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Kotobi

Dialoghi credibili

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Vado subito al sodo, ho l'incubo dei dialoghi da scienziato. Quando scrivo un discorso mi escono frasi improponibili che solo a vederle mi viene un' ulcera...

Insomma non riesco a scrivere dialoghi credibili.

E quindi vi chiedo da Principiante nel mondo della scrittura, Quali dono i consigli/trucchetti che potrebbero aiutarmi a superare questo incubo?

 

 

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Io partirei intanto dallo stabilire quali momenti debbano trasformarsi in dialogo e quali è meglio che siano demandati al narratore.

Se la situazione, insomma, richiede l'immediatezza e la spontaneità del dialogo o invece la sintesi della voce narrante. 


In seconda battuta, cercherei di stabilire se i dialoghi abbiano un solo livello o più livelli.

Se, per esempio, un personaggio introverso deve confessare il suo amore, magari non dice "ti amo" e basta. Magari dice "Sai che il risotto come lo fai tu non lo fa nessuno?". La presenza di un secondo livello, più subliminale e meno scontato, contribuisce tantissimo ad evocare più che a spiattellare, e la frase in sé diventa interessante pur senza esserlo. Questo accorgimento sposta l'attenzione su un livello più profondo e la toglie alla bellezza del dialogo. In fondo, per quanto una battuta che suoni bene in assoluto sia preferibile ad una che suoni male, stai facendo prosa, e non poesia. E in fondo tutto questo ricalca i meccanismi con cui tutti noi parliamo, girando spesso intorno all'argomento senza citarlo in maniera diretta.

Una volta stabiliti questi due punti, diventa facile "rivestire" la singola frase di un certo personaggio con la sua essenza, la sua personalità e il suo modo di parlare. 
Se il personaggio è poco istruito, inutile inserire vocaboli aulici. Se invece è un prolisso compulsivo, potrebbe dire la stessa cosa in dieci modi diversi nella stessa frase. Se è un timido, potrebbe esprimersi a monisillabi.


Io mi ritengo fortunato, ho tanti difetti che ho come scrittore ma non ho mai "subìto" i dialoghi, anzi, li ho sempre considerati un modo per impreziosire la scrittura e dare voce direttamente ai personaggi.

 

Nel tuo caso, se il dialogo non ti viene bene, forse è un problema di costruzione dei personaggi. Rendili più tridimensionali, arricchisci il loro passato di un vissuto, di gioie, passioni, debolezze, incoerenze, e anche di proprietà tipiche del linguaggio: slang, termini dialettali, costruzioni dei periodi non da italiano grammaticalmente e logicamente perfetto. Ma senza esagerare, perché l'effetto parodia o macchietta è sempre in agguato. 


Io ho avuto problemi simili per un mio personaggio che viene dalla borgata romana e non è istruito. In fase di revisione, sono spariti tutti i termini troppo sofisticati, sostituiti facilmente con termini più semplici, tipici di chi ha un vocabolario più ristretto. Buona scrittura, spero di esserti stato utile.

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44 minuti fa, butch dice:

Rendili più tridimensionali, arricchisci il loro passato di un vissuto, di gioie, passioni, debolezze, incoerenze, e anche di proprietà tipiche del linguaggio: slang, termini dialettali, costruzioni dei periodi non da italiano grammaticalmente e logicamente perfetto. Ma senza esagerare, perché l'effetto parodia o macchietta è sempre in agguato. 

 

Consiglio che sposo.

Tu devi "conoscere" il tuo personaggio e "vederlo" in scena. Sapere che faccia farà se racconta una marachella o se invece è interrogato dalla polizia; i suoi gesti abituali, i tic, i modi di dire, come sta a sedere sulla sedia... Se riesci a vedere questi dettagli, anche le sue frasi ti usciranno spontanee.

L'errore più grande è farli parlare tutti allo stesso modo.

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Per quel che valgono, ecco i miei consigli:

- Rileggi i dialoghi recitandoli. Non c'è bisogno di farlo a voce alta, anche se può aiutare. Basta rileggere le battute immaginando la voce del personaggio, il tono con cui pronuncia la frase. E' un modo come un altro per rendersi conto se la frase funziona.

- Guarda tanti film. Potrà sembrare strano come consiglio, dato che molti si ostinano a considerare la televisione come nemico naturale della lettura, ma se senti che il tuo punto debole sono i dialoghi, allora i film possono aiutarti tanto. Ci sono serie tv scritte veramente bene da cui si può imparare tanto.

