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Niko

L'inarrestabile crescita del Self publishing

Post raccomandati

11 minuti fa, Spartaco per Tempesta Ed. ha detto:

E qui ci metto anche le tante CE che pubblicano di tutto senza filtri pur di far catalogo.

Più che giusto, sottoscrivo.

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@JPK Dike Nessuno ti sta attaccando né leggo aperti attacchi al self. Leggo di persone con un vasto assortimento di pareri: anche neutri, come il mio.

Sei pregato tu di consentire agli altri di dare il loro parere senza che ogni volta te ne esci con il vittimismo da selfista, che non serve a nessuno.

Ripeto: né io né altri stiamo dicendo che non devi dire quello che pensi, ci mancherebbe.

Evita di commentare sempre chi la pensa in modo diverso dal tuo, però, perché è immaturo e anche fastidioso. E lo sto dicendo da utente, non da Community Manager.

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@Niko Ma ci mancherebbe. Io sarò venuto a noia, ma ormai è ciclica. Ogni tot tempo si muove sempre le solite critiche: affollamento di mercato, disastro culturale, apoteosi dell'arroganza. E siamo in 4 a fare self sul forum, quando leggo certe cose è evidente che mi senta tirato in ballo. Sarà egocentrismo, ma quando vedo affiancarsi "libertà di autopubblicarsi" con "distastro cultuare" un po' in colpa mi sento. Come se fosse anche un po' colpa mia se le cose belle non arrivano al lettore, troppo distratto a leggere la mia storiellina.

 

Il self ha mile aspetti negativi, ma non diamogli colpe non sue. I libri spariscono in fretta dalla circolazione, e dalle classifiche, e nessuno ne sa più nulla nel giro di una settimana se dietro non c'è un buon lavoro. Ancora l'80% dei titoli on line, e il 100% dei titoli in libreria sono editati, e passati dal così santificato filtro di un esperto... eppure la realtà delle cose continua a essere sotto gli occhi di tutti.

 

A me pare che il self sia il perfetto capro espiatorio. Il parafulmine che ci redime da ogni peccato. Che poi abbiate anche ragione nessuno lo mette in dubbio; ma non siamo noi i creatori del male che affligge il mondo della letteratura italiana. La prova l'abbiano dal fatto che il self non è un'invenzione italiana.

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15 minuti fa, JPK Dike ha detto:

E siamo in 4 a fare self sul forum

Ma dove hai letto questa stupidaggine? Ma cosa stai dicendo? Almeno abbi la decenza di non sparare castronerie, per favore!

15 minuti fa, JPK Dike ha detto:

A me pare che il self sia il perfetto capro espiatorio. Il parafulmine che ci redime da ogni peccato.

Seriamente, smettila con questa pantomima. In giro per il forum è scritto ovunque che alcune Case Editrici sono peggio del self, ed è pure vero.

Self e CE sono due facce della stessa medaglia, è inutile stare a battersi per l'uno o per l'altro. Quello che mi dà fastidio sono gli eccessi, come il crocifiggere il self o d'altro canto inneggiare alla libertà di pubblicazione perché il sistema editoriale tradizionale è ormai "superato". Sono tutte e due grandi, enormi, gigantesche stupidaggini, per non dire altri termini più forti e appropriati.

 

Bisogna però combattere contro l'idea che le Case Editrici sono il "collare" della creatività degli scrittori o chissà che altra banalità simile; che limitino il mercato o che lo distruggano. Bisogna anche smetterla di dire che qualsiasi prodotto da self è scadente, bisogna smettere di fare vittimismo come il tuo. Hai scelto il self, mo' pedala (cosa che a quanto leggo fai anche bene) e non fare sempre la vittima. La stessa cosa la potrei dire a chi ha scelto la strada della Casa Editrice; bisogna pedalare uguale e non stare sempre a lamentarsi.

 

In questa discussione si parla di self ed è normale che ci sia chi la pensa in un modo o nell'altro; fattene una ragione e non ripetere sempre le stesse cose.

