Vai al contenuto
  • Chi sta leggendo   0 utenti

    Nessun utente registrato visualizza questa pagina.

Niko

L'inarrestabile crescita del Self publishing

Post raccomandati

Per me il self invece è il piano A non il B. So che, anche se per miracolo, il mio libro venisse scelto da una casa editrice non sarei in grado di sostenere promozioni, incontri, presentazioni a causa di un'indole caratteriale introversa e ansiosa.Quindi mi sembrerebbe di prendere in giro gli addetti ai lavori, proponendomi loro. Il self mi ha permesso di arginare questa mia caratteristica. Certo, non diventerò mai qualcuno. Rimane "solo" il piacere della scrittura e di una divulgazione tranquilla.

  • Mi piace 2
  • Non mi piace 1

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

@naty credo che la cosa più importante debba essere la tua scrittura, e una casa editrice possa aiutarti in queste cose. Realizzando quel lavoro di promozione e visibilità che tu hai più difficoltà a fare. 

Anche perché anche con l'autopubblicazione ci si deve personalmente esporre almeno un po

  • Mi piace 2

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

E' vero Mercante di Rarità, hai ragione, dovrebbe essere così. Ma quando già sai che non sei per nulla social (nè fb, nè twitter, nè blog etc.), quando sai che ormai, a differenza di una realtà antiquata che vedeva lo scrittore creare e l'editore pensare alla divulgazione, il mondo è cambiato e ci si presenta fattivamente anche se si è  alle prime armi, non puoi che prenderne atto. Comportandoti di conseguenza. Un tempo la scrittura era una nicchia, dove non c'era forzatamente visibilità, riflettori, fattore età, garanzie di produrre un titolo ogni due anni, fattori estetici ed espansività caratteriali. Avevi qualcosa da dire e proponevi il tuo lavoro, che magari sarebbe stato unico (penso a molti scrittori autori di un solo romanzo), si  fantasticava solo su un riscontro essenziale della propria storia. Adesso è improponibile.

Improponibile anche perché alla maggior parte degli scrittori non credo  tutto ciò che a me mette ansia o rifuggo, a loro non piaccia. E non ne faccio una colpa, sottolineo, assolutamente. Ma è innegabile che molti "pensandosi" scrittori nel calderone mettano anche il fascino della visibilità, della fama visiva, di arrivare un giorno a parlare del proprio libro da Fazio o ad una Fiera del libro.

Ripeto, onde evitare malintesi, non li critico assolutamente. Purtroppo io non saprei affrontare quello che esalta ed affascina la maggior parte di chi scrive.

  • Mi piace 1

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

@Mercante di Rarità ... rincaro il concetto. Un tempo, proprio perché introversi, ci si esprimeva tramite la scrittura e chi era pregevole avrebbe anche  potuto vedere il proprio "titolo" diventare famoso o conosciuto.

Adesso sembra  sia il contrario. Sei introverso? E  ti metti  a fare lo scrittore ? :)

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Ospite
On 3/5/2017 at 18:26, naty ha detto:

Per me il self invece è il piano A non il B. So che, anche se per miracolo, il mio libro venisse scelto da una casa editrice non sarei in grado di sostenere promozioni, incontri, presentazioni a causa di un'indole caratteriale introversa e ansiosa.Quindi mi sembrerebbe di prendere in giro gli addetti ai lavori, proponendomi loro. Il self mi ha permesso di arginare questa mia caratteristica. Certo, non diventerò mai qualcuno. Rimane "solo" il piacere della scrittura e di una divulgazione tranquilla.

Mi rispecchio esattamente in ciò che dici.Una curiosità, con quale piattaforma pubblichi? io a breve  penso di usare streetLib.

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

@naty La visione romantica dell'editoria del passato potrebbe anche essere veritiera, ma comunque dipende dalle proprie finalità. Se si vuole farne un lavoro, il capolavoro unico non può comunque esistere, non basta. Se invece si scrive perché si ha qualcosa da comunicare agli altri... la casa editrice perché dovrebbe servire?
La casa editrice è un'azienda: vuole e deve guadagnare, altrimenti è costretta a chiudere.

Scegliere il genio introverso che scrive un libro meraviglioso e poi ha finito va contro i suoi interessi.

