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massimopud

[CN 2016 - 02] Sognare, forse

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Commento: 

Parole chiave: angelo, lucido da scarpe, aquilone, pesca, manrovescio, variante.

 

 

Sognare, forse

 

Da qualche tempo mi accade qualcosa di strano: ogni notte faccio lo stesso sogno, cioè, non esattamente lo stesso, ma mi trovo nello stesso posto, una città sconosciuta, in un’epoca che così a occhio mi sembra risalire a quaranta, cinquanta anni fa.

Sono in Italia, non saprei dire con precisione che età ho, ma sono molto giovane, forse quindici anni, forse meno, e non sogno mai persone che conosco o che ho conosciuto realmente nella vita, nella veglia, intendo.

 

Eppure nei sogni sento di essere la stessa persona, me ne accorgo da alcune predilezioni, da pensieri e situazioni ricorrenti: quello che mi piace o non mi piace è più o meno uguale, è tutto il resto che è diverso.

Un’altra novità recente è che io ho sempre dormito non più di sei, sette ore per notte, ora sto dormendo gradualmente sempre più a lungo, sono arrivato a una decina di ore e mi sembra che l’aumento stia procedendo ancora.

Ma c’è un’altra cosa ancora più inconsueta: quando sogno sono felice, qualsiasi cosa succeda mi sento felice. Tutto quello che accade, anche se può essere in certa misura sgradevole, è solo una piccola onda negativa che si sovrappone a un’onda lunga positiva di sottofondo che è molto più alta, poderosa, invincibile.

Ed è per questo che ormai aspetto con impazienza l’ora di andare a dormire, l’anticipo un po’ ogni sera e mi sveglio via via più tardi. Preciso che nella mia vita cosciente degli ultimi anni non è cambiato niente di sostanziale: lavoro, rapporti umani, interessi, abitudini, tutto come prima.

 

Eccolo il piazzale, gremito di ragazzi, e così tutti i cortili attorno, i grigi playground nostrani delle antiche giungle IACP, squadrati a strisce di luce e ombre dal sole obliquo del sabato pomeriggio tra i palazzi. Infuriano corride di pallone, interrotte solo per oscurità o rissa; orge di parolacce, le ragazze sotto scorta di madri grintose come medio-massimi.

La vita di strada, feroce ma vitale, antichi fasti di quel bizzarro secolo ventesimo, aperto dagli anarchici che giustiziavano i re e finito con gli imperi delle scatole magiche.

 

Se ci credessi, forse reminiscenze, vite precedenti? Non mi convince: banalità d’accatto di altre culture o d’altri tempi, e poi come ho già detto non riconosco nessuna persona e io mi sento uguale, psicologicamente uguale al me stesso cosciente, salvo quella strana, inspiegabile felicità.

 

Bar di periferia: vecchi e giovani mescolati, parlano a gran voce e giocano a carte, io sono al flipper, che stanno dicendo? Che i tempi cambiano, come in cielo, così in terra: l’Oriente è rosso e sta arrivando da noi e nel 2000 viaggeremo tra le stelle. Si litiga di brutto, si parte quasi per scherzo con un manrovescio e si arriva ai pugni seri, quelli studiati per far male, uno lo devono portare a casa a braccia, ha il naso spaccato e lascia un filo discontinuo di sangue sul pavimento. Eppure negli occhi di tutti c’è una luce: aspettano, tutti aspettano con fiducia qualcosa che sta cambiando, il Mondo Nuovo, ognuno il suo, quello che gli piace di più.

 

Ricordi infantili riemersi dall’inconscio? Rimasti intrappolati lì, ora sono riusciti ad aprirsi un varco? Da bambini siamo spugne, magari inconsapevoli, ma assorbiamo tutto: dateceli dai cinque ai dieci anni e saranno nostri per sempre. Ma il fatto è che io non li ho vissuti quegli anni, cinquant’anni fa non c’ero, che siano suggestioni cinematografiche o televisive? Film visti, libri letti? No, mi sento troppo coinvolto emotivamente, non mi sembra possibile.

