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Niko

La Mappa dell'editoria italiana al 2018

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Fonti e altre informazioni:

 

 

Buongiorno, sognatori.

Abbiamo sempre detto che l'editoria italiana è una giungla: è vero, e lo dimostrano anche i dati aggiornati al 2016 da parte della AIE (Associazione Italiana Editori, i cui aderenti coprono il 90% del mercato librario italiano), di cui cito il rapporto 2016:

 

"Rimane stabile il numero delle case editrici attive – Sono 4.608 le case editrici che hanno pubblicato almeno un titolo nel corso dell’anno (+0,1% rispetto al 2014). In leggera crescita quelle che pubblicano tra 10 e 60 titoli l’anno (1.005).

65mila i nuovi titoli su carta nel 2015, cui si aggiungono 63mila ebook: aumentano le tirature, anche “digitali”: la produzione di varia cartacea torna a crescere, e con percentuali interessanti (+6,5%). In particolare, cresce la produzione di titoli del settore bambini e ragazzi (+16,9%) e della manualistica (+15%). Dopo la forte crescita dell’anno scorso, i titoli del settore educativo (che rappresentano nel 2015 circa il 6% della produzione e il 22% del mercato) calano invece del - 42,9%, per fattori esogeni a quelli puramente di mercato.

Il lettore oggi ha a disposizione più titoli (di piccoli come di grandi editori), più catalogo, prezzi e formati diversi tra cui scegliere. Il catalogo “vivo” di libri di carta in commercio (titoli commercialmente vivi) è di 906.481 (+5,2% sul 2014); quello di libri digitali è ancor più in crescita, con 227mila manifestazioni (+43,4% sul 2014).

    Cresce nel 2015 la produzione di titoli ebook, con un +21% (si passa dalle 51.692 manifestazioni del 2014 alle 62.544 del 2015). Il mercato ebook copre a fine 2015 una quota del 4,2% dei canali trade e raggiunge quota 51milioni di euro (+25,9% sul 2013).

    Il lettore ha quindi a sua disposizione un set molto più articolato di prodotti: nella carta ha versioni dei titoli in prima edizione (96,3%) ma con il punto debole dei tascabili (-3,7%). È più libero di scegliere, non solo progetti editoriali diversi ma in modalità e formati diversi. Senza dimenticare che il 18,3% degli ebook di narrativa è in formato accessibile per i non vedenti.

    Il digitale non è però solo ebook. L’insieme del digitale oggi rappresenta l’11% del mercato – Il digitale (ebook + banche dati e servizi web ad aziende e professionisti) vale nel 2015 qualcosa come 279milioni di euro (+16,9% rispetto al 2014) e rappresenta l’11% del mercato. Nel 2011 questo stesso mercato rappresentava il 5,2%."

     

    Interessante, poi, che si affermi che "Il mercato del libro italiano torna ufficialmente a crescere dopo quattro anni di crisi. Lo dicono i numeri, e non solo quelli del fatturato. Il settore si lascia alle spalle il più lungo periodo di flessione – di vendite e lettori - che la filiera italiana del libro abbia avuto dal dopoguerra in poi. Il trend è oggi definitivamente positivo, come confermano tanto il 2015, quanto il primo semestre del 2016."

     

    Lascio la parola a voi. Cosa ne pensate?

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      Dati interessanti che smentiscono i vari "ma gli ebook sono in calo" "il futuro è solo nella carta" etc. che la stampa italiana (e non solo, ma la nostra è particolarmente agguerrita) sta cercando di spacciare da un  paio d'anni a questa parte, soprattutto considerando che i dati AIE sono alquanto approssimativi non tenendo conto ad esempio di Amazon, e credo di varie altre librerie online.

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      10 ore fa, Origin753 dice:

      Il secondo link non funziona più. :(

      Il sito è stato aggiornato e per qualche ragione il link alla mappa dell'editoria non è più condivisibile (ma funziona). Ho cambiato il link, adesso, inserendo la pagina dalla quale è possibile accedere alla mappa (nella lista) :) 

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      Ospite Mirtillasmile

      Bello sapere che il mercato è in positivo... si torna a leggere e questo è l'importante 

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      La nuova mappa dell'editoria aggiornata al 2017 è disponibile al seguente link:

      http://media.giornaledellalibreria.it/presentazione/allegati/poster_mappa_per_web_18luglio2017_4.pdf

       

      Dalla news:

      La mappa dell’editoria italiana mostra la dimensione industriale di un settore che rappresenta la prima industria culturale del Paese: che si proietta sempre più sui mercati internazionali, si innova nei prodotti, nelle soluzioni tecnologiche, produce mondi narrativi che sono il primo anello della catena del valore di altre industrie culturali e si fa carico di allargare il  mercato della lettura.
       

      Sono otto anni che il Giornale della Libreria, con Aie e il sostegno di Agenzia ICE, la propone ai suoi lettori. Per questa edizione, seguendo il cambiamento generale della nostra grafica, anche la mappa è cambiata: nell’infografica (abbiamo rappresentato le quote di controllo), nella scala (da 414 editori e marchi rappresentati in precedenza agli oltre 750 attuali).
       

