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UmbertoBieco

Piccione di Morte

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Commento al Dagon volpone.

 

I.

S'era incrampato sulla pancia. Era certo fosse un tumore, l'ennesimo, uno dei tantesimi. Ormai era spacciato. Lo sentiva. Almeno finchè il dottore non gli avrebbe detto che non era nulla di grave, come al solito. Ciò nondimeno, si sentiva come la pezza da piedi di uno straccio. O la pezza da piedi di un millepiedi.

Non se ne poteva più di esistere. Cos'era questa fissazione con il vivere, e andare avanti, e credere nel futuro, e camminare, parlare, respirare? La gente doveva rendersi conto ch'era vittima di una grave dipendenza, e che, se non avesse smesso, la vita prima o poi l'avrebbe uccisa. Ne era prova e riprova il fatto che nessuno riuscisse a staccarsene, o comunque a staccarsene facilmente. Potevan forse affermare con irritata sicumera “posso smettere quando voglio”, ma solo pochi coraggiosi adempivano con una convincente dimostrazione pratica. Dopotutto, quindi, era forse preferibile il tumore fosse vero. Un peso in meno per la società, o, quantomeno, per i suoi genitori. Giusto l'altro ieri aveva dato ulteriore sfoggio delle proprie imponenti abilità psicopatologiche nell'urtarli, e nell'ingiuriare ulteriormente la beffa dell'avere un Inutile Cretino come prole. Tornando in macchina dalla spesa settimanale, con lui a bordo, il padre aveva investito e schiacciato sotto le ruote un piccione ingoffito da qualcosa. Lui, rendendosi conto di quel che era in corso, s'era messo a gridare “no, no, no”, solo con delle “o” trascinate più a lungo e punti esclamativi sparsi generosamente in fondo, e, per quanto lui negasse con quei “no”, girandosi entrambi indietro ebbero la conferma del maciullamento avvenuto, di conseguenza il pupazzo a molla della sua follia balzò fuori dalla scatola, ed egli si precipitò fuori dalla macchina sbattendo portiere, portoni, porticine, portelle e portaombrelle, nonchè mulinando e scagliando borse della spesa come un fromboliere assai poco entusiasta, in un lancio del peso domestico e improvvisato. Era furente, era furibondo, era un furetto, era una furia degli elementi – quantomeno, ricordiamocelo, per i suoi mollicci e morti canoni - e ciò gli si era espresso nella conformazione morfologica della tipica faccia da pazzo che lo coglieva nei momenti di sconvolgimento e isteria, con le sopracciglia schiacciate sugli occhi, gli occhi schiacciati fuori orbite e un ghigno disgustato e malato, disguslato, che sembrava un richiamo per camicie di forza e un invito per nerboruti omini in camice. Ma il meglio doveva ancora venire. Suo padre gli si rivolse ammonente con un “Inutile Cretino, poi però li paghi tu i danni”, al chè egli cominciò in aggiunta a suppurare schiuma tra i denti stretti, urlandogli di non dirgli niente, e di non rivolgergli la parola, il genitore quindi cambiò tono razionalizzando che “se si muoveva male probabilmente è perchè stava male, quindi meglio se è andata così...”, ma mentalmente l'Inane Imbecille non sentiva altro che lo scricchiolare delle ossicine della bestiolina, vedeva l'ombra della ruota che calava sull'inerme volatile, percepiva l'animale che percepiva gli occhi che venivano schizzati fuori dal suo corpo, strappati, e il corpo che si smembrava e dilaniava ancora sensibile, e quindi si mise ad urlargli come un forsennato di andare via, andare via, stargli lontano. Ma egli insisteva a parlargli, e più insisteva, più l'Inenarrabile Imbecille urlava e girava la manopola del volume, finchè finalmente la madre intervenne e interruppe quell'empasse spiraliforme e invitò il marito, o supposto tale, ad andarsene, che faceva peggio, che tanto in quelle condizioni il Decerebrato Sguaiato non era in grado di ragionare come invece in circostanze normali, quand'era meramente Decerebrato.

 

II.

