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Niko

L'inarrestabile crescita del Self publishing

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I numeri parlano chiaro, il self publishing è esploso e continua a crescere.

CreateSpace di Amazon la fa da padroni (almeno fino ai dati del 2015, anche se dai dati finora raccolti sembra che nel 2016 ci sia stata un'ulteriore crescita) per quanto riguarda il cartaceo, mentre Smashwords domina gli ebook.

 

Ci sono fiumi di parole sul self, anche su questo stesso forum (non ho ripescato quella stessa discussione solo perché ci sono tanti pareri datati, visto che è vecchia di quasi 3 anni).

C'è chi lo addita come perdita di senso culturale, selezione, qualità; c'è chi invece lo vede come una giusta libertà di espressione.

Questo perché, almeno penso, nel self si può trovare un libro stupendo pubblicato autonomamente dall'autore tanto quanto un libro illeggibile, che non ha capo né coda. Ed è anche un argomento che infiamma gli animi (non troppo, spero!).

Vi lascio qui l'articolo del blog ufficiale del Writer's Dream, per chi voglia approfondire.

 

In definitiva, il self publishing è il futuro? 

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Complimenti a @Niko , per aver di nuovo dato fuoco alle polveri: si vede che ultimamente si annoiava e, non riuscendo a bannare più nessuno, ha pensato bene di crearsi da solo l'occasione per poterlo fare :asd:... Spero solo di non essere il primo a cadere nella trappola.
Scherzi a parte, come molti di voi già sapranno ho da poco cominciato a dar vita a una piccola casa editrice e lo staff è stato generoso, nel darmi la possibilità di parlarvi anche attraverso un apposito profilo. 
Su questo argomento però preferisco intervenire nella mia veste di autore, qual ero e quale intendo comunque continuare a essere.

6 ore fa, Niko dice:

C'è chi lo addita come perdita di senso culturale, selezione, qualità; c'è chi invece lo vede come una giusta libertà di espressione.

Correndo il rischio di essere troppo salomonico, io direi che il self publishing è entrambe le cose.
(Parto dalla seconda...)
Se c'è una divinità che adoro, è quella della libertà. Ben vengano dunque tutte quelle che cose che tendono a favorirla e l'auto pubblicazione è senza dubbio una di queste. Tutti siano liberi di dire tutto: sta noi decidere se ascoltarli o meno. Tutti siano liberi di scrivere tutto: sta a noi scegliere se leggerli o meno. Se quindi qualcuno decide di ricorrere a tale mezzo, per sfuggire al potere, a volte ricattatorio, delle grandi o delle piccole case editrici, ha la mia completa approvazione.

(.... per arrivare alla prima.)

Se il self publishing è però solo una strada che consente agli autori emergenti di sfuggire a qualsiasi genere di controllo, evitando di sottoporre il proprio lavoro all'analisi o alla critica di chicchessia, perché lo ritengono già perfetto di suo, allora il mio dissenso è totale. 

 

Come ho già spiegato in altre sedi, quando insieme ad altri autori abbiamo deciso di provare a creare la nostra minuscola C.E., lo abbiamo fatto perché delusi dalle manovrine di piccoli editori: "peggio di loro - ci siamo detti - non possiamo fare, neanche impegnandoci".  Ma prima di intraprendere tale dispendiosa, sotto ogni punto di vista, avventura, non è che non abbiamo preso in considerazione l'ipotesi di auto pubblicare i nostri prossimi lavori. Se abbiamo scartato questa opportunità, è stato per due fondamentali motivi: continuare a rappresentare una sorta di "filtro", ognuno per l'altro, smorzando i reciproci entusiasmi sulla "grandezza" delle nostre creazioni; fornire ad altri esordienti possibilità che a noi sono state negate o concesse solo in parte.

Concludo, come nel mio stile, con una battuta. Quando leggo i post di alcuni self publisher che, anche in questo forum, scrivono "io mi son fatto tutto da solo: grafica, copertina, impaginazione, correzione di bozze, editing.." e li trovo pieni di errori di sintassi, ripetizioni e strafalcioni di vario genere, mi viene in mente quella vecchissima barzelletta del tizio arricchito che si vantava sempre "io mi sono fatto da me!", fino a quando non incappava in quello che gli rispondeva "beh, la prossima volta chiamaci, che ti diamo una mano!".