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mi verrebbe da paragonare il self al crowdfunding stile kickstarter: puoi trovare perle che non sarebbero mai state finanziate dai canali tradizionali di investimento (CE) per mille motivi, come anche autentici disastri non passati da alcun filtro se non quello dell'autore. ovvio che se il self esplode, è un po' difficile pensare a una esplosione di capolavori incompresi. resta uno strumento importante, credo che ben pochi lo neghino, che però bisogna anche sapere usare, se si vuole vendere.

Per mettere tutti d'accorso, meglio il self che una CE a pagamento ;)

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@Niko

Temo di essere stata fraintesa, e su un punto che mi sta particolrmente a cuore.

9 ore fa, Niko ha detto:

Vedi, stai facendo un grosso errore di fondo.

Tutte le contraddizioni che ci sono nel mondo dell'editoria hanno un'origine preponderante: tanta offerta, poca domanda.

Tutti vogliono scrivere, pochi vogliono leggere. Alcuni hanno anche il coraggio di dire "ecco, la solita scusa!". Sì, la solita, vera e incontrovertibile scusa, che porta a tutte le contraddizioni del caso.

Di quei "tutti" che vogliono scrivere, solo una minima parte lo sa fare. Quindi un filtro ci deve essere per forza: che sia di una Casa Editrice, che sia del pubblico di Lettori. Io credo in entrambi; l'uno non esclude l'altro e non ho niente contro il self.

Probabilmente mi sono spiegata male io, ma quando parlavo di "filtro stragolatore" intendevo esattamente il contrario. Scrivere presuppone cultura. La scrittura è lavoro a tutti i livelli, perché implica lettura, ricerca approfondita e molte ore di cesello su ciò che si è scritto. Questo è almeno ciò che penso io. Lungi da me di almeno qualche migliaio di anni luce l'idea che qualsiasi cosa scritta debba per forza raggiungere il pubblico. Mi spiace che anche @Marcello abbia male interpretato la mia frase, ma come ho già detto, devo aver usato le parole sbagliate.

Quando parlo di "filtro" intendo  che le CE non necessariamente si pongono come obiettivo la diffusione di cultura. Se la Ricerca del tempo perduto di Proust venisse scritta al giorno d'oggi difficilmente riuscirebbe a trovare un editore. La selezione delle grandi case editrici tende spesso a spingere il livello della scrittura e dei contenuti verso il basso, anziché verso l'alto, puntando alla semplificazione del linguaggio e alla perdita di spessore. Forse non è la regola, ma spesso è così. Un ottimo libro non necessariamente troverà un ottimo editore. Al contrario, il libro del tale o talaltro personaggio televisivo o volto noto, troverà immediatamente qualcuno disposto a pubblicarlo, finendo, ed è questa la cosa peggiore, per lanciare le linee guida di una forma di scrittura ancora più "televisiva". 

Il filtro dovrebbe invece lavorare nel senso opposto, selezionando creatività, idee, originalità e stile. @Marcello Io sono molto "vecchia scuola" credimi, forse anche troppo: vorrei poter lanciare un comitato per la salvaguardia del passato remoto :)

Grazie @Alexmusic la tua vignetta mi ha lanciato una ventata di buonumore...

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PS: Aggiungo solo che nel mio intervento non ho affatto condannato il selfpublishing, ma ho solo cercato di spiegare dal mio punto di vista le ragioni della sua diffusione. Ho detto tutto, credo...:)

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4 ore fa, JPK Dike ha detto:

Il self è talmente underground che non è davvero lui il problema dell'affollamento di roba scadente negli store.

 

Ecco, questa è da sottoscrivere.

 

Il maggior danno dell’attuale produzione libraria è la diffusione dell’idea che scrivere un libro sia facile: basta avere una storia strappalacrime o in altro modo pruriginosa, meglio se più o meno vera, e si ha il futuro assicurato. 

 

Ma sappiamo tutti che non è così. Se si mostrassero di più gli autori per mestiere e si riuscisse a far vedere la quantità di lavoro che serve per scrivere una storia e quanto sia poco remunerativo, allora ci sarebbe meno voglia di provarsi, di cercare di svoltare scrivendo un libro.

 

 

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12 ore fa, swetty ha detto:

Il maggior danno dell’attuale produzione libraria è la diffusione dell’idea che scrivere un libro sia facile: basta avere una storia strappalacrime o in altro modo pruriginosa, meglio se più o meno vera, e si ha il futuro assicurato. 