- Ricordati che un dialogo deve anche essere interessante, forse ancor prima di essere credibile. Mi spiego meglio, perché la cosa può essere controversa: nella vita reale non tutte le persone sono brillanti, argute e con la battuta pronta. Se riporti fedelmente su carta una conversazione fra due vicine di casa, avrai un dialogo credibile ma probabilmente poco interessante, o poco incisivo. In un romanzo come in un film spesso i personaggi hanno uscite che sono poco credibili, poco realistiche, ma che comunque fanno parte della finzione narrativa e che il lettore accetta senza troppi problemi. Quindi è importante trovare un equilibrio. Dialoghi verosimili ma non troppo, ecco.

Spero di essere stato d'aiuto,
Ciao!

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Grazie a tutti per aver impiegato il vostro tempo, proverò a sperimentare i vostri consigli vediamo come va(y)

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Io invece ho un consiglio che esula dalla scrittura diretta. Come te la cavi con il dialogo di persona, @Kotobi ? Quello che scrivi è figlio tuo, e come figlio eredita gran parte dell'essenza del genitore. Io, per esempio, ho poca memoria visiva: le mie descrizioni sono essenziali e molto brevi. In compenso parlo molto: ho inserito tantissimi dialoghi. E poi sono veneto, quindi i dialoghi sono pieni di scurrilità :asd: 
Poi nel tempo il figlio cresce e assume il suo carattere di adulto, ma questo è un altro discorso...

Per questo ti chiedo: come te la cavi con dialoghi tra persone reali? Sei uno che parla tanto, che ascolta, che pensa ad altro mentre gli altri parlano, che si esprime in frasi complicate o viceversa in banalità? Se non ti vengono bene dialoghi credibili, forse stai cercando di imitare qualcosa che non conosci abbastanza bene ma che, per tua fortuna, è abbastanza facile da reperire in giro.

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24 minuti fa, Kotobi dice:

@Francesco Wil Grandis In effetti non sono uno che parla molto...

 

Eccallà! (y)

Il mio approccio alla scrittura (che non ha pretese di essere quello "giusto", ammesso che esista qualcosa del genere) si rifà a una massima che si usa anche nell'educazione dei bambini: i bambini non imparano dalle parole ma dall'esempio. Il genitore quindi non può limitarsi a spiegare la gentilezza, deve essere gentileSe tu non sei un gran parlatore, tuo figlio (il tuo testo) probabilmente non brillerà nei dialoghi. 

Allora qui secondo me si aprono due strade: o tu cerchi di essere più parlatore, o accetti serenamente il fatto che anche tuo figlio non lo sia e ti dedichi a una scrittura con più pensieri e meno dialoghi. Sensato?

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@Francesco Wil Grandis  Devo abbandonare i miei sogni da "dialogo normale", diventare parlatore vorrebbe dire cambiare un aspetto del mio carattere che non e mica una passeggiata.

 

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5 ore fa, Francesco Wil Grandis dice:

Io invece ho un consiglio che esula dalla scrittura diretta. Come te la cavi con il dialogo di persona, @Kotobi ? Quello che scrivi è figlio tuo, e come figlio eredita gran parte dell'essenza del genitore. Io, per esempio, ho poca memoria visiva: le mie descrizioni sono essenziali e molto brevi. In compenso parlo molto: ho inserito tantissimi dialoghi. E poi sono veneto, quindi i dialoghi sono pieni di scurrilità :asd: 
Poi nel tempo il figlio cresce e assume il suo carattere di adulto, ma questo è un altro discorso...

Per questo ti chiedo: come te la cavi con dialoghi tra persone reali? Sei uno che parla tanto, che ascolta, che pensa ad altro mentre gli altri parlano, che si esprime in frasi complicate o viceversa in banalità? Se non ti vengono bene dialoghi credibili, forse stai cercando di imitare qualcosa che non conosci abbastanza bene ma che, per tua fortuna, è abbastanza facile da reperire in giro.


Ehi, questa interpretazione del problema è davvero originale, mi piace molto e sono sicuro possa avere ben più di un fondo di verità.

 

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4 ore fa, Francesco Wil Grandis dice:

Diventare uno scrittore così esperto da poter essere quello che ti pare, un po' come un attore.

Ancora più verità dell'originale punto di vista di vedere il problema, è questa affermazione.