 

Modificato da Alexmusic
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2 ore fa, Alexmusic dice:

Correndo il rischio di essere troppo salomonico, io direi che il self publishing è entrambe le cose.

 

Anch'io la penso allo stesso modo, @Alexmusic .

Da un lato l'autoproduzione può essere un valido rimedio per contrastare il potere eccessivo di talune case editrici, che sempre più, ormai, sono lontane dalle logiche del merito, della qualità, del talento e sono sempre più indirizzate verso quelle del mercato e dell'immagine, finendo per condizionare anche arte e cultura (o meglio, ciò che un tempo era ritenuto tale).

Non tutti gli editori, per fortuna, vanno in questa direzione; esistono gli indipendenti che continuano, in una strenua lotta, a fungere da filtro.

Allo stesso modo, dall'altro lato, vi sono esempi virtuosi di buoni autori autoprodotti che con scrupolo sottopongono le proprie opere a editing professionale e ricorrono a figure esterne che curino l'impaginazione e la grafica dei loro volumi. Ma per molti di essi, altrettanti finiscono con l'"inquinare" il settore e sono coloro che ricorrono a scorciatoie senza un minimo senso di autocritica. Purtroppo, in questo suo secondo aspetto, l'autoproduzione non si differenzia molto, per logica, dal print-on-demand di alcune case editrici a pagamento.

Non è facile prendere posizioni in questa realtà attuale, in cui tutto è ormai molto ibrido e le competenze sono sempre più trasversali.

Un mondo in cui le abilità fossero rigorosamente suddivise e ognuno potesse esprimere solo ed esclusivamente un talento o capacità, sarebbe oltremodo castrante, ci mancherebbe. D'altra parte, oggi c'è una tendenza sempre più diffusa all'improvvisazione e all'autoreferenzialità: ci si sente bravi e ci si professa in grado di poter fare qualsiasi cosa (per pura convinzione o magari per averla appresa guardando un tutorial).

Crediamo di poter fare tutto e di poter esprimere giudizi su tutto. E se ciò è, sotto molti aspetti,  molto democratico, al contempo finisce per essere anche un po' frustrante. :(

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Condivido in toto il tuo intervento, @ElleryQ , sia nella parte in cui difende il diritto delle persone di dar sfogo alla propria creatività nel modo che più si ritiene adatto alle diverse aspirazioni, sia in quella in cui evidenzia quale rischi comporti questo, chiamiamolo così, "eccesso di libertà". In particolare,  però, vorrei porre l'accento su questa tua frase

8 ore fa, ElleryQ dice:

Purtroppo, in questo suo secondo aspetto, l'autoproduzione non si differenzia molto, per logica, dal print-on-demand di alcune case editrici a pagamento.

E' la stessa cosa che ho fatto notare a un autore, quando mi ha messo di fronte non solo al prodotto finale (piuttosto deludente, direi) della sua auto pubblicazione, ma soprattutto ai costi che aveva dovuto sostenere: - Se ti fossi rivolto a un editore a pagamento, o perlomeno a uno di quelli "a doppio binario - gli ho detto - avresti speso molto di meno e forse alla fine avresti avuto un prodotto migliore. -
Ferma restando la mia opposizione all' E.A.P., mi vedo costretto a ripetere qui ciò che ho già scritto altrove, nella mia qualità di editore: spesso il self publishing altro non è che editoria a pagamento mascherata.

Modificato da Alexmusic

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Caro @Alexmusic , purtroppo il discorso è articolato e controverso.

Proprio per questo, prima, dicevo che anche in chi predilige il self-publishing è necessario distinguere. Quello che lo accomuna all'editoria a pagamento, a mio parere, è solo la logica di alcuni utenti e cioè quelli che lo utilizzano come alternativa al rifiuto degli editori onesti, o coloro che non amano mettrersi in gioco e lasciarsi guidare o valutare da un editor professionista.

