Vai al contenuto
  • Chi sta leggendo   0 utenti

    Nessun utente registrato visualizza questa pagina.

alea

9.11 cap.1

Post raccomandati

Link al commento "L'esperienza".

 

«L’insieme dei numeri 9 e 11 formano un che di ambiguo, signor Kamiliev. La loro composizione tende alla negatività. Non tanto come numero generato in se stesso ma come insieme di cifre o di segni. Vede, se prova a girare le tre cifre e a ruotarle dall’alto verso il basso ottiene, senza troppi sforzi, la parola “IIG”. Ed  Iig è il nome di un demone assiro-babilonese. Nella cultura induista poi, 191 sono le volte minime in cui è costretto un impuro di cuore a rinascere prima di ottenere il Nirvana. Per restare più vicini a noi, pensi che molto spesso nell’antico testamento, al capitolo 9 versetto 11, vengono descritte profezie su catastrofi, o morti, o devastazioni.»

 

Stavo andando verso il centro città per uno dei servizi che meno amavo del mio lavoro. All’hotel Trimontium avevano derubato un cliente direttamente dalla cassaforte della reception. Gli agenti erano già sul luogo ma sia il derubato che il direttore sbraitavano così tanto che avevo ritenuto opportuno presentarmi per fare da parafulmine mentre i miei poveri colleghi continuavano nel loro compito. Detestavo sentire lamentele, soprattutto da chi si poteva permettere un hotel a quattro stelle come il Trimontium in un paese povero come la Bulgaria. E detestavo anche i direttori di quegli alberghi.

Parcheggiai la mia Citroen Saxo di fronte all’hotel, tra una Mercedes e una Lancia nuovissima. Attraversai la porta girevole gustandomi fino all’ultimo il canto degli uccellini che vivacchiavano beati sugli alberi secolari della piazza principale di Plovdiv.

«Buongiorno. Sono il commissario Kamiliev. Mi sa dire dov’è l’ufficio del direttore?»

«Sempre dritto, poi a sinistra dopo gli scalini. Terza porta a sinistra. Comunque può seguire le urla.» la ragazza alla reception sorrise mentre cercava di sdrammatizzare il momento. Sicuramente per l’accaduto la ramanzina l’avevano fatta ad una sua collega e non a lei.

«Buongiorno. Sono il commissario Kamiliev.» Bussai ed entrai senza aspettare che mi rispondessero. Dovevo dare subito l’impressione di determinatezza che ci voleva in un caso “grave” come questo.

«Finalmente, commissario, l’aspettavamo con ansia. Non si è mai verificato un caso simile al Trimontium. Siamo costernati ed allibiti.»

Il direttore era un direttore a tutti gli effetti. Impeccabile nel suo gessato grigio, un po’ vicino alla sobrietà sovietica, un po’ vicino alla sobrietà occidentale, con i capelli grigi tagliati corti, l’immancabile stempiatura alta, altissima in questo caso, che dava un tono intellettuale, gli occhiali con la montatura tartaruga. Le scarpe invece erano un pessimo modello da grande magazzino.

 I derubati invece non parlarono ma si limitarono a fissarmi stizziti come se fosse mia la colpa di tutto. Erano una coppia assortita, lui pareva occidentale, latino a prima vista. Ben vestito anche se un po’ troppo appariscente. Con occhiali neri, immaginai di gran marca, che gli sormontavano la testa mora e piena di gel. Non doveva avere più di trentacinque anni. Lei era una bellezza bulgara eccezionale. Bionda, con le sopracciglia appena accennate e perfettamente a semicerchio, il nasino perfetto. E il fisico statuario. Se fossimo stati ancora ai tempi del rigore sovietico mi sarei inchinato a baciarle la mano. Invece gliela strinsi soltanto.

«Qualcuno mi può raccontare l’accaduto?»

«I suoi uomini non l’hanno informata?»

«Ovviamente. Ma vorrei sentirlo da voi stessi.» Falso. Non sapevo nulla o quasi. Ma  non volevo fermare quei poveri agenti durante i rilevamenti per qualcosa che potevo ottenere di prima mano.