 

Sono ormai arrivato a dormire dodici, tredici ore al giorno. Confesso che ho cominciato a fare uso di sonniferi, per aumentare la durata del sonno: dodici, tredici ore di felicità in una parentesi di veglia che mi sembra sempre più grigia, sempre meno importante rispetto a quella che è diventata la parte più importante della mia vita.

È buffo, davvero: proprio io che ho sempre disprezzato quelli con la testa tra le nuvole, i nostalgici del bel tempo che fu, l’immaginaria e semovente età dell’oro che si sposta sfalsata di trenta o quarant’anni rispetto alla linea di fuoco senza riposo del presente.

 

Un balcone nel pomeriggio rovente d’agosto, odore di frittata e di lucido da scarpe: sto viaggiando nei canyon con cowboy e apache, di fronte c’è una finestra coperta di adesivi e da dietro i vetri qualcuno mi spia; anch’io la guardo di sottecchi, lo sa che sono lì per lei, ma anche per galoppare nei canyon con i miei amici cowboy e apache; sono un duro come loro, cara mia, non sono qui solo per te.

Sotto c’è la spiaggia, parecchio sotto, devo essere al quarto, quinto piano. Qualche bambino in acqua fa cagnara, un altro si trascina dietro un aquilone lungo la riva, un signore in canottiera e cappello a campana pesca, assorto e silenzioso, ancora senza rimorsi: non è ancora peccato ammazzare per gioco gli animali. 

 

Sedici ore di sonno e otto di veglia: ho aumentato la dose di psicofarmaci. Quelle otto ore non passano mai, mi diventano sempre più insopportabili. Il bello è che non starei neanche male, per lo meno non ho i motivi convenzionali per esserlo: ho un buon  lavoro, una famiglia che comincia a preoccuparsi seriamente per me, perfino qualche amico di carne e ossa, ma il fatto è che qualcosa non va, come in cielo così in terra.

Non c’è quella luce negli occhi degli altri, non c’è più una Frontiera, una terra sconosciuta verso cui correre, avventarsi, insieme a cowboy e apache. Non c’è più l’Oriente Rosso, non c’è più l’Odissea tra le stelle, qual è la meta? Quale lo scopo? Che cosa vogliamo fare, adesso?

Davvero era questo il futuro? Davvero volevamo questo? Imbozzolarci in una gigantesca ragnatela, senza più pretendere tutto: il mondo di uguali, le stelle, e magari anche l’altro mondo, certo, anche quello, perché no?

Ma davvero possiamo rassegnarci a così poco? All’anche tu ricco e famoso? Al divismo di pallone e televisione, fra tribuni e lacché, legioni di cuochi e un oceano di pornografia, ben misera variante del mangiare e trombare, del grado zero, ridotti alle ambizioni degli scarafaggi? A penisole di frustrati e isole di famosi?

Anche questo abbiamo sporcato, coperto di sterco, il più bel mito creato dalla fantasia degli uomini: l’isola nascosta sotto l’orizzonte, ai confini del mondo, dove poteva esserci un angelo a guardia dell’Eden o il diavolo in persona; dove ci aspettava il sorriso d’amore di Calypso o la folgorante orma sulla sabbia di Venerdì, i mostri infelici del dottor Moreau, il favoloso tesoro di Jim Hawkins o le fanciulle vestite di fiori del signor Christian.

 

Venti ore di sonno al giorno nell’ultima settimana. La decisione è presa: scelgo la felicità. Ho accanto a me tre flaconi e sto per partire: mi attende la gente che ha ancora una luce negli occhi, mi attendono i miei amici cowboy e indiani, l’Oriente Rosso e le stelle; e forse anche loro: le isole di corallo in bilico sugli invisibili fili azzurri dei tropici, in cui gente inspiegabilmente felice danza in grandi cerchi, mentre il vulcano esplode nel pomeriggio e qualcuno se ne va lento lungo la battigia, seguito da un lungo esercito di orme, Mr. Robinson, forse, o Mr. Einstein.