Dentro ognuno di noi ci sono sfaccettature di ogni tipo; nella nostra vita normale non facciamo altro che enfatizzarne alcune, perché è quello il nostro carattere. Ma in teoria puoi "far finta" di essere chiunque, con la giusta dose di intelligenza, un po' d'esperienza e... talento, ovviamente.

Il difficile è risultare credibili, reali, tra le parole che scrivi. Se hai problemi a risultare credibile nei dialoghi, non lo sarai nemmeno nella narrazione, probabilmente. Non resta che una cosa, da fare: esercizio. La scrittura è come qualsiasi altra attività del mondo: ci vuole "stoffa", sì, ma anche tanto allenamento. A cosa porta, l'allenamento? Al miglioramento. Lento, ma costante.

Già il fatto che tu sia ancora qui è un buon segno, @Kotobi. Significa che la volontà di migliorare ce l'hai :D 

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@Niko 

Devi tener conto che Tre-Quattro mesi fa aprivo la pagina word e distratto da altre cose finivo per chiuderla.

Ora invece la situazione é decisamente migliorata, riesco perlomeno a delineare un abbozzo di storia e di personaggi.

Infine spero solo che la scrittura non sia una cosa del tipo "Scrittori si nasce, non si diventa" perché sarebbe davvero deprimente.

 

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7 minuti fa, Kotobi dice:

spero solo che la scrittura non sia una cosa del tipo "Scrittori si nasce, non si diventa" perché sarebbe davvero deprimente.

Stai tranquillo: non è questione di nascita. Diventare bravi scrittori si può; il talento lo si coltiva, anche se è acerbo. Non posso mentirti e dire che la capacità innata non conta. Quella conta, certo. Ma non è tutto... c'è la tecnica, la voglia di mettersi a "studiare", e l'esercizio cui facevo riferimento prima. Continua a impegnarti e i risultati arriveranno, te lo assicuro!

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14 minuti fa, Kotobi dice:

Infine spero solo che la scrittura non sia una cosa del tipo "Scrittori si nasce, non si diventa" perché sarebbe davvero deprimente.

 


Secondo Stephen King, se non ricordo male, ci sono quattro fasce: 
- incapaci
- competenti
- bravi
- geni

La sua teoria è che se sei incapace non c'è niente da fare, genio o ci nasci o non lo sarai mai, ma se per caso nasci competente allora c'è qualche speranza di diventare anche bravo. Nota: lui si considera bravo.

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@Kotobi Da parte mia posso assicurarti che tutto ciò che si fa con il cervello si può imparare e perfezionare con l'esercizio. In questo senso la scrittura non ti pone limiti se non la tua stessa volontà di continuare o di rinunciare a migliorarti. Ho visto che hai ancora un numero relativamente basso di interventi nel forum, e l'esercizio che secondo me è il migliore che si possa fare per imparare abilità nuove nel campo della scrittura è quello di mettersi a fare commenti approfonditi agli altri utenti. 

Prenditi l'impegno di fare un'analisi critica dei testi, degli autori bravi e dei meno bravi, esplora, confronta, affina la tua percezione dei dettagli quanto a tecnica e stile, piano piano vedrai che il tuo cervello e il tuo pensiero "farà il muscolo" che ti permetterà di replicare le performance degli altri.

Se il tuo punto debole sono i dialoghi, prendi racconti pieni di dialoghi e mettiti giù a commentarli a esaminarli parola per parola.

Oltre alla lettura dei testi, prenditi il tempo per leggere anche i commenti degli altri e ci troverai dei tesori di insegnamenti che ti aiuteranno a imparare in fretta un mucchio di cose.

Potrei suggerirti @Lo scrittore incolore e @Bango Skank come due dei dialoghisti e caratterizzatori più capaci che abbia avuto modo di leggere qui nel forum, ma fai altrettanto esercizio con chi è alle prime armi. Sarai capace di apprezzare la differenza e piano piano ti si schiarirà la visione di quali siano le tecniche e le sottigliezze del mestiere. 

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10 ore fa, Kotobi dice:

Infine spero solo che la scrittura non sia una cosa del tipo "Scrittori si nasce, non si diventa" perché sarebbe davvero deprimente

 

Io ti assicuro che in circa un anno di frequenza assidua del forum, con i contest, i commenti fatti e ricevuti e le letture, la mia condizione si è molto avvicinata a quella di uno "scrittore" passabile. 

