a se stesso. Nulla dies sine linea. La "cura" può avere durata variabile: chi persevera quasi sempre guarisce, cioè comincia a riempire pagine. Spedito e contento.(y)

Modificato da sefora
refuso
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@Sithis capisco quello che provi e che stai passando. Anche a me la progettazione del romanzo finisce spesso per "ammazzare" un po' la vena creativa, sono impulsiva in questo, ho un estremo bisogno di vedere le prime righe del testo buttate giù, per sentire i personaggi, respirare le atmosfere della nuova storia... Eppure la progettazione è essenziale, come si può iniziare a scrivere senza? Solitamente cerco di conciliare le due cose documentandomi, prendendo appunti e riempiendo pagine e pagine con idee e brainstorming, ma poi inizio a scrivere. Alterno momenti di progettazione ad altri di scrittura, e questo mi stimola molto. Inoltre, le prime pagine scritte di getto si possono correggere in qualsiasi momento, quindi se il problema è la fase di progettazione, prova a buttarti di più su quella pagina bianca. 

A proposito di questo, impara a non temerla: una pagina bianca è un infinito di possibilità, e tu hai il potere di sceglierle, ma anche di tornare sui tuoi passi e vagliarne di nuove ;)

Un altro consiglio che mi sento di darti, è quello di porti una scadenza. So che può sembrare controproducente, ma a me è stato molto utile per concludere i miei primi due romanzi, per cui te lo consiglio. Non riuscivo a portare a termine nessuna storia, finché non mi sono decisa a partecipare a concorsi letterari. La scadenza del concorso mi stimolava a scrivere, è vero che ci si sente un po' con il fiato sul collo, ma può avere i suoi risvolti positivi.

Infine, cerca di impegnarti nello scrivere anche solo poche righe ogni giorno, se vuoi escludi il sabato e la domenica, ma è importantissima la regolarità per chi, come noi, soffre di procrastinazione.Più ti abituerai a scrivere con regolarità e meno problemi avrai a riempire pagine bianche. Arriverai a sentirti strano se non scriverai qualcosa tutti i giorni, è il potere dell'abitudine ;)

Ci sono stati mesi in cui non riuscivo a scrivere neppure una parola, avevo rimandato per troppo tempo. Quando, invece, ho iniziato a scrivere quotidianamente, la scrittura mi mancava in modo terribile quando non potevo dedicarmici.

Spero di esserti stata utile!

 

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Non prendetemi a calci in bocca e abbiate pietà per un non scrittore che si rivolge agli scrittori.

Ma prima delle righe scritte e tra le righe e dopo le righe ce la vogliamo infilare, anche di straforo, questa nostra bella o brutta vita? Ieri mi è capitato di scattare una foto che mi ha fatto riflettere e l'altro giorno ho beccato sulla spiaggia, meglio su uno scoglio, una studentessa con tanto di libro in mano e di vecchia macchina fotografica russa tra le mani. Voglio dire, non che per caso, per dare immediatezza e veridicità, simpatia o drammaticità alle nostre/vostre parole scritte è necessario, ogni tanto, ricordarsi di uscire per andare ad osservare il mondo? Per capire se c'è vento e da che parte soffia? Non sarà che troppa scrittura è cervelloticamente concepita e troppo mentalmente costruita per risultare prodotto empatico e diretto e appetibile per il lettore/editore?

 

Per lavoro leggo ogni giorno testi inediti stracolmi di personaggi non autentici, non credibili, non psicologicamente ben delineati, ma che sono pura voce descrittiva, che entra a far parte del coro dei personaggi di secondo e terzo piano, dal linguaggio piatto e infarcito di espressioni e luoghi comuni da "far paura". Forse, prima di scrivere la prima riga sarebbe opportuno una lunga operazione di depurazione del linguaggio e di decantazione degli stereotipi maschili e femminili che contaminano, avvilendole e immiserendole, troppe nostre/vostre pagine. E sia detto per spirito di conversazione e di contributo critico, nessuno si offenda, mah...troppe identità reali e umane  troppo poco curate, cioè senz esperienze fondamentali,  si mettono a scrivere inventandosi una fittizia identità narrativa, e secondo me questo nuoce gravemente alla letteratura: i vari registri linguistici  di un'opera sono frutto della spesa fatta al mercato, delle donne e degli uomini che abbiamo profondamente conosciuto e non descritto solo per riempire pagine. Prima della storia e della trama e delle ambientazioni è fondamentale inventarsi un linguaggio, un certo  modo di parlare capace di cattura e con naturalezza l'attenzione e la curiosità di chi legge.