 

Per quanto mi riguarda, sulla discussione in generale, il self-publishing è solo un'altra possibile via da percorrere per chi ha le doti di scrittura. Una diversa, più accessibile e che consente il controllo del proprio lavoro e della propria visibilità; alcuni talentuosi cantanti e musicisti odierni si affidano a Youtube, lo stesso servizio su cui troviamo video inutili o persino dannosi, così come accade con il self-publishing.

Nei social ci sono persone interessanti e persone che invece vorresti cancellare dalla faccia della Terra.

 

Ma in fondo, questo capita anche in libreria: quanti dei libri che troviamo sugli scaffali sono davvero degni, ai nostri occhi, di essere lì?
Non per sparare sempre sui soliti noti, ma cosa pensiamo quando passiamo davanti al libro di Moccia esposto? Eppure, se è lì significa che qualcuno ha creduto di poterlo vendere e non certo in poche copie. Siamo sicuri che il mare del sel-publishing sia così pieno di melma mentre le nostre librerie sono l'élite di quello che si scrive nel nostro paese?

È vero, possono esserci testi sgrammaticati mentre almeno la correzione di bozze viene applicata dalle CE evitandoci una simile tortura.
A volte la domanda che mi pongo è: preferisco un testo poco interessante ma con correttezza formale o un testo che presenta una storia che mi piace ma ha diversi refusi?
In sostanza: è bene che qualcuno selezioni per noi i libri che dovremmo leggere, imponendoci una scelta su quale far diventare un caso editoriale e non?
Penso che l'autopubblicazione, col tempo, finirà per diventare una frontiera meno selvaggia di quanto è ora: se scrivi male, se non ti curi del tuo testo, se non c'è scritto niente di interessante semplicemente non lo vendi. È il tuo pubblico a decretare se vale la pena o no, non un agente che potrebbe come potrebbe non averlo letto. Questo è un passo avanti per le necessità dello scrittore che non scriva "per se stesso". Il futuro è un mercato molto più libero e con meno barriere e penso che in realtà anche alle case editrici l'autopubblicazione possa servire (riallacciandosi all'altro topic) per avere possibilità di una scrematura grezza dei testi.

Un po' quello che cerca di fare il torneo letterario IoScrittore, e in cui fallisce: dar voce al pubblico su quello che vuole e, di conseguenza, attrezzarsi.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

@Luciano-Sc  Utilizzo Amazon.

 

@Steamdoll  Sì, è vero... quello della grammatica inesistente, confezione alla come viene, errori e assurdità letterarie  sono l'altra faccia della medaglia che il self regala.

Ma è impossibile arginarla, a meno che tra qualche tempo non si inventino "la prima scrematura" per potervi accedere. Anche lì. Comunque credo che, inevitabilmente, il livello medio non possa che salire in futuro, la gente utilizzerà il mezzo con più consapevolezza e cura. 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

@naty io credo che ognuno scriva mosso dal proprio essere e dal proprio sentire. Ed è giusto cosi.

E ci deve essere spazio per tutti nel panorama editoriale. Non voglio pensare però che in base al proprio modo di vivere la scrittura siano precluse delle strade.

  • Mi piace 1

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
On 3/5/2017 at 13:38, JPK Dike ha detto:

Il Self è utilissimo come allenamento. Scrivo, edito, creao l'epub, creo il cartaceo, mi butto nel marketing...fare tutto da solo costringe a imparare. E imparare fa sempre bene. Sono le basi per il futuro.

 

Ho letto il tread con grande interesse e mi riallaccio al concetto di allenamento di JPK Dike. 

Per quanto mi riguarda personalmente, ho la possibilità di pubblicare un libro con una piccola CE  ma la promozione spetterebbe a me. Ahimè.

Non conosco l'ambiente né saprei concretamente come muovermi per promuovere il mio libro perciò ho deciso di scriverne un altro, più piccolo e sintetizzato, e di auto-pubblicarlo (ebook e cartaceo) per capire come tira il vento e quali sono le reali possibilità di vendita che potrei avere qualora decidesse di pubblicare con CE.