Nonostante prima di passar di qua mi reputassi bravo a scrivere, mi bastarono pochi commenti da parte di gente più esperta (li ringrazierò sempre per questo) per smontare i miei primi racconti e farmi rendere conto di quanto stavo rovinato! Un anno di esercizio ha molto migliorato sia la mia sintassi e la mia grammatica, sia il mio modo di gestire i Pov, le descrizioni e i dialoghi.

Morale della favola: scrittori si diventa. Bravi scrittori pure. Ma bisogna farsi un c... così!

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Secondo me, se poso dire la mia, conta abbastanza anche il così detto "modellamento", cioè la capacità di prendere come riferimento qualcuno o qualcosa.

Per esempio: porre attenzione ai dialoghi nella realtà. Anche se non si è un buon "parlatore" nella vita di tutti i giorni, ma un buon ascoltatore, si può prestare attenzione alle frasi dette nei più svariati contesti e poi (sì, sembra da pazzi ma è utile) appuntare su un taccuino ciò che ci colpisce e che ci sembra adatto.

La stessa cosa vale anche nella lettura (il che si avvicina molto a quanto scriveva @KMR ), per cui possiamo far caso ai dialoghi di determinati scrittori, che ci piacciono o che troviamo particolarmente efficaci, capire cosa ci colpisce di più in essi e riprodurne le modalità.

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Ringrazio KMR per le belle parole.
Alcuni suggerimenti che mi sento di dare per affinare la capacità di scrivere dialoghi che risultino "veri e veloci".

Personalmente, le prime cose che ho iniziato a scrivere sono state dialoghi, questo perché ho una laurea in Storia e Critice dal Cinema, e studiare discipline dello spettacolo mi ha portato ad avere, accanto a una formazione da lettore "classico" di testi di narrativa di ogni genere, un'attenzione particolare per i dialoghi dei film e i testi teatrali.
Leggi Shakesperare, innanzi tutto. Tragedie e commedie. Leggi qualche altro classico teatrale. Poi prova a buttare giù dei mini-testi teatrali di poche battute, di solo dialogo ovviamente. Questo per la parte "impegnata" della scrittura dialoghistica.
Guarda film che abbiano un linguaggio "moderno" e facciano della sceneggiatura e dei dialoghi il punto di forza (i film di Guy Ritchie ad esempio, come Lock e stock, The Snatch, Rock'nrolla) e prova a buttare giù delle mini sceneggiature, di solo dialogo ovviamente. Questo per la parte "urbana" della scrittura dialoghistica.
Leggi i migliori autori "real" che ci siano, quelli i cui dialoghi risultano i più veri. Imprescindibile per chi voglia saper scrivere bene dialoghi che risultino veri e non usciti da un libro dell'800 è ad esempio la lettura e lo studio dei romanzi di Irvine Welsh (Trainspotting, Porno ecc ecc). Poco importa se Welsh ti piace o no: leggilo uguale. è uno dei  migliori al mondo in questo. Poi scrivi dei mini racconti in cui fai parlare i personaggi di Welsh con il linguaggio da strada (poco importa la trama, basta che li fai dialogare tra loro).
Questo esercizio, se eseguito con costanza giornaliera (anche mezz'ora al giorno, ma va fatto) ti porterà in 6 mesi a diventare da un pessimo dialoghista a un dialoghista dignitoso, nel peggiore dei casi. In un ottimo dialoghista nel migliore.
Ps: mettere le mani su qualche sceneggiatura cinematografica di film che parlino un linguaggio moderno - per quanto la lettura delle sceneggiature sia assai pallosa - è un altro buon esercizio.
La morale è: si può migliorare in modo incredibile, basta impegnarsi e lasciare sui tasti lacrime, sangue e sudore. Naturalmente, si deve sapere cosa "studiare", prima: è inutile mettersi a scrivere dialoghi a caso se non si hanno punti di riferimento. Per questo il consiglio è quello di esercvitarsi "scimmiottando" lo stile di ciò che si legge (da Shakespeare a Welsh). Quando si è presa la mano in questo esercizio, a un certo punto, come per magia, i dialoghi verranno fuori da soli, e in uno stile personale e proprio.