 

Un caro saluto a tutti voi.  

Renato 

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10 ore fa, Renato Bruno dice:

i vari registri linguistici  di un'opera sono frutto della spesa fatta al mercato, delle donne e degli uomini che abbiamo profondamente conosciuto e non descritto solo per riempire pagine.

Verissimo. E lo scrittore deve avere buone orecchie attaccate ai lati della scatola cranica (in cui, è noto, alberga il cervello!) ;)

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@Ametista Anche io utilizzo il tuo stesso metodo! Alterno progettazione e stesura... a un certo punto sento il bisogno di lasciar scivolare le dita sulla tastiera e vedere che cosa ne esce fuori. Forse in fondo l' unico segreto per battere la procrastinazione è semplicemente quello di spegnere il proprio editor interiore e cominciare.

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Eccomi, presente! Anche io sono affetto da questa terribile malattia. Pensate che in due anni dall'inizio del romanzo ho scritto appena 80 pagine, perchè continuo a revisionare il poco che ho scritto, a ripensare, a riprogettare e cambiare elementi della storia. E anche quando ho finito di ripensare, cambiare e rivedere, invece di affondare il pedale dell'acceleratore, rimando, rimando e rimando, in attesa dell'ispirazione. C'è stato un periodo in cui mi sono obbligato a mettermi davanti al computer e scrivere, forzatamente, e devo dire che ho scritto in tre giorni 10 delle pagine migliori che abbia mai scritto a mio parere. Poi però è sopraggiunto un nuovo ripensamento sulla trama e mi sono bloccato ancora. Al momento sono fermo da mesi per una seria infinita di dubbi sull'impostazione che voglio dare all'opera: risolvo un dubbio e altri 5 spuntano fuori. E come se non bastasse l'esame di maturità che mi aspetta a luglio prossimo già da ora mi toglie molto tempo utile. Se continuo di questo passo potrei finire il romanzo per quando avrò 90 anni:asd:. Ma giuro che appena avrò tempo e avrò finito con i miei maledetti dubbi, mi costringere a scrivere come quella volta di cui parlavo. D'altra parte secondo me è questo l'unica cura: costringersi a continuare a scrivere la storia che abbiamo iniziato, magari anche scrivendo male e senza ispirazione, perché dopo poco l'ispirazione arriva eccome, e impetuosa. Almeno questo è successo a me quella sacra volta in cui ci ho provato. Ciao a tutti!

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On 7/2/2017 at 22:18, Sithis dice:

Quanti di voi soffrono o hanno sofferto di procrastinazione? Come la combattete?

 

Caro Sithis,

 

la procrastinazione è una delle insidie che attendono chi vuol cimentarsi con la scrittura e, in generale, con qualsiasi impresa.

Oggi rispetto a dieci - venti anni fa, si ha a che fare con mille distrazioni che prima non c'erano: tu hai menzionato la lettura (magari fosse solo quella) ma chi scrive al computer sa quanto sia facile passare da "do giusto una sbirciatina su Facebook" a "ommioddiosonoleseidelmattinovogliomorire".

Tutto sta nella forza di volontà. E quando questa non basta da sola ci sono molti accorgimenti che si possono usare (per esempio esistono software che impediscono per un temo determinato l'accesso ai social e così via) per darle una spintarella.

