Vai al contenuto
  • Chi sta leggendo   0 utenti

    Nessun utente registrato visualizza questa pagina.

Niko

L'inarrestabile crescita del Self publishing

Post raccomandati

17 minuti fa, JPK Dike ha detto:

@Niko Dipende che tipo di lavoro svolge un editor. Sono arrivato anche a concludere che autori differenti necessitano di editor differenti. E il miglior editor è quello che sa trasformare se stesso in base alle carenze dell'autore.

Quella è solo una delle tante cose che dovrebbe fare un Editor. È ovvio che un bravo editor dovrebbe mimetizzarsi nell'autore, indicargli la strada giusta da seguire rispetto alle qualità dell'autore stesso e al suo stile.

Una qualità che dovrebbe avere l'editor è infatti quella di cambiare rispetto a chi si trova davanti, come un camaleonte. 

1 minuto fa, JPK Dike ha detto:

Sì quindi, un editor è fondamentale. Io mi dibattevo solo davanti a certe pretese che un autore ne abbia bisogno per sapere se storia, personaggi e situazioni funzionano. Quello è compito dello scrittore. Un editor deve altresì avere la capacità di riconoscere un ottimo testo grezzo, per presentarlo al proprio editore.

Esistono scrittori con infinito talento che però hanno dei punti deboli su specifici argomenti. Abili narratori e mediocri dialoghisti o viceversa; oppure avere problemi con gli infodump, con le descrizioni, eccetera. Se un autore ha diversi problemi, è ovvio che debba mettersi un po' di pezze anche da solo studiando. Ma ci sono bravi scrittori che hanno solo qualche neo, magari piccolo, qua e là. Un Editor diventa utile in entrambi i casi!

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
1 minuto fa, Niko ha detto:

Quella è solo una delle tante cose che dovrebbe fare un Editor. È ovvio che un bravo editor dovrebbe mimetizzarsi nell'autore, indicargli la strada giusta da seguire rispetto alle qualità dell'autore stesso e al suo stile.

Una qualità che dovrebbe avere l'editor è infatti quella di cambiare rispetto a chi si trova davanti, come un camaleonte. 

Esistono scrittori con infinito talento che però hanno dei punti deboli su specifici argomenti. Abili narratori e mediocri dialoghisti o viceversa; oppure avere problemi con gli infodump, con le descrizioni, eccetera. Se un autore ha diversi problemi, è ovvio che debba mettersi un po' di pezze anche da solo studiando. Ma ci sono bravi scrittori che hanno solo qualche neo, magari piccolo, qua e là. Un Editor diventa utile in entrambi i casi!

 

Ecco una bella distinzione. Punti deboli che possono essere migliorati tramite lo studio e la scrittura, e carenze a cui solo un editor può porre rimedio. Nel processo di miglioramento personale dovremmo capire quali sono le prime e quali le seconde.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
46 minuti fa, Niko ha detto:

L'editing non serve solo al romanzo, ma anche e soprattutto all'autore.

Vero!

47 minuti fa, Niko ha detto:

Se mancano le basi all'autore non basta un editor, pur bravissimo, per rendere il romanzo eccellente.

Concordo!

29 minuti fa, JPK Dike ha detto:

Sono arrivato anche a concludere che autori differenti necessitano di editor differenti.

Ho lavorato con diversi editor e ho imparato da tutti qualcosa. Ho visto però che il risultato era migliore quando l'editor aveva cercato di entrare in empatia con il testo e con la sottoscritta. Questione di sensibilità. 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Ospite
Alle 22/1/2018 at 16:14, Irene Bagalà ha detto:

curare da soli il proprio libro è fattibile fino a un certo punto. Nessuno può editare i propri testi in modo professionale, distaccato ed efficace perché non è in grado di vedere i propri errori come per esempio le falle nella trama, l'incongruenza dei personaggi, o la mancanza di attrattiva dell'intreccio. Tutto ciò è assolutamente fisiologico. 

Assolutamente d'accordo.

