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Alberto E. Long

Confusione; lo scopo di scrivere

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Ciao a tutti. Sono nella crisi più totale. È da oltre 5 anni (ora ne ho 18) che la mia passione per l'arte e la scrittura è diventata così forte, e non mi è mai accaduta una cosa del genere. Quasi una settimana fa mi son sentito dire da una persona a me molto cara certe parole, e ho visto un film, molto profondo, un paio di giorni dopo, che mi hanno fatto riflettere su alcune cose: forse le uniche cose veramente importanti nella vita sono gli affetti, la famiglia, le persone che ti vogliono bene. Forse sono queste le uniche cose che un giorno ti faranno pensare "ho avuto una vita felice". Forse tutto il resto, le ambizioni, i desideri, gli affanni, un giorno non conteranno più nulla. Ed eccomi che sono precipitato in una crisi: forse nemmeno scrivere ha più senso, forse un giorno mi accorgerò che sarà valso solo tanta fatica e nient'altro. Ho provato a convincermi che queste sono tutte mie inibizioni mentali, miei blocchi, che in realtà la scrittura e i sogni in generale fanno parte, insieme agli affetti, di quelle cose che danno valore alla vita, ma non ho ottenuto grandi risposte dalla mia testa bloccata. È una sensazione terribile, claustrofobica, mi fa sentire freddo dentro: io rivoglio me stesso, quello che considerava la letteratura come qualcosa di sacro. E per di più, se anche ritrovassi un senso nello scrivere, non so più che tipo di scrittore sarei. Scriverei semplicemente delle avventure che ho sempre sognato di vivere, com'era mia intenzione quando ho iniziato a scrivere 5 anni fa? Cercherei la via per dare espressione alla "visione" che ho dentro, come invece avevo iniziato a fare da qualche mese a questa parte? Dovrei cercare uno scopo diverso e ancora più profondo? Non lo so, non ci capisco più niente, sono in confusione totale. Forse sono pazzo, penserete, e forse un ragazzo della mia età non dovrebbe farsi problemi di questo tipo, ma la mia testa fa quel che vuole e non riesco a farla stare zitta. Ho anche provato a parlarne con un paio di persone care, ma mi sanno solo dire che son solo fisse mentali e che passerà. Forse voi potete aiutarmi, forse a qualcuno di voi è capitato. O forse dovreste solo consigliarmi un buon psicanalista...

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Escludo che tu sia  un caso patologico:D! So bene che le considerazioni degli adulti  hanno sempre qualcosa di "predicatorio"e che l'esperienza altrui mai potrà anticipare/sostituire la nostra. Comunque ci provo, con la massima semplicità di cui sono capace.

C'è del vero ma anche un po' di esagerazione e un  elemento di dubbio ("forse") in quello che scrivi.

29 minuti fa, Alberto E. Long dice:

le uniche cose veramente importanti nella vita sono gli affetti, la famiglia, le persone che ti vogliono bene. Forse sono queste le uniche cose che un giorno ti faranno pensare "ho avuto una vita felice"

In generale tutti siamo gratificati dagli affetti, familiari e non; messa così, il tenerli da conto sembra però voler escludere ogni altro interesse, passione, stimolo dalle nostre esistenze. Che invece possono accoglierne una "quantità" molto elevata, traendo da ognuno arricchimento e vantaggio. Sogni letterari, compresi!

Occorre naturalmente "coltivare" anche noi stessi. Dobbiamo imparare a conoscerci (Socrate docet) e "volerci bene"  con raziocinio. Ciò implica anche Interrogarsi sul senso del vivere e privilegiare alcune scelte rispetto alle altre possibili.

La (buona) letteratura non è "sacra", tutt'altro:  riunisce i prodotti meglio riusciti del nostro pensiero immaginativo espresso in maniera efficace e lingua pregevole.