Beh, per lo meno nel mondo editoriale non ci sono messaggi del tipo:

"Emma, mamma single senza alimenti, si è fatta il Suv con i bitcoin";

"Edo, carcerato, si sta pagando gli avvocati con i derivati".

Se andate su un sito di trading, trovate "sogni e sognatori" ben più strampalati.

 

Qui le basi sono diverse. Le persone più preparate e le aspettative limitate e conseguibili.

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@swetty Allora ogni tanto anche io dico qualcosa di giusto xD

 

In ogni caso il pensiero che mi sono permesso di esprimere non credo meritasse tutte queste scenate. 

 

Io ho detto solo di pesare le parole e le accuse. Non credevo fosse una richiesta così sconveniente.  Faccio self, sono self, difendo il self. Che male c'é? Se un autore alla prima pubblicazione leggesse queste pagine 'disastro culturale" per me si sentirebbe un tantinello scoraggiato a provare il self. E non è giusto.

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14 ore fa, Aljena ha detto:

Quando parlo di "filtro" intendo  che le CE non necessariamente si pongono come obiettivo la diffusione di cultura.

Su questo hai ragione da vendere, è vero. Le big dell'editoria sono soprattutto aziende, e in quanto tali devono guadagnare. Per questo si innescano tutti i meccanismi per cui si pubblicano VIP facili da vendere e libri di bassa lega per far cassa. Però c'è anche tanta qualità nel mezzo, non solo vip o youtubers.

14 ore fa, Aljena ha detto:

La selezione delle grandi case editrici tende spesso a spingere il livello della scrittura e dei contenuti verso il basso, anziché verso l'alto, puntando alla semplificazione del linguaggio e alla perdita di spessore. Forse non è la regola, ma spesso è così.

Anche su questo hai ragione, ma ti assicuro che sapendo cosa comprare in libreria trovi di tutto, e non solo libri impoveriti nel linguaggio come dici (che esistono e vengono incontro al gusto o alle esigenze dei lettori medi). Ancora oggi si possono trovare libri bellissimi senza andare a cercare tra i classici.

14 ore fa, swetty ha detto:

Il maggior danno dell’attuale produzione libraria è la diffusione dell’idea che scrivere un libro sia facile: basta avere una storia strappalacrime o in altro modo pruriginosa, meglio se più o meno vera, e si ha il futuro assicurato. 

Ma sappiamo tutti che non è così. Se si mostrassero di più gli autori per mestiere e si riuscisse a far vedere la quantità di lavoro che serve per scrivere una storia e quanto sia poco remunerativo, allora ci sarebbe meno voglia di provarsi, di cercare di svoltare scrivendo un libro.

Quanto è vero :facepalm: 

Mi riallaccio alla questione per sottolineare quanto sbaglino gli esordienti nello scrivere senza fare prima ricerca.

49 minuti fa, JPK Dike ha detto:

In ogni caso il pensiero che mi sono permesso di esprimere non credo meritasse tutte queste scenate. 

Le scenate inutili per primo le fai tu, tipo suggerendo di tagliare le mani alla gente [cit.] Non provare a girare la frittata, che con me non ci riesci :) 

51 minuti fa, JPK Dike ha detto:

Faccio self, sono self, difendo il self. Che male c'é? Se un autore alla prima pubblicazione leggesse queste pagine 'disastro culturale" per me si sentirebbe un tantinello scoraggiato a provare il self. E non è giusto.

Su questo sono d'accordo, non c'è proprio niente di male nel fare self e non è giusto condannarlo.
Ripeto però che bisogna accettare i pensieri altrui, soprattutto se portati con pacatezza come sta succedendo adesso, Dike. Ti assicuro che dà fastidio anche a me l'atteggiamento di condanna a prescindere al self, di chi ha la puzza sotto al naso al sentirlo solo nominare. Ma non è questo il caso, chi ha portato il suo parere l'ha fatto con educazione. Rispettiamolo :) 

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Alle 17/12/2017 at 11:26, Niko ha detto:

Ancora oggi si possono trovare libri bellissimi senza andare a cercare tra i classici.

