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Marcello

[MI 91] - Giugno, 1981

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che brividi... al di là della vicenda di Alfredino, che chi ha vissuto non può dimenticare, il concatenarsi della storia che finisce con il ricordo dell'altra storia che, morbido ma prepotente riaffiora, e' potentissimo. La narrazione in seconda persona, la parte centrale al presente che letteralmente trasporta il lettore indietro nel tempo... Hai usato magistralmente elementi di grandissimo impatto emotivo e li hai amalgamati con efficacia e naturalezza. Grande racconto davvero. Per costringermi a commentare da cellulare (dal quale odio scrivere) ce ne vuole, ma tu sei capace anche di questo.

 

Signore e signori, Marcello e' tornato: abbiamo un avversario in MI che ci darà un sacco di mazzate! :asd:

 

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Brano notevole. A parte

29 minuti fa, Marcello dice:

Quale segno può venirmi dal passato che non sia già lì, in quella foto ritagliata da un giornale? La sfioro con delicatezza; forse è un segno di rispetto.

dove per pignoleria ti segnalo la ripetizione di "segno" che può essere facilmente bypassata con un sinonimo, lo stile mi è piaciuto moltissimo. La parte a Roma è da brividi, la ricostruzione dell'atmosfera (io ero piccolo, ma ricordo ancora quella tristissima diretta che capivo poco, capivo invece la tristezza nei volti dei miei genitori) è perfetta.
 

Penserei se aggiungere o meno due righe qui, semmai andrai a rimettere mano al racconto:

33 minuti fa, Marcello dice:

Riprendo in mano la foto e rileggo per l'ennesima volta le poche parole che vi hai vergato sotto. “Vado a raggiungere il nostro angelo, che non riuscì a compiere il miracolo. Un giorno ci ritroveremo tutti, Lucia”, hai scritto con una calligrafia incerta. Devi avere atteso fino all'ultimo, forse nella speranza che io mi facessi vivo.

Per la prima volta da quando ho aperto la busta sento scorrere le lacrime e non faccio nulla per arrestarle. Attraverso il velo umido passano spezzoni di quei giorni trascorsi assieme.

perché? perché mi rimvisane il dubbio: lei si è suicidata senza averlo più sentito per 35 anni? La domanda passa poi in secondo piano, vista la potenza espressiva di quanto viene dopo, e forse è volutamente lasciato molto sul vago. Vedi tu, insomma.
Complimenti!

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Grazie mille @Bango Skank ! 

La ripetizione è sfuggita alle riletture... sorry e grazie per avermela fatta notare.

Quanta all'altra questione ci ho pensato a lungo, ma non ho voluto appesantire la storia già abbastanza triste di sé.  In realtà nella mia mente lei è morta di malattia e ho cercato in tono sfumato di farlo capire qui:

48 minuti fa, Marcello dice:

Devi avere atteso fino all'ultimo, forse nella speranza che io mi facessi vivo.

Questa frase, unita al particolare della calligrafia incerta, voleva essere un suggerimento per il lettore senza sovraccaricare il testo di altri motivi "lacrimevoli".

Grazie infinite per il tuo commento.

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Ciao, ricordo perfettamente la storia di Alfredino, povero angelo; anche io rimasi incollato al televisore, nel circolo Sottufficiali di una caserma di Udine dove ero appena stato trasferito. L'italia si era unita, come poche altre volte dopo la fine della guerra, per motivi diversi dal calcio.

Hai unito quella storia, che permeò la vita di allora di molte persone a livello psicologico, io ne rimasi turbato, con gli avvenimenti odierni dei protagonisti.

Ci ho letto una certa malinconia, tristezza in questa coppia, l'amore che praticamente è finito, il figlio che lascia la casa per andare dalla fidanzata fa parte della vita, per quanto si sia egoisticamente portati a pensare che non sia giusto. Quindi tutto finisce nella routine, nella stanchezza, nella noia a due.