Amarla, sentirsene presi, fa parte di un  percorso intellettuale ed emotivo  di tutto rispetto.  Leggere  libri validi, scrivere di noi stessi e/o escogitare avventure può essere l'inizio di un percorso professionale, oppure configurarsi come attività del tempo libero. Va bene in entrambi i casi, purché ci gratifichi.

Avrai in mente, è prevedibile, alcuni autori dalle  biografie più o meno sregolate, maniacali, "maledette", i quali hanno trasgredito  ogni regola e scritto in condizioni drammatiche. Suona irridente, ma tendo a farlo rientrare nelle statistiche. Veniamo a saperlo perché erano bravi  e, magari post mortem, hanno acquisito fama. Di tutti gli altri  "fuori di testa" che, in numero presumibilmente simile,  hanno praticato ogni altra  arte e mestiere manca  notizia e non ce ne occupiamo.

1 ora fa, Alberto E. Long dice:

Dovrei cercare uno scopo diverso e ancora più profondo? Non lo so, non ci capisco più niente, sono in confusione totale. Forse sono pazzo, penserete, e forse un ragazzo della mia età non dovrebbe farsi problemi di questo tipo

No, se questo (tuo) scopo  esiste verrà fuori quando sarà il momento. Invece hai proprio l'età "giusta" per  riflessioni  di questo tipo se non identiche; ci siamo passati tutti - ognuno a suo modo,s'intende-  sentendoci nella medesima confusione. Non che poi arrivino risposte valide per sempre e la nebbia si diradi del tutto, ma se intanto si lavora, ponendosi degli obiettivi interessanti per noi e perseguendoli con piacere, qualche punto fermo finiamo per trovarlo.

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Caro @Alberto E. Long , io credo nel contrario di quello che ti è stato detto dalle persone con cui hai parlato. Innanzitutto, un ragazzo della tua età può beinissimo porsi problemi di questo tipo, anzi è molto frequente che lo faccia. È l'età in cui molte convinzioni sono messe in discussione, si cresce e s'inizia a pensare con la propria testa, accantonando le lezioni e gli esempi eteroimposti.

Oguno ha la sua vita e giunge alle proprie conclusioni. La mia è che gli affetti e le passioni personali siano importanti allo stesso modo. Trascurare gli affetti ti inaridisce tanto quanto il trascurare le tue passioni e attitudini. Al tempo stesso, entrambi (affetti e passioni) ti faranno soffrire, arrabbiare, tirare calci alle porte e pugni alle pareti. Ti faranno venire voglia di mandare al diavolo persone e cose e avrai momenti di grande sconforto e di gioia estatica. Per cui, l'unico consiglio che personalmente mi sento di darti è: vivi entrambi con equilibrio, in egual misura, per quanto puoi; ma soprattutto Vivi! In genere, intendo dire. Perché è la vita che ti darà gli spunti migliori per amare e per scrivere. :)

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Se tu sei pazzo allora lo sono (stato) anche io. Noto molte somiglianze tra il tuo modo di pensare - che traspare da questo post - e quello che avevo io quando mi sono iscritto al forum.

Se ti può essere di conforto, credo che con l'età certi tipi di problemi si risolvano, per così dire, da soli. Con il tempo si sbaglia, si commettono numerosi errori e solo così si può capire come trovare la propria strada, fare ordine e guadagnarsi un po' di equilibrio.

Cita

forse le uniche cose veramente importanti nella vita sono gli affetti, la famiglia, le persone che ti vogliono bene. Forse sono queste le uniche cose che un giorno ti faranno pensare "ho avuto una vita felice". Forse tutto il resto, le ambizioni, i desideri, gli affanni, un giorno non conteranno più nulla.

Questa è una visione limitata. Solo tu puoi dire quali sono le cose importanti per te e di conseguenza non ti pentirai del tempo che ci avrai dedicato. La famiglia è importante? Dedicale del tempo. Scrivere è importante? Scrivi. Non pretendere però di fare tutto contemporaneamente e subito :)

Se queste cose importanti per te dovessero cambiare (e cambieranno), non sarà stato tutto inutile, visto che il futuro viene costruito un pezzo alla volta, anche (e soprattutto) con i nostri errori.