Era sparita una collana, oro e rubini, di discreto valore. Se ne era accorta la donna, che era poi la moglie di un imprenditore italiano, la quale tutte le mattine controllava che l’oggetto, a cui teneva tantissimo essendo un regalo di nozze, fosse ancora ben custodito in cassaforte. La cassaforte era in realtà una parete della stanza attigua alla reception con tante cassette di sicurezza, una per stanza, aventi portello blindato ma serratura normale. La chiave ce l’aveva la signora – ogni istante sempre più bella e algida nella sua forzata rigidità, evidentemente in questo modo cercava di trasmettermi tutto il suo disappunto – e stava ben attenta a non dimenticarsela da qualche parte. Eppure questa mattina aveva trovato la sua cassetta svuotata dei gioielli, nonostante la chiave fosse in suo possesso. I gioielli di cui si parlava, capì solo in seguito, erano solo la collana. Il direttore premeva per trovare una falla nella sicurezza della donna sul perenne possesso della chiave. Il marito rispondeva inferocito, con un decente bulgaro, che se la moglie diceva così, così doveva essere. La donna fissava disgustata il direttore e me. Io stavo zitto e li osservavo.

«Ce l’avete un servizio di videocamera a circuito chiuso nella stanza?» domandai.

«Ma certamente, commissario! È quello che i vostri uomini stanno visionando.»

 

Dopo la gaffe col direttore me ne andai cercando di convincere la coppia che dalle riprese si sarebbe risalito al colpevole in un batter d’occhio. Ormai, però, la mia figura aveva perso l’autorevolezza che volevo darle, per cui mi imposi grazie ad una “dote” di cui la polizia di tutto il mondo dispone. L’autorità. Ordinai alla coppia di presentarsi al commissariato l’indomani, sia per espletare gli ultimi fastidi burocratici che per sapere i risultati della visione dei nastri, mentre al direttore intimai di dare agli agenti il nome e l’indirizzo di tutti gli inservienti che avevano accesso alla stanza-cassaforte.

Ero stanco. Molto più stanco di quanto sarei dovuto essere. Tornai in ufficio, compilai quattro scartoffie sul caso, firmai una decina di fogli senza rendermi conto se con tale gesto mi sarei inguaiato oppure no, presi la giacca impermeabile comprata in un grande magazzino nel periodo degli sconti e me ne andai a casa.

La sera non scendeva mai per chi, come me, passava tutto il tempo a fissare inebetito fuori dalla finestra del salottino la cima dell’ultimo albero rimanente nel quartiere. Tutte le fronde che prima danzavano al vento che veniva da sud, dalle montagne, avevano ceduto il posto a palazzi. Palazzi ancor più brutti, se mai era possibile, di quelli d’epoca comunista. Eppure molto, ma molto, più cari.

Modificato da ElleryQ

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Buon pomeriggio alea;) sei nuova da queste parti? In caso benvenuta:sss: Curioso il titolo del tuo racconto.

 

On 13/1/2017 at 14:34, alea dice:

che meno amavo del mio lavoro.

Non mi piace quel "meno". (che più detestavo)? del mio lavoro

 

On 13/1/2017 at 14:34, alea dice:

Gli agenti erano già sul luogo ma sia il derubato che il direttore sbraitavano così tanto che avevo ritenuto opportuno presentarmi per fare da parafulmine mentre i miei poveri colleghi continuavano nel loro compito 

Toglierei questa parte.

 

On 13/1/2017 at 14:34, alea dice:

E detestavo anche i direttori di quegli alberghi.

Ripeti detestavo. Suggerimenti: E odiavo oppure  E non sopportavo

 

On 13/1/2017 at 14:34, alea dice:

«Sempre dritto, poi a sinistra dopo gli scalini. Terza porta a sinistra. Comunque può seguire le urla.

Non ho capito l'ultimo pezzo: Comunque può seguire le urla.

 

On 13/1/2017 at 14:34, alea dice:

Dovevo dare subito l’impressione di determinatezza che ci voleva in un caso “grave” come questo.

Cambierei: " l’impressione di determinatezza" con " di essere un ispettore determinato"

 

On 13/1/2017 at 14:34, alea dice:

Il direttore era un direttore a tutti gli effetti.