 

 

 

Spoiler

Se tutte le notti sognassimo la stessa cosa, essa ci colpirebbe come gli oggetti che vediamo di giorno. E se un artigiano fosse sicuro di sognare tutte le notti per dodici ore di essere re, io penso che la sua felicità sarebbe quasi uguale a quella di un re che tutte le notti sognasse per dodici di ore di essere un artigiano.

 

(B. Pascal, Pensiero n. 661)

 

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@massimopud Caspita, che bella storia.

12 ore fa, massimopud dice:

 le isole di corallo in bilico sugli invisibili fili azzurri dei tropici, in cui gente inspiegabilmente felice danza in grandi cerchi, mentre il vulcano esplode nel pomeriggio e qualcuno se ne va lento lungo la battigia, seguito da un lungo esercito di orme, Mr. Robinson, forse, o Mr. Einstein.

Ci voglio andare anch'io.

Ciao

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Spettacolare!

Peccato per te che non voto perchè questo racconto mi è piaciuto molto.

 

14 ore fa, massimopud dice:

i grigi playground

magari mi sbaglio ma "playground" mi fa poco ventesimo secolo.

 

Mi piace come hai fatto evolvere il personaggio lungo tutto il racconto: il suo iniziale interesse per i suoi sogni diventa un'ossessione che lo divora. 

Ci si potrebbe vedere una critica dei tempi moderni ma questa frase:

 

14 ore fa, massimopud dice:

È buffo, davvero: proprio io che ho sempre disprezzato quelli con la testa tra le nuvole, i nostalgici del bel tempo che fu, l’immaginaria e semovente età dell’oro che si sposta sfalsata di trenta o quarant’anni rispetto alla linea di fuoco senza riposo del presente

mi ha fatto pensare che il tuo racconto non tratta di questo. L'elemento essenziale infatti è la felicità che pervade i suoi sogni, in contrasto con il grigiore della vita quotidiana. 

Insomma il voler cercare sempre "altrove" quello di cui abbiamo bisogno.

 

Il finale è il giusto climax per un racconto che non poteva che finire nell'abbandono della vita "reale".

 

Il tuo testo mi ha fatto venire in mente le innumerevoli informazioni che avevo letto tempo fa sul sogno lucido. Pensare che il sogno non sia "reale" solo perchè non ci muoviamo nè apriamo gli occhi è ingiusto. Dopo tutto la nostra attività celebrale aumenta notevolmente durante il sonno.

 

Starei qui a sparara cavolate in merito per ore ma devo fuggire.

Mi scuso per il commento rapido e poco utile.

 

Dimenticavo: bravissimo.

 

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Bella riflessione esistenziale. Mi ha ricordato, non so perché, Midnight in Paris di Woody Allen. Anche io una volta scrissi un racconto simile ma totalmente diverso, dove un vecchio ex gerarca nazista si sognava ogni notte di essere rinchiuso in un campo di concentramento, ma era più tipo un horror (lui al contrario non voleva più dormire) :) Non ho appunti da fare, tutte le riflessioni sono vere, ci siamo ridotti a una società che si basa su cosa? Reality, spazzatura, internet ovunque. Dei nostri sogni che ne è rimasto? Piaciuto

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Ciao Socio! Bello! (cioè, non bello tu, il racconto. O magari sei bello anche tu ma non avendoti mai visto non posso saperlo. Poi, si sa: la bellezza sta negli occhi di chi guarda. Ma tu guarda! Insomma, tagliamo la testa al toro: bello tu e il racconto. Povero! Il toro, non tu. O magari anche tu, che ne so? Vabbé, torno al racconto che è meglio...)
Dicevo, un racconto bellerrimo! Ma davvero bello bellone. Cioè, sapevo che sei bravissimo a scrivere cose divertenti, ma ora scopro che sei bravo anche quando scrivi cose serie. Che piacevole scoperta, complimenti!
Passato il febbrone?
:)

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@camparino @Thea @Ghigo @Monsieur Cigale Cari lettori, amici, concittadini, romani, grazie di cuore per i commenti!