      Si tratta, certo, di una «rappresentazione semplificata», scelta in qualche modo inevitabile per ragioni tecniche. E include poco più del 60% delle 1.193 case editrici italiane che pubblicano più di 10 titoli all’anno. Ma fornisce in ogni caso una buona approssimazione del panorama nel quale operiamo.

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      Aggiorno con i nuovi dati del 2018, che si riferiscono al 2016 e al primo semestre 2017 (i link li trovate a inizio discussione, aggiornati).

      Cito:

       

      Cita

      Il mercato del libro sembra uscire stabilmente dagli anni di recessione e punta dritto alla “ripresa”. La conferma, dopo la chiusura positiva del 2015, viene dalle performance del 2016 in cui si consolida la crescita del fatturato complessivo, con un +1,2%. Dagli anni della crisi, l’editoria libraria italiana esce sicuramente più internazionale, con una maggiore capacità di proporre e vendere diritti degli autori italiani sui mercati stranieri (non più solo per bambini e ragazzi, ma anche titoli di narrativa) e di realizzare coedizioni internazionali, soprattutto nel settore arte e bambini, che insieme rappresentano il 76% dei titoli in coedizione. Il mercato e-book, nonostante sia cresciuto meno di quanto si prevedeva, vale oggi oltre il 5% del totale, mentre quello del digitale nel suo complesso il 13% (nel 2011 era il 5%).

      Sono solo alcuni degli elementi evidenziati nel Rapporto sullo stato dell’editoria in Italia 2016, a cura dell’Ufficio Studi dell’Associazione Italiana Editori (AIE), che tra luci e ombre pone l’attenzione su come il settore stia uscendo dalla tempesta, seppur con ritmi di crescita troppo lenti per tornare in tempi brevi ai valori del 2010 (cioè pre-crisi). Da allora il perimetro di mercato si è infatti ridotto di circa 242milioni di euro nei canali trade (quelli rivolti al pubblico: librerie, online e grande distribuzione organizzata - Gdo). E anche stimando le vendite di Amazon (120milioni di euro del 2016), il mercato risulta ridotto di 122milioni rispetto al 2010.

      Da allora i canali di vendita sono profondamente cambiati: cresce l’online, cala la grande distribuzione, tiene la libreria. Resta e si aggrava invece quello che è il vero problema strutturale della nostra editoria: il calo progressivo dei lettori di libri. L’Italia registra la più bassa percentuale di lettori a confronto con le altre editorie: la media italiana si attesta sul 40,5% nel 2016, ben al di sotto del 62,2% della Spagna, del 68,7% della Germania, del 73% negli Stati Uniti, dell’83% del Canada, dell’84% della Francia fino al 90% della Norvegia.

       

      Vorrei far notare anche che il mercato degli ebook (che tuttora molti ancora snobbano) è salito al 13% del totale, in base ai loro dati.

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      20 ore fa, Niko ha detto:

      Aggiorno con i nuovi dati del 2018, che si riferiscono al 2016 e al primo semestre 2017 (i link li trovate a inizio discussione, aggiornati).

      Cito:

       

       

      Vorrei far notare anche che il mercato degli ebook (che tuttora molti ancora snobbano) è salito al 13% del totale, in base ai loro dati.

      In realtà credo che il 13% non si riferisca ai soli ebook, ma a quello che l'AIE intende per "editoria digitale" (anche audiolibri? Vendite online? Boh!).
      Detto questo la stima degli ebook al 5% credo che sia comunque alquanto conservativa dato che i dati di Amazon non sono pubblici e ciò va a sottostimare enormemente tutta la fetta di mercato del selfpublishing.

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      Secondo me va fatta una distinzione fondamentale. E' pur vero che le case editrici in Italia sono circa 5.000 ma in questo numero rientrano tutte. Ovvero ai fini AIE viene considerata come una casa editrice qualunque ente abbia acquisito un pacchetto di codici ISBN. Questo vuol dire che in quel numero rientrano i testi scolastici, i manuali, in alcuni casi persino i libretti d'istruzione e d'uso di alcuni prodotti in commercio. Considerando le case editrici di narrativa, il campo si restringe notevolmente. Lo stesso vale per i titoli pubblicati. Anche nella narrativa, dei 65.000 titoli pubblicati in un anno, molte sono ristampe o seconde e terze edizioni. Comunque è vero che il mercato del libro è in crescita, nessuno può negarlo. Sta avvenendo però una polarizzazione che è dovuta al solito problema che da tempo affligge il mercato editoriale in Italia. Ovvero che la distribuzione è nelle mani di pochi. La piccola casa editrice non ha i mezzi per permettersi una distribuzione adeguata (parlo solo del settore cartaceo, non degli e-book) e la distribuzione, vero anello fondamentale di tutta la filiera, conta pochi distributori. Risultato ? In libreria arrivano 20 o 30 marchi editoriali. A fronte di quasi 5.000 CE presenti, questo dato è sconfortante. In sostanza sembra quasi che avvenga la stessa cosa che avviene oggi nella società civile e si creano delle oligarchie che pilotano il mercato. Credo inoltre che non sia affatto vero che nel mondo editoriale girino pochi soldi. Penso invece che i soldi girino solo a determinati livelli. Per cui la qualità letteraria dipende, in grossa parte, dalle decisioni di pochi e questo, ai fini culturali, non è mai cosa buona. Non intravedo soluzione a questo se non l'attesa rivoluzione degli e-book (le percentuali sono in forte crescita e per l'appunto molti dati come quelli di Amazon non sono del tutto pubblici). Questo fenomeno, come allo stesso modo youtube ha rivoluzionato il mondo della musica, potrebbe influire notevolmente su tutto il settore. E l'influenza, a mio parere, non potrebbe fare altro che bene.