Questo mi ha permesso di capire lo sbattimento reale che sta dietro ad una pubblicazione (impaginazione, correzione bozza, editing, copertina e gioie varie), mi permette di vedere quale potrebbe essere l'accoglienza da parte dei lettori e quindi di apportare le modifiche necessarie (in base alle critiche fatte nelle recensioni) per migliorare il primo libro, che in realtà ora slitta a secondo visto che il secondo è stato pubblicato per primo :grat:

In pratica sto tastando la temperatura dell'acqua col piede in modo da capire cosa fare, cosa non fare e cosa devo migliorare.

Credo quindi che il self publishing sia un'arma a doppio taglio, sopratutto se si fa su grandi piattaforme come Amazon perché se il libro non piace, si vede. L'autore non ha potere sulle recensioni lasciate dai lettori. Si espone senza filtri.

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

@Eshewa Be', ripeto. In un mese dalla pubblicazione ho imparato tantissimo. E alcuni continuano a ripetermi che rovino le mie storie, e le spoilero perché poi gli editi non li vuole nessuno.  Io dico che se questa storia su post-apocalisse fosse la sola cosa che ho in mente allora potrei anche smettere oggi stesso. E' solo l'inizio.

 

In più se si parla di piccole ce, non credo convenga considerata la spartizione delle royalty. Ho venduto cinquanta pezzi in un mese, e ho intenzione di bissare al 70%. Non sono sicuro che una piccola ce possa garantirmi vendite migliori. E anche se lo facesse la percentuale di guadagno sarebbe? 10%? 15%? I soldi presi li ho subito reinvestiti in marketing. Son 150 al mese, sono un buon budget per sito e menate varie.

 

Inoltre ho il pieno controllo del mio libro, della storia e dei tempi di pubblicazione. Con una CE non potri pubblicarli tutti e tre entro novembre.Ma anzi al limite uno solo e aspettare altri due/tre mesi per i report di vendita. No, al momento questa è la via che sento migliore.

  • Mi piace 3
  • Non mi piace 1

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

@JPK Dike Per quanto riguarda le royalties, concordo con te. Il contratto proforma che ho ricevuto parlava di un 5% su un prezzo di copertina di €14. È normale, nessuno mi conosce, lo capisco.

Con l'ebook al 35% di royalties, prendo la stessa cifra che avrei guadagnato con CE ma il prezzo di vendita è decisamente inferiore. Ciò permette di raggiungere più persone e -si spera-  di avere più recensioni per implementare le future pubblicazioni, ecc...

Con il self, ti fai le ossa. Questo è sicuro. Non è neanche da sottovalutare la libertà in termini di numero di pubblicazioni/tempo come sottolinei tu.

Però il self ha senso se si vuole fare le cose per bene -o almeno provarci- ma inteso come vetrina facile da raggiungere con sbattimento pari a zero, no. Troppo rischioso secondo me. Si rischia il linciaggio in pubblica piazza. Se si è in grado di reggere le critiche, migliorare e sopratutto non mollare, il self potrebbe essere un buon trampolino di lancio :da non sottovalutare la possibilità di essere notato da una CE media o più... Bisogna pur sognare, no? :super:

Anzi, credo che il self sia spietatamente meno lusinghiero delle CE a pagamento :asd:

 

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

@Eshewa Ah sì di sicuro. Bisogna fare le cose con tutti i crismi del caso. Peccato che la maggior parte di chi lo fa rilasci roba al limite della decenza. Cosa che rovina il buon nome del self. Però insomma anche qualche pubblicazione con piccole e medie ce è sullo stesso piano. MAgari con meno errori e un editing un poco serio, però i problemi strutturali e stilistici non vengono eliminati da una ce. Nemmeno da una grande. Se non si sa caratterizare i personaggi, descrivere in maniera precisa e concisa, tenere un buon ritmo e dare alla storia una forma precisa, anche il miglior editor del mondo non potrà farci nulla.

 

Per me inventare una storia è solo una parte del lavoro di scrittore.Né la più grande, né la più importante.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
4 minuti fa, JPK Dike ha detto:

Peccato che la maggior parte di chi lo fa rilasci roba al limite della decenza. Cosa che rovina il buon nome del self.

Nì... rovina solo l'autore a mio parere perché il lettore è esigente e anche se scarica gratuitamente ebook a raffica, pretende comunque una lettura che non lo spinga all'asportazione dei globi oculari :asd: 

Da lettrice, al primo "se io avrei..." chiudo e cestino. Da scrittrice, mi aspetto che si faccia la stessa cosa con me.