 

10 ore fa, camparino dice:

Ci voglio andare anch'io

Dai che si va in comitiva

 

9 ore fa, Thea dice:

Spettacolare!

Peccato per te che non voto perchè questo racconto mi è piaciuto molto.

Una deroga per Thea, facciamola votare, lo merita! Lo dico senza secondi fini, disinteressatamente

 

8 ore fa, Ghigo dice:

Dei nostri sogni che ne è rimasto?

Ma poi in fondo ci sono tanti esempi positivi: Trump, Putin, i Talebani..., va be', come non detto.

 

4 ore fa, Monsieur Cigale dice:

cioè, non bello tu

 Come, non io?

 

4 ore fa, Monsieur Cigale dice:

bello tu e il racconto

Ah, ecco, ora va meglio

 

4 ore fa, Monsieur Cigale dice:

ora scopro che sei bravo anche quando scrivi cose serie. Che piacevole scoperta, complimenti!
Passato il febbrone?

 

Ancora non del tutto, perciò mi è uscita una cosa seria, quando sono lucido (si fa per dire) la mia specializzazione restano le cazzat... il fine umorismo.

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29 minuti fa, massimopud dice:

Ma poi in fondo ci sono tanti esempi positivi: Trump, Putin, i Talebani..., va be', come non detto.

 

Non mi toccare Putin, che io vivo in Russia! :P e i Talebani si sa bene chi li ha creati... mi sa che dei nostri sogni non è rimasto più nulla :D 

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Ohibò! Qui si passa dal verde smagliante del primo racconto ad un nero sfumato, di sottofondo...

 

Bella la trama, con questa ricerca della felicità che porta il protagonista fino al gesto estremo.

Buoni anche i contenuti (ma non troppo, come dirò poi), con la contrapposizione della vita ordinaria (inconsapevolmente divenuta insostenibile per il protagonista) alla felicità che traspare nei sogni; nulla da eccepire di particolare su grammatica e sintassi (e qui vanno i miei più sentiti complimenti!); il protagonista è ben delineato nel suo "io interiore", anche se - per tornare ai contenuti - trovo poco plausibile "una famiglia che comincia a preoccuparsi seriamente", ma che non prende seri provvedimenti (sonniferi e psicofarmaci non passano inosservati).

 

Ma la cosa che mi ha sorpreso "negativamente" è stato lo stile: bellissimo e piacevolissimo da leggere fino al penultimo, lungo paragrafo... che ho trovato - personalmente, eh! - pesante da leggere (m'è venuto un colpo di sonno) e che, per capirlo, ho dovuto rileggerlo una seconda volta. Sia chiaro, my fault!

 

Purtroppo quest'ultimo passaggio ti ha fermato ai piedi del mio personalissimo olimpo di questi racconti, in compagnia di @Nuwanda... ma son sicuro saprai rifarti in futuro! ;)

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On 10/1/2017 at 21:45, massimopud dice:

Sedici ore di sonno e otto di veglia (...) Quelle otto ore non passano mai, mi diventano sempre più insopportabili. Il bello è che non starei neanche male, per lo meno non ho i motivi convenzionali per esserlo: ho un buon  lavoro,

Va ancora a lavorare?!

On 10/1/2017 at 21:45, massimopud dice:

sono arrivato a una decina di ore e mi sembra che l’aumento stia procedendo ancora.

 

Il racconto mi è piaciuto, anche per la distanza dal tuo genere. Mi ha "imposto" quale corollario una piccola ricerca, rinviandomi a  un libro letto da ragazzina. Non ricordavo titolo né  autore, solo che il protagonista sognava e c'entravano le stelle. Trovato, eccolo, più "impegnato" di quanto potessi cogliere allora, vedrò di rileggerlo!

https://it.wikipedia.org/wiki/Il_vagabondo_delle_stelle

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Ospite Rica

 

 

No comment. La prima cosa che mi viene da dire è: No comment.