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sono d'accordo con @Bango Skank . Per migliorare l'approccio ai dialoghi (ma banalmente vale anche per le descrizioni, le trame e i loro intrecci ecc.) è fondamentale immagazzinare informazioni; leggere tanto (sono convinto, ma questo in quanto soggettivo può essere opinabile, che i classici, o se preferite gli autori morti, sono fondamentali), guardare tanti film (spesso il cinema è sottovalutato ma per me rimane un'arte al pari di altre e assoluta fonte d'ispirazione) e anche attingere dalla quotidianità; su quest'ultimo punto si possono trovare spunti incredibili (ogni essere umano, anche il più noioso, possiede potenziali sfumature, tratti e caratteristiche in grado di poterlo trasformare in pura narrativa).

Per quanto mi riguarda (un misero scrittore senza studio apposito e referenze che lo rendano tale) uno scrittore è colui che accumula, plasma e filtra storie, eventi e personaggi per metterli su carta nel modo più appetibile possibile.

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Ospite
1 ora fa, Bango Skank dice:

Ringrazio KMR per le belle parole.
Alcuni suggerimenti che mi sento di dare per affinare la capacità di scrivere dialoghi che risultino "veri e veloci".

Personalmente, le prime cose che ho iniziato a scrivere sono state dialoghi, questo perché ho una laurea in Storia e Critice dal Cinema, e studiare discipline dello spettacolo mi ha portato ad avere, accanto a una formazione da lettore "classico" di testi di narrativa di ogni genere, un'attenzione particolare per i dialoghi dei film e i testi teatrali.
Leggi Shakesperare, innanzi tutto. Tragedie e commedie. Leggi qualche altro classico teatrale. Poi prova a buttare giù dei mini-testi teatrali di poche battute, di solo dialogo ovviamente. Questo per la parte "impegnata" della scrittura dialoghistica.
Guarda film che abbiano un linguaggio "moderno" e facciano della sceneggiatura e dei dialoghi il punto di forza (i film di Guy Ritchie ad esempio, come Lock e stock, The Snatch, Rock'nrolla) e prova a buttare giù delle mini sceneggiature, di solo dialogo ovviamente. Questo per la parte "urbana" della scrittura dialoghistica.
Leggi i migliori autori "real" che ci siano, quelli i cui dialoghi risultano i più veri. Imprescindibile per chi voglia saper scrivere bene dialoghi che risultino veri e non usciti da un libro dell'800 è ad esempio la lettura e lo studio dei romanzi di Irvine Welsh (Trainspotting, Porno ecc ecc). Poco importa se Welsh ti piace o no: leggilo uguale. è uno dei  migliori al mondo in questo. Poi scrivi dei mini racconti in cui fai parlare i personaggi di Welsh con il linguaggio da strada (poco importa la trama, basta che li fai dialogare tra loro).
Questo esercizio, se eseguito con costanza giornaliera (anche mezz'ora al giorno, ma va fatto) ti porterà in 6 mesi a diventare da un pessimo dialoghista a un dialoghista dignitoso, nel peggiore dei casi. In un ottimo dialoghista nel migliore.
Ps: mettere le mani su qualche sceneggiatura cinematografica di film che parlino un linguaggio moderno - per quanto la lettura delle sceneggiature sia assai pallosa - è un altro buon esercizio.
La morale è: si può migliorare in modo incredibile, basta impegnarsi e lasciare sui tasti lacrime, sangue e sudore. Naturalmente, si deve sapere cosa "studiare", prima: è inutile mettersi a scrivere dialoghi a caso se non si hanno punti di riferimento. Per questo il consiglio è quello di esercvitarsi "scimmiottando" lo stile di ciò che si legge (da Shakespeare a Welsh). Quando si è presa la mano in questo esercizio, a un certo punto, come per magia, i dialoghi verranno fuori da soli, e in uno stile personale e proprio.

 

2 ore fa, ElleryQ dice:

Secondo me, se poso dire la mia, conta abbastanza anche il così detto "modellamento", cioè la capacità di prendere come riferimento qualcuno o qualcosa.

Per esempio: porre attenzione ai dialoghi nella realtà. Anche se non si è un buon "parlatore" nella vita di tutti i giorni, ma un buon ascoltatore, si può prestare attenzione alle frasi dette nei più svariati contesti e poi (sì, sembra da pazzi ma è utile) appuntare su un taccuino ciò che ci colpisce e che ci sembra adatto.

La stessa cosa vale anche nella lettura (il che si avvicina molto a quanto scriveva @KMR ), per cui possiamo far caso ai dialoghi di determinati scrittori, che ci piacciono o che troviamo particolarmente efficaci, capire cosa ci colpisce di più in essi e riprodurne le modalità.