Nel self, la scrematura è automatica.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

buongiorno NIKO

sono un newby del writersdream  e sto [in media]sull'altro versante  del problema selfpublishing :

Infatti propongo una specifica piattaforma  che consente di catalogare e distribuire  per via digitale opere librarie anche in modo frazionato  ma con computo dei diritti sulla base della quantità di contenuto fruito

Ho notato che non si possono allegare presentazioni è PowerPoint è pdf ma solo immagini

volevo sapere in quale sezione del forum è più logico  aprire una discussione presentando la piattaforma stessa

Grazie

K

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Alle 12/11/2016 at 17:51, Alexmusic ha detto:

E se scrivessimo un libro che raccoglie le varie risposte che il genio incompreso fornisce al proprio editor per giustificare i suoi orpelli?

Alle 12/11/2016 at 17:51, Alexmusic ha detto:

 

 

 

Vedo che questa discussione è abbandonata da molti mesi... Il che mi pare un peccato, perché il tema era interessante e, secondo me, costituisce il nodo di una questione molto più complessa. Quindi vorrei riaprirla per dire anche la mia umile opinione in merito. Anch'io ho una frase da proporre per l'ipotetico libro di Alexmusic: qualche volta, parlando di me, mi capita di dire che scrivo. E spesso mi sento rispondere una frase come: "Anch'io scrivo, metto un sacco di post sul mio blog".

 

Ai tempi della Grecia classica, gli autori di versi o di pamphlet, spesso lasciavano i loro scritti presso l'altare di un tempio, sperando che poi venissero raccolti e letti dal maggior numero di persone. Ai tempi di Cicerone, pubblicare significava spesso leggere ad alta voce i propri scritti davanti a un pubblico più o meno folto di spettatori. Ciò significa che il rapporto autore/pubblico era diretto ed immediato. Al giorno d'oggi, proprio come ha fatto notare Alexmusic, il selfpublishing potrebbe equivalere a un'affermazione di libertà, cioè alla possibilità (l'unica che ci resta) di raggiungere un pubblico di lettori direttamente e autonomamente, senza passare attraverso il filtro strangolatore delle case editrici. Questa almeno è la visione ottimistica e poetica della situazione.

Io però tendo a interpretare la cosa in un altro modo. Voglio dire che, secondo me, la recente esplosione del selfpublishing è soprattutto legata al fatto che sta aumentando in modo spropositato il numero di "quelli che scrivono", rispetto al numero di quelli che leggono. Il fattore pubblicazione e diffusione sembra ormai rispondere sempre più alle esigenze di chi scrive, rispetto a quelle di chi legge. E il mercato naturalmente si adatta, offrendo allo scrittore improvvisato sempre più facili strumenti per soddisfare la vanità del suo ego.

 

Pensate solo a quanto sarebbe diversa la situazione, se l'editoria si trovasse a dover soddisfare un pubblico di milioni di lettori affamati di novità e di libri, di storie magari anche divertenti o romantiche, di quelle che leggevano le nostre nonne sui romanzi d'appendice, storie di qualunque genere, insomma, purché scritte con un minimo di abilità e originalità. Immagino che in una situazione del genere, le CE sarebbero costrette ad andare in cerca di scrittori che poi verrebbero dignitosamente pagati per il loro lavoro, in ragione del talento e delle idee. Ovviamente, allora, non avrebbe senso il selfpublishing, in cui uno scrittore non solo deve fare tutto da solo, ma gli tocca pure pagare...

 

La scrittura, secondo me, sta diventando la più controversa delle arti, e nel mondo dell'editoria, stranamente, pare che tutto funzioni alla rovescia. Ci avete fatto caso? Un esempio. Io faccio la baby sitter, e mi rivolgo ad un'agenzia per trovare i miei potenziali datori di lavoro. Ovviamente non devo nulla all'agenzia, che si rivarrà sui clienti nel momento in cui io avrò ricevuto l'incarico. Se chiamo un idraulico, lui mi farà un preventivo, ma io salderò il conto solo dopo che avrà svolto la riparazione. Idem se porto una macchina ad aggiustare. Idem se cerco una casa in affitto tramite un agenzia. Se però mi rivolgo ad un'agenzia letteraria, mi tocca pagare un salatissimo conto anticipato per un lavoro di cui non so neppure se mi soddisferà. Oppure ci si autopubblica rimettendoci di tasca propria. Tipo come se io andassi porta porta dalle persone offrendo loro di pagarle per cambiare i pannolini ai loro figli. D'accordo, lo so che non è proprio la stessa cosa, ma era per evidenziare il punto.