Alle 22/1/2018 at 16:14, Irene Bagalà ha detto:

Anche Umberto Eco aveva un editor, sappiatelo.

Qualcuno afferma che ne avesse addirittura sette, ma è un'informazione che non sono in grado di confermare o di smentire.
Di sicuro Ken Follet, oltre a tutti i suoi quotatissimi consulenti storici, per l'ultimo romanzo di editor ne ha avuti sei e li ha ringraziati, citandoli uno per uno.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Intervengo in questa discussione perché, pur avendo già pubblicato alcuni libri con quattro diversi editori medio-piccoli, sto seriamente pensando di passare al self-publishing, ad Amazon, in particolare. Infatti tutte le case editrici che hanno pubblicato i miei lavori mi hanno delusa. Nessuno di loro si è mosso per fare promozione, la distribuzione del cartaceo è stata inesistente o carente e, per quanto riguarda l'ultima pubblicazione, ottenuta vincendo un premio letterario, non è uscito l'e-book.

Per quanto riguarda l'editing, tutti i miei romanzi sono stati pubblicati come li ho scritti, con pochissime varianti e la cosa non riguarda soltanto me, perché frequento spesso presentazioni di libri editi da piccoli editori e tutti gli scrittori intervistati sono concordi nell'affermare che l'editing è stato quasi inesistente. Alcuni editori chiedono all'autore stesso di correggere le bozze. L'ho visto scritto nero su bianco sul contratto. Mi chiedo che cosa ci guadagnino gli editori a pubblicare e poi abbandonare gli autori a se stessi: mi piacerebbe che qualcuno me lo spiegasse.

Leggo anche che sono gli autori a doversi dare da fare per farsi conoscere sui social e organizzare presentazioni. Se è così, una volta di più mi chiedo a che cosa serva rivolgersi ad un editore, che non fa vero editing, non fa pubblicità e distribuisce a mala pena. Allora dico: viva il self publishing!

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Lo metto qui che riguarda Amazon e quindi tutto il Self. Sono cambiate le classifiche Best Sellers, con 100 titoli raggruppati in 2 pagine da 50, e non più in 5 da 20.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Ospite Mirtillasmile
Alle 11/11/2016 at 17:09, Niko ha detto:

 

In definitiva, il self publishing è il futuro?

Secondo me non è il futuro ma un valido strumento, quasi a costo zero, per cercare di farsi una community di lettori.

Posso affermare quasi con certezza che tutti gli aspiranti appena finiscono il loro manoscritto, sognano una CE quotata pronta a pubblicare e a proiettarli nell' Olimpo dell'editoria. Passato un tot di tempo quell' ambizione si frantuma e nasce una nuova consapevolezza. Una consapevolezza maturata sulla propria esperienza.

Perché si frantuma?

I dati parlano chiaro: chi riesce ad esordire con le sole proprie forze è un numero così basso di aspiranti da non rientrare nemmeno nella casistica (Comunque ci sono).

Lunghe attese.

Silenzi.

Concorsi che più delle volte lasciano il dubbio. 

Assenza di contatti diretti. (anche qui, gli addetti ai lavori che interagiscono con gli aspiranti sono così pochi da non rientrare nella casistica. Comunque qualcuno c'è.)

Mentre l'aspirante annega in un mare di nulla, Amazon e le altre piattaforme gli lanciano un salvagente.

E uno dice: Why not? Cos'ho da perdere?

 

Non dimentichiamoci che il self può essere una buona arma. Se la persona sa muoversi con i social, riuscirà a promuovere il suo libro. (E poi arriva una CE a offrirti un contratto).

 

Il self più che il futuro è un modo per farsi notare dai lettori e dalle CE

@JPK Dike le classifiche possono vederle tutti o solo gli autori che pubblicano?

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
51 minuti fa, Mirtillasmile ha detto:

Il self più che il futuro è un modo per farsi notare dai lettori e dalle CE

@JPK Dike le classifiche possono vederle tutti o solo gli autori che pubblicano?