Finalmente il padre se ne andò a recuperare la propria bici dal meccanico, lasciandolo a rallentare i motori della propria rabbia, e a dissiparne i fumi, rivelando al loro posto il disagio per la violenza emotiva della sua reazione e per come si era indirizzata sul genitore. La madre invece rimase stanca e afflitta, depressa da una simile manifestazione manicomiale in un prodotto da lei sfornato, e dalla dolorosità della scena. Il padre non si vide più per un po', si diede ad una vita parallela in cui non appariva alle ore dei pasti, ma sbucava felpatamente fuori come un topo ad orari in cui gli altri s'eran già ritirati, e magari le luci eran state spente – forse per evitare di incontrare l'odioso figlio, o perchè offeso dalla mancanza di rispetto, ferito nella sua integrità identitaria, o quant'altro. Congratulazioni Inverosimile Idiota, l'hai fatto di nuovo – si autocongratulò. La sera dopo parlò con madre, sempre imbronciata e avvilita dall'accadimento, mentre lui ne era scosso, quanto preservante dell'aggressività perchè rifiutava di sentirsi colpevole per la propria reazione al Pasticcio del Piccione Pasticcione. La spinse a parlare, ma il parlare si stava risolvendo in un'altra Reazione da Campione, giacchè le risposte di lei si imperniavano attorno al concetto di “dovevi proprio fare così? Non potevi fare in altro modo?” montandogli corride di tori furibondi, tanto che ad un certo punto si infilò la cannottiera estiva in bocca stringendo i denti per sfogarsi e contenersi a risposte peggiori, sentendosi come Saak'ashvili che si masticava la cravatta durante il conflitto russo-georgiano. Egli, ribollendo, sosteneva che quell’angolazione di approccio all’argomento non poteva che fargli catapultare i nervi nell’iperspazio nuovamente, perchè in questo modo si negava quella risposta emozionale in luogo che accettarla o tentare di capirla, mentre lei stizzita rispondeva che questo era quel che aveva da dire e lui pretendeva di imporle cosa pensare. In qualche modo ne uscirono incolumi. Storica fu la gestualità teatrale quando egli mimò drammaticamente lo spostare un enorme peso di lato in riferimento a quella verbalizzazione in formato giudicatorio che a suo dire ostruiva la possibilità di comunicare realmente. Lui non ce l’aveva realmente, o talmente, con il padre, l’esplosione era stata innescata dall’accadimento in sè, più che da un’eventuale responsabilità del guidatore, e le schegge eran andate a colpire il padre perchè era nei suoi dintorni, più che perchè egli le avesse mirate specificamente verso di lui. Poi, controvoglia, scese anche a dirglielo di persona, affacciandosi nell’Antro dell’Orso, dove iniziò a spiegargli la cosa, ma fu interrotto quasi subito da lui che, con volto pesante e provato, gli comunicò che aveva ipotizzato, insieme al vicino, che qualcuno stesse avvelenando i piccioni, implicando tacitamente che ciò spiegasse perchè quello in questione era stato così claudicante e poco pronto a mettersi al sicuro. A meno che non pensasse che sotto la ruota fosse un posto sicuro. L’Incommensurabile Cretino era di nuovo sul punto di irritarsi per l’interruzione, sibilò secco e in fretta “vabbeh, ma questo non c’entra niente”. Intendendo che lui era lì per spiegarsi, perchè si spiegassero loro due, non per sentire ricostruzioni della dinamica dell’incidente. Il padre rispose a sua volta, con un accenno di perdita di pazienza, che non voleva parlarne o dire altro al riguardo, e lui quindi si prese l’ultima parola sentenziando che quando qualcuno non voleva parlare, LUI – al contrario di altri – accettava e smetteva – riuscendo quindi a concludere quella visita, effettuata issando una conciliante bandiera bianca, con una chiosa vagamente polemica o che comunque sottolineava una mancanza dell’interlocutore. Questo sì che significava assicurarsi una riappacificazione, Soprannaturale Ebete. Forse credeva di essere più sensibile e accorto di altri in certe cose, ma quel che tendeva a fare, alla fine, era tentare di vincere l’interlocutore e affermare sè stesso, se non buttare giù gli altri. Quella notte sognò piccioni che lo schiacciavano guidando auto. Si svegliò di soprassalto. “Quel piccione sta distruggendo la mia famiglia” mormorò fra sè e sè, mentre musica tetra gli risuonava minacciosa in testa.

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@UmbertoBieco Ciao.

Te lo diranno altri. La prima cosa che salta all'occhio è il "muro di parole". Non c'è un capo, una pausa di respiro. Scoraggia del tutto la lettura.

Io mi sono fatto coraggio e l'ho letto ugualmente.

Per me è un bel esercizio di stile, una dimostrazione di saper mettere insieme idee e sensazioni non banali.