 

Nonostante tutto c'è del vero nel dire che autopubblicarsi sia una forma di libertà, e in questo senso è giusto che tale strumento sia alla portata di tutti. Ma questa forma di libera espressione, con quanta rapidità ed efficacia riesce effettivamente a raggiungere i suoi scopi e cioè il suo pubblico? Perché, se l'efficacia è minima, come mi pare che sia, allora vuol dire che c'è qualcosa che non va. In questo caso o lo strumento è inadeguato, e allora sarebbe meglio leggere stralci dei propri libri sulla pubblica piazza, o sono sbagliate le premesse, e cioè: il pubblico che legge davvero forse non presta attenzione ai libri autopubblicati, sapendo quant'è difficile scovare un buon libro in mezzo a tanta roba inutile. E lì si ritorna al punto di partenza: troppa gente che scrive e troppo poca che legge. Ora, posto che a quanto pare e visti i risultati ottenuti finora, io me la cavo meglio come lettrice che come scrittrice (- lacrimuccia-), vi assicuro, ma di certo lo sapete già, che le bancarelle dell'usato sono già stracariche di bellissimi libri, vecchi o recenti, che la gente ha buttato o che le librerie non sono riuscite a vendere. Non ho mai scelto di autopubblicarmi, e forse ho fatto male... Ma francamente non credo troppo all'efficacia di questo mezzo. Se ognuno fosse costretto a leggere cento libri prima di autopubblicarne uno, questo sarebbe già un perfetto meccanismo di selezione per gli scrittori e di garanzia per i lettori. Scusate la prolissità e spero nel proseguimento di un confronto su questo topic.

  • Mi piace 1

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Analisi forse prolissa, come dici tu @Aljena, ma di certo molto esaustiva, perché tocca un po' tutti i punti di questa delicata questione e per ciascuno trova una spiegazione plausibile. Forse, sempre stando a quanto affermi, sei più lettrice che scrittrice, ma credo tu ti riferisca ai romanzi in generale, perché in fatto di saggi divulgativi a carattere sociologico credo tu possa avere un futuro ;). Rilevo sono una piccola contraddizione nel tuo discorso, quando usi l'espressione

Alle 14/12/2017 at 21:06, Aljena ha detto:

senza passare attraverso il filtro strangolatore delle case editrici.

Visto che, l'hai fatto notare benissimo pure tu, in Italia sono più le persone che scrivono rispetto a quelle che leggono, immagina cosa accadrebbe se non ci fosse nemmeno questa selezione! Figurati quale disastro culturale si verificherebbe, se davvero ci fossero editori che pubblicano senza filtri il 90% del materiale che gli arriva... E pensa che qualcuno ha già minacciato di sganciare questa boiata atomica anche dalle righe di questo forum, difendendone per giunta a spada tratta l'alto valore morale. No, grazie. Per sparare cazzate ad alzo zero esistono già facebook e tutti gli altri social network, che perlomeno hanno due pregi: 

1) Smascherare in modo definitivo e senza appello, nero su bianco, l'imbecillità di certi individui, che fino a qualche anno le loro scemenze le pronunciavano solo a denti stretti al bar, prima di bere, e a voce alta e biascicante, dopo aver bevuto.
2) Strapparci ogni tanto qualche sorriso, in mezzo alla desolante constatazione del basso livello d'istruzione del nostro Paese.
E a tal proposito, mi par giusto stemperare l'asprezza della polemica con questa immagine, che ho scovato in rete
auj4y7imbh-dimml-che-lavoro-fai-la-scrit

  • Mi piace 4

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

@Aljena

Vedi, stai facendo un grosso errore di fondo.

Tutte le contraddizioni che ci sono nel mondo dell'editoria hanno un'origine preponderante: tanta offerta, poca domanda.

Tutti vogliono scrivere, pochi vogliono leggere. Alcuni hanno anche il coraggio di dire "ecco, la solita scusa!". Sì, la solita, vera e incontrovertibile scusa, che porta a tutte le contraddizioni del caso.