Poi, aspetto tornino a posto i peli sulle braccia, si sono accapponati, e un formicolìo nelle gambe mi impone di rimodulare il respiro.

 

Sai perché.

Primo perché è bellissimo quello che hai scritto.

Secondo, perché io c'ero in questi luoghi, non in tutti, ma in qualcuno.

 

 

On 10/1/2017 at 21:45, massimopud dice:

Eccolo il piazzale, gremito di ragazzi, e così tutti i cortili attorno,

 

Quadraro,QUarticciolo,  Centocelle, case Iacp primi anni '50

 

On 10/1/2017 at 21:45, massimopud dice:

aperto dagli anarchici che giustiziavano i re

 

Gaetano Bresci Docet... E per me è sempre stato un pensiero amabile Lui. Io, però, non lo vedo uccidere il Re, lo vedo sempre in confino a Santo Stefano.

 

On 10/1/2017 at 21:45, massimopud dice:

l’Oriente è rosso

 

La Cina è vicina, prima che Ferretti impazzisse di cattolicesimo sfrontato... Quando io ero innamorata di lui per le sue parole e lo consideravo uno dei nuovi poeti del '900.

 

On 10/1/2017 at 21:45, massimopud dice:

dateceli dai cinque ai dieci anni e saranno nostri per sempre.

 

Sono insegnante della primaria. E' vero. Dammeli, e SE MI AIUTI, bisogna aggiungere oggi, prima non era così, te li forgio.

 

On 10/1/2017 at 21:45, massimopud dice:

cinematografiche o televisive? Film visti, libri letti?

 

Pasolini: "Accattone", "Ragazzi di strada", "Una vita violenta".

 

 

 

Mi permetto assai umilmente di segnalarti questo.

On 10/1/2017 at 21:45, massimopud dice:

amico di carne e ossa

 

Stavo scrivendo "amico in carne e ossa", ma mi sento così confusa, che non so più come si dice.

 

Ho capito che che sei romano, quindi comprendi i miei riferimenti alla toponomastica e sai quanto "Accattone" sia vicino al Quadraro. al Quarticciolo, a Centocelle che menziono. Io non so manco se li conosci questi posti. Sappi, però, che prima di arrivare agli apache, stavi qui, e c'ero anche io.

Nel tempo, nel luogo, nel background, nei luoghi che descrivi, negli spazi che calpesti, nelle risse al bar, nel sole obliquo tra palazzi... Io c'ero. C'ero nel mood.

E quando mi succede questo.... BOOOOOOOMMMMMM 

Senza parole.

Se invece non sei romano, non so se capisci i riferimenti di questo mio commento, così fortemente localizzato, ma nel caso sappi che hai descritto una periferia antica inglobata a un centro in cui vogliono farla entrare per comodità, ma nel quale non entrerà mai per connaturazione.

 

Bravissimo.

Click.

 

 

 

 

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@Rica, massimopud è il mio socio. Cioè, ci tengo a dirlo, perché abbiamo scritto a 4 mani. Non so se rendo, ma l'ho fortemente voluto fin dall'inizio.

Per dire, eh?

Per dire l'orgoglio che mi pervade.

;)

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Ospite Rica

@Monsieur Cigale zitto tu! Mi hai fatto tirare fuori Sciuscià! :P

51 minuti fa, Monsieur Cigale dice:

Per dire l'orgoglio che mi pervade.

di voi non si può dire: "in due non ne fate uno" :rofl:  a presto!

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Cari @ettore70 @sefora @Rica grazie davvero per i vostri commenti.