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      Aggiorno con gli ultimi dati del Rapporto AIE 2018 (ho aggiunto il link anche nel primo messaggio).

      Cito alcuni passaggi essenziali, ma se siete interessati consiglio la lettura completa del rapporto:

       

      Quota

      Il mercato del libro nel 2017, con 2,773miliardi di euro, conferma l’uscita dal lungo periodo di recessione.

      Per il terzo anno consecutivo l’andamento risulta positivo. E per di più con un trend progressivamente crescente: +0,2% nel 2015; +1,2% nel 2016; +2,8% nel 2017 (escluso Amazon). Considerato il peso di Amazon (stimato da AIE) e l’usato (il cosiddetto «secondo mercato»), il fatturato 2017 risulta essere di 3,104miliardi di euro con un +4,5% rispetto al 2016.

      Dagli anni della crisi, l’editoria libraria italiana esce sicuramente più internazionale, con una maggiore capacità di proporre e vendere diritti degli autori italiani sui mercati stranieri (non più solo di titoli per bambini e ragazzi, ma anche di narrativa) e di realizzare coedizioni.

      [...]

      Cresce il numero delle case editrici attive – Sono 4.902 le case editrici che hanno pubblicato almeno un titolo nel corso dell’anno (+0,5% rispetto al 2016).

      [...]

      Cresce la produzione di titoli su carta – Nel 2017 le case editrici italiane hanno pubblicato 72.059 titoli (novità e nuove edizioni di varia adulti e ragazzi oltre ai titoli educativi, che sono 4.037; sono esclusi gli e-book), in crescita rispetto al 2016 (+9,2%).

      [...]

      La lettura resta il problema centrale – Il basso indice di lettura costituisce il principale problema di crescita dell’editoria nazionale: significa avere un bacino di potenziali clienti più piccolo rispetto a quello delle altre editorie continentali con cui la nostra editoria si confronta. Gran parte dei deboli lettori sono a loro volta deboli acquirenti (sono 11,1milioni di persone che generano circa 15,9milioni di copie vendute). Lo dimostrano anche i dati OCSE-PISA sulle competenze di comprensione dei testi e di lettura, che risultano essere i più bassi tra i Paesi avanzati.

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      Il ‎23‎/‎10‎/‎2018 alle 16:34, Niko ha detto:

      La lettura resta il problema centrale – Il basso indice di lettura costituisce il principale problema di crescita dell’editoria nazionale: significa avere un bacino di potenziali clienti più piccolo rispetto a quello delle altre editorie continentali con cui la nostra editoria si confronta. Gran parte dei deboli lettori sono a loro volta deboli acquirenti (sono 11,1milioni di persone che generano circa 15,9milioni di copie vendute). Lo dimostrano anche i dati OCSE-PISA sulle competenze di comprensione dei testi e di lettura, che risultano essere i più bassi tra i Paesi avanzati.

      Sarà anche colpa di smartphone e social, che assorbono ore ed ore nella giornata dei potenziali lettori? I giovanissimi stanno incollati allo smartphone anche mentre attraversano una strada, vanno in bicicletta o in motorino; gli adulti passano il tempo fuori dal lavoro (chi ce l'ha, un lavoro) tra Jogging, palestre e social; gli anziani, per la maggior parte, stanno seduti davanti alla TV. Il risultato è una popolazione semianalfabeta, che legge poco e spesso non è in grado di capire quello che legge, quando legge. Questi sono i tempi, purtroppo frutto delle scelte globali propugnate dalla mia (vituperabile) generazione. La speranza è che i giovani ne acquisiscano coscienza e riescano a cambiare in meglio un mondo che attualmente non gira troppo bene. 

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      2 ore fa, cheguevara ha detto:

      I giovanissimi stanno incollati allo smartphone anche mentre attraversano una strada

      Non solo loro purtroppo – che sarebbero più scusabili, – ma anche quelli della mia età, che non si capisce davvero cosa ci debbano fare, il più delle volte. Tanto che a Bolzano:

      Bolzano.jpg

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