È vero, lo ammetto, occorre solo avere la pazienza e la voglia di cercare :)

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Personalmente non vedo il selfpublishing come la nemesi dell'editoria tradizionale. Credo che coesisteranno, magari anche contaminandosi un po' in futuro con qualche esperimento ibrido, per così dire. 
Per me non è assolutamente il refugium peccatorum dei rifiutati (in quel caso meglio rilavorare al proprio libro, molto meglio), ma una scelta consapevole che un autore può legittimamente fare per una serie di ragioni che sono insite negli accordi di autopubblicazione stessi o relative all'idea di poter essere notati attraverso il self publishing.
Non sapendo ancora cosa fare di un romanzo con il quale sono adesso in fase di editing, mi sono molto informata anche sull'autopubblicazione (il termine indie publishing, nel caso di scrittori che consapevolmente lo scelgono, mi sembra molto più pregnante) e ho trovato testi assai validi, autori capaci e consci che un libro non è tale solo perché si è messo il punto alla fine del nostro manoscritto.
Nel mondo anglosassone mi pare che grossi pregiudizi non ci siano, qui forse ancora qualcosa resiste. Personalmente non concordo con chi ritiene un'autopubblicazione come una pubblicazione di serie B: la serie A o la serie B la fa il lavoro sul testo e la qualità di base del testo stesso, sia che si scelga di pubblicarlo in modo tradizionale, affindando all'editore il compito di editare, impaginare ecc., sia che si voglia investire in proprio (perché un investimento in questo caso è necessario per forza di cose, riguardo alle cose citate prima) e autopubblicarlo. 
My two cents, ovviamente.

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@Valentina Capaldi @Alexmusic @Niko @JPK Dike @GiD

Buongiorno a tutti i partecipanti. Vorrei intervenire nella discussione dicendo che curare da soli il proprio libro è fattibile fino a un certo punto. Nessuno può editare i propri testi in modo professionale, distaccato ed efficace perché non è in grado di vedere i propri errori come per esempio le falle nella trama, l'incongruenza dei personaggi, o la mancanza di attrattiva dell'intreccio. Tutto ciò è assolutamente fisiologico. 

Se ognuno di noi, inclusi i professionisti, fossero in grado di fare questa operazione da soli, allora gli editor non sarebbero mai esistiti, mentre invece sono la figura portante nelle CE serie, e per serie non mi riferisco a quelle dal nome altisonante, ma a quelle che nell'accettare un manoscritto avvisano l'autore che il lavoro sarà sottoposto alla scrupolosa supervisione dell'editor con il quale gli verrà chiesto di lavorare per migliorare il suo manoscritto.

Detto questo, ben venga il self publishing, credo sia la risposta più efficace contro le CE truffaldine a pagamento o quelle che millantano servizi e distribuzione per poi abbandonare l'autore a se stesso, però un autore self deve rendersi conto che il suo lavoro deve necessariamente essere affidato alle mani di un professionista, se vuole diventare uno scrittore serio e non uno di quegli scribacchini pieni di boria convinti di aver scritto un capolavoro in due mesi e al primo colpo, che rifiutano indignati di pagare un editor perché tanto posso fare da soli. Anche Umberto Eco aveva un editor, sappiatelo.

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@Irene Bagalà Baggianate. Scusa la franchezza. Da soli si può mettere su un testo di tutto rispetto. Uno scrittore deve essere capace di farlo. Un editor serve quando la capacità di scrittura porta l'autore a scrivere libri corposi, ricchi e complessi. Allora una mano serve per tenere tutto sotto controllo. Ma se un autore non riesce a scrivere roba decente senza un editor, andrà poco lontano.

 

54 minuti fa, Irene Bagalà ha detto:

Buongiorno a tutti i partecipanti. Vorrei intervenire nella discussione dicendo che curare da soli il proprio libro è fattibile fino a un certo punto. Nessuno può editare i propri testi in modo professionale, distaccato ed efficace perché non è in grado di vedere i propri errori come per esempio le falle nella trama, l'incongruenza dei personaggi, o la mancanza di attrattiva dell'intreccio.

 

Un autore che da solo non riesca a curare questi problemi è un dilettante.