Paradossalmente, gli autori che "spendono di più", sono quelli che hanno scelto l'autoproduzione con volontà e consapevolezza. Quelli che non vogliono piegarsi alle leggi della grossa editoria o agli orientamenti del mercato e che quindi preferiscono sostenere il costo di un editing professionale e di un'impaginazione che lo sia altrettanto, con buona grafica di copertina, ecc... Quelli sono davvero "self", sono imprenditori di se stessi e della propria opera e ci credono, magari ottenendo anche buoni risultati.

In un altra discussione, un utente aveva dichiarato di aver scelto l'autopubblicazione dopo i rifiuti di una sessantina di editori e agenzie, spiegando che molto probabilmente ciò era dovuto ai contenuti poco commerciali.

Se il motivo è questo, benvenga l'editoria self per dar spazio a quelle voci e a quei talenti che diversamente rimarrebbero tagliati fuori, perché poco "produttivi" per editori piegati a certe logiche. Io non so a quali editori si fosse rivolto e se avesse fatto un'adeguata selezione a monte o avesse invece fatto un invio massivo per sfruttare la legge dei grandi numeri. Non sapendo è impossibile giudicare.

Certo è, invece, che quando l'obiettivo è bypassare un vaglio critico (e parlo in generale, senza riferimento alcuno all'utente in questione), allora, in quel caso, come dicevo sopra, la logica finisce per essere quella dell'autore che si rivolge alla "vanity press", promossa da una buona parte dell'editoria a pagamento. E purtroppo scrittori (o sedicenti tali) che preferiscono autoprodursi con questo scopo, non riuscendo neppure a vedere i loro stessi orrori grammaticali, o di formattazione del testo e della punteggiatura, ce ne sono e, ahimé, ne conosco pure. :( E a nulla valgono i consigli, perché la risposta, nella maggior parte dei casi é: "E' il mio stile". E lì ti cadono le braccia e sai di non poter fare altro che tacere e stendere un velo pietoso (dopo aver raccolto da terra le braccia :lol:).

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1 ora fa, ElleryQ dice:

E a nulla valgono i consigli, perché la risposta, nella maggior parte dei casi é: "E' il mio stile". E lì ti cadono le braccia e sai di non poter fare altro che tacere e stendere un velo pietoso (dopo aver raccolto da terra le braccia :lol:).

Concordo. Non pratico il self, ma ieri mi sono trovata coinvolta  in una tavola rotonda sul tema organizzata dal Fuis. Vado di fretta, appena posso riferisco qualcosa;)

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Bene, @sefora , i tuoi contributi sono sempre illuminanti: attendiamo ansiosi ;).
Nel frattempo, @ElleryQ , con la tua ultima frase ("è il mio stile") mi hai fatto accendere una lampadina...

E se scrivessimo un libro che raccoglie le varie risposte che il genio incompreso fornisce al proprio editor per giustificare i suoi orpelli?

Si tratterebbe di una sorta di bestiario, che potremmo compilare grazie al contributo di tutti quelli che hanno avuto la disgrazia di incappare in tipi del genere... Ho già in mente titolo e sottotitolo: 


" IO SPERIAMO CHE ME LO SCRIVO"
manuale di sopravvivenza per 
self publisher del terzo millennio

 

 

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Non rischieremmo di essere denunciati e linciati? Non necessariamente in quest'ordine. :lol:

Modificato da ElleryQ

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1 ora fa, ElleryQ dice:

Non rischieremmo di essere denunciati e linciati? Non necessariamente in quest'ordine. :lol:

Direi di no, basta non fare i nomi di chi le ha pronunciate.
Comincio io.

La mia amica Sabrina, che  pubblicato un romanzo con "il tuo libro" (o una cosa del genere), quando le ho detto che secondo me andava riscritto quasi per intero, mi ha risposto:

- Sei mica matto! Sai quanto tempo ci ho messo a farlo? E poi, per riscriverlo, dovrei prima rileggerlo... non c'ho voglia! -

 

P.S. Ho fatto il nome, perché tanto so benissimo che lei non frequenta né questo, né altri forum e le uniche cose che legge, quando proprio è ispirata, sono i libri di Fabio Volo.:asd:

Modificato da Alexmusic

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Credo che converrebbe creare una discussione apposità in "Agorà", altrimenti qui finiremmo per andare fuori argomento. ;)

Modificato da ElleryQ

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Buonasera a tutti voi.