Di quei "tutti" che vogliono scrivere, solo una minima parte lo sa fare. Quindi un filtro ci deve essere per forza: che sia di una Casa Editrice, che sia del pubblico di Lettori. Io credo in entrambi; l'uno non esclude l'altro e non ho niente contro il self.

 

Alle 14/12/2017 at 21:06, Aljena ha detto:

Nonostante tutto c'è del vero nel dire che autopubblicarsi sia una forma di libertà, e in questo senso è giusto che tale strumento sia alla portata di tutti. Ma questa forma di libera espressione, con quanta rapidità ed efficacia riesce effettivamente a raggiungere i suoi scopi e cioè il suo pubblico?

L'atto dello scrivere è libero, ci mancherebbe. Tutti lo possono fare, nessuno vieta a nessuno di mettere nero su bianco quello che vuole.

Condividere quella scrittura è libero allo stesso modo; ma tu stai in pratica chiedendo che qualsiasi roba pubblicata (bella, brutta, superba, ciofeca) debba raggiungere per forza il pubblico?

Eh no! Scrivere (e pubblicare) è anche cultura. La cultura va rispettata, la cultura non è priva di regole. Proprio come la buona scrittura :) 

Se pubblichi una ciofeca, quella ciofeca non raggiungerà mai il pubblico ed è giusto che sia così. Non si può pretendere che lo faccia.

  • Mi piace 4

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
24 minuti fa, Niko ha detto:

L'atto dello scrivere è libero, ci mancherebbe. Tutti lo possono fare, nessuno vieta a nessuno di mettere nero su bianco quello che vuole.

Condividere quella scrittura è libero allo stesso modo; ma tu stai in pratica chiedendo che qualsiasi roba pubblicata (bella, brutta, superba, ciofeca) debba raggiungere per forza il pubblico?

Eh no! Scrivere (e pubblicare) è anche cultura. La cultura va rispettata, la cultura non è priva di regole. Proprio come la buona scrittura :) 

Se pubblichi una ciofeca, quella ciofeca non raggiungerà mai il pubblico ed è giusto che sia così. Non si può pretendere che lo faccia

@Niko Santo subito.(y)

 

  • Mi piace 1

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Alle 14/12/2017 at 21:06, Aljena ha detto:

Se però mi rivolgo ad un'agenzia letteraria, mi tocca pagare un salatissimo conto anticipato per un lavoro di cui non so neppure se mi soddisferà.

Anche se entri in un ristorante non sai se il cibo ti soddisferà o se le porzioni saranno congrue alle tue aspettative; ciò nonostante non è che puoi alzarti alla fine e dire "mi aspettavo che i cappelletti fossero più buoni, perciò non vi pago".

 

Alle 14/12/2017 at 21:06, Aljena ha detto:

Nonostante tutto c'è del vero nel dire che autopubblicarsi sia una forma di libertà,

A me pare una libertà soltanto apparente:  avere la possibilità di divulgare qualsiasi schifezza non mi fa sentire più libero.  

Se spedisco un manoscritto a cento case editrici e nessuno dimostra interesse per la mia opera, significa che  nel 99,99% dei casi  ho scritto una cosa indegna di essere pubblicata.  Ne stampo dieci copie da regalare ai parenti, che le seppelliranno in fondo a un cassetto, e tutto dovrebbe finire lì.  Ostinarsi a voler trasformare quel manoscritto in un libro è un insulto alla cultura, a mio avviso.  Ma io sono vecchio e ho passato trent'anni in mezzo al profumo della carta dei libri – quelli veri – e non faccio testo.

Alle 14/12/2017 at 21:06, Aljena ha detto:

vi assicuro, ma di certo lo sapete già, che le bancarelle dell'usato sono già stracariche di bellissimi libri, vecchi o recenti, che la gente ha buttato o che le librerie non sono riuscite a vendere

Non è proprio così: il reminder è un diverso canale di vendita.  La gran parte della gente non lo sa, ma esistono editori che pubblicano in esclusiva per quel canale: i loro libri non nascono per approdare in libreria, ma vengono immessi direttamente in quel circuito.  L'editore stampa il prezzo in quarta di copertina e lui stesso applica il bollino con il prezzo dimezzato.