La modificherei, oltre alla ripetizione, non si capisce quello che vuoi trasmettere

 

On 13/1/2017 at 14:34, alea dice:

La cassaforte era in realtà una parete della stanza attigua alla reception con tante cassette di sicurezza, una per stanza, aventi portello blindato ma serratura normale.

Questa frase è un pò confusa

 

On 13/1/2017 at 14:34, alea dice:

Eppure questa mattina aveva trovato la sua cassetta svuotata

Meglio dire: svuota

 

On 13/1/2017 at 14:34, alea dice:

Ormai, però, la mia figura aveva perso l’autorevolezza che volevo darle, per cui mi imposi grazie ad una “dote” di cui la polizia di tutto il mondo dispone.

Mi spieghi questa frase? Cancella quel pezzettino.

 

On 13/1/2017 at 14:34, alea dice:

Molto più stanco di quanto sarei dovuto essere.

Cancella ; stanco

 

Conclusioni: te la cavi abbastanza. La storia c'è e anche il nesso logico. Hai una struttura buona ma ti devi esercitare ancora di più. Attenta alle ripetizioni! Solo una cosa non riesco a capire: l'incipit , mi sembra una premessa ma non so di cosa.

 

:yupphi:continuo...

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

@alea @alea Credo che la breve introduzione sia il punto che incuriosisce di più in questo primo capitolo. E' intrigante, con quei riferimenti sinistri che fanno presumere che la storia, cominciata con un ordinario caso di furto in albergo, virerà in seguito verso atmosfere più esoteriche e inquietanti. per questo mi sarebbe piaciuto vederla estesa, a mo' di prologo, fino a occupare l'intero spazio di questo episodio. Mi piacerebbe sapere, ad esempio, qualcosa di più sull'interlocutore di Kamiliev (che a prima vista mi ricorda tanto il commissario Adamsberg di Fred Vargas. Chissà perché, visto che gli ottomila caratteri del capitolo non permettono una sua conoscenza più approfondita) . Se protratta più a lungo, quella conversazione avrebbe potuto  fornire un'interessante anticipazione sul carattere della storia e fornire fin da subito qualche indicazione più di sostanza sul titolo, che trovo molto accattivante. In altre parole, dovrebbe fungere da esca per attirare il lettore e lasciargli intendere in cosa questa storia si distinguerà dalle altre produzioni del suo genere. Così com'è rimane un po' indefinita e non sfrutta appieno il proprio potenziale. Il resto del capitolo non suscita particolari emozioni, ma naturalmente andrà considerato insieme a quelli successivi. Buone le descrizioni dei personaggi. Buona la prosa. Buona l'ambientazione e l'attenzione per i particolari del contesto. Non ci trovo grossi difetti. Vedremo i capitoli successivi. 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Buongiorno @alea ,

devo dire che appena ho letto il titolo ho pensato all'11 settembre. Il tag noir mi ha spinta a leggere, sperando però non si trattasse di qualcosa di analogo.

Mi ha sorpresa positivamente l'inizio, ma non si capisce chi è a parlare. Essendo completamente slegato all'inizio della storia, forse andrebbe formattato in modo diverso o con un nome o una indicazione che aiuta il lettore a capire che è una frase a sè stante.

 

Il (secondo) inizio incuriosisce abbastanza. Ci sono tuttavia degli errori da correggere, che a mio avviso, distraggono un lettore attento. Alcuni si sono di scrittura, altri invece relativi alla scelta delle parole. Ti quoto un paio di esempi per capire meglio:

 

On 13/1/2017 at 14:34, alea dice:

«L’insieme dei numeri 9 e 11 formano un che di ambiguo, signor Kamiliev. La loro composizione tende alla negatività. Non tanto come numero generato in se stesso ma come insieme di cifre o di segni.

Iniziare una frase con una negazione di solito è sconsigliato.

Invece di "ma come" userei "piuttosto" o "magari"

On 13/1/2017 at 14:34, alea dice:

Ed  Iig è il nome di un demone assiro-babilonese.