 

28 minuti fa, Plata dice:

sono d'accordo con @Bango Skank . Per migliorare l'approccio ai dialoghi (ma banalmente vale anche per le descrizioni, le trame e i loro intrecci ecc.) è fondamentale immagazzinare informazioni; leggere tanto (sono convinto, ma questo in quanto soggettivo può essere opinabile, che i classici, o se preferite gli autori morti, sono fondamentali), guardare tanti film (spesso il cinema è sottovalutato ma per me rimane un'arte al pari di altre e assoluta fonte d'ispirazione) e anche attingere dalla quotidianità; su quest'ultimo punto si possono trovare spunti incredibili (ogni essere umano, anche il più noioso, possiede potenziali sfumature, tratti e caratteristiche in grado di poterlo trasformare in pura narrativa).

Per quanto mi riguarda (un misero scrittore senza studio apposito e referenze che lo rendano tale) uno scrittore è colui che accumula, plasma e filtra storie, eventi e personaggi per metterli su carta nel modo più appetibile possibile.

 

14 ore fa, KMR dice:

@Kotobi Da parte mia posso assicurarti che tutto ciò che si fa con il cervello si può imparare e perfezionare con l'esercizio. In questo senso la scrittura non ti pone limiti se non la tua stessa volontà di continuare o di rinunciare a migliorarti. Ho visto che hai ancora un numero relativamente basso di interventi nel forum, e l'esercizio che secondo me è il migliore che si possa fare per imparare abilità nuove nel campo della scrittura è quello di mettersi a fare commenti approfonditi agli altri utenti. 

Prenditi l'impegno di fare un'analisi critica dei testi, degli autori bravi e dei meno bravi, esplora, confronta, affina la tua percezione dei dettagli quanto a tecnica e stile, piano piano vedrai che il tuo cervello e il tuo pensiero "farà il muscolo" che ti permetterà di replicare le performance degli altri.

Se il tuo punto debole sono i dialoghi, prendi racconti pieni di dialoghi e mettiti giù a commentarli a esaminarli parola per parola.

Oltre alla lettura dei testi, prenditi il tempo per leggere anche i commenti degli altri e ci troverai dei tesori di insegnamenti che ti aiuteranno a imparare in fretta un mucchio di cose.

Potrei suggerirti @Lo scrittore incolore e @Bango Skank come due dei dialoghisti e caratterizzatori più capaci che abbia avuto modo di leggere qui nel forum, ma fai altrettanto esercizio con chi è alle prime armi. Sarai capace di apprezzare la differenza e piano piano ti si schiarirà la visione di quali siano le tecniche e le sottigliezze del mestiere. 

 

 

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20 ore fa, Kotobi dice:

@Francesco Wil Grandis  Devo abbandonare i miei sogni da "dialogo normale", diventare parlatore vorrebbe dire cambiare un aspetto del mio carattere che non e mica una passeggiata.

 

Kotobi, ecco questa autoanalisi ti salverà da grandi strazi letterari:asd: >> tu se sei veramente così allora non possiedi le tonnellate di pratica quale noi (i parlatori) accumuliamo fin dall'infanzia con dei trucchi vari da subentrare coll'età--giocare coll'intonazione, con le frasi,con i significati, saper parlare tanto per far fumo e c.t.

Peeròò... tu potresti diventare un vero Mago della descrizione dei pensieri intimi dei protagonisti che scorrono contemporaneamente al parlare.

Riflettici, potrebbe andarti bene a gestire i dialoghi in questo doppio modo. Tipo un protagonista  "moolto scientifico" che nel frattempo sta pensando "oddio, questa adesso se ne va perchè di certo le sarò sembrato il solito cogl...e presuntuoso"(y)

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Grazie a tutti per aver risposto, non mi sarei mai aspettato di ritrovarmi faccia a faccia con un problema molto più difficile di quanto sembri, tutti questi commenti sono stati una vera e propria iniezione di fiducia, grazie davvero.

 

@Bango Skank Essendo uno che ama guardare film e leggere classici, sarà molto più facile seguire questo percorso di "Allenamento"( Trainspotting lo vidi qualche anno fa ma all'epoca non sapevo fosse tratto da un libro, lo leggerò con piacere).