Dicono che bisogna avere una compagna per non essere soli, ma se talvolta questi sono i risultati  e rimangono i ricordi... non so se ne valeva la pena, questa neo solitudine fa più male, parlo per me ovviamente. Una storia che fa pensare, collegata a quella lontana tragedia che la coppia, Rosanna in particolare, associa alla loro vita in una sorta di scommessa: se ce la fa Alfredino ce la faremo anche noi. Spesso ragioniamo così nella vita, per scaramanzia, per non sapere che decisione prendere, per noia; se la tal cosa accade e finisce bene, allora andrà bene anche a noi, altrimenti... 

Evidentemente, quella tragedia ha lavorato negli anni nell'inconscio di Jacopo e Rosanna e alla fine è esplosa, come le radiazioni che uccisero Sadako, la protagonista del Gran sole di Hiroshima, che morì per le radiazioni della bomba atomica molti anni dopo l'esplosione.

Le radiazioni della morte del loro amore hanno covato nel loro animo fin dall'inizio, alla fine esplodono causando la "malattia" .

Per Jacopo si sta per aprire un lungo calvario, ma forse anche per Rosanna.

Leggendoti è come essere entrati nella vita di qualcuno. Non capita spesso, tu ci riesci eccome. Non posso che complimentarmi per tutte le sensazioni che mi hai fatto provare, non ultima quella lontana storia italiana, italianissima. (Uso il linguaggio aulico alla Guido Notari... spero non te la prenderai, anche quella voce permeò la vita di molti italiani...)

 

 

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2 minuti fa, Unius dice:

(Uso il linguaggio aulico alla Guido Notari... spero non te la prenderai, anche quella voce permeò la vita di molti italiani...)

Prendermela? Ti ringrazio, anzi!

Io ero proprio a Roma in quei giorni, anche se per motivi ben diversi: lavoravo in un istituto d'istruzione di recupero privato, dove gli studenti facevano due o tre anni in uno e sostenevano poi l'esame di idoneità.  Accompagnavo i ragazzi e passavo quasi tutto il mese di giugno a Roma, prima con un gruppo e poi con un altro.  La scena del bar la vidi davvero, così come i bagliori azzurri alle finestre.  Era come se l'intera nazione si fosse fermata, in attesa di quel salvataggio più volte annunciato e purtroppo sempre fallito.  La storia della coppia è invece un parto della mia fantasia.  Credo che per chi l'ha vissuta in prima persona la vicenda di Alfredino sia rimasta dentro a tutti noi.

Grazie mille per le tue parole. 

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Un grande regista raramente fallisce perchè sa quali tasti toccare per far scattare emozioni nel suo pubblico. E il pubblico è solo un grande pianoforte a cui bisogna saper toccare le note giuste. Direi che sai fin troppo bene le note da suonare e lo spartito da comporre per attirare l'attenzione e non fallire ;)

Questo tipo di testi funziona alla grande sempre, in questo tipo di contest ancora di più perchè danno emozioni in poche parole ed è ciò che rimane più impresso nella mente: da questo punto di vista è un pezzo perfetto, studiato al dettaglio come una splendida ouverture sinfonica. Complimenti.

 

Non conoscevo l'episodio, l'unica cosa che effettivamente mi ha creato un po' di difficoltà è la morte di Lucia. Sospettavo che morisse di malattia, ma in effetti non è veramente esplicitato da nessuna parte.

 

In un lungo campionato comunque non ce n'è, il volpone ha avuto buona sorte ;)

Alla prossima

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52 minuti fa, sioux dice:

Non conoscevo l'episodio

E questo mi rende felice, sia perché è stato un fenomeno di massa che ha segnato un'epoca e ha mostrato un'unità del nostro popolo non spesso riscontrabile, e sia perché dalle iniziative della madre di Alfredino e dai suoi colloqui con il Presidente è poi nata la Protezione Civile.

Grazie per i complimenti, caro-

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Wow addirittura?! Strano che se ne parli così poco e si conosca così poco se ha avuto risvolti simili O_O  La cosa mi perplime 

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6 minuti fa, sioux dice:

Wow addirittura?! Strano che se ne parli così poco e si conosca così poco se ha avuto risvolti simili O_O  La cosa mi perplime 

La risonanza mediatica all'epoca fu enorme, se tieni conto che le troupe televisive non erano ancora attrezzate per la trasmissione dal vivo in esterni e ci fu una diretta a reti unificate che durò diciotto ore.  Ovvio che il tempo passato (non avevo ancora compiuto i venticinque e qualche giorno fa ne ho fatti sessanta...) stempera i ricordi e non mi stupisce che la tua generazione non ne sia a conoscenza.  Ma ti garantisco che per noi che c'eravamo quell'evento lasciò un ricordo indelebile e la testimonianza più su di @Bango Skank, che allora era solo un bambino, ne è la prova migliore.