Iniziare una frase con E non è consigliabile, inoltre la d fonetica si usa quando la parola successiva inizia con la stessa vocale (ad agio, ed eventualmente...)

 

On 13/1/2017 at 14:34, alea dice:

Nella cultura induista poi, 191 sono le volte minime in cui è costretto un impuro di cuore a rinascere prima di ottenere il Nirvana.

Riformulerei con "Nella cultura induista inoltre, 191 sono le reincarnazioni minime da affrontare per le anime impure, prima di ambire al Nirvana"

 

On 13/1/2017 at 14:34, alea dice:

su catastrofi, o morti, o devastazioni

troppe O e virgole. Basta "su catastrofi, morti o devastazioni" 

 

On 13/1/2017 at 14:34, alea dice:

Stavo andando verso il centro città per uno dei servizi che meno amavo del mio lavoro

Avevo, Ero sono i nostri nemici (parlo per esperienza) quando è possibile sarebbe meglio optare per una diversa formulazione, che so: "Mi dirigevo verso" "Diretto verso il centro città, dovevo affrontare uno dei lati meno piacevoli del mio lavoro" e così via.

On 13/1/2017 at 14:34, alea dice:

che avevo ritenuto opportuno presentarmi per fare da parafulmine mentre i miei poveri colleghi continuavano nel loro compito

Troppe parole. Un capo troppo buono. I sottoposti (caro Fantocci) servono proprio per prendersi tutti i fulmini peggiori. Al massimo può presentarsi perché il direttore dell'albergo stellato pretende di vedere qualche graduato a occuparsi dello scandaloso furto del suo prestigiosissimo albergo...

 

On 13/1/2017 at 14:34, alea dice:

E detestavo

Attenzione a iniziare le frasi con le congiunzioni.

 

On 13/1/2017 at 14:34, alea dice:

«Buongiorno. Sono il commissario Kamiliev. Mi sa dire dov’è l’ufficio del direttore?»

Se i suoi uomini sono già sul posto perché lui chiede alla receptionist? Non è rimasto nessuno all'entrata per aspettare il commissario/interrogare chi è alla reception/guardarsi intorno, etc?

 

On 13/1/2017 at 14:34, alea dice:

ad una sua collega e non a lei

d fonetica.

ps. stupida la ragazza a mostrarsi felice quando hanno stracazziato una collega e il capo urla come un ossesso...Di solito i dipendenti mantengono un profilo basso per evitare di farsi eleggere a vittima sacrificale da un capo che, chiaramente, non è un uomo ragionevole e pacato.

On 13/1/2017 at 14:34, alea dice:

«Buongiorno. Sono il commissario Kamiliev.» Bussai ed entrai senza aspettare che mi rispondessero

Ho capito cosa intendi ma scritta così sembra che si è presentato alla porta chiusa e poi ha bussato :asd: scusami ma sarebbe il caso di invertire azione-dialogo

 

On 13/1/2017 at 14:34, alea dice:

determinatezza

oVVoVe...suona malissimo (dopo metterei "necessario a un caso del genere")

 

On 13/1/2017 at 14:34, alea dice:

«Finalmente, commissario, l’aspettavamo con ansia. Non si è mai verificato un caso simile al Trimontium. Siamo costernati ed allibiti.»

Uno che urla per me sarebbe più da "oh ce l'abbiamo fatta!" o comunque una frase che dà il "buongiorno" al commissario confermando che il direttore sarà un osso duro, da provetto urlatore.

On 13/1/2017 at 14:34, alea dice:

«Qualcuno mi può raccontare l’accaduto?»

«I suoi uomini non l’hanno informata?»

«Ovviamente. Ma vorrei sentirlo da voi stessi.» Falso.

voi stessi? dai diretti interessati.

Più che "Falso" metterei "menitii spudoratamente"

Per quanto un commissario prima di andare dal direttore a fare figure di...scutibili, si informa con uno dei suoi collaboratori sullo stato dell'arte. A meno che non è nel suo carattere fregarsene delle indagini e andare a fortuna. In tal caso però la domanda sorge spontanea. E' diventato commissario con i punti del latte?