Ho letto attentamente i vostri giudizi, sia positivi sia negativi, sul self publishing.

Non sono mai stata una scrittrice, anzi la mia professione è del tutto diversa.

Scrivere è stata una necessità che si è fatta largo pian piano nel mio cuore, una sorta di panacea del'anima.

Ho condiviso con i miei protagonisti gioie, tristezze, ansie e frustrazioni, ne sono diventata parte integrante, li ho vissuti in prima persona

Ho pianto con loro e sorriso delle loro gioie.

Certamente nel mio libro avrò fatto degli errori ortografici, utilizzato una sintassi non appropiata e chi più ne ha più ne metta.

Però mi sono autopubblicata.

Non per manie di grandezza, ma solo per poter condividere con il maggior numero di persone, la mia gioia.

Perchè la scrittura,come tutte le forme d'arte, è una dolce carezza per l'anima.

Quindi con questo spirito, lontano da regole di mercato e di editoria, che male c'è nel self publishing?

 

 

 

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On 12/11/2016 at 17:51, Alexmusic dice:

Bene, @sefora , i tuoi contributi sono sempre illuminanti: attendiamo ansiosi ;)

Troppo gentile! Una documentazione della giornata dovrebbe a breve figurare nei siti  del sindacato e di  Meetale, che partecipava all'iniziativa.

Anche se non ero ignara, ho trovato abbastanza scoraggianti gli assunti di partenza... È tassativo che l'autore si autopromuova: almeno l'80% del tempo che dedica alla sua attività, sarà occupato dal "vendere se stesso"! Vale pure  per chi pubblica con un editore, il quale di rado lo supporta in modo adeguato,  non c'è altra via per chi pratica il self.

Naturalmente si da per scontato che il lavoro  sia valido, il che richiede quei supporti e verifiche già spesso esaminate e discusse. 

I luoghi in cui la promozione si svolge quasi per intero sono ovviamente i social media, in cui rientrano anche i blog, e primeggiano i social network  luogo di visualizzazione e diffusione della forma letteraria. Gli scrittori devono comprendere come presidiare le reti sociali per  per alimentare la propria creatività, condividere le proprie opere e confrontarsi sulla letteratura. "

E si esaminavano le varie piattaforme, corredate di cifre e dati. Per es. fb è frequentato soprattutto da 35/65enni, per cui se si mira a un target giovanile, meglio rivolgersi altrove. Su Istagram è bene  postare , oltre alla copertina del libro, piccoli estratti corredati da foto adatte. Twitter, pur in crisi, ha tuttora un buon impatto letterario: s'intende che gli interventi devono essere veloci e forti.

Inoltre, ogni scrittore deve scegliere i social media e le piattaforme digitali sulla base di tre caratteristiche, che sono: adattabilità (alle sue caratteristiche ), contestualità (adatto all'opera), fruibilità (da parte di un ampio pubblico).

Ed è opportuno ricordare che nei social network hanno un ruolo importante commenti, classificazioni e raccomandazioni  dei lettori. L'autore non mancherà dunque di: leggere, commentare, condividere.

Ho annotato alcuni altri spunti; se interessa  riprenderò il discorso.

 

Modificato da sefora
omissione
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Absit iniuria verbis, @simo19 , ma consentimi di essere franco. Tu scrivi:

5 ore fa, simo19 dice:

Perchè la scrittura,come tutte le forme d'arte, è una dolce carezza per l'anima.

Per quale anima? La tua o quella di chi legge? 

Se è solo per la tua, nessun problema: hai fatto bene a scrivere tutto quello che hai scritto. Se però vuoi carezzare anche l'anima di chi legge, beh, mi spiace dirtelo, ma allora è indispensabile non improvvisarsi, studiare, comprendere tutte le regole, anche quelle che poi eventualmente decidiamo di trasgredire, prima di pubblicare qualsiasi cosa. Altrimenti, parafrasando la nota canzone di Celentano, la tua carezza diventa un pugno.
Affermi anche

5 ore fa, simo19 dice:

Ho condiviso con i miei protagonisti gioie, tristezze, ansie e frustrazioni, ne sono diventata parte integrante, li ho vissuti in prima persona