Per quanto riguarda invece la nascita della Protezione civile a seguito di quei fatti, non ne avevo ricordo pure io, pur essendo a conoscenza dell'impegno civile della madre del bimbo. Nel documentarmi ieri pomeriggio ne ho letto però notizia su più siti e ti lascio le parole di WIkipedia, anche se tutti sappiamo che non è vangelo...

Qualche mese dopo la morte del figlio, la madre di Alfredino, Franca Rampi, fondò il "Centro Alfredo Rampi" (poi divenuto una ONLUS), che da allora si occupa di formazione alla prevenzione e di educazione al rischio ambientale. È ormai accertato che nei soccorsi mancarono organizzazione e coordinamento. Ad esempio non fu mai transennata la zona intorno al pozzo, tanto che chiunque poteva avvicinarsi a esso e persino guardarvi dentro. Di tutti gli errori e le manchevolezze la madre di Alfredino, Franca Rampi, parlò al Presidente Pertini, intervenuto sul luogo della tragedia, promuovendo di fatto la nascita della Protezione Civile, all'epoca ancora solo sulla carta.

Grazie di cuore per il tuo interesse all'argomento :rosa:

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12 ore fa, Marcello dice:

È la nostra prima vacanza, breve perché a luglio inizieranno gli esami di maturità. Poi ci attende una scelta difficile: io ho deciso di iscrivermi ad Architettura qui alla Sapienza, mentre lei ha intenzione di frequentare Lingue Orientali a Venezia. Sono mesi ormai che litighiamo: abbiamo paura di perderci, ma nessuno dei due mette in conto di rinunciare al proprio progetto.

bellissimo passaggio (devo dirti che faccio fatica a trovarne di "solo" belli): l'amore per la persona che ci sta accanto si scontra con quello verso noi stessi, per la nostra vita e il nostro futuro; il secondo vince (quasi) sempre, e forse è "giusto" così

 

12 ore fa, Marcello dice:

Il vecchio Pertini

<3 

 

12 ore fa, Marcello dice:

- Se Alfredino ce la fa, anche noi ce la faremo – mi dice con voce rotta e in un tono che non ammette repliche.

a prescindere che si conosca già il fatto di cronaca o meno, la risoluzione della storia commuove, e non è davvero da tutti, bravissimo

 

12 ore fa, Marcello dice:

- Dobbiamo parlare, Jacopo – mi dice.

qui mi hai distrutto, la commozione si è mischiata ad un sorriso amaro

 

ero molto piccolo quando avvenne la tragedia; non avrei mai pensato di riviverla da uomo grazie al racconto letto su un forum. Davvero un bel pezzo, Marcello.

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Wow. Complimenti, Marcello. Bellissimo racconto, davvero.

Scritto in modo impeccabile, commovente, con quel suo tono malinconico.

Ma perché, perché buttare alle ortiche 35 anni della propria vita? Bisogna sempre rischiare, bisogna sempre mettercela tutta per stare insieme alla persona che si ama. Non ci si può accontentare di un'esistenza mediocre, mai, in nessun caso.

Non ero al corrente di questa vicenda, e ti ringrazio per averla fatta conoscere a chi, come me, è troppo giovane, oppure non è della zona.

Grazie e... bravissimo!

 

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4 minuti fa, ijeecha dice:

Ma perché, perché buttare alle ortiche 35 anni della propria vita? Bisogna sempre rischiare, bisogna sempre mettercela tutta per stare insieme alla persona che si ama. Non ci si può accontentare di un'esistenza mediocre, mai, in nessun caso

Eh, tu hai le risposte; Jacopo invece non le aveva... :)

Battute a parte, ti confesso che spesso è fatica trovarle anche dopo tanti anni.  Perché le risposte di oggi vengono dalle esperienze che abbiamo vissuto, ma le domande sono nate prima che vivessimo quelle esperienze.