 

Mi fermo qui perché la lettura purtroppo risente degli aspetti che ti ho indicato.

Secondo me il lettore si ferma a porsi troppe domande sulla congruità delle reazioni, mentre all'inizio dovrebbe porsi domande tipo "perché un commissario si presenta per una rapina a un hotel? Perchè non se ne frega?" e via dicendo invece di trovarsi una receptionist simpatica e un direttore urlatore che di colpo diventa gentile...

 

La storia ha potenziale ma ci sono da curare le frasi e le reazioni dei personaggi. Può essere utile la modalità intervista del software gratuito bibisco.

Buona scrittura

Bianca :)

 

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
On 1/12/2017 at 14:34, alea dice:

«Buongiorno. Sono il commissario Kamiliev.» Bussai ed entrai senza aspettare che mi rispondessero.

 

La battuta la puoi anche eliminare, ma in caso prima bussa e poi la pronuncia.

 

On 1/12/2017 at 14:34, alea dice:

Erano una coppia assortita,

 

Assortita è un termine neutro, bisogna specificare se è ben assortita o mal assortita o simili.

On 1/12/2017 at 14:34, alea dice:

che era poi la moglie di un imprenditore italiano, la quale

 

messa così sembra che l'imprenditore non sia l'uomo che l'accompagna

 

On 1/12/2017 at 14:34, alea dice:

capì solo in seguito,

 

capii

 

On 1/12/2017 at 14:34, alea dice:

Il direttore premeva per trovare una falla nella sicurezza della donna sul perenne possesso della chiave.

 

frase piuttosto contorta: il direttore dubitava che la donna avesse sempre avuto con sé la chiave, o simili

 

On 1/12/2017 at 14:34, alea dice:

Dopo la gaffe col direttore me ne andai cercando di convincere la coppia che dalle riprese si sarebbe risalito al colpevole in un batter d’occhio. Ormai, però, la mia figura aveva perso l’autorevolezza che volevo darle, per cui mi imposi grazie ad una “dote” di cui la polizia di tutto il mondo dispone. L’autorità.

 

in realtà non mi sembra abbia fatto chissà che, in ogni caso mi pare che sia un pezzo inutile e un po' troppo imbeccante

 

 

Ho letto anche le altre parti che hai postato e mi sembra coinvolgente, anche se qui fa un po' fatica a decollare.

 

Ho due note, diciamo così, logistiche, ma sono pignolerie. La prima è che normalmente la polizia non si muove per i furti come fa con gli omicidi o altri fatti cruenti: di solito prima il derubato va in commissariato a denunciare il furto e poi, se del caso, partono le indagini. La seconda è che sono molto rari gli alberghi con cassette di sicurezza alla reception, la maggior parte mette delle piccole cassaforti negli armadi di ogni stanza. Ci sarebbe anche da aggiungere che chi ha una collana di oro e rubini di solito la fa tenere in un qualche posto sicuro, tipo una banca o un gioielliere. Ma ripeto sono pignolerie.

 

Proseguo. :)

 

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ciao ... E' la prima volta che commento il testo di qualcun altro...

Nell' incipit ci sono informazioni interessanti, che nonostante io sia un frequentatore di siti che fanno ricerche di questo genere non avevo mai incontrato...Quindi ci sta bene per iniziare.

 

Mi piace questa attenzione costante ai particolari anche se non bisogna eccedere per permettere al racconto di andare avanti in modo più scorrevole. Però al tempo stesso, usata moderatamente ci sta perchè arricchisce il racconto e la immedesimazione del lettore in esso.

 

Ti dirò, ci vorrebbe qualcosa che facesse capire il significato dei numeri nel titolo, perchè come potrai immaginare, in una libreria qualsiasi lettore allaccerebbe mentalmente quei numeri agli eventi dell' 11 settembre. Magari per una versione ufficiale di questo racconto potresti cercare una variante che faccia capire il fulcro del tuo racconto.