 

 

Le classifiche sono a disposizione di tutti. Basta che prendi un libro, scorri a metà pagina, e trovi la posizione. Se clicchi sui vari generi ti apre la pagina con tutti i titoli.

 

Top 100

 

Questa è la top 100 generale, dal menù a sinistra puoi scendere in tutte le sub categorie.

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

@JPK Dike confermo quanto detto sopra, non so che dirti. Qualche giorno fa, controllando il mio libro inserito tra i primi 40 di una sezione narrativa  bestseller (moooolto di nicchia, nessun risultato prodigioso quindi ma la normalità per questa metodica) ho potuto notare il cambiamento che hai sottolineanto tu. Ora non più, lo vedo come i vecchi tempi , pagine da 20 titoli. Boh, mistero.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ribadisco quanto detto da molti di voi: lavorare con un editor è un passaggio fondamentale perché da un semplice, si fa per dire, manoscritto si arrivi a un testo pubblicabile. 
Quello che è certo è che l'editor, persona con la quale si lavorerà per alcuni mesi fianco a fianco, confrontandosi sul testo (almeno nella maggior parte dei casi avviene così), deve essere scelto con cura sia per le sue doti professionali sia per quanto lo sentiamo affine al nostro modo di essere e di scrivere. La competenza è imprescindibile, ma non basta, serve anche altro. E, quando si può scegliere, è bene, ovviamente in base a parametri del tutto soggettivi, farlo nel migliore dei modi. 
Per quanto riguarda il self, l'ho già detto altrove: per me è una possibilità valida e non una seconda scelta. Bisogna ovviamente essere consapevoli che il costo zero è un'utopia perché appunto vanno coinvolti professionisti che ci aiutino a perfezionare il testo, a realizzare una copertina efficace ecc., ma, data questa consapevolezza, mi sembra che sia qualcosa di assolutamente degno e praticabile, al pari dell'editoria tradizionale, in base alle aspettative e alle esigenze di ciascuno.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Alle 21/4/2018 at 14:15, naty ha detto:

@JPK Dike confermo quanto detto sopra, non so che dirti. Qualche giorno fa, controllando il mio libro inserito tra i primi 40 di una sezione narrativa  bestseller (moooolto di nicchia, nessun risultato prodigioso quindi ma la normalità per questa metodica) ho potuto notare il cambiamento che hai sottolineanto tu. Ora non più, lo vedo come i vecchi tempi , pagine da 20 titoli. Boh, mistero.

 

Probabilmente è una questione di browser xD Anche se mi sfugge il motivo. Con Chrome vedo le vecchie classifiche, con Mozzilla quelle nuove xD

 

Comunque ti volevo rispondere da un po' sulla questione di Amazon che aiuta chi vende. Mi era passato di mente. Amazon esiste per fare soldi, e per offrire il miglior servizio possibile all'utente, nel nostro caso lettore. Tu dici che per aiutarti serve che tu faccia tante vendute, questo non è sempre vero. Amazon registra tutto ciò che avviene nella tua pagina del libri, da quante visite registri, a dove sta il cursore del mouse.

 

Quindi non solo amazon registra quante vendite fai, ma le relaziona anche con la tipologia di utenti, e il numero di visualizzazioni che ha la tua pagina. Per questo se le tue vendite sono poche, ma sono poche anche le visualizzazioni, Amazon ti aiuta portando traffico. Se allora vede che con maggiore traffico, aumentano le vendite, continuerà a farlo. Questo perché un prodotto che vende, fosse anche a 1 euro a pezzo, è comunque soldo guadagnato e cliente che spende. E abiutare un cliente a spendere, lo porterà a rispender più facilmente le volte successive.

 

Tutto ciò che devi fare tu per cominciare è scrivere, vendere qualche copia al mese (ne bastano 10/12), magari pubblicare altre cose, e vedrai le vendite aumentare.

 

Certo è un lavoro continuo e quotidiano. Però funziona e piano piano funziona sempre meglio, soprattutto se il mercato italiano amazon dovesse continuare a crescere.