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7 minuti fa, JPK Dike ha detto:

@Irene Bagalà Baggianate. Scusa la franchezza. Da soli si può mettere su un testo di tutto rispetto. Uno scrittore deve essere capace di farlo. Un editor serve quando la capacità di scrittura porta l'autore a scrivere libri corposi, ricchi e complessi. Allora una mano serve per tenere tutto sotto controllo. Ma se un autore non riesce a scrivere roba decente senza un editor, andrà poco lontano.

 

 

Un autore che da solo non riesca a curare questi problemi è un dilettante.

"Un autore che da solo non riesca a curare questi problemi è un dilettante."

Un autore che ha la presunzione di poter fare da solo un lavoro eccellente è un dilettante pieno di boria. Scusa la franchezza.

 

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Adesso, Irene Bagalà ha detto:

"Un autore che da solo non riesca a curare questi problemi è un dilettante."

Un autore che ha la presunzione di poter fare da solo un lavoro eccellente è un dilettante pieno di boria. Scusa la franchezza.

 

 

E chi ha detto che lavoro da solo xD Ma soprattutto chi ha parlato di lavoro eccellente xD Ho parlato di roba decente e degna di rispetto. Ho detto che un editor non serve per quello che dici tu. Il suo lavoro comprende ben altri campi.

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6 minuti fa, JPK Dike ha detto:

Un autore che da solo non riesca a curare questi problemi è un dilettante.

Non sono affatto d'accordo.

 

Il problema poi non è scrivere roba decente. Il problema è scrivere qualcosa di professionale. E per quello ci vuole un editor, e difficilmente riuscirai a convincermi del contrario.

Neanche gli scrittori più importanti ne facevano a meno. Eco aveva un editor, non vedo perché io che non sono nessuno potrei pensare di farne a meno.

 

 

 

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@JPK Dike

Quindi secondo te un editor serve solo se un manoscritto supera un tot di cartelle e quindi è difficile per l'autore tenere le fila, mentre se scrive un racconto o un romanzo breve di certo se è bravo può fare da solo. Purtroppo anche i lavori brevi sono difficili perché in poche battute devono condensare tutto il significato, forse è anche più difficile che scrivere un'opera corposa.

Cmq è la tua opinione. Io ti ho dato la mia. Perché ti accendi tanto? Non sei aperto a critiche e discussioni?

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3 minuti fa, unacasanellospazio ha detto:

Non sono affatto d'accordo.

 

Il problema poi non è scrivere roba decente. Il problema è scrivere qualcosa di professionale. E per quello ci vuole un editor, e difficilmente riuscirai a convincermi del contrario.

Neanche gli scrittori più importanti ne facevano a meno. Eco aveva un editor, non vedo perché io che non sono nessuno potrei pensare di farne a meno.

 

 

 

 

Se aspetti che un editor ti dica se la tua storia funziona, se scorre, se è leggibile, se i personaggi sono interessanti e se non ci sono buchi nella trama, allora aspetterai in eterno e riceverai tanti parole differenti e senza peso. Semplicemente perché questo non è il lavoro di un editor. Un editor non può darti un giudizio infallibile sul contenuto, il suo ruolo è quello di tenere sotto controllo la forma, dalla costruzione dei paragrafi, al logical flow di un testo. E il suo lavoro è talmente vasto e complesso, che difficilmente potrà anche darti un giudizio su altro.

 

Magari ci possono essere editor differenti per differenti tipi di lavoro. Eco ne aveva sette, probabilmente ognuno specializzato in un lavoro differente. In ogni caso il tuo libro deve funzionare ben prima che lo legga un editor. A lui resta il compito di far risaltare la tua storia, ma la storia deve essere accettabile, e decente, ben prima.

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È chiaro che la storia deve essere decente prima. Ma questo che c'entra?

L'editor non fa i miracoli, l'editor (se è preparato) prende un romanzo decente e lo trasforma in un un lavoro professionale. Qualcosa che quando spendo i miei soldi per comperarlo non mi faccia incazzare dopo venti pagine perché si capisce subito che manca, non dico un editing, ma addirittura di una semplice revisione del testo.

 

Poi ognuno può pensare, dire - e soprattutto pubblicare - quello che vuole.