Ho pianto con loro e sorriso delle loro gioie

Benissimo. Ma siamo certi che tu sia riuscita a trasmettere le stesse emozioni a chi ti leggerà? O perlomeno ti sei sforzata davvero per raggiungere questo obiettivo? Un po' di tempo fa, uno dei critici di questo forum chiedeva a un tizio che pubblicava un racconto piuttosto bruttino: "perché io dovrei leggere il tuo racconto, invece di fare qualcos'altro?". La domanda potrebbe apparire banale, o oltremodo cattiva, ma bisogna sempre porsela e non una volta sola, in continuazione: perché mai qualcuno dovrebbe prendersi la briga di leggere quello che scriviamo?
Ed è a questo punto, che molti ipocriti se ne escono con la più bugiarda delle frasi: "io scrivo solo per me stesso". Ecco, bravo: allora perché poi pubblichi il tuo lavoro?

Concludi infine con una domanda.

5 ore fa, simo19 dice:

che male c'è nel self publishing?

In onore al mio nick, ti rispondo con un altra metafora di ambito musicale: lo stesso male che c'è nel karaoke.
In apparenza nessuno, ma solo in apparenza.

Tale pratica, nata come un innocente e divertente svago, ha diffuso in molti l'idea che nel bene o nel male (più male che bene, in verità) tutti possiamo cantare, al punto che anche una famosissima star del calibro della Pausini si permette di dichiarare in tv di non credere alle scuole di canto, salvo poi annullare un intero tour, perché per l'ennesima volta ha sviluppato dei noduli alle corde vocali. 
In realtà chiunque abbia avuto un approccio anche solo semi professionale al canto (tipo coro della chiesa o degli alpini), sa benissimo che le cose non stanno in questo modo: per non farsi del male, e anche per non farne alle orecchie di chi ascolta, un minimo di studio è indispensabile.

Se dunque dobbiamo del rispetto alle orecchie del prossimo, lo dobbiamo anche ai suoi occhi e al suo cervello, non credi?

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@simo19 A me piace quello che ha scritto simo. Scrivere è un bel gioco. Come giocare a tennis, uno mica smette perché non è Serena Williams. Poi è bello anche fare i tornei di paese. Certo, lo sanno tutti che sarebbe meglio gareggiare a Wimbledon. Ma tantè.

Così divertiamoci, pubblichiamoci, promuoviamoci, confrontiamoci.

Non è quello che facciamo anche nel Forum?

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Provo a mediare tra le posizioni di @Alexmusic e di @camparino rispetto alle affermazioni molto romantiche di @simo19 

Le domande:

13 ore fa, simo19 dice:

Quindi con questo spirito, lontano da regole di mercato e di editoria, che male c'è nel self publishing?

e

8 ore fa, Alexmusic dice:

"perché io dovrei leggere il tuo racconto, invece di fare qualcos'altro?"

 

sono entrambe legittime. Alla prima rispondo che in teoria non c'è niente di male ed è giusto che sia così. Se però poi, nello spirito della seconda domanda di Alex, uno preferisce soprassedere su un romanzo di eventuale bassa qualità pubblicato in self, non si può fare la colpa nemmeno a lui.

Siamo in un mercato libero e in questo caso siamo travolti dalla quantità di offerta; la domanda però è un po' fiacca, qualche volte è la stessa offerta a renderla tale.

Insomma, secondo me bisogna fare una specificazione: Sì, al selfpublishing di qualità.

La cosa più difficile, però, è rispettare la specifica "di qualità", perché al momento è riversato tutto sulla capacità di discernimento del lettore, che può andare a leggersi un paio di capitoli e la sinossi prima di comprare un ebook (se parliamo di self, parliamo di ebook nel 99% dei casi).

 

Inoltre, dobbiamo anche sottolineare che il selfpublishing non è il male a prescindere, sia perché non tutto il self è ciofeca, sia perché chi non è d'accordo può semplicemente evitarlo.

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4 ore fa, camparino dice:

Come giocare a tennis, uno mica smette perché non è Serena Williams

Io gioco a tennis, @camparino , e anche piuttosto male, devo dire. Però mi diverto, come dici tu, e quindi continuo a giocare. Ma non mi sognerei mai di dire a chicchessia "vienimi a vedere quando gioco", a meno che non mi stia sugli zebedei e io non voglia espressamente fargli del male. O_-
Spero che la metafora, che tu stesso hai introdotto e che io ho esteso, giunga a tutti forte e chiara. 