Buona fortuna e se ti piace scrivere non mollare!

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Non serve lo psicanalista: sei solo un ragazzo che si pone delle domande importanti.  La tua è l'età "giusta" per farsi domande ed è naturale che sia così.  Le persone che non si fanno domande mi hanno sempre terrorizzato: per me il dubbio - inteso nel suo significato più alto - è un valore fondante nella vita, forse il più importante di tutti.

E veniamo al tuo problema.

Tu dici: 

9 ore fa, Alberto E. Long dice:

la mia passione per l'arte e la scrittura è diventata così forte, e non mi è mai accaduta una cosa del genere.

e poi:

 

9 ore fa, Alberto E. Long dice:

forse un giorno mi accorgerò che sarà valso solo tanta fatica e nient'altro

no, lo escludo.  Hai parlato di passione.  La passione è un fuoco che ci brucia dentro; assecondarla e coltivarla è puro amore per se stessi.  Se tu avessi detto: scrivo perché voglio diventare famoso e guadagnare tanto denaro, allora sì che correresti quel rischio.  Domani potresti accorgerti che i tuoi sforzi non hanno prodotto né fama né ricchezza e ti sentiresti disilluso e tradito.  Ma la passione non contempla fini pratici: è nutrimento dell'anima e dello spirito.  Se e quando si spegnerà - tra sei mesi, cinque anni, mai... - non proverai quel senso di sfiducia che temi, perché avrai passato sei mesi, cinque anni o tutta la vita a fare qualcosa che ti dava piacere.

10 ore fa, Alberto E. Long dice:

forse le uniche cose veramente importanti nella vita sono gli affetti, la famiglia, le persone che ti vogliono bene. Forse sono queste le uniche cose che un giorno ti faranno pensare "ho avuto una vita felice"

Nemmeno questo credo.

Gli affetti sono di fondamentale importanza, ma da soli non possono bastare a concludere che si è felici.  Significherebbe annullare se stessi in funzione delle persone che amiamo e non basta guardarsi negli occhi e dirsi: ti/vi voglio bene.  Occorre anche realizzare se stessi, soddisfare i propri piaceri e coltivare le proprie passioni.  La felicità sta (mi sbilancio per la prima volta in sessant'anni nel cercare una definizione... :aka:) nel giusto equilibrio fra il mondo degli affetti e quello del sé.

Come diceva uno psicologo molto in voga quando avevo più o meno la tua età: per amare veramente un'altra persona prima bisogna saper amare se stessi.  

È una frase che allora mi colpì molto e a cui ho ripensato spesso nel corso della vita: non posso dire di essere sempre riuscito a mettere in pratica questo insegnamento, ma ti garantisco che mi ha aiutato e ancora mi aiuta.  Oggi forse più di allora.

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Credo di capire la tua confusione. Da poche righe non posso esserne certo, ma penso di poter dire di aver attraversato un momento simile, perfino nella durata, cinque anni, in tempi non troppo lontani. Anch’io, come te, alla fine di un travaglio sono arrivato a chiedermi cosa fare della mia passione, la scrittura, e anch’io, come te, ho messo sul piatto tante considerazioni. Al contrario di te, però, tutto questo a me è capitato molto tardi, cioè dopo i cinquanta.

 

Dunque, come vedi, si può dire che almeno a livello emotivo in a certe cose l’età non conta. Conta però il modo di prenderne atto e di affrontarne le conseguenze. Per spiegare, dovrei fare un discorso un po’ filosofico, forse, ma non credo che potrei dire in un altro modo poiché non penso esista una risposta facile e diretta a dubbi come questo.