Ci sono anche quelli che sostengono che le squadre di calcio possono fare a meno dell'allenatore.

 

 

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20 minuti fa, unacasanellospazio ha detto:

È chiaro che la storia deve essere decente prima. Ma questo che c'entra?

L'editor non fa i miracoli, l'editor (se è preparato) prende un romanzo decente e lo trasforma in un un lavoro professionale. Qualcosa che quando spendo i miei soldi per comperarlo non mi faccia incazzare dopo venti pagine perché si capisce subito che manca, non dico un editing, ma addirittura di una semplice revisione del testo.

 

Poi ognuno può pensare, dire - e soprattutto pubblicare - quello che vuole.

Ci sono anche quelli che sostengono che le squadre di calcio possono fare a meno dell'allenatore.

 

 

 

E' quello che dicevo io infatti. Scusa, ma un autore che ha bisogno di una parte estranea per farsi dire se un personaggio è venuto bene oppure no, che autore è? Non credo che la Rowling abbia avuto bisogno di un editor per decidere il trio Harry/ron/hermione e la loro personalità. Al massimo un editor ha smussato gli angoli, ma lei li aveva già scritti come li conosciamo.

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1 ora fa, JPK Dike ha detto:

 

E' quello che dicevo io infatti. Scusa, ma un autore che ha bisogno di una parte estranea per farsi dire se un personaggio è venuto bene oppure no, che autore è? Non credo che la Rowling abbia avuto bisogno di un editor per decidere il trio Harry/ron/hermione e la loro personalità. Al massimo un editor ha smussato gli angoli, ma lei li aveva già scritti come li conosciamo.

Magari questo no, ma un editor le avrà detto: elimina quel personaggio che non serve a nulla. Lei stessa ha ammesso che è capitato.

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@Irene Bagalà Non ho capito perché io sia stato taggato, dato che sono un Editor e so benissimo che anche l'autore più bravo non potrà mai avere un occhio distaccato da quello che ha scritto e che, se uno lo vuole fare di professione, non può editarsi i libri da solo. Li può revisionare, non editare. Sono due cose diverse.

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43 minuti fa, Valentina Capaldi ha detto:

Magari questo no, ma un editor le avrà detto: elimina quel personaggio che non serve a nulla. Lei stessa ha ammesso che è capitato.

 

Ma è evidente che un editor è fondamentale. E comunque non abbiamo la riprova che i consigli siano stati buoni. A me per esempio, non sarebbe dispiaciuto avere libri più corposi e con più personaggi. Comunque, quello davanti cui mi dibatto io è il dire: da solo non ce la puoi fare. Da solo è impossibile. Da solo non puoi fare una cosa carina e leggibile. Dopo quasi 1 anno di lavoro non sono più da solo, e mi avvalgo di diverse persone, alcune delle quali professionisti nei loro campi. Ma ho iniziato da solo, e fatto tutto da solo per il primo libro. E se avessi dovuto dare ascolto a queste dicerie, del da solo è impossibile, non sarei dove oggi.

 

Un autore deve sapere creare un lavoro decente in completa autonomia, e deve saperselo editare. Poi se avrà la fortuna di essere affiancato da persone che ne sanno più di lui, allora di sicuro i suoi lavoro faranno un gran salto in avanti. E non ci piove. Ma è assurdo ogni volta trovarsi a ripetere le stesse cose, perché qualcuno si diverte a distruggere e spargere negatività. Sono sicuro che tu, come me, avrai letto libri spazzatura anche di grandi CE. Quelli sono la dimostrazione che anche con editor professionali e al top, se l'autore non ci mette del suo, c'è poco da fare. I lavori sono mediocri.

 

La mia non è una critica agli editor, ma agli autori. Fate, scrivete, miglioratevi, aggiornatevi, imparate e sperimentate. Non aspettate che altri decidano per voi sui vostri testi. Voi dovete essere sicuri di cosa scrivete, e lottare con i denti quando vogliono cambiare cose che a voi piacciono, e accettare nuove idee su parti che sapete bene essere deboli. Ma per sapere cosa funziona e cosa va cambiato è necessario prima di tutto scprirlo in completa autonomia.