 

@Rica, un ringraziamento particolare perché non sono romano, ma in realtà ci hai azzeccato lo stesso: ho fatto l'università a Roma e quindi almeno alcuni di quei quartieri li conosco, anche se erano già gli anni '90 e la vita di strada era già prossima alla fine, per fortuna ho fatto in tempo a vederla da piccolo, nelle mie giungle IACP. Ciao, grazie mille.

 

1 ora fa, Monsieur Cigale dice:

perché abbiamo scritto a 4 mani

 

Monsieur, cosa fai? Hai svelato a tutti che siamo quadrumani? 

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Ospite

Ciao @massimopud

Questo racconto gioca molto con i sogni e il protagonista finisce per abusarne...

Un po' di riflessioni, dubbi, perplessità...

 

Cita

Ma il fatto è che io non li ho vissuti quegli anni, cinquant’anni fa non c’ero, che siano suggestioni…

 

Quindi, lui rivive nei sogni epoche che non ha mai conosciuto e come fa ad averne nostalgia? Si paragona ai nostalgici del bel tempo che fu, ma solitamente questi hanno davvero vissuto gli anni che rimpiangono.

 

Inoltre, il protagonista afferma di trovarsi sempre in località sconosciute

 

Cita

una città sconosciuta

 

Però le descrizioni sono fin troppe precise... Qualcosa non quadra.

 

Cita

Qualche bambino in acqua fa cagnara, un altro si trascina dietro un aquilone lungo la riva, un signore in canottiera e cappello a campana pesca, assorto e silenzioso, ancora senza rimorsi: non è ancora peccato ammazzare per gioco gli animali.

 

Qual è l'animale che rischia la vita solo per gioco?

 

Cita

ho un buon  lavoro, una famiglia che comincia a preoccuparsi seriamente per me, perfino qualche amico di carne e ossa

 

Sedici ore di sonno e otto di veglia, come fa a conciliare tutto? Questo mi sembra inverosimile, ci vorrebbe qualche spiegazione in più, soprattutto riguardo a come siano organizzate le otto ore di veglia, invece la narrazione resta troppo concentrata sui sogni.

 

Cita

Davvero volevamo questo?

 

Volevamo? Perché il plurale? Si narrano le sue aspettative, forse diverse da quelle di un sentire comune. Bisognerebbe restare ancorati sui pensieri del protagonista e non della collettività, per la quale è molto più difficile indicare i desideri.

 

Cita

ridotti alle ambizioni degli scarafaggi?

 

Questo è un pensiero troppo complesso, "le ambizioni degli scarafaggi", che andrebbe sviluppato di più…

 

Cita

Venti ore di sonno al giorno nell’ultima settimana.

 

Questa ipersonnia autoindotta può avere diversi effetti collaterali: I danni dell’ipersonnia.

Nessuno di questi viene preso in considerazione nel racconto. In più, ci vorrebbe un passaggio per farci capire come la vita reale sfugga di mano al protagonista e come mai nessuno gli sia più vicino.

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Mi ha ricordato in certa misura Lovecraft e Dunsany. Interessante come il protagonista cerchi sempre altro rispetto ciò che ha, nei "bei tempi passati", quando questa è probabilmente una delle epoche più avventurose della storia dell'umanità. Dipende solo da come si vive.

Bravissimo, bel racconto

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On 10/1/2017 at 21:45, massimopud dice:

Eccolo il piazzale, gremito di ragazzi, e così tutti i cortili attorno, i grigi playground nostrani delle antiche giungle IACP, squadrati a strisce di luce e ombre dal sole obliquo del sabato pomeriggio tra i palazzi. Infuriano corride di pallone, interrotte solo per oscurità o rissa; orge di parolacce, le ragazze sotto scorta di madri grintose come medio-massimi.

La vita di strada, feroce ma vitale, antichi fasti di quel bizzarro secolo ventesimo, aperto dagli anarchici che giustiziavano i re e finito con gli imperi delle scatole magiche.

 

Fantastico!