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

@JPK Dike Utili le tue informazioni, soprattutto quelle sul "traffico". Non immaginavo che amazon tenesse conto anche di questo.

Ero consapevole invece che pubblicare un altro lavoro e affiancarlo al precedente  porti lettori in più: lo vedo succedere agli altri e comunque è intuitivo come una pubblicazione nuova, se piace, fa conoscere anche quella vecchia a effetto domino.

Devi tenere conto però che le cifre di vendite su cui tu fai la stima non sono applicabili a tutti i generi. Il tuo genere, ma anche il fantasy, il romanzo storico, i romanzi rosa, hanno un pubblico più coraggioso, il lettore appassionato si affida anche agli sconosciuti perché sempre alla ricerca della novità. Chi ama i gialli, per esempio, un titolo accattivante di uno sconosciuto lo compra volentieri. Osa.

La narrativa diciamo generale prodotta dagli autori sconosciuti è meno seguita. In soldoni: chi vuole leggere una bella storia di narrativa  va sul sicuro, si affida alla Mazzantini, alla  Agnello Hornby, alla Giuseppina Torregrossa. Non certo il titolo di un'autrice anonima di self. E li capisco pure.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
8 ore fa, naty ha detto:

@JPK Dike Utili le tue informazioni, soprattutto quelle sul "traffico". Non immaginavo che amazon tenesse conto anche di questo.

Ero consapevole invece che pubblicare un altro lavoro e affiancarlo al precedente  porti lettori in più: lo vedo succedere agli altri e comunque è intuitivo come una pubblicazione nuova, se piace, fa conoscere anche quella vecchia a effetto domino.

Devi tenere conto però che le cifre di vendite su cui tu fai la stima non sono applicabili a tutti i generi. Il tuo genere, ma anche il fantasy, il romanzo storico, i romanzi rosa, hanno un pubblico più coraggioso, il lettore appassionato si affida anche agli sconosciuti perché sempre alla ricerca della novità. Chi ama i gialli, per esempio, un titolo accattivante di uno sconosciuto lo compra volentieri. Osa.

La narrativa diciamo generale prodotta dagli autori sconosciuti è meno seguita. In soldoni: chi vuole leggere una bella storia di narrativa  va sul sicuro, si affida alla Mazzantini, alla  Agnello Hornby, alla Giuseppina Torregrossa. Non certo il titolo di un'autrice anonima di self. E li capisco pure.

 

Che la Post Apocalisse sia un genere in voga in Italia è tutto da dimostrare xD Credo invece sia la nicchia della niccha. Te devi partire dal presupposto che il lettore legge tutto ciò che gli metti sotto al naso. Se è il suo genere, e il libro scorre, 9/10 lo finisce. Sia che tu ti chiami Follet, sia Pincopallino.

 

La narrativa che dici tu ha un pubblico meno corraggioso probabilmente perché ha un pubblico più adulto (per non dire vecchio :P) che legge solo cartaceo e non usa internet per leggere e cercare da leggere. Ma basta aspettare: mia madre da quando le ho regalato un kindle non lo posa più. E se lo ha capito lei come comprare, scaricare e leggere il tutto su kindle, lo possono capire tutti xD

 

Prima spendeva centinaia di euro il mese per il cartaceo, ora con un abbonamento mensile a Kindle Unlimited, e qualche eurino per le versioni digitali di cose che non sono KU, legge paccate di libri al mese e spende al mese quasi meno che per andare a mangiare una pizza.

 

L'Italia, e il pubblico italiano, non è differente da quello del resto del mondo. Solo che ci mette un po' di più a mettersi al pari con i tempi e a riconoscere il valore della tecnologia. Direi anche che ha paura della tecnologia, come se votarsi al kindle, o alla lettura digitale in genere, dovesse ammazzare l'editoria classica. Beh, l'editoria classica è ancora viva e vegete ovunque nel mondo, dagli Usa, alla Germania, al Giappone, dove il digitale è ormai una colonna portante del mercato del libro. Non capisco perché da noi dovrebbe essere il diverso.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Speriamo allora prenda piede anche in Italia e diventi qualcosa di consueto, come per  i cellulari vent'anni fa. :)

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Non vorrei lasciare qualcuno confuso, non me lo perdonerei...