 

@ijeecha :rosa:

@Plata :rosa:

Sto finendo le rose...  

Grazie mille; sono felice che il racconto vi sia piaciuto.

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15 ore fa, Marcello dice:

“Jacopo, mi hai mai amato?”.

Domanda terribile tra coniugi. Una dichiarazione di guerra. Cosa rispondi? "Si, no, un po'"...?

15 ore fa, Marcello dice:

“Ti ho voluto bene e te ne voglio ancora tanto”.

Guerra dichiarata e già persa.

Io avrei provato a disertare "Sei più di una sorella per me". Ma Jacopo resiste fino al "ti voglio parlare".

Nel durante una vicenda somatizzata, che diventa lo specchio della propria situazione. E senza lieto fine.

Un racconto bellissimo, sia quando è dentro, sia quando è fuori dagli schemi.

Ciao

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Conosco la storia del piccolo Alfredino e la partecipazione popolare di allora, quando tutti, ma veramente tutti, aspettavamo un miracolo.

Questo racconto, oltre a regalare una piccola testimonianza (o, meglio, un doloroso amarcord) offre anche uno spaccato d'amore "spaccato". Il ricordo di un amore che avrebbe potuto essere schiaccia un amore che non è - o non è più, o non è mai veramente stato.

Splendido!
Bravo Marcello.

<3

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21 ore fa, Marcello dice:

Scuoto la busta, nella speranza che contenga qualcos'altro.

---> Scuoto la busta, nella speranza che tu ci abbia messo qualcos'altro.

 

La narrazione in seconda persona la paleserei subito, a me scoprirla al terzo capoverso mi ha un po' disorientato. Visto che poi nell'analessi si va in terza persona, direi che è ancora più importante far capire l'impostazione nel narratore.

 

 

21 ore fa, Marcello dice:

hai scritto con una calligrafia incerta

 

se non è davvero bella, non sarebbe meglio dire "con grafia incerta" ?

 

21 ore fa, Marcello dice:

- Rallenta un po', che non riesco a starti dietro.

 

dovrebbe essere "ché", se ho ben capito.

 

21 ore fa, Marcello dice:

In albergo la piccola saletta della televisione

 

È proprio tanto piccola questa saletta, vero? :asd: 

Io segherei o l'aggettivo o il diminutivo.

 

21 ore fa, Marcello dice:

ormai si fatica a respirare

 

Refuso, manca la preposizione.

 

Va be', minuzie... per i complimenti non saprei da dove partire, dalla struttura e l'uso delle persone narrative efficacissimi, alla caratterizzazione del protagonista narratore attraverso il registro, all'efficienza delle descrizioni che rendono le immagini nitide e complete con pennellate mirate e invisibili...

Fortissimo l'impatto emotivo, roba cui ci hai abituati e non mi sorprende quasi più. Quasi.

Poi ti meriti una menzione d'onore, mi sa che i prompti di questo MI erano due bestie nere per te.

Un piacere rileggerti, come sempre! 

 

 

 

 

 

 

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26 minuti fa, KMR dice:

ti meriti una menzione d'onore, mi sa che i prompti di questo MI erano due bestie nere per te.

:asd: Verissimo!

Il primo l'avevo scartato a priori per il genere e per la mia ignoranza in materia, mentre nel secondo rischiavo la banalità.  Poi ho pensato ad Alfredino e mi sono chiesto come la parola "buco" non mi avesse subito portato da lui.

26 minuti fa, KMR dice:

Un piacere rileggerti

È mio il piacere di riaverti come lettore e, prima ancora, nel forum.  Ci sei mancato tanto, come autore in primis.  Spero che potrai trovare un po' più di tempo per noi in futuro, perché l'assenza della tua voce si sente.

Grazie di cuore per i suggerimenti e per i complimenti, un caro abbraccio.

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6 ore fa, camparino dice:

Un racconto bellissimo, sia quando è dentro, sia quando è fuori dagli schemi.

 

Grazie mille @camparino, sono davvero felice che ti sia piaciuto.

5 ore fa, Monsieur Cigale dice:

Splendido!
Bravo Marcello.