E, ironia della sorte, hanno dei guadagni molto superiori agli editori veri, senza alcun problema di rese dell'invenduto.

  • Mi piace 4

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
16 minuti fa, Marcello ha detto:

Anche se entri in un ristorante non sai se il cibo ti soddisferà o se le porzioni saranno congrue alle tue aspettative; ciò nonostante non è che puoi alzarti alla fine e dire "mi aspettavo che i cappelletti fossero più buoni, perciò non vi pago".

 

A me pare una libertà soltanto apparente:  avere la possibilità di divulgare qualsiasi schifezza non mi fa sentire più libero.  

Se spedisco un manoscritto a cento case editrici e nessuno dimostra interesse per la mia opera, significa che  nel 99,99% dei casi  ho scritto una cosa indegna di essere pubblicata.  Ne stampo dieci copie da regalare ai parenti, che le seppelliranno in fondo a un cassetto, e tutto dovrebbe finire lì.  Ostinarsi a voler trasformare quel manoscritto in un libro è un insulto alla cultura, a mio avviso.  Ma io sono vecchio e ho passato trent'anni in mezzo al profumo della carta dei libri – quelli veri – e non faccio testo.

Non è proprio così: il reminder è un diverso canale di vendita.  La gran parte della gente non lo sa, ma esistono editori che pubblicano in esclusiva per quel canale: i loro libri non nascono per approdare in libreria, ma vengono immessi direttamente in quel circuito.  L'editore stampa il prezzo in quarta di copertina e lui stesso applica il bollino con il prezzo dimezzato.

E, ironia della sorte, hanno dei guadagni molto superiori agli editori veri, senza alcun problema di rese dell'invenduto.

 

A me la frase: "Ostinarsi a voler trasformare quel manoscritto in un libro è un insulto alla cultura, a mio avviso." fa venire i brividi. La storia è piena di capolavori rifiutati, tipo Moby Dick. Un libro che se scritto oggi verrebbe cestinato da tutti e che gli editor taglierebbero senza pietà. 100 pagine sulla fisiologia dei capodogli! Bisogna togliere l'aura di sacralità che permea i libri. Sono in primis prodotti, storie, emozioni. Lasciamo che chiunque possa auto pubblicarsi: è meglio che definire cosa sia cultura e cosa no. Se bisogna sognare è meglio sognare in grande: "Voglio essere pubblicato da una grande CE perché sono convinto di aver scritto un capolavoro". Bene, è normale. Ma nel frattempo non ci vedo nulla di male se la persona auto-pubblichi anche una ciofeca. Mal che vada verrà stroncata. Il sistema si auto-regola secondo me. 

  • Mi piace 1
  • Non mi piace 1

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Io sto ancora aspettando che uno di voi super critici verso il self prenda il mio primo libro, che come tale ha diversi problemi, me lo critichi e mi dica cosa una CE avrebbe potuto migliorare. E se non tutto, almeno l'incipit. C'è il secondo capitolo è parecchio approssimato. E' lì proprio per essere criticato e nuclearizzato xD

 

Se invece volete continuare a parlare a casaccio di quanto sia sporco e cattivo il self vi pregherei di smetterla di darmi/ci degli incompetenti e quasi truffatori.

 

Grazie.

  • Mi piace 2
  • Non mi piace 2

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
2 ore fa, qeimada ha detto:

La storia è piena di capolavori rifiutati, tipo Moby Dick.

Sono appunto inclusi nello 00.01% e comunque Moby Dick mi risulta che sia stato regolarmente pubblicato, ma che non sia piaciuto ai contemporanei di Melville e riscoperto quasi un secolo più tardi.

3 ore fa, qeimada ha detto:

Ma nel frattempo non ci vedo nulla di male se la persona auto-pubblichi anche una ciofeca.

Tu no, io sì.  Se novantanove libri su cento sono di qualità pessima, quello buono scompare.  Ma è un discorso già dibattuto più volte anche in altre discussioni e non voglio ritornarci su...

 

31 minuti fa, JPK Dike ha detto:

Io sto ancora aspettando che uno di voi super critici verso il self prenda il mio primo libro

Ma lo hai proposto al Comitato di Lettura?