  • Divertente 1

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Ospite

@Niko

hai perfettamente ragione,Google libri permette di leggere una buona parte dell ' inizio del libro, e il lettore puó valutare se questo è di suo gradimento. Inoltre il self-publishing ha un altro merito, quello di portare all'attenzione di un potenziale pubblico, autori ed opere sconosciute che probabilmente con il sistema di selezione delle CE, non vedrebbero mai la "luce della pubblicazione" perché non seguono schemi predefiniti di gradimento e di omologazione. Il rischio di capitare "una ciofeca" è ampiamente ripagato dalla probabilitá di riuscire a trovare qualcosa di nuovo.

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On 16/11/2016 at 08:41, Niko dice:

il selfpublishing non è il male a prescindere, sia perché non tutto il self è ciofeca, sia perché chi non è d'accordo può semplicemente evitarlo.

Lo penso anch'io, e ogni tanto cerco qualcosa. Benché non manchino libri di scarso valore anche tra i pubblicati free, credo che  il lettore debba impiegare un  tempo eccessivo (rispetto allo scopo, intendo) per discernere in quel mare magnum, sempre che non venga "fuorviato".

Durante l'incontro di cui al post precedente, si è parlato  tra l'altro di  una tesi di laurea  sul self; a proposito della  promozione, la ricercatrice ha riferito di aver comprato per curiosità il libro che in base a una serie di parametri  (non le solite classifiche) risultava il meglio piazzato. "Ciofeca":aka:, manco a dirlo.

In altre parole nel self, in maggior misura che  nell'editoria tradizionale (dove pure accade), la promozione, spesso ingannevole, conta molto più dell'opera:asd:.

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On 18/11/2016 at 18:42, sefora dice:

In altre parole nel self, in maggior misura che  nell'editoria tradizionale (dove pure accade), la promozione, spesso ingannevole, conta molto più dell'opera:asd:.

Concordo

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Credo non importi se uno si poggia a una C.E. o vada per il self. Se un lavoro è di qualità, qualsiasi strada l'autore abbia intrapreso, alla fine darà i suoi frutti. Costanza, impegno, tenacia e un pizzico di pazzia sono sicuro che paghino. Poi è chiaro serve anche delle qualità personali, del talento e soprattutto un po' di onestà nel giudicare il proprio lavoro. Ma non solo nella letteratura...non so se qualcuno ha mai fatto un giro nel cinema indipendente...ecco l'orrore non si crea solo nella letteratura autoprodotta. E comunque non credo che l'accettazione da parte degli editori piccoli o medi free possa essere considerata certificazione di qualità. Possedere o lavvorare in una C.E. non certifica qualcuno come professionista ed esperto del settore.

 

 

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On ‎29‎/‎11‎/‎2016 at 17:05, JPK Dike dice:

 E comunque non credo che l'accettazione da parte degli editori piccoli o medi free possa essere considerata certificazione di qualità. Possedere o lavvorare in una C.E. non certifica qualcuno come professionista ed esperto del settore.

 

 

Condivido. Mi sbaglierò e non voglio fare di tutta l'erba un fascio, mi sembra però che la qualità media (mi riferisco soprattutto alla qualità della scrittura) degli ebook delle piccole CE che pubblicano online, non sia tanto migliore degli ebook autopubblicati.

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L'autoppublicazione è una buona alternativa alle case editrici tradizionali, ed è giusto che sia una possibilità che un autore può prendere in considerazione. Io metterei l'attenzione però su fatto che il 90% dei libri pubblicati su Amazon non arrivano alle 20 copie vendute.

Una CE tradizionale seria per me può ancora fare la differenza nella promozione dei libri, oltre che nella qualità degli stessi.

In tutto ci sono pro e contro, credo che si dovrebbe non mettere inantitesi le due realtà, ma affiancarle per poterle valutare al meglio.  