Addirittura! Aspetta va', credo di averne ancora una... :rosa:

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Mi scuso anticipatamente ma sarò breve.

Non conoscevo il fatto di cronaca, ho appena letto l'articolo di wikipedia ed è davvero sconvolgente.

Un passaggio del racconto non mi è chiarissimo. I due ragazzi si trovano per caso sul luogo in cui il bambino è caduto nel pozzo e non si soffermano ma vanno via, mi sembra, quasi a cuor leggero. Lui intuisce la portata della cosa dagli schermi televisivi accessi che può intravedere. Solo dopo nella hall dell'albergo si renderanno conto della gravità della situazione. Corretto?

Forse mi sarei aspettata che fossero chiariti meglio i pensieri del protagonista in questa scena.

 

Si tratta comunque di un dettaglio soggettivo all'interno di un racconto magistrale.

 

Come sempre molto bravo. Se dico che ti preferisco quando esuli dai racconti gialli ti offendi?:eheh:

 

 

 

 

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58 minuti fa, Thea dice:

Se dico che ti preferisco quando esuli dai racconti gialli ti offendi?

Assolutamente no, sempre meglio tenere i piedi in più scarpe ;)

 

59 minuti fa, Thea dice:

I due ragazzi si trovano per caso sul luogo in cui il bambino è caduto nel pozzo e non si soffermano ma vanno via, mi sembra, quasi a cuor leggero. Lui intuisce la portata della cosa dagli schermi televisivi accessi che può intravedere. Solo dopo nella hall dell'albergo si renderanno conto della gravità della situazione. Corretto?

No :) Il fatto avvenne in un paesino di campagna alle porte di Roma.  

I ragazzi stanno visitando la città e lei infatti gli dice di tirar fuori la mappa per vedere quanto sono lontani dall'albergo.  In quel momento lui scorge l'assembramento davanti al bar, dove sono tutti incollati allo schermo del televisore: è così che impara del fatto.  Ed è proprio quello che capitò a me, che ero a Roma per tutt'altra ragione... 

Grazie cara del tuo passaggio e dei complimenti.

Per te solo mainstream d'ora in poi... :asd:

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9 ore fa, Marcello dice:

No :) Il fatto avvenne in un paesino di campagna alle porte di Roma.  

I ragazzi stanno visitando la città e lei infatti gli dice di tirar fuori la mappa per vedere quanto sono lontani dall'albergo.  In quel momento lui scorge l'assembramento davanti al bar, dove sono tutti incollati allo schermo del televisore: è così che impara del fatto.  Ed è proprio quello che capitò a me, che ero a Roma per tutt'altra ragione... 

Vero, ora che lo rileggo non so come ho fatto a non capire, devo aver bevuto troppa acqua frizzante :asd:

 

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Ospite Rica

Ciao @Marcello

un piacere leggere il tuo lavoro. Devo dire che avevo letto ben poche cose tue, ma io prima di questi miei contest visitavo poco il WD, in realtà neanche avevo capito molte delle sezioni contenute.

 

Personalmente, il tuo scrivere mi colpisce molto nelle emozioni, tocchi corde comuni. Alle mie sicuramente.

 

Ricordo molto bene l'episodio. Di tutto quello che descrivi tu a riguardo, mi ha colpito molto il passaggio della "presa fallita", quando un soccorritore tocca Alfredino e lui scivolò ancor più giu nel pozzo cartesiano. Ricordo l'espressione sui volti dei miei genitori in quel momento, credo che a mia madre cadde qualcosa di mano...

 

Mie piaciuto molto il passaggio al presente, dà potenza alla storia. Claustrofobia tra i due, forse quel figlio che va all'università, nel contribuire a dividerli, li salva davvero.

 

Scusa se ho scritto poco. Scappo a leggere li altri, sennò mi becco un'altra penalità per il conseguente non voto.;)

A presto. É stato un piacere.