Ovviamente intendevo: come successo al processo di diffusione per i cellulari, vent'anni fa lo avevano in pochi adesso sono la norma.

Ecco.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Io ho autopubblicato il mio primo romanzo sulla piattaforma IlMioLibro perché dopo tanti rifiuti ho pensato che non mi andava di dare contributi a piccoli editori che poi non mi avrebbero promossa, preferivo essere libera. Ammetto che il mio è stato un atto di protesta, però ho seguito alcune regole: 

1) ho pagato un free lance che mi facesse l'editing

2) mi sono basata sul giudizio di alcuni agenti che avevano valutato bene il mio romanzo, anche se giudicandolo fuori mercato non volevano rappresentarmi 

3) ho considerato l'autopubblicazione come un primo passo verso la ricerca del giusto editore (per la mia opera)  

4) piuttosto che presentare in pubblico il mio romanzo (e vendere solo a parenbti e amici) , ho usato le copie stampate per sondare il parere altrui, ritengo infatti che chi  ti fa il favore di leggerti merita un minimo di rispetto e le copie in A4 rilegate con la spirale sono molto poco maneggevoli.

5) Ho scritto un secondo romanzo che possa essere inserito più facilmante nel mercato. 

Dopo un lungo passaparola in cui le opinioni sul romanzo erano in percentuale favorevoli, dopo aver seguito il consiglio dei miei lettori e corretto qualcosa, alla fine ho deciso di lottare maggiormente per la pubblicazione con CE medio grandi, anche se ancora non ci sono riuscita.

Per quanto riguarda IlMioLibro posso concludere di non esserne molto soddisfatta, soprattutto per la gamification che, per aumentare la tua visibilità, ti obbliga a comprare vagonate di copie e leggere gli altri, risultando comunque falsa.

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Il 10/4/2018 alle 19:02, Arya Stark ha scritto:

... Mi chiedo che cosa ci guadagnino gli editori a pubblicare e poi abbandonare gli autori a se stessi: mi piacerebbe che qualcuno me lo spiegasse.

Buona parte dei piccoli editori pubblicano almeno cinquanta o cento libri l'anno, cosa impossibile da gestire per un piccolo editore che volesse anche correggerli bene, editarli e promuoverli. Allora perché ne pubblicano così tanti? Perché sanno che ci guadagneranno sulle vendite degli autori ad amici e parenti!, i quali compreranno il libro nonostante errori, incongruenze e quant'altro, perché appunto amici e parenti dell'autore. Questi editori non hanno tempo per lavorare su quei libri perché ne pubblicano troppi. Ma pubblicandone, per fare un esempio, cento l'anno; se ogni autore ne vende almeno duecento ad amici e parenti nel corso di quello stesso anno, allora l'editore ne ha un bel guadagno. Perché non ha avuto per quei libri spese di correzione né di editing, e neppure di promozione, né ha dovuto pagare la quota del distributore che di solito arriva fino al sessanta per cento del prezzo di copertina. Quindi di ogni libro così gestito ne avrà ricavato quasi il settanta per cento, diciamo. Fate circa dieci euro a copia se il libro costa intorno ai quattordici euro di media, quindi moltiplicate questa cifra per cento o duecento parenti e amici dell'autore, poi per cinquanta o cento autori e ne avrete delle belle cifre. Dai cinquantamila euro l'anno ai duecentomila. E allora perché non pubblicare anche le liste della spesa? Molti piccoli editori ci guadagnano sul numero di libri pubblicati. Appunto pubblicandone il più possibile e lasciando che siano gli autori a fare tutto il resto. Per questo motivo non capisco il senso di pubblicare con la maggior parte dei piccoli editori. Quelli seri sono davvero pochi, e si riconoscono perché pubblicano pochi libri l'anno e ci lavorano sopra. Ma a parte questi, meglio il self publishing. 