 

On 10/1/2017 at 21:45, massimopud dice:

Anche questo abbiamo sporcato, coperto di sterco, il più bel mito creato dalla fantasia degli uomini: l’isola nascosta sotto l’orizzonte, ai confini del mondo, dove poteva esserci un angelo a guardia dell’Eden o il diavolo in persona; dove ci aspettava il sorriso d’amore di Calypso o la folgorante orma sulla sabbia di Venerdì, i mostri infelici del dottor Moreau, il favoloso tesoro di Jim Hawkins o le fanciulle vestite di fiori del signor Christian.

 

Da brividi!

 

Dalla comicità al lirismo, dalle risate alle riflessioni profonde...una garanzia! Complimenti massimo!

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Buonasera @massimopud

Non ho lasciato commenti per questa seconda parte del contest ma ci tenevo a dirti che ho trovato il tuo racconto davvero, davvero bello.

Spero da tuo appassionato lettore di ritrovarti spesso in cose più seriose, anche se come sai mi piacciono molto anche i racconti più leggeri. 

A presto :plata:

 

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Caro @massimopud

Complimenti. Hai scritto un pezzo da oscar :o

 

Un racconto dall'impatto emotivo devastante perché profondamente permeato dal sentimento di fondo dei cosidetti anni '0 (ovvero dal 2000 fino al 2010), di quella generazione disillusa e derelitta che ha forgiato il consumismo e il qualunquismo occidentale. Da questo punto di vista si tratta di un pezzo di denuncia feroce, un j'accuse violento e senza pietà che mette tutto e tutti alla sbarra ("Davvero volevamo questo? Imbozzolarci..."). Se avessi scritto questo stesso messaggio in altro modo, senza fare uso di un espediente onirico per proporlo e senza presentare un personaggio 'comune', il risultato sarebbe stato fastidioso, scomodo e difficile da digerire.

Invece tu hai adottato scaltramente l'idea della commistione con il surreale per scivolare garbatamente sulla poesia, su quel filo malinconico di pensiero che è tutto sommato il 'sognare ad occhi aperti'. E questo ha permesso al lettore non solo di arrivare impreparato alla mazzata critica che gli hai preparato, ma di far risaltare ancora più violentemente il divario fra sogno e realtà.

 

Mi limito a osservare quello che ho trovato efficace, perché dal punto di vista tecnico e umano il racconto è perfetto, a mio modesto parere.

Se posso dire, forse è un po' troppo lunga ed enfatica la lista delle cose che non vanno, ma quello è a sentire personale.

 

un ottimo racconto e una meritatissima vittoria :love: 

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Caro @Nerio, grazie mille delle tue riflessioni sul racconto.

Come sempre hai visto giusto: il rischio era di fare una predica o di cadere nella lagna nostalgica che è diventata una autentica calamità nazionale (è una delle poche cose su cui secondo me Matteo R. ha ragione).

In realtà io non sono un passatista, per molti versi non c’è dubbio che si viva meglio oggi che non cinquanta o sessanta anni fa: basti pensare a com’era all’epoca la condizione delle donne, per non parlare di minoranze discriminate come i gay, che facevano una vita d’inferno.

Però alcune cose le abbiamo perse in termini di rapporti umani diretti, sempre più sostituiti da quelli mediati che tutti conosciamo, ma soprattutto non c’è quella sensazione di essere all’alba di una nuova era, che tra la fine della seconda guerra mondiale e gli anni ’70 è stata una convinzione diffusa in gran parte del mondo.

Gente che aveva iniziato la vita viaggiando su veicoli a trazione animale vedeva lo sbarco sulla Luna e pensava a dove saremmo arrivati nel giro di 30 o 40 anni; e in parallelo c’era il comunismo, parola tabù, oramai: fallito, stra-fallito, morto e sepolto, tutto quello che si vuole, ma che ha rappresentato una speranza per centinaia di milioni di persone di questo mondo.

Tutto questo è venuto a cadere a partire dai primi anni ’80 in un riflusso interminabile che sembra continuare ancora oggi.