 

Per me, le emozioni in genere, in particolare quelle che ci danno le parole, sono una ‘conseguenza’ piuttosto che una ‘causa’. La conseguenza, cioè, di quello che sperimentiamo via via nelle cose e di come tale esperienza si accorda o meno con aspettative profonde. Più l’esperienza di qualcosa ci coinvolge più forti sono le probabilità che quella cosa si accordi davvero con un nostro bisogno, che diventa per questo altrettanto ‘reale’ di altri bisogni che conosciamo già: gli affetti, i luoghi e le cose che ci sono care e così via. Dunque, se è così, e se, come dici, dopo cinque anni stai ancora a pensarci sopra, credo proprio che non ci siano dubbi: per te scrivere conta, conta davvero. Potrai difettare in determinazione, la determinazione a diventare scrittore – per perseguire questa ambizione ce ne vuole davvero tanta – ma non credo tu possa difettare nel desiderarlo davvero.

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Wow, mi avete risposto in tanti. Grazie davvero, ragazzi, mi aiutate molto! Provo a rispondere ad ognuno di voi dunque. @sefora@ElleryQ@Riddle Seeker@Marcello , i vostri commenti mi sembrano suggerire tutti un consiglio comune: gli affetti e le passioni sono entrambi importanti allo stesso modo, si possono coltivare insieme e non si escludono l'un l'altra; sono solo due forme diverse di amore, i primi verso gli altri, le seconde verso se stessi. Il punto è che io sono d'accordissimo con tutto questo, è proprio ciò che penso. Ma quello che mi fa impazzire è che, dopo le riflessioni che sono scaturite dal film che ho visto e dalle parole che mi son sentito dire, non so più se scrivere è il mio sogno, la mia passione. Non ho più quel fuoco che mi spingeva a fantasticare e a immaginare sulle scene che avrei scritto persino durante i compiti in classe, a scuola; quando penso alla visione che ispirava il libro che sto scrivendo sento solo vuoto e piattume, mentre prima c'era un vortice di emozioni fortissime. Come ho detto è una sensazione terribile, e so che nessuno di voi può dirmi se scrivere è una mia passione o no, ci mancherebbe, però speravo che qualcuno ci fosse passato in una situazione simile, e potesse suggerirmi come tirarmi ne fuori. Perché era stupendo quel vortice di emozioni, io non mi capacito di come possa essere scomparso così. Io lo rivoglio.

@gecosulmuro ti ringrazio davvero per il conforto, però forse non mi sono spiegato bene. Non sono cinque anni che ho questo dubbio: questo dubbio l'ho da circa una settimana. Sono cinque anni che la mia fortissima passione per la scrittura è venuta alla luce, nonostante fin dalle elementari mi divertiva scrivere i racconti che la maestra ci chiedeva per compito. È per questo che mi sento così confuso: son 5 anni che scrivere è praticamente tutto per me (oltre agli affetti, se non si fosse capito:asd:), e ora di punto in bianco mi succede questo e non riesco a uscirne. Mi manca l'aria, ecco.

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4 minuti fa, Alberto E. Long dice:

Come ho detto è una sensazione terribile, e so che nessuno di voi può dirmi se scrivere è una mia passione o no, ci mancherebbe, però speravo che qualcuno ci fosse passato in una situazione simile, e potesse suggerirmi come tirarmi ne fuori. Perché era stupendo quel vortice di emozioni, io non mi capacito di come possa essere scomparso così. Io lo rivoglio.

Sembri una persona molto riflessiva e matura per la tua giovane età.  E scrivi bene, a giudicare da questi post.

Azzardo una previsione: il vortice tornerà presto.

E consiglio una medicina: tre proiezioni consecutive de "L'attimo fuggente".  