 

Il 10/4/2018 alle 19:02, Arya Stark ha scritto:



Se è così, una volta di più mi chiedo a che cosa serva rivolgersi ad un editore, che non fa vero editing, non fa pubblicità e distribuisce a mala pena. Allora dico: viva il self publishing!

Non serve a niente.

Sono d'accordo, viva il self publishing, soprattutto rispetto a questi stampatori seriali. Almeno non si è sfruttati da nessuno. Sta a noi però, pubblicare poi qualcosa di più valido di una lista della spesa, per non fare la fine di questi editori. 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
7 minuti fa, Alessandro_M ha scritto:

 

ma come avrai capito dalla freccia rossa subito arrivata, qui il mondo self non piace. 

 

Il fatto è che a stampatori seriali e conniventi dà fastidio venga svelato il loro modo di lavorare.

 

Ma guarda, mi ero ripromesso di non intervenire più in simili discussioni, perché ne ottengo solo problemi e ritorsioni, quindi da adesso lascio la discussione. 

Tanto la verità è tra le pagine delle tante pubblicazioni inutili che intasano il mercato dei libri, rendendolo falso e classista (per quanto riguarda in particolare la grossa editoria), scorretto e ipocrita (d purtroppo qui rientra, oltre a gran parte della piccola editoria, anche il self publishing). 

 

Ma la letteratura è ben altra cosa. E in tanti la stanno soltanto sepellendo sotto la melma con il loro comportamento. 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ciao a tutti, piacere di essere qui.

 

Sto facendo un'analisi di mercato, qualcuno saprebbe dirmi quanti libri autopubblicati ci sono stati nel 2019 in Italia?

 

Grazie mille in anticipo :)

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ciao @Luca56, di solito chiediamo ai nuovi iscritti di presentarsi in Ingresso (questo è il link) prima di interagire in altre sezioni. Ti attendiamo per conoscerti meglio. 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
1 ora fa, ElleryQ ha scritto:

Ciao @Luca56, di solito chiediamo ai nuovi iscritti di presentarsi in Ingresso (questo è il link) prima di interagire in altre sezioni. Ti attendiamo per conoscerti meglio. 

 

Ciao Ellery, presentazione fatta, grazie. :)

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
4 ore fa, Luca56 ha scritto:

Ciao a tutti, piacere di essere qui.

Sto facendo un'analisi di mercato, qualcuno saprebbe dirmi quanti libri autopubblicati ci sono stati nel 2019 in Italia?

Grazie mille in anticipo :)

Difficile trovare questi tipi di dati su un forum come il nostro; forse meglio cercare in rete qualche studio ad hoc :) 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
1 ora fa, Niko ha scritto:

Difficile trovare questi tipi di dati su un forum come il nostro; forse meglio cercare in rete qualche studio ad hoc :) 

 

Ok @Niko grazie per la risposta.

 

Ho girato il web in lungo e in largo, ma non ho trovato nulla, avrei voluto rendermi conto delle reali dimensioni del fenomeno.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
20 minuti fa, Luca56 ha scritto:

Ho girato il web in lungo e in largo, ma non ho trovato nulla, avrei voluto rendermi conto delle reali dimensioni del fenomeno.

L'Editrice Bibliografica, una vera autorità in Italia, ha dei manuali sempre completi e ricchi di informazioni e di statistiche. Hanno appena pubblicato questo: 

https://www.editricebibliografica.it/scheda-libro/davide-moroni/scrivere-e-autopubblicarsi-9788893571739-579429.html

fossi in te, cercherei di contattare Davide Moroni, l'autore.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ciao Luca56, io ho trovato il "Rapporto sullo stato dell’editoria in Italia 2020. Il consolidato del mercato del libro e del digitale nel 2019" a cura dell’Ufficio studi AIE (Associazione Italiana Editori). 

Non credo si violino dei (C) diffondendolo, ma se qualche admin la pensa diversamente, cancelli pure questo link e mi scusi.

 

http://public.idemvirt.net/Rapporto2020.pdf 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

×