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@Marcello , hai presente quando vedi alla televisione un ginnasta il quale , come senza peso, fa una ventina di piroette in aria? Tanto più è bravo nella sua performance, tanto più ti aspetti che atterri senza nessuna esitazione e senza barcollare, se no ci rimani male. Forse hai già capito il motivo del paragone, perché tu hai scritto due fantastici racconti. Il primo è “Giugno 1981” il quale, se fosse a sé stante, inizierebbe con “Faceva un caldo infernale a Roma” e finirebbe con “Anche il nostro amore acerbo è morto in quel pozzo.” Il secondo è “Dobbiamo parlare”, da “Seduto qui in salotto lascio correre lo sguardo” a - appunto - “- Dobbiamo parlare, Jacopo – mi dice.”.

Poi li hai incastrati insieme, e qui hai corso un rischio perché la stramaledetta mente del lettore, quando su trova in questa situazione, cerca fatalmente di comprenderne il motivo, magari anche distraendosi dalla narrazione. E qui mi sembra chiaro che, se l’occasione “fisica” di contatto è il ritaglio di giornale nella busta, l’elemento “psicologico” è racchiuso nella frase “Noi invece, se...”.

Secondo me, ciò sarebbe stato sufficiente, mentre queste frasi:

On 15/1/2017 at 23:39, Marcello dice:

Riprendo in mano la foto e rileggo per l'ennesima volta le poche parole che vi hai vergato sotto. “Vado a raggiungere il nostro angelo, che non riuscì a compiere il miracolo. Un giorno ci ritroveremo tutti, Lucia”, hai scritto con una calligrafia incerta. Devi avere atteso fino all'ultimo, forse nella speranza che io mi facessi vivo.

Per la prima volta da quando ho aperto la busta sento scorrere le lacrime e non faccio nulla per arrestarle. Attraverso il velo umido passano spezzoni di quei giorni trascorsi assieme.

mi ha posto solo interrogativi di vario genere, non dandomi niente in cambio.

Ho provato, quindi, a sostituirle con:

“Riprendo in mano la foto e, davanti ai miei occhi, passano spezzoni di quei giorni trascorsi assieme.”

e tutto è andato a posto.

Scusa l’invadenza, ma sicuramente avrai capito che il pezzo mi è piaciuto così tanto che ho avuto voglia di dedicarci un po’ di attenzione. Sei veramente bravo!

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On 17/1/2017 at 08:53, Thea dice:

devo aver bevuto troppa acqua frizzante

:asd:

 

On 17/1/2017 at 13:51, Rica dice:

Personalmente, il tuo scrivere mi colpisce molto nelle emozioni, tocchi corde comuni. Alle mie sicuramente.

Sono felice che ti sia piaciuto e che ti abbia risvegliato il ricordo di quei tempi.  Grazie mille!

 

On 17/1/2017 at 16:51, Macleo dice:

Scusa l’invadenza, ma sicuramente avrai capito che il pezzo mi è piaciuto così tanto che ho avuto voglia di dedicarci un po’ di attenzione

Ma quale invadenza: si scrive per se stessi, ma poi si ha piacere di capire come gli altri recepiscono ciò che hai partorito! È un commento profondo e che denota una lettura attenta.  Le due store si incastrano fra loro, è vero, ma sono nate già così: non sono bravo ad assemblare pezzi sfusi.  O meglio: il "giù nel buco" mi ha portato alla mente Alfredino>da lì è venuto il ricordo di come avevo vissuto quel giorno a Roma>a quel punto ho cercato di inventarmi una cornice per inquadrare i fatti.  

Grazie di cuore per l'attenta analisi e per i complimenti.

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On 15/1/2017 at 23:39, Marcello dice:

Lo so, se tu potessi ora mi punteresti il dito contro

Metterei una virgola dopo potessi.

On 15/1/2017 at 23:39, Marcello dice:

direttamente nel terrazzino.

Posso sbagliare, ma vedrei meglio "sul terrazzino" (poiché non si tratta di luogo chiuso).

 

Triste la storia di Alfredino, l'ho vissuto accanto a una ragazza emotiva che voleva andare a farsi calare nel pozzo, credendo si essere abbastanza magra per riuscirci. 

 

Storia ben costruita; personaggi ben caratterizzati. Mi è piaciuto questo racconto, nonostante il velo di tristezza.