Io per esempio di solito stabilisco un tempo, e per quel tempo mi costringo a stare sul foglio, "spegnendo" ogni possibile distrazione. Non importa se non scrivo nulla di decente, non importa se non scrivo nulla di nulla. Il cervello prima o poi si abitua.
Un altro consiglio che do sempre a chi partecipa ai miei laboratori, è quello di scrivere la prima parola che ti passa per la testa, poi la seconda e la terza, anche se non c'è connessone, anche se non c'è sintassi: è un po' come tuffarsi in acqua invece di entrare poco a poco (se può interessarti, ho anche scritto qualche articolo specifico sull'argomento).

Spero tu riesca presto a trovare il tuo nirvana letterario

f.

 

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@ferdinando grazie per i tuoi consigli. Anche per me uno dei migliori modi è stabilire il tempo. Uso il timer del telefono, con minimo un' ora e massimo due :) quando suona, a meno che non sia troppo nel "vivo", mi prendo una pausa.

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On 6/2/2017 at 22:18, Sithis ha detto:

Quanti di voi soffrono o hanno sofferto di procrastinazione? Come la combattete?

Inguaribile. Con tanto di certificato medico. Diciamo che più che combatterla puoi farci dei compromessi. Tipo "oggi, dalle XX:XX alle YY:YY tenterò in ogni modo di superare l'impasse". Poi, all'ora YY:YY, non importa quale sia stato il risultato, pianti tutto fregandotene se ce l'hai fatta o no. Il giorno dopo ripeti. A forza di ripetere, il "cimento" quotidiano diventerà un'abitudine e prima o poi ti sbloccherai. Comunque, pur tributando il dovuto al "metodo", cioè al "progettare" la scrittura prima di metterla in atto (premessa indispensabile a "concludere" fattivamente qualsiasi cosa sia più lunga di 10 pagine), c'è da dire che, alla fine, se non mi "immergo" nei personaggi fino al punto di vedere il mondo con i loro occhi o se non lo faccio abbastanza a lungo, non c'è progettazione che tenga. La "scaletta" funziona solo dopo che "dentro" sono diventato i miei personaggi e solo dopo essere "uscito di casa" e aver visto il mondo in questo stato di alterazione del III tipo. Per "uscire", a volte mi basta leggere un buon libro.

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Vi capisco.

Io penso in continuazione ad idee per il mio libro, ne sono proprio pervaso, anche quando sono tipo al supermercato e vedo un comportamento che stuzzica il mio interesse penso:<<questo ora ce lo metto>>.

Arrivo a casa e non ho la forza di iniziare, rimando al giorno dopo perchè magari sono stanco..

Ecco, purtroppo la stanchezza incide un sacco secondo me, non è un passatempo per riposarsi la scrittura, tutt'altro.

Infatti il periodo di maggior produzione per me è stato Febbraio scorso, dove non avevo nulla da studiare e nessun corso di università da frequentare.

Bisogna stringere i denti ed aspettare pazientemente il momento in cui saremo pronti di nuovo a produrre.

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On 19/10/2017 at 18:55, Nik3004 ha detto:

Arrivo a casa e non ho la forza di iniziare, rimando al giorno dopo perchè magari sono stanco..

Ecco, purtroppo la stanchezza incide un sacco secondo me, non è un passatempo per riposarsi la scrittura, tutt'altro.

 Assolutamente.

A me capita di lavorare e stare fuori casa dalle sette del mattino alle sei di sera (quando va bene), ci sono delle serate in cui scrivere è totalmente fuori discussione. Anche perché, a meno di scintille creative del momento, farei solo danni. Tanto vale aspettare di avere una mente quanto meno lucida. Del resto, attualmente scrivo per piacere e non ho nessuno che mi dice "consegna entro tale data". Se mai capiterà che la scrittura diventi un po' di più di un passatempo, la concezione cambierà, ma anche la cornice attorno.
La cosa migliore, a mio avviso, è annotarsi le idee e rileggersi le note ogni tanto, nei momenti di noia. Ne potrebbe uscire uno spunto interessante e aiuta a non perdere la bussola nei periodi "morti".

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