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"però un autore self deve rendersi conto che il suo lavoro deve necessariamente essere affidato alle mani di un professionista, se vuole diventare uno scrittore serio e non uno di quegli scribacchini pieni di boria convinti di aver scritto un capolavoro in due mesi e al primo colpo, che rifiutano indignati di pagare un editor perché tanto posso fare da soli."

 

Forse è questo il punto del discorso di  @Irene Bagalà che stona. Si può essere uno scrittore serio, nel senso che si svolge il proprio compito seriamente, con cura e scrupolo, e non uno "scribacchino" saccente solo perché si fa tutto da soli e si pubblica in self. Non affidarsi a un editor per il proprio lavoro da pubblicare in self non comporta, nuovamente, di "rifiutarlo indignati". Addirittura. Dalla melma del dilettantismo non si viene automaticamente mondati nemmeno da un editor "pagato", se proprio vogliamo dirla in punta di franchezza.

 

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17 ore fa, JPK Dike ha detto:

Un autore deve sapere creare un lavoro decente in completa autonomia, e deve saperselo editare.

Sottoscrivo in toto, ma di nuovo userei "revisionare" e non "editare". Un autore non può editarsi un romanzo da solo, punto :P Non c'è verso di cambiare questo dato di fatto. Lo spirito stesso dell'editing prevede un parere esterno, un confronto con qualcun altro. Da solo puoi confrontarti solo con te stesso, quindi si tratta di revisione, non so più come farlo capire.

17 ore fa, JPK Dike ha detto:

anche con editor professionali e al top, se l'autore non ci mette del suo, c'è poco da fare.

Anche qui sottoscrivo.

Personalmente ho editato romanzi (secondo il mio parere e quello di altri addetti del settore) ottimi, buoni, mediocri, pessimi. Tutto lo spettro.

Un editor affina l'aggettivo, e qualche volta lo alza (raramente lo abbassa :asd:) di qualche tacca, ma non di più. Nel caso di romanzi pessimi, al massimo lo si può rendere decente, con un lavoro lungo e impegno da entrambe le parti, lo si può rendere buono. Mai ottimo, mai eccezionale. Se mancano le basi all'autore non basta un editor, pur bravissimo, per rendere il romanzo eccellente.

 

Però in tutto questo vedo che sfugge una cosa importantissima.

L'editing non serve solo al romanzo, ma anche e soprattutto all'autore.

L'editing su un romanzo "ottimo" diventa occasione per tirare fuori tutto quello che c'è di buono in un autore, potenziarlo (ma che già c'è!).

L'editing su un romanzo "pessimo" diventa occasione di insegnamento: una sorta di laboratorio creativo dove all'autore vengono passati gli attrezzi del mestiere, gli viene spiegato come e quando usarli. Il romanzo che ne uscirà fuori non sarà un capolavoro, non lo potrà mai essere; quello successivo, però, sarà migliore del precedente. E se l'autore studia, si allena, è umile e ha voglia di migliorare... beh, col tempo magari arriverà a scrivere dei buoni romanzi (di base).

L'autore può fare tutto questo in autonomia? In parte (si può migliorare anche da soli). Ma non può fare editing a un suo romanzo, è illogico e impossibile per la stessa definizione di editing.

Ti assicuro, @JPK Dike, che non sai cos'è il vero editing o non diresti mai che lo puoi fare da solo.

Io stesso, da Editor, non posso editare un mio testo, è impossibile!

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@Niko Dipende che tipo di lavoro svolge un editor. Sono arrivato anche a concludere che autori differenti necessitano di editor differenti. E il miglior editor è quello che sa trasformare se stesso in base alle carenze dell'autore.

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Tutto ciò che so, è che con un editor alle spalle, potrei velocizzare e non poco la velocità di scrittura. Invece di predere intere settimane ad analizzare ogni singola frase dei miei testi. E comunque alla fine doverlo fare più volte fino alla nausea.

 

Sì quindi, un editor è fondamentale. Io mi dibattevo solo davanti a certe pretese che un autore ne abbia bisogno per sapere se storia, personaggi e situazioni funzionano. Quello è compito dello scrittore. Un editor deve altresì avere la capacità di riconoscere un ottimo testo grezzo, per presentarlo al proprio editore.

 

 

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