Prima dei pasti, s'intende. ;)

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10 minuti fa, Alberto E. Long dice:

speravo che qualcuno ci fosse passato in una situazione simile,

10 minuti fa, Alberto E. Long dice:

Non ho più quel fuoco che mi spingeva a fantasticare e a immaginare sulle scene che avrei scritto persino durante i compiti in classe, a scuola; quando penso alla visione che ispirava il libro che sto scrivendo sento solo vuoto e piattume, mentre prima c'era un vortice di emozioni fortissime.

 

 

Caro @Alberto E. Long , certo che ci siamo passati. E in molti, pure. La "sindrome da foglio bianco" è l'incubo primario dello scrittore. Quel fuoco, quel turbinio di emozioni, in alcuni periodi si può attenuare e persino spegnere e non importa da cosa scaturisca questo spegnimento. Accade! Le motivazioni possono essere tante, ma per riaccenderlo torno a quel suggerimento iniziale: vivi! Prenditi una pausa, allontana il pensiero ossessivo del "perché", recupera la tua spontaneità. Non dico che ci riuscirai domani, il tempo è relativo e varia per ciascuno. Ti dico solo di attendere quella scintilla necessaria a riaccendere il fuoco e solo vivendo, confrontandoti con gli altri, lasciando che le cose accadano e ti ispirino, tornerai a far ardere la tua passione. :)

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Non ben capito le parole che ti sono state rivolte...ma non capisco perchè la volontà di scrivere dovrebbe causare problemi di natura familiare e affettiva. Fosse eronia capirei, ma essere un adolescenze e provare piacere a leggere e scrivere è un bel vantaggio che tanto in futuro ti porterà cose buone.

 

Poi è chiaro che probabilmente se si vuol diventare uno scrittore a tempo pieno e di successo la vita sociale ed affettiva deve essere messa comunque in secondo piano. Almeno per i primi tempi. Ma quaesto vale per tutti coloro che vogliono provare a diventare "qualcuno" in ogni disciplina.

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@JPK Dike in realtà le parole che mi ha detto questa persona cara non c'entravano un fico secco con la scrittura, e tanto meno il film che ho visto: c'entravano invece col valore degli affetti. Solo che io sono un tipo molto riflessivo e ci ho rimuginato a tal punto che mi son chiesto se allora gli affetti non fossero l'unica vera cosa importante, tanto importante da rendere inutili persino le passioni. Poi a questa domanda mi son risposto di no, però nel frattempo mi son bloccato e si è spento in me quel "fuoco" di cui si parlava con @Marcello .

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2 ore fa, Alberto E. Long dice:

so che nessuno di voi può dirmi se scrivere è una mia passione o no, ci mancherebbe, però speravo che qualcuno ci fosse passato in una situazione simile, e potesse suggerirmi come tirarmi ne fuori.

No, è chiaro, però possiamo esprimere un'opinione abbastanza attendibile su "come" scrivi!:D Metti da parte il romanzo e dedicati a qualcosa di breve, su un argomento anche banale.  A mia esperienza è un buon metodo per tirarsi fuori dal "vuoto e piattume" della scrittura in corso. Poi l'ho sempre ripresa con spirito "rinnovato". In bocca al lupo per tutto!

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@Alberto E. Long Sul valore dei legami affettivi non saprei cosa risponderti. Nel mio caso hanno sempre avuto un valore molto molto ridotto, quasi nullo. Li ho sempre visti come temporanei e caduchi. Però le passioni personali son qualcosa che credo necessario coltivare e sviluppare. Anche perchè alla fine, della scuola e pi dell'università, resti tu contro il mondo, ed è bene essere preparati.

 

Comunque non preoccuparti se al momento è passato il turbinio di emozioni con cui scrivevi il libro. Succede e probabilmente ti risuccederà anche in futuro. Devi trovare la strada che ti ricondurrà a quella forza che sentivi prima. E benchè non sia facile, è sicuramente possibile.

 

O come dice Sefora è una possibilità buttarsi su altro, magari di più corto e semplice. L'importante credo sia continuare a fare passettini verso la direzione giusta, ed evitare di restare fermi.