Il difetto (imperdonabile) è che è noioso. Il personaggio disturbato non commuove, non indigna, non fa ridere, né piangere, né incuriosisce.

Il peccato mortale è che non interessa.

Secondo me, potresti usare stile e toni di questo racconto in qualcosa di più "commerciale".

Si vede bene che ne hai la capacità.

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Ciao @UmbertoBieco ,

la mia opinione è da lettrice, e devo ammettere che ho fatto molta fatica ad arrivare alla fine del racconto.

Il tono è chiaramente grottesco, ma, come è stato già detto, è un po' noioso.

Il testo non mi è sembrato scorrevole, si inciampa nelle parole e alcune frasi le hai costruite in maniera esageratamente complicata.

Invece di scatenare una risata per la scena tragicomica, alcuni periodi ho dovuti rileggerli per comprenderne a fondo il senso.

Opinione personalissima: se leggo qualcosa, mi piacerebbe che il protagonista scatenasse la mia curiosità, non perchè stia facendo chissà quale impresa eccezionale, ma perchè qualcosa mi spinge a saperne di più.

Il protagonista del racconto si insulta (e viene insultato) di ogni appellativo possibile, e per questo ti ringrazio, ho scoperto parole nuove, lo ammetto, ma mi ha fatto perdere presto l'interesse per lui.

Inoltre non comprendo perchè tu abbia iniziato a parlare della sua convinzione di avere un tumore, e poi sia finito a parlare del piccione.

Poteva essere uno spunto molto più interessante e grottesco continuare sulla linea della malattia immaginaria, a mio modesto parere.

Non saprei su che basi giudicare lo spessore dei personaggi perchè, sinceramente, non riesco ad avere idea di quale filo logico discutere.

 

Ho notato alcuni piccoli particolari, che mi hanno incuriosito, qui di seguito:

 

3 ore fa, UmbertoBieco dice:

Era certo fosse un tumore, l'ennesimo, uno dei tantesimi

 

Ecco, su incrampato ho avuto il primo dubbio, era una parola a me sconosciuta, ma non credo esista quest'altra "tantesimi". Oltretutto hai una conoscenza davvero vasta di termini, questo mi è sembrato buttato là.

 

3 ore fa, UmbertoBieco dice:

...ed egli si precipitò fuori dalla macchina sbattendo portiere, portoni, porticine, portelle e portaombrelle, nonchè mulinando e scagliando borse della spesa come un fromboliere assai poco entusiasta, in un lancio del peso domestico e improvvisato. Era furente, era furibondo, era un furetto, era una furia degli elementi

 

Io, lo ammetto, non avevo mai visto l'uso di questo susseguirsi di parole dal suono simile, anche se di senso non perfettamente centrato con la scena, ma credo di aver inteso che tu ne abbai fatto uso sempre per una sorta di coerenza col senso grottesco di tutto il racconto.

L'ho accettato la prima volta, ma mi è sembrato ripetitivo, vederlo subito dopo, nella frase successiva, anche se con parole diverse.

 

Ecco, questo è tutto.

 

Il mio giudizio finale è che sono certa tu abbia le basi e la capacità di scrivere, conoscenza grammaticale e del modo di costruire le frasi, ma sono curiosa di leggere qualcosa di più "concreto".

A rileggerti :)

 

 

 

 

 

 

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On 1/19/2017 at 17:52, Kaerihn dice:

Ciao @UmbertoBieco ,

Ecco, su incrampato ho avuto il primo dubbio, era una parola a me sconosciuta, ma non credo esista quest'altra "tantesimi". Oltretutto hai una conoscenza davvero vasta di termini, questo mi è sembrato buttato là.

 

 

Per mero senso del bumping, come vile stratagemma rispondo nel ristretto merito di questa osservazione:

 

che io sappia, difatti, non esistono.

 

Ma, attenzione.

 

La neologismofobia è discriminatoria e nasce dal pregiudizio: i neologismi non ruberanno il lavoro alle vecchie parole!

 

 

 

[forse]

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Commento breve da giurato del mese:

Lo stile è indubbiamente molto interessante, devo dire che mi è piaciuto molto e mi ha incuriosito, spingendomi a leggere fino alla fine nonostante l'effetto muro di parole rischi di essere un po' claustrofobico. Solo leggermente deludente in finale perché mi sarei aspettato un "botto" che non è arrivato. Comunque, una prova molto interessante.

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