Chuck Palahniuk rientra in questi "parametri"? ho sentito che sia bravo a scrivere dialoghi poi non so, comunque ritornando al discorso di prima inizierò oggi stesso a leggere Shakespeare

Infine ringrazio ancora una volta tutti per aver risposto, questa discussione è oro colato per me.

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1 ora fa, Kotobi dice:

Chuck Palahniuk rientra in questi "parametri"?

No. Palahniuk - che è uno dei miei scrittori preferiti, almeno per quanto riguarda i suoi primi romanzi - non lo prenderei come esempio per allenarsi a scrivere dialoghi. Lui è ottimo da studiare per allenarsi in un determinato tipo di scrittura in prima persona, ad esempio.

Se ti può far piacere avere un minimo di modestissimo aiuto, fai una cosa: nei prossimi giorni scrivi un racconto breve (max 8mila battute) con protagonisti due ragazzi che si incontrano in un bar e parlano di quello che vuoi tu. Poi postalo in officina nella sezione racconti (sai come funziona? devi commentare un racconto prima ecc ecc, trovi tutto nel regolamento in caso) e aggiungi un commento in cui mi tagghi. Sarà mia cura leggerlo, correggerlo e darti tutti i consigli "pratici" che posso (sempre che la cosa ti possa far piacere e possa esserti di aiuto, s'intende)..
Ti faccio un piccolo esempio su come si usa la punteggiatura nei dialoghi, intanto.
- Ciao Marco - disse Luca sedendosi al tavolo stancamente, - come butta? L'esame come è andato?

- Una merda - rispose Marco distrattamente, agitando la mano per richiamare l'attenzione del cameriere. - Mi hanno cannato. Alla grande, proprio. Tipo che ho risposto giusto solo a due domande su dieci. Dico... due su dieci. Non so se rendo l'idea. L'esaminatore è diventato verde. Aveva due occhi che sembravano quelli del Gollum, giuro.

Con punteggiatura diversa:

- Ciao Marco. - Luca si sedette al tavolo con fare stanco. - Come butta? L'esame come è andato?

- Una merda. - Marco rispose distrattamente, agitando la mano per richiamare l'attenzione del cameriere. - Mi hanno ecc.

 

Come vedi il punto o la virgola vanno messi alla fine del dialogo (e prima dell'inciso) laddfove, come nell'esempio 2, il discorso si "chiude" per riprendere magari dopo. Dove invece vuoi metter eun inciso più diretto e veloce ( bla bla bla - disse Tizio. - E ancora bla bla -) il punto o la virgola vanno dopo il "disse Tizio", e il discorso riprende subito dopo, con la maiuscola se dopo tizio c'era un punto, con la minuscola se hai usato una virgola.
perdona la pignoleria se sapevi già queste cose.
Aspetto il tuo esercizio.
Un saluto!

 

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2 ore fa, Kotobi dice:

ho sbagliato a scrivere sotto la prima citazione

Ho sistemato, ma non citare tutte le risposte che ricevi, viene un post chilometrico :aka:

Tagga, o al massimo cita le parti cui vorresti rispondere (y) 

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4 ore fa, Kotobi dice:

inizierò oggi stesso a leggere Shakespeare

che, dialoghi a parte, non fa mai male... ;)

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Ciao! Innanzitutto grazie a @Komorebiper avermi citato <3 non riuscivo a rispondere, perché il mio cellulare non era settato per il forum, ma ora volo :D anche io se vuoi posso leggere il tuo testo è darti un parere umile, se vuoi :) ho letto che ti dichiari non proprio un chiacchierone. Io sono un logorroico alpha e mi risulta facile fra le mille parole che dico ogni giorno, far diventare queste millemila cose un dialogo fra due, dieci, cento, mille persone :) il segreto di un buon dialogo è il tenerlo più spontaneo possibile. 

Esempio classicissimo: balbettare l'iniziale in caso di paura. Quelle cose orribili tipo "E-e-era un a-a-alieno q-q-quello?"

Tu se vedessi un alieno, faresti così? 

Io direi "Oh, cazzo, un alieno. Un cazzo di alieno. E le antenne, Cristo. Un cazzo di alieno con le antenne verdi."

Il dialogo viene da dentro ed è la parte viva del testo. Tocca solo dargli un aspetto grafico accurato e funziona da sé.

Faccio mio e inoltro il consiglio di vedere film su film. Film e libri vanno a braccetto e sta a noi rubare a chi mette in moto ciò che noi rendiamo statico su foglio ;)

Modificato da Lo scrittore incolore
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