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@Marcello Dulcis in fundo :D 

Il racconto è scivolato via veloce e leggero e devo dire (posso? suona orribile) che mi dispiace di non aver fatto parte di questo momento storico, di un'Italia unita nella compassione... Sinceramente, non so se adesso una vicenda simile riuscirebbe a tenere le persone incollate allo schermo, forse perché ogni giorno non facciamo che sentire notizie orribili e ormai ci siamo abituati. Devo confessare, infatti, che avrei voluto farti notare come fosse strano che tutta questa gente si assembrasse davanti alla tv come se il bambino fosse figlio loro, e come addirittura Lucia arrivi a legare il futuro tra lei e il protagonista alle sorti del bambino. Invece, leggendo su wikipedia, ho visto che questa specie di empatia collettiva si è verificata realmente, e... no, va be' la taglio qui e lascio perdere quanto sia deprimente pensare che forse al giorno d'oggi una cosa così non succederebbe.

 

Secondo me il passaggio tra la prima parte e la seconda risulta poco immediato, potresti legare un po' di più le due. Invece mi è piaciuta la ripresa finale del "dobbiamo parlare" :)

 

Cita

l'unico desiderio è che non legga fino a tarda notte, come fa di solito.

:D
 

Cita

 


Noi invece, se...

 

Questa non l'ho proprio capita. E' per dire che loro si divertivano a letto, a differenza di come succede con la moglie? Se è così, forse togliendo il "se" sarebbe più chiara. Ma l'intera mini-frase secondo me non è indispensabile!

 

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On 15/1/2017 at 23:39, Marcello dice:

Finché lui è rimasto potevamo dirci una famiglia, ma ora cosa siamo? Due persone che hanno qualche bel ricordo da condividere e nulla più.

Passaggio molto bello. Una dura realtà, immagino, per tante persone e coppie che hanno passato il giro di boa.

 

On 15/1/2017 at 23:39, Marcello dice:

Attraverso il velo umido passano spezzoni di quei giorni trascorsi assieme.

Stupenda.

 

Caro Marcello, non ho letto alcun testo dell'ultimo MI, il tuo è il primo. Visto che siamo qui per imparare, mi sembra più facile imparare dai migliori (e tu sei uno di questi, al di là della vittoria del contest).

Qui lo confermi: il racconto si legge in un solo respiro. Il merito è del modo in cui hai creato le due atmosfere contrastanti, quella di un presente in cui l'amore sta finendo e quella di un passato in cui l'amore giovane e luminoso si scontra con il lutto di un paese intero. Lo stile è impeccabile e come sempre accompagna il lettore fino alla fine con una straordinaria facilità.

Io non ho vissuto direttamente quei momenti, ma tu me li hai fatti vivere con il giusto livello di tristezza e di delicatezza e inoltre hai il merito di avermi incuriosito e spinto a informarmi di più su quel triste evento.

È proprio il velo malinconico il punto di forza di questo racconto, capace di suscitare emozione nel lettore al di là di una trama ben congeniata ma forse un pelo incompleta (condivido con chi mi ha preceduto qualche perplessità sul destino di Lucia, magari potevi essere leggermente più esplicito su questo punto).

 

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@Joyopi grazie mille :rosa:

Sono davvero felice che ti sia piaciuto e ti ringrazio di cuore per le belle parole.

Sul destino di Lucia già qualcuno aveva invocato qualche parola più precisa.  L'intento era di non aggiungere un'ulteriore nota triste alle numerose già presenti nel racconto, ma dal momento che più persone me lo hanno fatto notare ciò significa che invece è necessario.  In fase di revisione proverò di certo a farlo.  

Grazie ancora.

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Mi accorgo ora nel rispondere a Joyopi che non avevo ringraziato le ultime due persone passate a commentare; @Ljuset@Lizz scusatemi, sono stato imperdonabile.  Grazie di cuore per l'attenta lettura, il commento e i complimenti.

 

Lizz, quella frase non voleva riferirsi a un singolo episodio.  Lui contempla la fine del proprio matrimonio e nel ripensare a Lucia "sente" che con lei le cose sarebbero andate in maniera diversa.  Forse nemmeno lui sa come e perché e infatti il pensiero rimane a mezzo, perché non ci sono "prove" a suffragio di quella sensazione. Era più o meno quello il sentimento che intendevo trasmettere.

Grazie ancora a tutti.

 

 

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