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@Mercante di Rarità Esatto. Però è anche un buonissimo allenamento, e una possibilità per mettere fuori propri lavori a pagamento. Comunque molto spesso le poche copie vendute sono perché a un autoprodotto è preclusa ogni possibiltà di un marketing serio. In ogni caso con il tempo si migliora, e una CE la si può trovare, insieme a un po' di pubblicità. E allora, farsi trovare con già diversi lavori pubblicati e disponibili su Amazon è sicuramente un vantaggio.

 

Inoltre Amazon da la possibilità di editare i propri lavori anche una volta usciti. Fattora determinante per un self.

 

Detto questo è chiaro che il self è inutile se lo si fa tanto per mettere qualcosa su internet una volta ogni 24 mesi.

 

 

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@JPK Dike io credo che l'autopubblicazione offra più che un semplice allenamento. Soprattutto quando rinomate CE non operano neanche un editing base ai testi che pubblicano, e vendendo fino a 200 copie agli autori stessi non si preoccupano di fare promozione.

Però ci sono anche CE serie che offrono quello che l'autopubblicazione non fa.

Tutto sta ad avere consapevolezza delle alternative esistenti.

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@Mercante di Rarità Certo che ci sono alternative, e anche buone. E un giorno spero di trovare una buona CE, però al momento con tutta la calma (poca) che ho, aspettare 5/6 o più per essere pubblicato (o rifiutato) non mi attira. Forse ci perdo, anzi ci perdo sicuramente, però i libri che metto su Amazon restano lì. Non scappano. E potranno sempre essere recuperati in futuro quando avrò qualche competenza, lettore e libro in più.

 

Anche come biglietto da visita avere 4/5 autopubblicati e dimostrare di saper fare da solo sono sicuro mi aiuterà quando scriverò qualcosa di serio da proporre.

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18 ore fa, JPK Dike ha detto:

Anche come biglietto da visita avere 4/5 autopubblicati e dimostrare di saper fare da solo sono sicuro mi aiuterà quando scriverò qualcosa di serio da proporre.

 

Non credo funzioni proprio così, però.
Nel senso, nulla di male a scegliere i servizi di autopubblicazione, sia chiaro, ma non illudiamoci che questo ci dia maggior prestigio come scrittori. Ovvio, se hai alle spalle un'autopubblicazione con migliaia di copie vendute, allora sì, l'editore ti guarda con un altro occhio. Altrimenti no. Un romanzo autopubblicato con un centinaio di copie vendute (e magari un centinaio di download gratuiti) non denota alcunché. Non fa curriculum, se vogliamo metterla così.
Anzi, mettendomi nei panni di un editore, cinque romanzi autopubblicati potrebbero essere visti come cinque romanzi che nessun editore ha voluto pubblicare, che non sono propriamente un bel biglietto da visita.

Per il discorso generale, mi sono già espresso più volte nelle varie discussioni.
Parlando da lettore, i servizi self potrebbero chiudere domani, perché ci sono talmente tanti libri pubblicati che devo ancora leggere che non ho proprio il bisogno (né la voglia) di mettermi a scavare fra pagine e pagine di lavori mediocri (per essere generosi) per trovarne uno decente.
Parlando da scrittore, l'autopubblicazione può essere un buon piano B. Una volta scritto un romanzo e averlo proposto alle case editrici più interessanti, ripiegare sull'autopubblicazione è pur sempre un modo per non buttare tutto in un cassetto. Spendendo un po' di tempo e soldi in promozione si può comunque sperare di raggiungere un pubblico che vada al di là della semplice cerchia di amici e conoscenti.        

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@GiD Be' che serva vendere mi sembrava implicito nel discorso. Allora riformulo: con 3 o 4 lavori, un migliaio di copie vendute, sito e illustrazioni, e magari anche un fumetto, probabilmente indifferente non rimango (rimaniamo visto che lavoro con alcuni disegnatori). Inoltre se riesco a scrivere tanto e scrivere bene, anche se faccio self, nulla mi vieta di cercare CE per qualche libro particolare. Son partito in self, ma non avrò nessun problema a fare ambe due le cose.

 

Il Self è utilissimo come allenamento. Scrivo, edito, creao l'epub, creo il cartaceo, mi butto nel marketing...fare tutto da solo costringe a imparare. E imparare fa sempre bene. Sono le basi per il futuro.

 

 

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