 

Ecco, la predica l’ho fatta qui; nel racconto forse sono riuscito a evitarla (forse perché l’ho scritto con la febbre), anche se qua è là, hai ragione, qualche punta enfatica c’è: in qualche passaggio mi ci sono accalorato troppo (pensa che come titolo provvisorio gli avevo dato “L’Avvelenata”), però magari così è venuto più autentico, almeno spero.

 

Mah, comunque ora basta serietà, siamo o non siamo colleghi cazzari? Ciao, caro collega.

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davvero interessante. dopo le prime righe mi sono ritrovata completamente assorta. Mi sono sentita in sintonia con il protagonista, a condividere le sue parole. troppo vero quello che dici, purtroppo viviamo in un mondo piuttosto monotono dove ormai si è soggiogati alla routine quotidiana. ti faccio i miei complimenti.

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@massimopud affascinante, fluido: fino alla fine mi chiedevo se ci sarebbe stata una spiegazione al fenomeno. Non c'è stata, ma è andato bene lo stesso, il racconto è bello così.

Ti pongo un interrogativo: come fa il protagonista a essere sicuro che da morto continuerà a sognare?

O spera nel coma?

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Grazie del commento, @Iman, e benvenuta in questo covo di grafomani.

 

Salve, o @Lizz, mi poni interrogativi da Padre della Chiesa, o almeno da Cognato della Chiesa, comunque ci provo, male che va mi scomunicano.

 

Una possibilità è che il protagonista creda che non finisca tutto con la morte; un’altra è che sia talmente infelice e alienato dal mondo (infatti è felice solo nei sogni) da preferire qualsiasi eventualità alternativa alla vita in questo mondo.

D'altronde le due cose possono parzialmente coesistere: si può non credere ma si può sperare, che è una forma più blanda di aver fede e in un certo senso è anche una forma più blanda di ateismo.

In genere si usa dividere le persone in atei e credenti, mi sa che la maggioranza è costituita da speranti (o speranzosi?).

Pax vobiscum / etticummi spiri totò

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Riassume perfettamente la nostra epoca nel suo personaggio: il quale decide di togliersi la vita perchè la vita non è più eccitante come quella di un tempo.

Ma il nostro protagonista è come un telespettatore che si suicida in quanto il palinsesto è diventato stantìo: è un consumatore in una società in declino, che invece di neutralizzare la società dell'intrattenimento fine a sè stesso, elimina sè stesso e quindi la possibilità di trasformare il mondo: traslocando e riportando quei sogni nel mondo.

Invece romanticizza la propria evasione e si aliena nell'allucinatoria previsione del post-mortem narcolettico. Quel che può essere spacciato per gesto di ribellione, è in definitiva un mero rassegnarsi all'esterna e propria meschinità.

 

Il finale, quindi, tanto per cominciare, o tanto per finire, sarebbe dovuto essere diverso: avrei visto bene un vichingo con elmo cornuto entrare nella stanza del sognatore, al quale avrebbe eseguito con una scure un'adeguata decapitazione, seguendo ciò con una festicciola in famiglia, a base di tramezzini e aranciata.

 

Torno a giocare con i videogiochi!

 

 

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21 minuti fa, UmbertoBieco dice:

Invece romanticizza la propria evasione e si aliena nell'allucinatoria previsione del post-mortem narcolettico. Quel che può essere spacciato per gesto di ribellione, è in definitiva un mero rassegnarsi all'esterna e propria meschinità.

 

Perfettamente d'accordo, ottima analisi; io infatti non ho tutta questa stima del protagonista, né medito di emularlo, anzi come io scrivente prendo le distanze dall'io narrante e mi riconosco invece pienamente nella figura  del vichingo cornuto: corro subito a comprarmi l'elmo, i tramezzini, la famigliola e il chinotto (l'aranciata no, da quella mi dissocio con fermezza).

Ciao, Umbè. 

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