 

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ciao @alea ;)

Il racconto te lo dico subito, perde acqua da tutte la parti, non c’è una linea narrativa coerente, e quindi non si può definire un racconto, ma al limite un quadretto di genere sulla vita burocratica del dopo-comunismo, se mi pare di aver capito l’epoca in cui è ambientato il componimento.
Ci sono molte cose che non tornano, specialmente nella costruzione stessa del periodo e delle frasi, l’uso in particolare di troppe subordinate, rende molto difficoltosa la lettura e la comprensione dello scritto. O anche con l’aggiunta di frasi inutili e che in sè stesse non fanno avanzare di nulla il racconto:
“Sicuramente per l’accaduto la ramanzina l’avevano fatta ad una sua collega e non a lei.” Ti consiglio, in questi casi, di fare una lettura ad alta voce del testo appena scritto, per individuare le frasi da tagliare come questa, che interrompono il flusso della narrazione e mettono dei dubbi su dove si va a parare. 
“...Bussai ed entrai senza aspettare che mi rispondessero. Dovevo dare subito l’impressione di determinatezza che ci voleva in un caso “grave” come questo.” Commento del narratore, devi mostrare le scene non raccontarle con l’uso della voce del narratore, ricorda il motto degli sceneggiatori americani: “Show, don’t tell!”
“Impeccabile nel suo gessato grigio, un po’ vicino alla sobrietà sovietica, un po’ vicino alla sobrietà occidentale, con i capelli grigi tagliati corti, l’immancabile stempiatura alta, altissima in questo caso, che dava un tono intellettuale, gli occhiali con la montatura tartaruga.”
Un po’, un po’ ha un po’ è brutto e poco funzionale… avrei scritto:”… era un misto tra la sobrietà…”, poi il periodo è troppo lungo, e costruito con l’uso di troppe subordinate, tra l’altro poco legate le une alle altre, quasi ad assumere un tono colloquiale e proprio della parlata.
“...Erano una coppia assortita, lui pareva occidentale, latino a prima vista. “Anche qui torna questo modo di costruire le frasi, con l’uso di troppe subordinate.
“...Se ne era accorta la donna, che era poi la moglie di un imprenditore italiano, la quale tutte le mattine controllava che l’oggetto, a cui teneva tantissimo essendo un regalo di nozze, fosse ancora ben custodito in cassaforte.” Periodi troppo lunghi, e con l’uso di quegli “essendo” pare molto forzata come costruzione.
“... La chiave ce l’aveva la signora – ogni istante sempre più bella e algida nella sua forzata rigidità, evidentemente in questo modo cercava di trasmettermi tutto il suo disappunto – e stava ben attenta a non dimenticarsela da qualche parte. “
Stesso discorso di prima, con questa costruzione forzata dei periodo e delle frasi, è come se costruisci la frase e mano a mano ti viene da aggiungere qualche altro particolare, ma senza che si inserisca armoniosamente nel complesso della costruzione sintattica.
“...sul perenne possesso della chiave” Brutto aggettivo, questo “perenne”, questo aggettivo lo userei per le nevi della alpi, ma non in questo contesto.
“..., che se la moglie diceva così, così doveva essere.” 
Qui non  si capisce cosa voi dire…
“..L’autorità. “Ma se ha perso l’autorevolezza, come fa ad avere l’autorità?
“...senza rendermi conto se con tale gesto mi sarei inguaiato oppure no, presi la giacca impermeabile comprata in un grande magazzino nel periodo degli sconti e me ne andai a casa.”
Perché ha paura di inguaiarsi? L’ispettore fa solo il suo mestiere, ed è strano che firmi senza guardare quello che firma… un ispettore un po’ particolare che non ha autorevolezza, e firma senza guardare ciò che firma…
Scusa, ma me lo spieghi cosa c’entra adesso la giacca impermeabile comprata ai grandi magazzini con gli sconti, con il racconto? Ricordati che se nel primo atto c’è una pistola, nel secondo atto quella stessa pistola è destinata a sparare, è destino.(A. Checov)
Ti consiglio quindi di riscrivere un pò tutto il racconto.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Crea un account o accedi per lasciare un commento

Devi essere un utente per inserire un commento.

Crea un account

Iscriviti per un nuovo account nella nostra community. È facile!

Registra un nuovo account

Accedi

Sei già registrato? Accedi qui.

Accedi Ora

×