 

32 minuti fa, JPK Dike ha detto:

vi pregherei di smetterla di darmi/ci degli incompetenti e quasi truffatori

Questa te la potevi anche risparmiare, perché io non ho offeso nessuno.  Mi sono limitato a dire che un autore dopo cento rifiuti potrebbe mettersi l'anima in pace e convincersi che il suo manoscritto con grande probabilità non merita di essere pubblicato.

  • Mi piace 4
  • Non mi piace 1

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
6 ore fa, Alexmusic ha detto:

Visto che, l'hai fatto notare benissimo pure tu, in Italia sono più le persone che scrivono rispetto a quelle che leggono, immagina cosa accadrebbe se non ci fosse nemmeno questa selezione! Figurati quale disastro culturale si verificherebbe, se davvero ci fossero editori che pubblicano senza filtri il 90% del materiale che gli arriva...

Sottoscrivo!

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
1 minuto fa, Marcello ha detto:

Ma lo hai proposto al Comitato di Lettura?

 

Questa te la potevi anche risparmiare, perché io non ho offeso nessuno.  Mi sono limitato a dire che un autore dopo cento rifiuti potrebbe mettersi l'anima in pace e convincersi che il suo manoscritto con grande probabilità non merita di essere pubblicato.

 

Non avrete offeso nessuno direttamente, insieme ad alex, ma dalle vostre parole questo è quello che traspare. E non è la prima volta che mi ritrovo a precisare questo ad alex. Non è piacevole. E ve ne sono altri che ogni tanto, pur evitando spregi diretti, si permettono di girare attorno agli stessi concetti. Si può anche esprimere il proprio disappunto per il self senza certe uscite.

 

Se e quando lo sottoporrò al comitato di lettura mi daranno i loro pareri buoni o brutti che siano. Io dico a voi che qua parlate così alla leggera. Il self non vi deve piacere, lo potete anche odiare non mi importa, ma almeno evitiamo queste uscite allegre. 

 

Perché lo ripeto per la seconda volta: non è che perché un JPK qualsiasi ha cominciato a pubblicare su amazon, allora i lettori leggono i miei e non più quelli editi dalle CE. Il self è talmente underground che non è davvero lui il problema dell'affollamento di roba scadente negli store.

  • Mi piace 3
  • Non mi piace 2

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
4 ore fa, Marcello ha detto:

A me pare una libertà soltanto apparente:  avere la possibilità di divulgare qualsiasi schifezza non mi fa sentire più libero.  

Se spedisco un manoscritto a cento case editrici e nessuno dimostra interesse per la mia opera, significa che  nel 99,99% dei casi  ho scritto una cosa indegna di essere pubblicata.  Ne stampo dieci copie da regalare ai parenti, che le seppelliranno in fondo a un cassetto, e tutto dovrebbe finire lì.  Ostinarsi a voler trasformare quel manoscritto in un libro è un insulto alla cultura, a mio avviso.  Ma io sono vecchio e ho passato trent'anni in mezzo al profumo della carta dei libri – quelli veri – e non faccio testo.

Questo concetto non lo avrei saputo scrivere meglio.

  • Mi piace 1
  • Grazie 1

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
3 ore fa, qeimada ha detto:

l sistema si auto-regola secondo me. 

Il problema e che i già pochi lettori, all'ennesima ciofeca, si disaffezionano. E qui ci metto anche le tante CE che pubblicano di tutto senza filtri pur di far catalogo.

  • Mi piace 3

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
10 minuti fa, JPK Dike ha detto:

Perché lo ripeto per la seconda volta: non è che perché un JPK qualsiasi ha cominciato a pubblicare

Guarda, io sono intervenuto per rispondere a un intervento di un altro utente, ma tu sei talmente egocentrico da ritenere che ogni volta che si nomina l'espressione "self-publishing" ti si stia chiamando direttamente in causa.  Non mi pare di aver scritto nulla di "allegro", ma una semplice constatazione statistica che poi ognuna interpreta come gli pare. 

Detto questo, mi ritiro in buona pace dalla discussione e destino il mio poco tempo a qualcosa di più produttivo.

  • Mi piace 2

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Crea un account o accedi per lasciare un commento

Devi essere un utente per inserire un commento.

Crea un account

Iscriviti per un nuovo account nella nostra community. È facile!

Registra un nuovo account

Accedi

Sei già registrato? Accedi qui.

Accedi Ora

×