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@sefora se ti riferisci ai refusi, che tra l'altro sono in buona parte dovuti al correttore del cellulare, per quelli mi son già scusato!:P @JPK Dike@sefora , devo dire che il vostro consiglio di scrivere altro mi demoralizza un po', perchè odio lasciare in sospeso dei lavori per degli altri di cui perdipiù mi interessa di meno. Però può sicuramente essere un opzione, ci penserò. Grazie mille anche a voi!

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Credo che @sefora non si riferisse ai refusi, tutt'altro. La sezione "officina" del forum è un ottimo modo per esercitarsi quando si è a corto di idee (o di entusiasmo) e dai commenti si impara moltissimo :)

Anche io odio lasciare le cose in sospeso, comunque riprenderle in mano dopo molto tempo a volte contribuisce a migliorarle sensibilmente.

Specialmente se si ritorna "allenati".

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1 ora fa, Alberto E. Long dice:

@sefora se ti riferisci ai refusi, che tra l'altro sono in buona parte dovuti al correttore del cellulare, per quelli mi son già scusato!

No, per nulla! Sono una gran distratta, fatico a vederli anche quando  li cerco. Come ben spiegato :) da Riddle, ti esortavo a pubblicare qualcosa in officina. Sono convinta che ti gioverebbe;).

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1 ora fa, Alberto E. Long dice:

avevo intenzione di pubblicare qualcos'altro a breve

Adesso che ci hai incuriosito e ci hai reso partecipi delle tue passioni, siamo tutti incuriositi.  Verremo tutti a disintegrare leggere e commentare il tuo racconto :D

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@Alberto E. Long io ho capito questo: scrivere è una gran perdita di tempo e tutti dovrebbero assolutamente evitare di farlo, tranne quelli che a scrivere si divertono da pazzi o quelli che magari soffrono molto, però inspiegabilmente non possono farne a meno. 

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31 minuti fa, Tinucci dice:

tranne quelli che a scrivere si divertono da pazzi o quelli che magari soffrono molto, però inspiegabilmente non possono farne a meno. 

 

Folli o masochisti, insomma. Io becco entrambe le categorie, per cui... sono coerente! :asd:

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@Alberto E. Long Se ho capito bene, quello che ti sta succedendo ora è di provare un improvviso senso di distacco da una passione che ti ha conquistato per tanto tempo. Non te l'aspettavi e questo ti sconcerta. Probabilmente, per via dell'età, hai assecondato questa tua inclinazione senza pensarci troppo, facendone di fatto il canale principale per vivere certe emozioni, poi, come è naturale e inevitabile, appunto, alla tua età, hai scoperto un nuovo modo di provare quelle stesse emozioni e hai perso la scrittura, che ora ha un "concorrente".

Nulla di strano, sarebbe stato strano che non accadesse, è che stai semplicemente cambiando. Probabilmente doveva succedere comunque, prima o poi, ma questo non vuol dire che la scrittura finirà in soffitta, vuol dire solo che cambierà con te e diventerà qualcos'altro, qualcosa di più maturo. Nela vita i veri amori si trasformano ma non muoiono mai.

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@gecosulmuro in realtà non è che la scrittura ha trovato un nuovo concorrente, perchè quando parlo degli affetti, mi riferisco alla mia famiglia ma soprattutto alla mia ragazza, con cui però sto da ben 4 anni, perciò non è certo nulla di nuovo. Semplicemente mi son trovato a riflettere su quanto abbia davvero senso tutta questa fatica, sul perché scrivere se non porta a nulla. Comunque questa riflessione è stata utile, perchè sta succedendo ciò che tu dicevi: la mia scrittura sta maturando con me. Sto ritrovando l'entusiasmo, la voglia, la motivazione, anche se qualche piccolo scoglio mentale devo ancora superarlo e a dire il vero di tempo per scrivere ne ho poco, purtroppo. 

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